Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 05 Febbraio 2018
Lunedì, 05 Febbraio 2018 23:03

Corsi si pente: «Chiedo scusa alla Boldrini»

«Chiedo scusa pubblicamente alla signora Boldrini. Mi pento di quello che ho pubblicato. Non succederà mai più in seguito». Gianfranco Corsi, 58enne del Cosentino denunciato per minaccia aggravata per il fotomontaggio postato sui social con la presidente della Camera decapitata, parla con il Corriere della sera. «Io non sono un estremista né un razzista. Politicamente sono vicino ai 5 Stelle», dice al cronista del quotidiano di via Solferino. «L’avvocato non mi ha soddisfatto con le sue tesi difensive e gli ho ritirato la delega – spiega Corsi –. Adesso credo mi affideranno uno d’ufficio. Io non me lo posso permettere un avvocato bravo». Il 58enne poi aggiunge: «Maledetta quella frase! Se non avessi scritto a margine della foto “sgozzata da un nigeriano”, non sarebbe accaduto nulla». E ricorda: «Qualche mese fa ho postato una foto della signora Boldrini e allora non accadde nulla». Corsi racconta al Corriere anche com’è nata l’idea del fotomontaggio. «Venerdì scorso ero a casa e stavo navigando su Facebook con il telefonino. Non ho un computer. Ho scoperto su Google la foto della presidente della Camera con la testa insanguinata. Ho fatto un copia e incolla e ci ho messo una didascalia. Ero incazzato nero per come vanno le cose in Italia. Tutti questi immigrati...».

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  • Occhiello Le dichiarazioni del 58enne del Cosentino denunciato per minaccia aggravata per il fotomontaggio con la presidente della Camera decapitata: «Ero incazzato nero per come vanno le cose in Italia. Non succederà mai più»
Lunedì, 05 Febbraio 2018 21:19

Lamezia, Noi con l’Italia-Udc si presenta

LAMEZIA TERME Non un semplice alleato utile per raccogliere voti, ma un interlocutore credibile che si presenta ai calabresi con un progetto «serio e concreto». A Lamezia Terme, Noi con l’Italia-Udc si presenta in grande spolvero, mostrando i volti dei candidati che tra poco più di tre settimane si sfideranno fino all’ultimo voto, forti dell’alleanza con il centrodestra. L’occasione è di quelle ghiotte e lo sa bene Pino Galati, candidato nel proporzionale per il Senato: «È una campagna elettorale – ha detto – che seppur veloce, offrirà comunque il tempo per spiegare il progetto di ogni forza politica e, soprattutto, della nostra coalizione». Spazio, poi, agli obiettivi e ai programmi: «Gli argomenti più importanti – afferma Galati – riguardano, da un punto di vista fiscale, la diminuzione delle tasse, eliminando quelle inutili, senza dimenticare le famiglie e l’aumento delle pensioni minime, puntando anche sull’aiuto e l’assistenza agli asili nido. Ma, ancora più importante, è il tema della sicurezza. Noi riteniamo – continua – che i respingimenti assistiti e soprattutto la creazione di accordi con i Paesi del centro-Africa, siano fondamentali per evitare una migrazione selvaggia e che non serve all’Italia»
Infine, uno sguardo a quella che è l’alleanza con le altre forze del centrodestra: «Questa coalizione aveva necessità di una forza come la nostra, per ripristinare e riequilibrare una coalizione che presenta molti aspetti spesso populisti o troppo demagogici. Vogliamo – conclude Galati – essere quella parte concreta che serve al centrodestra, quel di più che serve per vincere».

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  • Occhiello Galati: «Vogliamo essere la parte concreta del centrodestra, quel di più che serve per vincere» - INTERVISTA

La giunta regionale della Calabria ha approvato, anche quest'anno, entro i termini previsti dalla Legge 190/2012, l'aggiornamento al Piano triennale per la trasparenza e la prevenzione della corruzione.
«Il Piano – si legge in una nota della Regione – contiene le azioni e le misure di prevenzione utili a ridurre la  probabilità che si verifichi il rischio corruzione per ciascun settore dell'Amministrazione regionale, con l’indicazione degli obiettivi, della tempistica,  dei responsabili, degli indicatori e delle modalità di verifica dell’attuazione».
Nel Piano 2018-2020 si è anche dato conto del lavoro svolto in materia di anticorruzione nell'ultimo triennio, degli esiti e delle  verifiche sul monitoraggio effettuati in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi,  sullo stato di applicazione del Codice  di comportamento (peraltro contestualmente novellato), sulla formazione in tema di anticorruzione, sulla tutela di chi segnala gli illeciti, sulla mappatura delle aree e dei processi a rischio corruzione.
Il vicepresidente Antonio Viscomi, nell’occasione, ha ricordato quanti passi avanti siano stati compiuti in questo triennio sul tema della trasparenza e della prevenzione della corruzione dalla Regione Calabria. «La Giunta regionale, in questo triennio - ha rimarcato Viscomi -, coadiuvata dalla Responsabile per la trasparenza e la prevenzione della corruzione, oltre alle misure obbligatorie previste dal Piano nazionale, ha avviato importanti misure di prevenzione come l'istituzione dell'obbligo della doppia firma di Dirigente e responsabile del procedimento, nei decreti e nelle delibere, la pubblicazione mensile del registro cronologico dei pagamenti della Regione, la pubblicazione, entro 30 giorni, dei provvedimenti riguardanti gli affidamenti diretti di beni e servizi e quelli relativi agli affidamenti degli incarichi extraistituzionali ai dipendenti ed ai dirigenti».
«Ricordo con particolare attenzione - ha proseguito il vicepresidente - il provvedimento innovativo sulla  rotazione dei dipendenti impegnati nelle aree di rischio corruzione. A partire dal 2017, infatti, sono stati approvati i criteri e le modalità di rotazione dei responsabili di procedimento e dei dipendenti di front office. Questa riforma seppure ancora appena avviata, costituisce un punto di partenza per le successive attività di riorganizzazione del personale, dal quale non si potrà prescindere».
«Non meno importante è stata l'attività intrapresa in questo triennio in materia di aggiornamento del codice di comportamento dei dipendenti, supportata anche dall'attività della Responsabile per la prevenzione della corruzione che più volte ha sottolineato la necessità di rendere trasparente ogni eventuale appartenenza a qualunque titolo ad associazioni che creino vincoli gerarchici, solidaristici e di obbedienza, dal momento che potrebbero essere messi a repentaglio i principi di cui agli artt. 97 e 98 della Costituzione, per come evidenziato anche dal Consiglio di Stato nella decisione n. 5881/2013».
«A seguito della nomina della nuova Responsabile regionale per la trasparenza e la prevenzione della corruzione – ha concluso Viscomi -, avvenuta nei giorni scorsi al termine di un interpello, non posso esimermi dal ringraziare la dirigente uscente Maria Gabriella Rizzo, per l’attività portata  avanti d’intesa con la Giunta regionale e contestualmente rivolgo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova responsabile, la dirigente regionale Francesca Palumbo».

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  • Occhiello Il vicepresidente Viscomi commenta l’approvazione del provvedimento: «In questi tre anni la Regione ha avviato importanti misure di prevenzione»

CATANZARO Alcuni alloggi popolari Aterp che erano stati occupati abusivamente sono stati riconsegnati ai legittimi assegnatari. Si tratta di quattordici alloggi completamente ristrutturati dopo anni di incuria e saccheggi, tutti situati in una delle aree a più alta densità di residenti di etnia Rom di Catanzaro, quel viale Isonzo spesso tristemente noto per fatti di cronaca.
«È un ulteriore passo in avanti per riportare alla normalità la gestione degli alloggi popolari e garantire la tutela di un diritto a quanti attendono da molto tempo l’assegnazione dell’alloggio nel rispetto della legge e scegliendo la via maestra della legalità», ha detto Ambrogio Mascherpa, commissario straordinario dell’Aterp calabrese.
«Continueremo su questa strada – ha proseguito –, con più coraggio e determinazione, convinti come siamo che il sostegno della Prefettura, delle forze dell’ordine e la collaborazione positiva con il Comune di Catanzaro, che speriamo di allargare ad altri Comuni, siano il metodo virtuoso che può e deve consentire, soprattutto dopo le recenti norme approvate unanimemente dal consiglio regionale, la piena regolarità nelle procedure di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nella nostra Regione. La strada imboccata è la sola che consente il buon governo, la trasparenza delle procedure amministrative, la piena garanzia della difesa di diritti non comprimibili da comportamenti sbagliati come le occupazioni abusive»
La cerimonia di lunedì mattina sarà replicata martedì e ancora nel prossimo mese di aprile: entro quella data, quindi, saranno in tutto 42 gli alloggi popolari ristrutturati che saranno riconsegnati agli aventi diritto.

 

 

ale. tar.

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  • Occhiello Riconsegnati (dopo la ristrutturazione) 14 alloggi Aterp a viale Isonzo. Il commissario Mascherpa: «È un ulteriore passo in avanti per garantire la tutela di un diritto a quanti attendono da molto tempo»

CATANZARO Italo Falcomatà e Sergio Abramo nel luglio del 1997 sancirono emblematicamente a Palazzo De Nobili la fine dell’assurda contrapposizione tra le città di Reggio Calabria e Catanzaro, tristemente conosciuta come la “guerra per il capoluogo”. A distanza di venti anni, il figlio Giuseppe, attuale sindaco di Reggio Calabria, ha varcato la soglia dell’ufficio di Sergio Abramo per un cordiale incontro che ha rafforzato i legami di amicizia tra le due città.
Nel corso del colloquio, durato circa un’ora, i due sindaci si sono soffermati sui grandi problemi che riguardano le due realtà urbane: il sistema idrico, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, le enormi difficoltà derivanti dai tagli ai bilanci dei Comuni.
Molto rilievo Falcomatà ed Abramo hanno dato alla questione irrisolta del lavoro, la vera grande emergenza della Calabria, rispetto alla quale c’è bisogno di un impegno straordinario delle istituzioni.
I due sindaci si sono ripromessi di rafforzare il confronto tra le due amministrazioni sulle tematiche comuni allo scopo di individuare le strategie più utili e opportune per dare risposte concrete ai cittadini.

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  • Occhiello Le inefficienze del sistema idrico e della raccolta dei rifiuti al centro dell'incontro tra i due amministratori a Catanzaro
Lunedì, 05 Febbraio 2018 19:24

«Ma dove vivono i dirigenti del Pd?»

Ho appena letto le dichiarazioni rilasciate da un autorevole esponente del Pd. Si afferma che il governo ha riservato una particolare attenzione al Mezzogiorno, «con l'attivazione di risorse economiche di una certa importanza,come non avveniva da molti anni». Si legge ancora nell'intervista che «anche la nostra regione si è potuta giovare di queste opportunità grazie all'impegno e all'azione del presidente Mario Oliverio». Si afferma inoltre che «siamo stati (il Pd) presenti sul territorio e la gente lo sa».
Mi domando: ma dove vivono questi pseudodirigenti del Pd? Dove vedono questa attenzione per i problemi del Mezzogiorno? E dove è questo attivismo del presidente Oliverio che invece rinvia per mesi appuntamenti o fa aspettare 7 ore per ricevere una signora a cui aveva dato appuntamento per le 9 (ricevendola alle 16)? E dove e in che modo sono stati presenti sul territorio questi pseudo dirigenti che oggi salgono sul podio per darci lezioni?
E come rispondono ad altri autorevoli esponenti del Pd che criticano la gestione del loro stesso partito, le modalità di conduzione della giunta regionale, la scelta delle candidature?
Confesso che oggi, leggendo le dichiarazioni rilasciate da questo esponente del Pd (tra l'altro mio amico personale) mi è venuto da ridere, per non dire che vi è assolutamente da piangere. Siamo primi in classifica per povertà, primi in classifica per disoccupati, primo posto in assoluto in Europa per disoccupazione giovanile, primi per quanto riguarda i giovani che ogni giorno vanno via dalla nostra Regione (al nord ma soprattutto all'estero). Insomma godiamo (si fa per dire) di ogni record negativo. L'attuale gestione della Regione Calabria? Meglio non parlarne: fa acqua da tutte le parti. Basta parlare con chi nella regione ci lavora, basta vedere i corridoi di tutti i dipartimenti desolatamente vuoti, basta parlare con i cittadini calabresi di ogni genere e grado, basta andare nelle vie e nelle piazze di tutti i paesi e le città calabresi per rendersi conto «dell'impegno e dell'azione del presidente Mario Oliverio» e «della presenza degli attuali governanti in mezzo alla gente».
Io personalmente ne so qualcosa «dell'impegno di Oliverio» e di tanti suoi collaboratori ben pagati senza fare nulla per la Calabria. 
Ecco perché la mia scelta, forte, determinata, convinta di votare centrodestra. Ecco perché sto facendo e farò campagna elettorale attiva a viso aperto. Ecco perché condanno dichiarazioni ipocrite, provenienti da esponenti del centrosinistra, che nulla hanno a che vedere con la realtà, se non con la realtà delle loro convenienze personali. Concludo dicendo che ho fatto una scelta chiara e convinta alla luce di una esperienza assolutamente negativa avuta personalmente con questa giunta regionale, con questo presidente Oliverio, con molti dirigenti regionali inadatti al loro ruolo. 
Ritengo, infine, di poter dire con cognizione di causa che l'attuale Regione è il peggio che io abbia mai visto nella mia vita.

*presidente Consorzio di bonifica Ionio catanzarese

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  • Occhiello di Grazioso Manno*

LAMEZIA TERME La Dda di Catanzaro ha proposto la misura di prevenzione patrimoniale che ha portato – lunedì mattina –, su decisione della seconda sezione penale del tribunale di Catanzaro, alla confisca di beni per un valore di 200 milioni di euro nei riguardi di Salvatore Mazzei, 62 anni, imprenditore lametino proprietario di una cava di inerti. Secondo gli inquirenti la confisca rientra nell’ambito di una precisa strategia investigativa, finalizzata alla sottrazione di beni riconducibili a soggetti collegati, o contigui, ad organizzazioni di ‘ndrangheta. A questo proposito giudici del Tribunale di Catanzaro, richiamano, così come sottolineato dai magistrati della Dda, il decreto del 17 novembre 2010 che disponeva una misura si sorveglianza speciale, dichiarando la pericolosità sociale di Mazzei (restando irrilevante la revoca sopravvenuta nel febbraio/marzo 2014). Nel decreto del 2010 si segnala «il ruolo di Mazzei quale imprenditore di riferimento delle cosche mafiose dominanti nei territori calabresi interessati dall’esecuzione di costose opere pubbliche». Tra le costose opere pubbliche citate ci sono i lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria. 
La direzione distruttale antimafia del capoluogo, inoltre, sottolinea la «sproporzione tra il flusso di denaro introitato nel corso degli anni e i redditi dichiarati da Salvatore Mazzei e dal proprio nucleo familiare, flusso da considerare, altresì, ingiustificato. A questo proposito, nella richiesta di confisca firmata dal procuratore capo Nicola Gratteri e dall’aggiunto Giovanni Bombardieri, i magistrati richiamano un decreto della corte d’Appello di Catanzaro secondo il quale «il Mazzei non abbia fatto altro, nel corso degli anni, che veicolare tali somme inquinate nelle società di famiglia, finanziandole e, di fatto, tenendole in vita; d’altro canto, praticando a loro volta l’evasione fiscale (omessi versamenti Irap e Iva per quasi due milioni di euro) hanno, per così dire, amplificato la natura illecita delle proprie fonti».

I DUE GENERI CANDIDATI La vicenda in questione pone in serio imbarazzo i due generei di Mazzei candidati alle politiche: Domenico Furgiuele, in lista per la Camera con “Noi con Salvini” e Massimo Cristiano, candidato di Casapound per il collegio di Catanzaro. Quest’ultimo è stato consigliere comunale nel disciolto consiglio comunale di Lamezia Terme. Il nome di Cristiano compare nella relazione di scioglimento anche in quanto genero del noto imprenditore Mazzei, «gravato da numerosi precedenti penali». Nella relazione compaiono il nome della moglie di Cristiano che risulterebbe essere titolare dell’80% delle azioni di una delle società di Salvatore Mazzei. Società della quale Furgiuele, secondo le note della commissione, risulta essere amministratore unico.

BENI SEQUESTRATI Lunedì mattina carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro, assieme ai militari del comando provinciale e al gruppo di Lamezia Terme hanno confiscato 26 società, 67 fabbricati, 176 appezzamenti di terreno, 13 autocarri, 5 autovetture, 10 macchine operatrici per cantiere e un motociclo.

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Per la Dda di Catanzaro il patrimonio da 200 milioni di euro dell’imprenditore è «inquinato» dai suoi rapporti con i clan. E la questione può imbarazzare Furgiuele e Cristiano, candidati alle politiche con Noi con Salvini e Casapound

Il dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri ha risposto (come riportato qui) ai quesiti posti dal Ministero del Lavoro, dalla Prefettura di Catanzaro e dal consiglio regionale delle Autonomie locali in merito alla proroga dei contratti a tempo determinato degli ex lsu-lpu. «In primo luogo – si legge in una nota del dipartimento Lavoro inviata a tutti gli enti interessati – la circolare chiarisce ogni equivoco interpretativo, derivante dall’obbligo per le pubbliche amministrazioni di conversione dei contratti rinnovati oltre i 36 mesi in contratti a tempo indeterminato. Il D. Lgs 75/2017, pur avendo apportato nuove disposizioni sulle assunzioni e l’impiego di lavoratori da parte delle pubbliche amministrazioni non abroga, ma conferma la norma circa il divieto di trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato. Relativamente alla possibilità di prorogare i contratti a tempo determinato, oltre il termine di 36 mesi, ai lavoratori contrattualizzati in applicazione della L. 147/2013, il Dipartimento della Funzione Pubblica, nella medesima nota rassicura e chiarisce che l’intenzione del legislatore è quella di garantire la prosecuzione dei rapporti di lavoro al fine di un definitivo superamento della condizione del precariato. Tale proroga, pertanto non è applicabile – continua la nota – solo nel caso in cui i contratti non abbiano superato i 36 mesi, in considerazione del fatto che, i rapporti si sono costituiti fin dal 2015 non per esigenze eccezionali e temporanee come previsto dall’art. 36 del D. Lgs 165/2001 per i contratti di lavoro a tempo determinato ordinari, ma in via preliminare per realizzare l’avvio di procedure di assunzione a tempo indeterminato. Il Ministero del Lavoro, infatti, in un’ottica di tutela e graduale inserimento in percorsi lavorativi, tesi al superamento del precariato dei medesimi lavoratori, ha già destinato risorse dello Stato per tre anni, a partire dal 2015. Lo stanziamento annuo, pari a 50 milioni di euro da parte dello Stato, quale compartecipazione alla spesa per la proroga dei contratti è confermato per l’anno 2018».
«La nota chiarisce altresì che, con l’art. 20, comma 14, del D.Lgs 75/2017 e la successiva circolare n. 3/2017 esplicativa del Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, si dispone che, le amministrazioni interessate possono applicare la proroga di questa fattispecie di contratti a tempo determinato. Si ricorda inoltre che, facendo riferimento all’effettivo avvio da parte degli Enti locali di percorsi di lavoro per l’assunzione a tempo indeterminato, questi lavoratori – fanno sapere dalal Regione – provenendo dal bacino storico Lsu/Lpu della Regione Calabria, con la definizione degli elenchi da parte del Dipartimento Lavoro, ai sensi dell’art. 4, comma 8, del Decreto Legge 101/2013, risultano inseriti in un percorso di stabilizzazione che, giustifica la possibilità di proroga finalizzata del contratto. Nella nota della Funzione pubblica, infine, richiamando il Decreto Interministeriale 8 ottobre 2014, art. 2, comma 5, prevede che, i lavoratori non assunti a tempo indeterminato alla scadenza del contratto di lavoro a tempo determinato, rientrano nel bacino, determinando una riduzione della tutela riconosciuta dal comma 223 della Legge 205/2017».
«In questo contesto, tuttavia occorre evidenziare che, nelle Convenzioni sottoscritte tra Ministero del Lavoro e Regione Calabria a partire dal 2015, i lavoratori avviati nel processo di contrattualizzazione a tempo determinato che nell’annualità successive non hanno trovato il rinnovo, sono stati esclusi da dette convenzioni, finanziate dal Fondo Sociale per l’Occupazione e la Formazione. Tale situazione ha determinato di fatto – conclude la nota del dipartimento Lavoro – uno svuotamento del bacino storico dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità della Regione Calabria, costituito solo da un esiguo numero di lavoratori non avviati nel percorso di stabilizzazione, ai sensi della Legge 147/2013. Alla luce di tutti i presupposti normativi sopra richiamati, appare evidente che, tale possibilità di rientro nel bacino, considerata la riduzione della tutela dei lavoratori, contraria ad ogni intenzione del legislatore in materia, non può che essere interpretata come ultima ipotesi, ove le amministrazioni non sono in grado di indicare alcuna prospettiva di stabilizzazione nel prossimo triennio 2018/2020, a causa dell’assoluto rispetto dei vincoli di legge».

NESCI: SPREGIUDICATA CACCIA AL VOTO «Adesso la deputata del Pd Enza Bruno Bossio e suoi megafoni chiedano scusa ai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità, nonché agli amministratori locali, cui hanno mentito vendendo la favoletta della risoluzione del precariato per l'intera categoria e della proroga universale dei contratti». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, a seguito della circolare con cui la Funzione pubblica ha chiarito la vicenda della proroga dei contratti per gli Lsu-Lpu, che aveva messo in allarme sindaci e segretari comunali della Calabria. «Al netto – prosegue la parlamentare 5stelle – della spregiudicata caccia al voto da parte della Bruno Bossio, la Funzione pubblica ha spiegato che sono prorogabili soltanto i rapporti di lavoro con i soggetti, che abbiano superato i 36 mesi lavorativi, interessati alle procedure di stabilizzazione». «La Funzione pubblica – prosegue la deputata 5stelle – ha specificato che gli enti territoriali con vuoti in organico per determinate qualifiche procedono all'assunzione a tempo indeterminato dei soggetti collocati in un apposito elenco regionale, ancora da stilare. Tali assunzioni da parte degli enti territoriali sono però subordinate alla compatibilità con il loro fabbisogno e soggette ai pesanti vincoli finanziari di legge». «In merito alle risorse stanziate, la Funzione pubblica – aggiunge la deputata 5stelle – ha confermato che i 50 milioni dello Stato servono soltanto alla compartecipazione agli oneri derivanti dai contratti a tempo determinato dei lavoratori, per perseguire l'obiettivo, non ancora raggiunto nei tre anni precedenti, dell’avvio di percorsi assunzionali a tempo indeterminato». «Infine – conclude Nesci – la Funzione pubblica ha esplicitato il ritorno al bacino regionale degli Lsu-Lpu per quei lavoratori che gli enti territoriali non possano assumere. Morale della favola, tanti resteranno fuori dalle stabilizzazioni e saranno appesi alle scelte ignote della Regione a causa di questo pasticcio di Bruno Bossio e sodali, che, carte alla mano, si è rivelato un inganno elettorale, proprio come avevamo denunciato. Ora la Regione ha il dovere di dare risposte rapide agli esclusi dalle stabilizzazioni, per i cui diritti ci batteremo con determinazione».

BRUNO BOSSIO: «LA NESCI IMPARI A LEGGERE LA NORMA» «La deputata Dalila Nesci, che è la stessa deputata che il 19 gennaio 2016 ha presentato un emendamento per cancellare i 50 milioni destinati al finanziamento del secondo anno di contrattualizzazione degli lsu-lpu della Calabria, ha perso l’ennesima occasione per tacere». Così in una nota la deputata del Pd Enza Bruno Bossio. «Resta da chiedersi cosa abbia fatto in questi cinque anni, se ha davvero svolto la funzione di parlamentare o si è limitata a frequentare la Casaleggio associati, dove sono molto bravi ad insegnare come si producono le fake news ma evidentemente non come si legge correttamente un testo normativo».
«Certi di renderle un servizio – prosegue la parlamentare – affinché possa evitare figuracce in futuro glielo rileggiamo noi, testualmente:  “L’intenzione del legislatore appare chiara: nell’ottica di realizzare il superamento del precariato e garantire la prosecuzione dei rapporti di lavoro, la legge ripropone per l'anno 2018 la prosecuzione dei rapporti. Non può intendersi che la misura sia applicabile solo nel caso in cui i contratti non abbiano superato i 36 mesi. Si presume che il legislatore sia consapevole che la misura stessa è rinnovata, con il citato comma 224, per il quarto anno e che la durata ordinaria massima del contratto a tempo determinato sia, nella circostanza, derogabile in quanto i rapporti sono stati costituiti fin dal 2015 non per esigenze temporanee o eccezionali, come previsto dall'articolo 36 del d.lgs. 165/2001 per i contratti di lavoro a tempo determinato ordinari, ma per realizzare l'avvio di procedure di assunzione a tempo indeterminato” (parere Dipartimento Funzione pubblica, pagina 4)».
L'esponente del Pd però ammette: «È del tutto evidente che la stabilizzazione non potrà avvenire ad opera del singolo ente utilizzatore ma, come ha annunciato il presidente Mario Oliverio e come è stato concordato con gli stessi enti utilizzatori in sede di rinnovo dei contratti, attraverso un piano di stabilizzazione regionale». «La Nesci, pertanto, o è distratta o non capisce o cerca di menar il can per l’aia. Si tranquillizzi, pertanto; questo percorso è stato cominciato ben tre anni fa, quando come deputati Pd eravamo stati appena eletti ed ha trovato la possibilità di realizzarsi – conclude Bruno Bossio – grazie all’impegno corale dei diversi livelli istituzionali calabresi, a cominciare dalla Regione fino al sindaco del comune più piccolo della Calabria. Tutto ciò i lavoratori lo sanno bene, così come conoscono bene chi, in questi anni ha detto loro sempre la verità e ha lavorato per farli uscire dalla condizione di precariato senza diritti. E la Nesci non è certamente tra questi».

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  • Occhiello Dopo la circoalre della Funzione pubblica interviene il dipartimento Lavoro: «La possibilità di rientro nel bacino non può che essere interpretata come ultima ipotesi». Nesci: «Ora Bruno Bossio e suoi megafoni chiedano scusa ai lavoratori». La deputata Pd replica: «Impari a leggere la norma». Ma ammette che i Comuni da soli non potranno stabilizzare

REGGIO CALABRIA «Sono passati sette mesi dall’approvazione della delibera n. 355/2017 che ha predisposto un programma di interventi per la difesa del suolo finanziati dalle risorse Por Calabria Fesr Fse 2014-2020, dal Patto per lo Sviluppo della Regione Calabria e Delibera Cipe “Piano per il Mezzogiorno”. La delibera prevedeva, come specificato nell’allegato, l’elenco dettagliato degli oltre 165 interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico e dell’erosione costiera per un importo di circa 300milioni di euro». Il consigliere regionale Carlo Guccione ha inviato un’interrogazione al presidente della Regione, Mario Oliverio, per chiedere «perché nulla è stato fatto fino ad oggi dal competente dipartimento a cui era demandato l’avvio delle procedure propedeutiche necessarie ad attivare gli interventi urgenti previsti per la mitigazione del rischio idrogeologico e dell’erosione costiera». 
«In Calabria, secondo l’ultimo dossier di Legambiente “Ecosistema Rischio” , il 99.8% dei comuni calabresi presenta aree esposte a pericolo di frane o alluvioni. Su 15.222 chilometri quadrati della superficie totale – è scritto nell’interrogazione – 914,1 è a pericolosità sia da frana che idraulica; 347,8 a pericolosità frana e 576,3 a pericolosità idraulica». 
«Come dimostrano i dati bisogna agire in fretta. In questo settore – spiega Carlo Guccione – i tempi di intervento sono importanti visto che si rischia che i lavori predisposti se non realizzati tempestivamente possono risultare inutili dalla modificazione dei luoghi e dall’aggravarsi degli eventi». Il consigliere regionale chiede inoltre, nell’interrogazione a risposta scritta rivolta al governatore della Regione Calabria, «quali iniziative intende mettere in essere perché si possano rendere operativi le procedure per lo sblocco e l’avvio dei 165 interventi e dei 300 milioni di euro previsti per la realizzazione».

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  • Occhiello Il consigliere regionale del Pd “interroga” Oliverio: «Previsti 165 interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, ma non è stato fatto nulla»
Lunedì, 05 Febbraio 2018 18:27

Incidente a Lamezia, due feriti

LAMEZIA TERME È di due feriti il bilancio di un incidente stradale avvenuto lunedì pomeriggio su via del Progresso a Lamezia Terme. Uno scontro frontale tra due autovetture una Citroen C3 ed una Toyota Rav4. La dinamica dell'incidente è in corso di accertamento.
I vigili del fuoco del distaccamento di Lamezia Terme sono intervenuti per estrarre dalle lamiere i feriti e hanno messo in sicurezza le vetture coinvolte. I feriti sono stati soccorsi dal personale Suem 118 e trasportati in ospedale. Sul posto anche la polizia locale.

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  • Occhiello Scontro frontale tra due auto su via del Progresso. I vigili del fuoco sono intervenuti per estrarre dalle lamiere le persone coinvolte, poi trasportate in ospedale
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