Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 06 Febbraio 2018

 

CATANZARO La pulce nell’orecchio agli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catanzaro è scattato nel corso di una più complessa attività di indagine. I militari avevano intercettato alcune conversazioni telefoniche, a settembre 2016, tra Eliseo Ciccone (dirigente dell’ASP di Catanzaro responsabile della centrale operativa Suem 118 nonché coordinatore del Servizio d’Elisoccorso della Regione Calabria) e Leano Bertola (manager della Inaer Aviation Italia spa, che poi diventerà la Babcock spa). I due interlocutori manifestavano un linguaggio piuttosto confidenziale. Parlavano di «questioni inerenti allo sviluppo di un appalto, ad un decreto di nomina per responsabile del procedimento, alla questione amministrativa “dei quattro o dei tre”, alla necessità di sviluppare un capitolato e di predisporre documenti, alla opportunità di incontrarsi per meglio illustrare alcuni dettagli» e altri particolari come riportato nella richiesta di misura cautelare redatta dalla Procura di Catanzaro. Da quelle intercettazioni scaturirà un nuovo filone di indagine che porterà all’operazione “La Punta” (nome con cui alcuni indagati chiamano la Calabria, ndr) – coordinata dalla Procura di Catanzaro – e agli arresti domiciliari di due dirigenti pubblici – Eliseo Ciccone, 65 anni, dirigente medico dell’Asp di Catanzaro, responsabile, tra le altre cose, del servizio di elisoccorso calabrese, e Salvatore Lopresti, 58 anni, che guida il settore delle “Reti dell’emergenza urgenza” – e i due manager della società lombarda “Babcock mission critical services Italia spa” – Monica Mazzei, 50 anni, direttore vendite, e Leano Bertola, 38 anni, direttore commerciale.

IL MODELLO ABBRUZZO Secondo l’accusa i quattro indagati stavano preparando un capitolato d’appalto ad hoc per la società Babcock che si sarebbe aggiudicata un appalto per il servizio di elisoccorso regionale dal valore di 100 milioni di euro. Per riuscire nell’intento, secondo l’accusa, i manager della società davano svariate dritte ai dirigenti pubblici su come “confezionare” il capitolato. Nel corso di una conversazione tra Bertola e Lopresti i due discutono su quale modello adottare. «Dobbiamo fare il modello Basilicata o Abruzzo?», chiede Bertola. Alla fine decidono per il modello Abruzzo. «Prendiamo il modello Abruzzo, ultimo, ma velocemente entro maggio, sempre che coincidono i nomi, sul gruppo di lavoro deve emergere, fammelo avere, mi porto avanti con il lavoro», dice Lopresti a Bertola. Si riferiscono al modello di capitolato adottato dalla Regione Abruzzo, territorio in cui la Babcock aveva vinto la gara d’appalto. 

I SOLDI PER L’ANTINCENDIO «Calabria antincendio ce l'hanno detto in tutte le salse, o fate causa o non portate una lira, noi non vogliamo far causa perché siam sotto gara…». La società di Mazzei e Bertola, vanta un credito di 900mila euro con la Regione Calabria per servizi di antincendio boschivo. La Regione non paga. «Calabria antincendio, quindi, boh... allora a questo punto gli scriviamo... potremo... allora... unico modo... unico modo è far causa alla Regione... (incomprensibile) scusa ce l'hai il numero del funzionario? Chi è che si occupa di sta roba qua Leano?», chiede Mazzei a Bertola.
«Allora prima c'era la funziona... prima c'era l'avvocato Gullà che sta... che aveva in mano questo... Gullà non c'è più... adesso bisognerebbe fare capo a... eee... come cacchio si chiama... quello nuovo che, che aveva visto... Lopresti, però direi che andare a dirgli a Lopresti questa cosa, sia un filissimo fuori luogo in questo momento…», risponde Bertola che si riferisce al fatto che proprio con Lopresti stanno trattando sul capitolato d’appalto. Mazzei ribatte di darle il numero di Lopresti in modo da prendere appuntamento, «gli faccio capire solo il problema", aggiungendo "voglio solo capire ci facciamo una scappata mezza giornata». Il 7 aprile 2017 le fiamme gialle monitorano Ciccone e Lopresti che si incontrano nella stazione di servizio Esso vicino alla Cittadella regionale. I militari li seguono e li ascoltano. Tra le cose di cui parlano Lopresti fa riferimento ad un ricorso giudiziario che ha visto la soccombenza della Regione Calabria nei confronti della società Inaer Aviation Italia in ragione della mancata corresponsione di corrispettivi per servizi antincendio (dato, quest’ultimo, emergente anche dall’attività di monitoraggio tecnico esperita allorquando la Mazzei, Bertola, in occasione di una conference call telefonica intrattenuta, nel fare riferimento a crediti vantati nei confronti della Regione Calabria per circa 900.000,00 euro, hanno concordato sull’opportunità di non richiederne, nell’immediato, il pagamento in relazione alla circostanza che il loro interlocutore istituzionale sarebbe stato proprio il Lopresti con il quale stavano intrattenendo relazioni, nell’alveo di un loro accordo per predisporre il bando di gara per l’affidamento di elisoccorso regionale). Meglio non litigare quando di mezzo c’è un appalto da 100 milioni. 

Alessia Truzzolillo
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  • Occhiello Come nasce l’inchiesta “La Punta”. Gli accordi per ricalcare il capitolato predisposto nella regione in cui la Babcock aveva vinto l'appalto. E quei 900mila euro di arretrati che è meglio non pretendere mentre in ballo ci sono affari più grossi
Martedì, 06 Febbraio 2018 22:02

Scontro sulla 106, muore un centauro - VIDEO

COSENZA Uno scontro tra un'auto e un motoveicolo ha portato, questa sera, alla morte di un giovane centauro, il 33enne Andrea Forciniti, sposato e padre e due figli. L'incidente è avvenuto sulla strada statale 106 Jonica, in contrada Insiti, nel territorio di Corigliano, proprio al confine con il comune di Rossano. Il punto in cui è avvenuto l'incidente è uno dei più pericolosi di quel tratto e, purtroppo, non è nuovo a episodi del genere. Sul posto ci sono i sanitari del 118 e la polizia stradale. Disagi si registrano alla circolazione. 

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  • Occhiello Un giovane motociclista è rimasto vittima di un incidente con un'auto nel tratto della statale Jonica al confine tra i comuni di Rossano e Corigliano Calabro
Martedì, 06 Febbraio 2018 20:16

Bombe a Reggio, condanne confermate in Appello

CATANZARO L’armiere del clan Lo Giudice, Antonio Cortese, e la mente imprenditoriale e strategica della famiglia, Luciano Lo Giudice sono responsabili delle bombe che nel 2010 hanno sconvolto Reggio città.  Lo ha affermato la Corte d’appello di Catanzaro, confermando la condanna a 8 anni e 6 mesi per Luciano Lo Giudice, come mandante, e a 5 anni e 8 mesi, come esecutore materiale per Antonio Cortese. A chiamarli in causa, dopo essersi pentito, è stato Nino “il Nano” Lo Giudice, fratello di Luciano ed elemento di vertice dell’omonima famiglia, che si è autoaccusato degli attentati del 3 gennaio 2010 alla procura generale di Reggio Calabria, di quello del successivo 26 agosto sotto casa del procuratore generale Salvatore Di Landro, come del bazooka fatto ritrovare nei pressi del Cedir, il palazzo che ospita procura e tribunale, il 6 ottobre dello stesso anno.

LA VERSIONE DEL NANO Secondo quanto messo all’epoca a verbale dal collaboratore, e in seguito ripetuto in una serie di processi, quelle bombe sarebbero state un messaggio diretto per quei magistrati reggini, “rei” di non aver “aiutato” Luciano Lo Giudice, che un anno prima era stato arrestato per usura. Una protezione – ha affermato il pentito nei suoi primi verbali – che la famiglia pretendeva in virtù delle informazioni fornite, mirate soprattutto all’individuazione del covo in cui si nascondeva Pasquale Condello.

ELEMENTI DA CHIARIRE Una tesi che ha sempre lasciato perplesso anche l’ex procuratore generale Di Landro, principale obiettivo degli attentati, anche perché – hanno affermato sentenze definitive - l’indagine che ha portato alla cattura del superboss Condello, sviluppata dal Ros dei Carabinieri, all’epoca guidato dal comandante Valerio Giardina, e coordinata dall’allora pm Giuseppe Lombardo, si è basata esclusivamente su attività tecniche e investigative e mai e poi mai su eventuali soffiate di informatori. Anche le inchieste parallele aperte sui magistrati che a detta del Nano avrebbero garantito protezione al fratello si sono risolte in un nulla di fatto. Del resto, è stato lo stesso Lo Giudice – fuggito dal luogo di protezione dopo essersi pentito di essersi pentito – a ritrattare tutto quanto in precedenza dichiarato in due infuocati memoriali.

RELAZIONI PERICOLOSE E CONFUSE RITRATTAZIONI Una pagina oscura e che solo da poco il Nano ha iniziato a chiarire. Fra gli elementi scelti dalla ‘ndrangheta reggina per i contatti con Faccia di mostro, l’ex killer di Stato che più di un collaboratore ha identificato nell’ex agente della Mobile, Giovanni Aiello, Lo Giudice sarebbe stato destinatario di una serie di mirate minacce, proprio dopo aver iniziato a parlare dei rapporti con “il Mostro”. Per questo – ha spiegato nei più recenti verbali -  avrebbe tentato di ritrattare tutto quanto in precedenza dichiarato, mischiando verità e clamorose bugie, in modo da confondere le acque e “rassicurare” chi lo aveva minacciato di pesanti ritorsioni. Circostanze su cui tuttora si indaga per fare chiarezza ed identificare con precisione gli autori delle minacce, che secondo le indiscrezioni filtrate nei mesi scorsi, si sospetta che facciano parte della medesima rete del “Mostro”.

LE VERITA’ DI VILLANI Ma ulteriori tasselli di verità su una pagina di storia reggina che appare ancora incompleta potrebbero arrivare anche dalle nuove dichiarazioni di Consolato Villani. Cugino dei Lo Giudice, ma soprattutto autore materiale degli attentati e degli omicidi dei carabinieri del 93-94, con cui la ‘ndrangheta ha suggellato la propria partecipazione agli attentati continentali - ideati da mafie, settori piduisti della massoneria, pezzi di servizi e della galassia nera come parte di una strategia mirata a instaurare un governo amico - Villani da poco ha iniziato a parlare non solo di quella stagione, ma anche della rete che l’ha orchestrata. «Entità» le ha definite il pentito, di cui ancora mostra di aver paura.

MOSTRI, NUMI TUTELARI E TRADIMENTI Un tessuto di relazioni che dagli anni Novanta in poi avrebbe avuto a Reggio solidi addentellati e nella famiglia Lo Giudice uno dei punti di riferimento operativi, perché come tale individuato dai vertici strategici della ‘ndrangheta. Rapporti – ha spiegato di recente Villani, interrogato al processo “Ndrangheta stragista” – in virtù dei quali Nino Lo Giudice si sentiva garantito. «Quando Luciano è stato arrestato – ha spiegato Villani in aula – Nino Lo Giudice si è spaventato. Si è sentito tradito dalle entità che frequentava. Lui si sentiva intoccabile, ma quando hanno arrestato Luciano, ha iniziato ad avere paura che non fosse così». Era il 2009, un anno delicato. «Prima delle bombe alla Procura generale?», gli ha chiesto il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo. «Prima», ha risposto secco Villani, senza aggiungere alcun dettaglio su una stagione che sembra ancora oggetto di interesse investigativo.  

Alessia Candito
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  • Occhiello Ribadite anche in secondo grado le pene inflitte a Luciano Lo Giudice e ad Antonio Cortese, considerati rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale degli attentati che hanno sconvolto la città dello Stretto nel 2010

LAMEZIA TERME Qualche mese fa aveva “predetto” lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del consiglio comunale di Lamezia Terme, sollevamento l'indignazione dei diretti interessati. Ora, la presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, arriva nella città della Piana per parlare di legalità in quello che sarà una delle sue ultime visite, almeno per quanto riguarda il suo incarico da parlamentare. Nessuna fuga di notizie in quella occasione, ma solo «un parere sugli atti della Commissione d'accesso in cui c'erano tutti gli estremi per lo scioglimento». Da qui anche un monito su una norma, la numero 143 del Tuel che stabilisce appunto lo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni di tipo mafioso, tanto critica per la sua applicazione e per quella sua “sospensione della democrazia” che si porta dietro. «È uno strumento prezioso. E il problema non è la legge sullo scioglimento ma il vero problema è ciò che causa gli scioglimenti. Ovvero l'infiltrazione della 'ndrangheta nella politica, nel voto di scambio e nella pubblica amministrazione».
L'incontro è stato anche il momento di una discussione più ampia per parlare di legalità. Lo ha voluto la Cgil in un periodo particolare, di crisi in cui più che mai si sente il bisogno di ritornare a parlare di legalità, di sviluppo e anche di giovani. «Ci sono voluti due mesi prima che io partecipassi ad un incontro in cui si parlasse di legalità», ha detto il commissario prefettizio Francesco Aleccio, chiamato a guidare la città di Lamezia. «C'è una situazione di grande crisi, ed io spero che si possa fare sistema di questi buoni esempio». Sul fare rete e sul cambiamento ha poggiato le basi anche l'intervento di Maria Antonietta Sacco, vicepresidente di Avviso Pubblico che ha portato anche i numeri, già ben noti, di un primato, quello sugli scioglimenti e degli amministratori sotto tiro, che la Calabria divide con le ragioni del Sud. «In tutto questo manca un'interconnessione forte tra le varie parti della società – ha evidenziato -. E bisognerebbe partire dal cambiamento culturale e anche da una formazione seria di quella che vuole diventare la nuova classe dirigente di domani». Impossibile dunque non toccare la questione elezioni. Anche Raffaele Mammoliti, segretario generale della Cgil Catanzaro-Lamezia, tira le orecchia ad una «classe politica che deve interrogarsi, che deve saper arrivare prima, deve saper selezionare la classe dirigente e sopratutto deve ragionare sulle candidature». «Ma anche per fare questo – conclude – bisogna avere coraggio». Soprattutto non bisogna perdere tempo, come ha sottolineato a gran voce don Ennio Stamile, referente regionale di Libera. «Stiamo sopportando da troppo tempo – ha detto Stamile - gli intrecci pericolosi e sconvolgenti tra la 'ndrangheta, la politica e anche la massoneria». «Non è in atto una crisi politica, perché la politica non ha luogo e non ha tempo, ma quelli che sono in crisi sono i partiti che non sono più in grado di interpretarla. E allora – ha chiosato – cerchiamo di sostenere chi rispecchia quelle qualità del politico tanto care a Max Weber: passione, responsabilità e lungimiranza».
Oltre a ringraziare Rosy Bindi per il lavoro svolto in questi anni e per i risultati ottenuti con la commissione parlamentare, in molti interventi è emersa anche “l'inquietudine” del dopo, così come è stata evidenziata esplicitamente dal giornalista Michele Albanese, responsabile dei progetti legalità della Federazione nazionale della stampa italiana. «Stiamo perdendo i nostri ragazzi perché c'è una consapevolezza della perdita della speranza. E quindi – si chiede Albanese - cosa sarà di tutto questo? E chi saranno i nostri alleati di domani?». Un impegno che Bindi, ha assicurato, continuerà a mantenere anche fuori dalla politica (ricordando la sua vicinanza a Libera). «Nei prossimi giorni approveremo la relazione finale con quello che sarà il nostro testamento finale che conterrà alcuni punti fondamentali su cui vorremo che i nostri successori lavorasserpo. Come le modifiche alla legge sugli scioglimenti puntando a colpire chi ha esercitato il condizionamento e con la possibilità di trovare una terza via come può essere quella della mediazione. E poi ci saranno anche delle proposte per quanto riguarda le norme sull'incadidabilità. Insomma – ha concluso Bindi – i voti della mafia pesano perché manco i voti giusti ed è lì che va ricostruita la politica».


Adelia Pantano
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  • Occhiello La presidente della commissione parlamentare Antimafia a Lamezia per un incontro organizzato dalla Cgil sulla legalità. «Bisogna modificare la norma ma c'è bisogno di ricostruire la politica». Mammoliti: «La classe dirigente si interroghi e ragioni sulle candidature». Stamile: «Troppi intrecci pericolosi» - VIDEO

COSENZA Finisce l’esame del collaboratore di giustizia. La “trilogia” della Cosenza criminale di Luca Pellicori nel corso del processo “Apocalisse” termina con il controesame delle difese. Ci sono volute tre udienze, precisazioni e contestazioni, come previsto dalla legge. Dal sito riservato dal quale è collegato in video-conferenza il collaboratore non si sottrae alle domande della difesa. Parola per primi agli avvocati Cinnante e Quintieri, difensori dell’imputato Marco Perna, oggi agli arresti domiciliari.

IL PENTIMENTO «Ho iniziato a collaborare con la giustizia perché mi sentivo in pericolo». Luca Pellicori spiega, in pubblico, la sua scelta. Tutto è già verbalizzato ma ricostruisce l’intera vicenda. «Ho scoperto che la mia ex compagna aveva una relazione con Marco Perna. Ho visto sul cellulare delle foto e dei messaggi che confermavano già qualche mio sospetto, quindi sono scappato subito da casa». Il pentito non manca di rimarcare, come già fatto nelle precedenti udienze, come il rapporto con Perna fosse “fraterno” e che la relazione con la moglie fosse una cosa che non si aspettava visto che si conoscono da quando sono piccoli.

LA DROGA AL PENITENZIARIO Nei verbali non ne accenna, ma nel corso dell’udienza di fine dicembre, rispondendo alle domande del pm Domenico Assumma, il collaboratore di giustizia, racconta come nel carcere arrivasse la droga. Ai colloqui era la sua compagna a trasportare lo stupefacente, se la moglie non poteva partecipare al colloquio la parola in codice era la canottiera. «Dalla finestra chiedevo la canottiera bianca o quella nera». Il gioco è presto fatto: la bianca era la cocaina la nera la marijuana o l’hashish. Le donne che dapprima erano indicate come persone non dedite allo spaccio adesso assumono altre vesti. E alla domanda della difesa sul perché nel verbale avesse detto che le donne non spacciavano Pellicori risponde: «Per me spacciare significa andare alla piazza (quella di spaccio, ndr) e vendere gli stupefacenti». Le cose in galera a Pellicori non andarono benissimo, infatti, conferma come uscito dal carcere abbia avuto dei dissapori con “l’amico” Perna reo di non aver provveduto economicamente alla sua famiglia. «Dopo l’estate facemmo pace», risponde Pellicori.

LE CARTE DEL PROCESSO MAGNETE Nella ricostruzione documentale l’avvocato Filippo Cinnante spiega come sia nato il processo “Apocalisse”. Le dichiarazioni rese dai pentiti nel corso del processo Magnete (in cui si contestò agli indagati il reato di usura) furono usati come base per il processo che si sta celebrando nel tribunale di Cosenza.

mi. pr.

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  • Occhiello Concluso l'esame del collaboratore di giustizia nel processo “Apocalisse”. Nel corso della testimonianza il racconto di come arrivava la droga in carcere e il ruolo delle donne nello spaccio

È un noto hotel di Lamezia Terme a ospitare la presentazione ufficiale dei tre capilista dem nei collegi proporzionali, Ernesto Magorno (Senato), Enza Bruno Bossio (Camera Nord) e Antonio Viscomi (Camera Sud), introdotti dal responsabile organizzativo del partito Giovanni Puccio. I temi e le parole chiave sono quelli declinati dal Pd renziano su scala nazionale ma ovviamente non mancano, di fronte a tanti candidati, dirigenti e militanti dem arrivati da tutta la regione, i riferimenti alle tante questioni aperte sui territori tra il Pollino e lo Stretto.
Enza Bruno Bossio, deputata uscente e candidata a capo del “listino” proporzionale nell'area settentrionale della Calabria, parte dalle riforme dei governi Renzi-Gentiloni per decantarne gli effetti a suo dire positivi anche su scala regionale: «Il Jobs Act, di cui tutti parlano in riferimento all'articolo 18, è stato soprattutto uno strumento – spiega la parlamentare – di abolizione dei co.co.pro. e di creazione effettiva di un milione di posti di lavoro. Questo non lo dice la propaganda del Pd, ma l'Istat». E poi c'è la riforma Madia, che «ha avviato la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione», una partita in cui ci sono gli ex lsu-lpu «che noi – puntualizza bruno Bossio – stiamo seguendo dal dicembre 2013 e che stiamo portando, nonostante qualcuno provi a mestare nel torbido, verso una sicura stabilizzazione, non soltanto nei singoli Comuni ma attraverso un piano regionale che sarà organizzato anche attraverso una proposta di legge che dovrebbe essere approvata dal consiglio regionale immediatamente dopo il decreto della Funzione pubblica». Guardando alle alleanze, poi, secondo la deputata il centrosinistra ha una coalizione «certamente più coerente nei contenuti rispetto a quella del centrodestra».
Il vicepresidente della Regione Viscomi, che guida il proporzionale nell'area centro-meridionale della Calabria, si sofferma invece sull'inutilità di promesse e slogan mirabolanti: «Serve parlare chiaro, dire la verità, ma avendo anche la capacità di guardare lontano. Queste – ha spiegato – sono le parole chiave di una campagna elettorale seria, fatta di impegni reali con gli elettori. Parlare chiaro e guardare lontano. Solo questo farà la differenza in questa campagna elettorale piena di promesse assurde e irrealizzabili». Viscomi non nasconde che i sondaggi siano «negativi e penalizzanti» per il Pd, ma sottolinea di aver scelto di scendere nell'arena elettorale e di metterci la faccia «proprio nel tentativo di riscoprire una politica che parli e operi in modo differente». Il primo impegno con i calabresi è quello «di essere seriamente presente a Roma e rappresentare questa regione, che ha tanti lati oscuri ma anche tante potenzialità che meritano di essere rappresentate in modo corretto nei luoghi in cui si prendono le decisioni».
Il segretario regionale Magorno, capolista al Senato, commenta con soddisfazione i «tantissimi militanti venuti qui a sostenere i candidati del Pd e del centrosinistra». «C'è una mobilitazione maggiore – aggiunge – rispetto alla campagna elettorale del 2013. Credo che il 4 marzo ci sarà un buon risultato anche in Calabria per il Pd». Il lato “territoriale” delle candidature è quello che per Magorno segna una svolta rispetto al passato: «Stavolta i capilista sono tutti calabresi e quindi è stato valorizzato il partito regionale. I nostri veri avversari – conclude – sono il populismo, la demagogia, la mancanza di una proposta di governo. Ma sono in realtà gli avversari dei cittadini ed è per questo che chiediamo il consenso e la mobilitazione dei dirigenti del nostro partito».

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  • Occhiello Incontro a Lamezia con i candidati che guidano i “listini” di Camera e Senato. Bruno Bossio loda il Jobs Act e la riforma Madia. Viscomi scende in campo «contro slogan e promesse irrealizzabili». E Magorno vede «una mobilitazione maggiore rispetto al 2013» - VIDEO

CATANZARO Sospensione dal servizio e dall’incarico nonché blocco della retribuzione. È il provvedimento adottato contro Salvatore Lopresti dal direttore generale del dipartimento Tutela della Salute e Politiche sanitarie Bruno Zito. Una decisione maturata dal dg a seguito dell’arresto dell’ormai ex direttore del settore “Reti dell’emergenza urgenza” nell’ambito dell’inchiesta “La Punta” coordinata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e che ha fatto luce su un presunto tentativo di truccare una gara d’appalto per il servizio regionale di elisoccorso dal valore di 100 milioni di euro. «A seguito del provvedimento restrittivo della libertà emesso in data odierna dall’autorità giudiziaria – si legge nella nota del dg Zito - e che ha interessato un dirigente del dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie, il competente ufficio Procedimenti Disciplinari di questa amministrazione ha provveduto a sospendere dal servizio e dall’incarico con privazione della retribuzione il suddetto dirigente, ai sensi e per gli effetti del Contratto nazionale di lavoro dei dirigenti». Non solo. Oltre al provvedimento contro il dirigente 58enne, il dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie «ha provveduto – scrive Zito - a sospendere la gara per il servizio di elisoccorso, oggetto d’indagine». 

SERVIZIO ELISOCCORSO SARA' GARANTITO Una successiva nota, sempre a firma del dg Bruno Zito precisa che «le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto Dirigenti della Sanità regionale non inficiano l’erogazione del servizio di Elisoccorso attualmente garantito sul territorio regionale che, pertanto, continuerà ad essere regolarmente svolto»



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  • Occhiello La decisione è stata adottata dal direttore generale del dipartimento Salute dopo l’arresto del dirigente regionale nell’operazione “La Punta”. Il dg precisa: «il servizio di Elisoccorso sarà garantito in tutta la regione»

CATANZARO «La proposta sul riparto del fondo di 317 milioni di euro previsto dalla legge di bilancio 2018, al vaglio nella riunione di domani della Conferenza Stato-Città, decreterà la chiusura delle Province calabresi». È quanto affermano il presidente di Upi Calabria, Enzo Bruno, componente del direttivo nazionale dell’Unione delle Province d’Italia, e i presidenti delle Province calabresi: Franco Iacucci di Cosenza, Andrea Niglia di Vibo Valentia e Armando Foresta, facente funzioni presidente di Crotone.
«Secondo la ripartizione prevista dal governo, infatti, nessuno dei quattro Enti intermedi della nostra regione potrà approvare l’importante strumento finanziario a causa dei fondi insufficienti: Vibo Valentia è già in sofferenza perché in dissesto, Crotone in pre-dissesto, Cosenza e Catanzaro si troveranno nelle condizioni di governare in gestione provvisoria – spiegano nella nota i presidenti delle Province calabresi –. Le quattro Province calabresi, quindi, vedranno compromessa seriamente la capacità di svolgere e mantenere i servizi da erogare, con l’impossibilità di garantire la sicurezza di strade e scuole». 
«I presidenti delle Province calabresi – si legge ancora - nei prossimi giorni si attiveranno con le altre Upi regionali per verificare la possibilità di difendere la sopravvivenza delle Province, la cui centralità funzionale è stata sancita anche dal referendum del 4 dicembre 2016 che ne sancisce la permanenza in Costituzione, tanto da rivolgerci agli organi giudiziari competenti per invalidare il provvedimento del governo».
«Come presidenti delle Province calabresi negli ultimi tre anni ci siamo trovati a difendere in beata solitudine, con il solo sostegno dei consigli provinciali, la tenuta di questi Enti che si sono confermati un riferimento fondamentale per i territori e le comunità locali, a partire dai sindaci – si legge nella nota congiunta di Bruno, Iacucci, Niglia e Foresta –. Abbiamo difeso con i denti l’erogazione dei servizi considerando una priorità la sicurezza di migliaia di chilometri di strade e delle scuole che frequentano i nostri ragazzi, con risorse ogni anno più scarse e una macchina amministrativa assottigliata dalla mancanza di turn over. Abbiamo tenuto duro per venire incontro alle Province in maggiore difficoltà nel nome di un giusto principio di solidarietà: il fondo di riequilibrio triennale di almeno 30 milioni l’anno che ho proposto per risolvere le criticità delle 3 Province in dissesto e delle 10 in pre-dissesto indotto dalle manovre economiche, verrà vanificato da questa ripartizione effettuata in ossequio ad uno sterile e ingiusto taglio ragionieristico. La verità è che sono stati applicati algoritmi che premiano le Province del Nord. Non possiamo permettere questa ingiustizia – concludono i presidenti Bruno, Iacucci, Niglia e Foresta – siamo pronti a difendere le nostre prerogative e i diritti dei cittadini calabresi impugnando gli atti approvati dal Governo nelle sedi opportune, come abbiamo già fatto con gli esposti cautelativi presentati lo scorso anno alla Procura della Repubblica, al Prefetto e alla Corte dei Conti».

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  • Occhiello Protestano Bruno, Iacucci, Niglia e Foresta: «I tagli ragionieristici vanificheranno gli sforzi fatti per salvare gli enti. E gli algoritmi premiano il Nord»

COSENZA «È da anni che non si finanzia la legge sugli edifici di culto. Credo sia arrivato il momento di riempire questo vuoto per diverse ragioni». È quanto sostiene, in una nota, Giuseppe Aieta, consigliere regionale del Partito democratico. «In Calabria – afferma - esistono 11 Diocesi e un’Eparchia, quella di Lungro, degli Italo-Albanesi. Su una popolazione di poco meno di 2 milioni di abitanti, il numero dei fedeli è circa il 97%. Se prendiamo ad esempio la Diocesi di San Marco Argentano-Scalea , perché è quella che conosco meglio - che conta una popolazione di circa 115mila abitanti, 112mila battezzati (97%), 65 Parrocchie, 76 Parroci, ci rendiamo conto del capitale umano e sociale che questi presidi rappresentano».
«A questi dati – prosegue Aieta - si aggiungano, inoltre, i visitatori che ogni anno frequentano la Calabria proprio per scoprire i luoghi di fede; numeri che potrebbero aumentare se attratti da mirate politiche di valorizzazione degli edifici di culto e delle ricchezze che in essi sono conservate. A fronte di tutto ciò si percepisce una sottovalutazione che si traduce in una assenza di politiche a sostegno di quei luoghi che sono parte integrante della vita dei calabresi. Né si può liquidare la vicenda scaricando sulla Cei deputata a finanziare i propri edifici». 
Per il consigliere regionale, «una Regione responsabile tutela e conserva gli unici attrattori turistici e culturali ben custoditi che esistono in Calabria». 
«A ben vedere – segnala l’esponente dem - se si considera il patrimonio storico-culturale pubblico, di cui esempio lampante è il sito archeologico di Sibari, seppellito dal fango qualche anno fa e non ancora restituito in tutto il suo splendore, ci si rende perfettamente conto di come le Chiese e i Santuari siano stati conservati nella loro originaria bellezza grazie ai Vescovi, ai Parroci e ai Monaci che li custodiscono. Nell’ultima legge di stabilità regionale è stata autorizzata una nuova spesa di un milione di euro per finanziare opere di straordinaria manutenzione, ristrutturazione e ampliamento. Pur apprezzando lo sforzo della Giunta appare evidente come la posta di bilancio sia insufficiente». 
«Chiedo, pertanto, al presidente, che ha nelle sue mani anche le deleghe al turismo e alla cultura – conclude Aieta - e all’assessore ai Lavori pubblici di accelerare le pratiche per la nuova spesa autorizzata in bilancio predisponendo tutti gli atti necessari ad aumentare le somme al fine di poter far fronte a piccoli interventi atti a garantire la piena funzionalità dei nostri edifici di culto che rappresentano in Calabria un patrimonio inestimabile di storia, cultura e fede».

 

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  • Occhiello Appello del consigliere regionale al governatore Oliverio e all’assessore al Bilancio per stanziare ulteriori finanziamenti per la legge sugli edifici di culto: «Sono un patrimonio culturale straordinario»

LAMEZIA TERME Per anni è stato inviato speciale di Repubblica, poi fondatore del Quotidiano della Calabria, quindi docente di Storia del giornalismo all'Unical e presidente dell'Istituto Calabrese per la Storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea. Pantaleone Sergi è insomma un pilastro del giornalismo calabrese, ma negli ultimi anni si è allontanato dal mondo dell'informazione per dedicarsi anima e corpo al suo esordio nella narrativa. Il suo primo romanzo, Liberandisdòmini, pubblicato da Pellegrini editore nel 2017, è arrivato al culmine di una carriera prestigiosa ma per l'autore rappresenta in realtà un nuovo inizio, una sorta di rinascita creativa che ha finito per generare un vero e proprio caso letterario. 
Il romanzo è ambientato in un paese calabrese, Mambrici, a cavallo tra gli ultimi giorni dell'800 e l'inizio del nuovo secolo. L'immobilismo della piccola e marginale comunità, le cui sorti sono decise da un circolo di notabili locali in cui è riuscito a inserirsi anche il capo della malavita locale, è però infranto dalla nascita di una “bambina scimmia” e dal ritorno dal Sudamerica del nipote (socialista) del sindaco. Da qui si snoda la narrazione, scandita da uno stile di scrittura ricercato e da un sapiente uso di innesti dialettali, attraverso cui Sergi dà vita a un romanzo corale dal fascino “magico” che, tra l'altro, potrebbe essere il primo di una quadrilogia. Una vera e propria saga che attraverserà tutto il '900 e di cui Sergi, intervistato da Sergio Pelaia, parla nella puntata di In Primo Piano in onda stasera alle 20 su L'altroCorriere Tv (canale 211 del digitale terrestre e diretta streaming su laltrocorriere.it).

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  • Occhiello “Liberandisdòmini”, un vero e proprio caso letterario, è il romanzo d'esordio del noto giornalista calabrese che è l'ospite della puntata in onda stasera su L'altroCorriere tv
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