Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 28 Agosto 2012
Martedì, 28 Agosto 2012 20:42

Sospeso il consiglio comunale di Cardinale

CATANZARO Il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, ha sospeso il consiglio comunale di Cardinale proponendo al Presidente della Repubblica lo scioglimento dell`organismo. Reppucci ha assunto l`iniziativa dopo che sette dei 12 consiglieri comunali hanno presentato le dimissioni. Commissario è stato nominato il viceprefetto aggiunto. Domelia Ruffini.

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  • Occhiello La decisione del prefetto di Catanzaro dopo le dimissioni presentate da sette consiglieri

CETRARO Tragedia sui binari del Tirreno cosentino. Francesco Vaccaro, un uomo di 70 anni, ha perso la vita nel pomeriggio di martedì sulla linea ferroviaria Salerno Reggio Calabria. Secondo le prime notizie raccolte, sembra che il 70enne si trovasse sui binari per cogliere dei fichi d’india, che crescono proprio a pochi passi dalle traversine dei binari. Un treno, che transitava attorno alle 15,30 nell`area, che si trova nel territorio di Cetraro, lo ha colpito, trasportando il corpo per alcune centinaia di metri e provocando la morte dell`anziano. Il traffico ferroviario, in seguito all`incidente, ha subito forti rallentamenti. Solo intorno alle 17 l’ente ferrovie ha disposto il transito alternato dei convogli.

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  • Occhiello Muore un 70enne a Cetraro. Traffico rallentato per tutta la giornata sulla linea tirrenica

Per il gip Vincenzo Pedone, il consigliere regionale del Pri Antonio Rappoccio avrebbe potuto reiterare i reati per i quali è stato arrestato stamattina dai militari della guardia d finanza.
Stando a quanto c`è scritto nell`ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti dell`esponente del Pri sussiste - scrive il gip - «il concreto pericolo di reiterazione dei reati atteso che le acquisite emergenze probatorie dimostrano senza alcuna possibilità di dubbio che l`indagato, se lasciato in libertà, continuerebbe ad utilizzare la struttura associativa creata per commettere quegli stessi reati che gli hanno consentito di essere eletto al Consiglio regionale nel marzo 2010 e di avere fatto ottenere ben 439 voti di preferenza a Elisa Campolo in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Reggio Calabria nel maggio 2011».
Dalle indagini, avviate in seguito alle denunce dell`ex presidente del consiglio comunale Aurelio Chizzoniti, è emerso che Rappoccio «aspira a diventare membro del parlamento nazionale», ma anche «la prosecuzione dell`attività criminosa pur in presenza di numerose esplicite e pubbliche denunce da parte della stampa locale; della piena operatività, ancora oggi, della società Sceleris della quale l`indagato si avvale per il perseguimento dei suoi fini illeciti; dalla elevata capacità a delinquere dimostrata nel mimetizzare le iniziative delittuose; della circostanza che pur a conoscenza di indagini a suo carico per corruzione elettorale non demorde; dalla particolare callidità dimostrata nel tessere, pazientemente ed astutamente, sin dal dicembre 2007, quanto meno, la trama delle sue delittuose iniziative; dalla protervia di cui ha dato prova illudendo centinaia di giovani e le rispettive famiglie; dalla gravità delle condotte addebitate che evidenzia la spiccata pericolosità dell`indagato».
Il gip Pedone, in sostanza, ha sposato la tesi dell`avvocato generale dello Stato Franco Scuderi: «Che le mire di Rappoccio andassero ben oltre la carica di consigliere regionale – ha scritto il pg nella richiesta d`arresto - emerge anche dalle parole di un soggetto molto addentro alle “segrete cose” dell` “onorevole”: Pasquale Tommasini, il quale, interrogato dalla polizia giudiziaria,  riferisce delle intenzioni del Rappoccio di candidarsi alle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale (“una volta eletto al Consiglio regionale il sig. Rappoccio parlando con me mai ha fatto mistero di aspirare ad un posto nel Parlamento nazionale”)».
Le dichiarazioni di Tommasini oggi rappresentano uno dei punti fermi dell`impianto accusatorio. Ma non il solo. «Non sono soltanto di natura dichiarativa - è scritto nell`ordinanza - gli elementi di prova relativi all`esistenza di una stabile ed efficiente struttura organizzativa che per lungo tempo ha collaborato con Rappoccio, consentendogli di conseguire i risultati cui ambiva, nonché di preparargli il terreno per il raggiungimento di ulteriori prestigiosi traguardi: ve ne sono anche di natura documentale dai quali non soltanto è possibile trarre conferma di quanto aliunde emerso, ma altresì di individuare i soggetti che, a fianco di Rappoccio, avevano compiti di maggiore rilievo».
Un ruolo fondamentale in questa vicenda l`ha avuto la stampa che - è scritto nell`ordinanza - «questa volta aveva fatto il proprio dovere. Non c`erano stati “coni d`ombra”. Eppure nessuno si sarebbe accorto del successo elettorale di chi senza ricorrere a manifesti elettorali o “santini” aveva raccolto ben 3814 voti. Se non fosse intervenuto l`esposto dell`avvocato Aurelio Chizzoniti, Rappoccio avrebbe potuto continuare, indisturbato, a delinque, con buona pace dell`articolo 112 della Costituzione».
I reati contestati al consigliere regionale del Pri sono odiosi perché il politico avrebbe sfruttato in chiave elettorale la necessità di lavorare di centinaia di giovani reggini. Scrive sempre il gip: Antonio Rappoccio «costituisce un esempio paradigmatico dello scadimento, sul piano dei valori etici e civici, di una certa parte della classe politica». Il repubblicano, infatti, «con cinica determinazione, specula sui bisogni e le aspettative di tanti giovani in cerca di un approdo sicuro che solo un lavoro stabile può fornire per costruirsi un futuro in una terra, come quella calabrese, connotata da endemici problemi di sviluppo sociale ed economico in quanto afflitta da una invadente e pervasiva criminalità organizzata di stampo mafioso che incide pesantemente sull`esercizio dei diritti fondamentali, ivi compreso quello elettorale, condizionando il voto di una cospicua parte degli elettori».
«Ed è proprio questo - conclude il gip - il terreno che vede come indiscusso protagonista l`indagato Antonio Rappoccio che, nel tempo, ha costruito la sua carriera politica illudendo centinaia e centinaia di giovani elettori, ivi compresi i loro familiari, parenti ed amici, attraverso l`illecita pratica del voto di scambio, a fronte dell`ingannevole speranza di conseguire per tale via un posto di lavoro e così fuoriuscire dalla massa informe dei disoccupati. Il rodato e subdolo meccanismo di raccolta del consenso elettorale, ideato da Rappoccio e dai suoi sodali, che nell`arco di un lustro, e non in via occasionale ed episodica, per come puntualmente evidenziato dal requirente, ha operato ed opera attraverso l`attività di strumentali società che, con l`apparente fine di selezionare aspiranti lavoratori da inserire in fantomatici circuiti produttivi, ne captava e canalizzava il voto, va ricondotto indubbiamente al paradigma normativo di cui all`art.416 del codice penale (associazione a delinquere)».
«L`onorevole Rappoccio  mi ha confermato la piena fiducia nei confronti dell`operato dei magistrati». Ad affermarlo è stato l`avvocato Giacomo Iaria, difensore del politico reggino.
«Ciò che comunque si intende ribadire - ha proseguito il legale – e che a proposito delle esigenze cautelari fondanti il provvedimento restrittivo e che al di là delle mere aspirazioni elettorali, alcun dato formale porterebbe ad escludere una candidatura di Rappoccio al Parlamento nazionale, come peraltro solamente dedotto da una dichiarazione resa alla polizia giudiziaria da Pasquale Tommasini. Lo stesso mandatario elettorale di Rappoccio e poi suo accusatore principale a seguito di un litigio elettorale. Inoltre, non è chiaro nell`ordinanza il collegamento tra Domenico Lamedica e Rappoccio, considerato che, allo stato, non risulta da nessuna parte una partecipazione, formale o sostanziale, che il mio assistito avrebbe avuto con la società “Sud Energia” o con la cooperativa “Alicante”».
Stando a quanto sostiene l`avvocato Iaria, lo scorso 30 luglio Rappoccio avrebbe chiesto al pg Scuderi di essere sentito, «ricevendone un garbato rifiuto. Rispettiamo quella decisione ma ci chiediamo perché non abbia voluto aderire alla nostra richiesta».

REGGIO CALABRIA Tre consiglieri regionali in carcere. Mai successo prima in nessun consiglio regionale e questa volta l`ennesimo triste primato non può esser certo addebitato ai “nemici della Calabria”.
Una situazione di gravità inaudita: lo testimonia il fatto che anche Italia dei Valori ha dovuto prenderne atto. Il partito di Antonio Di Pietro, che in Calabria è maestro nel non vedere, non sentire e non parlare, alla fine ha dovuto fare qualcosa ed ha partorito, dieci ore dopo l`arresto, uno striminzito e quasi anonimo (è firmato Idv Calabria) comunicato stampa. Più tardi arriva anche un secondo comunicato, lo firma l`onorevole Ignazio Messina che sta alla Calabria come il sottoscritto alla Nuova Guinea.
Ben più tempestiva e sferzante Angela Napoli: «E` facile dire che le azioni appartengono a chi le compie, ma non è accettabile che si prosegua con costanti attestati di solidarietà, lasciando che ogni intervento giudiziario scivoli via come acqua limpida». E giù ad elencare impietosamente gli incidenti elettorali delle liste sulle quali, è bene ricordarlo, Scopelliti disse di averci messo personalmente mano per evitare inquinamenti e farsi garante «del cambiamento».
Cade dal pero, come al solito, Francesco Talarico. Il suo comunicato (a tratti pare assumere lo stile di un necrologio) è frutto del “copia-incolla” degli analoghi comunicati emessi in occasione dell`arresto dei consiglieri regionali Santi Zappalà e Franco Morelli. Anche per Rappoccio, come per i primi due, il presidente del consiglio regionale non va oltre il balbettare «massima fiducia nella magistratura e auspicio che il consigliere regionale Antonio Rappoccio possa chiarire la sua posizione relativamente ai fatti che gli vengono contestati».
Silenzio assoluto da parte dell`inutile presidente dell`inutile commissione regionale anti-`ndrangheta Magarò. Sempre coerente con il titolo dato alle sue manifestazioni letterarie finanziate con contributi pubblici: “Parole sott`olio”. Ed anche in questa occasione niente “complimenti” da parte del governatore Scopelliti che, in passato, aveva invece accompagnato col plauso ogni operazione della magistratura reggina.
In questo desolante scenario irrompe Aurelio Chizzoniti, a gridare ai politicanti ipocriti che il “Re è nudo” e pone un problema devastante rispetto al quale il consiglio regionale difficilmente potrà "chiamarsi fuori": chi ha protetto Antonio Rappoccio?
Si domanda Chizzoniti: «Come mai un magistrato in appena due mesi ottiene quei risultati che invece per ben due anni sono sfuggiti ad un pool di esperti investigatori. Un fatto è certo, il provvedimento avocativo sul punto sottolinea apertamente che senza le denunce dell’Avv. Chizzoniti il caso Rappoccio sarebbe stato assorbito dall’oblio. In quest’ottica aggrava ulteriormente la posizione della Procura reggina anche il verbale illustrativo sottoscritto in data 07/04/2011 dal potenziale collaboratore Antonino Lo Giudice che ha apertamente parlato di un congruo sostegno elettorale regionale anche a favore di Rappoccio. Stranamente, però, pur essendo – alla data del 07/04/2011 – il predetto consigliere regionale già indagato proprio per corruzione elettorale il Procuratore Pignatone avalla la frettolosa conclusione delle indagini su Rappoccio ignorando le gravi accuse di appoggio elettorale fornito dalla famiglia Lo Giudice. Fatto estremamente grave ove si pensi che il predetto verbale illustrativo del pentito Lo Giudice è stato immediatamente utilizzato nei confronti di diversi magistrati reggini accusati, fra l’altro, di essere proprietari di imbarcazioni da diporto mai possedute».
La “politica” ne sa qualcosa?

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  • Occhiello di Paolo Pollichieni

«A questo punto non esiste un caso Rappoccio ma caso mai un caso Giuseppe Pignatone già procuratore a Reggio». È l`analisi dell`avvocato Aurelio Chizzoniti che con le sue denunce ha fatto scattare le indagini culminate oggi, dopo un travagliato iter passando anche attraverso un provvedimento di avocazione, con l`arresto del consigliere regionale Antonio Rappoccio. «È questa – spiega Chizzoniti - la fisiologica conclusione connessa, in primis, al già clamoroso provvedimento avocativo delle indagini formalizzato appena il 12 giugno 2012 da parte dell’avvocato generale Francesco Scuderi che in circa due mesi e in periodo balneare ha sopperito alla grave inerzia investigativa che macchia la Procura della Repubblica reggina. In secundis, è logico chiedersi come mai un magistrato in appena due mesi ottiene quei risultati che invece per ben due anni sono sfuggiti ad un pool di esperti investigatori». Secondo Chizzoniti un dato è certo: senza le sue denunce «il caso Rappoccio sarebbe stato assorbito dall’oblio». «In quest’ottica – prosegue l`avvocato - aggrava ulteriormente la posizione della Procura reggina anche il verbale illustrativo sottoscritto il 7 aprile 2011 dal potenziale collaboratore Antonino Lo Giudice che ha apertamente parlato di un congruo sostegno elettorale regionale anche a favore di Rappoccio. Stranamente, però, pur essendo – alla data del 7 aprile 2011 – il predetto consigliere regionale già indagato proprio per corruzione elettorale il procuratore Pignatone avalla la frettolosa conclusione delle indagini su Rappoccio ignorando le gravi accuse di appoggio elettorale fornito dalla famiglia Lo Giudice. Fatto estremamente grave ove si pensi che il predetto verbale illustrativo del pentito Lo Giudice è stato immediatamente utilizzato nei confronti di diversi magistrati reggini accusati, fra l’altro, di essere proprietari di imbarcazioni da diporto mai possedute». «La riprova della non indagine anche sui rapporti Rappoccio-Lo Giudice la si evince ulteriormente dalla recentissima e quindi tardiva apertura di un fascicolo iscritto al modello 44, ovvero, contro ignoti e dopo ben oltre un anno dalle dichiarazioni rese dal pentito. Letteralmente sparite per poi riapparire in una altro processo a Catanzaro». Ma non solo la magistratura, Chizzoniti sottolinea anche che «analogo imbarazzante disimpegno si è registrato sul fronte politico eccezion fatta ed in tempi non sospetti per Omar Minniti di Rifondazione comunista e Renato Meduri già senatore del Pdl. Oggi – conclude l`avvocato reggino - in molti si sono svegliati dal compiacente letargo ed insorgono lancia in resta dopo essersi colpevolmente girati dall’altra parte per oltre due anni».

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  • Occhiello Dura presa di posizione dell`avvocato reggino le cui denunce fecero partire le indagini
Martedì, 28 Agosto 2012 18:56

Ex Ferrovie, la bonifica è ancora ferma

COSENZA La bonifica dell’area delle ex Ferrovie non è cominciata, per come era stato previsto dalla road map disegnata e rivendicata dal sindaco Mario Occhiuto. Le ragioni di questa mancata partenza sono di origine economica, infatti Calabra Maceri, che ha vinto l’appalto per i lavori di rimozione dell’amianto dalle strutture dell’area, reclama il saldo di un cospicuo credito accumulato nei confronti delle Ferrovie della Calabria.
Si tratta del pagamento di alcun lavori svolti per l’ente nell’ormai lontano 2008 e mai pagati. Di qui la ferma posizione della ditta chiamata a bonificare l’area, che sostanzialmente si rifiuta di avviare qualunque genere di nuovo intervento senza prima vedere effettuato il pagamento dei vecchi lavori. E così le promesse del sindaco di Cosenza si frantumano sullo scoglio di uno scontro tra l’ente Ferrovie e la Calabra Maceri.
Eppure con un certo clamore mediatico il sindaco si era esposto sul tema della bonifica. Dopo le affermazioni dei tecnici, per i quali nessuna rimozione dell’amianto si sarebbe potuta effettuare con la presenza nell’area delle associazioni che hanno occupato quel luogo, Occhiuto era sceso in campo con decisione, persuadendo gli stessi tecnici non più a rimuovere l’amianto, ma a incapsularlo, consentendo così ai membri delle associazioni di volontariato di restare nell’area senza particolari rischi di contaminazione. Già quella scelta era sembrata un passo indietro. I tecnici avevano ben spiegato che un lavoro di incapsulamento dell’amianto in quel luogo era stato fatto circa dieci anni fa e che ripeterlo non avrebbe rappresentato una soluzione, né garantito efficacia, essendo ormai il materiale molto degradato. Tuttavia il sindaco si presentò alle associazioni che occupano da tempo l’area delle ex Ferrovie, per farsi ancora garante di scelte che non avrebbero comportato il loro sgombero.
Fu fissato un calendario degli interventi,  con un inizio (lunedì 27 agosto), le varie tappe e la conclusione dei lavori. Ma ieri nessuno si è presentato per avviare l’intervento di bonifica. Il sindaco si è subito affrettato a convocare le parti, onde evitare che un suo impegno finisse nel nulla, ma le Ferrovie hanno annunciato che il denaro per saldare il debito verso Calabria Maceri ci sarebbe pure, ma è destinato ad affrontare altre e più urgenti priorità. Davanti a una affermazione di tal genere pare poco probabile che Calabria Maceri voglia accontentare Occhiuto. In realtà il sindaco rischia di "bucare" la promessa più per causa delle inadempienze delle Ferrovie, che non per causa sua. Le Ferrovie dal canto loro, il 14 febbraio del 2011 dichiaravano in forma scritta, che «dalle risultanze dell’ultimo monitoraggio, avvenuto nel mese di agosto del 2010, è scaturita la necessità di programmare e operare a medio termine (entro dodici mesi) dei nuovi interventi di bonifica sui manufatti». Inoltre lo stesso documento garantiva che le Ferrovie si erano «attivate per avviare le procedure e reperire i fondi necessari all’effettuazione degli interventi». Dunque le Ferrovie lo scorso annno erano pronte ad affrontare la spesa, mentre oggi non lo sono più. Altro mistero da risolvere è il passo indietro effettuato circa la metodica da usare per la bonifica. Infatti all’inizio si parlò esplicitamente di totale rimozione dell’amianto, mentre ora si dice di volerlo incapsulare. Eppure sono le stesse  Ferrovie a scrivere che un lavoro di questo genere era stato già effettuato. Sempre nel 2011 le Ferrovie infatti ricordavano che cinque anni prima era stata effettuata una bonifica, «infatti buona parte delle coperture in cemento amianto sono state rimosse e smaltite a norma di legge e le restanti parti sono state messe in sicurezza incapsulandole con prodotti idonei e certificati». Insomma le Ferrovie e il sindaco prima avrebbero voluto la rimozione totale dell’amianto, poi hanno annunciato di accontentarsi di un lavoro di incapsulamento, ma rischiano di non avere né l’uno né l’altro.

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  • Occhiello Calabra Maceri ha vinto l`appalto. Ma si rifiuta di avviare i lavori perché le Ferrovie della Calabria devono ancora pagarle dei vecchi lavori. Così le promesse del sindaco di Cosenza vengono meno

REGGIO CALABRIA «Pdl e Udc in Calabria pensano solo a confermare il loro asse-potere politico alla Regione Calabria, mentre dovrebbero prendere atto dei numerosi provvedimenti giudiziari che continuano a colpire pezzi dell`attuale civico consesso regionale». Lo afferma, in una nota, la deputata di Fli Angela Napoli. «È facile dire - aggiunge - che le azioni appartengono a chi le compie, ma non è accettabile che si prosegua con costanti attestati di solidarietà, lasciando che ogni intervento giudiziario scivoli via come acqua limpida. Nel dicembre 2010 sono stati arrestati, il consigliere regionale del Pdl Santi Zappalà (11mila preferenze) e altri quattro politici, candidati nelle liste regionali 2010, non eletti ma convergenti sulla lista del governatore Giuseppe Scopelliti. Accuse: associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose. Nella stessa operazione sono risultati indagati per voto di scambio, altri candidati nelle liste regionali 2010, non eletti ma sempre convergenti sulla lista del Governatore Scopelliti. Nel novembre 2011 è stato arrestato il consigliere regionale Franco Morelli (13.671 preferenze), candidato nella lista Pdl, con l`accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di segreto d`ufficio e corruzione. E ancora: nel maggio 2012, nel corso dell`operazione "La falsa politica", è stato arrestato l`ex consigliere regionale Cosimo Cherubino (6.546 preferenze), candidato non eletto per le regionali 2010 nella lista del Pdl. Questa mattina, infine, è stato arrestato il consigliere regionale Antonio Rappoccio (3.814 preferenze), candidato ed eletto in quota Pri nella lista "Insieme per la Calabria"-Scopelliti Presidente, con l`accusa di associazione a delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato. Allo stato risultano indagati o rinviati a giudizio altri consiglieri e assessori regionali nonché lo stesso presidente della giunta regionale». «Alla luce di quanto finora ufficializzato - conclude la Napoli - si palesa il sistema di corruzione e collusione che governa la nostra Calabria, costretta in contrapposizione a vivere in totale stato di emergenza. Quale futuro si prospetta per i cittadini di questa martoriata regione?».

ANCHE IDV ALL`ATTACCO Il consigliere regionale dell`Idv, Mimmo Talarico, affida a Twitter i suoi commenti all`arresto di Antonio Rappoccio. «Scopelliti chieda scusa e tolga il disturbo», scrive sinteticamente Talarico. «Grave questione morale che investe il centrodestra calabrese», conclude l`esponente di Italia dei valori. Al "tweet" del consigliere ha fatto seguito, poco dopo, un comunicato della segretaria regionale di Italia dei Valori: «Come diceva Agatha Christie, - si legge - "tre indizi fanno una prova" e così, prima Zappalà, poi Morelli, oggi Rappoccio. Se qualcuno aveva dubbi sulla natura della coalizione del Presidente, oggi non ne ha più. Sono tanti, troppo, - secondo Idv - tre consiglieri regionali in carcere. Nessuno, nel centrodestra calabrese può dichiararsi estraneo rispetto a quello che è un vero e proprio fenomeno di presenza inquinante ed inquinata in seno al consiglio regionale della Calabria. È noto che la responsabilità penale è personale, ma quando si consumano reati gravi per perseguire il consenso, la responsabilità va aldilà dei singoli autori per coinvolgere capi e leaders dei partiti e dei movimenti di riferimento. È di questi giorni la celebrazione delle liste di "Scopelliti Presidente" ad opera dello stesso Presidente della giunta Regionale. Ma chi ha candidato Zappalà, Morelli e Rappoccio? Nessuno nel centrodestra, a cominciare da Scopelliti, era a conoscenza dei metodi e delle pratiche usate da questi signori per raccogliere voti? È ormai evidente - a parre dei dipietristi - che in Calabria, dentro e fuori il Consiglio regionale, siamo in presenza di una grave questione morale che investe il cuore del centrodestra. I presupposti su cui regge il governo Scopelliti, traballano. Il modello Reggio, abbiamo visto che era un sistema scientifico, a voler essere generosi, di dissipazione delle risorse pubbliche, ora scopriamo che una parte importante del consenso delle liste del Presidente, veniva veicolato da truffe, raggiri, frequentazioni criminali, visite guidate presso santuari della `ndrangheta. Cosa deve ancora accadere signor presidente, per chiedere scusa alla Calabria?».

IL PRESIDENTE TALARICO «Massima fiducia nella magistratura e auspicio che il consigliere regionale Antonio Rappoccio possa chiarire la sua posizione relativamente ai fatti che gli vengono contestati». Lo afferma, in una dichiarazione, il presidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Talarico, a nome della massima assemblea legislativa calabrese, in riferimento alla notizia dell`arresto del consigliere. «Sentiamo ancora più forte, in questo momento - aggiunge - la responsabilità istituzionale di tutelare ruolo e funzioni del Consiglio, distinguendo eventuali responsabilità personali dall`attivita` e dai compiti istituzionali dell`Assemblea».
«Continueremo con serenità il nostro lavoro - dice ancora Talarico - intensificando l`impegno in quel percorso di rispetto delle regole e di valorizzazione della legalità che rappresenta il punto fermo di questa legislatura e che coinvolge, positivamente, l`Assemblea in tutte le sue componenti».

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  • Occhiello E la parlamentare finiana Angela Napoli: «In Calabria c`è un sistema di corruzione molto forte»
Martedì, 28 Agosto 2012 18:27

«Smantellata la sanità crotonese»

CROTONE «Le recenti affermazioni del presidente Scopelliti sul cosiddetto "salvataggio" della sanità calabrese operato dalla sua azione di governo, se non fosse per la drammaticità del problema che induce ad una grandissima preoccupazione, sembrerebbero quasi suonare come quei tormentoni d`estate tipo l`avvistamento di un marziano sulla spiaggia. Chiacchiere da fare sotto l`ombrellone ma che nella realtà rivelano tutta la loro inconsistenza». Lo afferma in una nota il sindaco di Crotone, Peppino Vallone. «Più grave è - ha aggiunto - che anche parlamentari regionali della sua maggioranza, che sono espressione del territorio, sostengono che nella sanità crotonese è tutto a posto. Sono completamente fuori dalla realtà. Basta guardare a quello che sta succedendo in questi mesi per rendersene conto, ma per loro va tutto bene. Ed invece è un dramma. Un dramma operato dai tagli generalizzati che hanno penalizzato soprattutto realtà già in difficoltà come il nostro ospedale. Sarebbe giusto che chi si fregia della bandiera del virtuosismo spiegasse sulla pelle di chi vengono operati questi tagli. La sanità crotonese rischia la chiusura, altro che `risultati straordinari`. E poi, quali sono questi risultati straordinari per l`ospedale di Crotone? Interi reparti ridimensionati, alcuni completamente chiusi come l`emodinamica come risulta dal piano sanitario nonostante autorevoli rappresentanti della maggioranza regionale si ostinino a negare la sua soppressione». E` lungo l`elenco delle dolenti notte, fatto dal sindaco del Pd. «Per non parlare - aggiunge - dei posti della lungodegenza rimandata al 2014. Ed a proposito del Piano sanitario, il direttore generale lo ha rinviato alla Regione peggiorato nei contenuti nonostante fosse stato sonoramente bocciato dalla Conferenza dei sindaci. Un atto di grave insensibilità non solo verso i rappresentanti del territorio ma soprattutto verso i cittadini, il cui diritto alla salute è primario, riconosciuto costituzionalmente e che non può essere calpestato. Crediamo che il direttore generale debba riflettere su questo passaggio non solo istituzionalmente scorretto ma nella sostanza fortemente negativo per la sanità crotonese e trarne le dovute conclusioni cosa che dovrebbe fare anche il governatore scopelliti che ha voluto questo signore a dirigere il nostro ospedale. Ma non è solo il Piano che non ci convince. Non ci piace la gestione complessiva che vede da un lato un servizio sempre più basso e dall`altro una sofferenza anche per gli operatori della sanità, personale medico e paramedico. Non ci convince la personalistica gestione delle esternazioni. Non ci piace come si sta gestendo la vertenza dei 132 precari per i quali siamo pronti a dare battaglia così come pronti a schierarci a difesa della sanità crotonese. A tale riguardo oltre alla Conferenza dei sindaci la nostra intenzione é quella di coinvolgere anche le forze sindacali per fare fronte comune sul problema». «Sarà interessante, quando lo convocheremo - ha concluso Vallone - ascoltare il direttore generale che fuori dai taccuini e dalle telecamere dove sbandiera efficienza ed efficacia, potrà dire realmente alla comunità di Crotone le cose come stanno sull`ospedale e sulla sanità crotonese».

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  • Occhiello E` la denuncia del sindaco pitagorico, Peppino Vallone, che attacca il direttore generale

REGGIO CALABRIA Il consigliere regionale della Calabria Antonio Rappoccio, del Partito repubblicano, è stato arrestato perché c`è il rischio di una reiterazione dei reati. È quanto scrive il gip di Reggio Calabria Vincenzo Pedone nelle 29 pagine dell`ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita oggi dalla guardia di finanza. L`ordinanza è stata emessa per il solo reato di associazione per delinquere, così come chiesto dalla Procura generale che ha avocato le indagini. «Sussiste - scrive il gip - il concreto pericolo di reiterazione dei reati atteso che le acquisite emergenze probatorie dimostrano senza alcuna possibilità di dubbio che l`indagato, se lasciato in liberta`, continuerebbe ad utilizzare la struttura associativa creata per commettere quegli stessi reati che gli hanno consentito di essere eletto al Consiglio regionale nel marzo 2010 e di avere fatto ottenere ben 439 voti di preferenza a Elisa Campolo in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Reggio Calabria nel maggio 2011».
Il gip evidenzia anche altre otto circostanze che indicherebbero il pericolo di una recidiva: «l`indagato aspira a diventare membro del parlamento nazionale; la prosecuzione del`attività criminosa pur in presenza di numerose esplicite e pubbliche denunce da parte della stampa locale; della piena operatività, ancora oggi, della società Sceleris della quale l`indagato si avvale per il perseguimento dei suoi fini illeciti; dalla elevata capacità a delinquere dimostrata nel mimetizzare le iniziative delittuose; della circostanza che pur a conoscenza di indagini a suo carico per corruzione elettorale non demorde; dalla particolare callidità dimostrata nel tessere, pazientemente ed astutamente, sin dal dicembre 2007, quanto meno, la trama delle sue delittuose iniziative; dalla protervia di cui ha dato prova illudendo centinaia di giovani e le rispettive famiglie; dalla gravià delle condotte addebitate che evidenzia la spiccata pericolosità dell`indagato».

Martedì, 28 Agosto 2012 17:56

Rapina da 840 euro, preso l`autore

LAMEZIA TERME E` stato fermato dalla Polizia di Stato il presunto autore della rapina all’ufficio postale di via Aldo Moro a Lamezia Terme. Si tratta di Pasquale Cadorna, 28 anni. Il giovane, secondo gli inquirenti, è gravemente indiziato di aver commesso la rapina il 10 agosto scorso, quando un malvivente, con il volto travisato da un passamontagna ed armato di un coltello, si era impossessato della somma di 840 euro. Raccolte le testimonianze dei presenti ed acquisite le immagini del sistema di videosorveglianza installato nell’ufficio postale era partita da parte della polizia la ricerca del bandito.
L`esame dei filmati ha consentito di ricostruire le varie fasi della rapina e quindi di estrapolare fotogrammi utili per l’attività investigativa. Cadorna, prima di mettere a segno il colpo, aveva effettuato, a viso scoperto, nello stesso giorno, più di un sopralluogo con lunghe soste davanti l’ingresso dell’ufficio postale. I particolari dell’abbigliamento e delle sembianze consentivano di ritenere che la persona vista a viso scoperto era la stessa che aveva successivamente posto in essere la rapina. Nel pomeriggio di lunedì, personale della squadra investigativa ha visto nella stessa zona della rapina, un giovane molto somigliante all’autore del colpo. Cadorna, fermato ed identificato,è stato sottoposto a perquisizione personale e domiciliare. Nell’abitazione c`erano i capi di abbigliamento indossati durante la rapina, nonchè il coltello e il passamontagna utilizzato per il travisamento. Altro elemento importante è stato il rinvenimento di una particolare borsa a tracolla che Cadorna indossava il giorno della rapina ed al momento della sua identificazione. Da qui il fermo di indiziato di delitto del giovane che dopo le formalità di rito è stato tasferito nella locale casa circondariale.

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  • Occhiello La polizia ha fermato a Lamezia Terme Pasquale Cadorna: sarebbe stato lui a mettere a segno il colpo alle poste di via Aldo Moro, il 10 agosto scorso
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