Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 30 Agosto 2012

LAMEZIA TERME Prosegue la visita a Dubai del presidente Giuseppe Scopelliti. Il governatore, dopo essere stato ricevuto dal ministro dell`Economia, ha incontrato John Woollacott, senior vice president della DP World, società leader nella gestione e sviluppo di terminal marittimi, nella logistica e nei servizi collegati. Secondo quanto riferisce una nota dell`ufficio stampa della giunta regionale, «il piano della società è quello di crescere facendo profitto con benefici alla comunità, stimando di arrivare nel 2020 a 100 milioni di teu». Il presidente Scopelliti ha illustrato l`attività del porto di Gioia Tauro che si colloca intorno ai 3 mln di teu. «Stiamo sviluppando - ha detto il governatore - non solo il transhipment ma anche un progetto di aree free. Noi pensiamo che le navi che attraversano Suez possano arrivare a Gioia Tauro e consegnare nel giro di 24/48 ore le merci nel resto d`Europa fatto che, passando dal porto di Rotterdam, non può avvenire prima di quattro giorni. Per questo stiamo prevedendo anche incentivi per il trasporto su terra». Ai vertici di DP World Scopelliti ha proposto sinergie per sviluppo delle aree del retroporto. Il presidente ha illustrato anche le potenzialità del porto di Corigliano, struttura su cui si può investire in sviluppo. Il vicepresidente Woollacott ha accolto con favore quanto illustrato dal presidente Scopelliti promettendo di analizzare le informazioni avute dall`incontro di oggi e di contattarlo a breve per una eventuale collaborazione.
Ad Abu Dhabi, invece, Scopelliti ha avuto un faccia a faccia con Christopher Koski, global  head of infrastructure di Adia, fondo tra più importanti al mondo con quote in Unicredit che investe nelle infrastrutture, nel turismo e nelle operazioni immobiliari. Il governatore, secondo quando riferisce la nota, «ha evidenziato che la Calabria è un luogo attraente ed interessante che si affaccia sul Mediterraneo». I progetti principali proposti dal presidente Scopelliti ai vertici di Adia «sono un masterplan sui porti turistici e la riconversione della centrale di Saline Ioniche».

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  • Occhiello Prosegue la visita del governatore negli Emirati. In due faccia a faccia con i manager società private, illustrate le potenzialità del porto e del sito dove il governo ha autorizzato la costruzione della centrale a Carbone

RIZZICONI Centinaia di persone hanno partecipato a Rizziconi ai funerali di Remo Borgese e dei figli Antonio e Francesco, uccisi nella strage di martedì notte. Le eseguie si sono svolte nella parrocchia di contrada Spina, in una piazzetta della quale è avvenuto il triplice omicidio, a breve distanza dall`abitazione della famiglia Borgese. Nella chiesa di San Rocco, tra le due bare scure di Remo e Antonio Borgese è stata collocata quella bianca di Francesco, la più giovane delle vittime. Scene di disperazione da parte della moglie di Remo Borgese e madre di Antonio e Francesco, Natalina Franco. Ai funerali, anche lei in lacrime per tutto il rito, ha partecipato anche la moglie di Antonio Borgese, Provvidenza Rizzo, sposata da appena quattro mesi. Il parroco, don Nino Larocca, nell`omelia ha sottolineato «la terribile gravità della morte di Remo Borgese e dei suoi due figli. La nostra frazione – ha detto – si chiama Spina ed è stata proprio una spina che ci ha trafitto il cuore per quanto è accaduto martedì notte. La morte di questi tre nostri fratelli è inaccettabile. Una vicenda disumana che ha colpito non solo la famiglia Borgese, ma tutti noi. Queste cose accadono quando ci si allontana dai valori della sana convivenza civile. Bisogna invece richiamarsi ai valori del Vangelo, della fratellanza e della vita e perdonare». Ai funerali ha preso parte, insieme ai componenti la giunta, il sindaco di Rizziconi, Giuseppe Di Giorgio, che per oggi ha proclamato il lutto cittadino.

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  • Occhiello Scene di disperazione da parte della moglie di Remo Borgese e madre di Antonio e Francesco, le tre vittime della strage avvenuta nella notte di martedì

TAURIANOVA Il deputato dell`Udc Mario Tassone esprime solidarietà al sindaco di Taurianova, Domenico Romeo, dal quale in mattinata ha appreso della nuova intimidazione che il primo cittadino avrebbe subito. Da quel che afferma il componente della commissione parlamentare antimafia «ignoti si sono introdotti in un terreno di proprietà della sua famiglia (del sindaco, ndr) ed hanno tagliato ottocento piante di kiwi». In passato Romeo, il quale nel 2009 era sindaco dell`Udc nel consiglio comunale sciolto per mafia, aveva subito altri danneggiamenti. Nel febbraio scorso, tra l`altro, gli avevano ucciso un cavallo che aveva in comproprietà con il fratello, facendo esplodere una bomba nella stalla in cui era custodito l`animale. Un episodio analogo si era verificato nel 2009. Secondo Tassone, «c`é un disegno chiaro di sfiancare un amministratore bravo e onesto come Romeo, lontano da compromissioni. Come per altri episodi analoghi che hanno coinvolto sindaci e amministratori in Calabria, è in atto un`azione destabilizzante. Non è piu accettabile che continui a calare il silenzio e non si puo tollerare che il territorio di Taurianova e della Calabria sia dominio di chi intende uccidere la civiltà e lo sviluppo. I precedenti fatti che hanno colpito Romeo sono stati altrettanto gravi. Non ci si spiega - conclude il parlamentare - come si puo agire indisturbati nell`assoluta impunità dal momento che finora non si hanno indizi. E questo malgrado ci siano state rassicurazioni di impegno e determinazione a colpire i responsabili da parte del ministro dell`Interno nelle risposte date a piu interpellanze».

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  • Occhiello Il fatto è avvenuto a Taurianova. Immediata la solidarietà del deputato Tassone. Al primo cittadino in passato avevano ucciso un paio di cavalli che aveva in comproprietà col fratello

MILANO I Barbaro non godono «sicuramente nell`ambiente di Buccinasco di buona fama», ma non è stato provato, attraverso «specifici atti» o condotte, che il presunto clan abbia «ereditato» la posizione «criminale della precedente organizzazione» attiva su quel territorio, la cosca dei Papalia. E non basta il «mero dato della diffusa conoscenza dell`esistenza di rapporti di parentela esistenti tra taluni componenti delle due famiglie». È un passaggio delle motivazioni della sentenza con cui la Cassazione, nei mesi scorsi, ha annullato con rinvio (dovrà svolgersi un nuovo processo d`appello) le condanne per associazione mafiosa a carico dei presunti boss della `ndrangheta Salvatore e Domenico Barbaro (difeso dal legale Gianpaolo Catanzariti), di un altro presunto affiliato, Mario Miceli, e di Maurizio Luraghi (difeso dall`avvocato Vinicio Nardo), imprenditore milanese, arrestato anche lui nel corso dell`operazione "Cerberus" del 2008 coordinata dalla Dda di Milano. Gli imputati, secondo l`accusa, avrebbero fatto parte della cosca Barbaro-Papalia, che avrebbe raggiunto una posizione dominante nel settore del movimento terra nell`hinterland milanese, e in particolare a Buccinasco, con una serie di intimidazioni e utilizzando come imprenditore «di facciata» Luraghi, titolare della "Lavori stradali".
I giudici della seconda sezione penale della Suprema Corte, nelle motivazioni da poco depositate, spiegano che non è stata «raggiunta la prova della "fama criminale" dei Barbaro quali "eredi" della precedente consorteria facente capo ai Papalia». E per questo chiedono ai nuovi giudici d`appello di rivalutare il «materiale probatorio» e chiarire «la natura e la portata dei legami delle famiglie Barbaro e Papalia» e le «modalità concrete della spendita del nome Papalia» da parte dei Barbaro nel settore del movimento terra. Nel capo di imputazione, poi, la Dda milanese aveva elencato una serie di presunti atti intimidatori, come l`incendio dell`auto dell`allora sindaco di Buccinasco, ma anche su questo punto, secondo la Cassazione, in primo e secondo grado non è stata data «risposta in ordine alla prova della provenienza e della riferibilità della minaccia agli attuali imputati». Servono, dunque, concludono i giudici, «atti specifici, riferibili a uno o più soggetti» per affermare «l`esistenza della prova del metodo mafioso».

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  • Occhiello Ecco perché la Cassazione ha annullato con rinvio le condanne per associazione mafiosa a carico di presunti boss della `ndrangheta in Lombardia

GIOIA TAURO «La riunione di ieri con i vertici di Mct è servita a fare il punto sulla gestione della cassa integrazione nel mese di agosto e nel prossimo mese di settembre. Il dato che abbiamo acquisito con grande soddisfazione è che la produttività, dopo il no del referendum, è addirittura aumentata e che il tasso di assenteismo rimane ben sotto il livello di guardia». E` quanto afferma in una nota Antonio Pronestì, segretario nazionale del Sul, sindacato impegnato nella difficile vertenza dei portuali di Gioia Tauro. «È doveroso fare un grande plauso a tutti i lavoratori di Mct che hanno dimostrato nei fatti, mediante la loro professionalità, che per essere competitivi non c’era la necessità di alcun accordo-capestro e che gli obiettivi prefissati dall’azienda possono coincidere ed essere raggiunti soltanto facendo bene il proprio lavoro, come i portuali di Gioia Tauro sono abituati a fare da sempre». Sull`argomento è intervenuto pure il segretario regionale del sindacato autonomo. «Non avevamo dubbi, - sostiene il segretario regionale Carmelo Cozza – e siamo convinti che nel tempo, almeno per quanto riguarda i lavoratori, non cambieranno le cose. I risultati registrati confermano quanto da noi asserito e, cioè, che la strada per il rilancio del porto deve passare necessariamente attraverso la  professionalità e la responsabilità dei lavoratori che ogni giorno forniscono il loro prezioso contributo a prescindere da condizionamenti creati a regola d’arte». L`esito e le modalità dell`incontro azienda-sindacato confermano che, dopo la bocciatura dell`accordo che era stato trovato da una parte dalle organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Ugl), non c`è alcuna intenzione da parte della società di riaprire una trattativa: la cassa integrazione straordinaria per "ristrutturazione aziendale" proseguirà, per altri due anni salvo colpi di scena che potrebbero essere decisi dal ministero del Lavoro. «L’unico dato in controtendenza- conclude Antonio Pronestì -  è, invece,  un leggero calo delle movimentazione settimanali per il mese di agosto, un calo tra l’altro generalizzato in tutti i porti del Mediterraneo e che è la conseguenza diretta di un rallentamento complessivo nelle esportazioni da parte dei colossi asiatici e della crisi che sta colpendo tutti i mercati europei tra i principali importatori dei prodotti asiatici. Questo dovrebbe, piuttosto, far preoccupare tutti gli attori principali che ruotano attorno allo scalo calabrese e non la bramosia di giustificare scelte che si sono rivelate sbagliate».

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  • Occhiello Il sindacato autonomo, sigla più rappresentativa nel terminal di Gioia Tauro, rivolge un appello agli altri sindacati e all`azienda: «Non serve la bramosia di giustificare scelte che si sono rivelate sbagliate»
Giovedì, 30 Agosto 2012 18:27

Caccia, l`Enpa diffida la Regione Calabria

CATANZARO L`Ente nazionale protezione animali ha diffidato il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, l`assessore all`Agricoltura e alla forestazione, Michele Trematerra, e l`assessore all`Ambiente, Francesco Pugliano, affinché sia cancellata la stagione venatoria 2012/2013 e venga dato adempimento alla normativa nazionale ed europea in materia di tutela della fauna. «Tale provvedimento si rende necessario – è scritto in un comunicato dell`Enpa – in considerazione dei gravissimi danni patiti dagli animali selvatici a causa della straordinaria siccità che si protrae ormai da mesi e a causa degli incendi che hanno devastato ingenti aree boschive. Siccità e incendi, distruggendo ecosistemi e campagne, mettono tuttora a rischio le possibilità di sopravvivenza di moltissime specie selvatiche. L`Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l`unico organismo riconosciuto a livello nazionale e a livello comunitario, con un documento trasmesso a tutte le regioni, ha accertato la crisi delle popolazioni naturali sollecitando misure stringenti a tutela degli animali, tra cui la previsione di forti limitazioni all`attività venatoria».
Secondo l`Enpa, «alla siccità si è aggiunto l`effetto distruttivo di incendi anche di grandi dimensioni: in tali condizioni, sparare diviene inaccettabile e insostenibile per il patrimonio faunistico. Sono numerosissime le nidiate di uccelli distrutte dalle gravi calamità e altrettanto numerosi gli esemplari giovani e i cuccioli di mammiferi uccisi dalla sete, dalla fame e dai roghi. Ciò significa che quest`anno non si è verificato quel fisiologico ricambio generazionale che permette la sopravvivenza di molte specie, alcune delle quali particolarmente rare. Gli animali superstiti, costretti alla fuga, si sono concentrati in poche zone; zone ben note ai cacciatori, pronti ad appostarsi per compiere veri massacri. Al presidente Scopelliti, agli assessori Trematerra e Pugliano, nonché a tutte le forze politiche, chiediamo di applicare quanto previsto dalle normative italiane ed europee e in particolare dalla legge 157/92 che attribuisce anche alle Regioni la facoltà di vietare o ridurre la caccia per particolari condizioni ambientali, climatiche o per altre calamità».

Un furto in appartamento a Napoli non è di per sé una notizia clamorosa. Eppure quanto avvenuto in una calda notte di fine agosto nella metropoli partenopea, getta una luce inquietante sulla sicurezza dei magistrati impegnati in prima linea in delicate indagini contro la criminalità organizzata. Ignoti, infatti, si sono introdotti nell`abitazione napoletana dove vive la famiglia del procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli. Un furto strano. I ladri hanno lasciato gli oggetti d`oro, l`argenteria, i soldi in contanti e si sono impossessati solo e unicamente di due computer. Particolare allarmante, gli inquirenti non hanno rinvenuto segni di scasso. I ladri sarebbero entrati con le chiavi della porta blindata che avrebbero richiuso con quattro mandate una volta terminato il lavoro. Sul fatto indagano i carabinieri, l`ipotesi è che i malviventi cercassero qualcosa in particolare, forse legata all`attività del procuratore. Comunque, secondo quanto si è appreso, nei due pc sottratti non sarebbe contenuto materiale appartenente al magistrato. Non è escluso che possa essersi trattato di un gesto dimostrativo per far crescere la tensione attorno al procuratore aggiunto titolare di scottanti indagini giudiziarie.
Entrato in magistratura nel 1986, Giuseppe Borrelli ha sempre svolto la sua attività in territori caratterizzati da una forte presenza criminale. Dapprima a Napoli dove iniziò mettendo a segno la cattura dei killer del giornalista Giancarlo Siani. Per oltre dieci anni da pubblico ministero è stato il protagonista di una lotta senza quartiere contro i più efferati clan del napoletano, in primis i Nuvoletta. Nel 2010 l`arrivo a Catanzaro come procuratore aggiunto. Sua è la firma in calce ai provvedimenti più importanti effettuati dalla Procura calabrese. Durissimi i colpi inferti alle più potenti cosche del Lametino, delle province di Cosenza, Crotone e Vibo Valentia. Ha fatto luce su magistrati, agenti segreti, carabinieri e finanzieri che avrebbero partecipato a un`associazione segreta che gestiva relazioni con il potere politico ed economico della Basilicata. Insomma, un magistrato “scomodo” che più volte ha pubblicamente denunciato le gravissime carenze di personale e mezzi dell`ufficio giudiziario catanzarese.

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  • Occhiello Sottratti due computer dalla casa dove vive la famiglia del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Un gesto dimostrativo?

COSENZA «In data 28 agosto 2012 è stata fornita alle organizzazioni sindacali, da parte di UBI Banca, l`informativa «ufficiale» relativa all’ennesima manovra industriale che mira essenzialmente, anzi esclusivamente, ad un consistente abbattimento del costo strutturale del personale, determinando rilevanti tensioni occupazionali». Lo si legge in un comunicato dell’unità sindacale Falcri-Silcea, che annuncia, fra l’altro, la possibile chiusura della direzione generale di Banca Carime (acquisita dal gruppo) di Cosenza. Secondo la federazione sindacale, «la manovra prevede l’ennesima riduzione degli oneri del lavoro (già la semestrale al 30 giugno evidenzia un calo dell’aggregato del 6,1% – pari a circa 45 mln di euro – per effetto di precedenti manovre di contenimento) equivalente al costo di almeno 1.578 Risorse impiegate full time entro il secondo semestre 2013 da raggiungere, almeno in parte, già entro la fine del 2012 attraverso il recupero del costo corrispondente ad almeno 930 unità.
L’obiettivo prefisso da Ubi – scrive il sindacato – dovrebbe essere conseguito attraverso l’attivazione del fondo di solidarietà per l`accompagnamento alla quiescenza ed il ricorso a forme di flessibilità dell’orario di lavoro, nonchè mediante la chiusura di 78 Sportelli e la trasformazione di 79 Filiali in minisportelli, la razionalizzazione e l’efficientamento delle Strutture di Ubis, la riorganizzazione di diverse funzioni in essere presso la capogruppo, la rimodulazione dell’assetto commerciale di Rete e la ridefinizione organizzativa di alcune società prodotto, la chiusura della direzione Centrale di Banca Carime su Cosenza». Sud, dunque, particolarmente penalizzato, Unità sindacale Falcri-Silcea riconferma il giudizio critico sulla manovra decisa da UBI «in quanto, oltre ad evidenziare gravissimi elementi di squilibrio, determinerà ancora una volta la riduzione dei livelli occupazionali e l`ulteriore grave indebolimento dell’azione di presidio dei territori e, quindi, la perdita di importanti porzioni di mercato. Ancora una volta, quindi, – scrive il sindacato – si assiste ad una manovra aziendale i cui contenuti non rispondono ad una strategia complessiva di sviluppo nel tempo ma mirano solo ad abbattere il costo del lavoro nel breve periodo, determinando – pericolosamente – l`ennesimo deterioramento della capacità produttiva delle aziende di Ubi che operano nei diversi territori. La manovra, inoltre, «stride fortemente – si legge – con i positivi risultati di bilancio consolidati al 30 giugno 2012, comunicati recentemente da Ubi, che confermano invece la solidità patrimoniale, l’equilibrio strutturale, la buona posizione di liquidità del gruppo e soprattutto la crescita – rispetto allo stesso periodo dello scorso anno - della redditività con un utile netto normalizzato a 120,5 milioni (+72,1% rispetto al 1° semestre 2011). «Rispetto al suddetto contesto economico e patrimoniale di Ubi Banca, – continua Falcri-Silcea - non è accettabile che le scelte aziendali operate in questi anni – evidentemente errate e poco lungimiranti in quanto inadatte a rilanciare il gruppo – e, evidentemente, il mancato conseguimento di «adeguati» utili da ridistribuire agli azionisti vengono ancora una volta scaricate, addirittura totalmente, sui lavoratori del gruppo». Unità sindacale Falcri-Sircea ribadisce quindi, «in modo pregiudiziale, che dal confronto relativo alla manovra in atto dovranno scaturire soluzioni condivise in grado di definire criteri e regole certe in un’ottica di equa distribuzione, a tutti i livelli, dei sacrifici richiesti e senza discriminazione alcuna. Non è più possibile, ad esempio, accettare un sistema di governance che mantiene in essere, ai massimi livelli, l’inutile e dispendiosa duplicazione dei centri di costo.
Sarà, inoltre, necessario - continua la nota – che dall’imminente trattativa escano adeguati ed indispensabili correttivi rispetto al piano proposto, in grado di riequilibrare la manovra stessa ed i sacrifici richiesti nonchè di prevedere – come nel passato - garanzie atte a contenere al massimo ogni tipo di disagio sul personale ad iniziare dalla gestione su base esclusivamente volontaria degli strumenti che si andranno ad introdurre, senza trascurare la necessità di garantire l’ingresso di nuove risorse, facilitate anche dai nuovi strumenti ad hoc previsti dal nuovo contratto nazionale di lavoro e dalla limitazione dei processi di mobilità conseguenti, anche, all’ennesima chiusura/ridimensionamento degli sportelli».

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  • Occhiello Le forze sindacali della Falcri-Silcea esprimono preoccupazione per la nuova manovra industriale dell`istituto bancario

L’amministratore straordinario di Gdm, Marcello Parrinello, ha depositato ieri istanza di sequestro conservativo nei confronti di Eurologistik, cui era stato ceduto il ramo d’azienda relativo alla grande distribuzione. È una delle misure assunte da Parrinello, per arrivare alla restituzione del patrimonio aziendale trattenuto dalla società guidata da Marcello Foti. Parrinello, nel corso di un breve incontro con i giornalisti, ha spiegato lo stato dell’arte della situazione. Una condizione difficile, a quattro mesi dall`inizio dell`amministrazione straordinaria, perché «alla crisi finanziaria si è aggiunta quella della produzione industriale, causata dalla pessima gestione di Eurologistik». Dopo il rientro in Gdm di tutti i lavoratori, anche quelli che erano transitati nella società dell’imprenditore di Pellaro, l’amministrazione straordinaria ha attivato le procedure per la cassa integrazione guadagni che sarà erogata (con efficacia retroattiva) non appena sarà terminata l’istruttoria presso il ministero dello Sviluppo economico. «Serviranno ancora un paio di mesi», ha spiegato l’amministratore straordinario, che poi ha sottolineato come «la priorità sia oggi rappresentata dal nodo del possesso del patrimonio aziendale, che Eurologistik sta trattenendo nella speranza di rimanere in una posizione di forza. Abbiamo avviato una trattativa con il legale della società, che ci è parso disponibile a trovare un punto di mediazione. Attendiamo nell’arco di una settimana una proposta – ha aggiunto Parrinello – ma in ogni caso ci siamo tutelati con il deposito di una richiesta di sequestro al Tribunale».
Nel corso dell’incontro con gli operatori dell’informazione, è stato altresì ricordato come sia stata rivolta alla Commissione europea la richiesta di poter usufruire di aiuti di Stato per salvare l’azienda, che tra dipendenti e indotto dà lavoro ad alcune migliaia di lavoratori. «Ci sono stati chiesti alcuni chiarimenti da parte di Bruxelles che contiamo di fornire al più presto. Serve un piano industriale per il rilancio dell’azienda con 16 milioni di euro, che sono tanti se si pensa che dovremmo restituirli in sei mesi, ma forse pochi rispetto alle effettive esigenze». Un finanziamento, per il quale l’amministrazione straordinaria si sarebbe già attivata, «da richiedere alle banche con una gara a base d’asta, anche se non è richiesto dalla legge, e per il quale si farebbe garante lo Stato. Per arrivare a una soluzione positiva, la richiesta di finanziamento non arriverà dal ministero dello Sviluppo economico, ma da quello dell’Economia, perché il meccanismo della compensazione fiscale potrebbe risultare interessante ai vertici delle banche».

CATANZARO «Lo scorso 27 agosto risulta che il governo ha elargito a tutti i Comuni i famosi rimborsi erariali. L`Ufficio del commissario delegato per il definitivo superamento del contesto di criticità nel settore dei rifiuti urbani – è scritto in un comunicato – invita i parecchi Comuni inadempienti a pagare le rate inerenti la tariffa di smaltimento Rsu, anche perché il sistema, potrebbe andare in tilt». «È opportuno fare una considerazione – prosegue la nota – che per il primo anno, e soprattutto nel mese di agosto, dove parecchie località della Calabria vedono triplicare la propria popolazione, l`organizzazione messa in moto da quest`Ufficio ha fatto sì che il servizio di raccolta e smaltimento sia stata gestita in maniera ottima, grazie anche al personale che lavora nell`Ufficio, alle aziende che operano nel settore e, soprattutto, grazie al governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, che nel corso di diverse riunioni è intervenuto ribadendo la necessità nell`interesse di tutti i cittadini del buon funzionamento del sistema».

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