Sergio Pelaia

Sergio Pelaia

IN PRIMO PIANO | De Raho saluta la Calabria

Sabato, 18 Novembre 2017 16:19

REGGIO CALABRIA Dalle stragi al narcotraffico, dalla politica collusa all'economia drogata. Non c'è tema che le inchieste della Dda guidata da Federico Cafiero de Raho non abbiano toccato, scoperchiando reti sempre più vaste e profonde di malaffare. Alla vigilia del suo passaggio alla Procura nazionale antimafia che guiderà nei prossimi anni, ai microfoni de L'altroCorriere Tv, Cafiero de Raho fa un bilancio dei quattro anni passati alla guida della Dda reggina. E in prima linea contro la 'ndrangheta. Quella dei traffici internazionali, delle angherie locali, quella in grado non solo di condizionare le elezioni, ma di costruire in vitro i politici chiamati a rappresentare gli interessi dei clan. Quella che ha la sua testa e il suo cuore a Reggio Calabria. 
Una città complicata - spiega nella puntata di In Primo Piano in onda stasera alle 22 e lunedì alle 14,20 e alle 20 - dominata da una borghesia mafiosa tanto silente quanto potente, in grado di imbrigliare qualsiasi velleità di emancipazione. «Ma qualche segnale di cambiamento c'è, seppur timido. La 'ndrangheta - sottolinea il nuovo capo della Dna - si può sconfiggere. Con i casalesi ci abbiamo messo quindici anni prima di vedere risultati tangibili. Anche qui ci si riuscirà, ma ci vorrà tempo».

SIBARI Firmato il protocollo di legalità per i lavori del terzo megalotto della 106, Sibari-Roseto, tra la Prefettura di Cosenza, l'Anas e il contraente Sirjo Scpa con le organizzazioni sindacali del settore edile. Simone Celebre e Giuseppe De Lorenzo, della Fillea Cgil, e Bruno Marte della Feneal Uil, in una nota congiunta, esprimono grande soddisfazione per la firma dell'atto. «Con la firma del protocollo di legalità, come avvenuto per i precedenti cantieri delle grandi infrastrutture, si avvia - si legge nella nota congiunta - il percorso che porterà a tutta la fase di concertazione preventiva propedeutica all'avvio del cantiere stesso». I rappresentanti della Fillea e della Feneal, nel sottolineare l'importanza dell'opera per l'intera Regione, «sia dal punto di vista della infrastrutturazione nonché per l'enorme apporto economico», pongono l'accento sulla necessità «di avviare in tempi brevi la concertazione» dichiarandosi pronte «a sostenere in tutte le sedi le necessarie iniziative affinché anche gli iter burocratici siano velocizzati, dando finalmente respiro con l'avvio del cantiere a tutta la manodopera specializzata nel settore». «Finalmente si concretizza - hanno sostenuto De Lorenzo, Celebre e Marte - un percorso iniziato da anni che ha visto il protagonismo attivo degli edili calabresi che con manifestazioni scioperi hanno sempre creduto in questa opera. Iniziare con la sottoscrizione di un protocollo di legalità di ultima generazione è il passo giusto che qualifica tutti soprattutto se si punta alla trasparenza sui flussi di manodopera e al controllo degli accessi ai cantieri».

LAMEZIA TERME Due uomini, Esterino Tropea, di 37 anni, Giovanni Torcasio, di 54, già noti alle forze dell'ordine, sono stati arrestati per rapina aggravata dai carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme. I militari di una pattuglia, nella tarda serata di ieri, hanno visto un uomo camminare lungo via Isonzo. Notati i carabinieri, l'uomo è fuggito salendo a bordo di un'auto guidata da un altro soggetto che lo stava aspettando. I due hanno quindi tentato di fuggire ma dopo poche centinaia di metri, la gazzella dei carabinieri li ha superati sbarrandogli la strada. Nel breve tragitto, dall'auto è stato lanciato un oggetto che una volta recuperato è risultato essere una pistola scacciacani modello revolver senza segni distintivi, caricata con cinque proiettili. I due sono stati quindi portati in caserma per controlli. In questo frangente, i militari di un'altra pattuglia, sempre in via Isonzo, hanno notato la porta di un'abitazione aperta. Sono entrati nella casa ed hanno trovato una ragazza in lacrime e tremante che ha riferito di essere stata rapinata da un uomo che, puntandole una pistola alla tempia, si era fatto consegnare 250 euro circa. I carabinieri hanno così ricostruito la vicenda ed arrestato Tropea e Torcasio.

COSENZA I primi effetti dell’inchiesta “Minerva”, condotta dalla Procura della Repubblica di Cosenza e che ha colpito 33 insegnanti cosentini accusati di falsità ideologica e falsità materiale in atto pubblico, arrivano dall’Ambito territoriale provinciale, ex provveditorato, che con un decreto a firma del dirigente Luciano Greco dispone per gli insegnanti coinvolti nell’indagine la cancellazione e il depennamento dalle graduatorie ad esaurimento della provincia per le relative classi di concorso.
Gli insegnanti avevano dichiarato attraverso un’autocertificazione di possedere dei titoli utili per l’insegnamento e salta all’occhio come alcuni avessero dichiarato di avere le carte in regola anche per poter essere ammessi all’esercizio dell’insegnamento degli studenti che necessitano di sostegno. In base agli accertamenti degli inquirenti alcuni diplomi furono addirittura conseguiti quando l’ente di formazione risultava aver cessato l’attività di preparazione per i docenti. Vista la situazione il dirigente ha comunicato ai dirigenti scolastici che hanno alle loro dipendenze gli insegnanti di procedere al depennamento dalle graduatorie di istituto di prima fascia e dunque alla risoluzione dei contratti che sono stati stipulati proprio attingendo dalle graduatorie nelle quali gli insegnanti erano presenti in attesa di essere chiamati all’insegnamento. La risoluzione, si legge nel provvedimento, è giustificata dal venir meno del titolo che era alla base del contratto.

mi. pr.

ROMA «Le mafie votano e fanno votare. Offrono voti e poteri alla politica. Per la politica è dunque venuta l'ora di firmare un “patto di civiltà” in nome della democrazia: tutti i partiti sottoscrivano un impegno solenne, un rifiuto esplicito di ricercare e ricevere il voto delle mafie». A lanciare l'appello è il ministro dell'Interno, Marco Minniti, in un'intervista a Repubblica. «Riina ha guidato due mafie: quella che si infiltra nelle pieghe dello Stato e quella che lancia allo Stato la sfida stragista. Ma alla fine ha perso», dice Minniti che rileva: «La morte di Riina non è la morte della mafia, che è cambiata, ferita, ma c'è». «Le mafie hanno ormai una perfetta dimensione glocal» e per combatterle c'è anche «una risposta internazionale. Con la strage di Duisburg abbiamo capito che una faida familiare a San Luca in Calabria può avere un esito nel cuore della Germania industrializzata. Per questo - afferma Minniti - è necessario varare al più presto una Procura europea antimafia e antiterrorismo ed eliminare in fretta le asimmetrie tra le diverse legislazioni sull'attacco ai beni mafiosi». A livello nazionale «questa guerra si vince con il concorso di tre “eserciti”. Il primo è lo Stato. Non dobbiamo abbandonare per un solo attimo la lotta. Questo significa ricerca dei latitanti: è essenziale arrestare Matteo Messina Denaro. Significa attacco ai capitali mafiosi: era essenziale approvare il nuovo Codice antimafia», spiega il ministro. Il secondo esercito sono i cittadini, perché «senza partecipazione popolare questa guerra non si vince». Il terzo è la politica, che è «il vero cuore del problema». Occorre che «tutte le forze politiche si impegnino a non ricercare e a rifiutare il voto delle mafie. E sarebbe bello - conclude Minniti - che avvenisse con un atto pubblico, solenne e fondativo di un nuovo rapporto tra la politica e il Paese».

CATANZARO Antichi paesaggi e vedute di una Calabria ormai perduta sono stati al centro dell’incontro organizzato dal Fai, Fondo Ambiente Italiano, a Catanzaro. Domenico Zerbi, conservatore della Raccolta Zerbi, ha illustrato alcune delle centinaia di stampe che suo padre iniziò a collezionare e studiare nel secolo scorso. Stampe e illustrazioni in cui la Calabria, il suo mare, i suoi monti, le sue spiagge, i profili delle sue coste sono raccontati attraverso gli occhi degli artisti, degli studiosi che nei secoli hanno conosciuto la nostra regione.
Ad organizzare l’appuntamento, la presidente regionale del Fai, Annalia Paravati: «Vedere e leggere questi documenti attraverso la voce di chi li conosce così bene - ha detto -, ci ha permesso di cogliere gli aspetti più particolari dell’intera collezione. Conoscere questa collezione ci permette di sapere com’era e come si è trasformata nel corso dei secoli la nostra regione, quindi ci consente di conoscere la nostra storia».
L’evento organizzato dal Fai, ha permesso anche ai tanti partecipanti di scoprire da vicino la bellezza e il passato di uno dei palazzi storici di Catanzaro. Quel Palazzo Alemanni che, per metà di proprietà regionale, per anni ha ospitato gli uffici della Giunta e del governatore e ora ospita gli uffici della struttura commissariale per il Piano di rientro sanitario in Calabria e proprio la sede del Fai: «Il presidente Oliverio ci ha permesso di avere la nostra sede qui - ha detto ancora la presidente Paravati -, così vogliamo sfruttare questa occasione per consentire alla città di Catanzaro di conoscere uno dei suoi palazzi più importanti, vogliamo quindi restituirlo alla cittadinanza attraverso iniziative come la visita guidata di questa sera o come la mostra allestita dai ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro».
La mostra, dal titolo “Book of Beauties - Il viaggio, il tessuto, l’identità” (aperta da martedì a sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 16:30 alle 19:30, fino al prossimo 25 novembre) è partita proprio dall’omonimo “Book of Beauties”, l’album di schizzi che l’artista inglese Arthur John Strutt (1819-1888) riempì nel suo viaggio tra Sicilia e Calabria nel 1838 e in cui raccontò le suggestioni regalategli dai costumi popolari calabresi attraverso un nucleo di acquerelli che ora fanno parte proprio della Raccolta Zerbi. Così, la mostra è un percorso nell’identità storica e artistica calabrese raccontata attraverso la tradizione tessile, un percorso che è stato realizzato anche grazie alla collaborazione di alcune aziende, di tradizione o moderne, del comparto tessile come lo storico Lanificio Leo di Soveria Mannelli, la cooperativa Nido di Seta di San Floro, la TessilArt di Tiriolo e la Tessiture Artistiche Caruso di San Giovanni in Fiore. I docenti dell’Accademia che hanno ideato la mostra sono Giuseppe Calderone, Angela Fidone e Maria Saveria Ruga.

 

Alessandro Tarantino
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COSENZA Due versioni non proprio coincidenti per un unico fatto: da una parte il Movimento 5 stelle, in particolare la deputata Dalila Nesci; dall'altra gli imprenditori iGreco. Al centro della contesa il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza (Igv) che l'Azienda ospedaliera di Cosenza, con delibera datata 17 ottobre, aveva affidato tramite un protocollo d'intesa alla iGreco Ospedali Riuniti srl, società che gestisce la struttura ex Sacro Cuore.

M5S: «ANDREMO FINO IN FONDO» «Il Movimento 5stelle – scrive in una nota Dalila Nesci, capogruppo dei grillini in commissione Sanità, che aveva sollevato la questione nei giorni scorsi – ha fatto revocare all'istante la delibera con cui l'Azienda ospedaliera di Cosenza aveva regalato alla privata iGreco Ospedali Riuniti il servizio di Interruzione volontaria di gravidanza chirurgica. Sulla vicenda, però, andremo sino in fondo come già annunciato. È singolare che a poche ore dal nostro intervento l'Azienda ospedaliera di Cosenza abbia fatto retromarcia su quella concessione, peraltro con inespresse motivazioni, frettolose quanto vaghe e direi criptiche». «Occorre accertare – prosegue la parlamentare 5stelle – il ruolo, rispetto alla riferita concessione, svolto dal dipartimento della Programmazione sanitaria, diretto dall'ex sub-commissario ad acta, Andrea Urbani, e gli atti autorizzativi della struttura commissariale e della Regione Calabria alla base della delibera dell'Azienda ospedaliera di Cosenza, revocata in tempi record grazie al controllo che abbiamo esercitato col solito tempismo e rigore». «Ribadisco – conclude Nesci – l'assoluta gravità della vicenda, che avuti gli atti potrà indurmi a chiedere le dimissioni immediate degli eventuali responsabili. Sarebbe bene che anche il governatore Mario Oliverio esaminasse le carte e si determinasse di conseguenza. Nel Servizio sanitario il privato integra il pubblico, che non può mai favorirlo, soprattutto con atti abusivi ed illeciti».

IGRECO: «POLEMICHE STERILI» La versione dei fatti fornita dagli imprenditori cosentini è invece un po' diversa. In una nota inviata al dg dell'Ao cosentina Achille Gentile, iGreco parlano di «sterili polemiche» e comunicano di voler recedere dal protocollo d'intesa «solo nella parte in cui si prevedeva la nostra disponibilità a sopperire alla mancanza totale di personale medico dell'Azienda ospedaliera di Cosenza nell'espletamento delle Igv chirurgiche». Gli imprenditori scrivono poi a Gentile di rimanere a disposizione nel caso in cui non si riuscisse a soddisfare tutte le richieste che arriveranno all'Azienda ospedaliera, «mentre proseguirà regolarmente – precisano iGreco – il servizio di Ivg chirurgica presso la nostra struttura in regime di accredimento e quindi senza alcun onere a carico delle pazienti».

LA RETROMARCIA La nota degli imprenditori è effettivamente richiamata nella delibera con cui Gentile e il suo management fanno dietrofront rispetto all'intesa sottoscritta da loro stessi esattamente un mese prima. Nella delibera si aggiunge inoltre di «dare mandato alla Direzione Medica di P.U. ed al Dipartimento Materno Infantile Interaziendale di avviare ogni utile tentativo per far fronte alle criticità, mediante specifici incontri finalizzati alla definizione di un protocollo d’intesa con l’Asp di Cosenza per le finalità specificate in premessa, al fine di soddisfare i bisogni e garantire le cure migliori nell’Area Materno Infantile».
Insomma le criticità rimangono. Ma nel provvedimento vergato dai vertici dell'Azienda ospedaliera c'è anche un'altra motivazione destinata a far discutere: oltre a prendere atto della volontà de iGreco di recedere dal protocollo, infatti, la dirigenza scrive di voler fare marcia indietro perché, «da un più attento esame», emerge che lo stesso protocollo non rientra «tra i compiti assegnati dai vari Dca (decreti del commissario ad acta, ndr) a questa Azienda». Tradotto: dopo le polemiche sollevate dal M5s, la direzione dell'Azienda ospedaliera si è improvvisamente accorta che quanto aveva deciso non rientrava in realtà nei suoi compiti.

s. pel.

VIBO VALENTIA La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per Pasquale Quaranta, 54 anni, di Santa Domenica di Ricadi, coinvolto nella operazione antimafia della Squadra Mobile di Vibo Valentia e della Dda di Catanzaro denominata “Peter Pan” scattata nel dicembre del 2012. Quaranta, ritenuto vicino al clan La Rosa di Tropea, è stato considerato in via definitiva il mandante dell'omicidio di Saverio Carone, avvenuto a Santa Domenica di Ricadi il 12 marzo 2004, e del ferimento a colpi di pistola di Pietro Carone, fratello di Saverio colpito il 6 giugno 2004 a Santa Domenica, e Ivano Pizzarelli, bersaglio a Tropea il 30 novembre 2002. Omicidi e tentati omicidi per i giudici avvenuti per ottenere il controllo mafioso sull'area di Santa Domenica di Ricadi interessata da alcuni lavori pubblici.

VIBO VALENTIA Un bambino di 7 anni di Paravati, frazione di Mileto, è rimasto ustionato cadendo nelle braci di alcune sterpaglie vicino casa che hanno fatto incendiare gli indumenti. Le ferite provocate dal fuoco hanno interessato gli arti e il viso. Il bambino è stato trasportato prima all'ospedale di Vibo e successivamente a quello di Lamezia Terme da dove e' decollato un velivolo dell'aeronautica militare che l'ha fatto arrivare all'ospedale Gemelli di Roma. Secondo quanto si è appreso il bimbo non sarebbe in pericolo di vita. Sulla dinamica dell'incidente stanno svolgendo accertamenti i carabinieri.

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