Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 12 Ottobre 2017

VIBO VALENTIA La condanna a 30 anni di reclusione è stata chiesta dal pm Benedetta Callea nei confronti di Alex Orfei, di 32 anni, titolare di un circo, nel processo con rito abbreviato per l'omicidio del circense Werner De Bianchi, avvenuto il 12 agosto del 2016 a Santa Domenica di Ricadi. Omicidio commesso, secondo l'accusa, in concorso con tre romeni, dipendenti del circo dello stesso Alex Orfei, sotto processo anche loro ma con rito ordinario davanti la Corte d'Assise di Catanzaro. Il pm Callea ha svolto una lunga requisitoria ripercorrendo dettagliatamente tutte le fasi del delitto e illustrando le circostanze che l'hanno preceduto, caratterizzate dal logoramento del rapporto tra Alex Orfei e la vittima. Il pubblico ministero ha sostenuto anche l'aggravante della premeditazione che avrebbe indotto l'imputato, spalleggiato dai suoi complici, ad aggredire De Bianchi con spranghe ed un coltello. Fu la stessa vittima, prima di morire nell'ospedale di Vibo Valentia, ad indicare Orfei come il responsabile dell'aggressione mortale. La prossima udienza del processo, fissata per il 16 novembre, sarà riservata all'arringa del difensore di Orfei, l'avvocato Salvatore Staiano.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La requisitoria del pm Callea della Procura di Vibo riguarda il processo con rito abbreviato. L’omicidio di Werner De Bianchi avvenne il 12 agosto del 2016
Giovedì, 12 Ottobre 2017 18:40

Rosarno, sigilli ai beni dei Cacciola

REGGIO CALABRIA Beni immobili e prodotti finanziari riconducibili a Francesco Cacciola sono stati sequestrati dai carabinieri del comando provinciale di Reggio. L’uomo è ritenuto dagli inquirenti, elemento di spicco del clan “Cacciola-Grasso”, operante nel territorio di Rosarno ma con ramificazioni sia nel Nord Italia sia all’estero.
Il provvedimento, eseguito dai militari, trae origine dagli sviluppi dell’operazione “Scacco matto- Mauser”, conclusa dall’Arma reggina in più riprese fra il 2014 e il 2016, che vedeva Cacciola indagato per associazione finalizzata alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti. Accusa per la quale il destinatario del provvedimento di sequestro di beni ha riportato una condanna in primo grado a oltre 9 anni di carcere.
Proprio nel 2016, nell’abitazione oggetto del sequestro eseguito dai carabinieri veniva scoperto un nascondiglio tipo “bunker”, cui si accedeva dalla camera da letto dei figli, creato dall’uomo per sottrarsi a eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Francesco Cacciola è fratello di Domenico, alias “Sorriso”, scomparso nella notte tra il 17 e il 18 agosto 2013, probabilmente vittima di “lupara bianca” a causa di una relazione extraconiugale con Francesca Bellocco, legata all’omonimo casato mafioso e anche lei irrintracciabile nel corso della stessa notte. Per la scomparsa della donna sarà poi condannato all’ergastolo il figlio di lei, Francesco Barone, mentre restano ancora oscuri i particolari della scomparsa del suo amante.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I carabinieri hanno sequestrato immobili e prodotti finanziari riconducibili a Francesco. È il fratello di Domenico, alias “Sorriso”, presunta vittima di lupara bianca a causa di una relazione extraconiugale con Francesca Bellocco

LAMEZIA TERME La Commissione speciale contro la ‘ndrangheta in Calabria si è riunita, nella mattinata di giovedì, presso una delle sedi della cooperativa “Progetto Sud” di don Giacomo Panizza.
La seduta, condotta con le caratteristiche dell’indagine conoscitiva, si è tenuta a porte chiuse ed è stata organizzata da Arturo Bova (Dp), presidente della commissione, all’indomani dell’ennesimo atto intimidatorio subito da una delle cooperative appartenenti al mondo di “Progetto Sud”. Al suo fianco, Franco Sergio (Oliverio presidente). La seduta è stata dunque interamente dedicata alla recrudescenza degli episodi delitttuosi in danno di imprenditori, cooperative e associazioni che gestiscono beni confiscati alla ‘ndrangheta. 
Nel corso dell’incontro sono stati stati ascoltati don Giacomo Panizza, don Ennio Stamile, coordinatore regionale di Libera, Angela Robbe, presidente regionale di Lega Coop, e Maria Teresa Morano, architetto e presidente dell’associazione antiracket “Professionisti Liberi Calabria”. L’indagine si è protratta, a porte chiuse, per circa tre ore.
Al termine della seduta, Bova ha sottolineato: «C’è un nuovo corso che vogliamo dare alla politica, con la Regione che dimostra di voler uscire dal palazzo per svolgere il proprio compito all’interno di un luogo-simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Ci troviamo in un bene confiscato, uno di quei beni considerati il simbolo del potere della criminalità organizzata: è facile quindi comprendere l’importanza di tenere una seduta della commissione antindrangheta proprio qui. Oggi si vuole quindi dimostrare che è finito il tempo in cui la buona politica si mantiene distante dai temi importanti: stiamo dimostrando ai cittadini che alle parole seguono i fatti».
La seduta della commissione contro la ‘ndrangheta arriva all’indomani dell’approvazione, in commissione Affari generali proprio del Testo unico proposto da Bova per la lotta alla criminalità organizzata, che ora dovrà approdare in commissione Bilancio: «In questi mesi abbiamo lavorato per migliorarlo rispetto alla prima stesura grazie ai contributi pervenuti da tutti coloro i quali sono stati ascoltati dalla commissione e sono convinto che si tratti di un testo che, così com’è stato strutturato, sarà in grado di fornire ad amministratori, enti locali e imprenditori una serie di strumenti realmente utili contrastare l’illegalità e la criminalità organizzata. Siamo riusciti a trovare coperture importanti, circa 6 milioni di euro, grazie alle quali la legge potrà essere realmente operativa. È una copertura notevole con la quale, ci tengo a sottolinearlo, taglieremo sagre e manifestazioni per favorire invece il sostegno reale agli imprenditori e alle vittime della mafia».

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La commissione si è riunita in una delle sedi di Progetto Sud. Bova: «Inaugurato nuovo corso della Regione». Novità anche sulla legge contro la criminalità: «Disponibili 6 milioni»

CATANZARO «Abbiamo deciso di chiedere ufficialmente un incontro urgente al presidente della giunta regionale, Mario Oliverio». A scriverlo sono i lavoratori dei settori amministrativo e manutenzione dell'ente in house della Regione Calabria.
«La crisi profonda in cui versa la Fondazione Terina - scrivono -, unico ente di ricerca della Regione, impone infatti una presa di coscienza e provvedimenti immediati. Non si può più rimandare la soluzione di questo annoso problema: il governo regionale non può più limitarsi a dire di avere ereditato un ente allo sfascio. Dopo tre anni non è accettabile questa indifferenza verso i lavoratori e verso uno dei laboratori più attrezzati d’Italia in materia di sicurezza e qualità agroalimentare, guarda caso in un settore chiave per l’economia calabrese».
«In altre parti d’Italia e d’Europa le nostre strumentazioni avanzate costituirebbero il perno della innovazione e dello sviluppo dell’agroalimentare di qualità, qui in Calabria invece fanno la muffa – si legge nella nota dei lavoratori -, anche per colpa di burocrati e politici grigi che neanche li conoscono. Un elemento ulteriore di vergogna nazionale che non mancheremo di evidenziare con proteste fortissime se l’esecutivo guidato da Mario Oliverio continuerà ad ignorarci. Non è possibile che gli impegni messi nero su bianco dalla regione in tutti questi anni, dopo estenuanti lotte e scioperi estremi, debbano rimanere lettera morta».
«Oggi siamo esattamente allo stato in cui ci trovavamo anni fa. E questo perché la regione non ha sentito l’obbligo civile e morale, prima ancora che istituzionale di applicare la normativa contenuta nella legge di riordino 24 del 2013 che su Terina dispone con chiarezza, tracciando un senso ben preciso.
Nel frattempo l’ente di fatto è in default, gli arretrati stipendiali sono quattro, le sue potenzialità sono paralizzate. È uno stato di cose che offende i lavoratori, la città di Lamezia Terme e un’intera regione che non può beneficiare di un autentico gioiello dell’innovazione quali sono i nostri laboratori».
«Chiediamo, pertanto, al presidente Oliverio di riceverci con urgenza per attuare subito le uniche proposte possibili, peraltro coerenti con la legge di riforma e con il buon senso: pagamento immediato degli stipendi, trasferimento del personale ad altri enti, acquisizione dei beni immobili fruttiferi e dei laboratori della Fondazione da parte di altre strutture regionali, prima che le relative strumentazioni costate milioni di euro diventino obsolete. Non consentiremo più, d’ora in avanti – concludono i lavoratori -, che alcuni burocrati insensibili e scollati dal tessuto sociale calabrese si limitino a dire che una legge di riordino applicata per altri enti non possa invece attuarsi per la Fondazione. Il tempo del “non si può” è finito».

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I dipendenti del settore amministrativo e manutenzione chiedono una «presa di coscienza e provvedimenti immediati». Un incontro per «attuare proposte possibile prima che gli strumenti diventino obsoleti»

È partita in questi giorni la campagna di “Trenta ore per la vita” per raccogliere fondi a sostegno della ricerca di una diagnosi e cura più efficace per individui affetti da epilessia. C’è anche il Policlinico universitario di Catanzaro insieme con il Gaslini di Genova, il Meyer di Firenze e l'Ospedale Bellaria di Bologna tra i quattro importanti centri clinici di eccellenza nella cura delle epilessie coinvolti nel progetto. I dati raccolti nei quattro centri saranno condivisi grazie a un unico database centrale. Il progetto mira a identificare e caratterizzare le basi genetiche associate a varie forme di epilessia e sindromi epilettiche, che porti nel prossimo futuro ad ottimizzare le terapie partendo dalle cause.
Come sottolineato dal prof. Antonio Gambardella, coordinatore del gruppo per la diagnosi e cura delle epilessie presso l’U.o. di Neurologia dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, l’innovatività dello studio risiede nelle tecnologie utilizzate, nel loro potenziale di scoperta e nel carattere collaborativo del programma. «Approfondire le cause genetiche delle epilessie – si legge in una nota – non soltanto darà contributi di tipo diagnostico, ma aprirà nuovi scenari terapeutici in materia di epilessia con terapie personalizzate “su misura” a seconda delle caratteristiche specifiche di ciascuno».
Il rettore Aldo Quattrone, anche in qualità di direttore della Clinica Neurologica dell’università, esprime il proprio «vivo compiacimento per il coinvolgimento del centro universitario di epilessia, che conferma, ancora una volta, come le Scienze Neurologiche costituiscano una realtà scientifica di eccellenza dell'Università degli studi di Catanzaro riconosciuta a livello nazionale ed internazionale».
Anche il prof. Giovambattista De Sarro, che da oltre un trentennio si occupa della identificazione di nuove molecole per la cura delle epilessie, plaude al riconoscimento del centro di epilessia del policlinico universitario catanzarese tra i quattro centri clinici di eccellenza in Italia. Aggiunge, inoltre, che «sebbene l’epilessia sia una malattia conosciuta sin dall’antichità, ancora oggi alcuni meccanismi coinvolti nella patogenesi della malattia rimangono ignoti; la strada da percorrere è ancora lunga ma c'è fiducia in un continuo miglioramento delle terapie».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Assieme al Gaslini di Genova, al Meyer di Firenze e all'ospedale Bellaria di Bologna anche il Policlinico universitario di Catanzaro è tra i centri clinici di eccellenza coinvolti nell'iniziativa

La Regione Calabria, in ottemperanza al Piano di revisione straordinaria previsto dalla Legge n.175/2016, ha fatto bene a dismettere la propria partecipazione in 19 società, se le ha ritenute dispendiose ed inutili rispetto ai propri obiettivi istituzionali.
Meno convincente appare la deriva commissariale di alcuni enti, come il Corap o la Fondazione Terina, che dalla Legge regionale n.24/2013 avrebbero dovuto ottenere un grande slancio ed invece, a distanza di circa 3 anni dall’insediamento del presidente Oliverio, sono ancora in attesa di stabilità istituzionale. L’avvicendamento periodico dei commissari,  mi pare che siamo al quarto, al netto del valore degli stessi, rischia di produrre alla Fondazione Terina danni irreversibili su più fronti. Innanzitutto, degli oltre 10 milioni di euro spesi tra attrezzature tecnologicamente avanzate, formazione del personale e patrimonio edilizio, nulla viene messo a regime per la ricerca agroalimentare, con il risultato che l’enorme potenziale dei sofisticati macchinari pagati con soldi pubblici resta inespresso e non viene messo a servizio delle imprese agricole calabresi. 
Ancora più grave la situazione dei lavoratori, lasciati da mesi senza stipendio ed in attesa di una rivisitazione dei rispettivi ruoli professionali, che non è una loro velleità ma è più banalmente la previsione della Legge regionale n.24/2013. I lavoratori della Fondazione Terina restano in un limbo funzionale, senza prospettiva di sviluppo o ricollocazione, subendo peraltro l’oltraggio mensile del mancato versamento della retribuzione. Anche il Corap sembra non avere risolto gli annosi problemi di alcune Asi ed allo stesso tempo non ha elaborato una politica industriale da mettere al servizio delle imprese calabresi, mentre si ritarda incomprensibilmente il bando che dovrebbe selezionare il vertice e si protrae all’infinito l’interludio commissariale che, soprattutto utilizzando dirigenti interni alla Regione, dovrebbe essere breve. Anche su questo punto, il presidente e la giunta regionale stanno continuando a sbagliare, chiamando, alla guida di enti importanti, dirigenti regionali obliterati dal lavoro interno alla Regione, che inevitabilmente vivono l’esperienza di amministratori con spirito dopolavoristico, senza nulla togliere alla loro abnegazione professionale. 
Ci saremmo attesi all’inizio della legislatura un bando che mettesse fine alle gestioni commissariali ed all’utilizzazione, anche come presidenti, di dirigenti regionali che non dedicano il tempo necessario alle politiche industriali, agroalimentari, finanziarie della Regione Calabria, finendo poi col danneggiare principalmente chi dovrà rendere conto di tali politiche e cioè il presidente Oliverio.

*coordinatore regionale di Direzione Italia

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello di Luigi Muraca*

CATANZARO «La deputata M5s Dalila Nesci, capogruppo del partito in Commissione Sanità alla Camera, ha chiesto alla Regione il registro delle presenze, relativo agli ultimi sei mesi, degli addetti di Kpmg, advisor dei conti del Piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria». Lo riferisce un comunicato della parlamentare nel quale si precisa che la richiesta è stata fatta «con una nota indirizzata al dg facente funzioni del dipartimento regionale Tutela della Salute, Bruno Zito, per conoscenza trasmessa anche al governatore della Calabria, Mario Oliverio, e al Collegio dei revisori della Regione». 
«Sul lavoro di Kpmg - sostiene Nesci - non si rinvengono elementi pubblici che consentano una oggettiva valutazione di merito. Va inoltre osservato che una ventina di laureati, magari calabresi, suddivisi tra dipartimento e Aziende della sanità, avrebbero potuto e potrebbero svolgere in tranquillità lo stesso compito affidato per milioni a Kpmg, anche a un quinto del costo complessivo». «Con interrogazioni, esposti alla magistratura e richieste formali al governatore Oliverio - è detto ancora nel comunicato - Nesci aveva già contestato l'assegnazione di servizi aggiuntivi a Kpmg e la vicenda del rinnovo del contratto con l'advisor, firmato dallo stesso Zito. Inoltre la parlamentare aveva già chiesto conto, al Governo nazionale ed a quello regionale, del lavoro svolto da Kpmg, soprattutto rispetto alle gravi criticità contabili nell'Asp di Reggio». 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La parlamentare 5 Stelle ha inviato una richiesta di chiarimenti al direttore generale Zito, al governatore Oliverio e al collegio dei revisori: lo stesso lavoro sarebbe potuto essere svolto da laureati calabresi
Giovedì, 12 Ottobre 2017 16:15

Uccise confinante, condannato a 16 anni

VIBO VALENTIA È stato riconosciuto colpevole di aver sparato contro un agricoltore nell'agosto dello scorso anno a San Calogero, nel Vibonese. Per tali motivi il gip del Tribunale di Vibo Valentia, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, ha condannato a 16 anni di reclusione l'imprenditore Cosma Damiano Sibio, 50 anni, di San Calogero, accusato di aver ucciso a colpi di pistola l'agricoltore Domenico Antonio Valenti, 74 anni, che si trovava a bordo della sua auto. 
La Procura di Vibo Valentia aveva chiesto la condanna all'ergastolo per l'imputato. Alla base del delitto, secondo l'accusa, i rancori legati ai confini di alcuni terreni in località San Pietro di San Calogero. La pubblica accusa contestava la doppia aggravante della futilità dei motivi nel fatto di sangue e la premeditazione, esclusa invece dal giudice. L'imputato era difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio. 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il Tribunale di Vibo ha inflitto la pena a un imprenditore 50enne ritenendolo colpevole di aver assassinato a colpi di pistola un agricoltore di 74 anni. Alla base del delitto una lite per i confini di alcuni terreni a San Calogero

CATANZARO Il CdA di Anas ha approvato il progetto definitivo del secondo tratto di circa 18 chilometri relativo al terzo Megalotto della strada statale 106 "Jonica", per un investimento complessivo di oltre 958 milioni di euro, al fine della successiva approvazione da parte del Cipe. 
Lo rende noto un comunicato di Anas. «L'approvazione del secondo tratto - prosegue il comunicato - segue a quella definitiva del Cipe dello scorso 2 agosto, con cui hanno preso il via le attività propedeutiche ai lavori per i primi 18 chilometri, per un costo complessivo di 276 milioni di euro. L'intero Megalotto 3 prevede un investimento complessivo di 1.234 milioni di euro e rappresenta l'anello mancante per il raggiungimento di un sistema integrato tra il corridoio adriatico, jonico e tirrenico. Infatti, si snoda dall'innesto con la statale 534 fino a Roseto Capo Spulico per circa 38 km, a doppia carreggiata, e si configura come uno degli elementi cardine nel progetto di trasformazione del Corridoio Jonico in un'infrastruttura stradale di grande comunicazione con funzione di collegamento dei litorali ionici della Calabria, della Basilicata e della Puglia». 
«Come già annunciato a settembre in Calabria - ha dichiarato il presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani - procediamo con la seconda approvazione che garantirà la realizzazione di un collegamento stradale di fondamentale importanza per l'intero versante jonico. La nuova infrastruttura ottimizzerà la mobilità dell'area, aumentando la velocità media di spostamento, riducendo il tempo di viaggio, conseguendo un risparmio nei consumi di carburante e una diminuzione delle emissioni inquinanti e favorendo il turismo nel territorio. Tutti questi fattori innescheranno rilevanti benefici socio-economici in favore della regione Calabria». 
«L'opera - è detto ancora nel comunicato - interessa, in provincia di Cosenza, i comuni di Cassano allo Jonio, Francavilla Marittima, Cerchiara di Calabria, Villapiana (nel tratto dei primi 18 km) e Trebisacce, Albidona, Amendolara e Roseto Capo Spulico (nel secondo tratto). Lungo il tracciato del terzo Megalotto saranno realizzati sei svincoli: Sibari, Cerchiara di Calabria - Francavilla, Trebisacce sud, Albidona - Trebisacce Nord, Roseto sud e Roseto nord; 3 gallerie naturali per una lunghezza complessiva di 4,8 km; otto gallerie artificiali per 3,5 km e 17 tra ponti e viadotti per una lunghezza complessiva di 6,2 chilometri. La realizzazione dell'ammodernamento della Jonica non si riduce ai 38 chilometri di tracciato stradale ma prevede anche interventi rivolti alla conservazione e valorizzazione delle testimonianze archeologiche dell'area di Sibari, oltre a opere connesse e interventi compensativi ambientali, sociali e territoriali». 




 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La società di gestione stradale ha approvato il progetto definitivo del secondo tratto. Prevede la realizzazione di 18 chilometri per un investimento complessivo di 958 milioni

VIBO VALENTIA Nove persone sono state rinviate a giudizio dal Gup di Vibo Valentia, Lorenzo Barracco, con l'accusa di avere sottoposto a maltrattamenti un anziano, Alfonso Mosca, di 80 anni, al punto da provocarne la morte. 
Le persone rinviate a giudizio sono dirigenti e unità di personale sanitario di una casa di riposo di Vibo, situata nel quartiere "Moderata Durant", dove si trovava ricoverato l'anziano. La prima udienza del processo è stata fissata per il 15 gennaio prossimo davanti la Corte d'Assise di Catanzaro, competente per il tipo di reato (maltrattamenti seguiti da morte) contestato ai nove imputati. I fatti risalgono al 2005. 
Secondo l'accusa, ciascuna delle persone coinvolte, nell'ambito delle proprie competenze specifiche, avrebbe omesso «di attivare il proprio potere-dovere di garantire in modo adeguato le cure al paziente non autosufficiente». In particolare, gli indagati avrebbero lasciato il paziente «sporco dei suoi escrementi», non fornendogli le prestazioni necessarie per impedire la formazione di piaghe da decubito.

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il Gup ha rinviato a giudizio personale sanitario e dirigenti di una casa di riposo di Vibo. Secondo l’accusa avrebbero omesso di garantire le cure a un 80enne fino a causarne il decesso
Pagina 1 di 3