Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 03 Ottobre 2017

REGGIO CALABRIA Il Cosenza si aggiudica con merito il derby con la Reggina. I lupi espugnano il Granillo con un gol di Mendicino al 55’ e scalano posizioni in classifica, allontanandosi dall’ultimo posto. La cura Braglia inizia a dare i suoi primi frutti proprio contro una squadra, la Reggina, che dopo il buon avvio di campionato deve arrendersi alla maggiore organizzazione di gioco degli ospito. Il Cosenza, almeno oggi, è sembrata una formazione più quadrata, capace di esercitare un buon controllo su tutto il match. Gli amaranto di Maurizi ci hanno comunque provato, riuscendo a impensierire la difesa del Cosenza con un paio di ripartenze veloci. Non sono bastate: i padroni di casa restano a bocca asciutta in uno dei derby più sentiti e iniziano a guardare con preoccupazione le prossime sfide di un campionato che la vede attualmente al decimo posto.  

CATANZARO VOLA Buon successo interno per il Catanzaro, che piega l’Akragas per 2-1. Decisive le reti nei primi venti minuti del primo tempo. Il primo ad andare in gol, al 5’, è Letizia. Dodici minuti dopo, il Catanzaro raddoppia grazie alla rete di Riggio. L’Akragas reagisce e al 35’ trova il gol di Sepe che accorcia lo svantaggio. Ma a chiudere i giochi definitivamente ci pensa Cunzi all’84’, che segna la terza rete e mette in cassaforte i tre punti. Nel pomeriggio buona prestazione del Rende, che in trasferta pareggia 1-1 con il Fondi. Per i calabresi è andato in gol Vivacqua (64’), i padroni di casa trovano la rete che vale il segno x con Mastropietro, all’83’. 

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  • Occhiello I lupi vincono 1-0 in trasferta. Decisivo il gol di Mendicino. Ottimo successo casalingo del Catanzaro contro l'Akragas (3-1). Nel pomeriggio il pareggio del Rende a Fondi

Caro direttore Paolo Pollichieni, ho letto con straordinario piacere i tuoi recenti editoriali sull’ufficio stampa della giunta regionale della Calabria, e ti esprimo ammirazione per l’incisiva semplicità con cui hai esposto i fatti. C’è un però: la faccenda appare ben più grave di quanto da te descritto, perché nella delibera in discussione sono presenti e evidenti altre anomalie.
Dopo la circostanza da te sottolineata nell’articolo secondo cui «in quell'elenco compare il nome…, come dipendente della Regione Calabria, requisito indispensabile per poter avanzare la propria candidatura ma anche requisito che… …non aveva e non ha», esiste un altro inquietante fatto. Cioè che la manifestazione d’interesse avviata con avviso del 31 dicembre 2014, non riguarda il posto di capo ufficio stampa, bensì la posizione semplice di “addetto stampa”.
Oggetto dell’avviso infatti – uso il copia e incolla tipico del mondo digitale – è “Manifestazione di interesse rivolta ai dipendenti di ruolo in servizio presso la giunta della Regione Calabria, per l'individuazione, ai sensi dell'art. 7, comma 6, letto b) del D.Lgs. n. 165/2001, di n. 8 unità di personale da assegnare all'Ufficio Stampa della Giunta della Regione Calabria”.
Nella premessa si osserva: «Ritenuto che sia necessario procedere… alla preventiva verifica, tra le risorse umane disponibili all'interno dell'amministrazione, della sussistenza di personale in possesso dei requisiti di legge per l'assegnazione all'ufficio stampa, ovvero, ai sensi dell'art. 9 della L.R.n.7/96, di "personale iscritto all'albo nazionale dei giornalisti".
Infine il dipartimento Personale «rende noto che è indetta una manifestazione d'interesse per l'individuazione, tra i dipendenti di ruolo in servizio presso la giunta della Regione Calabria, di n. 8 unità di personale, in possesso del requisito dell'iscrizione nell'albo nazionale dei giornalisti, da riassegnare, tramite mobilità volontaria, per la costituzione, ai sensi dell'art. 9 della L.R.n. 7/1996, dell'Ufficio Stampa così come previsto con D.G.R.n. 336 del 26 aprile 2010 e Dgr n. 350 del 10.05.2010».
Come sia stato possibile allora, che l’avviso indicasse un determinato profilo, e poi il relativo decreto di attribuzione di incarico si fosse riferito a un profilo superiore, ancora per me resta tutto un mistero. E dire che ho chiesto informazioni in merito, ripetute volte, secondo i parametri di legge, al direttore generale pro tempore del dipartimento Lavori Pubblici presso cui ancora presto servizio, senza avere mai ricevuto una risposta. Infine, e taglio qui, non è di poco conto la distinzione tra “addetto stampa” profilo espresso nell’avviso di mobilità interna, e “capo ufficio stampa”, che in Italia è incarico cui si accede esclusivamente per concorso pubblico di dirigente.
Ma pare che questo elemento sia del tutto sconosciuto nel dipartimento Personale e Organizzazione” della Regione Calabria che infatti nel corpo del decreto di “nomina” narra di ruolo da “capo ufficio stampa” e di ruolo di “redattore capo”. E infatti tu, caro Paolo Pollichieni, come sappiamo entrambi per comune attività professionale di giornalista, sei direttore di testata, mentre capo redattore è altro valente giornalista. Ma alla Cittadella di Germaneto di Catanzaro, oggi, prima via de Filippis, queste differenze non sono conosciute? Oppure fanno finta di non conoscerle?
Ps. Come è noto sono giornalista da qualche anno, e sono dipendente della giunta della Regione Calabria. Nel 2014-2015 ho partecipato alla selezione interna e ovviamente non possedendo il titolo di “amico di” sono stato escluso. Gli avvisi sono stati due. Nel primo, al momento di avanzare la candidatura, avevo ottenuto il nulla osta alla mobilità interna. Poi, l’anti vigilia di Natale, il dirigente presso il cui settore prestavo servizio, scrive al direttore generale, osservando che ero un funzionario indispensabile all’attività dell’ufficio, cosicché il nulla osta viene annullato. 
Nel frattempo, non bastando ciò, il primo avviso veniva annullato perché il dirigente si era sbagliato: non erano dieci i giorni concessi per candidarsi, ma quindici. Oggi avviene che molti avvisi prevedano fino a un massimo di sette giorni. Comunque, andiamo avanti. Il secondo avviso veniva emesso il 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno. Tento di presentare nuovamente la candidatura, ma inutilmente perché il 7 gennaio 2015, a conclusione delle festività natalizie e di nuovo anno, Epifania, apprendo che il nulla osta non c’è più, è nullo; con lo scontato esito che dei tre candidati, solo uno avesse riconosciuti validi i titoli, appunto il giornalista indicato nel titolo dell’articolo del Corriere della Calabria/L’altro Corriere.                                           

 

 *Giornalista

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  • Occhiello di Filippo Praticò*

SAN MARCO ARGENTANO Furto di medicinali, per un valore stimato di 250mila euro, ad opera di persone non identificate, la scorsa notte, nell'ex ospedale di San Marco Argentano, oggi Centro assistenziale primario temporaneo. I ladri, dopo aver infranto un finestrone, hanno raggiunto i locali in cui è ospitata la farmacia dell'ex ospedale impossessandosi dei medicinali.
Al momento si sta procedendo all'inventario e alla quantificazione dei medicinali asportati, tra i quali ci sono anche vaccini per bambini. Sul furto hanno avviato indagini i carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano. 

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  • Occhiello I ladri sono riusciti a entrare nella farmacia del presidio attraverso un finestrone. Sottratti anche vaccini per bambini
Martedì, 03 Ottobre 2017 19:50

"Borderland", Macrì va ai domiciliari

CATANZARO Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, in accoglimento dell’appello avanzato dall’avvocato Antonio Lomonaco, ha sostituito per Giuseppe Macrì – tratto in arresto nel corso dell’operazione antimafia Bordeland – la misura cautelare del carcere con quella dei domiciliari. L’operazione Borderland portò il 29 novembre 2016 all’arresto di 48 persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, violazioni in materia di armi, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni; tutti reati aggravati dalla modalità mafiosa e dalla finalità di avvantaggiare il clan Trapasso.
Secondo l’accusa Giuseppe Macrì sarebbe da inquadrare tra i partecipi della cosca di San Leonardo di Cutro con il compito di supporto alla consorteria, essendo «in contatto diretto con i vertici dell’organizzazione». Martedì il Riesame, accogliendo le ragioni della difesa, ha destinato Macrì a una misura meno afflittiva della detenzione in carcere.

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  • Occhiello Il presunto esponente della cosca di San Leonardo di Cutro lascia il carcere su decisione del Riesame. L'operazione portò all'arresto di 48 persone accusate di associazione mafiosa

CATANZARO Il dipartimento Tutela della salute della Regione Calabria comunica che nella giornata odierna è stato sottoscritto un accordo tra il medesimo dipartimento e l'Asp di Catanzaro per la realizzazione della nuova “Casa della Salute” di Chiaravalle.
Con l'intesa sottoscritta oggi si conclude l'istruttoria prevista dalle norme di settore. L'intesa odierna inoltre sarà trasmessa prontamente al commissario ad acta per il Piano di rientro, Massimo Scura. Si conclude dunque un tormentato iter, già definito precedentemente, e per il quale però si è reso necessario una nuova istruttoria in quanto l'originario progetto di ristrutturazione dell'ex presidio ospedaliero di Chiaravalle si è dimostrato inattuabile, per cui il Comune di Chiaravalle, con proprio atto, ha individuato un nuovo sito in cui costruire la nuova struttura.
Tale rimodulazione progettuale consentirà la costruzione di un nuovo manufatto, evitando così l'interruzione dei servizi afferenti alla “Casa della salute” resi ormai da tempo nell'attuale struttura.
Il sindaco di Chiaravalle, Domenico Donato, che da diversi giorni aveva occupato il presidio per chiedere un intervento urgente della Regione, subito dopo aver ricevuto la notizia al telefono dal governatore Oliverio, ha interrotto lo sciopero della fame.

«PUNTO DI RIFERIMENTO» Il consigliere regionale Sinibaldo Esposito commenta positivamente la sottoscrizione della convenzione: «Si tratta – afferma – del passo decisivo verso l'agognata soluzione di una travagliata vicenda la cui eco ha, negli ultimi giorni, portato alla ribalta, anche nazionale, la vicenda dell'istituzione di un così importante presidio socio-sanitario, che sembrava si fosse arrestata, per aspetti burocratici non meglio chiariti, proprio quando era prossima alla conclusione. Nei giorni scorsi sono stato molto vicino al sindaco di Chiaravalle, Mimmo Donato, che mi aveva manifestato la sua fermezza e la sua definitiva decisione di portare a conseguenze anche estreme la sua vibrata protesta, culminata in uno sciopero della fame. L'ho fatto con convinzione perché ho sempre creduto che questa struttura possa e debba diventare un punto di riferimento certo per la tutela del diritto alla salute di tutta la popolazione di un vastissimo comprensorio, che va dal Basso Ionio fino alla Preserre, che, dopo la dismissione dello storico ospedale di Chiaravalle, ha pieno diritto di ottenere quel presidio socio-sanitario che era stato già finanziato da anni, e per il quale, grazie alla sinergia tra le istituzioni competenti, è stata già individuata un'adeguata sede, di proprietà comunale, che consentirà di abbattere i costi che sarebbero stati necessari per la ristrutturazione del vecchio “S. Biagio”». «Desidero pubblicamente ringraziare – dice ancora il consigliere regionale – il presidente Oliverio, che ho personalmente incontrato prima della seduta odierna del Consiglio, per avere compreso che non era possibile dilatare oltre i tempi della stipula della convenzione, ricorrendo tutti i presupposti di legge, in primis la copertura finanziaria». Esposito assicura che continuerà a occuparsi personalmente della vicenda «per evitare che qualunque complicazione, di qualsiasi natura, possa nuovamente rallentare l'iter amministrativo della pratica».
«Sono sicuro – conclude – che, con la dovuta attenzione da parte di tutti i soggetti interessati, Chiaravalle avrà finalmente la sua “Casa della salute”, per poter garantire adeguata assistenza socio-sanitaria e importanti prestazioni terapeutiche alla popolazione».

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  • Occhiello Il dipartimento regionale e l'Asp di Catanzaro siglano la convenzione per la trasformazione del presidio. L'intesa sarà trasmessa al commissario Scura. Il sindaco Donato interrompe lo sciopero della fame. Esposito: «Soluzione di una vicenda travagliata»

CATANZARO Le intercettazioni che inguaiano il Catanzaro sono nel fascicolo di 300 pagine che la Procura di Palmi ha consegnato alla giustizia sportiva.  
La conversazione agli atti è del 15.5.2013. Avviene negli uffici di Cosentino, che sono monitorati dagli inquirenti per l’inchiesta sulla Gicos, società dell’ex presidente dei giallorossi. Sono passati dieci giorni dalla vittoria che ha consentito la promozione dei campani in Serie B. Il patron del Catanzaro parla con due personaggi al momento non identificati. Si tratta, secondo le indicazioni degli inquirenti, di gestori di un ristorante amici dello stesso presidente. E si discute anche della partita contro l’Avellino. È, questa, la parte in cui indirettamente l’ex presidente del Catanzaro tira in ballo la formazione irpina. Ma agli atti, nel fascicolo di oltre 300 pagine, redatto dalla Procura d Palmi, non ci sono altre conversazioni che alimentano dubbi su quella partita. Il che potrebbe essere un elemento a favore per la società biancoverde. 
«Ma poi un’altra domanda – dice uno dei due interlocutori di Cosentino –. Che è successo con l’ultima partita in casa? Si che sono… erano… si vedevano uno spessore più alto». 
Il presidente risponde così: «Figli di puttana, sono venuti loro a trovarmi a me. Tutti e due i presidenti che noi siamo amici, sono due presidenti là… eeee. Presidente allora a noi il punto ci serve, facciamo il pari?. E vabbè (incomprensibile), a noi il pareggio ci sta pure bene». 
«I ragazzi lo sapevano – dice ancora l’ex presidente –, io mi sono incazzato con i ragazzi perché… se questi… quando questi hanno sentito che il… il Perugia vinceva 3-0, per noi il risultato non cambiava lo stesso perché noi eravamo salvi, però la parola è parola, praticamente poi i ragazzi non (incomprensibile…) più niente e gli hanno dato la partita». È a quel punto che Cosentino chiude la conversazione: «E poi nello spogliatoio ho fatto l’ira di Dio (incomprensibile)…». E qui finiscono gli atti e cominciano i guai.

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  • Occhiello Le intercettazioni della Procura di Palmi inguaiano l’ex presidente Cosentino: «Figli di p..., sono venuti loro a trovarmi»

ROMA Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha richiesto - a quanto si apprende - la sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori ruolo organico della magistratura di Gaetano Maria Amato, il giudice in servizio alla Corte d'appello di Reggio Calabria arrestato ieri a Messina per pornografia minorile. Nei suoi confronti il gip della città dello Stretto, su richiesta del procuratore Maurizio De Lucia e dell’aggiunto Giovannella Scaminaci, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

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  • Occhiello Il ministro della Giustizia ha chiesto il collocamento fuori ruolo per Gaetano Maria Amato, il magistrato in servizio alla Corte d'appello di Reggio finito in manette a Messina

COSENZA Alle domande del pubblico ministero Domenico Assumma, il pentito Ernesto Foggetti ha risposto con parecchi «non lo so» e «non ricordo». È stato ascoltato nel corso del processo “Apocalisse” che vede come principale imputato Marco Perna reo, secondo l'accusa, di aver organizzato un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti a Cosenza. Oltre a Marco Perna, nell'ambito dell’indagine della Dda di Catanzaro, scattata nel novembre nel 2015, sono stati emessi dei provvedimenti di fermo nei confronti di diciannove persone.

L’AUTOLAVAGGIO DI SERRA SPIGA Tenendo conto della ricostruzione fatta da Foggetti, il centro operativo del gruppo capeggiato da Marco Perna sarebbe stato in un primo momento l’autolavaggio di proprietà dello stesso Perna nella zona di Serra Spiga di Cosenza, in un secondo momento l’altro luogo dove avvenivano le riunioni sarebbe stato il campetto da calcio sempre nella stessa località. «Se dovevi parlare con Marco Perna o comunque chiedergli qualcosa – ha detto Ernesto Foggetti – l’autolavaggio era il posto dove ci si doveva recare. Era il posto deputato alle riunioni. Anche nel campo di calcetto avevano una piccola stanza dove erano soliti riunirsi. Quando ero ancora nel clan Bruni – ha aggiunto il pentito – all’autolavaggio ho portato un orologio a Marco Perna per estinguere una porzione di debito che avevo con lui». Il punto di riunione, sempre stando a quanto raccontato da Foggetti, era funzionale alle aree in cui avveniva il traffico di sostanze stupefacenti. «Serra Spiga, Castrolibero, San Vito, alcune zone della Presila e Mendicino. Erano queste le zone – dice Foggetti rispondendo alle domande del pm – nelle quali si sviluppava principalmente il mercato dei Perna». Serra Spiga era anche il centro di arrivo delle sostanze stupefacenti: «Quando ho ceduto i miei 15 chili di droga a Serra Spiga è arrivata con un camion di Ecologia Oggi».

LA “NOMINATA” «È risaputo che chi in quegli anni (2008-2014, ndr) fosse vicino a Perna non avrebbe avuto bisogno di nulla». Foggetti, collegato in videoconferenza, ha scandito il suo racconto al pm Assumma come se stesse raccontando gli episodi di una serie tv. Nonostante in alcuni tratti abbia dato l’impressione di non avere una perfetta conoscenza dei fatti, in altri ha raccontato spedito: «Parliamo di un gruppo totalmente autonomo. Un gruppo che si occupa non soltanto di droga. Se una delle persone vicine al gruppo si trova in carcere comunque viene assistito. Se uno ha bisogno della macchina gli viene fornita. Andava per “nominata” Marco Perna che si comportava sempre bene con le persone che aveva a suo fianco, il buon atteggiamento ovviamente veniva ricambiato». Riprendendo quanto detto e incalzato dalle domande del pm e dalle opposizioni dei difensori, Foggetti ha quindi ribadito: «La nominata era questa, Marco Perna non faceva mancare niente a nessuno».

LE ARMI Secondo quanto raccontato da Foggetti in aula dinnanzi al giudice Di Dedda, nella disponibilità del gruppo Perna non ci sarebbero stati soltanto gli stupefacenti ma anche delle armi. «Mi ricordo che mi dissero che a disposizione c’erano anche delle armi, anche se non ricordo in che luogo venivano custodite».
Nella prossima udienza Ernesto Foggetti dovrà rispondere alle domande dei difensori, mentre è stato rinviato l’esame di Adolfo Foggetti che sarà comunque ascoltato prima della fine del 2017.

Michele Presta
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  • Occhiello La testimonianza del pentito Ernesto Foggetti nel corso del processo “Apocalisse”. Al centro dell'inchiesta della Dda lo spaccio di stupefacenti a Cosenza e nell'hinterland. I traffici all'autolavaggio, le armi e la “nominata” di Marco Perna: «Ai suoi non faceva mancare niente»
Martedì, 03 Ottobre 2017 19:16

Scompare un uomo a Santa Domenica di Ricadi

RICADI Da questa mattina non si hanno più notizie di un uomo di 55 anni, Antonio Tripodi, di Santa Domenica di Ricadi. Dopo l'allarme lanciato dai familiari sono scattate le ricerche, al momento senza esito, da parte dei vigili del fuoco e dei carabinieri. 
Il figlio di Tripodi, Giuseppe, ha lanciato un appello su Facebook chiedendo che chiunque abbia visto il padre si metta in contatto con la famiglia e con le forze dell'ordine. 

 

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  • Occhiello Le forze dell’ordine sono alla ricerca di Antonio Tripodi, un commerciante di 55 anni. A dare l’allarme il figlio

FIRENZE Sequestrate dai carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze 111 opere, per un valore di circa 2 milioni di euro. Le indagini che hanno permesso di recuperare i beni culturali sono scattate a seguito di accertamenti sull'attività di un rigattiere di Lucca di 48 anni, già denunciato nel giugno 2016 per ricettazione, adesso sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora si richiesta della procura di Lucca diretta da Pietro Suchan. 
Denunciate per ricettazione altre due persone. Secondo quanto ricostruito, il rigattiere commerciava le opere abusivamente, agganciando i clienti in occasione dei mercati dell'antiquariato in tutta Italia. Dei beni sequestrati, 50 sono stati rubati in occasione di 24 furti commessi tra il 1993 e il 2012 in chiese, edifici pubblici e privati in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Campania, e Calabria. Tra queste, elementi di marmo con decorazioni risalenti al XVII e XVIII secolo, statuette in legno dorato, un tabernacolo, un'acquasantiera, una porta a doppio battente e dipinti realizzati tra il XVI e il XVII secolo, tra i quali una natura morta del XVI secolo attribuita a Jacobs Cornelius Delft e rubata nel 2012 a Forte dei Marmi (Lucca). Verifiche sono poi in corso per ricostruire la provenienza di 61 tra reperti archeologici e monete di epoca romana, sequestrati in provincia di Treviso. Parte delle opere risultate rubate è stata trovata nell'ottobre del 2016 in tre depositi clandestini nel comune di Capannori (Lucca). Altre nel marzo di quest'anno, grazie ad accertamenti scattati dopo la segnalazione di uno storico dell'arte di Siena. Lo scorso settembre altre opere sono state recuperate a Lucca, Livorno e nel Trevigiano. Nel corso delle perquisizioni, sono state trovate anche alcune immagini di due opere d'arte rubate, che il rigattiere ha tentato di rivendere e che erano state fotografate nella sua abitazione e da lui proposte in vendita via mail ai clienti. 

 

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  • Occhiello Tra i beni sequestrati dai carabinieri a un rigattiere di Lucca ci sono alcune opere rubate tra il 1993 e il 2012 in chiese e monumenti pubblici in regione
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