Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 05 Ottobre 2017

REGGIO CALABRIA «Uno spaccato assolutamente desolante» e «assolutamente preoccupante circa le ricadute sulla salute pubblica». Così il pm Francesco Ponzetta, che insieme al procuratore aggiunto Gaetano Paci ha coordinato l’indagine Metauros, sintetizza gli esiti dell’indagine sulla Iam, la società che a Gioia Tauro gestisce l’impianto di depurazione delle acque, per anni impegnata in una «spregiudicata attività di inserimento nel circuito alimentare, tramite la destinazione alla produzione di compost destinato ad essere usato come concime nell’agricoltura, di rifiuti che non essendo allo stesso destinati possono avere effetti nocivi».

INDAGATI I VERTICI DELLA IAM Per questo sotto indagine, con la pesante accusa di associazione finalizzata al traffico illecito di rifiuti, sono finiti dirigenti e tecnici della Iam. Avvisi di garanzia sono arrivati all’indirizzo dell’ex amministratore delegato, Domenico Mallamaci, e dei suoi successori, Domenico Arcuri, prima e Andrea Massimo Bolognesi poi, del presidente del cda, Giuseppe Fragomeni, del componente del cda, Francesco Giugno, del responsabile tecnico dell’impianto, Carmelo Calabrò, e della responsabile tecnica della Iam con delega alla normativa ambientale, Maria Rosa Bertucci.

CAMPI AVVELENATI  Ma sotto inchiesta sono finiti anche i patron delle società siciliane e calabresi che hanno fatto da intermediarie o hanno acquistato direttamente dalla Iam fanghi e rifiuti provenienti dal trattamento delle acque reflue civili e industriali destinandoli illecitamente alla produzione di compost, uno dei più utilizzati fertilizzanti in agricoltura. Traduzione, sui campi è finto compost, «frutto del trattamento fisico-chimico di rifiuti liquidi, fra cui il percolato di discarica.

LE SOCIETA’ COINVOLTE Per questo motivo, avvisi di garanzia sono stati recapitati a Luigi Bagalà, amministratore unico della società di intermediazione Eurocome, già inciampato nell’indagine Cumbertazione; Giuseppe Barreca, amministratore unico della società di trasporto e intermediazione BM service, gestita di fatto da Francesco Bagalà, l’imprenditore reggino fermato e finito in carcere per ordine della Dda; Giuseppe Monaco, amministratore unico della società di compostaggio Ofelia Ambiente; Enrico Musumeci, amministratore unico della società di intermediazione Meta Service e socio proprietario della Raco, che si occupa di compostaggio; Davide Zannini, che della Raco è amministratore unico; Pietro Foderà, presidente del cda della società di compostaggio Sicilfert; Ferdinanda Romeo, amministratore unico della società di compostaggio Biomatrix, Domenico Giuseppe Savastano, amministratore unico della Biosistemi, altra realtà attiva nel settore del compostaggio; Sebastiano Morello, amministratore unico della “Produzione e recupero inerte Morello Sebastiano e Concetta Marotta, amministratore unico della Irecom. Molte di queste ditte  già in passato sono state colpite da sequestri e confische, ma cessata l’efficacia della misura, sono tornate a svolgere esattamente l’attività. 

a.c.

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Per il pm, dalle indagini sulla società che a Gioia Tauro gestisce l’impianto di depurazione delle acque, emerge uno spaccato «desolante» e «assolutamente preoccupante circa le ricadute sulla salute pubblica». I nomi degli indagati

GIOIA TAURO Nella Piana di Gioia Tauro, anche colossi industriali come Veolia e Termomeccanica si sono piegate al regime imposto dal clan Piromalli. Le società che si sono avvicendate nella gestione del termovalorizzatore di Gioia Tauro - emerge dall’inchiesta Metauros – hanno pagato regolarmente sontuose tangenti alla ‘ndrangheta. Tutta. Perché – ha svelato l’operazione Metauros - il ciclo dei rifiuti in Calabria è stato per decenni – e forse è ancora - un affare di tutti i clan. E tutti i clan ricevevano una quota delle estorsioni che le società che si sono avvicendate nella gestione dell’impianto sono state costrette a pagare.

MAZZETTE NASCOSTE FRA I COSTI DI GESTIONE Il sistema per nascondere il pagamento delle tangenti era semplice. Tanto Termomeccanica, come Veolia hanno pagato senza battere ciglio la “tassa” imposta dai clan, nascondendola fra i “costi di impresa”, tutti regolarmente fatturati, relativi al trasporto dei rifiuti dai quattro punti di raccolta all’impianto. Un servizio totalmente in mano alla ‘ndrangheta. Ad effettuarlo era infatti un consorzio di imprese dei clan, creato dall’ex sindaco di Villa San Giovanni Rocco La Valle, per meglio dividere le estorsioni fra tutte le famiglie di ‘ndrangheta coinvolte nell’affare.

IL SISTEMA Il meccanismo di raccolta e spartizione era sofisticato e prevedeva diversi passaggi. Grazie alle sovrafatturazioni, le imprese di trasporto incassavano le estorsioni mascherate da “costi di impresa”, quindi restituivano in contanti parte del denaro ai collettori delle estorsioni, identificati dagli investigatori in Lavalle o nella sua testa di legno, Francesco Barreca, formale titolare della BM. L’ex sindaco,si occupava poi di girare il denaro all’avvocato Giuseppe Luppino quindi, dal 2008 in poi, ai fratelli Pisano, che a loro volta lo giravano ai Piromalli.

LA TASSA PER L'AMBIENTE Un sistema rodato di cui i dirigenti locali di Veolia e Termomeccanica – emerge dalle carte -erano perfettamente a conoscenza. Ci pensava La Valle a informarli. Pur non avendo alcun ruolo formale nell’Ecofal, intestata al fratello Egidio e al cugino Franco, l’ex sindaco si presentava agli incontri con i rappresentanti dei due colossi come gestore di fatto dell’azienda capofila del consorzio dei trasportatori. Senza mezzi termini, né rossori l’ex primo cittadino segnalava la necessità di onorare anche quella che definiva la “tassa per l’ambiente” per poter lavorare in tranquillità senza subire danneggiamenti e intimidazioni.

AFFARE MILIONARIO Per le due multinazionali, il tributo imposto dai clan significava versare circa 30 euro a viaggio per ogni camion che dai quattro centri di raccolta – Rossano, Sambatello, Siderno e Crotone - arrivasse a Gioia Tauro per conferire rifiuti. Un business che investigatori ed inquirenti non sono ancora riusciti a quantificare con precisione, «ma certamente pari – si legge nei capi di imputazione -a centinaia di miglia di euro all’anno». Che Veolia e Termomeccanica pagavano senza battere ciglio.

«PAGHIAMO PER IL QUIETO VIVERE» «Per il quieto vivere….per l’ambiente facciamo così …e non se ne parla più» ha detto ai magistrati nel tentativo di spiegare l’atteggiamento dell’azienda Romolo Orlandini, responsabile di Termomeccanica, che ha incontrato La Valle in occasione della trattativa inerente i servizi di trasporto. È stato proprio l’ex sindaco – ha detto il dirigente della multinazionale – a mettere sul piatto la richiesta estorsiva. «Mi è stato detto: “Però, su questa cifra bisognerebbe mettere un qualcosina”. È stata una cosa molto vaga… uso il termine che è stato usato… “per l’ambiente”».

LA “LEZIONE” DEL MASTRO Molto meno sottili sono state le ritorsioni dei clan quando i pagamenti saltavano o avvenivano in ritardo. Pur di ottenere il denaro, nel 2009 il mastro Giuseppe Commisso nel 2009 ha paralizzato il servizio di raccolta rifiuti, lasciando tutta la fascia jonica letteralmente sommersa di spazzatura.  

Alessia Candito
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Veolia e Termomeccanica avrebbero pagato regolarmente il “pizzo” al clan della Piana per poter lavorare nella zona. La “tassa ambientale” finiva nascosta tra i costi d’impresa delle due holding. Il costo per operare “tranquilli” si aggirava sui 30 euro a viaggio di camion
Giovedì, 05 Ottobre 2017 21:39

Due operai restano folgorati, uno è grave

SELLIA MARINA Due operai sono rimasti feriti, uno in maniera grave, in un incidente sul lavoro avvenuto nel tardo pomeriggio di oggi a Sellia Marina, in provincia di Catanzaro. Si tratta di due giovani, F.G., 25 anni, e R.F., 31, impegnati in alcuni lavori di pitturazione all'esterno del capannone di una importante azienda per la lavorazione del vetro. 
Secondo quanto accertato dal personale dell'Azienda sanitaria provinciale e dai carabinieri della Compagnia di Sellia Marina, i due stavano spostando un ponteggio mobile che ha urtato i cavi dell'alta tensione scaricando una potente scossa elettrica sui due giovani. Il venticinquenne è stato trasportato all'ospedale di Catanzaro, ma le sue condizioni non sarebbero gravi, mentre il trentunenne è stato trasferito nel centro grandi ustionati di Napoli dove si trova in prognosi riservata. 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Erano impegnati a tinteggiare un capannone industriale a Sellia Marina quando il ponteggio su cui lavoravano ha toccato i cavi dell’alta tensione. Il trentunenne si trova in prognosi riservata a Napoli  

 

REGGIO CALABRIA «Il Partito democratico prende atto della sentenza del Tar, avevamo detto in campagna elettorale che Villa San Giovanni correva il rischio di consegnarsi ad un futuro incerto fatto di ingovernabilità e di dubbie prospettive. Siamo stati, purtroppo, facili quanto inascoltati profeti ed oggi non ne gioiamo perché la città rischia di piombare nel caos. Il Partito democratico, ad ogni livello, lavorerà affinché ciò non accada e fa appello a tutte le forze politiche e sociali che hanno a cuore l'interesse generale della città perché si assumano tutte le decisioni utili a dare una prospettiva di governo stabile, durevole e democratico a Villa san Giovanni. Questo è il momento della responsabilità che non può prescindere dalla piena e reale applicazione della legalità, difronte alla quale non contano i destini personali, ma l'esclusivo impegno per il bene della comunità». È quanto si legge in una nota del commissario della Federazione metropolitana di Reggio Calabria, Giovanni Puccio.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il commissario della Federazione metropolitana di Reggio Calabria, Giovanni Puccio, dopo la sentenza del Tar che ha annullato la nomina del vicesindaco. «Ne prendiamo atto. Ora è il momento della responsabilità»

CATANZARO Sarà il segretario regionale Mario Valente a guidare la Federazione dei Giovani democratici di Catanzaro fino al prossimo congresso. Il segretario nazionale dei Gd, Mattia Zunino, ha così deciso di mettere fine all’impasse causata dalle dimissioni di massa di molti dirigenti, tra cui il segretario di federazione, Domenico Tallarico, e di nominare Valente commissario straordinario. A lui saranno affidati tutti gli strumenti utili «a una celere riorganizzazione prodromica allo svolgimento della fase congressuale».
Con l’atto firmato oggi, Zunino dispone inoltre che Valente sia coadiuvato nelle proprie funzioni da Gianmarco Cimino, in rappresentanza del circolo del Tirreno-Reventino, Antonio Gatto (Lamezia Terme), Giangiorgio Mazzei (Caraffa), Salvatore Pittelli (Basso Ionio), Marco Rotella (Catanzaro), Marianna Veraldi e Maria Giulia Sestito (componenti dell’esecutivo Gd Calabria) e Anna Pittelli (esecutivo nazionale).

IL CASO La crisi interna si era aperta con le dimissioni (annunciate sul Corriere della Calabria lo scorso 11 agosto) di 10 dirigenti dei Gd, tutti compatti nel criticare la gestione del Pd a Catanzaro, con particolare riferimento alle ultime elezioni amministrative. «Nulla è cambiato fino ad oggi e nulla cambierà effettivamente all’interno del partito», spiegavano.
I principali accusati erano i vertici regionali: «La sconfitta nel capoluogo di regione è stato il passaggio emblematico di una storia dal finale annunciato, un epilogo amaro per il quale le responsabilità sono da ricercare in particolar modo nell'organigramma regionale del Partito democratico. Abbiamo assistito a una programmazione della campagna elettorale senza precedenti: un direttivo determinato un anno prima delle elezioni, le cui scelte, operate in riferimento alla figura del candidato sindaco e alla costituzione della coalizione elettorale, sono state oggettivamente imposte, senza alcun momento di discussione o di condivisione».
Nel mirino c’era soprattutto il segretario regionale Ernesto Magorno, “reo” di aver formato una lista «solo una settimana prima della scadenza dei termini elettorali, relegando così il Pd ad un misero 5%, perdendo oltre 3mila voti rispetto a cinque anni fa ed eleggendo un solo consigliere comunale».
La conclusione era amara: «Questo partito sembra sempre più indirizzato verso una pericolosissima deriva ideologica, sulla base della quale l'elaborazione delle linee politiche, tanto a livello nazionale quanto nelle rispettive unioni regionali e federali, si manifesta sempre più come atto unilaterale, a opera di una classe dirigente intenzionata a isolarsi e a isolare i moniti di una base oramai abbandonata a sé stessa, la cui azione sembra essere sprovvista di margini di incisività sulle dinamiche territoriali».

LA REPLICA Un de profundis a cui aveva prontamente ribattuto proprio il neo commissario della Federazione: «Non condivido affatto la loro presa di posizione di rassegnare le dimissioni». Valente faceva inoltre riferimento a un’altra lettera del 7 agosto, sottoscritta proprio dagli stessi circoli che oggi hanno trovato una rappresentanza ai vertici dei Gd catanzaresi, nella quale ­«dopo un’attenta analisi sul momento che stiamo vivendo, non solo nel Pd, viene ribadita la volontà forte di rimanere nel Partito democratico e di essere forza di cambiamento».
A parere del segretario regionale, piuttosto che sancire fratture, «è importante ribadire un concetto diverso: restare per cambiare. Questa può essere una posizione giusta che può rappresentare un salto in avanti per il bene del collettivo che ognuno di noi ha contribuito a costruire con fatica». Valente è rimasto: e ora toccherà a lui rilanciare l’azione dei Gd catanzaresi.

Pietro Bellantoni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La guiderà il segretario regionale dei Giovani democratici, Mario Valente. La crisi nel capoluogo si è aperta dopo le dimissioni di 10 dirigenti a seguito della sconfitta alle amministrative

ASTI Si faceva chiamare padre Gabriele e aveva trasformato la sua abitazione, nell'Astigiano, in un santuario intitolato a Maria Rosa Mistica Madre della Chiesa. Domenico Fiume, 28enne originario di Reggio Calabria ma residente a Ferrere, aderente all'organizzazione scismatica 'Societa' Papa Leone XIII' è stato scomunicato dalla Chiesa cattolica, di cui in alcuni casi si faceva passare addirittura per vescovo. Lo rende noto il vescovo di Asti, monsignor Francesco Ravinale. Sono numerose le persone che, si recano presso l'abitazione dell'uomo, in buona fede, con la convinzione di prendere parte ad azioni liturgiche. Anche per questo motivo la diocesi di Asti, «con grave afflizione», ha deciso di rendere pubblica la scomunica. Ai frequentatori della casa del sedicente prete, mai ordinato, monsignor Ravinale rivolge un appello «solenne e commosso, paterno e fraterno a non continuare a sostenere in alcun modo tale attività». «Nessuno deve ignorare che l'adesione formale allo scisma - sottolinea - costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il 28enne Domenico Fiume, mai ordinato sacerdote, aveva trasformato la sua abitazione nell'Astigiano in un santuario. Monsignor Ravinale invita i fedeli a «non continuare a sostenere in alcun modo la sua attività»

MARZI Marzi è un piccolo comune del Savuto. Ha meno di mille abitanti e, come accade a volte in provincia, la fortuna di custodire qualche piccolo tesoro. Nella chiesa di Santa Barbara ce n’erano due: un dipinto del pittore Januarius Manzini, risalente al 1753, e uno dell’artista cosentino Enrico Salfi, del 1898. Entrambi sono custodite nella Soprintendenza dei Beni culturali a Cosenza, per motivi di sicurezza, assieme a un altra opera – un dipinto firmato Birardi – del 1771. C’è anche un piccolo mistero artistico che si lega alla chiesa matrice di Marzi. L’arco di sinistra situato vicino all’altare porta una data scolpita nei due conci che affiancano la chiave di volta: 10-90. Se si trattasse davvero dell’anno 1090 saremmo davanti a una traccia di pietra lavorata risalente addirittura al Medioevo, contemporanea alla prima arte romanica in Italia. Questione da esperti. Ma, di pietra in pietra, l’edificio religioso ha subìto, negli ultimi tempi, qualche trasformazione. Sull’esterno è stata realizzata, infatti, una rampa per garantire l’accesso ai disabili (che fanno, comunque, una certa fatica a utilizzarla per via delle dimensioni che non garantiscono un accesso semplice alle carrozzine). Una colata di cemento che non ha nulla a che fare con lo stile neoclassico della facciata. È più che altro uno stile calabro decadente che ha fatto storcere il naso a molti e provocato reazioni di sdegno in paese. Un cittadino, dallo sdegno, è passato all’azione, producendo un esposto rivolto alla Soprintendenza che ha il dovere di vigilare sullo stato dei luoghi (e custodisce quei piccoli tesori di cui si diceva). Ora quell’esposto rischia di diventare una patata bollente nelle mani del sindaco Rodolfo Aiello, recentemente rieletto. Perché, dalla prima risposta, non pare proprio che a Palazzo Valdesi (sede cosentina della Soprintendenza) fossero a conoscenza delle modifiche strutturali immaginate dall’amministrazione comunale. La prima risposta è concisa ma significativa: «Giunge segnalazione di lavori alla chiesa in oggetto (quella di Santa Barbara, appunto, ndr) di cui non si evincono da atti d’archivio autorizzazioni rilasciate in proposito da questa Soprintendenza. Al Comando Carabinieri si allega foto pervenuta unitamente a copia dell’esposto». Non ne sapevano nulla. E, anzi, coinvolgeranno i carabinieri nella faccenda. A volte i piccoli tesori di provincia è meglio non rivestirli di cemento.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Esposto di un cittadino dopo la realizzazione di una rampa davanti a Santa Barbara. La Soprintendenza: non ne sapevamo nulla. E gli atti arrivano ai carabinieri. Patata bollente per il sindaco Aiello
Giovedì, 05 Ottobre 2017 18:52

L’autunno rendese dei servizi

RENDE La giornata dei rendesi è ormai da diverso tempo scandita nei tempi in base all’acqua che esce dai rubinetti. Mezz’ora al mattino, un’ora a pranzo e mezz’ora alla sera. Sembra essere tutto calendarizzato e organizzato nei minimi particolari, se non fosse che a questi risicati minuti di disponibilità dell’acqua va aggiunto che gli orari sono più che spesso ballerini. Ogni giorno è una sfida con il rubinetto per cercare di capire quando l’acqua sia disponibile e soprattutto, alea ben più difficile da indovinare, per quanto tempo. La centrale via Rossini, via Verdi, Villaggio Europa così come altre zone periferiche della città dal primo giorno del mese di ottobre sono a secco. E il disagio si moltiplica per chi vive ai piani alti dei palazzi che spesso rischiano di rimanere anche intere giornate senza poter utilizzare l’acqua. Problema, quello idrico, che rimbalza come una pallina da tennis tra Rende e Cosenza. Acquedotti, rete idrica, pressione non adeguata per il numero di abitanti. Tutto ruota intorno a questo sistema, con i comuni pronti a pescare la propria carta dal mazzo per giustificare ai cittadini quello che sta succedendo. 

LA POLITICA Incassati i colpi dall’opposizione il sindaco Marcello Manna ha chiesto una riunione in prefettura. Insieme a lui la Sorical e Acque Potabili servizi idrici integrati. «La situazione continua a essere gravissima – dice il sindaco rendese -. Ho chiesto ad Acque potabili di fornire un calendario più preciso e dettagliato relativo ai servizi di fornitura. Rende ha bisogno di più acqua e la riduzione da 248 litri al secondo a 195 ci costringe a questa situazione di crisi. L’arrivo degli universitari proietta Rende come città con 60mila abitanti è logico che con il solo acquedotto Abatemarco non riusciamo a soddisfare le esigenze». Il tavolo che ha coinvolto le parti in prefettura rimarrà permanente finché il problema non sarà completamente risolto. Ma il gruppo di Alleanza Popolare rendese chiede le dimissioni di Manna. «La riunione indetta da Manna dieci giorni fa al Comune con la Sorical e Acque Potabili, era solo un bluff. Non aveva lo scopo di affrontare e risolvere il problema dell’emergenza acqua a Rende ma è servita solo per garantirsi il voto di Rausa per la riconferma di presidente del Consiglio comunale nei giorni successivi. Alla riunione, oltre a Manna, a Luigi Incarnato, amministratore Sorical, a Tenuta, responsabile Acque Potabili, non hanno partecipato né assessori e né altri consiglieri ma,solo i due consiglieri Cuzzocrea e Franchino De Rango, invitati, al solo scopo di garantire il voto per l’elezione di Rausa nel successivo consiglio comunale, in cambio di prebende politiche fatte da Manna. Adesso – continua la nota di Ap - tutti i nodi vengono al pettine. Manna insieme ai suoi nuovi compagni di cordata viene smascherato, non risolvendo nulla di buono dopo quella riunione, ma servita solo a garantirsi la sua traballante gestione fallimentare di sindaco, lasciando la città in piena emergenza idrica⟋», con i cittadini nella più completa disperazione». 

RETE COLABRODO Oltre alla Sorical a gestire il servizio idrico nella città di Rende c’è Acque Potabili servizi idrici integrati. Una società a responsabilità limitata che nel prossimo futuro dovrebbe lasciare il posto alla società di gestione del servizio idrico di natura giuridica completamente pubblica che sostituirà anche la Sorical. Attualmente però gli scarsi interventi di manutenzione sulla rete idrica contribuiscono al secco dei rubinetti. Lo ha sottolineato più volte nel corso degli ultimi due anni Domenico Miceli (M5S) «Dalla rete gestita dalla Sorical si perde circa il 50% di acqua, mentre per la parte gestita da Acque Potabili servizi idrici il 75%».  

LA CITTÀ REALE I residenti di Viale Rossini non sono solo preoccupati per i rubinetti a secco. Molte saracinesche si abbassano e gli esercizi commerciali che hanno contribuito a creare l’identità della città dismettono la propria attività. Altri problemi, come quello della raccolta differenziata, sembrano spuntare all’orizzonte. Tra civismo e gestione del servizio l’autunno rendese è appena cominciato.

Michele Presta
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Dal centro alle periferie i cittadini fanno i conti con l’acqua razionata. Manna: «La situazione resta gravissima, le forniture non bastano». Ma Ap («le sue riunioni con Sorical sono un bluff)» lo attacca. E il M5s sottolinea l’enormità delle perdite. Mentre la crisi colpisce le attività commerciali

Egregia Ministra Beatrice Lorenzin, 
bussiamo virtualmente alla Sua porta, con un gesto insolito, al quale raramente si ricorre in una democrazia. Prendendo le distanze da quanti sistematicamente lamentano carenze e inefficienze, senza mai esporsi, intendiamo dare un primo segnale di civiltà, se non addirittura di coraggio. 
Gli sforzi di questi anni di commissariamento hanno pesantemente compromesso l’intero servizio sanitario, e la nostra città sta pagando un conto salatissimo. Come è noto a tutti, sull’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza grava una mole di utenti al di sopra delle capacità ricettive, con pesanti conseguenze soprattutto per l’Unità operativa di Pronto soccorso che, per usare un eufemismo, è al collasso. Per una volta vorremmo evitare i luoghi comuni che solitamente si spendono nei riguardi di medici ed infermieri, lasciando alla magistratura il compito di accertare eventuali responsabilità. Parleremo solo degli aspetti logistici. 
Rappresentare migliaia di cosentini, o meglio, di calabresi è per noi una grande responsabilità, motivata purtroppo dal limbo in cui la Regione riversa da troppo tempo, senza potersi liberare. Potremmo anche far finta che i continui annunci del governatore Oliverio siano veritieri, che nel welfare, nelle politiche agricole e nei trasporti tutto vada a gonfie vele, mangiandoci anche le caramelle del “Cantiere Calabria” e della Fase 2, tuttavia la realtà peggiore rimarrebbe ad aspettarci in corsia. Senza la tranquillità di potersi curare in un luogo idoneo, parte della vita dell’individuo è divorata da ansie e timori. 
Una terra come la nostra, piena di problemi e saccheggiata dai mestieranti della politica, non può permettersi di rinunciare alle cure mediche. Se da un lato attraverso gli organi di stampa vengono diffuse notizie di eccellenze, di inaugurazioni, di strumenti diagnostici di ultima generazione, dall’altro gli utenti combattono per ottenere i servizi più elementari. Un circuito di contraddizioni dove la razionalizzazione dei costi, ammesso che sia mai stata praticata, è considerata la bestia nera, la madre di tutti i problemi. 
Oggi i numeri ci obbligano a chiedere il suo aiuto, un estremo tentativo per porre fine a questa insostenibile condizione. La chiusura dei presìdi minori, anche solo di alcuni reparti, ha messo in ginocchio gli equilibri territoriali. L’Ospedale di Cosenza non è abbastanza grande e lavora sistematicamente in sofferenza. È necessario evitare che la realizzazione di un nuovo nosocomio diventi un tema di comodo, per le prossime elezioni politiche. L’attuale amministrazione comunale ha già manifestato la volontà di affrontare il problema con un progetto serio, che però tarda a ricevere il benestare della Regione Calabria per ovvie divergenze politiche. Vogliamo perdere altro tempo, in attesa di poter far incassare il merito a questo o quel partito? I cittadini dicono di no. La salute non può ridursi a volgare mediazione, baratto, promessa. 
Se esiste, signora ministra, un qualsiasi altro strumento per porre fine a quanto appena rappresentato, la preghiamo di metterlo in campo senza esitazioni. Solo il Cielo sa quanta sofferenza è andata consumandosi in questi lunghi anni. Col dovuto rispetto, e consci che nulla può essere imputato alla Sua persona, ribadiamo che il commissariamento ha dimostrato di non essere la strada giusta per la sanità calabrese. 
Nel ringraziarla per la cortese attenzione e fiduciosi di avere presto un Suo riscontro, Le giungano i più cordiali saluti. 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello di Cosenza Libera

Riceviamo e pubblichiamo:

In Italia il settore della filiera ittica è il secondo della “Blue economy“.
Nella nostra regione il settore conta su 899 imbarcazioni - prevalentemente di piccola pesca costiera - 5000 occupati, con una produzione di circa 12.000 tonnellate con un valore della produzione di circa 56,5 milioni di euro.
Si tratta, dunque, di un settore produttivo ed occupazionale strategico per l'economia di molte aree del nostro Paese e anche della nostra regione che però richiede più attenzione.
Con la proposta di legge approvata dalla Camera dei Deputati ed ora in discussione al Senato è in corso un tentativo di riordino complessivo del settore dando più valore a concetti come semplificazione, tutela del reddito e competitività.
La legge, inoltre, ridefinisce i distretti di pesca e prevede modalità innovative per l’assegnazione degli incrementi annui delle quote di tonno rosso.
Cogliamo l'occasione come FAI Cisl Calabria per dare ancora più forza alle nostre idee e proposte finalizzate ad una necessaria inversione di tendenza; occorre e dare la possibilità agli operatori del settore di svolgere il proprio lavoro con più tranquillità, controlli giusti e rigorosi ma meno asfissianti e minori costi di gestione.
La prospettiva che crediamo necessaria è infatti quella che considera il lavoro del pescatore non solo come quello di un operatore economico ma anche come vero e proprio presidio delle aree marittime.
Purtroppo, però, le marinerie calabresi continuano a subire gli effetti di una crisi senza precedenti cui si aggiunge l'impatto socio economico e occupazione delle politiche Ue di riduzione dello sforzo di pesca (dal bando delle spadare a quello delle pesche speciali).
La FAI Cisl Calabria dunque, alla luce dell’importanza della filiera ittica ed in ragione delle opportunità che deriveranno dalla riforma e dal riordino del settore, intende avviare con l’azione sindacale "#FaiAscolto "un confronto assembleare nelle varie realtà calabresi con tutti i lavoratori del settore pesca.
Il nostro obiettivo è quello di realizzare una piattaforma regionale che consenta di trovarci pronti, limiti i danni derivanti dalla situazione di crisi attuale, permetta di sollecitare alla politica regionale uno sforzo maggiore anche in ragione delle opportunità offerte dal Feamp, il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca.

Michele Sapia, segretario regionale Fai Cisl – Calabria 

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il segretario regionale Michele Sapia: «Necessario considerare il pescatore non solo come un operatore economico ma come vero e proprio presidio della aree marittime»
Pagina 1 di 4