Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 07 Ottobre 2017

BRUZZANO ZEFFIRIO Un ciclista cinquantenne, R.L., originario di Reggio Calabria, è morto sul colpo in un incidente stradale avvenuto sulla Statale 106 tra i comuni di Bruzzano Zeffirio e Brancaleone. L'uomo è stato investito, per cause che sono in corso di accertamento, da un'auto di grossa cilindrata. A causa del violento impatto il ciclista ha riportato gravi ferite che ne hanno provocato l'immediato decesso. Il conducente dell'auto si è fermato per prestare i primi soccorsi. A nulla è servito anche l'intervento dei sanitari del 118. Sulla dinamica dello scontro hanno avviato accertamenti i carabinieri della compagnia di Bianco.

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  • Occhiello Tragico incidente stradale nel Reggino. La vittima è un 50enne morto sul colpo. A investirlo un’auto di grossa cilindrata tra Bruzzano Zeffirio e Brancaleone

COSENZA «Al di là dello stanco rito della celebrazione dei congressi, il Pd deve trovare il coraggio di una forte e radicale svolta. Diversamente rischia il collasso elettorale». È quanto dichiara Franco Laratta, già parlamentare Pd e attualmente coordinatore regionale di Areadem – la “corrente” che fa capo al ministro Dario Franceschini – nel corso di un incontro a Cosenza con dirigenti e amministratori locali dem.
«La stato di salute della politica in Calabria è a livelli di guardia. La tenuta stessa della democrazia è messa a repentaglio – ha aggiunto Laratta – dalla crisi profondissima dei partiti e dall'avanzare di potenti gruppi di potere che si interfacciano con gruppi criminali per condizionare le istituzioni. Il ruolo del Pd non può essere freddo e burocratico. C'è un forte bisogno di scelte coraggiose e di rottura, mentre c'è chi lavora per confermare una mediocrità che somiglia tanto alla nullità».
Secondo Laratta, dunque, «l'annunciata Conferenza programmatica del Pd calabrese deve parlare chiaro e deve lanciare segnali di rottura. Abbiamo bisogno di una classe dirigente che parli al cuore della Calabria. I congressi si celebrino nelle piazze, lungo le strade, nei posti più sperduti di questa terra. E che a parlare siano i cittadini».
Quindi in conclusione la proposta dell’ex parlamentare: «Il prossimo congresso regionale? Senza tessere e senza apparati. Un congresso libero e aperto a tutti, un congresso di rifondazione, dove ci si conti sui temi e sulle proposte»

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  • Occhiello Secondo l’ex parlamentare, che in Calabria guida la “corrente” che fa riferimento a Franceschini, i dem «devono trovare il coraggio di una forte e radicale svolta, altrimenti si rischia il collasso elettorale»
Sabato, 07 Ottobre 2017 18:42

Bancarotta fraudolenta, Barile torna libero

COSENZA Secondo il gip di Cosenza Pietro Santese, alla luce della documentazione prodotta dai suoi difensori, non sussistono le esigenze cautelari né c’è il pericolo di reiterazione del reato per Domenico Barile, finito ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta. L’ex presidente della Fondazione Field, coinvolto in un’indagine della Procura di Cosenza che nei giorni scorsi ha portato al sequestro preventivo nei suoi confronti di circa 2,5 milioni di euro, è stato dunque rimesso in libertà.
Il gip in sostanza ha accolto la tesi avanzata dai suoi legali – gli avvocati Roberto Le Pera, Francesco Gelsomino e Giuseppina Carricato – in relazione alla società Tincson con sede a Barcellona. Come sostenuto dal collegio difensivo, infatti, anche secondo il gip Barile è stato revocato dalla carica di amministratore unico della società spagnola nel gennaio del 2012, un dato che smentisce quanto invece sostenuto nell’ordinanza di custodia cautelare datata 25 settembre. Nel provvedimento con cui Barile era stato posto ai domiciliari, infatti, si sosteneva che l’ex presidente di Field fosse tuttora amministratore unico della Tincson e ciò avrebbe presupposto il pericolo di reiterazione del reato. Secondo il gip, ad ogni modo, il provvedimento di revoca dei domiciliari lascia «inalterato» il quadro indiziario «tenuto conto che l’indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere».

s. pel.


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  • Occhiello Revocati i domiciliari per l’ex presidente della Fondazione Field, coinvolto in un’inchiesta della Procura di Cosenza e destinatario nei giorni scorsi di un sequestro da 2,5 milioni di euro

COSENZA Il Tribunale del riesame ha disposto la scarcerazione di Giorgio Ottavio Barbieri e di Massimo Longo. La Dda di Catanzaro aveva chiesto la detenzione ai sensi dell’articolo 416 bis del codice penale: intraneità di associazione a delinquere di stampo mafioso. Barbieri e Longo sono tra gli indagati del processo “5 Lustri” aperto dalla Direzione distrettuale antimafia a seguito dell’operazione “Frontiera”. I presunti rapporti del noto costruttore romano con il clan del Tirreno cosentino retto da Franco Muto è stato ricostruito nel corso delle indagini e delle udienze preliminari, mentre il 19 ottobre al tribunale di Paola si darà inizio al processo con rito ordinario.

BARBIERI-LONGO-MUTO La ricostruzione dei fatti è un intreccio di richieste, soldi, rapporti di lavoro e protezione. Al centro dell’impianto accusatorio del procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Vincenzo Luberto c’è il versamento della quota di 11mila euro mensili al clan Muto. In base alla ricostruzione fatta dal procuratore questa cifra giustificherebbe le relazioni di Barbieri che si avvaleva della collaborazione di Massimo Longo per far pervenire la quota al clan e agendo in questo modo come membro attivo della cosca. Questa quota avrebbe garantito a Barbieri protezione da eventuali richieste estorsive da parte della malavita cosentina per la gestione del parcheggio di piazza Bilotti e gli avrebbe garantito l’approvvigionamento di pesce per l’hotel “5 stelle” di cui è proprietario e inoltre l’affidamento per la gestione della discoteca di Sangineto “Il Castello” sempre di proprietà di Barbieri.

LA DIFESA La decisione del Tribunale del riesame di accogliere le richieste detentive del procuratore della Dda è stata però discussa in Corte di Cassazione dal difensore di Giorgio Ottavio Barbieri, l’avvocato Nicola Rendace. Nel ricorso presentato alla Cassazione l’avvocato del foro di Cosenza ha sottolineato come la figura di Barbieri fosse ben lontana da quella del partecipante attivo all’associazione, non esistendo indizi di adesione al patto associativo né tantomeno di attività a sostegno degli interessi dell’associazione. Barbieri, quindi, secondo il suo difensore non può essere considerato come colui che persegua i propri profitti nell’ambito di un rapporto di reciproci vantaggi.

LA CASSAZIONE In fatto e in diritto. Come scritto nelle sentenze. In che modo bisogna considerare i rapporti tra imprenditori e criminalità organizzata? Nel dispositivo della Corte di Cassazione è particolarmente rilevante il concetto giurisprudenziale di “imprenditore vittima” e “imprenditore colluso”. «Imprenditore vittima – scrive la Corte – è colui che, soggiogato dall'intimidazione, non tenta di venire a patti con il sodalizio, ma cede all'imposizione e subisce il relativo danno ingiusto, limitandosi a perseguire un'intesa volta a limitare tale danno. Di conseguenza il criterio distintivo tra le due figure sta nel fatto che l'imprenditore colluso, a differenza di quello vittima, ha consapevolmente rivolto a proprio profitto l'essere venuto in relazione col sodalizio mafioso». Barbieri, quindi, tenendo conto della valutazione dei fatti della Corte di Cassazione sarebbe imprenditore vittima. Dal pagamento degli 11mila euro non avrebbe tratto nessun vantaggio. Né di protezione nei confronti delle altre cosche per quanto riguarda il parcheggio di Piazza Bilotti, né di vantaggio nell’aggiudicazione degli appalti relativi agli impianti di Lorica, Scalea e la costruzione di Piazza Bilotti.  Tra le righe, la Corte di Cassazione, evidenzia come da un punto di vista dei rapporti imprenditoriali nel Mezzogiorno si debba fare molta attenzione al ruolo che viene ricoperto dagli imprenditori. Imprenditore vittima e imprenditore colluso possono celare negli atteggiamenti lo stesso volto della illegalità, mentre dal punto di vista personale e umano la realtà potrebbe essere molto diversa. Prima della totale libertà però Barbieri dovrà aspettare la decisione del Tribunale del riesame di Reggio Calabria che giudicherà la sua posizione nel processo che lo vede indagato per turbativa d’asta e concorso esterno con il clan dei Morabito.

 

Michele Presta
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  • Occhiello Secondo la Cassazione il noto costruttore romano non sarebbe colluso con le cosche del Tirreno cosentino, di cui invece sarebbe vittima. Stesso provvedimento anche per Massimo Longo. I due sono coinvolti nel procedimento “5 lustri-Frontiera”

 

PETILIA POLICASTRO Sono settanta in tutto le persone sgomberate a causa della voragine, larga 4 metri per due, apertasi nel pavimento di un edificio di Petilia Policastro. Ai quaranta residenti nella palazzina direttamente interessata dal fenomeno franoso se ne sono aggiunti altri trenta dell'edificio che si trova dall'alta parte della strada. Lo sgombero ha interessato anche alcuni esercizi commerciali posti al piano terra delle due costruzioni. «La situazione è molto grave - dice all'Ansa il sindaco di Petilia Policastro Amedeo Nicolazzi - e al momento non so che fare perché c'è il problema concreto di dare un tetto a tutte queste persone». Petilia Policastro non è nuova ad episodi del genere. Negli anni scorsi si sono verificate altre voragini con evacuazioni di diverse famiglie e chiusura di stabilimenti produttivi. «Sono dispiaciuto - continua Nicolazzi - ma anche rispetto al passato devo dire che se la politica risponde è la burocrazia a bloccare tutto. I fondi per intervenire ci sono ma la burocrazia impedisce di utilizzarli. Sarei tentato, di fronte a tutto ciò, di attuare qualche protesta eclatante a Roma».

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  • Occhiello La spaccatura è larga circa 4 metri. Coinvolti anche gli esercizi commerciali adiacenti. Il sindaco Nicolazzi: «Situazione grave, tutto è bloccato a causa della burocrazia». Non è il primo caso nella cittadina

CATANZARO Il 6 ottobre 2017, in occasione del XXXVI Congresso nazionale dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, riflettendo sul binomio prevenzione-educazione da intendersi come “orizzonti che si incontrano per una giustizia a misura di minore”, i Tribunali per i minorenni di Reggio Calabria e Catanzaro, rappresentati dai rispettivi Presidenti, Roberto di Bella e Luciano Trovato, hanno sottoscritto con l’Unicef Calabria, in persona del presidente Francesco Samengo, un protocollo d’intesa regionale volto a realizzare attività di sensibilizzazione ed azioni congiunte di intervento per la piena attuazione delle funzioni di tutela dei minori destinatari di provvedimenti giudiziari civili e penali, ivi inclusi i minori vittime di condotte pregiudizievoli, abusive e maltrattanti.
Tutti i sottoscrittori concordano sul fatto che ogni azione giudiziaria, finalizzata alla tutela dei bambini e delle bambine, richieda un impegno congiunto di istituzioni e privato sociale ed in questo ultimo ambito l’Unicef Comitato regionale della Calabria (con i comitati provinciali di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo), potrà offrire un supporto prezioso attraverso la propria realtà di volontariato qualificato e di un sistema di rete regionale e nazionale di sensibilizzazione capillare sui temi dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’accoglienza educativa fruibile.
Nel corso di questo interessante convegno, Roberto di Bella e Luciano Trovato, insieme a Francesco Samengo, hanno posto le basi di un’intesa operativa finalizzata anche alla realizzazione del progetto “Liberi di Scegliere”, rivolto a minori e giovani adulti calabresi, provenienti o inseriti in contesti familiari di criminalità organizzata, che potranno beneficiare di specifiche misure di tutela previste da appositi percorsi personalizzati di rieducazione, sostegno e reinserimento sociale.
Si tratta di una partnership che vede l’Unicef nazionale e regionale, già coinvolta in iniziative di tutela predisposte dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, affiancare gli Uffici minorili e gli Enti istituzionali coinvolti nell’accoglienza logistica, educativo-psicologica e socio-relazionale, per consentire ai minori ed ai propri nuclei familiari una reale opportunità di vita entro un contesto protettivo e di supporto socio-esistenziale.
«Sono particolarmente fiero – ha dichiarato Francesco Samengo, presidente di Unicef Calabria – di poter mettere al servizio della regione l’esperienza della nostra organizzazione sui temi dell’infanzia e dell’adolescenza e la preziosa collaborazione di volontari qualificati».
«Grazie alla sensibilità dei presidenti dei Tribunali per i minorenni calabresi – ha proseguito Samengo – l’Unicef è stata individuata come partner strategico che, grazie alla propria specificità, potrà contribuire fattivamente alla salvaguardia dei bambini e degli adolescenti offrendo loro reali opportunità di crescita personale, affettiva e sociale».

 



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  • Occhiello Il protocollo d'intesa è stato siglato durante il XXXVI Congresso nazionale dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia. Il presidente dell'organizzazione Samengo: «Fieri di essere partner strategici»

C'è del marcio in Danimarca... figuriamoci a Riace.
Perché se tutto è intrallazzo niente è più intrallazzo. Se “Mimmo dei curdi” o “Lucano l'afgano” (come qualcuno nel tempo ha inteso ironizzare, affibbiando questi soprannomi a Mimmo Lucano, sindaco di Riace) è un concussore che abusa del suo ufficio per trarne vantaggi personali, tutti sono concussori e tutti abusano del ruolo politico ricoperto. E vale anche il contrario: se Mimmo Lucano è un galantuomo che si spende per il bene della sua comunità e per l'integrazione dei profughi, perseguitato dalla malagiustizia o dai burocrati prefettizi, anche altri lo sono.
C'è tutto questo, e anche tanto altro, a monte dell'avviso di garanzia recapitato dalla Guardia di finanza a Mimmo Lucano. Dentro, un elenco di accuse, le più infamanti che si possano muovere a un amministratore pubblico. Le più devastanti che possano colpire chi incarna un modello di gestione dell'accoglienza, capace di trasformare in opportunità quella che altrove è una emergenza fuori controllo.

LUCANO? UN ROMPISCATOLE Cava le castagne dal fuoco a molti interessatissimi detrattori del “modello Riace” l'iniziativa della Procura di Locri. Decine di Comuni sciolti per mafia nella Locride ma nessuno degli amministratori mandati a casa ha mai ricevuto un avviso di garanzia così corposo. Mimmo Lucano deve eccellere, anche sotto questo profilo. Che si fermi a Riace il suo “modello”. Non varchi quei confini, non turbi i sonni dei politicanti alle prese con collegi uninominali e leggi elettorali. Non disturbi le cooperative autoreferenziali messe in piedi da qualche politicante che poi gli cede in uso (lautamente pagato) immobili fatiscenti, dismesse cliniche e cadenti alberghetti di montagna.
E soprattutto non sia pietra d'inciampo a quelle commissioni prefettizie addette alla sorveglianza ed alla supervisione di “modelli” che certamente hanno le carte a posto... ma solo le carte.

NEMO PROFETA IN PATRIA Nessuno è profeta in patria. Specialmente se la sua patria è l'Italia e ancor più specialmente se il pezzetto di patria in cui opera è un lembo della Calabria fin qui conosciuta per la 'ndrangheta, il narcotraffico e l'anonima sequestri. Quel pazzo sognatore di Mimmo dei curdi ha pensato veramente che Riace potesse diventare un modello? Ha dimenticato, Lucano l'afgano, che ben prima di lui Riace era già diventato un “modello”? Il modello Riace lo avevano brevettato i Ruga, potente casato mafioso dominante nella zona: sequestri a raffica per acquisire i terreni dei sequestrati e per comprare camion con i quali entrare negli appalti pubblici per poi reinvestire il tutto nella cocaina. A Riace scendevano i grossisti della “polvere bianca” delle piazze di Torino e Milano.

RIACE DAI BRONZI AI CURDI Riace era già “modello” quando le sue acque regalarono quei “Bronzi” che impreziosiscono i beni culturali italiani quanto e più della “Gioconda” o del “Codice Da Vinci”, con la differenza che questi sono rimasti in Italia. Ma per Riace i Bronzi sono anche il “modello” di come una fortuna può passare dal territorio senza arricchirlo minimamente: al di là di un cartello stradale sforacchiato dai proiettili (“Riace città del Bronzi”) e di qualche lido che porta il loro nome, Riace e i Bronzi non si sono mai “presi”.
Poi arriva il sindaco visionario e Riace, suo malgrado, si ritrova ad essere “modello” virtuoso di una integrazione possibile, auspicabile, necessaria, produttiva. Un barcone carico di disperati e perseguitati, quali sono da decenni i curdi, si incaglia nelle acque di Riace. A poche centinaia di metri dai fondali dove per secoli hanno “riposato” i Bronzi. Per “accogliere” le due statue faranno a cazzotti in tanti. Spostarli per qualche giorno all'estero ha fatto gridare allo scandalo. Altro che respingimenti: sono nostri e guai a chi li tocca. Già è tanto che ve li facciamo vedere.

MAMMA LI CURDI Quel barcone di disperati con il terrore e l'orrore della guerra fissato indelebilmente nella retina dei loro occhi, invece, non li vuole nessuno. Li accoglie quel giovane visionario e diventa “Mimmo dei curdi”.
Mimmo è un emigrante di ritorno, un emigrante di lusso se vogliamo, visto che insegna chimica a Torino. «Tornare in Calabria - dirà in una intervista alla nostra Alessia Candito per Repubblica del 30 marzo 2016 - è stata la scelta più difficile: come tanti, avrei potuto costruire la mia vita al Nord, ma la voglia di tornare era troppo forte. Da militante del movimento studentesco pensavo di poter partecipare alla costruzione di un mondo migliore. Poi quella via in Italia si è smarrita, ma a me è rimasta la voglia di fare qualcosa di concreto. Provarci non è stato semplice: la prima volta che mi sono candidato, non mi ha votato neanche mio papà. Poi, nel ’98, sulle nostre coste è sbarcato un veliero pieno di richiedenti asilo curdi. E quell’esperienza ha cambiato tutto».

TRA I TOP 50 DI FORTUNE Al punto che venti anni dopo Mimmo Lucano si ritrova sulla copertina di “Fortune Magazine”, indicato come uno dei 50 leader più influenti del mondo. Prima di Melinda Gates (moglie di Bill), dopo Angela Merkel, Aung San Suu Kyu, Papa Francesco e Christine Lagarde. A lui interessa poco, accende solo la sua meraviglia e la sua curiosità («Mi chiedo come abbiano fatto i giornalisti della rivista americana a scoprire questa estrema periferia del mondo»). La risposta la fornisce la stessa prestigiosa rivista: «Ha realizzato un modello di ospitalità studiato in tutta Europa. Un programma di integrazione sostenibile che ha rivitalizzato l’economia e il tessuto sociale di un borgo destinato a svuotarsi».
Già qualche anno prima, però, Mimmo Lucano si ritrovava collocato al terzo posto nella classifica di City Majors, network internazionale che monitora il lavoro dei sindaci di tutto il mondo, in base a criteri come istruzione, sanità, sicurezza.

RIACE LABORATORIO SCIENTIFICO Il “modello Riace” diventa non solo punto di riferimento ma anche momento di sperimentazione sul campo e di studio avanzato. Arrivano a Riace non solo altri profughi ma anche dottorandi che lavorano alle più avanzate tesi sperimentali. Ci “sbarcano” anche dirigenti statali e ci restano lunghi mesi per capire come esportare quella preziosa esperienza. Ci arriverà, restandoci per un lungo periodo, anche la funzionaria che oggi firma la relazione prefettizia dalla quale prende le mosse l'indagine della Guardia di finanza e la successiva indagine della Procura di Locri. Gli unici a non scendere a Riace sono le persone a cui Mimmo Lucano tiene di più: la moglie e i due figli. Restano a Siena, è uno strappo lacerante, forse il prezzo più alto pagato fin qui dal “sognatore”.

OGGETTIVE SINERGIE In molte circostanze gli interessi della malapolitica convergono con quelli della massomafia. Anche a prescindere da un diretto accordo, pochi dubitano sul fatto che togliere di mezzo il “modello Riace” significa incontrare i desiderata di chi rivuole il controllo del territorio, un territorio “bonificato” dal sogno di Mimmo dei curdi e liberato dai progetti di Lucano l'afgano. Soprattutto se quel “sogno” e quei “progetti” minacciano, ogni giorno di più, di potersi incontrare e diventare realtà. 

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  • Occhiello di Paolo Pollichieni

REGGIO CALABRIA Il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, ha emesso un foglio di via obbligatorio, della durata di tre anni, a carico di Veronica Padoan, figlia del ministro dell'Economia Pier Carlo, e altre due persone. Veronica Padoan è tra i leader dell'organizzazione "Campagne in lotta", da tempo attiva contro il fenomeno del caporalato nel Sud. Il provvedimento del questore è stato emesso a seguito dell'attività istruttoria condotta dal personale del commissariato di Gioia Tauro, diretto dal primo dirigente Diego Trotta, dopo il trasferimento dei migranti avvenuto lo scorso agosto dalla tendopoli di San Ferdinando, che ne ospita tanti impegnati nelle campagne della zona, a quella nuova allestita dalla Prefettura di Reggio Calabria. Alla base del provvedimento adottato dal questore vi sono «attività di disturbo e interferenza» che sarebbero state poste in essere dalla Padoan e dagli altri due attivisti sia in occasione del trasferimento dei migranti nella nuova tendopoli, il 18 e 19 agosto scorsi, sia nei giorni precedenti e successivi. A San Ferdinando, ma anche in altri centri della zona, da tempo si vive una situazione di tensione dovuta alla sistemazione nelle tendopoli dei numerosi migranti impegnati, nelle diverse stagioni, nei lavori agricoli nelle campagne della provincia.

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  • Occhiello La figlia del ministro è tra i leader dell'organizzazione “Campagne in lotta” contro il caporalato. Il provvedimento, emesso dal questore di Reggio, ha riguardato altre due persone. Alla base «attività di disturbo e interferenza» durante il trasferimento dei migranti del 18 e 19 agosto

 

MORANO CALABRO Drammatico incidente di caccia, questa mattina, in contrada Gonea di Morano Calabro. Un quarantenne, uscito con alcuni amici per una battuta di caccia al cinghiale, è stato centrato per errore dai colpi sparati da un compagno. L'uomo, che sarebbe stato colpito al viso, è morto istantaneamente. Su quanto accaduto indagano i carabinieri. La vittima lascia la moglie, incinta di cinque mesi.

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  • Occhiello Il tragico episodio è avvenuto a Morano Calabro, nel Cosentino. Un 40enne è stato colpito al volto per errore. L'uomo è morto all'istante

RIACE «Sono assolutamente tranquillo. Quando mercoledì mattina sono arrivati i finanzieri, mi sono limitato a dire "Fate pure, controllate tutto". Non ho soldi, non ho proprietà, non ho beni. È mio padre a dare ogni mese qualcosa a me e mio fratello». A dirlo, in un'intervista a Repubblica, è Mimmo Lucano il sindaco di Riace indagato dalla Procura di Locri. Concussione, abuso d'ufficio e truffe le gravi accuse che gli vengono rivolte riferite alla sua attività di accoglienza dei migranti. «Riace – dice Lucano - non mi ha fatto arricchire, anzi mi ha fatto perdere qualcosa di inestimabile, la mia famiglia. Non ho nulla da nascondere». Sul perché di questo accanimento contro il suo sistema non esclude qualche strumentalizzazione delle denunce. «C'è chi avrebbe interesse a smantellarlo, a dire il vero. Ci avviciniamo alle elezioni e i migranti e la sicurezza saranno un tema dirimente. Su Riace è stata fatta una serie tv che andrà in onda nei prossimi mesi e mostrerà che i migranti non sono un pericolo, ma una risorsa. Per alcuni sono temi scomodi». 
Lucano coglie l'occasione anche spiegare come funzione la sua accoglienza. «Il nostro sistema si basa su due strumenti, i "bonus" e le "borse lavoro", che permettono di usare in maniera diversa i 35 euro giornalieri che vengono stanziati per i migranti. Noi – spiega il primo cittadino - abbiamo destinato questi fondi alla costruzione di progetti collaterali — un frantoio, laboratori, botteghe — che permettono di dare lavoro ai migranti anche dopo la conclusione dei progetti finanziati. Noi non facciamo accoglienza d'emergenza, i nostri sono programmi fatti per durare. E probabilmente questo spaventa».
Dopo la perquisizione degli scorsi giorni da parte della Guardia di finanza, il sindaco di Riace ha chiara la sua posizione. «Vorrei aiutare i giudici a capire la situazione e chiarire tutto al più presto. Mio malgrado - spiega -, sono diventato il simbolo di un sistema che funziona e in cui credono tante persone. Darei la vita piuttosto che deluderle».  

OLIVERIO: RIACE RIMARRÀ UN MODELLO «Ho chiamato Mimmo Lucano – ha dichiarato il presidente della Regione Mario Oliverio – per dirgli che gli sono vicino e per incoraggiarlo ad andare avanti e non mollare. Le indagini della magistratura faranno piena luce su aspetti che non possono offuscare un' esperienza di alto valore umano e, mi permetto di aggiungere, anche etico. Riace è e rimarrà un modello di accoglienza e di integrazione fondato sul rispetto della dignità di ogni essere umano. Mimmo – ha concluso il governatore – ha speso tutto se stesso in questa impresa con generosità e disinteresse dimostrando, al mondo intero, che ci può essere una strada giusta per affrontare il fenomeno della immigrazione senza ricorrere alla agitazione della paura ed a uso della violenza».
«La Cgil Calabria e la Camera del Lavoro di Reggio Calabria-Locri – si legge in una nota congiunta dei segretari della Cgil Calabria Angelo Sposato e quello della Cgil Reggio-Locri Gregorio Pititto – esprimono la vicinanza a Mimmo Lucano in un momento così difficile, fiduciosi che Mimmo possa dimostrare rapidamente il suo corretto operato. Nel rispettare il lavoro della magistratura e senza entrare nel merito dell'inchiesta riteniamo sia necessario dare al sindaco Mimmo Lucano la possibilità di poter chiarire al più presto la sua posizione per sgomberare ogni equivoco e strumentalità, per evitare di gettare ombre e sospetti su di lui e sulla comunità di Riace, simbolo in tutto il mondo di accoglienza e di straordinaria dedizione nei confronti degli ultimi».
«Piena solidarietà a Mimmo Lucano, sindaco di Riace e simbolo della Calabria migliore. Conosco bene – afferma  il consigliere regionale del Pd, Carlo Guccione – la statura morale di Mimmo che ha sacrificato la sua vita per aiutare chi viene da lontano e fugge da guerre e carestie. Sono stato a Riace e ho toccato con mano il suo impegno quotidiano». 
Anche il Comitato politico regionale del Partito della Rifondazione comunista calabrese, in una nota, «esprime la massima solidarietà al sindaco di Riace Mimmo Lucano. Il modello di accoglienza inclusiva e solidale che si realizza quotidianamente in quella cittadina – prosegue la nota del Prc – è l'attuazione concreta di una concezione altra della persona, della vita, dei diritti. Di fronte a questa arrogante provocazione, non intendiamo utilizzare la triste e trita retorica della fiducia nell'accertamento dei fatti o nel successo della difesa formale. I fatti e la sostanza sono davanti agli occhi del mondo e parlano da soli».

 

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  • Occhiello Il sindaco di Riace dopo l'avviso di garanzia: «Non escludo una strumentalizzazione delle denunce, quello dei migranti è un tema scomodo». Ma è sicuro su quello che farà: «Aiuterò i giudici, non voglio deludere le persone che hanno creduto in tutto questo». La solidarietà di Oliverio, Guccione, Cgil e Prc
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