Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 10 Gennaio 2018

PALMI Il Tribunale di Palmi, in composizione monocratica (giudice Carlo Alberto Indellicati), ha assolto quattro medici in servizio all'epoca dei fatti nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Gioia Tauro, Giuseppe Capo, Luigi Napoli, Domenico Giannetta e Antonino Di Certo, dal reato di omicidio colposo. La contestazione ai quattro sanitari traeva origine dalla morte, il 16 marzo del 2010, di un degente, Domenico Sgrò, deceduto, dopo un periodo di ricovero a Gioia Tauro, nell'ospedale di Cosenza, dove era stato trasferito a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni. L'attività di indagine che aveva portato al rinvio a giudizio dei quattro medici era stata avviata dopo la denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Palmi dai familiari di Sgrò, secondo i quali i sanitari dell'ospedale di Gioia Tauro avevano agito con imperizia, omettendo di sottoporre il paziente ad importanti esami. Nel corso del processo sono stati sentiti numerosi testimoni, tra i quali i periti delle parti e dell'Ufficio di Procura. I testi, rispondendo alle domande dei difensori degli imputati (gli avvocati Pasquale Loiacono, Franco Bagnoli, Salvatore Attinà e Roberta Coriani) hanno escluso qualsiasi forma di responsabilità medica da parte di tutti i sanitari. Il pubblico ministero aveva chiesto l'assoluzione dei quattro imputati.

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  • Occhiello L' indagine che aveva portato al rinvio a giudizio era stata avviata dopo la denuncia presentata dai familiari di un degente deceduto nel marzo del 2011

Per il governatore Mario Oliverio, Antonio Spadafora è stato uno dei (più o meno) generosi finanziatori ai tempi della campagna elettorale per le regionali. Dai conti della sua ditta, la “F.lli Spadafora” – testimonia il rendiconto delle spese elettorali firmato dall’attuale presidente della Regione e depositato alla Corte d’appello di Catanzaro – il 6 novembre 2014 parte un bonifico di 2mila euro in favore di Oliverio. Per la Dda di Catanzaro (il dato emerge dall'operazione “Stige”, che ha colpito il clan Farao-Marincola di Cirò Marina lo scorso 9 gennaio, ndr) quella ditta è in tutto e per tutto un’impresa di ‘ndrangheta.

IMPRENDITORE DEI CLAN E alla ‘ndrangheta – e in particolare a Vincenzo Santoro, “U monaco”, capo della ‘ndrina distaccata in Mandatoriccio, con competenza “criminale” specifica sullo sfruttamento delle aree boschive della Sila – per i magistrati della Dda di Catanzaro che ne hanno chiesto e ottenuto l’arresto sono particolarmente vicini sia Antonio Spadafora, che della ditta è amministratore, sia i fratelli Pasquale e Rosario e il padre Luigi, che gestiscono insieme a lui l’impresa, attiva nel ramo del taglio boschivo. Un settore in cui si sarebbero fatti strada grazie anche (se non soprattutto) alla protezione dei clan.

SPADAFORA UOMO D’ONORE A spiegarlo agli inquirenti è stato anche il pentito Francesco Oliverio, capo della 'ndrina di Belvedere Spinello prima di iniziare a collaborare con la giustizia. «Fin dal 2005, avevo organizzato un vero e proprio sistema per controllare gli appalti di taglio dei boschi avvicinando una serie di imprese e cioè le ditte di Pasquale Spadafora, che è stato formalmente rimpiazzato (affiliato, ndr) da me nel 2006 con il grado di “Picciotto” e che, nel 2008, ha ricevuto il “merito di Camorrista” dai miei parenti quando io ero dimorante in Milano. La ditta Bitonti Giovanni detto “spaccacinera” e la ditta dei fratelli Fratto. I titolari di queste due ditte sono dei contrasti onorati nel senso che devono stare alle direttive dell’uomo d’onore cioè Pasquale Spadafora».

IL SISTEMA Una “pratica” abbastanza diffusa a detta del pentito, che nei verbali del 21 e 22 ottobre 2014 spiega che «avevamo interesse ad affiliare gli imprenditori in modo tale da partecipare ad importanti appalti». Il meccanismo – afferma Francesco Oliverio – era rodato. «Una volta effettuata una valutazione del valore di un bosco – spiegano i magistrati – essendo le gare d’appalto ad offerte a rialzo, la criminalità riusciva a far concordare le offerte da parte delle ditte affinché ci si aggiudicasse un lotto ad un prezzo inferiore rispetto al reale valore facendo sì che la differenza confluisse nella “bacinella”». E – sottolinea il pentito – «lo stesso Pasquale Spadafora, il padre Luigi, Luigi Comberiati decidevano quanto valeva l’appalto e quindi la cifra che la ditta doveva versare in bacinella...».

TAGLI INDISCRIMINATI In più – afferma ancora il pentito – «a tali proventi andavano aggiunti quelli derivanti dai tagli illegali che venivano perpetrati sul lotto aggiudicato. Le ditte infatti non si limitavano mai ad abbattere solo gli alberi previsti dal progetto di taglio ma ne abbattevano molti di più, sconfinando spesso anche nei boschi limitrofi. Anche su questo legname, che veniva spesso venduto come legna da ardere, la criminalità organizzata pretendeva una quota».

UN AMICO IN FORESTALE Un sistema di cui, secondo quanto emerso nell’operazione “Stige”, l’azienda che ha finanziato la campagna del governatore Oliverio sarebbe stata uno degli ingranaggi fondamentali. «Tramite i fratelli Spadafora e Luigi Comberiati – racconta il pentito – avevamo la possibilità di avvicinare Guardie Forestali che non espletavano controlli rispetto alle ditte a noi vicine mentre controllavano quelle che non stavano ai nostri patti. Infatti, i guadagni dai tagli conseguivano, soprattutto, dai tagli non autorizzati con l’appalto. Voglio significare che i boschi contigui a quelli da tagliare secondo l’appalto venivano devastati»

QUI COMANDO IO In più di un’occasione, non solo la loro ditta avrebbe poi effettivamente svolto i lavori che altre imprese si erano aggiudicate alle aste bandite dai Comuni di Scigliano, Colosimi e Mandatoriccio, ma i tre fratelli e il padre si sarebbero personalmente occupati di minacciare e allontanare i titolari delle ditte potenzialmente concorrenti. «Tu magari ti pensi che ... tengo la testa più di a cazzo di te, io ci vado a mettere i tronchi e non ti ci faccio andare più e ti faccio pure una passata di cazzotti…omissis …non la prendere per cazzonaggine, che io sono più pericoloso di tutti» dice – intercettato – Antonio Spadafora al titolare di una ditta, “reo” di non aver chiesto il permesso di utilizzare un piazzale per il deposito della legna e costretto con minacce e danneggiamenti a ridimensionare lavori e rinunciare a commesse. Ma non si è trattato di un caso isolato.

DANNEGGIAMENTI SU INDICAZIONE DEGLI SPADAFORA Per il pentito Oliverio, erano loro «gli incaricati ad effettuare i danneggiamenti alle ditte che non si allineavano alle direttive imposte dalla criminalità organizzata. Proprio grazie alla gestione dei boschi della Sila gli Spadafora erano stati utilizzati anche per garantire la latitanza di Farao Silvio e Marincola Cataldo». Tutte accuse che ieri hanno portato i tre fratelli – Antonio, Pasquale e Rosario – e il padre Luigi in carcere con l’accusa di essere imprenditori del clan del Cirotano. E che oggi potrebbero obbligare il governatore Mario Oliverio a spiegare in virtù di quali rapporti abbiano finanziato la sua campagna elettorale.

Alessia Candito
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  • Occhiello L'azienda Spadafora è coinvolta nell'inchiesta che ha colpito le cosche del Crotonese. Secondo i magistrati della Dda sarebbe in tutto e per tutto un’impresa di ‘ndrangheta. Nel 2014 ha versato 2mila euro a sostegno del governatore per le Regionali

TROPEA Il Consiglio di Stato ha confermato lo scioglimento degli organi elettivi del Comune di Tropea, nel Vibonese, per infiltrazioni mafiose. Il 22 settembre scorso con una sospensiva aveva ribaltato la sentenza con la quale il Tar del Lazio aveva annullato il decreto di scioglimento degli organi elettivi dell'ente per infiltrazioni mafiose deciso il 12 agosto 2016 con apposito decreto presidenziale sulla scorta di una relazione redatta dalla Commissione di accesso agli atti. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto anche nel merito il ricorso del ministero dell'Interno e della Prefettura di Vibo Valentia sottolineando il «grave tentativo di infiltrazione mafiosa» e il doveroso ripristino della legalità nel Comune di Tropea. Nessuna possibilità, quindi, che il sindaco di Tropea, Giuseppe Rodolico (Pd), ritorni al suo posto unitamente alla giunta ed al consiglio comunale. Al posto degli organi elettivi dell'ente, il Comune sarà ora retto da una terna commissariale di nomina prefettizia per un 12 mesi prorogabili sino a 24 mesi. 

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  • Occhiello Il Consiglio di Stato accoglie anche nel merito il ricorso del ministero dell'Interno e della Prefettura di Vibo Valentia. «Grave tentativo di infiltrazione mafiosa»

CATANZARO Tutti rinviati a giudizio gli imputati del procedimento scaturito dall'inchiesta “Robin Hood” per i quali – esclusi Giuseppe Castelli Avolio e Francesco Masciari che hanno chiesto il rito abbreviato – il processo dinanzi al Tribunale collegiale di Catanzaro avrà inizio il 5 aprile. A deciderlo è stato il gup di Catanzaro, Claudio Paris, che ha accolto le richieste avanzate dal pm Graziella Viscomi.
Dovranno comparire davanti ai giudici l’ex assessore regionale al Lavoro (e attuale consigliere regionale) Nazzareno Salerno, l’ex dg del dipartimento 10 Vincenzo Caserta, l’ex presidente di Calabria Etica, Pasqualino Ruberto, Maria Francesca Cosco, Antonio Cusimano, Bruno Dellamotta, Gianfranco Ferrante, Martino Valerio Grillo, Claudio Isola, Ortensio Marano, Patrizia Nicolazzo, Michele Parise, Saverio Antonio Spasari, Vincenzo Spasari, Damiano Zinnato, la società Cooperfin spa. 
L’operazione “Robin Hood” è stata condotta il 2 febbraio 2017 dalla Dda di Catanzaro e ha rivelato presunti illeciti che avrebbero portato alla distrazione dei fondi destinati al Credito sociale, ossia alle famiglie più povere, e dirottati, invece, con manovre ritenute illecite dalla Dda, sulla Cooperfin Spa di Ortensio Marano, società esterna alla Regione. La gestione del Credito sociale veniva così, con pressioni e minacce, sottratta a Fincalabra, ente in house della Regione, e destinata all'ente Calabria Etica, presieduta all’epoca da Pasqualino Ruberto, incapace, diversamente da Fincalabra, della gestione economico-fìnanziaria richiesta dal progetto. Da Calabria Etica a Cooperfin il passo è stato breve. Questo avrebbe comportato secondo l'accusa un ingiusto vantaggio alla società finanziaria, rappresentato dalla successiva aggiudicazione del servizio di partnership finanziaria, ed un danno diretto ed immediato alla Regione Calabria in termini di conseguimento dei targets dinnanzi all'Unione Europea e ritardo nello svolgimento del progetto, controllo del capitale del Fondo Credito Sociale.
Secondo le accuse, Salerno avrebbe pattuito, accettato e ricevuto una somma di denaro pari ad almeno 230.739,46 euro da Ortensio Marano (tramite la società Cooperfin spa di cui il Marano è socio ed amministratore delegato) al fine di far ottenere alla società Cooperfin spa il contratto d'appalto.

ale. tru.

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  • Occhiello Il gup ha accolto le richieste della Dda di Catanzaro. La prima udienza è stata fissata per il 5 aprile. Al centro dell'inchiesta i presunti illeciti che avrebbero portato alla distrazione dei fondi del Credito sociale
Mercoledì, 10 Gennaio 2018 17:36

Rimpasto, i capigruppo in giunta?

CATANZARO Ne resteranno solo due, forse tre. Il governatore per ora mantiene il più stretto riserbo sia sui modi che sui tempi con cui procederà al rimpasto di giunta, anticipato dalla revoca dell'assessore al Lavoro Federica Roccisano. Lo scenario più plausibile è quello che vede un refresh parziale entro la fine di gennaio, a candidature per il Parlamento già definite. Lo schema prevede due sole conferme: Francesco Russo, titolare di Logistica, Porto di Gioia e Sviluppo economico, e Roberto Musmanno, responsabile dei Trasporti. Non è da escludere nemmeno un “rinnovo” per Antonella Rizzo, al centro delle polemiche per la sua adesione a Liberi e uguali di Grasso. A quanto pare, dal decimo piano della Cittadella sarebbe arrivato un ordine di scuderia ben preciso: non attaccare l'assessore all'Ambiente che ha detto addio al Pd. Una indicazione che, per gli osservatori più attenti, va letta in un solo modo: sarebbe stato proprio il governatore a dare l'imprimatur alla mossa di Rizzo, mandata in avanscoperta nel partito di Bersani per sondare il terreno in vista di una sua eventuale adesione ma anche per mandare un messaggio chiaro al Pd: se non sarò tenuto in considerazione per la composizione delle liste per il Parlamento, sono pronto a passare con Grasso.
D'altronde, con una dichiarazione che poteva sembrare paradossale, è stata proprio Rizzo, nel corso dell'assemblea regionale di Leu, a ribadire la sua fedeltà al governatore: «Il mio passaggio rafforza quella che è la linea programmatica del presidente Oliverio. Sono esattamente quella che si è presentata insieme a lui alle primarie e non ho dimenticato quella che era la sua impostazione programmatica».

L'INCOGNITA Si tratta, allo stato, solo di interpretazioni, visto che nessuno sa bene cosa passi per la testa del governatore. Soprattutto per quel che riguarda le new entry in giunta. L'ipotesi che circola insistentemente vede protagonisti i capigruppo regionali di maggioranza, che andrebbero a guidare gli assessorati lasciati vacanti da Roccisano, Carmen Barbalace e da Franco Rossi (che sembra avere le ore contate nell'esecutivo). Lo scenario vedrebbe inoltre l'assegnazione di ulteriori deleghe fuori giunta a un altro paio di consiglieri del centrosinistra, sulla scorta di quanto già fatto per Mauro D'Acri (Agricoltura) e Giovanni Nucera (Sport).
La grande incognita resta il vicepresidente Antonio Viscomi, al centro di un fuoco di sbarramento (eterodiretto?) che lo vede ora prossimo ad aderire a Leu, ora in procinto di abbracciare la causa di Lorenzin e Civica popolare. Fake news che avrebbero lo scopo di indebolire la posizione del docente universitario e di favorire un suo eventuale allontanamento dalla giunta, magari per fare posto alla deputata Enza Bruno Bossio.    

Pietro Bellantoni
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  • Occhiello Sicuri della riconferma solo Russo e Musmanno. Ma spera anche Rizzo. Che potrebbe aver aderito a Leu su input del governatore. Nel nuovo esecutivo ci sarebbe spazio per i consiglieri regionali. Resta l'incognita Viscomi

Tra le 180 eccellenze nazionali della ricerca ci sono anche tre dipartimenti calabresi. Due dell’Università della Calabria e uno della “Mediterranea” di Reggio Calabria. Sono tra i dipartimenti universitari cui andranno i 271 milioni di euro previsti annualmente, per il quinquennio 2018-2022, dalla legge di bilancio 2017 per rafforzare e valorizzare l'eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione. In tutto si tratta di un maxi finanziamento pari a oltre 1 miliardo. Che, negli atenei della regione, andrà – in quote da stabilire – a Farmacia e Scienze della salute e della nutrizione dell’Unical, che rientra tra i 20 ammissibili nell’area “Scienze mediche”; a Ingegneria informatica, modellistica, elettronica e sistemistica sempre dell’ateneo di Arcavacata (tra i 19 ammissibili a finanziamento nell’area “Ingegneria industriale e dell’informazione”). Per trovare il terzo dipartimento eccellente bisogna spostarsi a Sud, fino alla struttura di Giurisprudenza ed economia dell’università “Mediterranea” di Reggio Calabria, che figura tra le 15 che passano la selezione per le “Scienze giuridiche”. Assente, almeno in questa classifica (che, però, viste le cifre in gioco non è fine a se stessa), l’università “Magna Graecia” di Catanzaro. 

 

I CRITERI I criteri di selezione sono stati individuati da una commissione formata da sette personalità di alto profilo scientifico e presieduta dalla professoressa Paola Severino. Hanno potuto presentare domanda per i finanziamenti, inviando i loro progetti di ricerca, 350 dipartimenti inseriti nell’elenco predisposto dall’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione dell’Università e della Ricerca) sulla base di un indicatore standardizzato di performance (Ispd) individuato dalla stessa Agenzia. La selezione dei 180 dipartimenti è avvenuta sulla base della fattibilità dei progetti di ricerca presentati, della coerenza dei progetti con le priorità del sistema nazionale e internazionale, delle ricadute attese. Dei 180 progetti finanziati, per un totale di 1,3 miliardi nel quinquennio, 106 sono di università del Nord, 49 del Centro, 25 del Sud. (ppp)

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  • Occhiello Farmacia e Ingegneria informatica dell’Unical, assieme a Giurisprudenza ed economia della Mediterranea, passano la selezione del ministero. E accederanno alle risorse aggiuntive destinate all'università

Anas ha comunicato che, a causa di una frana, è stata chiusa temporaneamente al traffico, in entrambe le direzioni, la strada statale 18 “Tirrena Inferiore” al km 499,400, in località Ceramida Pellegrina, una frazione del comune di Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria. Sul posto sono presenti le squadre Anas e la polizia stradale. Il traffico veicolare è stato deviato temporaneamente sulla viabilità locale nel comune di Bagnara Calabra e sull’A2 “Autostrada del Mediterraneo” con ingresso agli svincoli di Bagnara e Scilla.
La strada è stata poi parzialmente riaperta al traffico in serata. «Grazie al tempestivo intervento del personale Anas – si legge in una nota – la strada sarà riaperta al traffico in entrambi i sensi di marcia entro stanotte, non appena saranno concluse le operazioni di sgombero dei detriti. Dalle prime indagini condotte sul posto dai tecnici Anas è ipotizzabile che la frana si sia originata dalla rottura di un impianto fognario che, riversando una copiosa quantità d'acqua, ha causato il crollo di un muro di sostegno di una strada del comune di Bagnara Calabra, sovrastante la statale».

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  • Occhiello La frana è avvenuta in località Ceramida Pellegrina, frazione di Bagnara. Il traffico è stato temporaneamente deviato sulla viabilità locale. In nottata la riapertura
Mercoledì, 10 Gennaio 2018 17:01

STIGE | Si costituisce anche Giuseppe Spagnolo

Sale a 170 il numero delle persone arrestate nell'ambito dell'operazione “Stige”, condotta dai carabinieri del Ros. Si è costituito ai carabinieri, infatti, Giuseppe Spagnolo, di 49 anni, ritenuto elemento di spicco della cosca Farao-Marincola. Secondo l'accusa, Spagnolo avrebbe avuto importanti responsabilità nella monopolizzazione-imposizione dell'offerta di pescato proveniente dalla flotta peschereccia di Cariati e Cirò Marina, per tramite delle imprese “Pescheria Desiree”, sita nella stessa Cirò Marina, e “Profumo di mare”, di Torre Melissa. Spagnolo avrebbe avuto interessi anche nella gestione dei servizi turistici attraverso lo stabilimento balneare denominato dapprima “Ninì Prince” e successivamente “Nick Beach” di Cirò Marina e quale gerente occulto delle imprese “Ag Film Srl” di Cirò Marina e “G-Plast Srl” di Torretta di Crucoli, che avrebbero monopolizzato la raccolta e la rigenerazione di plastica e cartone. Giuseppe Spagnolo, secondo l'accusa, avrebbe anche avuto un ruolo di primo piano nella raccolta del consenso, svolto con metodo 'ndranghetistico, in occasione delle competizioni per l'elezione delle amministrazioni locali.

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  • Occhiello Il 49enne è ritenuto elemento di spicco della cosca Farao-Marincola. Sale così a 170 il numero delle persone arrestate nell'ambito dell'operazione della Dda di Catanzaro contro i clan del Crotonese

CATANZARO Pubblicato il bando di gara per l’affidamento del servizio di progettazione definitiva ed esecutiva dei lavori di ripristino della Strada provinciale 25, fondamentale arteria di collegamento tra Catanzaro e molti comuni del comprensorio Presilano. L’approvazione del bilancio di previsione della Provincia di Catanzaro, guidata dal presidente Enzo Bruno, ha sbloccato l’utilizzo delle importanti risorse stanziate per la realizzazione di infrastrutture strategiche, a partire dalla Strada provinciale 25 per cui è stanziato un finanziamento di 10 milioni di euro.
Nei mesi scorsi, infatti, il decreto con cui la Regione Calabria trasferisce all’Amministrazione provinciale di Catanzaro dieci milioni di euro per realizzare le opere di messa in sicurezza e ripristino della Strada provinciale 25 Arsanise-Catanzaro (fondi individuati nelle Risorse Pac 2014/2020) è stato trasmesso all’Amministrazione provinciale completo dello schema di disciplinare e l’impegno delle somme.
Come prevede la norma, quindi, la Provincia guidata dal presidente Bruno procede con la progettazione esecutiva e, quindi, con la fase d’appalto per l’avvio dei lavori. La Strada provinciale 25 è una infrastruttura fondamentale per scongiurare l’isolamento delle aree interne della Presila Catanzarese e garantire la messa in sicurezza della condotta idrica di Santa Domenica (acquedotto di Catanzaro) che insiste lungo questo percorso. 
I documenti di gara sono disponibili sul sito della Provincia di Catanzaro (www.provincia.catanzaro.it/bandi/-di-gara-per-servizi/): i plichi contenenti l’offerta e le documentazioni devono pervenire entro le 12 del 7 febbraio prossimo.
La progettazione, in particolare, riguarda lavori di natura strutturale, realizzazione di opere stradali e opere di sistemazione idraulica e dovrà essere consegnata entro 120 giorni dalla firma del contratto d’appalto. 
«Procediamo in maniera spedita lungo il percorso prefissato, rispettando il crono programma che vede come obiettivo finale un intervento complessivo sull’intera area del fondovalle: vogliamo garantire la piena sicurezza delle opere che saranno realizzate e cancellare ogni criticità che possa portare a disagi e isolamento – ha affermato il presidente Bruno -. In futuro non devono verificarsi nuovi disastri a causa del maltempo, come quelli in cui ci siamo imbattuti lo scorso anno quando la Sp25 è stata chiusa per ragioni di sicurezza, e poi riaperta dopo solo otto giorni con enormi sforzi tecnici ed economici proprio per non creare disagi ai cittadini, anche grazie alla preziosa collaborazione e al coordinamento del prefetto di Catanzaro, Luisa Latella. Il prossimo passo, quindi – conclude il presidente Bruno – è il bando di gara europeo per l’affidamento dei lavori. Continua, quindi, il grande lavoro di sistemazione, messa in sicurezza e ammodernamento del sistema viario provinciale realizzato da questo Ente, in cui sono l’impegnato costantemente, affiancato dal consigliere delegato Ciccio Severino e da tutto il Consiglio provinciale».

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  • Occhiello Per la Strada provinciale è stato stanziato un finanziamento di 10 milioni. Gara aperta fino al 7 febbraio

COSENZA Arrivano in Prefettura gli occupanti di PrendoCasa che dieci giorni fa hanno occupato l’Hotel Centrale di Cosenza. Il corteo ha sfilato dall’albergo dove hanno trovato alloggio diverse famiglie fino al palazzo di governo di piazza 11 settembre. Nel corso della mattinata, a fare visita al prefetto Gianfranco Tomao, non ci sono stati solo gli attivisti ma anche tutti i vertici della sicurezza pubblica della provincia di Cosenza convocati per un comitato di ordine e sicurezza pubblica a seguito dell’operazione condotta dalla Dda nella giornata di ieri. A preoccupare gli inquilini dell’Hotel Centrale la possibilità che venga disposto nei prossimi giorni uno sgombero forzato. La possibilità, dopo un incontro con il vice di Tomao, sembra essere lontana ma l’attenzione su quanto sta accadendo proprio nel cuore della città rimane alta. Da entrambe le parti c’è la comune volontà di dialogare. Innanzitutto perché esiste un problema di disagio sociale in città, poi perché va trovato un modo per risolverlo. PrendoCasa ha chiesto di partecipare ai tavoli interistituzionali che potrebbero essere convocati nei prossimi giorni e ai quali gli attivisti chiedono anche la partecipazione dei rappresentanti della Regione Calabria, ente che attraverso l’Aterp avrebbe il dovere di garantire alloggio a chi ne ha diritto. Non c’è solo la struttura dell’hotel Centrale a vivacizzare il dibattito, incassato il bene placido dell’ex proprietario Ercole Barile, c’è un altro immobile che a Cosenza è stato occupato: lo stabile di via Savoia di proprietà proprio della Regione

mi. pr.

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  • Occhiello Gli attivisti hanno incontrato il vice prefetto. Sembra essere scongiurato lo sgombero dell'Hotel Centrale. Chiesto un incontro con la Regione per discutere dell'emergenza sociale a Cosenza
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