Corriere della Calabria
Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

Due condanne per l'omicidio del boss Femia

Lunedì, 26 Giugno 2017 19:16

ROMA Due condanne e un'assoluzione. Con questa decisione si è chiuso il processo d'appello che vedeva Massimiliano Sestito e i fratelli Antonio e Francesco Pizzata imputati come componenti della “cellula” 'ndranghetista che nel gennaio 2013, in località Castel di Leva, all'estrema periferia di Roma, uccise il boss calabrese Vincenzo Femia. Dopo una lunga camera di consiglio è arrivata la condanna all'ergastolo di Sestito e a 25 anni di carcere di Francesco Pizzata (per quest'ultimo riconosciute le attenuanti generiche equivalenti alle contestate aggravanti del “metodo mafioso” e della premeditazione), e l'assoluzione «per non aver commesso il fatto» di Antonio Pizzata.
In primo grado i tre erano stati condannati tutti all'ergastolo. Femia era ritenuto personaggio di primo piano nella malavita della capitale, con diversi precedenti tra cui associazione mafiosa e appartenenza alla cosca di San Luca, conosciuta per la strage di Duisburg del 2007. Fu trovato morto il 24 gennaio 2013, ucciso con numerosi colpi di pistola mentre era dentro l'auto della moglie. Lo spessore criminale della vittima e le modalità dell'omicidio indussero gli investigatori a ricondurre il delitto a un contesto di tipo mafioso. Tutto rimase però oscuro fino a quando Gianni Cretarola, diventato collaboratore di giustizia (e per questi fatti giudicato separatamente col rito abbreviato), con le sue dichiarazioni fece luce sul delitto. Confessò di far parte della cellula 'ndranghetista e che il reale movente dell'omicidio era da ricollegare i contrasti insorti nella spartizione del mercato della droga nella capitale (160 chili di cocaina colombiana trasportati a Roma dalla Spagna nell'agosto 2012). Il compito del collaboratore (che, oltre a descrivere le modalità dell'azione, indicò i partecipanti e addirittura il numero dei colpi esplosi) era stato quello di accompagnare Femia al posto individuato per l'agguato.

COSENZA «Ieri, con il successo del centrosinistra nei ballottaggi di Acri e di Paola, è stato confermato un dato di straordinario successo elettorale alle elezioni amministrative: in provincia di Cosenza il Partito democratico e il centrosinistra hanno fatto cappotto. Forza Italia perde in tutti i Comuni». Lo sostiene, in una nota, il segretario provinciale di Cosenza del Pd, Luigi Guglielmelli. «Nei 23 comuni chiamati al voto – aggiunge – vengono eletti, infatti, 15 sindaci Pd, 6 sindaci espressione di coalizioni di centrosinistra con dentro il Pd e due sindaci di movimenti civici. Non è questo un dato che si può sottovalutare o archiviare. È la cartina di tornasole ed evidenzia che le criticità elettorali del Pd si registrano soprattutto nei grandi centri urbani».
«L'insuccesso del Partito democratico nelle città capoluogo – dice ancora Guglielmelli – non è soltanto calabrese, ma è omogeneo su tutto il territorio nazionale. Non è fuori luogo quindi, supporre che dal voto emerge una tendenza che esprime un grande disagio soprattutto nei vasti agglomerati popolari e periferici delle città. È la manifestazione più acuta di un disagio sociale che con il voto esprime sfiducia e protesta, ma al tempo stesso cerca riferimenti politici che siano interpreti delle ansie e delle insicurezze sotto il segno della conservazione. Il Pd potrà essere una formazione politica credibile solo se riuscirà a cogliere questi bisogni non soltanto attraverso una riforma dello Stato sociale, ma anche e soprattutto attraverso la dinamizzazione dell'ascensore sociale per dare prospettiva di futuro, di vita e di lavoro a intere generazioni, giovani e meno giovani. Ha ragione Renzi, dunque, che le elezioni politiche saranno un'altra cosa. A condizione che, però, il Pd non racchiuda esclusivamente l'analisi di questo voto nello schema dei localismi. Un'approfondita lettura del dato elettorale, inoltre, ci consente di affermare che l'insediamento di una rete organizzata del Partito nei territori non è una variabile neutra o indifferente; nelle città infatti il Pd paga il limite dell'assenza di un'organizzazione politica attiva, aperta ed inclusiva».
«Anche per questo – conclude Guglielmelli – penso che sia utile e necessario indire, su piattaforme politiche e programmatiche fortemente innovative, i congressi straordinari nelle cinque città capoluogo calabresi. È notorio che è stato proprio questo limite infatti che ha determinato uno svantaggio competitivo dal momento che la stessa selezione dei candidati a Catanzaro oggi, come a Crotone e a Cosenza ieri, è stata caratterizzata da un percorso improvvisato e avventuroso che ha trovato soluzioni solo in zona Cesarini, quasi a tempo scaduto». 

LAMEZIA TERME Domani pomeriggio alle 16.30 torna a riunirsi il consiglio di amministrazione della Sacal, se non vi saranno ulteriori disperati tentativi di ricorrere a colpi di mano, il Consiglio dovrà ratificare quanto già deciso dall'assemblea dei soci e conferire al presidente Arturo De Felice i pieni poteri decisionali e di rappresentanza, in uno con la nomina ad amministratore delegato. Nel caso, invece, ci si ritrovasse alle prese con qualche “ripensamento operoso” al prefetto De Felice non resterebbe che attendere il 30 di giugno, data ultima assegnata dall'assemblea dei soci al cda per adempiere a quanto deciso, a quel punto De Felice assumerebbe i pieni poteri per diretta deliberazione dell'assemblea.
Fin qui gli aspetti giuridici della vicenda che, tuttavia, mantiene inalterati anche dei profili politici e gestionali. Partiamo da quelli gestionali: mai come in questa fase la Sacal è a un bivio. Può continuare nel declino oppure assumere un ruolo di traino dello sviluppo calabrese. Lo dimostrano i contatti che in questi giorni, sia pure informalmente, De Felice ha avuto con esponenti della grande imprenditoria nazionale e internazionale, interessati a una eventuale forte ricapitalizzazione della società. Chiedono solo di avere interlocutori istituzionali seri e affidabili, capaci di vedere un poco più in là del loro naso e a queste latitudine non è impresa facile.
In tanti preferiscono una struttura nana nella quale operare quel piccolo cabotaggio che non ha fatto bene a Lamezia e alla Calabria ma ha assicurato, a un misero reticolato di imprenditori e politici, una non trascurabile rendita in termini di interessi personali. A Lamezia come a Crotone, come a Reggio Calabria, dove chiude i battenti quel monumento alla malversazione e alla malagestio che è stata la Sogas. Ne ha avuto un assaggio proprio in queste ore il presidente De Felice, firmando gli atti di passaggio con i curatori fallimentari nominati dal Tribunale. Centocinquantuno dipendenti abituati a far nulla; un molo d'attracco per i collegamenti veloci da Messina e dalle Eolie che cade a pezzi. Era costato milioni di euro, si ritrova depredato anche delle attrezzature di attracco. Sulla carta il tutto era videosorvegliato da un impianto costosissimo di telecamere e sensori: hanno rubato anche quelle senza che nessuno sporgesse neanche denuncia ai carabinieri.
Risanare non sarà facile e tuttavia le potenzialità ci sono: è bastato mandare qualche segnale di affidabilità per riceve la disponibilità a tre voli per collegamenti con Torino.
Se la Sogas rappresenta l'apice del problema, è il sistema aeroportuale calabrese che abbisogna di essere rivisitato e rifondato. La Sacal in quanto a esuberi non scherza, anche se qui va detto che gran parte del personale, soprattutto quello che opera tra aerostazione e piste, è all'altezza del compito e in quanto a professionalità rientra negli standard europei. Gli infrattati, nani e soprattutto ballerine, popolano semmai gli uffici, come eloquentemente dimostrano mesi di intercettazioni ambientali sulle quali è sempre meglio stendere un velo pietoso. A patto, però, che chi ha mille ragioni per starsene zitto eviti di continuare a blaterare. La ricreazione è finita. Ne prendano atto anche i morosi, quelli che hanno avuto servizi e spazi a prezzi stracciati e non pagano manco quelli.
Certo, quando si tratta di ammantare lo spirito di conservazione con ragioni di bieco campanilismo, si parla di Lamezia e dei rischi che un allargamento delle competenze della Sacal anche agli altri aeroporti comporterebbe.
Anche qui occorre avere faccia di bronzo per tentare di confondere le idee ai lametini. Dove erano questi cultori del campanile a orologeria il 17 ottobre scorso? De Felice non c'era, loro sì e hanno anche vergato un documento ufficiale che forse è il caso di riproporre: «Si è svolta oggi, nella sede della Sacal, società di gestione dell’aeroporto di Lamezia Terme, l’Assemblea dei Soci, presente il 94% del capitale sociale, alla cui decisione è stata rimessa la partecipazione alla gara per l’affidamento in concessione della gestione totale degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone, pubblicato da Enac. Al termine della riunione – prosegue testualmente la nota diffusa dall’ufficio stampa di Sacal – durante la quale il presidente della Sacal, Massimo Colosimo, ha illustrato il piano strategico industriale, gli azionisti hanno espresso parere favorevole alla partecipazione al bando. In particolare, gli enti pubblici hanno evidenziato le potenzialità del progetto che rappresenta un valido strumento per lo sviluppo del sistema regionale dei trasporti. Hanno dichiarato il loro consenso i rappresentanti del Comune di Lamezia Terme, della Provincia di Catanzaro, della Regione Calabria, del Comune di Catanzaro, Camera di Commercio di Catanzaro, Camera di Commercio di Cosenza, e per i soci privati Noto spa, Confindustria Catanzaro, Cantine Lento Scarl, Elifly Spa, Guglielmo Spa, Terme Caronte Spa».
Tutti d'accordo? In verità una voce, una sola, si alzò fuori dal coro ed era quella di uno dei soci privati “AdR – Aeroporti di Roma”, che ha spiegato la propria astensione «perché ritiene che non sussistano le condizioni economiche finanziarie per poter affrontare, senza rischi, un investimento in ulteriori gestioni aeroportuali». Oggi, in presenza di un diverso piano industriale e della possibilità di contare su investimenti aggiuntivi e sulla disponibilità di altre qualificate aziende a sottoscrivere anche cospicui aumenti di capitale, anche Aeroporti di Roma rivede la sua precedente posizione che era, ripetiamolo, l'unica di senso contrario. Sarà pur vero che solo i cretini non cambiano opinione, ma sarebbe il caso che, quando a cambiare opinioni sono enti territoriali che rispondono degli interessi dei cittadini, le ragioni per cui cambiano così radicalmente opinione le spieghino.

Pa. Po.

CATANZARO «Al riconfermato sindaco Sergio Abramo giunga il mio più sincero augurio di buon lavoro. La città ha bisogno di un profondo rinnovamento di idee, di metodo e di pratica amministrativa, il voto lo ha confermato e ha dato ad Abramo il compito, gravoso, di rispondere a questo bisogno. Spero che sappia farlo con equilibrio ed equità sociale, ma soprattutto con le mani libere. E mi auguro che Abramo sia consapevole che a sostenerlo è stata una parte decisamente minoritaria dei cittadini: l’astensione al ballottaggio è il dato politico più rilevante su cui tutti insieme dovremo riflettere». È quanto afferma l’ex candidato sindaco Nicola Fiorita a poche ore dalla vittoria di Sergio Abramo.
«Dal canto nostro, come già detto all’indomani del primo turno – aggiunge –, avremo l’obbligo di vigilare sull’operato del sindaco e della sua maggioranza, con la consapevolezza di lavorare solo ed esclusivamente per il bene della città. Porteremo nella sala del Consiglio le idee e lo stile che ci hanno animato e che ci hanno spinti a un risultato così numericamente rilevante. Accanto a chi siederà in Consiglio ci sarà un intero movimento che ha dimostrato di non voler disperdere la propria energia, ecco perché mercoledì 28 giugno nascerà ufficialmente il Forum permanente dell’opposizione civica che sarà la benzina da mettere nel motore della nostra azione in Consiglio. L’invito a partecipare alla prima riunione, alle ore 18 presso la sede dell'associazione “La Calabria che Rema”, è esteso a tutta la cittadinanza: Cambiavento non si ferma». 

LAMEZIA TERME Il Villa Anna 2016 della cantina Nicotera Severisio sale sul podio del “2017 Decanter World Wine Awards” e conquista la medaglia di bronzo. Un importante riconoscimento per la storica azienda di Lamezia Terme, che aggiunge un nuovo merito alla sua produzione.
Giunti alla 14esima edizione, i Decanter World Wine Awards (Dwwa) sono il più grande e prestigioso concorso vinicolo al mondo. In giuria siedono i più autorevoli esperti e professionisti del wine business, tanto che i Dwwa sono riconosciuti a livello internazionale per l'affidabilità del loro rigoroso processo di degustazione e selezione.
Villa Anna racchiude l’amore e la tradizione per la terra e il mondo del vino da parte dei Nicotera Severisio. Il nome di questo vino, un Bianco Igt, è dedicato alla madre degli attuali Nicotera Severisio. Un’etichetta elegante, che dunque riporta il nome della tenuta dove i vitigni di Greco Bianco e Chardonnay vengono coltivati attraverso il sistema Gouyot per produrre questo vino dall’eccellente limpidezza. Il terroir calcareo-argilloso, tipico della zona, dona al Villa Anna un colore giallo paglierino scarico, un aroma agrumato e floreale, un gusto elegante, fresco e delicato. Ottimo per accompagnare primi piatti, carni bianche, formaggi freschi e piatti a base di pesce.
Villa Anna è il Bianco Igt di casa Nicotera Severisio: completano la produzione dell’azienda L’Araldo, Rosso Igt frutto dell’unione di Magliocco, Greco Nero e Calabrese; Connubio, Rosso Igt con Greco Nero e Merlot; Il Viale, Igt Rosé prodotto con dalle sole uve del Magliocco.
Storia, cultura del vino e passione per un prodotto di qualità hanno da sempre guidato la famiglia, arrivando a questo importante riconoscimento internazionale.

CATANZARO «Ulteriore cedimento sulla nuova 106. Un record, si tratta del secondo solo negli ultimi 30 giorni». Lo sostiene in un comunicato il Codacons di Catanzaro. «Un incidente gravissimo – afferma Francesco Di Lieto – che segue di poche settimane un analogo cedimento verificatosi, lo scorso 26 maggio, e che ha comportato la chiusura al traffico della rampa dello svincolo di Germaneto. È inaccettabile che ponti e viadotti, tra l'altro nuovi di zecca, crollino con una frequenza tale da rappresentare un pericolo per l'incolumità degli utenti delle strade. La magistratura deve chiarire le responsabilità che ci sono dietro questi crolli, così frequenti da destare seri dubbi sulla qualità dell'opera. Per questo motivo il Codacons ha presentato un esposto-denuncia in cui chiede, espressamente, che la Procura di Catanzaro voglia procedere per attentato alla sicurezza dei trasporti».
«Già qualche tempo addietro – dice ancora Di Lieto – avevamo chiesto al ministero dei Trasporti di attivarsi per imporre controlli straordinari, finalizzati ad accertare la stabilità dei tratti sopraelevati e garantire la sicurezza delle strade. Purtroppo nessuno ci ha dato ascolto. Evidentemente si preferisce attendere i morti. Ma ciò che riteniamo inaccettabile è che il tratto soggetto a continui cedimenti sia stato inaugurato da pochissimo tempo. Anche per questa ragione abbiamo chiesto che la magistratura proceda all'immediato sequestro del tratto della Variante A della statale 106, al fine di accertare la corretta esecuzione dei lavori. Senza attendere nuovi crolli o, peggio, delle vittime. In fondo se il Colosseo è ancora in piedi dopo duemila anni, com'è possibile che la Variante A, dopo neppure quattro anni, sia un crollo continuo? Il sospetto che sia stato utilizzato del famigerato “cemento depotenziato” è forte».

MARSALA «Dedico allo Stato questo riconoscimento. Alla Repubblica italiana che ha bisogno di uomini leali e onesti. Uomini delle istituzioni, per i quali legalità e rispetto delle leggi sono paletti che affondano nella nostra Costituzione. L’Italia deve essere riconquistata in termini etici, con tutto quello che implica: privacy, tutela dei diritti, controlli, burocrazia... In tal senso, il lavoro svolto per l’Expo e Roma Capitale ha rappresentato tanto. Ci dice che dobbiamo cambiare passo, avere un approccio diverso sia a livello istituzionale che di comunità. In poche parole, siamo chiamati ad agire con più coraggio. Quello che ebbero i garibaldini che qui sbarcarono». È uno dei passaggi del significativo intervento del prefetto Francesco Paolo Tronca, subito dopo avere ricevuto la cittadinanza onoraria di Marsala dal sindaco Alberto Di Girolamo. Nella sala conferenze del Monumento ai Mille – inaugurato lo scorso anno – tante autorità civili, militari e politiche in rappresentanza di Regione, Provincia e Comune. A cominciare dal prefetto di Trapani, Giuseppe Priolo che, nel corso della cerimonia di conferimento della cittadinanza, ha avuto parole di elogio per l’iniziativa: «Una scelta che qualifica la città di Marsala di cui ora fa parte un servitore dello Stato, qual è il collega Tronca». Parole molte sentite, alla pari di quelle del sindaco Alberto Di Girolamo che ha scorso il prestigioso curriculum del prefetto Tronca, le cui origini sono siciliane (è nato a Palermo) e con nonno di Marsala. «Abbiamo l’onore di conferire la cittadinanza a una personalità di elevate qualità umane, professionali e culturali – ha affermato il sindaco Di Girolamo. Un uomo delle Istituzioni che ha sempre svolto brillantemente le sue funzioni e che ricopre attualmente incarichi di notevole responsabilità». La carriera del prefetto Tronca, in effetti, è costellata di impegnativi compiti istituzionali cui corrispondono altrettanti successi, con riconoscimenti che – tra gli altri – gli sono valsi l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana e della Legion d’Honneur della Repubblica Francese. Docente alle Università di Roma e Pisa, Capo Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso Pubblico e della Difesa Civile presso il Ministero dell’Interno (ben 4 Medaglie d’Oro e due d’Argento in quel periodo al Corpo da lui diretto), Prefetto di Milano (nella qualità, ha gestito nel 2014 gli eventi legati al Semestre di Presidenza italiana Ue) e commissario straordinario per la gestione di Roma Capitale, Tronca attualmente dirige la “Struttura di missione” istituita dal ministero dell'Interno per la prevenzione e il contrasto delle infiltrazioni mafiose nei lavori di ricostruzione post-sisma. Presidente della Biblioteca Europea di informazione e cultura di Milano, lo scorso maggio ha altresì ricevuto all’Università di Catania il “Premio Legalità 2017”. La delicata e corposa attività istituzionale non hanno impedito al prefetto Francesco Paolo Tronca di coltivare la sua passione per la storia risorgimentale e di approfondire lo studio dell'epopea garibaldina (colleziona numerosi cimeli): sua la prolusione a Caprera per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Si comprende quindi il suo attaccamento a Marsala, città simbolo del Risorgimento italiano, da cui si avviò il processo di unificazione della nostra Penisola. La sua biografia e l’impegno istituzionale, la moralità e la cultura del dr. Tronca – pertanto – sono alla base della motivazione del conferimento della “Cittadinanza Onoraria” da parte del sindaco Alberto Di Girolamo. Al termine della cerimonia protocollare, seguita da uno scambio di doni, il neocittadino Tronca ha voluto deporre una rosa bianca sulla tolda del monumento che riporta i nomi dei 1.089 garibaldini che si unirono al generale.

COSENZA «Riguardo alle affermazioni comparse sugli organi di stampa da parte del consigliere regionale Carlo Guccione in merito al bilancio dell’Asp di Cosenza, bisogna subito considerare come le stesse siano quantomeno omissive». Lo afferma il direttore generale Raffaele Mauro. «Il consigliere Guccione, infatti, omette di evidenziare che il conto economico relativo all’anno 2016 avrebbe addirittura registrato una sensibile riduzione del deficit rispetto al 2015 se l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza non fosse stata caricata degli oneri milionari derivanti dalla transazione sulle tariffe espletata dall’ufficio del commissario e se non fosse stata costretta al pagamento dei decreti ingiuntivi esecutivi notificati per debiti contratti dalle precedenti gestioni e dai rimborsi in attuazione di sentenze definitive per danni da responsabilità professionali risalenti agli anni precedenti. Il consigliere Guccione, da tempo impegnato in inchieste di vario tipo sulla sanità calabrese, avrebbe fatto bene ad approfondire nei tempi dovuti tali procedimenti per prevenire gli effetti devastanti che pratiche del passato generano sui bilanci successivi. Lo stesso consigliere, inoltre, omette di precisare che nell’anno 2016 non si è potuto procedere alla detrazione delle somme relative agli obiettivi di Piano che nel 2015 sono state pari a circa 9 (nove) milioni di euro».
«Se il conto economico dell’anno 2016, dunque, venisse valutato al netto di tali incombenze, che nulla hanno a che vedere con decisioni o responsabilità dell’attuale gestione – continua Mauro –, registrerebbe un evidente saldo positivo rispetto all’anno precedente. Tutto ciò, oltretutto, nonostante l’attuale direzione aziendale non abbia affatto esercitato una gestione ragionieristica finalizzata a contenere il conto economico e a comprimere i servizi. Infatti, sostanzialmente, nel 2016 si registra una riduzione del deficit nonostante il sensibile aumento della spesa per il personale conseguente a nuove e molteplici assunzioni di medici, paramedici, infermieri e altre professionalità e l’incremento della spesa per farmaci oncologici e quelli indispensabili per la cura dell’epatite C».
«Ritengo tale precisazione doverosa, non tanto per giustificare o valorizzare l’operato dell’attuale management – conclude il dg dell’Asp –, ma per dare un contributo alla chiarezza necessaria per l’affermazione del principio della realtà e della responsabilità istituzionale ed evitare così che posizioni evidentemente pretestuose per fini politici di parte possano affermarsi a danno del bisogno della cura dei cittadini».

Sbarchi, 135 migranti a Roccella Jonica

Sabato, 24 Giugno 2017 19:42

ROCCELLA JONICA Sono 135 i migranti di varie nazionalità giunti oggi pomeriggio nel porto di Roccella Jonica. Si tratta di 61 uomini, 44 donne di cui due incinte e 30 bambini. Molti i nuclei familiari. I migranti, secondo le prime verifiche fatte dalle forze dell'ordine, sarebbero iracheni, siriani, eritrei e pachistani. Ammassati a bordo di un'imbarcazione di circa 15 metri battente bandiera turca, sono stati localizzati dai militari delle motovedette della Guardia costiera di Roccella Jonica a circa 30 miglia al largo della costa calabrese, all'altezza di Punta Stilo. I migranti sarebbero partiti 4 giorni fa dalla Libia. All'operazione di sbarco ha assistito il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari. Al momento tutti i 135 migranti, su disposizione della Prefettura, sono stati ospitati in una struttura messa a disposizione dal Comune di Roccella Jonica e gestita dalla Protezione civile. 

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