Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 12 Aprile 2014

CARDETO In molti, quella sera del 18 marzo, li avrebbero sentiti litigare nella piazza principale del paese, sul sagrato della chiesa di San Pietro e Paolo. E nessuno a Cardeto, paese di poco più di mille anime, avrebbe avuto difficoltà a riconoscere i due uomini impegnati nella lite: si tratterebbe di Paolo Vadalà e Martino Fotia. Fra i due non sarebbe mai corso buon sangue. Per Fotia infatti,il trentottenne Vadalà sarebbe il responsabile di una serie di danneggiamenti a diverse autovetture che si sono registrati nell’ultimo anno. I toni sarebbero divenuti alti che si sarebbero trasformati in spintoni, schiaff, pugni. Poi sarebbe spuntata una pistola facendo degenerare la situazione. Il quarantatreenne Martino Fotia avrebbe sparato cinque colpi contro Vadalà, che miracolosamente sarebbe riuscito a sfuggire ai proiettili, lanciandosi in una folle corsa tra le vie del paese, fino ad arrivare al bosco. Ma questo i carabinieri lo scopriranno solo 48 ore dopo, quando si presenterà in piena notte alla stazione di Cardeto. Ai militari racconterà la sua verità.

UN MURO DI OMERTÀ
Perché quando a lite da poco conclusa i militari si presentano in piazza a Cardeto, nessuno avrebbe detto di sapere nulla, nessuno avrebbe visto niente e finanche i bossoli sarebbero spariti. I carabinieri avrebbero provato a ricostruire l’accaduto. Ascoltando prima una fonte confidenziale, quindi contattando informalmente Charles Manti, agente della polizia municipale di Cardeto, ma nell’immediatezza quello che ottengono sono solo parziali ammissioni. Sì, ci sarebbe stata una lite. Sì, si sarebbero sentiti dei colpi, ma sarebbero potuti essere anche dei petardi. Più in là non si sarebbe riusciti ad arrivare. Solo il giorno dopo, formalmente sentito a sommarie informazioni, l’agente avrebbe iniziato a confermare le prime ricostruzioni, seppur edulcorandole – si sottolinea nel fermo – con «imbarazzanti reticenze». Di fronte ai militari, Mani avrebbe ammesso che quella sera si sarebbe trovato all’interno di un bar vicino alla piazza, quando avrebbe sentito 4-5 colpi che gli «facevano pensare» potesse trattarsi di colpi di arma da fuco, ma – sottolinea – avvicinatosi al punto da cui presumeva arrivassero non avrebbe notato bossoli o cartucce, o altre tracce da «ricondurre ai presunti colpi di arma da fuoco». Ci sarebbe stato – dice ai militari – solo un gruppo di persone che parlavano. Dichiarazioni «palesemente reticenti sotto molteplici profili» si legge nel fermo, che Manti procederà integrare solo a distanza di oltre dodici ore, quando improvvisamente ricorderà di non conoscere i rapporti tra il Fotia ed il Vadalà, ma di sapere che Vadalà era poco benvoluto al contrario di Fotia.

LE PRIME INFORMAZIONI
Più utile agli investigatori sarebbe stato Martino Megale, che ai militari avrebbe confermeto di aver ascoltato dall’interno del bar le voci di Martino Fotia e Vadalà, impegnati in un’accesa lite, quindi di aver udito, dopo alcuni minuti, «5 botti che sembravano fossero dei petardi», ma di aver avuto «la netta sensazione che si trattasse di colpi di arma da fuoco». Uscito immediatamente dal bar avrebbe visto un gruppo di persone allontanarsi rapidamente, ma – mette a verbale – non avrebbe distinto i due uomini che in precedenza aveva sentito litigare, mentre nei pressi della chiesa «una voce allarmata diceva che Martino aveva sparato a Paolo». Ma è soprattutto l’informazione che preoccupa gli investigatori: da quella sera Megale avrebbe affermato di non aver più visto né Fotia né Vadalà. Il timore che si sarebbe diffuso fra i militari è che la lite si sarebbe conclusa tragicamente e che Vadalà si sarebbe poi dato alla macchia. Ma terrorizzato, quarantotto ore dopo quell’alterco, è lo stesso Vadalà a presentarsi dai Carabinieri in piena notte per sporgere denuncia.

IL RACCONTO DELLA VITTIMA
Racconta che quella sera ci sarebbe stato uno scontro con Fotia, una brutta lite che sarebbe degenerata anche in rissa, ma che dopo l’intervento di alcune persone – Giovanni Fotia, Pietro Casile, Sebastiano Fotia e Domenico Fotia, la situazione sarebbe tornata alla calma. «Tra me e Fotia Martino – racconta ai militari - vi è una “vecchia antipatia”; pur non essendosi verificati, anche in passato, episodi particolarmente rilevanti (che io ricordi, prima del 18.03.2014, non sono mai venuto alle mani con il Fotia ed è invece successo che ci siamo scambiati qualche parolaccia ed abbiamo avuto per futili motivi qualche lite verbale), l’antipatia nasce, a mio avviso, dal fatto che lui – essendo un pò più grande di età di me – ha sempre avuto nei miei confronti un atteggiamento da arrogante e quasi di superiorità, come se sapesse tutto lui; questo atteggiamento mi ha sempre dato molto fastidio». Nulla dunque a suo dire avrebbe lasciato presagire tale degenerazione. Eppure, racconta ai militari, nonostante la lite fosse stata sedata dai suoi parenti, «improvvisamente il Fotia Martino ha messo la mano sulla cintola, ha tirato fuori una pistola (di un colore più chiaro rispetto al nero, con un manico marrone credo in legno e con la punta della canna rotonda e non squadrata), ha “scarrellato” (avendo fatto il militare mi sento di dire che si tratta di una pistola semi-automatica) e, tenendola ferma con due mani all’altezza dello stomaco, ha sparato - da una distanza di non più di 4-5 metri - un primo colpo contro di me ad altezza d’uomo; io, prima che sparasse, ho avuto la prontezza di riflessi di allontanare da me prima Domenico e poi Sebastiano Fotia; il colpo non mi ha preso ed è passato vicinissimo a me ed in particolare alla mia sinistra (io stavo proprio di fronte al Fotia Martino), rischiando di colpire anche uno dei suoi zii. Dopo il primo colpo ho capito che mi voleva realmente ammazzare ed allora per salvarmi la vita ho incominciato a correre (anche a zig zag) in direzione di piazza Felice Romeo».

LA FUGA
Sarebbe stato impossibile non vederlo, racconta Vadalà, «sono pure passato di corsa davanti a due bar del paese che erano aperti e pieni di gente». Ma anche la fuga – stando al racconto del trentottenne – non avrebbe fatto recedere l’aggressore dal progetto di ucciderlo «sentivo i passi del Fotia Martino che aveva iniziato ad inseguirmi e continuava a spararmi contro altri colpi di pistola (in totale, oltre al primo colpo che ho appena descritto, me ne ha sparati contro almeno altri 5-6); io correvo come un pazzo ed appena sono arrivato in piazza Felice Romeo poco prima di prendere la discesa di via Fontana Vecchia ho visto con la coda dell’occhio un’ogiva (che non so se fosse direzionale o di rimbalzo) passava alla mia sinistra all’altezza del polpaccio». Dopo che sarebbe sfuggito al suo aggressore, per due giorni – riferisce Vadalà – si sarebbe nascosto nel bosco per paura di ritorsioni. «ho camminato per ore per verso le campagne della parte alta del paese di Cardeto, cercando di nascondermi in quanto avevo paura che se fossi tornato in paese Fotia Martino avrebbe potuto tentare di ammazzarmi nuovamente. Inizialmente avevo pensato di nascondermi per 48 ore e poi di tornare in paese».

I TESTIMONI NON PARLANO
Un racconto che sarebbe stato confermato dal rinvenimento di alcuni frammenti di ogiva nel punto indicato da Vadalà come possibile luogo dell’aggressione. Per il pm Rosario Ferracane si tratta di «un formidabile riscontro oggettivo al narrato della persona offesa e delle altre persone sentite a sommarie informazioni», ma anche la verosimile conferma che «il mancato rinvenimento di altri frammenti, e soprattutto dei bossoli, sia da attribuire in via esclusiva ad un’attività di “bonifica” effettuata nell’imminenza del fatto delittuoso da soggetti che hanno favorito l’odierno indagato». Nessuna conferma arriverà invece dai testimoni oculari di quella sera, che o si avvarranno della facoltà di non rispondere o – annota il pm – rilasceranno «dichiarazioni palesementi false e reticenti, cadendo peraltro spesso in contraddizione, oltre a riferire circostanza inverosimili e che si pongono in stridente contraddizione con quanto indicato» dalla vittima.
A Fotia, ci vorranno circa venti giorni per decidere di costituirsi. Ieri attorno alle 13 si è presentato spontaneamente all’ingresso del carcere di San Pietro a Reggio Calabria, accompagnato dal suo avvocato Antonio Nardo. Nella giornata di oggi invece, il gip ha convalidato il fermo dell’uomo che a breve verrà sottoposto all’interrogatorio di rito.  (0090)

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  • Occhiello La ricostruzione della vicende sarebbe stata fatta ai carabinieri dalla vittima. L`episodio si sarebbe svolto al termine di una lite

CATANZARO «Il ministero per gli Affari regionali ha proceduto nei tempi più rapidi possibili a dare seguito all`istruttoria per la procedura di sospensione dalla carica del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, così come è accaduto per altri casi simili». Lo ha detto all`Ansa il ministro Maria Carmela Lanzetta a Catanzaro. «Abbiamo seguito - ha aggiunto il ministro - lo stesso stile, gli stessi tempi e la stessa serietà utilizzati in altri casi precedenti». «Così come previsto dalla legge in materia - ha detto ancora il ministro Lanzetta - una volta che si è venuti a conoscenza della sentenza, si è proceduto». Rispondendo poi ad una domanda sui tempi dell`iter relativo alla sospensione, che spetta come «obbligo di legge» al presidente del consiglio, il ministro per gli Affari regionali ha sostenuto che «la legge non prevede dei tempi certi». (0090)

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  • Occhiello Per il ministro per gli Affari regionali la procedura ha seguito la normativa in materia

CATANZARO «Questo partito può vantare esponenti come De Girolamo, Gentile e Scopelliti che hanno avuto il coraggio di fare un passo indietro, non è più tollerabile la doppia morale del Pd che, tra i suoi ministri, ha anche ex amministratori i cui comuni sono stati dichiarati in dissesto». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, accolto da un lungo applauso, intervenendo alla seconda giornata dell`assemblea costituente del Nuovo Centrodestra, in corso alla Fiera di Roma.
«Quando partì questa esperienza – ha aggiunto Scopelliti – ci ponemmo tre obiettivi, partito, governo e futuro. È proprio la strada che stiamo portando avanti, perché noi del Nuovo Centrodestra abbiamo il coraggio di dire che questa Italia non ci piace e che vogliamo un Paese moderno, per questo abbiamo anche fatto scelte dolorose ma doverose per la nostra comunità. Alfano ha detto che la lettera D nel simbolo Ncd significa sia “direzione” sia “destra”. Perciò siamo convinti di poter abbracciare non solo quei soggetti che non si sentono rappresentati dal centrosinistra e dal populismo grillino ma anche quella grande fetta di elettori che si riconosce nella vecchia destra e che potrà trovare il proprio punto di riferimento solo in Angelino Alfano». (0070)

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  • Occhiello Il governatore all`assemblea costituente del partito a Roma cita il proprio caso e quelli di Gentile e De Girolamo. E critica la «non più tollerabile doppia morale del Pd»
Sabato, 12 Aprile 2014 20:25

SERIE B | Il Crotone pareggia in casa

Mezzo passo falso per il Crotone, che ha impattato allo “Scida” con il Carpi per zero a zero. I ragazzi di mister Massimo Drago che vincendo avrebbero consolidato la posizione di classifica. I rossoblù sono sempre nel cuore della zona play off e il sogno della serie A resta intatto anche se la prestazione di oggi non è stata esaltante.
Entrambe le squadre hanno avuto buone occasioni per segnare ma alla fine hanno prevalso le difese, con i portieri che incassano buoni voti in pagella. Gli emiliani sono stati compatti ed ordinati fino alle fasi finali della partita, quando entrambe le squadre, complice la stanchezza, si sono progressivamente allungate.
In pieno recupero un difficile intervento di Gomis ha evitato la beffa. Poi l’arbitro ha fischiato la fine dopo ben otto minuti di recupero.

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  • Occhiello Il Carpi tiene bene il campo e finisce zero a zero
Sabato, 12 Aprile 2014 19:51

IN EDICOLA | La metamorfosi di Tiziana

LAMEZIA TERME È una donna, ma è nata in un corpo di uomo. Tiziana racconta la sua storia, fatta di dolore per una sessualità che non ha mai riconosciuto e di speranze per il futuro. Ha già iniziato i trattamenti per la “transizione”, il passaggio da un sesso all`altro. Un cammino non semplice, sia dal punto di vista sanitario sia da quello sociale. Gli specialisti calabresi si contano sulle dita di una mano, mentre le cliniche che trattano casi come il suo si trovano in altre regioni. Tiziana sta per iniziare le terapie ormonali che l`accompagneranno per tutta la vita. I suoi familiari non sanno tutto, forse non capirebbero. Di sicuro hanno paura dei giudizi della comunità nei confronti di un “figlio” che sta per diventare una “figlia”. Ma l`ostacolo più grosso è il padre. Non sa nulla. E Tiziana non sa come fare a dirgli di essere altro da come appare. (0040)

(Il servizio "La mia metamorfosi", firmato da Pietro Bellantoni, è sul numero del Corriere della Calabria in edicola questa settimana)

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  • Occhiello Storia di una transessuale calabrese e del suo cammino per cambiare sesso in una regione dove non ci sono specialisti. E dove i pregiudizi sono ancora molto forti

CASSANO ALLO JONIO Nelus Dudu, il romeno ventiseienne ritenuto responsabile dell`uccisione di padre Lazzaro Longobardi, sarà sottoposto a perizia psichiatrica. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Castrovillari, Annamaria Grimaldi, accogliendo la richiesta di incidente probatorio e nomina di un consulente avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica Vincenzo Quaranta che coordina le indagini sull`uccisione del sacerdote. L`incarico verrà conferito il prossimo 30 aprile.  
Padre Lazzaro, parroco della chiesa di San Raffaele Arcangelo di Lattughelle di Sibari, venne ucciso lo scorso 2 marzo con tre colpi di spranga alla testa (di cui due inferte da dietro), nel cortiletto adiacente la casa canonica della chiesa di San Giuseppe di Sibari, dove viveva.
Il perito sarà chiamato a valutare le capacità cognitive di Dudu, difeso dagli avvocati Ugo Anelo e Carlo Salvo e, soprattutto, se le sue condizioni sono compatibili con la detenzione carceraria o se, invece, è necessaria l`applicazione di una misura di sicurezza alternativa. (0050)

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  • Occhiello Un consulente sarà chiamato a valutare le capacità cognitive del romeno accusato dell`omicidio di padre Lazzaro, avvenuto lo scorso 2 marzo a Sibari
Sabato, 12 Aprile 2014 18:45

Regione, Fi spinge per liste bloccate

LAMEZIA TERME Lunedì inizia in Conferenza dei capigruppo la discussione sulla riforma della legge elettorale e a quell’appuntamento Forza Italia ci arriverà con una proposta ben definita: liste bloccate e ritorno alle tre circoscrizioni provinciali (Cosenza, Catanzaro-Crotone-Vibo, Reggio Calabria). La decisione è stata presa oggi, al termine della riunione del coordinamento regionale del partito.
A Feroleto, su invito della coordinatrice Jole Santelli, si sono ritrovati un po’ tutti i big azzurri. E la grande maggioranza dei partecipanti ha fatto quadrato sulla proposta della deputata berlusconiana di premere per l’abolizione delle preferenze a partire dalle prossime elezioni regionali. Non che in Forza Italia – vedi Mimmo Tallini – non ci sia chi ritiene che le preferenze siano uno strumento utile per evitare l’aumentare lo scollamento tra i cittadini e la politica, ma il passaggio da 50 a 30 consiglieri regionali rende necessaria una blindatura per evitare spiacevoli sorprese. Le liste bloccate permetterebbero poi di assicurare più ampi margini di manovra per la valorizzazione di personalità esterne al mondo della politica.
Insomma, passa la linea della Santelli. Ma non ci sarà una chiusura frontale nei confronti delle altre ipotesi che dovessero arrivare sul tavolo dei capigruppo. A Ennio Morrone è stato affidato sì il compito di portare avanti l’indicazione partorita nel corso del summit, ma evitando ulteriori lacerazioni all’interno della maggioranza.
Già, perché buona parte della discussione è stata assorbita dalle vicende che riguardano direttamente il governatore Peppe Scopelliti. Si attende di capire da lui se e quando formalizzerà le dimissioni che finora sono state solo ripetutamente annunciate. È vero che la Conferenza dei capigruppo dovrà fissare la data del consiglio regionale chiamato a discutere sul suo dietrofront ma c’è chi non manca di far notare che finora non è stato presentato nessun atto ufficiale in questa direzione. Raccontano che tra i più infastiditi di questa situazione di stallo, che ha di fatto paralizzato l’attività della giunta, ci sia Giuseppe Caputo. Ma anche altri consiglieri regionali avrebbero confessato la loro «delusione» per la piega che ha assunto la vicenda.
Quanto alle Europee, è sfumata definitivamente l’ipotesi di vedere in lista un big calabrese. Le decisioni definitive saranno, come sempre, assunte direttamente da Berlusconi la prossima settimana ma dal coordinamento calabrese c’è l’indicazione a fornire due nomi: Santo Mercuri e Maria Tripodi. Il primo, originario di Giffone, è primario dell’unità operativa di Dermatologia del San Raffaele di Milano ed è amico personale dell’ex Cavaliere. Quando in riunione è stato fatto il suo nome non sono mancati i riferimenti a un altro medico calabrese – Bernardo Misaggi – che doveva essere il candidato a governatore nel 2010 e che non lo diventò per volere di Gasparri, che impose Scopelliti. La Tripodi, anche lei di origini calabresi, è una dirigente del movimento giovanile di Forza Italia e da anni collabora con il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani.
È sfumato, infine, il colpo a sorpresa che la Santelli aveva in mente per sparigliare un po’ le carte di questa campagna elettorale partita decisamente sottotono. La showgirl Elisabetta Gregoraci, originaria di Soverato e moglie di Flavio Briatore, ha infatti declinato l’offerta a una candidatura al Parlamento europeo con la lista di Forza Italia nella circoscrizione meridionale.

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  • Occhiello Lunedì inizia la discussione sulla legge elettorale. Sfuma l`ipotesi Gregoraci per le Europee e prendono quota i nomi del dermatologo Mercuri e della giovane Tripodi

CATANZARO «Cgil, Cisl e Uil della Calabria esprimono forte allarme sulla grave situazione riguardo i lavoratori collocati negli ammortizzatori sociali in deroga». È quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, i segretari generali Michele Gravano (Cgil), Paolo Tramonti (Cisl) e Roberto Castagna (Uil). «In particolare, a seguito dell`incontro svoltosi nei giorni scorsi con l`assessore al Lavoro della Regione - sostengono i tre segretari - ribadiamo ancora una volta che tutte le risorse economiche a disposizione del comparto dovranno essere erogate con immediatezza e in egual modo tra tutti i lavoratori interessati. Riaffermiamo con forza l`inderogabile necessità affinché si provveda a pagare con immediatezza la restante parte del 2013 e il 2014 già maturato. Contestualmente non è più rinviabile l`avvio delle politiche attive per tutti i lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali». «Nel merito - aggiungono Gravano, Tramonti e Castagna - si sollecita l`avvio dei tirocini formativi per tutti, lo sblocco dei bandi per gli incentivi finalizzati al ricollocamento dei lavoratori, le misure per l`autoimpiego, per il prepensionamento ed il rispetto dei criteri di premialità per i lavori di prossima esecuzione». Al riguardo sollecitiamo i Comuni che hanno partecipato al bando di utilizzo dei lavoratori che ancora ad oggi non hanno avviato gli stessi, a procedere operativamente nelle attività di impiego. Altresì si rivolge un forte appello a tutti quegli enti in grado di partecipare all`ultimo bando regionale affinché utilizzino i lavoratori in questione. Tutto ciò nell`ottica che l`obiettivo prioritario rimane quello del reale ricollocamento produttivo di tutti i lavoratori del bacino. In questa prospettiva Cgil, Cisl e Uil, insieme alle strutture confederali, sono impegnate da più giorni a ottenere uno specifico incontro con il Governo nazionale sul problema occupazionale della Calabria, indispensabile per affrontare e risolvere in via definitiva la vertenza in essere. Dichiariamo che, qualora non dovessero esserci risposte risolutive in tempi brevi, il livello di lotta e mobilitazione sarà ulteriormente innalzato, sin da subito, con manifestazioni a livello regionale e nazionale». (0090)

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  • Occhiello I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil lanciano l`allarme sulle mancate erogazioni delle risorse
Sabato, 12 Aprile 2014 17:56

Scopelliti abbia la dignità di andarsene

I calabresi sono ancora in attesa delle dimissioni del presidente della Regione Scopelliti, annunciate il 27 marzo e finite nel dimenticatoio. In tutte le sue uscite pubbliche Scopelliti non fa che ribadire la volontà di lasciare l’incarico, ma allo stesso tempo evidenzia la necessità di completare il processo riformatore dell’ente. Intanto è partito l’iter che porterà alla sua sospensione e con il passare dei giorni aumentano le probabilità che si arrivi alla fine della legislatura con un presidente nominato dallo stesso Scopelliti tra i suoi più fedeli compagni di viaggio, magari uno del suo stesso partito, magari qualcuno che siede in consiglio regionale da 30 anni, magari Pino Gentile. La paura del Nuovo centrodestra è evidentemente quella di andare subito ad elezioni e di subire la stangata dei calabresi che non ne possono più di un governo regionale che in quattro anni è passato alle cronache solo per gli scandali e per l’inefficacia della propria azione politica. Inoltre Scopelliti ha ricevuto l’endorsement del presidente del Consiglio Talarico, che, in un lampo di improvvisa responsabilità istituzionale e politica, temporeggia e convoca consigli regionali su temi che nulla hanno a che vedere con le dimissioni del presidente. Così, Scopelliti e i “suoi” prendono tempo, annunciano risultati e incontrano persone a loro vicine, per dimostrare che sono forti e uniti, che il popolo sta dalla loro parte. Ma quale popolo? Quello dei precari che attendono da anni delle misure concrete per le loro posizioni contrattuali? Quello dei sindaci calabresi abbandonati tra cumuli di immondizia? Quello dei pazienti degli ospedali costretti ad andare fuori regione per vedersi garantito il diritto alla salute? Quello dei giovani laureati che fuggono dalla Calabria alla ricerca di un’opportunità che credevano di aver costruito con impegno e sacrificio? Quello dei tanti imprenditori che hanno dovuto chiudere le loro aziende per trovare nuove fortune all’estero? Quale popolo? Il gioco delle tre carte messo in piedi da Scopelliti, Gentile e Talarico, dove ognuno aspetta qualcosa dall’altro con la consapevolezza che nessuno farà mai la prima mossa, è uno spettacolo che i calabresi si sarebbe volentieri risparmiati.
Scopelliti abbia l’onestà intellettuale e la dignità politica di rassegnare le dimissioni, non c’è più tempo per strategie da prima Repubblica e scambi di poltrone, la Calabria sta morendo e l’ultima cosa di cui questa terra ha bisogno è ulteriore instabilità. Si torni al voto al più presto, «la Calabria ha bisogno di un governo legittimo», aveva detto anche questo il 27 marzo Scopelliti, il presidente smemorato. (0050)

                                     *presidente del consiglio provinciale di Cosenza

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  • Occhiello di Orlandino Greco*
Sabato, 12 Aprile 2014 17:02

Blitz a Tropea, sequestrati videopoker

Tre videopoker truccati sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza in un circolo di Tropea. Le macchinette, all`apparenza semplici videogames, in realtà consentivano il gioco del poker e della roulette con vincite in denaro. Sulla consolle c`erano pulsanti per lo spegnimento rapido in caso di controlli. Sequestrati, sempre nel vibonese, anche un centro scommesse e 18 postazioni illegali. Denunciate tre persone per gestione illecita di scommesse sportive. (0080)

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  • Occhiello La Finanza denuncia tre persone. Le macchinette consentivano il gioco del poker e della roulette con vincite in denaro ed erano dotate di pulsanti per lo spegnimento rapido in caso di controlli
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