Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 14 Aprile 2014
Martedì, 15 Aprile 2014 00:55

"Alta tensione", arrivano condanne durissime

REGGIO CALABRIA In sede di requisitoria, il pm Stefano Musolino aveva chiesto al collegio di valutare le responsabilità degli imputati, ma anche di mandare un messaggio alla città. E dai giudici non avrebbe potuto arrivare una risposta più chiara. Sono condanne pesantissime quelle che il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto per gli imputati del processo Alta tensione, il procedimento scaturito dall’inchiesta dall’indagine che ha raccontato come i clan Caridi-Borghetto-Zindato avrebbero imposto e mantenuto il proprio dominio sui rioni di Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra, anche difendendolo dalle pretesi di altri clan come i Rosmini e i Serraino che su quei territori accampavano diritti. E quello tracciato dall’inchiesta è un quadro devastante e desolante, dove il degrado morale dell’oppressione mafiosa si trasforma in degrado sociale, visibile, palpabile, nelle facciate mai finite dei palazzi come nelle parole e soprattutto nei silenzi della gente comune, nello squallore dei luoghi, sottomessi alla ferocia di più cosche che nel tempo si sono contese e divise un unico territorio, come nell’omertà quasi compiacente delle vittime dei clan.
Uno sfacelo che, stando a quanto la pubblica accusa ha sostenuto e il Tribunale ha confermato, porta a vario la firma degli imputati, registi, manovali o vittime compiacenti di un medesimo sistema e per questo tutti condannati a pene che – sebbene lievemente più basse di quanto chiesto dal pm – rimangono comunque estremamente pesanti.

LE CONDANNE
Vent’anni di reclusione dovranno dunque passare dietro le sbarre Eugenio Borghetto, Bruno Caridi e Vincenzo Quartuccio, tutti condannati a pagare anche 6mila euro di multa. Medesima pena inflitta a  Giuseppe Modafferi, punito, oltre che con 20 anni di carcere, con 9 mila euro di multa. E’ invece di 16 anni di reclusione la pena inflitta a Natale Alampi, Paolo Latella, Matteo Perla e Santo Giovanni Caridi, condannato anche a pagare 6 mila euro di multa. Quindici anni di reclusione vanno a Natale Iannì e Osvaldo Salvatore Massara, mentre è di 12 anni di carcere la pena inflitta a Domenico Malavenda, Giampiero Melito, Fabio Pennestrì, Diego Rosmini, Sebastiano Sapone, Domenico Serraino e Giuseppe Zindato. È invece di 11 anni di carcere la condanna disposta dai giudici per Tommaso Paris, di 10 anni di reclusione quella stabilita per Tullio Borghetto, mentre rimediano entrambi 9 anni di carcere Giovanni Zindato e Giuseppe Cento, l’ingegnere per formazione, in seguito affermatosi come esperto di progetti sociali, sulla cui posizione il pm in sede di requisitoria si era soffermato a lungo per spiegare come il professionista fosse divenuto, per i Caridi-Borghetto-Zindato, l’uomo necessario per accaparrarsi i soldi messi a disposizione dal Comune per le politiche sociali.
Più lievi le pene inflitte agli imputati per posizioni minori. Il Tribunale ha condannato a 1 anno e 6 mesi Carmelo Gattuso e Pasquale Giuseppe Latella, a 1 anno di carcere Giuseppe Riggio, mentre incassa una condanna a 9 mesi, tre in più di quanto chiesto dal pm, Massimo Orazio Sconti. Rimediano invece 6 mesi di carcere Antonia Contestabile, Concetta Modafferi, Carmela Nava, Biagio Consolato Parisi e Giuseppe Parisi. Infine, come chiesto dallo stesso sostituto procuratore Stefano Musolino è stata disposta l’assoluzione perché il fatto non sussiste per Nicolina Zumbo. Per Francesco Modafferi e Franco Fabio Quirino, ucciso in un agguato a pochi giorni dalla requisitoria, il collegio ha disposto il non doversi procedere per intervenuta morte del reo.
Anche per i giudici del Tribunale di Reggio Calabria, sono questi dunque gli uomini che hanno costruito il sistema svelato dal pm Musolino nel corso dell’inchiesta come della lunga istruttoria dibattimentale. Un sistema che per anni ha schiacciato i quartieri, condannandoli al degrado, ha schiacciato i cittadini, gli imprenditori, i lavoratori riducendoli al silenzio e all’omertà. Un sistema che con queste condanne è stato colpito al cuore. (0020)

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  • Occhiello Il Tribunale "risponde" alla sollecitazione del pm Musolino. Sanzionato il sistema di potere dei clan Caridi-Borghetto-Zindato. Nove anni all`ingegnere che faceva da collettore di finanziamenti pubblici

ROMA "Oggi la `ndrangheta è più forte rispetto a venti anni fa perché è più ricca. Oggi sono i politici ad andare a casa dei capi mafiosi a chiedere pacchetti di voti. Sono una minoranza ma organizzata". E` quanto ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, nel corso di un`audizione davanti alla commissione parlamentare Antimafia. "Mai un capo di una `locale` di serie A si è sinora pentito - ha aggiunto Gratteri - la `ndrangheta non è piramidale come cosa nostra, poiché all`interno di una `Locale` nessuno può interferire".
"La mafia e la `ndrangheta - ha spiegato il procuratore - esistono perché hanno consenso popolare altrimenti sarebbero una cosa diversa. Vivono all`interno della società, si muovono, non stanno fermi altrimenti verrebbero facilmente individuate". Gratteri ha inoltre spiegato che "se esiste una unità della `ndrangheta, comunque all`interno della `locale` nessuno può interferire tranne se si violano le regole della `ndrangheta. A Locri, a esempio, sono state violate le regole della `ndrangheta e per questo per oltre due anni non ha avuto una `locale`. Ed è uno dei motivi per cui è avvenuto l`omicidio Fortugno".

IL REATO DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA NELL`UE
"Approfittiamo del semestre italiano di presidenza dell`Unione europea per iniziare a parlare di omologazione dei codici. Per fare una lotta seria alle mafie occorre in Europa il reato di associazione di stampo mafioso". E` questo l`appello lanciato da Gratteri nel corso dell`audizione. "Pensate che in Svizzera - ha spiegato il pm - ci sono decine di `locale` di `ndrangheta ma il reato analogo al nostro di associazione mafiosa che contestano è quello di associazione segreta per la quale la pena prevista va da 1 a 5 anni".
"In Italia è possibile fare l`arresto o il sequestro ritardato - ha detto ancora Gratteri nel corso dell`audizione -, cosa che non è possibile fare in Olanda, Germania, Belgio, Spagna o Portogallo. La nostra legislazione antimafia è la più evoluta al mondo. Sfruttiamo allora il semestre di presidenza europeo affinché per una volta l`Italia possa insegnare la legislazione antimafia in Europa. La mafia non è un problema solo italiano".
"In Europa le mafie - ha detto ancora il magistrato - non sparano alle serrande ma spacciano cocaina e fanno riciclaggio. Ma se nessuno indaga in Europa si continuerà a dire che la mafia è una fissazione solo degli italiani.

I REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Gratteri ha poi chiesto che "per i reati che riguardano la pubblica amministrazione si innalzino le pene. Perché è meno grave l`accordo tra un politico e un mafioso, rispetto al reato di un mafioso che chiede la mazzetta a dieci commercianti?".
Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria si è inoltre detto contrario a riti giudiziari alternativi per i mafiosi come il "rito abbreviato e il patteggiamento perché sono sconti fatti alle mafie". (0020)

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  • Occhiello L`audizione di Gratteri davanti alla Commissione antimafia: «I codici europei vanno omologati per combattere i clan. E i reati contro la pubblica amministrazione siano puniti più duramente»

C’è un deputato di origini cosentine tra i paperoni del Parlamento italiano. Si chiama Renato Turano, è originario di Castrolibero ed è stato eletto nella fila del Pd nella circoscrizione estero. Al fisco statunitense, il senatore risulta residente a Chicago, ha dichiarato un reddito lordo di 4.022.966 dollari da cui non è stato possibile estrapolare il netto per via del differente regime fiscale esistente negli States.
Il Corriere della Calabria ha chiesto a un consulente finanziario di calcolare il reddito netto percepito nell’anno 2012 da chi siede attualmente in Parlamento. Tra i senatori la palma del più “ricco” spetta ad Antonio Caridi del Nuovo centrodestra. L’ex assessore regionale porta a casa 79.230 euro (118.659 il lordo). Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Marco Minniti, ha dichiarato invece 98.471 euro che “ripuliti” dalle trattenute diventano 63.549 euro. Molto più indietro si trovano i due rappresentanti calabresi grillini a Palazzo Madama. Nicola Morra dichiara di aver percepito 28.072 euro (22.855 quello realmente intascato) mentre Francesco Molinari “soltanto” 5.185 euro. Mancano – molto probabilmente perché non hanno dato il loro assenso alla pubblicazione – le dichiarazioni patrimoniali di Doris Lo Moro (Pd), di Giovanni Bilardi, Antonio Gentile, Nico D’Ascola, Piero Aiello (tutti del Nuovo centrodestra) e di Mimmo Scilipoti (Fi).
Non è molto diversa la situazione alla Camera dove tra i deputati calabresi che non hanno pubblicato i loro guadagni figurano Ferdinando Aiello (Sel), Stefania Covello (Pd), Franco Bruno (Api), Pino Galati (Fi), Rosanna Scopelliti (Ncd) e Lorenzo Cesa (Udc), quest’ultimo menzionato perché ha optato per il seggio conquistato dai centristi in Calabria. Tra quelli che hanno regolarmente presentato la documentazione, la più “ricca” è Rosy Bindi, che ha guadagnato 127.572 euro a fronte di un lordo di 204.128 euro. Dietro di lei l`altro esponente Pd Demetrio Battaglia con 107.560 euro (reddito imponibile lordo di 175.309 euro), mentre il terzo gradino del podio è occupato dalla coordinatrice calabrese di Forza Italia, Jole Santelli, con 76.896  euro (lordo di 121.590 euro). Al quarto posto si piazza Bruno Censore (Pd), con i suoi 73.012 euro netti (110.898 euro senza trattenute). Più staccati Dorina Bianchi (Ncd) con 63.930 euro (96.559 euro); Nicodemo Oliverio (Pd) 62.047 euro (89.776 euro); Nico Stumpo (Pd) 56.124 euro (84.198 euro); Alfredo D`Attorre 56.812 euro (80.541 euro); Enza Bruno Bossio 42.016 euro (61.476 euro); Sebastiano Barbanti 35.703 euro (50.221 euro) e infine il segretario regionale Pd Ernesto Magorno 32.847 euro (48.949 euro). Chiudono la lista i deputati del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci, Federica Dieni e Paolo Parentela, che dichiarano di non aver percepito nemmeno 1 euro nel 2012. Insomma, il salto in Parlamento per loro è stata una rivoluzione in tutti i sensi.

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  • Occhiello La deputata del Pd guida la classifica degli eletti in questa regione. Il record dell`oriundo Turano, il caso dei grillini e le troppe caselle vuote

COSENZA Beni per un valore complessivo di un milione e trecentomila euro sono stati sequestrati dai militari della guardia di finanza nei confronti del titolare di un`azienda agricola e di un funzionario della Regione Calabria. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cosenza, Livio Cristofano, che ha accolto la richiesta del procuratore Dario Granieri e del pm Giuseppe Visconti. Il sequestro rientra nell`ambito di un`inchiesta su una truffa finalizzata a percepire indebiti contributi dall`agenzia per le erogazioni in agricoltura. Le indagini dei finanzieri hanno consentito di smascherare l`attività dei due indagati, consistita nell`ottenimento dei contributi pubblici corrispondenti ad un valore di oltre un milione e trecentomila euro in favore della società. È emerso anche l`utilizzo di documentazione falsa necessaria a superare i rilievi mossi dal settore provinciale dell`assessorato regionale competente. (0050)

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  • Occhiello Messi i sigilli a un patrimonio del valore di un milione e trecentomila euro. Coinvolto anche il titolare di una società

GIOIA TAURO L`assessore regionale all`Internazionalizzazione, Luigi Fedele, e il presidente dell`Agenzia per la promozione all`estero e l`internazionalizzazione delle imprese italiane, Riccardo M. Monti, hanno presentato, nel corso di un convegno a Reggio Calabria, il progetto "Sviluppo di una Zona economica speciale nell`area di Gioia Tauro".   «L`importante evento - informa una nota dell`ufficio stampa della giunta - che si è svolto nella sede del consiglio regionale, è stato organizzato dalla Regione Calabria e dall`agenzia Ice e finanziato con fondi del "Piano export per le regioni della convergenza", raccogliendo gli interventi di molti rappresentanti del mondo della logistica e la partecipazione di numerose autorità tra cui, Gianni Fiaccadori, dell`Ufficio alta tecnologia, terziario avanzato, servizi e prodotti strategici Ice-Agenzia; Salvatore Silvestri, segretario generale dell`Autorità portuale di Gioia Tauro; Domenico Bagalà, amministratore delegato di Mct - Medcenter Container Terminal; Giuseppe Speziali, presidente di Confindustria Calabria; Carlo Mearelli, Presidente di Assologistica; Fabrizio Dallari, direttore del Centro di ricerca sulla Logistica Liuc - Università Carlo Cattaneo, e Alberto Cozzo, segretario generale Istituto Italiano di Navigazione». Il progetto, nello specifico, prevede lo studio dei flussi per mettere a fuoco la specializzazione ottimale per la futura Zes, cui seguirà lo sviluppo di contatti/collegamenti con primarie industrie e altre Zes in ambito mediterraneo, e oltre, con il fine di sviluppare nuove opportunità di servizio, scambio e investimento.  «Si tratta di un progetto di rilevante importanza - ha dichiarato l`assessore Fedele - nato su iniziativa della Regione, che lo ha sostenuto fortemente trovando in Ice un interlocutore attento che ha ascoltato e condiviso la proposta inserendola nel Piano export Sud. Frutto anche di una perfetta sintonia di intenti con l`Autorità portuale e Mct Terminal, il progetto verte sul rilancio della Zes che costituisce per la Calabria un`imperdibile opportunità di crescita. Occorre rilanciare il dibattito sulla Zona economica speciale nell`area di Gioia Tauro, prendendo come riferimento quei Paesi del mondo in cui tale processo ha condotto in pochi anni all`avvio di notevoli interventi sia dal punto di vista infrastrutturale sia per gli sbocchi occupazionali e produttivi che ne sono conseguiti (area retroportuale). Si prevedono, inoltre, importanti azioni promozionali legate al progetto che, tra l`altro, è complementare con il Piano di marketing previsto da Apq Gioia Tauro per il quale sono in corso di definizione le procedure di collaborazione con il ministero e Invitalia per attuare strategie mirate alla crescita del porto al fine di attrarre nuovi investimenti in Calabria. Questa maggioranza si è spesa tanto a favore di una legge, che è già stata approvata all`unanimità dal Consiglio regionale, che favorisca lo sviluppo dello scalo gioiese. Senza dimenticare, poi, che continua l`iter di approvazione della legge per istituire la Zona economica speciale di Gioia Tauro, che vede come primo firmatario il senatore Antonio Caridi, dimostrando il notevole interesse dell`amministrazione regionale verso una tematica che può costituire una valida risposta alle esigenze di sviluppo della nostra regione. A tal proposito, siamo in attesa che venga convocato a breve il tavolo interministeriale con il Governo su queste problematiche».   Partendo da un`analisi delle dotazioni infrastrutturali regionali in cui è emerso che la principale porta di accesso o di uscita delle merci è costituita dall`area portuale di Gioia Tauro, il presidente dell`Ice, Riccardo Monti, ha esposto gli obiettivi specifici del progetto che prevede, tra l`altro, anche la diffusione ai sistemi di imprese italiane delle possibilità connettive nell`interscambio internazionale attraverso il porto di Gioia Tauro, la preparazione del terreno per una rapida implementazione di un modello di Zes a Gioia non appena si dovesse concludere l`iter normativo per l`istituzione della Zes e il disegno di linee guida pratiche per lo sviluppo dell`area portuale e retro-portuale di Gioia Tauro, anche a prescindere dall`istituzione giuridica di una Zes, e comunque propedeutiche alle azioni di marketing e sviluppo territoriale previste dall`Apq "Polo logistico intermodale".   «Per raggiungere gli obiettivi prefissati - ha spiegato Monti - l`agenzia Ice intende intraprendere alcune azioni sul territorio, quali, l`analisi dell`export del sud Italia e sua connettività attraverso il porto di Gioia Tauro, l` analisi di alcuni modelli di Zes nel mondo e la definizione di un framework normativo delle zone franche. Al termine di questo iter organizzeremo un convegno "Export sud" nella cittadina gioiese finalizzato alla promozione del ruolo di Gioia Tauro quale elemento di snodo primario per gli esportatori del centro sud». (0090)

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  • Occhiello L`assessore regionale insieme al presidente dell`Ice Monti ha presentato a Reggio un`iniziativa per rilanciare l`istituzione di una Zona economica speciale nell`area del porto calabrese
Lunedì, 14 Aprile 2014 20:40

Lo stop dei capigruppo alle liste bloccate

REGGIO CALABRIA Mantenimento delle preferenze, innalzamento della quota di sbarramento per le coalizioni (dall’8% attuale al 12% per come avviene a livello nazionale) e abolizione del voto disgiunto. Non siamo all’approvazione del testo finale, ma la prima riunione della Conferenza dei capigruppo fa pensare che non passeranno molte settimane prima che la nuova legge elettorale regionale veda la luce. Sui tre punti appena enunciati si è registrato il consenso di tutte le forze politiche, compreso quello di Forza Italia. Eppure soltanto sabato scorso i berlusconiani, al termine della riunione del coordinamento regionale, si erano espressi a favore delle liste bloccate pur non chiudendo definitivamente la porta in faccia ad altre opzioni.
Se diversità di vedute permane, questa riguarda la nuova composizione delle circoscrizioni. L’idea prevalente è quella di tornare ai vecchi tre collegi (Cosenza, Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, Reggio Calabria), garantendo all’elettore la possibilità di scegliere chi votare ma abolendo l’opzione – come è avvenuto finora – di esprimere contemporaneamente la preferenza per un candidato a presidente espressione di uno schieramento e per un candidato a consigliere di un’altra coalizione. Ma c’è chi non ha mancato di far notare – è il caso dell’ex dipietrista Emilio De Masi – che per tutelare i territori più piccoli (vedi Crotone e Vibo Valentia) sarebbe più opportuna la creazione ex novo di cinque collegi, non per forza coincidenti con i confini delle attuali Province, che esprimano 5 consiglieri l’uno. Nella ripartizione immaginata dal presidente del Consiglio Franco Talarico, con il ritorno alle antiche tre circoscrizioni, Cosenza eleggerebbe 9 rappresentanti, 8 il collegio Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia mentre 7 sarebbero eletti in quello di Reggio Calabria. I restanti 6 seggi verrebbero assegnati con il premio di maggioranza. L`alternativa sarebbe quella della creazione di un collegio unico regionale con l`opportunità lasciata all`elettore di esprimere 3 preferenze (2 uomini, 1 donna) come per le Europee.
Il dibattito di oggi a Palazzo Campanella ha anche spaziato dai temi dal presidenzialismo alla salvaguardia del regionalismo come irrinunciabile presidio democratico. «Ho registrato – è il commento di Talarico – grande responsabilità da parte di tutte le forze politiche per consentire di approvare rapidamente in Consiglio la legge elettorale, che per noi deve essere una priorità perché le regole debbono valere per tutti e durare nel tempo, non essere espressione di parte».
In ogni caso, si naviga a vista. Le dimissioni annunciate dal governatore Peppe Scopelliti rappresentano una spada di Damocle sulla testa del consiglio regionale, che nelle prossime settimane dovrà approvare in seconda lettura la modifica dello Statuto che taglia – per come stabilito dalla Corte costituzionale – i consiglieri da 50 a 30 e l’assestamento di Bilancio. Provvedimento, quest’ultimo, necessario per garantire il pagamento dei dipendenti della Regione.

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  • Occhiello Inizia l`esame della nuova legge elettorale. Verso l`abolizione del voto disgiunto e l`innalzamento delle soglie di sbarramento per le coalizioni. Divisioni sulle composizione dei nuovi collegi

REGGIO CALABRIA Dovrà passare 12 anni e 2 mesi dietro le sbarre il ventiduenne di Seminara Carmelo Andrea Gaudioso, accusato di aver ucciso quasi un anno fa l’anziano zio al termine di un alterco. È quanto ha deciso oggi la Corte d’Assise d’appello, presieduta dal giudice Lucisano, riformando parzialmente la sentenza emessa dal gup di Palmi il 18 novembre del 2013, quando aveva condannato Gaudioso a 16 anni e 8 mesi di carcere per omicidio premeditato. Un’aggravante caduta in secondo grado con la conseguente riduzione della pena inflitta al ventiduenne che il 30 marzo scorso ha inferto sei coltellate allo zio ottantunenne, Vincenzo Sgrò.
Fra i due i rapporti da tempo erano pessimi. Al giovane nipote non andava giù che il parente mettesse in piazza le difficoltà economiche della famiglia, sbandierando soprattutto l’aiuto economico prestato alla zia dopo le nozze. Uno sgarbo e un’offesa, in una comunità piccola come quella di Seminara, che più di una volta era stato motivo di lite fra i due.
Anche quel 30 marzo, Gaudioso e Sgrò avrebbero litigato. In serata il giovane nipote si sarebbe recato a casa dello zio per un chiarimento, ma anche in quell’occasione i toni si sarebbero alzati e la lite sarebbe degenerata in scontro. Uno scontro divenuto fatale per l’ottantenne, colpito da Gaudioso con un coltello, prima di essere abbandonato in fin di vita. Neanche il delicatissimo intervento chirurgico riuscirà a salvare l’anziano, morto all’ospedale civile di Polistena, un giorno dopo il ricovero. Nelle stesse ore i Carabinieri rintracciavano e arrestavano il killer, che in sede di interrogatorio ha ammesso le proprie responsabilità. (0040)

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  • Occhiello Il 22enne di Seminara è stato condannato dalla Corte d`appello. Vincenzo Sgrò fu colpito con sei coltellate

CATANZARO Due condanne all`ergastolo e una a 24 anni sono state chieste dal sostituto procuratore generale Salvatore Curcio al termine della requisitoria nel processo per l`omicidio di Placido Scaramozzino, il parrucchiere ucciso il 28 settembre del 1993 e il cui corpo non è stato mai trovato. La richiesta di condanna è stata avanzata ai giudici della Corte d`assise d`appello di Catanzaro dinanzi ai quali è in corso il processo di secondo grado.
I tre imputati sono Antonio Altamura, 66 anni, ritenuto il capo della cosca di `ndrangheta della frazione Ariola di Gerocarne; Vincenzo Taverniti, 53 anni, di Stilo e Antonio Gallace, 47 anni. L`accusa ha chiesto la condanna all`ergastolo per Altamura e Taverniti e Gallace alla pena di 24 anni. La sentenza di primo grado era stata emessa nell`aprile dello scorso anno e aveva visto la condanna per l`omicidio di Altamura e Taverniti e l`assoluzione di Gallace. I tre imputati furono identificati grazie alle dichiarazioni di un minorenne coinvolto nel delitto e che successivamente ha deciso di collaborare con la giustizia. E proprio attraverso le dichiarazioni del pentito la Dda di Catanzaro ha fatto luce sull`omicidio che, secondo l`accusa, sarebbe rientrato nella logica di sterminio del gruppo Maiolo per favorire l`ascesa della cosca di `ndrangheta dei Loielo. Scaramozzino rimase vittima della lupara bianca il 28 settembre del 1993 quando gli esponenti della cosca Loielo individuarono la vittima nei pressi dell`abitazione di Maiolo. Il parrucchiere fu legato e trascinato lungo un sentiero nella boscaglia di Gerocarne. Successivamente fu colpito con una zappa al petto e alla testa. Placido Scaramozzino fu poi sepolto vivo e il suo corpo non è mai stato trovato. Il processo d`appello è stato aggiornato al 10 giugno prossimo. (0050)

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  • Occhiello Placido Scaramozzino venne ucciso il 28 settembre del 1993 a Gerocarne. Il suo corpo non è stato mai trovato. La richiesta di condanna è stata avanzata ai giudici della Corte d`assise d`appello di Catanzaro dinanzi ai quali è in corso il processo di secondo grado

Vincenzo Niutta, 46enne di Botricello, è sfuggito miracolosamente a un agguato avvenuto nel pomeriggio a Steccato di Cutro, in provincia di Crotone. L`uomo, che si trovava su una Fiat Punto, sarebbe stato raggiunto da una raffica di kalasnikov. Nonostante i colpi è riuscito a guidare per circa 15 chilometri fino ad arrivare a Botricello. Giunto nella piazza del paese si è fermato e ha chiesto aiuto ad alcuni passanti. Immediato l`intervento dei carabinieri e del 118. Niutta è stato trasportato all`ospedale Pugliese di Catanzaro dove si trova ricoverato.
Vincenzo Niutta è già noto alle forze dell`ordine, in passato era stato indagato per un traffico d`armi tra l`Emilia e la provincia di Crotone.

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  • Occhiello Il ferito è Vincenzo Niutta, già noto alle forze dell`ordine. Indagini dei carabinieri

REGGIO CALABRIA «La situazione della provincia di Reggio Calabria è piuttosto preoccupante, lo dicono tutti gli indicatori e tutte le analisi. La `ndrangheta controlla le attività economiche, cerca di condizionare la vita sociale e politica e costituisce un ostacolo a qualunque tentativo di crescita economica e avanzamento sociale e civile. Noi siamo consapevoli che costituisca una minaccia grave per il futuro di questa provincia e di questa regione, ma anche per il Paese». È netto il viceministro Filippo Bubbico, intervenuto oggi insieme al ministro Maria Carmela Lanzetta alla riunione del comitato per l’Ordine e la sicurezza a Reggio Calabria.
Sul tavolo, c’è la lunga scia di attentati e intimidazioni che sono stati registrati nel Reggino, come pure quell’anomalo sequestro di armi che qualche tempo fa, ha fatto sospettare che le `ndrine stessero preparando un attentato. Le operazioni di polizia messe a segno dalle forze dell’ordine, coordinate dalla Procura – spiega – dimostrano l’impegno e la determinazione dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata, ma anche la potenza non ancora scalfita dell’organizzazione. «C’è necessità che ciascuno faccia la propria parte – afferma – perché questo è un problema dello Stato, dei cittadini, ma soprattutto delle istituzioni, comprese quelle locali».
Il  governo – assicura il viceministro – sa che «la situazione è molto grave, anche il ministro Alfano ha segnalato la necessità di una nuova strategia contro la `ndrangheta». Una strategia cristallizzata in quel piano nazionale per il contrasto alla `ndrangheta, annunciato da Alfano nelle scorse settimane, ma su cui ancora non filtra alcun dettaglio. «Consisterà in una serie di misure – dice, abbottonatissimo, Bubbico – che a breve Alfano formalizzerà in maniera precisa. Ma l’impegno del ministro e del governo è molto forte e determinato». Di certo, a prescindere dal piano, spiega Bubbico, è già in piedi un ragionamento per adeguare le strutture della giustizia e i relativi organici alla pervasività del fenomeno criminale che sono chiamati a contrastare. Un problema più volte segnalato anche dal procuratore capo della Dda, Federico Cafiero De Raho, che più volte ha sottolineato come un pugno di magistrati sia obbligato a fronteggiare una reale emergenza criminale.
«Noi dobbiamo fare della lotta alla criminalità un fattore di crescita per il Mezzogiorno. Qui esistono intelligenze, esistono risorse, competenze, contesti ambientali, naturali dotati di straordinarie potenzialità dal punto di vista della crescita economica. E non dobbiamo mai rassegnarci di fronte alla così alta disoccupazione giovanile, come all’emigrazione di tanti giovani bravi e competenti, che invece sono costretti ad andare via perché le condizioni di agibilità democratica o le garanzie circa le loro libertà individuali non sono sempre presenti». Un argomento  e una preoccupazione, espressa anche dal  ministro Lanzetta, chiamata nel pomeriggio a presiedere un tavolo tecnico con i sindaci della Locride e della Piana. Oggi, spiega la Lanzetta che nelle vesti di primo cittadino di Monasterace, tante volte si è trovata a battere i pugni chiedendo ascolto e supporto ai ministri in visita nel territorio, «siamo qui per creare un gruppo di lavoro, ascoltare l’analisi del territorio e definire gli strumenti per rispondere».
Un compito arduo, ma il ministro sembra fiduciosa. «Dalla Calabria – afferma – può partire un esperimento per colpire fortemente e persino sconfiggere il fenomeno mafioso se tutti quanti con determinazioni decidiamo da che parte stare e di fare rete e lavoriamo, ognuno per il proprio pezzetto, a liberare questa terra. Perché il guaio più terribile di questa terra è perdere i propri giovani». Un esodo pari, se non peggiore, a quello degli anni Cinquanta per il ministro, che sottolinea: «Dobbiamo pensare a come far rimanere i ragazzi nella nostra terra perché senza di loro non c’è futuro».

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  • Occhiello Il ministro, intervenendo al comitato per l`Ordine e la sicurezza nella città dello Stretto, ha sostenuto che dalla Calabria può partire un esperimento per colpire duramente il fenomeno mafioso: serve l`impegno di tutti
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