Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 15 Aprile 2014

LAMEZIA TERME "Il Comune di Lamezia ha avuto ragione. La Corte dei conti ha accolto il nostro ricorso, non c`è nessun dissesto". Lo ha detto, nel corso di una conferenza stampa, il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza. "Ha vinto la città tutta intera - ha aggiunto Speranza - e questa decisione finalmente fa giustizia. Non c`è dissesto, non ci sono sprechi, non c`è nessun buco. Ci sono le difficoltà finanziarie serie che si registrano in tutti i Comuni italiani per i tagli del governo e per le difficoltà dei cittadini a pagare i tributi locali. Usciamo da questa vicenda con grande dignità". "Per me finisce un incubo - conclude Speranza - e così, anche se non ho avuto la maggioranza, posso concludere serenamente il mio mandato. Non facciamo né feste, né festeggiamenti, ma abbiamo l`orgoglio di essere usciti a testa alta da questa situazione".(0050)

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  • Occhiello La soddisfazione di Gianni Speranza: non ci sono sprechi e non c`è nessun buco

REGGIO CALABRIA "Il presidente del consiglio regionale non è affatto distratto, è semplicemente rispettoso - come sempre - delle regole e delle procedure che disciplinano l`attività istituzionale e, nel caso di specie, la costituzione dei Gruppi consiliari e il loro funzionamento". Replica così il presidente Francesco Talarico al segretario regionale di Idv Mario Caligiuri. "Un segretario di partito dovrebbe conoscere l`argomento di cui parla, altrimenti - aggiunge - rischia di dire sciocchezze. La convocazione dei presidenti dei Gruppi consiliari non è un`attività soggettiva del presidente o fatta a suo piacimento, al contrario è un`operazione che compete agli Uffici preposti del consiglio regionale che agiscono nel pieno rispetto delle legislazione vigente. Fin dal primo momento della costituzione del Gruppo di Idv, agli Uffici risultano iscritti al Gruppo di Idv tre consiglieri regionali, esattamente gli stessi eletti con Idv nel 2010, e il presidente del Gruppo di Idv indicato agli Uffici è quello che è stato formalmente comunicato: Emilio De Masi". "Ciò varrà - conclude Talarico - fintantoché non siano trasmesse agli Uffici determinazioni di altro avviso, provenienti dallo stesso Gruppo consiliare e non da altre articolazioni partitiche". (0050)

ROMA Consiglio dei ministri lampo, durato circa 20 minuti, nel pomeriggio a palazzo Chigi, presieduto dal ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta. L`ex sindaco di Monasterace ha presieduto la seduta per assenza dei colleghi. Una riunione resasi necessaria per adempiere alcuni obblighi in scadenza con l`Unione europea. (0050)

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  • Occhiello La riunione si è resa necessaria per adempiere ad alcuni obblighi in scadenza con l`Unione europea

CATANZARO Sono state completate oggi le verifiche tecniche sulla linea delle Ferrovie della Calabria dove, il 6 marzo scorso, si è verificato uno scontro tra due treni che ha provocato due feriti gravi e decine di contusi. Dopo le verifiche tecniche ora si va verso la riapertura della linea ferroviaria tra Gimigliano e Catanzaro. Alle verifiche tecniche hanno partecipato i carabinieri di Gimigliano e il personale del Nisa. Sull`incidente ferroviario la Procura di Catanzaro ha avviato un`inchiesta nella quale sono indagate otto persone tra cui i due macchinisti dei treni.
Al momento l`ipotesi più accreditata è quella di un errore umano. Nelle giorni scorsi la Procura ha dato il nulla osta per la rimozione dei treni coinvolti nell`incidente. (0050)

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  • Occhiello Sul caso c`è un`inchiesta della Procura di Catanzaro. Indagate otto persone tra cui i due macchinisti dei treni

REGGIO CALABRIA Anche per i giudici della Corte d’Assise d’appello Nino Perla è il killer di Eduardo Bruciafreddo e per questo deve pagare con l’ergastolo. Nonostante sia stata esclusa l’aggravante della premeditazione, ma senza modificare in alcun modo la pena comminata, arriva anche in secondo grado una conferma rotonda dell’impianto accusatorio sostenuto in prima istanza dal pm di Reggio Antonella Crisafulli, quindi dal sostituto procuratore generale Giuseppe Adornato: a sparare sull’uscio di casa contro Bruciafreddo è stato il giovanissimo Perla. E lo ha fatto – ha sostenuto la pubblica accusa e confermato la Corte – per motivi più che futili: una gomitata che urta un bicchiere, un cocktail che cade, una lite, gli schiaffi, lo “sgarro” di essere umiliato in pubblico davanti a un noto ritrovo dei giovanissimi, in pieno centro città. Questo l’affronto che Nino Perla, figlio di un uomo “di rispetto” di Reggio Sud – quel Matteo, detto Giorgio, proprio ieri condannato a dieci anni di reclusione nel processo "Alta Tensione" – ha voluto lavare con quell’omicidio, che già il gip nell`ordinanza di custodia cautelare, sottolineava con parole lapidarie: «La sproporzione assoluta tra la causa e l’effetto, ossia tra un litigio originato da motivi di scarso spessore e l’uccisione di un uomo è talmente eclatante da risultare sintomatica di una personalità dominata da una scala di valori che è propria di un ambiente malavitoso e che contrasta insanabilmente con le regole dello Stato e dell’agire civile. Tali considerazioni servono a sottolineare la particolare riprovevolezza morale e sociale della spinta al delitto».

La fondamentale testimonianza del fratello della vittima
A inchiodare il giovane killer, la determinante testimonianza del fratello della vittima, Maurizio Bruciafreddo che, dopo un’iniziale ritrosia, ha steso fiumi di verbali di fronte agli uomini della squadra mobile di Reggio Calabria. Di fronte a inquirenti e investigatori il fratello della vittima ha ricostruito passo passo quella tragica notte del tre agosto 2010. «Si è diretto verso la porta d’ingresso dell’appartamento dopo aver chiuso alle sue spalle la porta della cucina e, dopo due-tre secondi, ho sentito il primo sparo e, d’istinto, mi sono alzato verso il corridoio. Nel frattempo venivano sparati altri due colpi. Aprendo la porta della cucina mi sono trovato di fronte Eduardo che si teneva il collo con una mano e si manteneva ancora in piedi. Ho chiesto a mio fratello chi avesse sparato ma non ho ottenuto risposta poiché Eduardo non ce la faceva a parlare. A quel punto ho provveduto ad appoggiare mio fratello contro l’angolo cottura della cucina e sono corso giù per le scale dello stabile». Una sequenza dettagliata, rimasta vivida e precisa nella memoria di Maurizio Bruciafreddo: «Mentre scendevo di corsa le scale ho sentito il portone chiudersi. Effettivamente, giunto sul pianerottolo, avevo necessità di girare la maniglia e uscire in strada. Istintivamente mi voltavo dapprima verso sinistra senza notare la presenza di alcuno, successivamente verso destra, cioè verso il punto in cui il mio palazzo dà ad angolo con la stradina che scende verso il vicino vallone dove si trova il torrente. Percorsi pochi metri, notavo la presenza di un soggetto di sesso maschile, dell’apparente età di circa 20-25 anni, alto circa 1.70 metri, ben piazzato fisicamente, vestito di nero e con capelli neri a punta, cioè cosparsi di gel. Ho notato che lo stesso camminava con andamento molleggiato, tipico di chi avesse assunto sostanze stupefacenti. Preciso che ho avuto modo di osservare questo giovane da due angolazioni, prima di fianco e poi di spalle e l’ho riconosciuto per Nino Perla, figlio di Giorgio».

Nuovi elementi a riscontro
Una testimonianza confermata dalle risposte di Demetrio Fanti, storico amico del ragazzo freddato sulla porta di casa, troppo paralizzato dalla paura per collaborare alle indagini, ma “costretto” a testimoniare in secondo grado. E se il suo silenzio gli era fino ad oggi valso una denuncia per favoreggiamento, i giudici della Corte d’Appello hanno accolto la richiesta del sostituto pg Adornato, trasmettendo gli atti in Procura per falsa testimonianza. «Fanti – aveva ricordato Adornato in sede di requisitoria – rispondendo alle mie domande, aveva il timore di chiamare l’amico per nome; per tutta la testimonianza lo chiamerà la vittima. Non vuole sapere niente e si appiglia a tutto pur di farlo intendere chiaro alla famiglia Perla ». Una reticenza dettata dalla paura con cui spera di evitare ritorsioni dalla famiglia Perla – aveva spiegato Adornato – ma che non lo salva dall’apertura di un procedimento a carico. (0050)

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  • Occhiello Sentenza d`appello per l`omicidio di Eduardo Bruciafreddo, avvenuto il 3 agosto del 2010

COSENZA «Autoproduzioni secondo necessità e urgenza, mantenendo la fede e le spille attaccate sul petto delle esperienze che l`hanno preceduto, e immaginando Cosenza come centro di passaggio obbligato per tutte le realtà meritevoli di applausi e attenzioni»: si presenta così Turnover, la rassegna musicale che partirà venerdì 18 aprile e fino a venerdì 2 maggio proporrà, nella sua fase iniziale, tre concerti (il primi due all`AltArt di Arcavacata, il terzo sempre a Rende ma in un posto da definire) per riportare il primato della musica al momento live, creativo e performativo per eccellenza, oltre che empatico. «Turnover organizza concerti e propone musica dal vivo a Cosenza – spiegano i promotori –. Lo fa per amore della città e spirito d`appartenenza, null`altro. Cercando di coniugare al meglio la progettualità con un`identità fatta di suoni capaci anche solo di smuovere e mostrare una sensibilità che si credeva nascosta».
Cosenza non è nuova a iniziative partite dal basso ma che, negli anni, si sono consolidate creando una community invidiabile: dalla scena delle rock-band degli anni 70-80, si è passati all`esperienza di una radio comunitaria (Ciroma) coi suoi raduni e alle Invasioni prima maniera, ma soprattutto al Partyzan di Robert Eno prima e Fabio Nirta poi. Quanto di questa esperienza per certi versi pionieristica c`è in Turnover? «Partiamo dal presupposto che, chi più, chi meno, siamo stati e siamo ancora parte attiva di alcune delle esperienze da te citate (Radio Ciroma, Partyzan, Always Never Again) – rispondono le menti di Turnover –. Quindi c`è un cordone ombelicale forte che ci tiene stretti a un certo modo di respirare quel tipo di cultura definita "alternativa". Quella cosa che riempiendoci la bocca possiamo chiamare "etica del fare", o peggio ancora, per far vedere che la storia l`abbiamo imparata, "Do It Yourself"... Quindi, togliersi i soldi dalle proprie tasche allo scopo di perderli nel migliore dei modi possibili: organizzando concerti. Senza, per ora, il sostegno di nessuno, se non quello di un paio di sponsor privati per i primi due eventi, e del posto che per ora ci ospita, l`Alt-Art. Non vorremmo menarcela parlando di fare arte come atto politico, ma tant`è, per noi riuscire a tirare su con le forze che abbiamo, economiche ma soprattutto umane, quella che vuole essere una rassegna pensata con una certa progettualità e una sua identita ben definita (sottolineiamo) diventa molto più "politico" di tanto altro. E magari può far avvicinare ancora di più diverse persone a un modo di intendere la musica (e la vita come conseguenza) che è quello che abbiamo noi per 365 giorni all`anno. Che è quello più giusto, se non si era capito».
Le prime tre proposte di Turnover sembrano confermare l`eclettismo che ha mosso anche le rassegne cui si faceva cenno prima.
«Per adesso abbiamo chiuso le prime tre date, con headliner rispettivamente Bud Spencer Blues Explosion, Cannibal Movie e Infinite Livez (rispettivamente il 18 e 25 aprile e il 2 maggio, ndr). A livello di suoni sono tre cose che probabilmente stanno agli antipodi l`una con l`altra, e di questo siamo orgogliosi, ognuno di noi ha un background fortunatamente trasversale che influisce un sacco nelle scelte artistiche, e ci fa dire facciamo una cosa noise-hop dopo aver portato rispettivamente una band blues rock e un`altra super psichedelica. Quello che ci interessa è piuttosto l`attitudine degli artisti, sopra e sotto il palco. E, ovviamente, fare ricerca, proporre cose non scontate, che facciano stare bene, ma accendino anche lo spirito critico di chi sta ascoltando, lo spingano verso nuove strade».  
C`è spazio per una proposta musicale “non omologata” anche di questi tempi, e anche in una città di provincia, benché non proprio “provinciale”, come Cosenza?
«C`è uno spazio che riesce ad essere vitale solo nel momento in cui ci si aggrappa a privati nella definizione di un evento, e parliamo soprattutto di posti, di location, di venue dove organizzare un concerto. Il Comune dal canto suo sembra continuare a essere cieco rispetto a numerosi fuochi accesi dal basso che esistono, si finisce per appaltare spazi e finanziamenti alle solite persone, alle solite incompetenze. Il punto che secondo noi è fondamentale, soprattutto se si vuole riqualificare culturalmente appieno una città come Cosenza, è tornare a misurare le capacità effettive e reali di chi deve essere dedito a questo tipo di lavoro, e parliamo di lavoro in controtendenza a un vizio tutto italiano di considerare la musica, l`arte in generale come un hobby, un passatempo, piuttosto che un bene di consumo. Facendo un esempio di quello che è il nostro campo, noi non possiamo, diventiamo persone inadatte a organizzare concerti o eventi musicali se nel corso dell`anno compriamo solo un disco, andiamo a un solo concerto, non ci informiamo, non ascoltiamo quello che accade nelle altre parti del mondo, e ti parlo di Bamako come di Brooklyn e Berlino. Purtroppo si continua a preferire la via facile del compromesso, della stretta di mano, dello sfruttare quelle quattro proposte musicali in croce che si conoscono. E di questo è colpevole l`amministrazione e tutto lo showbiz, anche giornalistico, musicale, etc. che le ruota attorno».
La Fine, in concerto il 25 aprile, è l`esempio dei frutti raccolti dopo anni di “semina” in campo musicale, fatti di underground e sacrifici. Come reputate la scena musicale cosentina?
«La Fine è una band composta da una costola dei Miss Fraulein e due degli Ogun Ferraille, un`esperienza musicale nuova, che ci piace tantissimo, però parliamo di gente già in giro da un po`, che ha avuto le proprie esperienze anche in campo nazionale. Forse il peccato, a guardare ora, è che dopo band come Camera237, Ogun, Miss Fraulein, Duff, sia mancata proprio una generazione nuova di musicisti capaci di rinnovare, di portare fuori con determinazione e coerenza un certo discorso. Ci sono nuove band molto brave uscite ultimamente (Black Flowers Cafè, Park Wave, White Socks), diversi gruppi formati anche da ragazzi più giovani che spingono dal basso, e questo è un bene, ci porta a sperare che magari in un domani non troppo lontano ci siano i presupposti per tornare a parlare di una "scena" forte come succedeva qualche anno fa».
Che genere pensate sia attualmente più apprezzato, al di fuori delle mode?
«L`impatto sociale, oltre che musicale, che ha avuto l`hip hop in Italia negli ultimi anni è stato devastante, e ha comunque puntato la luce su tante soggettività, anche più underground, molto interessanti, che prima erano esclusiva di un pubblico di appassionati. Quindi se i ragazzi oggi ascoltano quello un motivo ci sarà, non pensiamo sia tutto esclusivamente hype pronto a svanire nel giro di qualche anno. A livello globale, a parte quelle due-tre religioni che ci portiamo dietro (emo/indie/post-punk), ci piacciono molto i nuovi linguaggi del pop, quelli capaci di dialogare con le tradizioni locali, soprattutto africane, orientali, senza snaturarle».
Che tipo di risposta vi attendete per Turnover?
«La migliore possibile. Piuttosto ci aspettiamo che chi venga ai concerti si affezioni, come dicevamo prima, a un certo modo di intendere la musica come la intendiamo noi, che si crei scambio, discussione, che si "respiri" soprattutto. E che ci sostenga, di modo che magari entro fine estate possiamo dare vita a un`idea bella e pronta che abbiamo già in cantiere». (0070)

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  • Occhiello Chiacchierata con i promotori della rassegna, rigorosamente autoprodotta e senza sponsor politici, in programma dal 18 aprile a Rende. Si parte da tre live, con un occhio al passato e uno al futuro: c`è già «un`idea bella e pronta» per l`estate...

COSENZA Le associazioni ambientaliste e di cittadini che in questi mesi hanno richiamato l’attenzione sulle emergenze rifiuti e sui danni all’ambiente, si organizzano per una manifestazione regionale da tenersi a Cosenza il 10 maggio. Un appuntamento per fare il punto sulle mille emergenze ambientali, ma anche per gridare con una voce sola che la difesa del territorio passa attraverso il coinvolgimento delle comunità nelle scelte di politica ambientale, fin qui calate dall’alto e fatte per tappare le falle senza una strategia di largo respiro. Di tutto ciò, avvisano le associazioni che hanno organizzato un sit in in piazza XI settembre, ne hanno tratto enormi benefici le imprese private, che lucrando sulle continue e mai risolte emergenze calabresi hanno sversato rifiuti ovunque, in deroga a ogni normativa, con il placet della politica regionale.
Oltre alle discariche ufficiali, infatti c’è da tenere conto dei sotterramenti segreti dei rifiuti, delle connivenze denunciate spesso dalla associazioni tra la criminalità e certa politica corrotta. Il rosario dell’elenco delle tragedie ambientali calabresi è lungo, dalla ferrite di zinco sepolta nella Sibaritide, ai rifiuti della Pertusola, fino all’Aspromonte e al Tirreno, luoghi trasformati in tombe per materiali pericolosi. Contro tutto questo le associazioni chiamano i calabresi a una mobilitazione per ottenere trasparenza e partecipazione nella gestione dei rifiuti e chiedono che «venga tolto il segreto sugli atti della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti che riguardano la nostra regione».
La manifestazione organizzata per il 10 maggio ha anche l’obiettivo di estendere la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano l’uso dei territori, superando «gli esperti dell’ambiente pagati con soldi pubblici» e restituendo ai comitati esistenti un ruolo di controllo e decisione. (0040)

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  • Occhiello Le sigle ambientaliste organizzano un sit in per il 10 maggio a Cosenza e chiedono la desecretazione degli atti della commissione parlamentare

REGGIO CALABRIA Galeotto è stato il progetto di dare una nuova sede al Corecom, o meglio galeotti o quantomeno poco trasparenti e per questo da incriminare a vario titolo per turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio – sostiene il pm Sara Amerio, incaricata dell’indagine – sono stati quei funzionari regionali che ne avrebbero gestito – male – la relativa gara. Una nuova inchiesta fa tremare la Regione Calabria. Ma questa volta a tremare non sono i consiglieri, ma i dirigenti e funzionari preposti al funzionamento della macchina amministrativa. O meglio, almeno nel caso della gara per «l’affidamento, previa acquisizione del progetto definitivo in sede di offerta, della progettazione esecutiva ed esecuzione chiavi in mano dei lavori per la realizzazione di un edificio da adibire a sede del Corecom e di altri organi politico-istituzionali del consiglio regionale della Calabria», al malfunzionamento, se è vero che a carico di diversi alti papaveri della Regione il pm Amerio ha ipotizzato i reati di turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio. Il motivo è semplice: ad aggiudicarsi quella gara sarebbe stata la ditta Aet, il cui direttore tecnico è stato anche il professionista incaricato dello studio di fattibilità del progetto, dunque incompatibile. Per questo il segretario generale e direttore generale del consiglio regionale Nicola Lopez, assieme ai commissari che con lui hanno gestito l’aggiudicazione di quell’appalto Giovanni Laganà, Biagio Cantisani, Salvatore Saccà, Natale Vazzana, come pure il Responsabile unico del procedimento Vincenzo Romeo, e il segretario generale Giulio Carpentieri sono finiti davanti al gup Antonio Laganà, che il prossimo 9 maggio dovrà decidere se spedirli tutti a giudizio. Assieme a loro – e causa e origine dei loro guai – c’è anche Giuseppe Arena, fratello del più noto Demi, ex sindaco del Comune di Reggio Calabria “sciolto” per mafia, per questo dichiarato incandidabile, ma nel frattempo transitato in Regione come assessore alle Attività produttive.
Il fratello dell’assessore è infatti non solo il direttore tecnico dell’Aet srl – la società che nell’agosto 2012 si è aggiudicata l’appalto – ma anche il professionista individuato dalla Regione, con determina del 22 marzo 2010, per redigere lo studio di fattibilità. A far scoppiare il bubbone è stato uno degli imprenditori che ha partecipato alla gara, il catanzarese Francesco Righini, che ha denunciato in sede amministrativa e penale l’esito della procedura. E gli innumerevoli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, qualche risultato lo hanno portato. Anche per i pm reggini quella gara è stata viziata.
Il fratello dell’assessore, incaricato di redigere lo studio di fattibilità – «del tutto sovrapponibile al progetto definitivo» specifica il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – sulla base del quale il responsabile unico del procedimento, Vincenzo Romeo, avrebbe poi predisposto il progetto preliminare posto a base di gara, non solo è direttore tecnico di Aet, la società vincitrice dell’appalto, ma anche socio – se non dominus, come in diverse sedi ha denunciato Righini – della Arena srl, presente nella compagine sociale di Aet. Di fatto dunque, un socio della ditta vincitrice dell’appalto avrebbe stabilito le “basi” per parteciparvi. Un caso di conflitto di interessi, in gergo tecnico di incompatibilità ai sensi dell’articolo 90 del decreto legislativo 163 dl 2006, da manuale. È per questo che all’ipotesi di turbativa d’asta, per Nicola Lopez, Giovanni, Biagio Cantisani, Salvatore Saccà, Natale Vazzana, Giulio Carpentieri e anche Giuseppe Arena, come “extraneus” che concorre nel reato proprio, il pm ha ipotizzato anche il reato di abuso d’ufficio perché «in violazione di legge, in particolare della normativa in tema di incompatibilità tra chi ha ricevuto l’incarico di progettazione e chi partecipa alla gara d’appalto, intenzionalmente procuravano all’ingegnere Arena Giuseppe e all’Aet un ingiusto vantaggio patrimoniale dato dall’aggiudicazione della gara d’appalto (per un importo complessivo di 4.438.000,00) a soggetto che avrebbe dovuto essere escluso ai sensi della citata norma in quanto la sua partecipazione violava il principio di par condicio fra concorrenti (in quanto lo studio di fattibilità risulta del tutto sovrapponibile al progetto definitivo), con conseguente danno ingiusto delle altre partecipanti non aggiudicatarie». Tutte ipotesi accusatorie che toccherà al gup Laganà verificare, ma che nel caso trovassero luce verde dimostrerebbero che non sempre paga vincere facile. Quanto meno penalmente. (0050)

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  • Occhiello Coinvolti anche funzionari regionali. Il familiare dell`assessore è il direttore tecnico dell’Aet srl, la società che nell’agosto 2012 ha vinto la gara

REGGIO CALABRIA La nuova bozza di legge elettorale non piace a Salvatore Pacenza. Nemmeno un po`. Il motivo è presto detto: le province più piccole, Crotone e Vibo, rischiano di non essere rappresentate a dovere. Il consigliere regionale di Fi lo sa e prova a correre ai ripari prima che il nuovo testo ottenga il via libera definitivo. «Fermo restando che la posizione di Forza Italia era quella di procedere a una nuova legge elettorale regionale con un sistema che prevedesse le liste bloccate, ribadisco il mio invito a formulare ulteriori proposte che tengano conto anche della necessaria rappresentanza per i piccoli territori come Crotone e Vibo», dice Pacenza.
Il presidente della commissione Sanità ricorda che la proposta formulata da Forza Italia – che prevedeva la cancellazione delle preferenze – «era un tentativo di “detergere” la politica calabrese dal clima avvelenato in cui essa purtroppo versa, dando ai partiti una chance di trasparenza e credibilità davanti ai rispettivi elettori. Preso atto però della compattezza emersa nella riunione dei capigruppo di ieri sul mantenimento delle preferenze, è sembrato a tutti noi cosa responsabile uniformarci alla decisione dei presenti alla discussione, visti anche i tempi ristretti a disposizione dell’assemblea per giungere all’approvazione di un nuovo testo di legge elettorale regionale». Ma, dopo la desistenza sulle preferenze, Pacenza non intende fare dietrofront anche sul principio di rappresentanza. «Ritengo – spiega il consigliere crotonese –– ancora non si sia affrontato con la giusta chiarezza le modalità attraverso cui garantire la rappresentanza dei piccoli territori come Crotone e Vibo. Viste le difficoltà socio-economiche in cui versano entrambe le realtà, sarebbe davvero una iattura per loro non poter esprimere dei rappresentanti del territorio che si facciano portavoce di quelle istanze all’interno della Regione». Ecco perché «è necessario approfondire ulteriormente anche la definizione dei collegi laddove, il mancato rispetto della normativa nazionale e quindi dei parametri territoriali, potrebbe portare a nuovi profili di illegittimità. In questo momento è utile sfruttare tutte le risorse consultive sulla legge elettorale di cui il consiglio regionale si sta già avvalendo in modo da garantire ai calabresi il sistema più trasparente e democratico durante le elezioni. Sono sicuro che la sensibilità e il rispetto dei colleghi consiglieri verso questi dubbi da me sollevati verranno tenuti nelle debita considerazione durante la discussione che si evolverà nei prossimi giorni». (0040)

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  • Occhiello Il consigliere forzista chiede maggiore rappresentanza per le province più piccole. E insiste per una revisione del testo

LAMEZIA TERME «I dati che arrivano da Eurostat sulla Calabria, regione col più alto tasso di disoccupazione giovanile in Italia, sono l’ennesimo segnale che proviene da una regione che non offre opportunità di lavoro, morta e che ha fallito nei confronti dei suoi cittadini per colpa di una classe dirigente che non ha saputo programmare con scelte concrete il futuro». È particolarmente piccata la reazione di Ignazio Messina di fronte alle nuove cifre diffuse da Eurostat. Per il segretario di Idv si tratta dell`«eredità di Scopelliti, che in questi giorni si sta ancora perdendo dietro il balletto delle “dimissioni sì, ma domani” ed ecco perché la Calabria è costretta sempre a pagare il prezzo più amaro».
«Noi vogliamo – continua Messina – una nuova classe dirigente capace di amministrare una regione difficile, sì, ma con un potenziale che merita di avere il suo spazio e di risollevarla da una tendenza ormai viziosa e pesante che ad oggi non lascia intravedere margini di ripresa. Quella ripresa è invece la strada giusta per una classe competente e lungimirante che abbia tutta la voglia e che impieghi tutto il proprio impegno per togliere quelle macchie scure dalla Calabria e riportare una situazione di limpidezza e sviluppo. Quanti altri giovani senza lavoro dobbiamo far rimanere a casa? Non c’è futuro così ed è ora di riprendere le redini con coraggio e ridare fiducia e dignità». (0040)

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  • Occhiello Il segretario di Idv, Messina, attacca il governatore e invoca una nuova classe dirigente per la Calabria
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