Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 18 Aprile 2014
Venerdì, 18 Aprile 2014 22:46

Oscurata l`Ora della Calabria

Ospitiamo l`intervento del direttore dell`Ora della Calabria, Luciano Regolo, che con la sua redazione sta vivendo ore difficili. Attraverso il nostro sito, diamo voce alla protesta dei colleghi impegnati nella difesa della testata
                             
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Purtroppo per la seconda volta in appena quattro mesi di lavoro giornalistico in Calabria devo pubblicamente denunciare un episodio grave ai danni della libertà di stampa, ma in questo caso anche contro l`esercizio dei diritti sindacali che colpisce la redazione dell`Ora e il sottoscritto. Essendo stati ieri proclamati tre giorni di sciopero per l`imminente rischio che la testata finisca in mano dello stampatore Umberto De Rose, principale creditore della C&C la casa che ci edita, lo stesso che la notte tra il 18 e il 19 febbraio faceva pressioni sull`editore perché mi spingesse a togliere la notizia relativa all`apertura di un`inchiesta giudiziaria sul figlio del senatore Gentile e annunciò poi un blocco delle rotative che impedì l`uscita del giornale, episodio per cui è indagato per "violenza privata" dalla Procura di Cosenza, il liquidatore, dottor Giuseppe Bilotta, ha annunciato via e-mail, alle 18.28 odierne, la cessazione delle pubblicazioni dell`Ora. Tale gesto improvviso, sulla base di spiegazioni pretestuose, quale la necessità di non gravare con ulteriori spese di stampa il bilancio (nei tre giorni di sciopero non si sarebbe comunque andati in stampa), si configura come una ritorsione inaccettabile specialmente perché sia il Cdr sia il sottoscritto nel numero oggi in edicola avevamo destato la pubblica attenzione su alcuni aspetti poco chiari nelle modalità e nelle procedure di liquidazione stessa. Tale convincimento è suffragato anche dal fatto che il liquidatore, con scelta "totalitaria", annuncia anche la cessazione dell`attività on line che non ha e non può avere alcun costo giornaliero sensibile ai fini del bilancio. Una scelta quindi solo dovuta alla volontà di mettere i bavagli alla redazione e al direttore dell`Ora.
Faccio notare altresì che meno di 24 ore prima, alle 20.01 di ieri, dell`e-mail che tacita l`Ora e il nostro sito, lo stesso Bilotta rassicurava l`intera redazione con una e-mail di cui ciascuno di noi conserva copia in cui annunciava che l`azienda avrebbe provveduto a pagare le spettanze dovute. Quindi, da un punto di vista contabile, non sollevava affatto il problema costituito dal costo del prosieguo delle pubblicazioni, che evidentemente è stato pretestuosamente tirato in ballo solo dopo la nostra protesta.
Devo inoltre annunciare che questo non è il primo grave episodio registrato. La sera del 7 aprile, infatti, poiché il giorno prima il Cdr aveva pubblicato un proprio comunicato sul giornale dichiarando lo stato di agitazione sempre per la situazione oscura sul futuro della testata, avendolo io cercato al telefono mi disse che avrebbe interrotto le pubblicazioni poiché il sindacato aveva "osato" indire una protesta.
Mi chiese anzi di annunciare questa sua decisione a tutti i miei colleghi, cosa che io feci. Quando si stava elevando la nostra protesta congiunta, venne in redazione l`ex editore, Alfredo Citrigno, chiedendo la comprensione dei colleghi e spiegando che il dottor Bilotta non sarebbe aduso alle relazioni sindacali e che era stato commesso un errore, annunciando infine l`annullamento della decisione ritorsiva. Ma evidentemente non si trattava di mancanza di esperienza, c`è proprio la precisa volontà di impedire ogni replica e ogni attenzione su quanto si sta consumando ai danni di questa testata e di chi ci lavora, in spregio anche alle forme più elementari di rispetto, oltre che a diritti costituzionalmente garantiti, e ledendo la stessa dignità personale e professionale dei giornalisti, con metodi che ricordano quelli dittatoriali-ritorsivi del totalitarismo. Chiedo l`aiuto di tutti i colleghi calabresi e della stampa nazionale affinché ci sostengano in questa altra pagina oscura nel giornalismo di questa regione. (0050)
Luciano Regolo
direttore dell`Ora della Calabria
                                                                       

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  • Occhiello Il liquidatore ordina la cessazione delle pubblicazioni e dell`attività on line. La denuncia del direttore Regolo

REGGIO CALABRIA È al termine di una requisitoria fiume, necessaria ai pm Antonio De Bernardo e Luca Miceli per entrare nel dettaglio delle 86 posizioni, che sugli imputati del processo Ada sono piovute le pesantissime richieste di condanna avanzate dall’ufficio di Procura. Nonostante sia stato lo stesso De Bernardo a chiedere 13 assoluzioni, in alcuni casi accompagnate però dalla richiesta di trasmissione degli atti in Procura per ulteriori approfondimenti, sono quasi ottocento gli anni di carcere chiesti per quelli che la Dda reggina ha identificato come capi, gregari e concorrenti esterni del clan Iamonte, tutti accusati a vario titolo di associazione mafiosa, tentata estorsione, danneggiamenti, detenzione di armi, concorrenza illecita, detenzione e traffico di stupefacenti. Dalla politica all’economia, dagli equilibri e spartizioni criminali, alla gestione delle attività ludiche e sociali – avrebbero svelato le indagini Sipario e Ada, da cui tale procedimento è scaturito – tutto a Melito, fondamentale locale cerniera fra il mandamento centro e quello jonico, fra le istanze e le pretese della città e quelle della provincia, sarebbe stato sotto il controllo del clan.  
Grazie alla connivenza degli amministratori locali, come gli ex sindaci Giuseppe Iaria e Gesualdo Costantino – tutti a processo con rito ordinario – e il supporto di imprenditori, alcuni dei quali ritenuti affiliati al clan, gli Iamonte avrebbero non solo condizionato il regolare svolgimento delle gare d’appalto bandite dai Comuni del basso Jonio, ma sono riusciti a monopolizzare le attività imprenditoriali nel settore edilizio, sia pubblico che privato. Qualunque tipo di attività economica – è emerso dalle indagini della Dda – era subordinata al benestare del clan, che esercitava il proprio dominio attraverso varie forme di condizionamento dal pagamento del pizzo, all’imposizione delle forniture e della manodopera, fino ad arrivare all’accettazione coatta, da parte di alcuni imprenditori, dell’estromissione da gare di appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca.
Ingerenze e scorrerie nel campo dell’economia legale  che si affiancavano alle tradizionali attività illecite legate al traffico di droga e di armi.
Tutti reati che oggi costano agli uomini del clan richieste di condanna che vanno dai 20 anni chiesti per Giovanni Gulli e Giovanni Tripodi, classe 1971, ai 2 anni e 8 mesi e 1.200 euro di multa chiesti per Saverio Rodà. Ma una richiesta di condanna a 4 anni e 8 mesi è arrivata anche per il collaboratore di giustizia Giuseppe Ambrogio (classe `82), coinvolto nella prima tranche dell’operazione e il cui contributo è stato fondamentale per far scattare la seconda salva di arresti, meglio nota come operazione Sipario.
Diciotto anni di carcere sono stati invocati invece per Pietro Flachi, Filippo Fontana e Francesco Fosso, menre è di 15 anni di reclusione la pena chiesta per Giuseppe Guerrera, Consolato Malaspina, Vincenzo Malaspina, Giovanni Tripodi (`71) e Pietro Verduci. Rimediano invece una richiesta di condanna a 14 anni di carcere Giovanni Borruto, Francesco Leone, Antonino Meduri, Salvatore Minniti, Antonino Tripodi, Giovanni Tripodi (`82), Venerando Tripodi, Gaetano Verduci e Remingo Iamone, per il quale stata chiesta anche una pena pecuniaria di 6mila euro.  
Il pm De Bernardo ha invece chiesto di condannare a 12 anni di carcere Fortunato Giovanni Benedetto, Domenico Salvatore Calarco, Andrea Domenico Costarella, Giuseppe Romeo Iaria, Carmelo Laganà, Giovanni Marino, Antonio Mazzeri, Consolato Meduri, Angelo Minniti, Francesco Pangallo, Antonino Rosaci, Quinto Antonio Rosaci, Santoro Rosaci, Antonino Stelitano e Demetrio Tripodi.
Dieci anni di reclusione è invece la condanna invocata per Paolo Amodeo, Antonino D’Andrea, Antonio Salvatore Ferrara, Giovanni Foti, Francesco Iamonte, Natale Iamonte, Emanuele Domenico La Pietra, Francesco Macheda, Giovanni Minniti, Alberto Pizzichemi, Domenico Salvatore Sergi, Antonino Sgrò, Filippo Tripodi, Francesco Tripodi e Bartolo Verduci. Medesima condanna chiesta per Francesco Cento e Francesco Iamonte (`73) per i quali è stata anche invocata una pena pecuniaria rispettivamente pari a 1.200 euro e 6mila euro di multa.
Otto anni e 1.200 euro di multa sono stati chiesti invece per Carmelo Benedetto, Adriano Valentino Ferrara e Domenico Nucera. Medesima pena, ma senza sanzione pecuniaria alcuna chiesta per Loris Francesco Nicolò e Maurizio Pangallo.
Per Pietro Rosato, Pasquale Ferrara e Davide Iaria dalla pubblica accusa arriva invece una richiesta di condanna a 6 anni di carcere, accompagnata per gli ultimi due da 1.200 euro di multa, mentre è 5 anni e 10mila euro di multa la pena invocata per Francesco Martino Foti. La pubblica accusa ha inoltre chiesto al gup di condannare a 4 anni Domenico Gullì, Vito Sarcinelli e Maria Polsina Ripepi, insieme a Giuseppe Ambrogio (`85) – un omonimo del collaboratore, ma che non ha scelto la medesima strada – per il quale è stata invocata una multa di 1.200 euro e Antonio Francesco Laganà, che per il pm dovrebbe pagare una ben più salata sanzione di 40mila euro. Infine è di tre anni la condanna chiesta per Domenico Caridi e Antonio Ferrara.
Per il pm De Bernardo vanno invece assolti Giuseppe Attinà, Pietro Barilla, Fabio Candiloro, Antonino Familiari, Domenico Favasuli, Fortunato Minniti, Maria Minniti, Fabio Nucera, Giovanni Mario Pangallo, Vincenzo Romeo, Luigi Scappatura, Carmelo Gianluca Serranò e Vincenzo Venturini. (0040)

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  • Occhiello Il pm De Bernardo invoca anche 13 assoluzioni

CATANZARO «Mi chiedo a quale contributo per il sud Scopelliti si riferisca quando dichiara di poter dare ancora tanto in Europa». Lo sostiene, in una dichiarazione, Pina Picierno, capolista del Pd alle europee nella circoscrizione sud. «Si riferisce per caso – aggiunge – a come ha male amministrato il Comune di Reggio Calabria portandolo al fallimento, o alla non gestione di una regione tanto problematica quale la Calabria? Vorrei rassicurare i giovani calabresi che la politica è anche altro e dire a Scopelliti che i "barbatrucchi" del falso in bilancio hanno le gambe corte e difficilmente arrivano in Europa».
«Il governatore dimissionario della Calabria, oltre a presentare le dimissioni, dovrebbe smetterla - conclude Picierno - di credere di potersi permettere di tutto. L`unico contributo che può realmente dare a questa terra è quello di ritirarsi e avere rispetto di una sentenza che lo condanna all`interdizione dai pubblici uffici». (0030)

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  • Occhiello La capolista del Pd all`attacco del governatore: «Vorrei rassicurare i giovani calabresi che la politica è anche altro e dire a Scopelliti che i "barbatrucchi" del falso in bilancio hanno le gambe corte e difficilmente arrivano in Europa»

VIBO VALENTIA Nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 persone coinvolte nell`operazione antimafia “Romanzo criminale”, riguardante il clan dei Patania di Stefanaconi. Ad emettere il provvedimento il gip di Catanzaro, Maria Rosaria Di Girolamo, che ha disposto anche gli arresti domiciliari per Antonio Sposato, 38 anni, di Stefanaconi.
Le misure di custodia in carcere riguardano i familiari del boss Fortunato Patania, ucciso il 18 settembre 2011. Si tratta della moglie, Giuseppina Iacopetta, 60 anni, e dei figli Nazzareno, Saverio, Salvatore, Bruno, Andrea e Giuseppe. Destinatari del provvedimento anche i fratelli Cosimo e Damiano Caglioti, 26 e 25 anni, di Sant`Angelo di Gerocarne; Francesco Lopreiato, 28 anni, di San Gregorio d`Ippona; Alessandro Bartalotta, 23 anni, Toni Mazzeo, 38 anni, Riccardo Cellura, 32 anni, Maria Consiglia Lopreiato, 31 anni, di Stefanaconi. Ordinanza in carcere anche per l`ex maresciallo Sebastiano Cannizzaro, già comandante della Stazione dei carabinieri di Sant`Onofrio, per il quale però vengono meno i gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di favoreggiamento, falso e abuso. Tornano in libertà Caterina Caglioti, 32 anni, e Alex Loielo, 21 anni. Associazione mafiosa, estorsione e usura sono le accuse contestate a vario titolo.
Tra gli indagati c`è anche don Salvatore Santaguida, 47 anni, di Sant`Onofrio, già parroco di Stefanaconi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione di segreti d`ufficio. Nei suoi confronti, il pm della Dda di Catanzaro Simona Rossi aveva chiesto l`arresto ma il gip distrettuale l`ha rigettato.

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  • Occhiello Il gip di Catanzaro rigetta la richiesta della Dda di arrestare don Salvatore Santaguida, ex parroco di Stefanaconi

ISOLA CAPO RIZZUTO Un uomo di 46 anni stava cercando di rubare un trasformatore da un palo per l`energia elettrica, non collegato in rete, ma una fune usata per la salita gli si è stretta improvvisamente al collo e lo ha soffocato. È accaduto ad Isola Capo Rizzuto. L`uomo è morto poco dopo l`arrivo nell`ospedale di Crotone. A trovare il quarantaseienne sospeso in cima al traliccio è stato il fratello, che lo ha calato a terra e portato al pronto soccorso, dove è morto poco dopo. A raccontare ai carabinieri come sono andati i fatti è stato il fratello della vittima dopo che si era diffusa la voce secondo cui l`uomo si era suicidato. (0090)

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  • Occhiello L`uomo si era arrampicato su un traliccio ma è rimasto impigliato in una fune che si è stretta attorno al collo. A trovare il 46enne di Isola Capo Rizzuto è stato il fratello della vittima

COSENZA Un uomo, D.E.A., di 63 anni, è stato arrestato e posto ai domiciliari dai carabinieri a Cosenza per stalking nei confronti di una donna con la quale aveva avuto una relazione. Il sessantatreenne è stato arrestato in esecuzione di una ordinanza emessa dal gip del tribunale di Cosenza, che ha accolto la richiesta della Procura. L`uomo ha molestato l`ex fidanzata ed ultimamente l`ha anche minacciata di morte. Nei giorni scorsi, inoltre, ha tentato di investirla con la sua auto.

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  • Occhiello L`uomo è stato arrestato dai carabinieri di Cosenza. Aveva anche cercato di investire la donna con la propria automobile
Venerdì, 18 Aprile 2014 17:21

IN EDICOLA | Pandoro alla `nduja

Il tour del sindaco di Flavio Tosi per le primarie del centrodestra è partito da Crotone, un pezzo di quel sud da cui la Lega – il partito di Tosi – vorrebbe staccarsi. Cosa ci faceva lì il sindaco di Verona? Come mai sedeva allo stesso tavolo di Raffaele Vrenna, “sponsor” della serata, e Stanislao Zurlo? Sono le domande che Report ha trasformato in un`inchiesta e che il Corriere della Calabria rilancia nella storia di copertina di questa settimana. Per trovare le risposte ci siamo imbattuti in una serie appalti ottenuti nel Veneto da ditte crotonesi ritenute vicine alla `ndrangheta. E anche nel racconto del pentito Luigi Bonaventura, che, in un interrogatorio rimasto a lungo secretato, ha rievocato un vecchio summit, che ha messo attorno allo stesso tavolo uomini delle cosche del Nord e imprenditori scaligeri. Uno dei capiclan disse che «finalmente il partito che odia i terroni ce l`avevano in mano». Anche su Verona si addensano ombre. Sono ombre che poggiano su una famiglia di costruttori e sul loro sostegno al recordman di preferenze Marco Giorlo. Pure lui un calabrese con qualche storia border line.
La `ndrangheta, la politica e i lavori pubblici: ci sono tutte le suggestioni per un caso. Perché l`appaltopoli scaligera ha incroci crotonesi, proprio come un`altra inchiesta che ha messo in imbarazzo la giunta leghista nel novembre 2013. Colpa di un`azienda in odor di mafia e di una serie di banali lavori di ristrutturazioni che hanno provocato le dimissioni dell`allora vicesindaco, Vito Giacino.
Sono tante le assonanze tra l`homo novus della Lega travolta dagli scandali dell`era Bossi e la Calabria. Tosi scende spesso a queste latitudini. Del profondo sud apprezza il mare (difeso, da bagnante, dagli “attacchi” di Legambiente) e la buona accoglienza che gli riserva la politica (per esempio la maglia del Catanzaro donatagli dal sindaco del capoluogo, Sergio Abramo). Bei ricordi che potrebbero trasformarsi in grane fastidiosissime. (0020)

La storia di copertina "Pandoro alla `nduja", con i servizi di Gaetano Mazzuca, Pablo Petrasso e Antonio Ricchio, è sul numero del Corriere della Calabria in edicola fino al 24 aprile.

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  • Occhiello Ricetta indigesta per il matrimonio Verona-Calabria: l`ombra della `ndrangheta su voti e affari innesca il caso Tosi
Venerdì, 18 Aprile 2014 17:19

Gallo è il coordinatore regionale del Cdu

Il Cdu ha definito i propri organismi rappresentativi in Calabria. Lo riferisce un comunicato del partito. «Coordinatore regionale - riporta il comunicato - è l`ex assessore regionale Dionisio Gallo mentre i coordinatori provinciali sono Mario Mazza (Reggio Calabria), Maria Concetta Guerra (Crotone) e Santino Garofalo (Cosenza). Per le province di Vibo e Catanzaro i coordinatori saranno presto individuati attraverso incontri territoriali. Naturalmente e sulla base di una precisa indicazione in tal senso da parte del segretario nazionale, Mario Tassone sono chiamati ad un impegno di coordinamento anche i componenti della direzione nazionale: Leone Manti, Vitaliano Gemelli, Franco Pilieci e Immacolata Corso».
«Il Cdu -ha affermato Tassone - con la celebrazione del suo congresso nazionale e la definizione degli organismi rappresentativi ha di fatto avviato un percorso destinato ad affermare, nel contesto politico italiano e nelle singole regioni, il senso ed il significato di una politica orientata dai valori del cattolicesimo democratico. Siamo e saremo i custodi di un`antica tradizione di impegno e serietà ma soprattutto ambiamo ad essere gli interpreti di un rinnovamento che non significa sterile nuovismo, di un centro che non può essere confuso con un dinamismo opportunista, di una politica che vuole recuperare, lontana dai populismi, il rapporto con i cittadini e con quell`associazionismo che, da sempre, ha rappresentato la linfa vitale di un Paese consapevole delle sue straordinarie risorse. È un impegno di non poco conto e rispetto al quale registriamo un`attenzione crescente da parte di quanti, e sono molti, non si riconoscono in una politica incentrata su derive leaderistiche e contrapposizioni fini a se stesse».
«Il Cdu rinasce - ha dichiarato il neo coordinatore regionale Gallo - con l`entusiasmo di chi sa bene quanto questa regione abbia estremo bisogno di un sistema politico che, pur nelle diversità e contrapposizioni, abbia una visione di sviluppo e modernità. La Calabria non è in una condizione facile, ne sono drammatica testimonianza i recenti dati sulla disoccupazione, gli indicatori relativi al mancato utilizzo dei fondi comunitari, la condizione di indeterminatezza che segna in queste settimane la politica regionale».
«Abbiamo sufficiente esperienza per sapere - ha aggiunto Gallo - che ritardi e problemi non dipendano in tutto da una singola esperienza di governo regionale ma siano il frutto avvelenato di decenni di ritardi e di un sistema votato all`immobilismo. La sfida di oggi e quella di domani ci chiama dunque ad un impegno chiaro, essere determinati nell`individuare e nell`agevolare soluzioni concrete e condivise perché se è vero che oggi in politica i leader hanno un indiscutibile peso il leaderismo, degenerazione italiana di sistemi altrove efficaci, ha mostrato tutte le sue negatività». (0030)

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  • Occhiello L`ex assessore regionale guiderà la formazione centrista. Tassone: «Puntiamo a intepretare il rinnovamento non uno sterile nuovismo»

COSENZA «Soddisfare in modo innovativo e in maniera più moderna i bisogni dell`utenza». Così il direttore generale dell`Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Gianfranco Scarpelli, rientrato in servizio dopo i due mesi di interdizione dal lavoro disposti dalla magistratura, secondo cui «in questa ottica rientra la convenzione attuata tra l`Asp di Cosenza e la FederFarma che consente ai cittadini-utenti di effettuare le prenotazioni delle indagini diagnostiche ed il pagamento del relativo ticket, presso le farmacie della provincia».
«Tale formula innovativa - sostiene ancora Scarpelli - ha riscontrato notevole successo nella popolazione, in particolare, come è facilmente comprensibile, nelle fasce più deboli: una sanità, dunque, sempre più vicina e attenta alle esigenze dei cittadini. Tale prestigioso obiettivo è stato raggiunto grazie alla collaborazione oltre che di FederFarma, anche dell`Ordine dei farmacisti; un ringraziamento  particolare va inoltre agli operatori dei servizi informatici dell`Asp che hanno saputo offrire le giuste competenze tecniche al raggiungimento di tale risultato».
Per Scarpelli «la tendenza ad un razionale equilibrio tra domanda di salute e offerta di prestazioni, è da sempre tra gli obiettivi più ricercati dal management aziendale, che va concretizzandosi attraverso la corale collaborazione  tra Asp, medici di medicina generale, medici specialisti e medici ospedalieri. L`appropriatezza prescrittiva e la responsabilizzazione del singolo professionista, fermo rimanendo la  più completa personale autonomia scientifica, hanno rappresentato la chiave di volta per la soluzione dell`annoso problema delle liste d`attesa, con risultati  soddisfacenti in tutti i distretti ed in particolare nella zona del Tirreno. È da sottolineare inoltre che gli esami che, su indicazione del medico prescrittore, rivestono carattere d`urgenza per motivati sospetti diagnostici, vengono assicurati nell`arco di 72 ore. È in questa direzione che l`Azienda Sanitaria di Cosenza intende proseguire, assicurando una sanità moderna e attenta alla evoluzione dei bisogni del paziente». (0030)

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  • Occhiello Intesa tra FederFarma e Asp di Cosenza. La soddisfazione del manager Gianfranco Scarpelli, ritornato in servizio dopo l`interdizione disposta dalla magistratura

GUARDAVALLE Un fabbricato abusivo realizzato a Guardavalle sul demanio fluviale è stato sequestrato dai finanzieri della sezione operativa navale di Roccella Jonica. Il proprietario della struttura è stato denunciato per occupazione abusiva di spazio demaniale marittimo e per deturpamento di bellezze naturali. Oltre alla struttura, realizzata in legno e muratura, i finanzieri hanno sequestrato l`area circoscritta, pari a 611 metri quadrati.

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  • Occhiello Denunciato il proprietario. La struttura in legno e muratura è stata realizzata su demanio fluviale. Intervento dei finanzieri della sezione operativa navale di Roccella Jonica
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