Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 19 Aprile 2014

VIBO VALENTIA Prima si era scelto di affidare le statue dei santi ai volontari della Protezione civile. Poi sembrava che si stesse andando verso la soluzione “interna” con persone di fiducia delle parrocchie. Ora, invece, è stato deciso che l`Affruntata di Sant`Onofrio – e probabilmente anche quella di Stefanaconi, ma ancora non ci sono conferme – non si farà. La processione sarà dunque annullata e, domani, sarà lo stesso monsignor Luigi Renzo a celebrare la messa pasquale nel paese alle porte di Vibo Valentia. A preoccupare i vertici della Prefettura e delle forze dell`ordine era stato l`esito del sorteggio da cui, tra i portatori delle statue, era venuto fuori anche un nome che secondo le forze dell`ordine era riconducibile alla `ndrangheta locale. Quindi era stata convocata una seduta del comitato per l`ordine e la sicurezza pubblica, durante la quale si era deciso di commissariare, di fatto, i riti della domenica di Pasqua a Sant`Onofrio e Stefanaconi per evitare l`infiltrazione delle `ndrine locali, circostanza già emersa da alcune inchieste della magistratura. In serata, però, i cittadini di Sant`Onofrio, che non avevano gradito questa decisione, hanno scelto di annullare del tutto la processione.
Il vescovo non ha esitato ad affermare che "queste decisioni spettano a noi e invece sono stato completamente bypassato. La popolazione si è ribellata all`imposizione che fosse la protezione civile a portare le statue. E proprio perché il paese è in fermento si è deciso di non fare la processione e io mi recherò a celebrare la messa di Pasqua".
"Non tutte le persone sono mafiose – ha aggiunto monsignor Renzo –, e per questo motivo ho cercato di mediare cercando di trovare una soluzione alternativa alla Protezione civile. Ma rispetto a una decisione irremovibile da parte delle autorità civili la popolazione di Sant`Onofrio ha deciso di annullare la processione".

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La decisione dei cittadini di Sant`Onofrio che non hanno gradito il provvedimento del comitato per l`ordine e la sicurezza pubblica. Il vescovo: nessuno mi ha consultato

CATANZARO È iniziato a Castrovillari e a Paola, in provincia di Cosenza, il tour europeo in Calabria del Movimento Cinque Stelle. Sono intervenuti i parlamentari Nicola Morra, Dalila Nesci e Paolo Parentela, secondo i quali «Renzi e la sua maggioranza hanno una paura matta della vittoria del Movimento Cinque Stelle». Per Morra «il Paese è stato svenduto. Lo ha fatto la famiglia Agnelli, che ha sfruttato il popolo per poi andare via. Sentendo i programmi delle altre forze politiche, ci sono sempre grandi annunci, ma alle parole devono necessariamente seguire i fatti».
Parentela ha affrontato i nodi dell`agricoltura italiana, mettendo in luce quanto e come quella calabrese sia stata penalizzata da «accordi con il Marocco che hanno tagliato l`intero Mezzogiorno».
Secondo Dalila Nesci, «il ruolo del Movimento Cinque Stelle è fondamentale per vigilare sull`uso del potere, affinché non ci siano distorsioni e si badi soltanto all`interesse dei cittadini. Come ha fatto il Movimento alla Camera e al Senato, con risultati nell`edilizia scolastica, per i testi di scuola elettronici e per l`abolizione di Equitalia». All`apertura del tour elettorale Cinque Stelle ha partecipato anche la candidata calabrese Laura Ferrara, giurista, «che ha iniziato con entusiasmo – è scritto in un comunicato – il suo giro per le città calabresi». (0050)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello A Castrovillari e a Paola i primi incontri. Sono intervenuti i parlamentari Morra, Nesci e Parentela. Presente anche la candidata Laura Ferrara

Ciak, si riparte. Archiviata l`era Geria (l`incarico è scaduto lo scorso 1° marzo), la fondazione Calabria Film Commission si prepara al nuovo corso e al contestuale rinnovamento delle figure di vertice. È, infatti, in corso di pubblicazione sul Burc il Decreto n. 4618 del 16 aprile 2014 "Regolamento regionale n. 5/2013 - Elenco candidature per la nomina del presidente della Fondazione Calabria Film Commission": sui 36 partecipanti al bando, sono risultati idonei in 29 (per gli altri 7, la domanda non era ammissibile). Ecco i loro nominativi: Carmela Amerise, Vito Caldiero, Mario Canino, Giampaolo Carnovale, Marco Correggia, Marco Cupello, Massimo De Lorenzo, Antonino De Lorenzo, Roberto De Santis, Antonella De Seta, Claudio Di Santo, Biagio Farace, Michelangelo Ferraro, Luigi Greco, Luigi Gullo, Luca Iacobini, Gianfranco Ielo, Francesco La Piana, Michelino Lanzo, Adriano Lucia, Luca Mannarino, Vincenzo Mirarchi, Manuela Musacchio, Giuseppe Nardi, Ivano Nasso, Vittorio Ranieri, Nunzio Sigillò, Antonino Spanò e Adolfo Zupi. (0070)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello In 29 (su 36 domande presentate) hanno i titoli per partecipare al bando che rinnova i vertici della fondazione regionale
Sabato, 19 Aprile 2014 19:51

Biografia (semi)seria di Peppe

Giuseppe Scopelliti nasce a Predappio, da una relazione extraconiugale tra Galeazzo Ciano, Franco e Ciccio (e non Ciccio Franco, come si evince dalle biografie di regime), una palla da baseball ed i Quattro più Quattro di Nora Orlandi. A 5 anni, impatta frontalmente sul Fronte della Gioventù, appena rosolata ma lungi dall`essere bruciata. Non ancora adolescente, aderisce all`Msi, credendo che si tratti del partito di Giorgio Almirante. Quando scopre che l`Msi, in realtà, è il partito di Natino Aloi, subisce uno smottamento psichico, i cui danni, insistono lungo tutto lo Stretto di Messina che, a quel punto, non può che intitolarsi (Dis)stretto sanitario di Peppe. Di qui l`ansia di sterminio degli ospedali ebraico calabri che si dispiegherà, attraverso sforzi e Tavoli Massicci, nel corso dell`epopea scopellitiana, nota, ai più, come “Il tempo delle more”, di minoreitanesca memoria. “Una chitarra e cento illusioni”, arriverà più tardi. In tempi antecedenti ed ampiamente sospetti, la creatura mitologica, metà Italuzzo Balbo e metà Albertino (fratello minore di Linus dj), cresce sano e balillato, al Papirus. La superficie corporea di Peppe confina a nord con Cesano Boscone ed a sud con Serra San Bruno. Grazie a questa singolare caratteristica, sarà tramandato ai posteri come Biancanevenera ed i sette nani di Palazzotto Alemanni. Il film che segnerà la sua vita è “Sangue e Arena”, nel senso di Demetrio. Storia di toreri incornati dalla bovina Annamaria, Cancellierata, a sua volta. Trattasi di tegola, pardon, di Tegano in testa, mica da ridere. Peppe, l`ardimentoso, non (boia chi) molla, nemmeno quando un tribunale lottacontinuista, lo inChiappetta, e non nel senso di Gianpaolo. Il nostro impavido eroe, grida “all`armi, siam fascisti, terror dei rosybindisti”! E suona la carica per altrettanti cameragni che, però, battono ritirata. Cosicché da figlio della lupa, Peppe si traduce in figlioccio di Lupi (quello che balla con gli omonimi) e di Angelino, l`analfanobetico. Da camerata a monocamerale. A chi il gratta e perdivinci per Strasburgo? A noi! Gino Trematerra, colpito da sisma, in virtù di un cognome profetico e sfigato, impreca: Udc, Udc, che vuol dire, testualmente, «U diavulu, cazzarola!». C`è pure il Cesa che non cessa. Cavoli amari più che cavoletti di Bruxelles. A meno che Forza Italia calabra, che ha schierato alle europee, il festival degli sconosciuti, non inciuci con Peppone nostro. In cambio di cosa, è molto facile intuire. Sotto a chi tocca!

*Conduttrice trasmissione televisiva "Perfidia"

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello di Antonella Grippo *

«Sinceramente dispiaciuto» si è detto il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo per la decisione del capogruppo del Pd e leader dell’opposizione Salvatore Scalzo di lasciare il consiglio comunale.
«Comprendo le ragioni di natura personale e professionale alla base della scelta di Salvatore - ha detto il sindaco - ma penso sinceramente che la città perda, mi auguro solo temporaneamente, una grande risorsa politica e culturale. Scalzo è stato un avversario duro e intransigente, ma leale e intelligente. Sono sicuro che avrebbe potuto dare molto alla nostra città in termini di idee, proposte e programmi. Se e quando vorrà proporre, dalla sua postazione, qualcosa di utile per Catanzaro, mi troverà sempre disponibile e con la porta aperta. Per il momento, mi limito ad augurargli ogni fortuna personale, professionale e politica». (0080)

Sabato, 19 Aprile 2014 19:08

Calabrian gigolò

Lui è così, lo fa per hobby. Fa l’amore a chiamata, quasi su ordinazione. Per divertimento, per curiosità. Mai per soldi. I regali, quelli sì, li accetta («a volte insistono, non posso dire di no»), ma il denaro no, non è la conditio sine qua non per l’amplesso. L’importante è il piacere, da dare e da ricevere. Sergio (il nome è di fantasia) non sa dire se anche i gigolò calabresi adottino la sua stessa filosofia. Lui ha comunque le idee abbastanza chiare sull’argomento: «Non mi faccio pagare, non avrebbe alcun senso. Io non andrei mai a prostitute, non vedo perché una donna dovrebbe tirar fuori i soldi per fare sesso con me».
Non si sente un dipendente autonomo dell’industria della libidine, quanto una specie di avventuriero a cui interessa solo la mutua soddisfazione corporea, l’appagamento reciproco degli istinti. Senza magnacci (esistono anche per gli uomini) che proteggono, tariffe da rispettare o nausee da reprimere per senso del dovere professionale. Si copula solo a determinate condizioni.
Sergio ha 40 anni, una casa nella Locride e un lavoro regolare e ben retribuito. Non ha bisogno di entrate extra. Vuole piuttosto spassarsela, scoprire il mondo delle perversioni, del vizio diffuso al di sotto delle convenzioni più bacchettone e universalmente riconosciute.
Il suo annuncio su internet lo ha pubblicato solo pochi mesi fa, ma ha già capito molto di quello che succede nel sottobosco della morale comune, dove la voglia di trasgressione pulsa sotto gli abiti del perbenismo, irrompe nella placida monogamia della società, squassa la sacralità del talamo per erompere nella promiscuità dei rapporti che si concretizza grazie a un tizio beccato in una bacheca online.
«Vengo contattato soprattutto dalle coppie. Il marito chiama e chiede se posso soddisfare la moglie. Poi lui decide se assistere o partecipare». Chi sono? «Persone normalissime, distinte. Professionisti. Non so perché lo facciano, hanno dei vizi, qualcosa di strano c’è di sicuro». Il “Richard Gere” della costa jonica non ha troppe risposte. Alcune domande, però, le pone in maniera preventiva. «Quando inizia la trattativa telefonica, cerco di prima di capire cos’è che vogliono fare. Voglio evitare di finire in cose strane...». Significa che in quel salace rassemblement tutto deve rimanere nell’alveo dell’eterosessualità. «Ci sono mariti che hanno desideri un po’ troppo particolari...». Una costante, in questo ambiente, è la diversificazione territoriale. Mai fissare appuntamenti vicino casa. «Le persone che mi chiamano vivono a non meno di 40 chilometri da qui». Donne e coppie di Catanzaro cercano meretricio tax free a Reggio, quelle di Cosenza a Crotone, quelle di Vibo nella Piana, e così via. Un modo semplice ed efficace per mantenere la necessaria riservatezza. «Quando scoprono che abito dalle loro parti, riattaccano subito». Sergio non è disposto a tutto, ma a sentir lui potrebbe fare molti soldi. Soprattutto se acconsentisse alle avance dei gay: «La maggior parte delle chiamate arriva da loro. Spesso mi offrono un mucchio di denaro, ma io rifiuto sempre. Ognuno ha i suoi limiti». Non è così per tutti: «Altri “colleghi” probabilmente lo fanno, anche se non lo ammettono facilmente».
Le richieste – sia delle donne che degli uomini – sono tante, «in media posso ricevere 7-8 chiamate la settimana». Quanto alle motivazioni che spingono verso l’insolito hobby, non ce n’è una in particolare. «Mi sono detto: “I miei amici hanno messo l’annuncio, perché non posso farlo anch’io?” E allora ho deciso di farlo. Sbaglia chi pensa di essere l’unico in circolazione, il web è pieno di offerte di questo tipo. Personalmente è un modo per divertirmi, lo faccio per curiosità. A volte capitano delle gnocche pazzesche, e va bene, altre volte delle vecchie. Ed è allora che ti chiedi: “Ma chi me l’ha fatta fare?”».
In realtà le arzille venerande fanno capolino di rado, contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare. «Le donne che vogliono incontrarmi non sono nemmeno giovanissime. Diciamo che vanno per lo più dai 30 ai 45 anni. Ma in Calabria sono poche quelle che decidono di farsi avanti. Gli appuntamenti avvengono soprattutto con le coppie. Per lavoro sono spesso fuori e così ho messo annunci anche in altre regioni. Lì le donne single sono molto più intraprendenti».
Essere sempre all’altezza della situazione non è facile. Sergio finora è stato fortunato: «Non mi è mai capitata una brutta. E comunque cerco di capire com’è fin dalla telefonata». Tanto per evitare spiacevoli sorprese. Se poi il desiderio prorompe nelle 70enni, il più delle volte dice: «Vai a trovarti un altro».
I limiti, appunto, proprio perché non è di una “occupazione” che si tratta. Il dovere non esiste, è solo una questione di libere scelte. Anche se qualche escamotage è necessario. «Nei miei annunci faccio capire che per me è un lavoro vero e proprio. Le donne si tranquillizzano se sanno che non c’è possibilità di implicazioni sentimentali, se hanno la certezza che l’uomo con cui stanno andando a letto non si può innamorare di loro». Quella parentesi è dedicata al sesso, il resto va fuori dalla porta. O dalla portiera. Sergio non riceve mai a casa («preferisco farmi ospitare») e così spesso l’atto viene consumato in auto, come tradizione da marciapiede insegna.
Per stuzzicare i desideri, poi, non serve nemmeno essere adoni alla Julian Kay (il personaggio di Gere in “American gigolò”), basta solo curarsi il giusto. «Vado spesso in palestra, ma non sono muscolosissimo. Ho un fisico asciutto, di poco superiore alla media».
A volte il suo sembra il “mestiere” più entusiasmante del mondo, quando capitano donne «belle proprio». Sexy ma perdute, disperate? «No, lo fanno per puro piacere, come fosse una cosa normale. Nessuno può immaginare le cose che succedono davvero là fuori, tutti i giorni. Una mia amica, conosciuta grazie all’annuncio su internet, fa parte di un gruppo di persone che organizzano continuamente feste e cenette. Incontri tra signore e signori educati, della buona società. Solo che poi a un certo punto partono gli scambi, le orge. Oppure capita che uno dei mariti quella sera sia troppo stanco e decida di andare a letto prima, ma permette che la moglie resti a divertirsi. Molti preferiscono sapere, piuttosto che essere traditi di nascosto».
Sfere pubbliche che si alternano a sfere privatissime e inconfessabili. Rispetto apparente delle convenzioni sociali, che poi sbocca nell’irrefrenabilità delle pulsioni. La prostituzione propagandata sul web garantisce l’anonimato, quello di chi chiede e quello di chi si offre. I tanti gagà calabresi, a sentire Sergio, decidono di prestare il loro corpo per placare anzitutto le proprie voglie. «I ragazzi cercano sesso a tutti i costi, spesso anche in modo esagerato. Si rivolge al web soprattutto chi non sa “acchiappare” una ragazza in altri modi e pensa che quella sia la strada più facile. È una sorta di ultima spiaggia. Ovviamente non basta, bisogna saperci fare. Non ci si può presentare a una donna così come capita e dirsi disposti a fare sesso. Bisogna conquistarla, anche grazie ad annunci fatti per bene. Io ne ho uno molto esplicito e un altro più romantico. Ma la regola fondamentale è far capire che sei in grado di soddisfare qualsiasi esigenza». Dove per «esigenze» si può intendere di tutto, dato che il campionario dei pruriti è praticamente infinito: «Io non ho ancora visto niente, ma la gente è veramente fuori di testa».
Quando quella soglia del pudore viene varcata, quando i panni pubblici vengono smessi per assecondare le trasgressioni più segrete, i bisogni possono essere i più diversi: «Chi gode ad essere umiliata, chi ama il dolore, chi vuole dominare...». Sergio in quella sfera parallela ci sta bene, ma ha ancora lo sguardo incantato dei novizi, di chi non ha sperimentato la stanchezza dell’eccesso. Non ha ancora fatto il callo definitivo alle depravazioni, tanto stigmatizzate quanto comuni. La malizia potrà perderla col tempo, anche perché non ha nessuna intenzione di smettere. «Per adesso mi sto divertendo molto. In alcuni periodi non ho rinnovato l’annuncio, poi l’ho rimesso. E se anche mi dovessero scoprire, non me ne frega niente. Sono padrone della mia vita». È divorziato, non è neppure fidanzato, vive da solo. I parenti ignorano il suo passatempo. «Forse lo sa solo mio fratello, che è amico di un mio “collega”...». Poco male, non cambia nulla, l’hobby può essere coltivato ancora. Sempre con accortezza, con prudenza obbligatoria: «Mai dare il numero personale. Una volta una donna si è innamorata di me, per togliermela di dosso ho faticato. È sempre meglio mantenere distinti i due ambiti». Anche qui, le sfere che si compenetrano ma restano separate.
Gli uomini che scelgono la sua strada non si annoiano mai, ma devono pure avere una gran pazienza. «Le delusioni sono frequenti. Chiamano persone che si fingono interessate, altre che addirittura chiedono soldi a me». È un microcosmo pruriginoso e imprevedibile, dove non esistono regole. E lo si impara presto. (0040)

(Il servizio "Il sesso? Il mio hobby" è stato pubblicato sul Corriere della Calabria lo scorso 20 febbraio)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Offre il suo corpo ma non vuole soldi in cambio. Ama le donne per curiosita? e piacere. Storia di un toy boy del web. Alla scoperta delle perversioni piu? segrete

ROMA «Ho espresso il mio apprezzamento e la mia vicinanza sia al prefetto di Vibo Valentia che al vescovo della diocesi di Mileto che insieme hanno preso la decisione di sottrarre al controllo delle cosche le processioni di Pasqua a Stefanaconi e Sant`Onofrio». Lo sottolinea, in una nota, Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia. A suo avviso si tratta di «una scelta coerente con la netta presa di distanza dalla cultura e dalla violenza ndranghetiste che i vescovi calabresi hanno ribadito nell`ultimo documento, in cui hanno anche annunciato l`avvio di corsi sul rapporto tra ndrangheta e Chiesa nei seminari della Calabria».
«La `ndrangheta da sempre si serve dei riti della religione e mescola simboli della fede e della massoneria per affermare il legame con il territorio ed esibire il proprio potere. È un modo per costruire il consenso tra le popolazioni e far sentire normale la presenza delle cosche. A questo inquinamento profondo delle coscienze e del sentire popolare occorre reagire con fermezza, con una vigilanza costante e con rinnovato impegno per la legalità», conclude Bindi.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello «Una scelta coerente con la netta presa di distanza dalla cultura e dalla violenza ndranghetiste che i vescovi calabresi hanno ribadito nell`ultimo documento»

CATANZARO «I "Vattienti" di Nocera Terinese è candidata a diventare patrimonio mondiale dell`umanità». È quanto ha dichiarato l`Assessore alla Cultura Mario Caligiuri partecipando questa mattina alla secolare cerimonia che si svolge nel comune calabrese in occasione dei riti del sabato santo, richiamando le tradizioni medioevali dei flagellanti. La Regione Calabria, di concerto con il ministero dei Beni Culturali, ha avviato le pratiche nel 2013 per inserire il rito dei "Vattienti" di Nocera Terinese nel registro delle buone pratiche delle "Passioni di Cristo in Europa"».  «La candidatura - aggiunge - verrà formalizzata nel 2015, una volta ultimate le necessarie procedure istruttorie. Nel 1962 questa usanza celebrata nel comune calabrese ebbe un rilievo internazionale attraverso il film di Gualtiero Jacopetti "Mondo cane" che riportava consuetudini e costumi insoliti di tutto il mondo. Sono oltre 90 complessivamente i flagellanti, un numero crescente e composto prevalentemente da giovani, che percorreranno le vie cittadine fino a stasera, davanti a migliaia di persone provenienti da tutta l`Italia e quest`anno anche dalla Francia. La processione della Madonna Addolorata, guidata da don Sergio Gigliotti, si e` avviata questa mattina alle 8.30 e proseguirà fino alle 17 per rientrare nella Chiesa della Santissima Annunziata. Come si ricorderà, la Calabria ha ottenuto il primo riconoscimento come patrimonio culturale dell`umanità da parte dell`Unesco lo scorso dicembre con la processione della "Varia" di Palmi nell`ambito della Rete italiana delle macchine a spalla. Un riconoscimento di alto valore in quanto e` stato individuato per la prima volta un bene seriale e immateriale».  «Altre candidature per l`Unesco - conclude - sulle quali la Regione Calabria sta lavorando sono la Sila, il Codex Purpureus Rossanensis, il Codice Romano Carratelli, le minoranze linguistiche calabresi e l`abete bianco di Alessandria del Carretto». (0090)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello L`assessore regionale alla Cultura ha annunciato la decisione della Regione di proporre il rito pasquale di Nocera tra le inziative meritevoli di tutela Unesco: la candidatura verrà formalizzata nel 2015
Sabato, 19 Aprile 2014 18:13

Trame di successo

Tutto inizia quando da giovane Claudio Cutuli dà al tintore dell’azienda di famiglia un tessuto naturale – come quelli che poi userà nella sua attività futura – fatto di canapa, ginestra e lana. Lo buttano nella vasca del colore, anche quello di origine naturale, e ne viene fuori una sciarpa che Claudio “stropiccia” con una spazzola: la mette al collo e arriva il primo riscontro positivo, quello degli amici che ne chiedono una uguale. E qui c’è la seconda intuizione: capire che quel prodotto poteva essere messo sul mercato e risultare vincente. Talmente vincente che oggi l’azienda di Cutuli – nato a Reggio e cresciuto tra Laureana di Borrello e Tropea, dove c’è una via intitolata al nonno, Antonio Cutuli – è leader mondiale nella produzione di sciarpe e stole.
Claudio vive in Umbria dove porta avanti l’attività di famiglia, la tintoria-tessitoria fondata nel 1838 da un suo trisavolo. Ben 175 anni fa, anniversario che lo stilista ha festeggiato con un grande evento nel corso del fashion week di Milano durante la presentazione della collezione Uomo-Donna autunno-inverno 2013-2014. Non potrebbe mai fare a meno dei suoi tessuti. «Ricordo ancora quando da piccolino – racconta – mio padre mi portava in bottega: rimanevo affascinato dall’odore dei tessuti e dal vecchio bancone di noce dove venivano misurati i tessuti di canapa, cotone e lino. La mia grande passione è nata così».
I suoi accessori di moda sono tinti esclusivamente con colori naturali prodotti con erbe e fiori, seguendo una tradizione che dura da ben cinque generazioni. Dopo aver iniziato in Calabria, decide di trasferirsi in Umbria, dove va per studiare Chimica farmaceutica all’Università di Perugia, e finisce per mettere radici a Bevagna. «Incominciai – ricorda – a trasferire subito tutto l’amore per il mio lavoro nella verdissima Umbria. Anche se la passione viscerale che mi lega alla mia terra è sempre con me, la porto dentro e la rappresento sui miei tessuti». Ama viaggiare e si definisce «cultore del bello»: «Tutto ciò che mi emoziona o che colpisce particolarmente la mia attenzione diventa materiale per ciò che creo. Assimilo il bello delle cose per poi regalarlo alla stoffa». Ma rimane ancorato alle tradizioni dei nonni e della famiglia: «Ogni tanto prendo il librone con tutte le antiche ricette per consultarle. Parto dalla tradizione e comincio a creare le misture per i nuovi colori. Unica è la tintura ad esplosione: la garza con il colore viene annodata, poi viene esposta a 200 gradi fino a esplodere, appunto, così ogni sciarpa prende un colore diverso dall’altra».
E le sue creazioni sono intrise di Calabria: «I tessuti sono colorati anche con la cipolla rossa di Tropea. Ultima creazione, le sciarpe in cachemire tinte con il vino sagrantino, un accessorio che è stato tanto apprezzato negli ambienti dell’alta moda tanto da far registrare un grande successo all’85esima edizione di Pitti Uomo a Firenze». Molti telai che utilizza nella sua azienda provengono dalla Calabria, sono quelli di famiglia. Cutuli predilige filati nobili come il cachemire, la seta, il filato di latte, la polpa di faggio, il bambù. Alcuni di questi tessuti vengono lavorati in maniera speciale: unica è la “corrosione” con le alghe marine e il sale del mare di Tropea. Le sue creazioni spiccano negli showroom di alta moda accanto alle grandi firme. Tante le collezioni: dalla Cutulicult arriva la linea “Miniature per i bimbi” fino alla linea “Home” per la casa e quella “Pet” con i vestitini per gli animali domestici.
Anche i vip indossano i suoi foulard. È facile vederli su Renato Zero. A lui, nel corso di un evento di beneficenza, “Con il cuore, nel nome di Francesco”, ha donato il foulard della solidarietà in polpa di faggio e filato di ortica, che raffigurava un dipinto di Giotto. «È stato lo scorso giugno – racconta Cutuli–. Renato lo ha indossato subito. È rimasto sbalordito dai colori caldi tamponati a mano». Il foulard aveva il rosso della robbia (una pianta usata proprio per estrarre colore da tintura), il blu del guado (un’altra pianta utilizzata per tingere tessuti preziosi) e il verde della buccia essiccata di melograno. Indossano i suoi accessori anche Carlo Conti e la moglie, Massimo Ranieri, Marco Masini, Nek. La conduttrice tv Veronica Maya è solita acquistare sciarpe nello store di Amalfi. Poi, prima di Natale, l’incontro di Cutuli con il Papa: «Non ci sono parole per descrivere l’emozione, il mio cuore si è riempito di gioia».
A Papa Francesco, Cutuli ha donato il foulard di Giotto e una sciarpa in cachemire di lana bianca. Nei giorni scorsi i suoi tessuti sono sbarcati negli States. Pelli piombate e tonalità catrame hanno sfilato sulle passerelle del “Designers&Agents” di New York, il prestigioso palcoscenico internazionale della moda nel settore del pret-à-porter e degli accessori, per poi riprendere il volo verso il “White” di Milano e il “Tranoi Femme” di Parigi, famosi eventi di alta moda. Cutulicult e Patchwork sono le due collezioni autunno/inverno portate negli Usa: sciarpe dall’aspetto sofisticato e impetuoso, ispirate ai locali underground delle grandi metropoli e ai romantici colli verdi dell’Umbria. Cutulicult è una collezione che si rifà ai garage radical chic dove la musica si leva e vibra nell’aria. Un nuovo stile deciso, fatto di pelli piombate, montoni laminati d’oro e d’argento, lane vintage di capre tibetane. Pelli usurate e arrugginite che si adagiano su caldi tessuti total black o color catrame, tinti seguendo la filosofia del naturale. A queste si affianca la linea “calda” Patchwork: tessuti morbidi che si intrecciano con i colori del bosco, in un groviglio di tessiture artigianali che sfociano in un’esplosione di emozioni. I toni più classici del nero, grigio e moro si fondono al color zucca e alle sfumature del verde unite a una novità: il carminio tinto con il vino, l’oro nero proveniente dai colli dell’Umbria, che lo stilista ha scelto per le sue esclusive sciarpe di cachemire. Il maestro prende spunto dall’Astrattismo del primo Novecento per dar vita, nei suoi accessori, a forme irregolari, a elementi geometrici fusi a figure dell’immaginario.
Cutuli mantiene un rapporto strettissimo con la Calabria: «Porto sempre la mia regione nel cuore. Amo i suoi profumi, il calore della gente. Torno spesso dagli amici e dai parenti. Rivisitare i posti della mia infanzia è il modo per scaricare la mente, per rilassarmi e caricare la mia ispirazione di profumi. È la musa ispiratrice». Ma non vuole svelare i dettagli di un progetto futuro che riguarda proprio la sua terra: «Uno store in Calabria? In cantiere c’è, ma non si dice. Sarà una sorpresa». (0050)


Il servizio è stato pubblicato sul numero 140 del Corriere della Calabria

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Le creazioni di Claudio Cutuli sbarcano a NewYork. Il maestro tintore reggino prosegue in Umbria la storica tradizione di famiglia. Colora i tessuti anche con la cipolla di Tropea. E i vip indossano i suoi capi

VIBO VALENTIA È una Pasqua amara per i lavoratori dell`Eurocoop Scarl addetti alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e spazzamento nei cantieri di Vibo Valentia, Pizzo Calabro e Mileto. L`azienda, infatti, non ha provveduto a versare gli stipendi, lasciando i suoi dipendenti senza retribuzione.
«Lo scorso 15 aprile – afferma il sindacato Slai Cobas – tutti i lavoratori avrebbero maturato il diritto a vedersi versato lo stipendio del mese di marzo cosa che non è affatto successa, i rappresentati della l`Eurocoop sono fuggiti dal territorio lasciando i lavoratori e le loro famiglie in serissime difficoltà economiche. Qualche giorno addietro il Comune di Vibo Valentia ha eseguito in favore della Eurocoop un versamento di 250.000 euro finalizzato al pagamento delle retribuzioni. Tutto ciò non si è verificato l`azienda ha incassato il bonifico ma, i suoi dipendenti sono costretti a stringere i denti e passare i giorni di festa senza potersi permettere di spendere, per se stessi e per i propri figli, quello che è il frutto di un mese di lavoro». (0050)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Lo Slai-Cobas denuncia la situazione dei dipendenti della società addetta alla raccolta dei rifiuti a Vibo, Pizzo e Mileto: non hanno ricevuto lo stipendio di marzo
Pagina 1 di 3