Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 02 Aprile 2014

VIBO VALENTIA La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha aperto un`inchiesta sulla morte di un trentottenne, Domenico Lorenzo, operaio stagionale, deceduto lunedì sera a Tropea dopo essersi sentito male mentre si stava curando una bronchite. Sono stati i familiari a presentare una denuncia ai carabinieri. La Procura ha iscritto nel registro degli indagati, come atto dovuto, il medico di famiglia dell`uomo che nei giorni scorsi aveva cambiato l`antibiotico prescritto all`uomo.
Lorenzo si è sentito male mentre si trovava a casa della madre ed è morto mentre un parente lo stava accompagnando in ospedale. Sarà l`autopsia, che sarà eseguita dall`anatomopatologa Katiuscia Bisogni su disposizione del pm Maria Gabriella Di Lauro, a stabilire le cause del decesso.

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  • Occhiello Esposto ai carabinieri dei familiari dell`uomo, deceduto lunedì sera a Tropea. Indagato il medico di famiglia

REGGIO CALABRIA È accogliendo in pieno l’impianto accusatorio sostenuto in primo grado che il pg Adriana Fimiani ha chiesto la conferma di tutte le condanne per gli imputati del processo d’appello abbreviato scaturito dall’operazione Reggio Nord-Lancio, che ha permesso di ricostruire sia gli interessi economici del clan Condello e la rete di professionisti e imprenditori che per anni hanno consentito alla cosca di continuare a macinare profitti, sia la rete di protezione di cui avrebbe goduto Domenico Condello, cugino del superboss Pasquale, arrestato dopo una ultradecennale latitanza.  
In primo grado, otto anni di reclusione, erano andati a Domenico Viglianisi, secondo l’ipotesi accusatoria affiliato al clan e autore di una lettera dai contenuti estorsivi inviata ai gestori del "Limoneto", la discoteca che l`imprenditore Pasquale Rappoccio – a giudizio nel filone che si svolge con rito ordinario – avrebbe acquisito in nome e per conto di Mico Condello e del cognato Bruno Tegano. Quattro anni e otto mesi era stata invece la pena disposta dal gup per Massimiliano Rechichi, mentre Giuseppe Barillà era stato punito con una condanna a quattro anni e quattro mesi. Tre anni erano andati anche a Pasquale Richichi e Vittorio Pedullà. E dure condanne erano state inflitte dal gup Minniti anche alle due donne imputate. Per Margherita Tegano, compagna di Domenico Condello,  e Mariangela Amato, ritenuta dagli inquirenti una delle fondamentali pedine che avrebbero consentito al cugino del “Supremo” di sottrarsi per lungo tempo alla cattura, la pena era di 4 anni.
Nella rete tessuta prima con l’operazione Reggio Nord, quindi con Lancio, che ne è la naturale prosecuzione, sono caduti la moglie, gli zii, i cognati, il nipote, il padre e le sorelle dell’allora superlatitante Domenico Condello, così come gli uomini e le donne che per la Dda lo hanno per anni nascosto. Tra loro c`era anche c`era anche Giuseppa Cotroneo - “commare Pina” per Micu u Pacciu - suocera del  fratello Pasquale (omonimo del boss detto il “Supremo” arrestato nel febbraio del 2008) che ne ha sposato la figlia Bruna Nocera. Un arresto che avrà effetti a cascata anche sull`allora giunta comunale. Una delle figlie di “commare Pina” è la compagna di Luigi Tuccio, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria, che proprio a causa delle polemiche seguite all`esplosione del caso nei mesi scorsi è stato costretto a rassegnare le dimissioni ed è stato anche bollato come incandidabile dai giudici di primo e secondo grado del Tribunale di Reggio Calabria.

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  • Occhiello La richiesta nell`ambito del processo scaturito dall`operazione che ha permesso di ricostruire gli interessi del clan Condello e la rete di fiancheggiatori del cugino del “supremo”

REGGIO CALABRIA «Noi pensiamo di sì». Così il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, ha risposto alla domanda se il ritrovamento domenica scorsa di dieci kalashnikov, due mitragliette e cinque pistole in auto nella Piana di Gioia Tauro possa collegarsi alla preparazione di un attentato contro un magistrato o un esponente delle istituzioni.
«Probabilmente c`era un piano - ha aggiunto il Procuratore di Reggio Calabria - ed è in corso a questo punto un`approfondita valutazione da parte nostra sui dati che abbiamo raccolto in questi primi giorni. Da parte nostra c`è molta attenzione rispetto al pericolo che proviene dalla `ndrangheta. Voglio anche ringraziare il ministro dell`Interno, Alfano, per
la grande attenzione che ci sta riservando». Cafiero de Raho ha parlato brevemente con i giornalisti prima della riunione di coordinamento delle forze di polizia convocata dal prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, proprio in merito al ritrovamento dell`arsenale.

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  • Occhiello Il procuratore di Reggio Calabria: «Probabilmente c`era un piano ed è in corso a questo punto un`approfondita valutazione da parte nostra sui dati che abbiamo raccolto in questi primi giorni»

LECCO «L`unico atto amministrativo contestato al sindaco riguarderebbe l`assegnazione per la gestione per l`estate 2011 di un`area verde in zona Parè e si segnala che l`amministrazione aveva interrotto la procedura di aggiudicazione dopo una segnalazione atipica al sindaco da parte della Prefettura di Lecco». Lo affermano in una nota il vicesindaco di Valmadrera, Raffaella Brioni, il capogruppo di maggioranza, il coordinatore di Progetto Valmadrera, Marco Piazza precisando che «nessuna attività si è mai svolta in quell`anno su quella zona».
Nella nota gli amministratori ricordano inoltre che «a seguito della mancata assegnazione dell`area» la società aveva presentato ricorso al Tar per danni ricevuti quantificati in 200 mila euro».
«Con successiva sentenza - viene sottolineato ancora nella nota - il Tar di Milano ha dato ragione all`amministrazione comunale di Valmadrera».
Il vicesindaco di Valmadrera, Raffaella Brioni, il capogruppo di maggioranza, il coordinatore di Progetto Valmadrera, Marco Piazza si dicono inoltre «attoniti e addolorati per la notizia dell`arresto del sindaco, Marco Rusconi, e ribadiscono la stima nello stesso, in attesa di un - si spera - veloce chiarimento da parte della Magistratura nella quale si ribadisce la fiducia».

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  • Occhiello Vicesindaco e capogruppo di maggioranza: «L`amministrazione aveva interrotto la procedura di aggiudicazione dopo una segnalazione atipica al sindaco da parte della Prefettura di Lecco»
Mercoledì, 02 Aprile 2014 19:46

Il "balletto" di Peppe confonde anche Panorama

REGGIO CALABRIA C’è grande confusione sotto il cielo della politica calabrese. Il balletto delle dimissioni del governatore Scopelliti spiazza tutti: va a casa o no? Subito o tra quindici giorni? Troppe domande senza una risposta che sia certa. Tant’è che anche la stampa “amica” finisce per avere dubbi inaspettati. Prendete Panorama, per esempio. Il settimanale berlusconiano, in visita a Reggio Calabria, ha lanciato l’iniziativa “Presidente mi spieghi...”, un invito ai cittadini a rivolgere domande al governatore della propria Regione. E qui entra in gioco la confusione, perché tocca a Scopelliti e il sito di Panorama non la mette in questi termini: «Si parte con Reggio Calabria: se vuoi porre una domanda all’ex presidente di Regione, Giuseppe Scopelliti puoi farlo inviandola sulla nostra pagina Facebook tramite messaggio o su Twitter (@panorama_it) indicando #panoramaditalia oppure scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ». Un approccio “social” ai temi caldi della politica. La redazione si spiega meglio: «Le tue domande saranno poste direttamente al presidente durante l’incontro previsto a Reggio Calabria il 5 aprile alle10 presso il Teatro Cilea». E qui Scopelliti perde l’ex e torna presidente. Sarebbe il caso di decidersi. Soprattutto, sarebbe il caso che si decidesse il governatore. Tanto per evitare grattacapi alle redazioni. Pure a quelle amiche. (0020)

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  • Occhiello Il presidente della giunta, sul sito del settimanale, è sia "ex" che attuale governatore. Colpa dei tentennamenti sulle dimissioni
Mercoledì, 02 Aprile 2014 19:41

Guccione denuncia i ritardi dei pronto soccorso

COSENZA Il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione ha rivolto un`interrogazione al presidente della Regione, Scopelliti, per sapere «quali iniziative intende adottare per superare le pesanti criticità rilevate nella trasmissione dei flussi Emur (emergenza-urgenza) per l`anno 2013 relativi ai pronto soccorso per evitare che il tavolo interministeriale che sovrintende all`attuazione del Piano di rientro dal debito sanitario della Regione Calabria infligga ulteriori sanzioni le cui pesanti conseguenze, sia in termini economici che sanitari, sarebbero pagate ancora una volta dai cittadini calabresi».
«Nella lettera - prosegue Guccione - 99348/star inviata in data 31.03.2014 dal dirigente del settore 4 "Aree Centrali" del dipartimento Salute della Regione Calabria, Salvatore Lopresti, ai direttori generali delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende Ospedaliere calabresi e ai commissari straordinari dell`Asp di Reggio Calabria e dell`Azienda Ospedaliera Universitaria "Mater Domini" di Catanzaro con cui si sollecitano gli stessi alla trasmissione urgente dei flussi Emur (Emergenza-Urgenza) per l`anno 2013 relativi ai pronto soccorso, rispetto ai quali si rilevano le seguenti criticità: l`Asp di Reggio Calabria non ha ancora inviato alcun dato del flusso Emur/Ps 2013; l`Asp di Catanzaro presenta dati incompleti da circoscriversi ai Presidi di Soverato (qualità) e Soveria Mannelli (copertura); l`Asp di Crotone è carente nei mesi di novembre e dicembre 2013 e, come qualità, nei mesi di febbraio, agosto e settembre 2013; l`Asp di Vibo è completa, ma la qualità dei primi 9 mesi è da rivedere al più presto».
«Il termine massimo di invio dei dati - aggiunge - è previsto entro il 9 aprile 2014; qualora, per quella data, tale situazione dovesse rimanere immutata, la valutazione dei tavoli ministeriali sarà inevitabilmente negativa per la nostra regione con gravi conseguenze per le casse regionali e, soprattutto, per le tasche dei cittadini calabresi; da oltre quattro anni è in vigore il Piano di rientro che è stato prorogato fino al 2015 con sanzioni che hanno comportato la mancata assunzione di migliaia di medici e parasanitari con cui sostituire quelli andati in pensione che, alla data di oggi, sono oltre 2700 e che gli abitanti in Calabria fino ad oggi sono stati costretti a pagare oltre mezzo miliardo di euro in più di Irpef e Irap per le inadempienze del commissario regionale per il Piano di rientro, Giuseppe Scopelliti». (0030)

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  • Occhiello Interrogazione del consigliere regionale del Pd: «Come intende il presidente della giunta arginare le pesanti criticità rilevate nella trasmissione dei flussi emergenza-urgenza per l`anno 2013?»

COSENZA «Più che la solita mistificazione di una parte della sinistra in consiglio comunale, l’ultima uscita appare come una farsa ridicola, dove periodicamente si favoleggia di ipotetiche crisi in seno alla maggioranza che non trovano fondamento nemmeno nella fantasia». Lo dichiarano i consiglieri comunali Pierluigi Caputo e Luca Gervasi replicando alla nota a firma dei gruppi consiliari di opposizione Sel, Pse e “Uniti per Paolini”.
«Leggendo i giornali ci è venuto il dubbio che il pesce di aprile fosse stato posticipato di un giorno – aggiungono i due esponenti dei gruppi "Mario Occhiuto Sindaco" e Forza Italia – viste le accuse di trasversalismo che vengono additate all’esecutivo. Lunedì scorso, in consiglio comunale, più di un rappresentante di una parte dell’opposizione deve essersi distratto al punto da astrarsi completamente dal filo del discorso pronunciato dal sindaco Occhiuto. A chi avanza polemiche spicciole per il gusto di farle, Mario Occhiuto ha precisato che, forse per la prima volta a memoria d’uomo, il Comune di Cosenza ha finalmente aperto le sue porte a tutti, a prescindere dalle appartenenze partitiche, ideologiche o familistiche. Ha rafforzato il concetto portando l’esempio di un architetto di estrema sinistra che recentemente si è sincerata con lui di questa situazione in quanto ha potuto svolgere una collaborazione di lavoro con l’Ente al di là delle sue idee politiche».
«Semmai, determinate pratiche che alla meritocrazia preferivano altro, - continuano Caputo e Gervasi – appartenevano al passato e, sotto il nostro governo, sono state cancellate. Quello stesso passato da cui abbiamo ereditato (ma questo gli esponenti di Sel e Pse si guardano bene dall’evidenziarlo) un Comune a cui è stato certificato un dissesto finanziario dalla Corte dei conti in relazione al conto consuntivo 2010 (quando noi naturalmente non c’eravamo) che equivale al fallimento dell’Ente, e per tale motivo siamo stati costretti a ricorrere al predissesto guidato con obblighi di riduzione del deficit in dieci anni. Il Comune di Cosenza purtroppo è stato un Comune in cui lavoravano pochissimi eletti contigui alla casta e con compensi milionari».
«Oggi, invece - proseguono i due esponenti del centrodestra –, il Municipio è aperto a tutti senza distinzione alcuna. Si tratta di dati obiettivi e oggettivi, non di opinioni. Trasversali sono quelli che hanno inseguito candidature in uno schieramento e poi si sono catapultati per convenienza in un altro. Trasversali sono quelli che condividono incarichi, quelli che fra le altre cose hanno terreni di proprietà in aree di espansione e che hanno favorito transazioni milionarie sbancando la sanità pubblica e quella privata a scapito degli ammalati e dei proprietari nonché dei dipendenti delle cliniche private. Trasversali, ancora, sono quelli che hanno candidato nelle loro liste indagati per mafia con rapporti con il Comune pur di intercettare voti di scambio. Tutte cose su cui appare incredibile che nessuno qui a Cosenza abbia approfondito. Nel caso dell’attuale esecutivo, si può dire che non manca un’ampia convergenza con settori della sinistra, e questo perché amministriamo con un unico scopo: fare sempre e comunque il bene dei cittadini. Se pure questo viene definito trasversalismo, che ben venga. Perché – concludono Caputo e Gervasi – di sicuro in questo caso non ha un’accezione negativa per finalità personali, bensì positiva per finalità partecipative». (0030)

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  • Occhiello La piccata replica di Caputo e Gervasi ai gruppi dell`opposizione: «Oggi il Municipio è aperto a tutti»
Mercoledì, 02 Aprile 2014 19:00

Il ministro "soccorre" Scopelliti

REGGIO CALABRIA Se gli organizzatori della kermesse “Panorama d’Italia” avevano puntato sul nome del ministro Beatrice Lorenzin per battezzare con un bagno di folla la tre giorni di eventi e dibattiti organizzata a Reggio Calabria, saranno probabilmente rimasti delusi. Non solo il Teatro Cilea è rimasto semivuoto fino quasi alla fine del dibattito d’apertura della manifestazione, ma per di più il direttore del settimanale Giorgio Mulè ha dovuto far appello a una buona dose di diplomazia per “gestire” la contestazione che – quasi inaspettatamente – è arrivata fin sotto il palco della manifestazione. A portare la protesta al Cilea sono state le donne del comitato calabrese per la 194, nettamente contrarie al “piano nazionale per la fertilità” annunciato recentemente dal ministro dalle colonne del quotidiano cattolico Avvenire. E se con le loro inequivoche magliette hanno fatto sudare freddo gli organizzatori, è con un aplomb quasi inglese che Mulè ha permesso loro di leggere  il comunicato di fuoco con cui si sono rivolte al ministro.

«SOLIDARIETÀ A SCOPELLITI»
«Sono certa che con i tre gradi di giudizio ci sarà la possibilità di accertare la verità e speriamo così di non fermare il lavoro strepitoso che è stato fatto in questi anni». Così il ministro Lorenzin è intervenuta dal palco reggino in “soccorso” del governatore Giuseppe Scopelliti, di recente condannato a sei anni per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Un giudizio basato sui numeri, che il ministro snocciola prontamente, sbandierando un grafico: «In tre anni ha portato il debito della Sanità della Regione Calabria dai 263 milioni di euro a 30 milioni di euro. Dal punto di vista finanziario – aggiunge – la Regione ha raggiunto l`equilibrio di bilancio. Solo nell’ultimo anno sono stati recuperati 53 milioni di euro». Cifre che tuttavia non permettono alla Lorenzin di evadere il disastrato quadro della sanità calabrese, spesso sul podio delle pecore nere per emigrazione sanitaria, qualità dei servizi e delle infrastrutture, pagamento di imprese e fornitori. «In Calabria il migliore ospedale è l’aereo. Nell’immaginario collettivo qui sono addensati una cattiva governance, un cattivo management e cattivi medici», non può che ammettere la Lorenzin, che però sembra fiduciosa sulla possibilità della regione di risalire la china.

PROGETTI PER RISOLLEVARE UNA «SANITÀ DI SERIE C»
A salvare quella che il ministro non esita a definire una «sanità di serie C» potrebbero essere quelle riforme di sistema che permettono di vigilare anche a livello centrale sull’efficienza delle reti ospedaliere. Problemi causati – sostiene – spesso e volentieri dagli ostacoli burocratici che impediscono di utilizzare i fondi «che in Calabria come in altre regioni ci sono. Noi stiamo valutando di mandare delle taskforce di advisor che assistano le amministrazioni in questo processo, ma è necessario che i direttori generali si prendano la responsabilità e firmino. Capisco che c’è sempre paura delle leggi, ma se non mi voglio assumere certe responsabilità, posso sempre scegliere un altro lavoro», si lascia scappare il ministro, che sa e ammette che il ripianamento finanziario non può bastare alla sanità calabrese. «Io – dice – sono preoccupata per tutte le regioni che attualmente sono sottoposte a Piano di rientro. Stanno facendo tutte un grande sforzo, ma adesso manca l’ultimo passo, il mantenimento dei Lea, dei livelli minimi di assistenza. Bisogna mettere insieme Lea e risanamento». Un obiettivo fondamentalmente impossibile da raggiungere senza uno sblocco del turnover, che in Calabria è da anni paralizzato. «La Calabria ha perso più di 3.000 operatori, e ne chiede 380 per avere un minimo di sussistenza di cui oltre 180 solo nell’ospedale di Cosenza», ammette il ministro che però incalza «sbloccare il turnover non significa fare assunzioni clientelari. Dobbiamo vigilare e sottrarci a queste logiche anche per quanto riguarda i fornitori. Noi dobbiamo pretendere che in sanità ci siano i migliori, il massimo dell’offerta sul mercato nazionale».

LA SODDISFAZIONE DI SCOPELLITI
Musica – probabilmente – per le orecchie di Scopelliti, in prima fila sotto il palco assieme al senatore Nico D’Ascola, che a margine dell’incontro commenta: «Quando siamo arrivati c’era una spesa esorbitante per l’emigrazione sanitaria, che piano piano si sta assottigliando, ma è un numero talmente grande che ha bisogno di tempo per essere abbattuto. Anche qui è questione di meritocrazia. Avete i dati che fate finta di non conoscere, come quelli relativi ai 439 assunti nella provincia di Cosenza, o alle assunzioni anche all’Ospedale di Reggio Calabria dove non vengono contrattate le figure importanti e necessarie ma solo quelle che interessano alla politica». Non fa nomi Scopelliti, ma il riferimento – neanche troppo velato – è all’avversario politico, nonché grande accusatore al processo Fallara, Demetrio Naccari Carlizzi, attualmente indagato perché accusato dai magistrati di aver tentato di forzare la nomina a primario della moglie. «Se lo spaccato è questo – continua – dovreste essere in grado di rispondervi da soli sul perché la sanità produceva questo costo esagerato di emigrazione sanitaria, che la mia amministrazione in questi anni ha decisamente ribaltato. Adesso ci vuole del tempo perché la gente acquisti fiducia negli ospedali del territorio». Per lui, quell’aereo divenuto nelle parole del ministro «il migliore ospedale calabrese» non è che un ritratto del passato, perché al contrario «siamo una delle regioni che ha superato i livelli di criticità per i Lea. Non siamo fra i territori che vivono in criticità, ma fra le regioni che hanno fatto un passo in avanti. Con l’approvazione che speriamo arrivi al tavolo Massicci prossimamente, dei nuovi passaggi previsti, potremo crescere ulteriormente, ma anche fornire nuovi strumenti non solo di assistenza, ma anche di valutazione  per quanto riguarda quello che è il compito del Ministero». Un primato che rivendica come commissario ad acta per la Sanità, un’altra delle cariche che probabilmente sarà costretto o deciderà di lasciare, prima che la sospensione dettata dalla legge Severino per la condanna rimediata al processo Fallara, produca i propri effetti. «La scelta di dimettermi dalla carica di commissario ad acta mi sembra sia consequenziale, poi sarà il governo a prendere la decisione. Io mi dimetto da presidente della Regione, così come ho detto e ovviamente non ci ho mai ripensato, contrariamente a quanto qualcuno ha scritto. Vi sbagliate, non ci ripenso. Una cosa che non mi è mai mancata è la certezza di quello che dico quando esprimo un giudizio o un pensiero. Chi mi conosce sa che una delle cose che mi ha sempre contraddistinto in politica è la coerenza rispetto alle cose che ho detto su questi temi così delicati».

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  • Occhiello Beatrice Lorenzin solidarizza con il governatore dopo la condanna. E fa i complimenti alla gestione del Piano di rientro: «Sostanzialmente raggiunto l`equilibrio di bilancio»

LECCO La metastasi a Lecco, ossia la cosca Coco Trovato, era coordinata, così come gli altri clan presenti a Milano e nella province limitrofe, da quella sorta di “cupola” chiamata “La Lombardia” e scoperta con l`inchiesta cosiddetta “Infinito” del luglio 2010 che aveva portato a oltre 170 arresti al Nord.
La cosca dei Trovato avrebbe creato una «condizione di assoggettamento e di omertà nel territorio di Lecco», mettendo in atto anche forme di «coercizione elettorale». E il consigliere comunale di Lecco Ernesto Palermo, arrestato oggi assieme al presunto boss della `ndrangheta Mario Trovato e ad altre otto persone, si sarebbe adoperato anche per «incidere sulla raccolta dei voti e sull`andamento delle consultazioni elettorali locali». Lo si legge nell`ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Alfonsa Ferraro. L`associazione mafiosa, secondo l`imputazione, procacciava voti anche per altre persone durante le elezioni «in cambio di future utilità».
Mafia e politica, un sodalizio che miete “successi” dalla Calabria al profondo Nord. Dalle intercettazioni sull`inchiesta della Dda di Milano sulla presenza della `ndrangheta a Lecco emerge che Palermo, accusato di associazione mafiosa, si definiva, parlando con altre persone al telefono, uno dei «nuovi uomini dei Trovato».
Ernesto Palermo, consigliere comunale a Lecco e insegnante in un istituto professionale, era iscritto al Pd e dal 2011 è passato al Gruppo misto. Era in Commissione lavori pubblici e patrimonio e forse proprio per questo suo ruolo avrebbe avuto facilità, secondo le accuse, di manovrare appalti e concessioni e intervenire per modificare il piano di governo del territorio per favorire gli interessi dell`associazione mafiosa.
È accusato, stando all`imputazione, di essere un «partecipe sotto le direttive» di Mario Trovato, fratello del boss Franco Coco Trovato, e si sarebbe occupato per conto del clan «in qualità di uomo politico e consigliere comunale dei rapporti con esponenti politici e pubbliche amministrazioni comunali». Il suo ruolo sarebbe stato quello di acquisire «appalti e concessioni» e di intervenire per modificare il piano di governo del territorio per favorire gli interessi dell`associazione mafiosa.
Il consigliere comunale di Lecco, Ernesto Palermo, secondo l`accusa, si sarebbe adoperato direttamente per far ottenere al clan la concessione dell`area comunale "Lido di Parè" sul lago di Como, già oggetto in passato di una serie di attentati incendiari. Per l`acquisizione della concessione, che doveva essere effettuata da una società dei Trovato in cui aveva investito anche Palermo, secondo l`inchiesta, sarebbe arrivata una mazzetta da diecimila euro a Marco Rusconi, sindaco di Valmadrera, dove sorge il lido.
Nelle intercettazioni, come ha chiarito il pm Gittardi, Palermo parlava «come un uomo di `ndrangheta» e avrebbe attribuito la sua elezione anche «all`appoggio che gli hanno dato i Trovato». E diceva poi, sempre secondo il pm, che se ci fosse stato ancora il "vecchio" boss Franco Coco Trovato al comando della cosca sarebbe diventato anche assessore.
Palermo, tra l`altro, sempre stando all`ordinanza, avrebbe anche partecipato «all`attività estorsiva e di protezione nei confronti degli esercizi commerciali». Come nell`episodio dell`attentato a ``colpi d`arma da fuoco`` ai danni dell`Old Wild Cafè avvenuto la notte del 16 gennaio 2012: Palermo e Mario Trovato avrebbero cercato di «costringere» i gestori del locale a versare «una somma di denaro a titolo di protezione». Per acquisire, invece, l`area comunale del Lido di Valmadrera, «attraverso la sostanziale gestione della società "Lido di Parè srl"», Palermo, Trovato e altri due avrebbero prima promesso diecimila euro al sindaco della cittadina, Marco Rusconi, e poi gli avrebbero versato una mazzetta di cinquemila euro.
Palermo, sempre stando alle imputazioni, sarebbe intervenuto per «turbare» anche le procedure pubbliche per la «modifica di destinazione urbanistica di un`area riferibile» a una società amministrata da una donna, che avrebbe dovuto versare 60mila euro. E per la modifica di una «strada pubblica» un`altra persona avrebbe pagato 15mila euro. Trovato e altri del clan poi avrebbero tentato di mettere a segno un`estorsione da 200mila euro.

«PAPÀ FA INCONTRARE I DELINQUENTI»
«Gli ho detto prendi due taniche di benzina e dagli fuoco». Così parlava il consigliere comunale di
Lecco, Ernesto Palermo, riferendosi a una persona che si lamentava con lui perché stavano aprendo un nuovo bar «sotto i portici».  
L`intercettazione ambientale è riportata nell`ordinanza di custodia cautelare di 566 pagine firmata dal gip di Milano Alfonsa Ferraro, su richiesta dei pm della Dda Claudio Gittardi e Bruna Albertini. Nel provvedimento sono riportate tantissime intercettazioni che dimostrano, secondo l`accusa, che Palermo parlava proprio come un affiliato alla cosca, usando anche il gergo violento della `ndrangheta.
Una telefonata del 21 gennaio 2012, nella quale Palermo parla con la figlia Anna, offre poi, secondo i magistrati, uno «spaccato illuminante sia della struttura associativa» che dell`attività di «sostegno» del consigliere «alla vita» del clan. Alla figlia che gli chiede spiegazioni su alcuni personaggi che Palermo frequenta, il consigliere risponde: «Papà lo sai che cosa fa? Ti dico la verità ... papà, fa
incontrare i delinquenti e loro fanno le cose, hai capito? A me non interessa! Io non le faccio le cose, hai capito? Io sono sicuro, io non le ho mai fatte, io le faccio fare a loro!».

MEGLIO IL VECCHIO BOSS
Palermo, prò, si lamentava anche della diversa caratura dei nuovi boss rispetto ai vecchi. «Se c`era Franco fuori ed io ero in questa posizione qua andavo da lui e dicevo che potevo avere la
possibilità di essere eletto (...) mi faceva eleggere! Andava lui a contrattare l`assessorato». Così il consigliere comunale di Lecco, Ernesto Palermo, finito oggi in carcere con l`accusa di associazione mafiosa, si lamentava in una telefonata intercettata della "debolezza" del presunto boss della cosca
Mario Trovato, rispetto alla "potenza" che esercitava in passato il fratello Franco Coco Trovato, già condannato all`ergastolo. La telefonata del 27 aprile 2011 è contenuta nell`ordinanza di custodia cautelare emessa nell`ambito dell`inchiesta della Dda di Milano. «Tutti i boss - diceva Palermo parlando con un presunto affiliato - io tutti i boss li conosco tutti, io c`ho lo stesso rapporto con il boss, quello che abbiamo visto lì, quello era Mancuso».

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  • Occhiello Il ruolo di Ernesto Palermo nel clan: tra appalti, estorsioni e mazzette per assicurare al clan un "posto in prima fila" sul lago di Como. E quella confessione alla figlia: «Papà fa incontrare i delinquenti»

REGGIO CALABRIA «Poiché siamo sempre rispettosi delle istituzioni, quando il presidente Scopelliti ha annunciato le sue dimissioni per martedì 1 aprile, pur pensandolo, ci siamo astenuti dall’affermare:  “Forse si tratterà del solito pesce d’aprile”». È quanto affermano i democrat di Palazzo Campanella in una nota
«Ogni tanto – prosegue la nota dei consiglieri regionali del Pd – essere andreottiani aiuta, poiché, come nel caso di specie, a “pensar male non si fa peccato”. Le dimissioni di Scopelliti stanno diventando una vera e propria telenovela, la cui trama consigliamo a Calabria Film Commission per patrocinare una fiction televisiva».
«Amaramente sentiamo il dovere, però – proseguono i consiglieri regionali del Pd – di rappresentare alla opinione pubblica il danno enorme che si sta provocando alla collettività calabrese. Il centrodestra, che in questi anni ha fatto registrare un clamoroso fallimento in tutti i settori dell’amministrazione regionale, invece di certificare questo fallimento con la fine della legislatura, si appresta a far vivere alla Calabria una lunga agonia, che non potrà che aggravare la crisi economica e sociale in cui versa la regione. Giustamente il presidente Renzi sottolinea l’importanza di saper programmare e spendere i fondi europei. Le altre Regioni hanno già ultimato l’elaborazione del programma operativo 2014/2020. In Calabria, invece, si continua a perdere tempo in modo indecoroso, giacché è evidente l’incapacità della Giunta Regionale di svolgere i propri compiti istituzionali».
«Ancora una volta, pertanto – conclude il gruppo del Pd -  chiediamo al presidente della Regione di compiere un gesto di responsabilità verso i calabresi, rassegnando le dimissioni». (0030)

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