Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 24 Aprile 2014

REGGIO CALABRIA Nuove grane in vista per il segretario generale e direttore generale del consiglio regionale Nicola Lopez. A turbare – probabilmente – sonni e pensieri del funzionario della Regione Calabria, non è semplicemente l’udienza preliminare del 9 maggio prossimo, quando il gup Antonio Laganà sarà chiamato a decidere se rinviarlo a giudizio assieme ad altri sei fra dirigenti e funzionari regionali, nonché a Giuseppe Arena, fratello dell’attuale assessore regionale alle Attività Produttive, Demi, per turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio in relazione al controverso appalto per la nuova sede del Corecom. Sempre in relazione a quell’appalto, per lui c’è un altro procedimento pendente di fronte al giudice di pace per diffamazione e ingiuria.

Il caso Corecom
A trascinarlo in Tribunale – ancora una volta –  è stato l’architetto Francesco Righini, il medesimo imprenditore che con le sue denunce ed esposti ha convinto la magistratura che qualcosa di strano nell’assegnazione dei lavori per la realizzazione della nuova sede del Corecom c’è stata. È stato proprio lui, progettista per le ditte Lo Prete Group e Cippi srl, a denunciare che ad aggiudicarsi in via provvisoria quella gara sarebbe stata la ditta Aet, la società vincitrice dell’appalto di proprietà del presidente di Confindustria Reggio, Andrea Cuzzocrea, e del cognato Antonino Martino, il cui direttore tecnico è stato anche il professionista incaricato dello studio di fattibilità del progetto, dunque incompatibile. La Regione ha infatti deciso di affidare proprio a Giuseppe Arena – non solo  direttore tecnico di Aet, ma anche  socio della Arena srl, presente nella compagine sociale di Aet – lo studio di fattibilità, sulla base del quale il responsabile unico del procedimento, Vincenzo Romeo, avrebbe poi predisposto il progetto preliminare posto a base di gara. Un caso di conflitto di interessi, in gergo tecnico di incompatibilità ai sensi dell’articolo 90 del decreto legislativo 163 del 2006.

L`accesso agli atti
Ma nonostante si tratti di atti pubblici, per Righini non è stato facile documentarlo. Ed è proprio da questo che nasce l’ulteriore procedimento penale per diffamazione e ingiuria a carico di Lopez, accusato nel dettagliato esposto che l’imprenditore catanzarese ha presentato alla Procura della Repubblica. Quella gara, per lui e la Lo Prete Group, non era andata bene. «All’esito delle offerte  – si legge nell’esposto – la ditta che rappresento si classificava al quarto posto essendo stata preceduta anche da un concorrente che pur stando indietro nella graduatoria, per l`eccesso dell`offerto ribasso (35%), mi sopravanzava. A quel punto, per poter comprendere ed apprezzare al meglio il lavoro svolto dalla commissione giudicatrice, la ditta Lo Prete Group richiedeva formalmente l`accesso agli atti che veniva autorizzato dal Rup per il giorno 3 luglio».
Ma ancor prima di aver esaminato gli atti, l’architetto, accompagnato dai tecnici che avevano collaborato alla stesura del complesso progetto, sarebbe stato informato proprio dal personale della Regione del doppio e incompatibile ruolo di Arena e del relativo conflitto di interessi.

Il «netto rifiuto»
«Preliminarmente alla presa in visione di tutti i verbali di gara e degli atti tecnico-amministrativi che erano stati richiesti, veniva riferito dall`ing. Romeo al geom. Bruno (tecnico delegato dalla ditta Lo Prete Group) che l`ingegner Arena (tecnico associato alla Ditta Aet risultata aggiudicataria provvisoria dell`appalto) era stato precedentemente incaricato della predisposizione di uno studio di fattibilità relativo alla realizzazione dell`opera oggi in appalto. A quel punto invitavo il Rup a rilasciarmi in copia gli atti con cui era stato incaricato e liquidato per il lavoro svolto dal citato Ingegnere ma, incredibilmente, mi veniva opposto un netto rifiuto adducendo pretestuose motivazioni del tipo che tali atti non facevano parte della gara e, conseguentemente, non avevo diritto a poterli avere neanche in visione». Ma alle proteste dell’architetto, l’ingegnere Romeo – si legge nell’esposto – si sarebbe limitato a invitarlo a «formalizzare la richiesta (predisposta ad horas) che non ebbe seguito per il parere negativo deciso dal direttore generale dottor Lopez». Per di più, mette a verbale l’ingegnere Righini «il Rup mi comunicava che l`intera compagine non poteva accedere agli atti in quanto il regolamento regionale prevede che l`accesso è consentito ad un massimo di una o due persone».

«L`ordine» di Lopez
A sostenere ulteriormente – o forse troppo, stando all’esito della vicenda – le presunte ragioni dell’Ente, sarebbe quindi arrivato il direttore generale Lopez che «con fare deciso e voce piuttosto alterata, ci “ordinava” di lasciare la sala per i motivi spiegati dal Rup che presenziava in assoluto silenzio agli sproloqui dell’alto dirigente. Al mio netto rifiuto fui subito apostrofato verbalmente con frasi ed epiteti offensivi quali: “Qui non è nessuno, anzi, lei non è nessuno ed io la faccio sbattere fuori”». Ma – stando al racconto di Righini – il professionista avrebbe continuato a rivendicare i propri diritti. «Venivo ulteriormente aggredito alla presenza dei miei collaboratori e del Rup».

«Il palazzo è mio»
È qui che la situazione sarebbe precipitata: «Con fare minaccioso – mette agli atti l’ingegnere – (Lopez) mi si avvicinava con la mano alzata quasi ad accennare una sorta di reazione fisica, scongiurata prontamente dalla guardia giurata nel frattempo fatta chiamare dallo stesso Lopez per farci sbattere fuori non solo dalla sala, ma finanche dal palazzo, in quanto urlandomi contro ripeteva che “questa è casa mia e vi faccio sbattere fuori dal palazzo”». Il punto di non ritorno per Righini che avrebbe immediatamente chiesto e ottenuto l’intervento dei carabinieri. «Soltanto  a seguito dell’intervento della forza pubblica, dopo quasi due ore di inutile attesa, il Rup, confortato dal parere del dottor Lopez, mi comunicava che avrei potuto far rientrare nella sala gare i collaboratori» per la consultazione degli atti. Un “lieto fine” che però non ha fatto recedere Righini dalla volontà di denunciare quanto accaduto. «È evidente che la mancata presenza degli specialisti di settore inficiava il mio diritto ad avere realmente accesso agli atti di gara e a quelli connessi, in conseguenza di un’azione intimidatrice configurabile come un autentico abuso di potere manifestato con arroganza inaudita e volgarità ingiustificabile, soprattutto perché esercitata da un alto dirigente pubblico». Una sintesi a tinte forti, ma che a grandi linee il pm Sara Amerio deve aver condiviso se è vero che ha disposto la citazione a giudizio di Lopez di fronte al giudice di pace di Reggio Calabria, dove dovrà rispondere di diffamazione e ingiuria. (0050)

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  • Occhiello Nuovi guai per il direttore generale Lopez: un procedimento pendente di fronte al giudice di pace
Giovedì, 24 Aprile 2014 21:05

Rubano inerti nel fiume Neto, 5 arresti

ROCCA DI NETO Un imprenditore e quattro operai sono stati arrestati e posti ai domiciliari dai carabinieri a Rocca di Neto per il furto di inerti in un fiume. I cinque arrestati hanno prelevato 360 metri cubi di inerti dal fiume Neto e li stavano trasportando nell`azienda dell`imprenditore quando sono stati scoperti dai carabinieri. Nel corso dell`operazione i militari dell`Arma hanno sequestrato tre camion ed un escavatore.

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  • Occhiello Ai domiciliari un imprenditore e quattro operai che hanno prelevato 360 metri cubi di materiale. Sequestrati tre camion e un escavatore

ROMA «Il nulla osta riguardante la sospensione del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, di competenza del ministro dell`Interno, è stato firmato venerdì 18 aprile». Lo comunica il Viminale in riferimento all`articolo de La Repubblica in cui sulla vicenda si parla di uno scontro Lanzetta-Alfano.
Nell`articolo Repubblica scrive che il ministro degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, «stanca» di aspettare che il ministro Alfano porti in Consiglio dei ministri la richiesta di sospensione per Scopelliti, condannato a sei anni per abuso di ufficio, ha scritto al sottosegretario Delrio. Ma, secondo il Viminale, non c`è stato nessun ritardo. «Dalla nascita di questo governo, il 22 febbraio scorso, il ministro Alfano – aggiunge il Viminale – ha dato il suo nulla osta anche alla sospensione di Paolo Castelluccio (Pdl), consigliere regionale della Basilicata, pervenuta al ministro il primo aprile, dopo che era in pendenza agli Affari Regionali già dal 16 gennaio ed era divenuta di competenza del nuovo ministro il 22 febbraio».
Nulla osta anche per «Fabiano Amati (Pd), consigliere regionale della Puglia, pervenuta il 26 marzo, nonostante la segnalazione del prefetto fosse arrivata agli Affari regionali il 14 marzo».
«Solo nel caso del presidente Scopelliti – sottolinea il Viminale – il ministro degli Affari regionali ha inviato la comunicazione entro le ventiquattr`ore successive alla segnalazione del prefetto. Il ministro dell`Interno, dal canto suo, ha provveduto già la scorsa settimana e secondo i tempi di prassi, alla sottoscrizione del nulla osta». (0050)

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  • Occhiello «Provvedimento pronto dal 18 aprile». La replica all`articolo pubblicato da Repubblica
Giovedì, 24 Aprile 2014 19:22

Condannati otto giornalisti

CATANZARO «Otto giornalisti condannati, senza neppure essere stati mai sentiti da un magistrato, per avere pubblicato notizie rilevate da un`ordinanza del gip di Salerno già notificata agli indagati e ai loro difensori e già impugnata dinanzi al Tribunale dei Riesame». Lo rende noto, con un comunicato, l`Ordine dei giornalisti della Calabria. «Sulla testa degli otto giornalisti – prosegue la nota – è piombato un decreto penale di condanna con conversione della pena detentiva in una pena pecuniaria compresa tra i 1.500 e i 3.000 euro ciascuno. Il decreto penale è stato emesso dal gip di Salerno Maria Zambrano.
Gli otto giornalisti sono accusati di aver pubblicato atti e documenti, così si legge nelle imputazioni formulate dal pm di Salerno Rocco Alfano, per i quali, al momento della loro pubblicazione, anche se non più coperti da segreto istruttorio, vigeva ancora il divieto di pubblicazione. I giornalisti avevano pubblicato, a partire dal mese di gennaio del 2013, notizie attinte da un`ordinanza dell`ufficio gip del Tribunale di Salerno attraverso la quale veniva rigettata la richiesta di misura cautelare interdittiva richiesta dall`ufficio di Procura, allora guidato dall`attuale procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, affiancato in quell`indagine dallo stesso pm Alfano, a carico di tre magistrati del distretto giudiziario di Catanzaro finiti in un`indagine del Ros la cui posizione, per presunti reati aggravati dalle finalità mafiosa, sarebbe stata poi archiviata per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza».
«I giornalisti condannati con un procedimento speciale, senza udienza preliminare né dibattimento, quindi consumato inaudita altera parte – è scritto nella nota dell`Ordine – sono i direttori responsabili del Quotidiano della Calabria e della Gazzetta del Sud, Emanuele Giacoia e Alessandro Notarstefano; il direttore responsabile pro tempore di Calabria Ora, Piero Sansonetti; i giornalisti del Quotidiano della Calabria Pietro Comito, Stefania Papaleo e Gianluca Prestia e i giornalisti di Gazzetta del Sud Nicola Lopreiato e Marialucia Conistabile. La richiesta di emissione del decreto penale di condanna è stata depositata dal pm Rocco Alfano il 16 settembre del 2013 e trae origine da una comunicazione di notizia di reato formulata dal Ros di Catanzaro il 7 gennaio 2013, che segnalò gli articoli pubblicati nei giorni precedenti. Secondo il Ros e la Procura (che condussero l`inchiesta poi naufragata sulle toghe di Catanzaro oggetto degli articoli), prima, e il gip di Salerno, poi, le notizie non potevano essere pubblicate perché non si erano ancora concluse le indagini preliminari di quel procedimento con eventuale deposito di avviso di conclusione delle indagini o di richiesta di rinvio a giudizio. In pratica, se il principio seguito dai magistrati di Salerno contro gli otto giornalisti fosse corretto, non si potrebbero pubblicare sugli organi di stampa notizie su inchieste giudiziarie o operazioni di polizia giudiziaria, relative ad avvisi di garanzia, ordinanze cautelari personali o reali, pronunciamenti del Tribunale del Riesame o della Suprema Corte nella fase cautelare, fino alla conclusione delle indagini preliminari». «Il Consiglio dell`Ordine dei Giornalisti della Calabria – conclude la nota – sottolinea come, se questo principio dovesse fare giurisprudenza, i giornalisti italiani sarebbero esposti a un`ondata di decreti penali di condanna, con pedisseque sanzioni detentive e pecuniarie, con un`evidente limitazione della libertà di stampa e del diritto dei cittadini ad essere informati». (0050)

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  • Occhiello Sono accusati di aver reso noti atti non coperti da segreto ma sui quali vigeva il divieto di pubblicazione. Il Consiglio dell`Ordine calabrese contro la decisione del Tribunale di Salerno

CIRO` MARINA Un imprenditore evasore fiscale è stato scoperto dalla guardia di finanza a Cirò Marina. L`imprenditore, del settore delle costruzioni, è stato denunciato, assieme a tre funzionari del Comune per evasione fiscale, falso e abuso. Il titolare dell`impresa, che in passato aveva svolto lavori anche per il Comune di Cirò, ha omesso di dichiarare redditi per 7 milioni di euro. Dagli accertamenti è emerso che dal 2006 non aveva mai presentato una dichiarazione fiscale.
Attraverso gli accertamenti bancari i finanzieri hanno trovato traccia di rapporti tra l`impresa e l`amministrazione comunale di Cirò Marina, relativi a lavori pubblici eseguiti tra l`autunno 2009 e l`aprile 2011. I successivi approfondimenti, eseguiti mediante l`analisi della documentazione acquisita presso l`Ente pubblico, hanno consentito di accertare irregolarità in ordine all`affidamento dei lavori, avvenute attraverso il frazionamento delle opere da eseguire e l`artificioso ricorso alla procedura di assegnazione diretta all`impresa che, proprio perché il titolare era sottoposto a misura di prevenzione, non avrebbe potuto concorrere in caso di procedura di gara con evidenza pubblica. È stata riscontrata, inoltre, la totale assenza di contratti, fatture e dei documenti attestanti la regolarità contributiva, necessari per poter procedere alla liquidazione e all`emissione dei mandati di pagamento. Nonostante ciò il Comune di Cirò Marina aveva rapidamente avviato e concluso l`iter amministrativo per il pagamento dei lavori. Sulla base degli elementi raccolti i tre funzionari del Comune di Cirò Marina sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Crotone perché ritenuti responsabili dei reati di falso e abuso d`ufficio. (0050)

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  • Occhiello Un imprenditore, che in passato aveva svolto lavori per l`Ente, ha omesso di dichiarare redditi per 7 milioni di euro

La querelle di Chizzoniti contro i vertici di Fincalabra e Calabria it continua, ma stavolta il presidente della Commissione di vigilanza deve fare un passo indietro e ammettere un errore. Il caso riguarda il consulente di Calabria it Stefano Corea, a cui Chizzoniti aveva attribuito il ruolo di componente del collegio sindacale di Fincalabra, «nella cui orbita gravita Calabria it, per cui il predetto "sindaco-consulente" si trova nel doppio ruolo di controllore e controllato. Uno scambio di persona che il presidente della commissione consiliare ha deciso di rettificare, puntualizzando che «in assoluta buonafede, sono incorso in un molto deprecabile errore materiale – rectius – di persona laddove il ruolo di controllore-controllato è stato infatti da me, sin dal dicembre 2013, attribuito al sindaco-consulente Giuseppe Iurato». Dunque il “conflitto d`interessi” di cui parla Chizzoniti sarebbe riferito a Iurato, non a Corea. «Ho già responsabilmente provveduto – spiega il presidente della Commissione – a informare le Procure adite rappresentando contestualmente il mio più sincero e sentito rammarico che estendo doverosamente all’incolpevole, sul punto, Corea».
Per il resto, Chizzoniti conferma invece «integralmente» il contenuto dell’esposto contro i vertici della società controllata, ulteriormente arricchito da una «chicca investigativa connessa al trasferimento di taluni uffici di Calabria it a Montalto Uffugo dove, per quanto appreso, opererebbero in uno stabile di proprietà di una società appartenente, manco a dirlo, proprio a De Rose», il presidente di Fincalabra. «Visto che la legge regionale 24/13, che ho concorso ad approvare – continua Chizzoniti – indica, secondo il Corea pensiero, inesorabilmente il termine del 31 dicembre 2013 (per la verità già prorogato) per liquidare Calabria it, qualcuno può avere l’amabilità di spiegare perché Attilio Funaro (il commissario liquidatore di Calabria it, ndr) “ha ritenuto necessario dotarsi dell’ausilio di specifiche figure professionali”, per un complessivo importo di ben 40mila euro oltre spese accessorie? E perché Corea considera con altera supponenza la prefata legge “mai violata”, laddove, di contro, con gelida, cinica e distratta disinvoltura, la stessa invece è stata coralmente calpestata proprio nella previsione dell’articolo 11 comma 4, funzionalmente quanto strumentalmente parzialmente ex adverso invocato? Il predetto consulente, infatti, tredicesimo apostolo, in proprio e per conto terzi (Iurato-Santuori-De Rose-Funaro e confratelli), dimentica e sorvola “cognita causa” che la predetta norma, proprio allo stesso articolo 11 comma 4, prescrive (inutilmente?)  anche che la liquidazione de qua agitur, debba avvenire “garantendo la salvaguardia dei livelli occupazionali dei dipendenti con contratto a tempo indeterminato della Società Calabria imprese e territorio srl posta in liquidazione, in servizio al 31 dicembre 2013, attraverso il trasferimento alla Società Fincalabra spa sulla base di specifico piano industriale che deve garantire l’equilibrio economico-finanziario della società”. Disposizione – ex multis – integrata e ribadita anche dagli ordini del giorno approvati dall’unanimità dal consiglio regionale».
«Possibile che ai tre consulenti – attacca Chizzoniti –, di indubbio spessore professionale, questo insignificante ammennicolo che mette sul lastrico 131 famiglie sia articamente sfuggito? Che bisogno c’era di coinvolgere e remunerare tre tecnici visto che nel disprezzo totale della legge 24/13 la sorte dei 131 lavoratori era già stata altrove tumulata?».
Il presidente della Commissione vuole togliersi altri sassolini dalle scarpe: «Residua galleggiando alla deriva di posizioni a dir poco indifendibili la preannunciata querela nei miei confronti. Sul punto, dopo 40 anni di attività professionale esercitata nelle aule della giustizia penale di tutta Italia, mi ritengo sommessamente attrezzato a fronteggiarla adeguatamente, incoraggiato anche dalle figuracce collezionate da quei magistrati che ex ante temerariamente mi hanno querelato inanellando inesorabili sconfitte anche in Cassazione. L’augurio, l’auspicio e la speranza è che il campo, ove mai si dovesse giocare questa ennesima partita (sono in fase di riscaldamento), resti autenticamente “neutro” indipendentemente dalla occasionale circostanza che la gentile consorte di Corea eserciti (mi dicono anche bene) le funzioni di magistrato al palazzo di giustizia di Catanzaro. Contaminante, altresì, la ghiotta, sfiziosa e gustosa curiosità volta a capire come mai Corea invocando rettifiche ex articolo 8 legge 47/48, abbia utilizzato, in data 21 aprile 2014, le stesse, identiche uguali e perfettamente sovrapponibili espressioni già utilizzate dal controllore-controllato Iurato che, minacciando querele (vizietto di cordata) sin dal 10 dicembre 2013 (Il Quotidiano della Calabria) e 18 Dicembre 2013 (L’ora della Calabria) ha tuonato: “Il commissario liquidatore di Calabria imprese e territorio, Attilio Funaro, ha ritenuto necessario dotarsi dell’ausilio di specifiche figure professionali…”, aggiungendo che le fatiche di Ercole che attendevano l’arduo compito dei consulenti “hanno suggerito al commissario liquidatore di ricercare (attraverso bandi, manifestazioni di interesse, selezioni ecc, ecc…?) professionisti in grado di supportare l’attività di liquidazione”. Il tutto, sfrontatamente riproposto a distanza di ben cinque mesi nel contesto di una sospetta quanto convergente unità di intenti anche espressivi che sicuramente saranno esplorate sul versante dell’affectio societatis teso alla consumazione di un pactum sceleris sulla pelle di 131 lavoratori. Giaculatorie perfettamente sovrapponibili che relegano il più infuso mago Silvan al ruolo di volenteroso dilettante senza futuro. Ma per la cornice dorata dello stampatore De Rose, per dirla con linguaggio da caserma dei carabinieri, “già noto a questi uffici”, quanto meno per via delle capricciose rotative, nulla è precluso, neanche un sempre più probabile processo di canonizzazione che dopo quello celebrato per due giganteschi pontefici ben potrebbe appunto portare quanto meno alla beatificazione chi non ha esitato a sbattere la porta in faccia di Fincalabra a 131 onesti e capacissimi lavoratori. A proposito: per caso il consulente Corea è a conoscenza del nominativo del proprietario dell’immobile dove operano gli uffici di Calabria it a Montalto Uffugo? Se la sente di escludere che gli stessi potrebbero appartenere a una società riconducibile proprio a De Rose? Se ciò fosse e anche se ciò non fosse, in molti dovrebbero avvertire la sensibilità (tardiva) di cominciare ad arrossire per la vergogna, evitando di appesantire una già gravosa condizione personale attenendosi scrupolosamente all’eloquente significato del noto brocardo secondo cui :”res est magna tacere”». (0040)

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  • Occhiello Il presidente della Commissione di vigilanza ammette lo scambio di persona: «Il controllore-controllato è Iurato». Poi il sospetto: «Alcuni uffici della società sono di proprietà di De Rose»
Giovedì, 24 Aprile 2014 17:50

Pallavolo, il sogno della "Volley Paola"

PAOLA È tutto pronto per la finalissima di andata dei play off di pallavolo serie D in programma al palazzetto comunale cittadino. Sabato pomeriggio con inizio alle ore 18 la “Scuola volley Paola” incontrerà in casa la “Callipo sport” di Vibo Valentia. Un appuntamento che la locale squadra vuole assolutamente vincere confidando appunto nel campo amico per poter sperare di centrare l`obiettivo della serie C. Soprattutto in vista della difficilissima trasferta da disputare a Vibo. Un risultato storico, quello della promozione per i tirrenici, che se raggiunto avrebbe anche un  valore simbolico che travalicherebbe anche quello sportivo. La squadra tirrenica non ha alcuno sponsor visto che è totalmente sostenuta da parenti e amici dei giovanissimi atleti che compongono la rosa. Poche risorse a cui si aggiungono i contributi che arriva dagli stessi dirigenti della "Volley Paola" che si stanno autotassando pur di far sopravvivere quello che si sta rivelando un vero e proprio sogno sportivo. La stagione agonistica che sta per concludersi, infatti, ha finora premiato questo progetto che sta coinvolgendo tanti giovani dell`intera costa tirrenica cosentina. Proprio per questo la promozione per la "Volley Paola" avrebbe il sapore vero dell`impresa. (0090)

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  • Occhiello La squadra dei tirrenici è a un passo dalla promozione in serie C. Sabato l`andata dei play off
Giovedì, 24 Aprile 2014 17:16

Tagliati 463 abeti vicino al lago Cecita

CELICO Il responsabile di un`azienda boschiva è stato denunciato a Celico dal Corpo forestale dello stato per il taglio abusivo di 463 abeti in zona sottoposta a vincolo. Il controllo effettuato ha consentito di accertare il taglio non autorizzato di 463 piante, lo sradicamento di 20 ceppaie e il danneggiamento di alcune delle piante rimaste in piedi. La zona interessata al taglio ricade nella "Zona a protezione speciale" ed è soggetta ad autorizzazione paesaggistica ambientale essendo distante poche centinaia di metri dal lago Cecita. (0050)

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  • Occhiello Il responsabile di un`azienda boschiva è stato denunciato a Celico. La zona ricadeva in un`area sottoposta a vincolo

ROMA Damasco ha completato oggi il trasferimento a Latakia di quasi il 92% delle sue armi chimiche che dovranno essere distrutte all`estero. Lo riferiscono fonti dell`Opac all`Ansa. Il cargo danese Ark Futura è stato caricato al 96% degli agenti chimici di priorità 1 che dovranno raggiungere Gioia Tauro per il trasbordo sulla nave Usa Cape Ray. Restano dunque da consegnare il 4% delle sostanze di priorità 1 e il 19% di priorità 2 (destinate a Finlandia e Usa), che si trovano in un sito inaccessibile per motivi di sicurezza. (0050)

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  • Occhiello Il cargo dovrà raggiungere Gioia Tauro per il trasbordo della nave Usa Cape Ray

COSENZA «Il liquidatore intende mandare al più presto le lettere di licenziamento all`intero corpo redazionale». È quanto scritto in una nota del Cdr de L`Ora della Calabria. Da ieri il quotidiano, dopo tre giorni di sciopero del corpo redazionale, non è più in edicola per la decisione del liquidatore della società editrice di sospendere le pubblicazioni e oscurare il sito internet. «Ieri, nel corso di un incontro – prosegue la nota – tra il segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria e vicesegretario nazionale Fnsi Carlo Parisi, il Comitato di redazione del quotidiano L`Ora della Calabria e il direttore Luciano Regolo, il liquidatore Giuseppe Bilotta, accompagnato dal suo avvocato Ugo Celestino, non ha accolto la richiesta di rimuovere l`oscuramento del sito, mettendo così i giornalisti della redazione che sono rientrati dallo sciopero nella condizione di non poter svolgere comunque il proprio lavoro».
«È evidente, quindi, che la scelta di oscurare il sito – aggiunge il Cdr – è stata adottata con il solo intento di tacitare la voce dei giornalisti de L`Ora, impedendo loro di richiamare alla pubblica attenzione una serie di stranezze ravvisate nell`intera procedura di liquidazione. Altro fatto sconcertante emerso durante l`incontro è che il liquidatore intende mandare al più presto le lettere di licenziamento all`intero corpo redazionale, intenzione alla quale Parisi, il Cdr e il direttore della testata si sono opposti fermamente in quanto non sono state seguite le procedure previste in materia, annunciando a loro volta che verranno adite le vie legali a tutela del diritto e delle libertà dei giornalisti già più volte calpestati». (0050)

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  • Occhiello Il quotidiano, dopo tre giorni di sciopero della redazione, non è più in edicola e on line per la decisione di sospendere le pubblicazioni e oscurare il sito internet
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