Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 28 Aprile 2014

REGGIO CALABRIA «Il fatto che la Commissione parlamentare antimafia sia tornata per la seconda volta in città dimostra la grande attenzione che per Reggio ha anche la politica nazionale. Reggio è uno snodo fondamentale, soprattutto perché la ndrangheta ha preso il monopolio delle attività criminose più produttive, che finiscono per influire anche sull’economia e per condizionare la politica locale. Credo che la Commissione abbia il polso esatto di quella che è la situazione di Reggio e il suo ritorno qui significa che c’è quell’attenzione che Reggio merita, ma è anche un segnale per tutte quelle persone perbene che credono nelle istituzioni e soprattutto in uno Stato che riesce a recuperare». Sono da molto passate le 21 quando il procuratore capo Federico Cafiero De Raho esce dalla stanza della prefettura dove, dalle prime ore del pomeriggio, si sono svolte le audizioni di fronte alla Commissione parlamentare antimafia, tornata in città a pochi mesi dalla visita del dicembre scorso. I suoi sostituti – i pm Roberto Di Palma, Alessandra Cerreti, Giovanni Musarò, Antonio De Bernardo – hanno già lasciato il palazzo, il procuratore aggiunto Nicola Gratteri, uscito da quelle stesse stanze, in cui era presente anche nella qualità di consulente permanente della Commissione, lo ha preceduto di poco. I massimi vertici delle forze dell’ordine – il comandante provinciale dei Carabinieri, Lorenzo  Falferi, il questore Guido Longo, il comandante provinciale della guardia di Finanza, Alessandro Barbera – lo attendono per un ultimo scambio rapido di commenti. Cafiero De Raho – gli si legge in volto – è stanco. Ha affidato il voluminoso raccoglitore blu, pieno di atti e documenti da mostrare ai parlamentari, a uno degli uomini della scorta. L’audizione è stata lunga e impegnativa. Ma sul viso gli si disegna anche l’ombra della soddisfazione per il lavoro che è stato fatto, ma che soprattutto inizia a essere compreso. Anche nella coscienza dei parlamentari della Commissione la percezione del pericolo mafioso in Calabria sta cambiando, l’emergenza inizia a essere percepita come tale, i segnali di allarme non sono più inascoltati. «Oggi sono stati trattati alcuni temi specifici, andando più in profondità su alcuni settori particolarmente significativi». Quali non è dato saperlo. Il procuratore è tenuto al più stretto riserbo perché l’audizione è stata secretata, a testimonianza di una situazione di tensione crescente, già trapelata nelle scorse settimane e che la Dda reggina monitora e controlla, ma che non può e non vuole gestire senza che lo Stato centrale faccia la sua parte in termini di uomini, mezzi e attenzione. Ma sul piatto della discussione ci sono anche la delicata situazione del porto di Gioia Tauro, dove non più tardi di oggi la Finanza ha sequestrato un nuovo carico di droga e che a breve dovrà accogliere anche il delicatissimo carico di armi chimiche proveniente dalla Siria, così come la sempre inquieta Locride, dove i clan – nonostante le operazioni e gli arresti – sembrano sempre in grado di infettare la vita della comunità in ogni suo aspetto. Tutto materiale che adesso la Commissione dovrà valutare ed elaborare, insieme al grido di allarme dei sindacati del territorio, che di fronte ai parlamentari si sono fatti portatori dell’urlo di disperazione di un territorio in cui i morsi della crisi si sono fatti sentire più che altrove e l’emigrazione è tornata ad essere una prospettiva molto, troppo concreta per molti giovani e meno giovani. Ma per i parlamentari della Commissione, un segnale d’allarme è arrivato anche dai giornalisti de L’Ora della Calabria – rappresentati dal direttore Luciano Regolo e dal caposervizio di Reggio, Consolato Minniti,  ascoltati a chiusura dei lavori – che da giorni occupano le redazioni per difendere il proprio posto di lavoro, messo in pericolo da quella che denunciano come una manovra di potere.

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  • Occhiello De Raho: «La ndrangheta ha preso il monopolio delle attività criminose più produttive, che finiscono per influire anche sull’economia e per condizionare la politica locale»

REGGIO CALABRIA Un aggiornamento della situazione nella provincia di Reggio Calabria con particolare attenzione alla questione del porto di Gioia Tauro, nella Locride, al traffico di stupefacenti e alle strategie di contrasto della `ndrangheta, anche alla luce dei recenti allarmi lanciati dal procuratore della Repubblica e alle esigenze di rafforzamento di uomini e mezzi sia sul fronte delle forze dell`ordine che dei magistrati. Sono le questioni affrontate della commissione parlamentare Antimafia nella prima giornata di lavoro a Reggio Calabria.
Dopo il sopralluogo nel porto di Gioia Tauro, la delegazione della Commissione, guidata dalla presidente, Rosy Bindi, ha avviato le audizioni nella Prefettura di Reggio Calabria. Sono stati ascoltati il prefetto, accompagnato dal questore, dal comandante provinciale dei carabinieri, dal comandante provinciale della guardia di finanza e dal capo centro Dia; i procuratori della Repubblica di Reggio Calabria, Palmi e Locri e le organizzazioni sindacali provinciali. La delegazione della Commissione è composta dai deputati Dorina Bianchi, Enza Bruno Bossio, Francesco D`Uva, Claudio Fava, Laura Garavini, Ernesto Magorno e dai senatori Enrico Buemi, Francesco Molinari, Lucrezia Ricchiuti e Stefano Vaccari. (0050)

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  • Occhiello Dal porto di Gioia al traffico di stupefacenti, al contrasto alla `ndrangheta: sono le questioni affrontate nella prima giornata di audizioni in riva allo Stretto
Lunedì, 28 Aprile 2014 22:22

Versa alcol in un braciere, muore ustionato

ROSSANO È morto nel pomeriggio nell`ospedale Cardarelli di Napoli, Adrian Cercel, il cittadino romeno di 44 anni, rimasto ferito ieri a Rossano per un ritorno di fiamma mentre tentava di alimentare un braciere con dell`alcol. Le condizioni dell`uomo giunto in ospedale a Rossano con ustioni su viso, busto e braccia erano apparse subito serie ma non da pericolo di vita. Cercel era stato subito trasferito a Napoli dove è sopravvenuto il peggioramento e, quindi, il decesso. (0090)

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  • Occhiello Un 44enne di Rossano è deceduto all`ospedale Cardarelli di Napoli dove era stato trasferito per le gravi ferite riportate

Il sostituto pg di Milano Laura Barbaini ha chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado all`ex magistrato Vincenzo Giuseppe Giglio e all`ex consigliere regionale calabrese del Pdl Franco Morelli condannati rispettivamente a 4 anni e 7 mesi e a 8 anni e 4 mesi di carcere. La richiesta è stata avanzata nel processo d`appello sulla cosiddetta “zona grigia” della `ndrangheta che vede tra gli imputati anche il boss Giulio Lampada. Il pg concluderà la sua requisitoria il 30 aprile.
Giglio, ex giudice del Tribunale di Reggio Calabria, era stato arrestato nel novembre 2011 con l`accusa di corruzione, rivelazione del segreto d`ufficio e favoreggiamento aggravato per aver agevolato le attività del clan Valle-Lampada, e poi condannato in primo grado. Quando era presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria il magistrato, secondo il pg, ha «incontrato più volte Giulio Lampada», al quale attraverso Morelli avrebbe fornito «notizie riservate su indagini in corso» ottenendo «la promessa di un incarico dirigenziale» per la moglie nella Asl di Vibo Valentia.
L`ex consigliere regionale Morelli, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, secondo l`accusa era «consapevole di mettersi a disposizione dei membri della consorteria mafiosa» che avrebbe «sostenuto la sua candidatura». Nel processo di primo grado erano state emesse altre sette condanne: 16 anni per Giulio Lampada, 9 anni e 6 mesi per Leonardo Valle, 8 anni per Vincenzo Giglio, cugino del giudice, 4 anni e 6 mesi per Francesco Lampada, 7 anni per Raffaele Firminio, 3 anni e 3 mesi per Maria Valle e 5 anni e 3 mesi per l`ex militare della Gdf Luigi Mongelli. Prima dell`arresto nell`ambito di una inchiesta della Dda di Milano e della condanna, Giulio Lampada gestiva un business di slot machine e videopoker in diversi bar di Milano. Il clan, secondo il pg, «si era infiltrato in Lombardia» gestendo attività legali e abbandonando «comportamenti tradizionali mafiosi che avrebbero potuto destare allarme sociale e nuocere agli affari». (0080)

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  • Occhiello Dura requisitoria del sostituto pg di Milano Laura Barbaini nel processo d`appello sulla cosiddetta “zona grigia” della `ndrangheta che vede tra gli imputati anche il boss Giulio Lampada
Lunedì, 28 Aprile 2014 21:40

Armistizio raggiunto dentro Sel

LAMEZIA TERME Non è un vero e proprio armistizio ma quantomeno una tregua. Massimiliano Smeriglio, responsabile nazionale dell`organizzazione di Sel, può tornare a casa soddisfatto: la rottura del partito calabrese è stata sventata. Su quali basi? Primo punto: la celebrazione del congresso regionale e, dunque, l`elezione del nuovo coordinatore in tempi brevissimi. È probabile che ciò avvenga nel primo weekend utile ovvero quello compreso tra il 9 e l`11 maggio. Secondo punto: Gianni Speranza non riproporrà la sua candidatura a guidare il partito. Al suo posto potrebbe arrivare un esponente della federazione di Cosenza, che è anche quella numericamente più consistente. Qualcosa in più si capirà nei prossimi giorni, dopo che le assemblee provinciali si riuniranno per preparare l`appuntamento congressuale. Terzo punto: Speranza non sarà in campo al congresso ma vuole giocare fino in fondo la partita delle primarie del centrosinistra calabrese. Da Smeriglio ma anche da altri big del partito come Eva Catizone e Angelo Broccolo è arrivato l`invito a Speranza a proseguire su questa strada perché il centrosinistra «ha bisogno del nostro contributo in termini di idee e di uomini». Il sindaco di Lamezia Terme sarà il terzo esponente – dopo Mario Oliverio e Demetrio Naccari Carlizzi – in lizza per conquistare la candidatura a governatore del centrosinistra. Già, proprio il tema della costruzione di una nuova coalizione ha occupato buona parte del dibattito di oggi. Assieme a Speranza, Catizone e Smeriglio si sono ritrovati il deputato Ferdinando Aiello – ancora contrariato per la mancata candidatura del medico Massimo Misiti al Parlamento europeo – e i segretari provinciali di Sel. Tutti hanno convenuto sulla necessità di mettere in campo uno schieramento che vada oltre i confini del centrosinistra tradizionale.
Ai responsabili delle federazioni provinciali è stato affidato il compito di «profondere il massimo sforzo» in vista delle europee del 25 maggio. Sel sostiene la lista che fa capo al leader della sinistra greca Alexis Tsipras ma deve fare i conti con lo spauracchio rappresentato dalla soglia di sbarramento fissata al 4%. Gli ultimi sondaggi accreditano la lista vicino a questo dato e, dunque, non c`è da stare molto sereni.
Ma non era questo l`obiettivo prioritario di Smeriglio, inviato in Calabria da Vendola e Ferrara per calmierare gli animi. Per il resto si vedrà.

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  • Occhiello Tra qualche giorno l`elezione del segretario regionale. Speranza conferma l`intenzione di lasciare il partito per correre alle primarie di coalizione. L`incognita Tsipras tiene tutti col fiato sospeso
Lunedì, 28 Aprile 2014 21:28

Il rap consapevole di Kento

Guccini ma anche i Clash di “Rock the casbah”. Quello di Kento è un pantheon musicale eppure “politico”, ma nel senso più puro del termine. E rifugge i luoghi comuni cui un genere come il rap sta gradualmente cedendo, dopo essere sbarcato nel cosiddetto “mainstream” dei talent e, da ultimo, con una vittoria a Sanremo Giovani. Il giovanilismo e la leggerezza delle tematiche – non che i testi di Kento siano “grevi”, solo più consapevoli – non trovano spazio in “Radici”, il nuovo album di Kento & The Voodoo Brothers acquistabile in tutti i negozi di dischi e store digitali. Non è soltanto una questione anagrafica, ma forse di formazione culturale prima che musicale, e anche in questo senso civica, politica: «Scrivo “Cuba Libre” e non intendo rum e cola», rima per mettere subito le carte in tavola Kento in “Musica rivoluzione”, da segnalare anche per il videoclip diretto da Ludovico Boccianti, davvero efficace ed esplicito nella sua durezza.
In quella che in gergo si definisce “scena” calabrese, Francesco Carlo (è questo il nome di Kento, 37enne nato a Reggio) è rispettato già dai tempi in cui, nei Kalafro, proponeva un mix di sonorità e contenuti originali rispetto agli altri rapper. «La radice del mio suono sta nel canto popolare, parlo in dialetto con rispetto per gli anziani» (“Roots music”), e ammette che il suo è «inchiostro nero come polvere da sparo», insomma le parole come arma contro quelle subite acriticamente.
Nel suo secondo lavoro da solista, Kento ha chiamato a raccolta una vera e propria all star band, proponendosi di «prendere il meglio dell’espressione lirica sperimentata nell’album precedente e unirla ad un sound che abbandona quasi del tutto i classici campionamenti tipici della musica rap per affidarsi al calore del suono analogico». E di strumenti suonati (bene) ce ne sono davvero tanti.
«Dal punto di vista dei testi – spiega –, la passione per il rap degli Anni 80 e 90 incontra quella per il cantautorato italiano e la canzone di protesta degli Anni 60 e 70, insieme agli echi d’oltreoceano della spoken word e slam poetry più storica», la poesia da strada e di denuncia di Gil Scott-Heron, The Last Poets, Mutabaruka e Linton Kwesi Johnson. Il risultato è un suono contaminato come pochi, che «si propone di ridiscendere le radici della black music fino al blues del Delta degli Anni 20 e 30, partendo dalla “musica del diavolo” di Robert Johnson ma senza dimenticare la lezione di gruppi come The Roots, A Tribe Called Quest, De La Soul, Blackalicious, Jurassic Five e di concept come Guru’s Jazzmatazz e Blakroc, l’album del 2009 che vede i Black Keys accompagnare alcuni tra i rapper più noti della scena di New York». Pietre miliari della cosiddetta golden age, l`età dell`oro del rap statunitense.  
In “Radici”, dunque, le collaborazioni nelle intenzioni della band «ribadiscono la trasversalità del progetto»: si parte da Paolo Pietrangeli, caposcuola della musica di protesta degli Anni 60/70 e autore della storica “Contessa” (qui nella traccia bonus “Hazet 36”) e si arriva fino ad Havoc dei Mobb Deep, leggendario gruppo rap newyorchese che, soprattutto nei Novanta, ha riscritto il concetto di hard-core nell’hip hop contemporaneo. Nel disco anche altri rapper di spessore come Danno dei Colle der Fomento ed Ensi, uno dei migliori freestyler d’Italia (“Mp38”). In “RC confidential” si mutua un classico titolo della letteratura poliziesca di James Ellroy per intonare un`ode alla propria città, più amore che odio e delusione.
E troviamo anche il poeta Lello Voce (“La poesia nostra”), principale esponente della slam poetry nel nostro Paese, il sound reggae internazionale di Lion D (“Roots music”), lo storico dj e produttore romano Ice One (in “Voodoo” proprio con Havoc e con Danno in “Ghost dog”, forse il brano più puramente rap dell`album) e – non ultima – la voce di Giovanni Impastato, che racconta un aneddoto inedito sulla vita del fratello: in “Peppino e il mulo” si racconta di un Carnevale al circolo Musica&Cultura di Cinisi, una dissacrante passeggiata in centro con l`amico Gaspare con tanto di ingresso nel bar frequentato dai mafiosi, poi nel circolo dei nobili. Secondo Peppino «gli asini meritano rispetto perché hanno cuore, anima, intelligenza e rispetto per l`uomo», racconta il fratello nella traccia. «Fu uno scandalo» per il paese.
La produzione artistica di “Radici” è affidata a David “Shiny D” Assuntino (pianoforte, synth, piano elettrico, organo, voce) e a Federico “JolkiPalki” Camici (basso, ukulele bass). Gli altri musicisti coinvolti nel progetto sono Davide Lipari (chitarra, armonica, voce), Cesare Petulicchio (batteria, percussioni) e i Dead Shrimp, trio delta blues composto da Sergio De Felice (voce), Alessio Magliocchetti (chitarra, dobro, slide guitar) e Gianluca Giannasso (batteria, percussioni). [0070]

Eugenio Furia

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  • Occhiello

    Il reggino contamina suoni e generi. In “Radici” anche il Paolo Pietrangeli di Contessa, e poi i racconti inediti di Giovanni Impastato sul fratello Peppino, la matrice popolare e i ritmi black

Lunedì, 28 Aprile 2014 20:56

Costringeva la moglie a prostituirsi

CROTONE Ha costretto la moglie. G.M., di 24 anni, a prostituirsi fino a quando la donna, stanca delle angherie e delle violenze subite per mesi, non ha deciso di denunciarlo. P.G., di 30 anni, cittadino romeno, è stato fermato dalla Questura di Crotone con l`accusa di sfruttamento della prostituzione. La donna ha riferito ai poliziotti che il marito l`ha picchiata ogni volta ha tentato di ribellarsi, inducendola in più di un`occasione ad allontanarsi da casa. (0050)

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  • Occhiello Un cittadino romeno è stato fermato dalla polizia di Crotone: avrebbe picchiato la donna ogni volta che ha cercato di ribellarsi

CATANZARO «Apprendo da una nota data all`Ansa che l`avvocato Cataldo Calabretta, difensore di Francesco Schettino, comandante della nave Costa Concordia che naufragò all`isola del Giglio il 13 gennaio del 2012 per responsabilità che sono in corso d`accertamento, mi muove alcuni rimproveri per aver citato il suo assistito in una polemica con Giuseppe Scopelliti». Lo afferma, in una dichiarazione, Agazio Loiero, di Autonomia e diritti.
«Ho detto infatti – prosegue Loiero – che quest`ultimo si accinge a mettersi in salvo in Europa, abbandonando la nave, esattamente come fece il comandante Schettino in quel tragico 13 gennaio 2012. In particolare l`avvocato mi rimprovera: di non conoscere alcune fasi del processo a carico di Schettino, in cui alcuni testimoni affermano che il comandante non ha abbandonato la nave; di paragonare una vicenda tragica come il naufragio della Costa Concordia che ha causato ben trentadue morti alla vicenda giudiziaria del presidente Scopelliti. Rispondo al primo punto. Non sono mai stato per mia natura colpevolista. Chi ha seguito la mia vita politica lo sa. Non conosco, com`è ovvio, le fasi del processo in questione e mi auguro di cuore, come italiano, che non esistano responsabilità a carico di Schettino tanto da far rientrare con una sentenza esemplare tutto quello che in questi due anni abbiamo dovuto ascoltare sulle responsabilità del comandante». Per Loiero «l`avvocato Calabretta non potrà negare che sul tema si sono dette e scritte molte cose in Italia e, quello che mi brucia di più, all`estero, tanto da legare il nome di Schettino ad una dannata antropologia italiana dedita alla fuga. Nelle orecchie vibrano ancora le parole del responsabile, se non sbaglio, della capitaneria di porto Di Falco, il quale intima al comandante di risalire immediatamente sulla nave e riprendere il suo posto di comandante. Rispondo al secondo punto. Naturalmente la tragedia dei 32 morti non c`entra niente con la polemica. Ed è, appunto, nel rispetto di quei morti che è richiesta con forza, da parte dell`opinione pubblica, la ricerca delle responsabilità. L`avvocato fa poi riferimento "a profili di responsabilità che saranno accertati nelle opportune sedi". L`avvocato approfondisca detti profili. Lo faccia con lo stesso scrupolo che mette nello svolgere il ruolo di consulente giuridico del presidente Scopelliti e membro del comitato giuridico della giunta regionale. Non c`è alcuna ironia nelle mie parole».
«Oggi, leggendo l`Ansa – sostiene ancora Loiero – ho assunto informazioni sul suo conto. Tutti mi hanno detto che è un ottimo professionista. Mi permetto di consigliargli di estendere quei profili di responsabilità ad una lista interminabile di persone, ben più titolate di me, che in questi due anni ha usato il nome del suo assistito come malinconica metafora dell`abbandono». (0050)

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  • Occhiello Il presidente della Regione controreplica a Cataldo Calabretta

SAN FERDINANDO «È stata una decisione poco responsabile quella di chiudere lo sportello bancario di San Ferdinando da parte del gruppo Ubi-Banca Carime.Lo abbiamo ribadito e sottolineato oggi,  nel corso del primo giorno della visita della commissione Antimafia in Calabria». Lo dichiarano Ernesto Magorno e Enza Bruno Bossio, deputati del Pd e membri della commissione Antimafia.  Proseguono i due deputati calabresi: «La chiusura di uno sportello bancario in una zona dov’è presente in maniera opprimente la ‘ndrangheta, ha un dirompente significato sociale oltre che economico, perché colpisce la parte sana dell’imprenditoria e dell’economia che non vuole arrendersi al malaffare. Vogliamo ancora evidenziare che l’atto discriminatorio operato da Ubi Banca Carime è ancora più grave se si considera che è stata totalmente ignorata, da parte dell’istituto,  l’interrogazione parlamentare che, sulla chiusura dello sportello è stata presentata dai deputati del Pd, lo scorso 30 marzo».
Annunciano ancora Magorno e Bruno Bossio: «Abbiamo chiesto al presidente Rosy Bindi che nel corso della prossima visita della commissione in Calabria siano ascoltati i vertici degli istituti bancari calabresi, per comprendere la portata del fenomeno delle relazioni tra ‘ndrangheta e sistema bancario e su quali azioni di controllo e di vigilanza attuino le stesse banche per evitare che siano finanziate le attività legate al malaffare».
«È fondamentale – concludono i due deputati – avere tutti gli strumenti necessari per incidere in maniera decisiva contro quella "zona grigia" che alimenta la ‘ndrangheta e che trova linfa vitale anche in una parte deviata dei settori finanziari. Questo deve essere l’impegno prioritario di chi vuole combattere tutte le mafie». (0030)

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  • Occhiello L`appello dei parlamentari del Pd Magorno e Bruno Bossio: «La chiusura di uno sportello bancario in una zona dov’è presente in maniera opprimente la ‘ndrangheta, ha un dirompente significato sociale oltre che economico»

I promotori di “Area Riformista” giurano che non intendono promuovere la “fase 2” del congresso Dem. e infatti le parole d’ordine sono «lealtà» e «autonomia». Rispetto a chi? Rispetto al premier-segretario Matteo Renzi. Al teatro Eliseo di Roma, oggi, si sono ritrovati bersaniani, esponenti dalemiani ma anche lettiani. In mezzo a loro tanti dirigenti del Pd calabrese. A partire dai deputati Alfredo D`Attorre, Nico Stumpo, Bruno Censore. Non c`era Enza Bruno Bossio soltanto perché impegnata in Calabria con la commissione parlamentare Antimafia ma in compenso c`era suo marito, il consigliere regionale Nicola Adamo. E poi ancora un altro esponente dei democrat a Palazzo Campanella come Nino De Gaetano, i segretari della federazioni provinciali di Cosenza, Reggio Calabria e Vibo Valentia rispettivamente Luigi Guglielmelli, Seby Romeo e Michele Mirabello e il presidente dei Gd calabresi Giuseppe Dell`Aquila. Assenti, invece, Massimo Canale e Mario Oliverio ma il loro forfait non sarebbe legato a un disaccordo verso quanto sostenuto all`Eliseo.
Punto di raccordo di quest’area composita è il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, considerato un punto di equilibrio e trait d’union anche col mondo renziano, nonostante le voci che nelle scorse settimane lo davano come predestinato a una prossima rottamazione. In Parlamento, le truppe di “Area Riformista” sono consistenti, soprattutto alla Camera, dove le liste elettorali sono state compilate su indicazione della segreteria Bersani.
A riconoscersi in questa nuova corrente, in ogni caso, non sono solo i bersaniani come Zoggia, Stumpo e D’Attorre, ma anche l’ex segretario Guglielmo Epifani, dalemiani come Andrea Manciulli, Enzo Amendola e Danilo Leva, battitori liberi come Stefano Fassina e Cesare Damiano, ex popolari di provenienza lettiana (Paola De Micheli) e fioroniana (Enrico Gasbarra). E adesso le attenzioni sono tutte concentrate sulla possibilità per “Area Riformista” di partecipare al governo del partito, magari accettando l`invito di Renzi a entrare in segreteria.

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  • Occhiello All`Eliseo di Roma il battesimo di "Area Riformista" con D`Attorre, Stumpo, Censore, Adamo, Guglielmelli, Mirabello e Romeo. Canale non c`è ma c`è l`ok all`operazione
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