Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 29 Aprile 2014

Sono stato a lungo indeciso se rispondere o meno alle deliranti e faziose argomentazioni del signor Virduci, che ho visto una sola volta in vita mia, ma poi ho pensato che mi premesse invece esprimere tutta la mia solidarietà alle persone che lavorano a Pubbliora con le quali, visitando i loro uffici di Castrolibero, c`è stata una conversazione molto bella e intensa, almeno per me. Il resto di quanto scrive Virduci si commenta da solo. Innanzitutto, "minoritario" è, come tutti sanno, un aggettivo che si adopera per definire un azionista di minoranza, qual è Ivan Greco all`interno della C&C: esattamente 80% Pf Holding, 20% Pubbliora, almeno così risulta dai documenti in mio possesso fornitici a suo tempo dall`azienda e che spero siano autentici. Per quanto riguarda il penoso tentativo di minare la mia credibilità e la mia onestà ne parleremo nelle sedi opportune, quando potrò esibire ogni necessaria documentazione per comprovare che Ivan Greco mi propose di continuare a lavorare in un giornale la cui proprietà sarebbe passata a De Rose perché tanto De Rose lo avrebbe dato a lui in gestione e quindi non ci sarebbero stati problemi. Conservo inoltre documentazione del fatto che, secondo Greco, tale proposta sarebbe stata "benedetta" da Piero Citrigno. Anzi, l`unica che lui avrebbe fatto passare durante la liquidazione. Quanto alla famigerata email citata da Virduci, io non inviai mai alcun piano di ristrutturazione dell`azienda. Semplicemente, Ivan mi espresse la sua intenzione di creare un nuovo giornale chiedendomi un elenco di nomi a titolo di consulenza amichevole, in base al suo limitato budget finanziario, mi ricordo anche di avergli detto a voce che sarebbe stato opportuno in ogni caso, anche se L`Ora non si fosse salvata, rinunciare a me come direttore in modo da poter assumere almeno una persona in più e comunque non sovraccaricare di un costo eccessivo il suo budget. Peraltro, anche in quel caso lui mi disse che avrebbe voluto far stampare il giornale da De Rose e io gli risposi che non sarei stato disponibile. È chiaro, quindi, il tentativo di discredito da parte di Virduci, molto simile a quello perpetrato dalla sua area politica nei miei confronti. Aggiungo, infine, che nella documentazione in mio possesso c`è anche una lettera in cui Greco, dandomi del lei, mentre veniva quasi ogni mattina a prendere il caffè da me e mi dava del tu, mi accusa di aver censurato una pubblicità di Fincalabra, quasi per compiacere De Rose. Fatto, questo, per il quale poi mi chiese scusa anche in una successiva email. Non ho nulla da dire sulla professionalità di Greco come pubblicitario, anzi ho sempre elogiato la sua attività e quella della sua agenzia. L`accorduni sul quale ho richiamato l`attenzione si è rivelato solo nelle ultime settimane, probabilmente perché a Ivan, come mi hanno spiegato persone a lui molto vicine, questa sembrava l`unica possibilità per salvare la sua attività e il lavoro dei suoi dipendenti. Per questo umanamente lo comprendo e giustifico anche il suo comportamento insolito. Quello di Virduci, invece, lo ritengo intollerabile e diffamatorio. (0070)

* direttore de L`Ora della Calabria

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  • Occhiello di Luciano Regolo *

REGGIO CALABRIA “Qui è necessaria una legge speciale. Questa città da sola non ce la può fare a risollevarsi. Mettendo insieme i dati dell’occupazione, del reddito, della penetrazione dei poteri mafiosi in città appare evidente come si richiedano, oltre ad interventi in termini di forze dell’ordine e magistratura, anche di tipo economico e sociale”. Nonostante sia la presidente Rosy Bindi, sia deputati e senatori della commissione Antimafia abbiano più volte sottolineato le numerose, sprecate, potenzialità della Calabria e di Reggio, è un quadro a tinte fosche quello che viene fuori al termine della prima missione dei parlamentari in città. A distanza di sei mesi da quella prima riunione di dicembre – convocata a Reggio Calabria per mostrare la volontà di accendere i riflettori su una realtà criminale spesso additata come allarmante, ma forse non con altrettanta attenzione considerata al momento di disporre concrete misure di intervento – la Commissione è tornata in missione in città, specifica la Bindi, “perché la Calabria deve essere oggetto di particolare attenzione, perché è qui che esiste la mafia più potente. Per questo come commissione abbiamo deciso di fare delle missioni in tutte le province calabresi. Abbiamo cominciato da Vibo Valentia, adesso siamo a Reggio Calabria, ma proseguiremo perché la situazione è allarmante”. Un campanello che squilla – fino ad oggi inascoltato – per tutta la regione, ma diventa quasi assordante a Reggio Calabria, dove le elezioni per ridare al Comune sciolto per mafia dei rappresentanti eletti diventano, nelle parole del vicepresidente Claudio Fava, “il momento in cui ci si gioca un’idea complessiva di nazione, non solo chi amministrerà questa città, ma in che modo questa città deciderà di affrontare le intenzioni delle cosche mafiose che in questa città sono molto radicate e molto forti”.

ALLARME ELEZIONI
Parole pesanti, ma che all’esito dell’audizione del procuratore capo Federico Cafiero de Raho e dei suoi sostituti – che già nelle scorse settimane hanno più o meno velatamente lanciato l’allarme – si fondano su fatti, circostanze e dati concreti.  “La preoccupazione – sottolinea Fava – è che la ‘ndrangheta si stia preparando a correre in questa campagna elettorale, che si stia preparando a tornare o a stare al governo le istituzioni. La disponibilità di voti e la possibilità di utilizzare questi voti per avere una propria presenza e una propria rappresentanza nelle amministrazioni comunali è un’ipotesi che per la ndrangheta è in campo”. E il terreno su cui i clan si muovono – avverte il vicepresidente – non è stato ancora totalmente sanificato dalle precedenti infiltrazioni che hanno portato allo scioglimento. “Un lavoro di bonifica non così chirurgico, non così approfondito, non così efficace – che è stato la ragione per cui il Comune è stato sciolto – temiamo non sia stato ancora fatto”, denuncia Fava, alludendo a quella macchina amministrativa rimasta intatta nonostante le pesantissime segnalazioni a carico di alcuni funzionari e dipendenti presenti già nella relazione della commissione d’accesso, che l’attuale normativa sullo scioglimento dei Comuni non consente – allo stato – di rimuovere o toccare. Ma un richiamo, per bocca della senatrice Pd Lorenza Ricchiuti, arriva anche alla politica chiamata a fare profonda autocritica perché “lo situazione disastrata del Comune di Reggio Calabria è il risultato di anni e anni di malgoverno”. A tirare le fila ci pensa la presidente Bindi, che a nome della Commissione, dice “sui risultati del commissariamento, in questa fase sospendiamo il giudizio”.

A BREVE NUOVA LEGGE SULLO SCIOGLIMENTO
Di certo, anche alla luce della situazione emersa a Reggio Calabria – che la Commissione, interviene la senatrice Dorina Bianchi, continuerà a monitorare e ad approfondire – per la presidente Bindi “è necessario fare una proposta di modifica sulla legge di scioglimento dei Comuni, perché l’attuale normativa non è sufficiente. Abbiamo fatto un primo lavoro sui beni confiscati, il prossimo sarà sugli enti locali”. E se la legge richiede ritocchi – urgenti – anche gli uomini che sono chiamati ad applicarla hanno bisogno di rinforzi. Mancano procuratori, mancano giudici, mancano investigatori. E il piano anti-ndrangheta proposto dal ministero dell’Interno – sembra lasciarsi scappare la Bindi – non sembra essere in grado di colmare queste lacune. “L’investimento parte da quando i numeri coprono le piante organiche in difetto, perché sappiamo benissimo che qui siamo sotto organico da tutti i punti di vista, per quanto riguarda l’investimento in sicurezza. Ma questo è competenza del ministero dell’Interno, noi come Commissione possiamo solo fare proposte”.

EMERGENZA PIANA, ALLARME LOCRIDE
Eppure Reggio città non è l’unica fonte di preoccupazione per i parlamentari. Anche la Locride e la Piana – dicono – meritano attenzione, seguito, monitoraggio. A partire dal porto di Gioia Tauro “che è una delle cose più preziose che c’è in questa parte dell’Italia e dell’Europa, nonostante non sia stato fatto tutto il possibile perché sia utilizzato in maniera adeguata per lo sviluppo di questa terra. Ma è anche un problema. Il controllo ci deve essere, perché qui la droga passa, viene sequestrata, bisogna anche controllare chi ci lavora perché non è possibile che l’unico vantaggio vero per questa terra di quel porto venga alle cosche che se ne sono spartite il controllo”. Una situazione che la commissione ha ben presente, ma che non diventa – a parere della presidente – più allarmante per l’imminente arrivo delle armi chimiche siriane. “Al di là di quello che si possa pensare della questione, credo che l’arrivo delle armi chimiche a Gioia Tauro non romperà gli equilibri mafiosi. Di certo non risolve il problema delle infiltrazioni mafiose, ma non darà più potere alla ndrangheta. Credo sia un settore talmente controllato che non inciderà sugli equilibri mafiosi”. Anche se – incalza il senatore Molinari – “di certo appare paradossale che l’Autorità portuale ci venga a dire che di questa cosa non ne sa niente ed è completamente all’oscuro di tutta l’operazione”.  Ma uguale attenzione merita – a detta della Bindi – Polsi, un luogo fortemente simbolico tanto per la comunità come per la ‘ndrangheta, “che non può essere utilizzato per le loro riunioni, per affermare il loro potere. Per questo abbiamo avuto un’interlocuzione importante anche con i rappresentanti della Chiesa lì, perché come la ndrangheta non può usare la Chiesa, la Chiesa non può farsi usare dalla ‘ndrangheta”.

SCOPELLITI, “CULTORE DELLA MATERIA”
È solo in chiusura che la Bindi si concede una sferzata polemica, all’indirizzo dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti, che dopo averle tanto annunciate, oggi ha dato le dimissioni. “Le sue dimissioni presentate all`ultimo momento utile sono state semplicemente un atto dovuto``, commenta la presidente, nelle settimane scorse era stata oggetto degli strali del governatore che – dimenticati i commenti al vetriolo con cui aveva salutato la presenza della commissione in città in dicembre – di recente aveva chiesto a gran voce di essere ascoltato. “Noi non abbiamo negato niente a nessuno – liquida la cosa la Bindi –. Semplicemente, come commissione avevamo deciso di sentire tutti i governatori a Roma, ma quando abbiamo iniziato le audizioni, a Scopelliti era già arrivata una condanna in primo grado che comportava la sospensione da governatore, quindi abbiamo ritenuto che non fosse il caso. Magari lo sentiremo come cultore della materia”. (0070)

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  • Occhiello La presidente della commissione Antimafia in visita sullo Stretto, tra allarmi (voto inquinato e territori a rischio), promesse (una nuova legge sullo scioglimento) e battute: “Scopelliti? Lo sentiremo come cultore della materia”

FILADELFIA È morto Giuseppe Provenzano, l`autista di 38 anni che il giorno di Pasqua si era dato fuoco all`interno della sua auto a Filadelfia. L`uomo aveva riportato ustioni sul 60% del corpo ed
era stato trasferito all`ospedale Cardarelli di Napoli. All`origine del gesto, secondo quanto avevano accertato i carabinieri, vi sarebbe stata la perdita del posto di lavoro. L`uomo, sposato e padre di due figli, era stato licenziato sei mesi fa dalla ditta di Agrigento che a causa della crisi aveva
dovuto ridurre il personale. Dopo essersi dato fuoco Provenzano, in un ultimo disperato tentativo di recedere dal proprio intento, uscì dalla vettura e si gettò in una fossa vicina piena d`acqua. Soccorso da alcuni familiari, fu portato prima nell`ospedale di Lamezia Terme e poi al Cardarelli. Le sue condizioni erano apparse subito molto gravi.
Il feretro dell`uomo è giunto da Napoli a Filadelfia nel pomeriggio di oggi e domani alle 10, nella chiesa di San Francesco di Paola, si svolgeranno i funerali. Il sindaco De Nisi, visto il grave lutto che ha colpito la comunità di Filadelfia, ha proclamato il lutto cittadino invitando a fermare le attività dalle 10 alle 12.

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  • Occhiello Domani i funerali a Filadelfia, nel Vibonese. Il sindaco proclama il lutto cittadino
Martedì, 29 Aprile 2014 21:54

Nuovo dg per la Fondazione Campanella

La Fondazione Campanella ha un nuovo direttore generale. È Mario Martina già commissario dell`ospedale di Cosenza, la sua nomina arriva proprio al fotofinish al termine dell`esperienza da governatore della Calabria di Giuseppe Scopelliti dimessosi oggi prima che gli venisse notificata la sospensione prevista dalla legge Severino dopo la condanna rimediata in primo grado per il processo scaturito dal buco nel bilancio del Comune di Reggio Calabria.
Martina ha una lunga esperienza nel settore della sanità calabrese, interrotta quando alla guida della Regione arrivò Agazio Loiero che nell`ambito di un generale riordino delle competenze lo trasferì dall`assessorato Sanità ai Trasporti. Rientrato nella struttura del commissario delegato per l`emergenza socio sanitaria della Calabria, più recentemente era divenuto dirigente della sezione tecnica nella Stazione unica appaltante.
Difficile comprendere quale sarà il suo compito alla guida del discusso centro oncologico catanzarese. Dopo la scelta della Regione di farne una struttura privata con poco più di 30 posti letto, solo poche settimane fa si è profilata l`ipotesi di fare della Fondazione Campanella un ente in house all`interno della futura azienda unica che dovrebbe riunire ospedale Pugliese e policlinico Mater Domini. Il Tavolo Massicci deve ancora esprimersi sul progetto. Da mesi lavoratori e pazienti vivono nell`incertezza aspettando di avere risposte definitive sul futuro della struttura. (0080)

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  • Occhiello È Mario Martina già commissario dell`ospedale di Cosenza e di recente dirigente della Stazione unica appaltante
Martedì, 29 Aprile 2014 21:51

“Saggezza”, 6 condanne in primo grado

REGGIO CALABRIA Si conclude con sei condanne, in alcuni casi a pene anche più severe di quanto chiesto dal pm Antonio De Bernardo, e un’assoluzione il primo grado del processo con rito abbreviato, scaturito dall`inchiesta “Saggezza”, la monumentale indagine che non solo ha svelato l’esistenza di una nuova struttura organizzativa utilizzata dalle ‘ndrine del mandamento jonico, la Corona, ma soprattutto i contatti con i massimi vertici della massoneria.
Fatta eccezione per Rocco Ilario Maiolo, classe 1983, accusato di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose ma assolto dal gup Barbara Bennato, per tutti gli imputati sono arrivate condanne severe. È di 12 anni di reclusione la condanna inflitta a Bruno Parlongo, classe 1962, due anni in più rispetto alla richiesta avanzata dal pm, mentre sono 10 gli anni che dovrà passare dietro le sbarre Rocco Varacalli. Per Carmelo Gaetano Ietto e Giovanni Macrì il gup ha disposto una condanna a 9 anni di reclusione, mentre è con una condanna a 8 anni che si conclude il giudizio per Giovanni Furfaro. Infine è di 4 anni e 1400 euro di multa la pena inflitta a Giulio Basile. Pene severe per sei dei sette imputati, entrati a vario titolo nella maxi-inchiesta che ha messo a nudo l’attività della “Corona”, la struttura per anni in grado di gestire i conflitti e spartire gli affari fra i locali di Antonimina, Ardore, Canolo, Ciminà e Cirella di Platì, rapportandosi direttamente con boss e famiglie di peso della jonica, come i Commisso di Siderno, i Cordì di Locri, i Pelle di San Luca, gli Aquino di Marina di Gioiosa Jonica, i Vallelunga di Serra San Bruno, i Barbaro di Platì, gli Ietto di Natile di Careri, i Primerano di Bovalino.

LA CORONA DELLA `NDRANGHETA Una struttura importante, in grado di dialogare con la massoneria e con la politica. «La massoneria – si legge nell’ordinanza dell’epoca - era vista dagli indagati come un trampolino di lancio, il modo più semplice ed ovvio per entrare in contatto con i vertici della società italiana, con il subdolo scopo di ottenerne vantaggi economici e personali, facilitare le loro condotte illecite ed accrescere il dominio sul territorio». E quanto meno nel proprio territorio, la Corona e i suoi uomini di vertice non avevano difficoltà a farlo. Al contrario, la «capacità di entrare in contatto con ambienti istituzionali» era una delle caratteristiche principali e dei compiti peculiari della struttura. A guidarla, il boss Vincenzo Melia, individuo dalla “carriera criminale” non di poco conto, per gli inquirenti in possesso delle doti di `ndrangheta almeno fin dal 1962 e dall’autorità indiscussa,  dunque scelto per dirigere la struttura, «un`entità superiore ai locali  - spiegano i magistrati - e collegata a quello che si potrebbe individuare come il “terzo livello”, cioè con gli ambienti della massoneria e della politica». Ma a Melia spettava anche il compito di curare i rapporti con le altre articolazioni dell`associazione, che estendeva i propri tentacoli anche all’estero, fino in Australia e negli Stati Uniti.

GLI INTERESSI DELLA CORONA Sotto il tallone della struttura che rendeva unica cosa i cinque locali, passava di tutto, dagli appalti alle elezioni. Dai lavori edili al taglio dei boschi, passando per gli appalti pubblici e l’esercizio abusivo del credito, fino all`elezione del presidente della Comunità montana "Aspromonte Orientale" - quel Bruno Bova tratto in arresto a novembre e oggi raggiunto da una notifica di conclusione indagini -  gli uomini della Corona controllavano tutto ed erano in grado di muoversi su tutti i piani. A rivelare in maniera plastica il potere della nuova struttura è proprio la corsa di Bova, all’epoca vicesindaco di Ardore, alla presidenza della Comunità montana. Per i clan «favorire un affiliato al “locale” di Ardore affinché raggiungesse una posizione direttiva piuttosto importante nell`economia del territorio, alla guida di un ente periferico in grado di gestire denaro pubblico e quindi bandire gare d`appalto, interloquire con gli apparati provinciali e regionali e condizionare, mediante le alleanze politiche e la spartizione delle varie cariche al suo interno, le scelte di una parte dell`elettorato, era un`occasione da non perdere, soprattutto per quella `ndrangheta inserita maggiormente nel mondo dell`imprenditoria, di cui facevano parte gli affiliati alla “Sacra Corona”».

QUEI RAPPORTI CON LA MASSONERIA Ma è soprattutto sfruttando conoscenze e influenze dei fratelli massoni che gli uomini della Corona progettavano di imporre il proprio volere e il proprio raggio d’azione. Almeno sei dei personaggi arrestati nell’ambito dell’operazione Saggezza erano membri – scrive il gip – della «loggia massonica con sede in via Mazzini di Siderno, facente capo alla più grande loggia madre denominata Camea (Centro attività massoniche esoteriche accettate) il cui Gran Maestro risultava essere all`epoca dei fatti "omissis" (persona estranea all`indagine e non indagata), identificato dai fratelli massoni con l`appellativo di “Ripa 33”».
Insieme a politici, imprenditori, professionisti iscritti alla loggia c’erano anche uomini di peso della Corona e del locale di Ardore. È il caso del “maestro di Corona e capoconsigliere” Nicola Nesci, che anche tra i grembiulini aveva fatto una discreta carriera: l`uomo – scrivono i magistrati - è “Maestro segreto di 31° grado”, nonché “Presidente della camera di 4° grado” ed è «legato a tre soggetti, che erano gli unici in grado di riferire sulla sua persona». Sono tre “fratelli” massoni, uno dei quali, Giuseppe Siciliano, finito agli arresti perché ritenuto un uomo del clan di Ardore. Insieme a loro, affratellati ai notabili della zona, c’erano anche Giuseppe Varacalli, Rocco Mediati, Ferdinando Parlongo e Bruno Parlongo, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni.
Anche Giuseppe Varacalli non è un personaggio di poco conto nell’organigramma mafioso della zona. Ma per i “fratelli” riuniti all’ombra di squadra e compasso è solo un “cavaliere” dell’ordine massonico nato sull’isola di Malta, dove – stando a una conversazione intercettata – avrebbe ricevuto la sua investitura. L’inizio di un percorso che in seguito lo porterà alla loggia Zaleuco di Locri, ma che si interromperà bruscamente – si presume – nel 2008, quando Varacalli verrà accusato di aver favorito la latitanza del boss di San Luca, Antonio Pelle. Tutte circostanze che per gli inquirenti non fanno che confermare una tesi che la Dda porta avanti da tempo: «Il contatto con gli ambienti massonici costituisce un vero e proprio trampolino di lancio per gli affiliati al sodalizio mafioso, poiché li avvicina a quelle componenti della società italiana che costituiscono i veri centri decisionali in campo economico, politico e sociale».

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  • Occhiello Si conclude con una sola assoluzione il rito abbreviato scaturito dall`indagine sulla “Corona” del mandamento jonico e sui presunti contatti con la massoneria

REGGIO CALABRIA La terza Commissione consiliare “Sanità, Attività sociali, culturali e formative” ha espresso all`unanimità parere favorevole sul documento di indirizzo per rivalutare le indicazioni sulla soglia di accreditabilità e sottoscrivibilità degli accordi delle strutture sanitarie contenute nel Patto della Salute. Lo riferisce un comunicato.
L`organismo consiliare, presieduto da Salvatore Pacenza, ha altresì esaminato le proposte di legge di iniziativa dei consiglieri Caputo e Chiappetta in materia di autismo, decidendo per l`elaborazione di un testo abbinato che vada ad integrare le linee guida della Giunta regionale.
Per mancanza del numero legale, è stata rinviata la votazione di un emendamento interamente sostitutivo presentato dai consiglieri Domenico Talarico e Nucera al progetto di legge in materia funeraria e di polizia mortuaria mentre la proposta di provvedimento amministrativo sulla gestione ed erogazione servizi socio-assistenziali in gruppo appartamento, è stata ritirata in quanto il Dipartimento Servizi Sociali ha comunicato che il parere della Commissione non è vincolante.

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  • Occhiello L`organismo consiliare ha anche esaminato le proposte di legge di iniziativa dei consiglieri Caputo e Chiappetta in materia di autismo, decidendo per l`elaborazione di un testo abbinato

Dopo il successo de "Il cammino di Santiago in tour", live che ha registrato ovunque il sold out, il cantautore Brunori Sas approda per la prima volta sul palco del Concertone del 1° maggio a Roma. Queste le prossime tappe live della band cosentina: mercoledì 30 aprile a Porto Sant’Elpidio – Fermo (Anteprima Primo Maggio); il 3 maggio a Castrovillari – Cosenza (piazza Municipio); il 4 maggio a Pollica – Salerno (ViviamoCilento); il 10 maggio a Pisa (Aspettando Metarock); il 16 maggio a Parigi (Festival Maggio - Gibus Club).
Con “Vol.3 – Il cammino di Santiago in taxi”, terzo album di inediti di Dario Brunori con la sua inseparabile “società”, in 11 brani simili a  fotografie si ritrae il presente attraverso una poetica semplice, romantica e ironica.
Registrato con lo studio mobile di Vinicio Capossela, nella chiesa di un ex-convento dei Cappuccini (in provincia di Cosenza), “Vol.3 – Il cammino di Santiago in taxi” è pubblicato dall’etichetta Picicca Dischi, fondata dallo stesso Brunori insieme a Simona Marrazzo e Matteo Zanobini, e distribuito da Sony Music. (0070)

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  • Occhiello La band cosentina a Roma dopo un tour tutto sold out. Sabato 3 maggio in piazza a Castrovillari. E il 16 concerto a Parigi

PALERMO È stato ritrovato Simone Iemma, calabrese di 30 anni che, lo scorso 6 aprile, si era allontanato da Lamezia Terme. Un passante aveva notato il ragazzo aggirarsi, visibilmente disorientato in via Principe di Granatelli ed ha avvisato il 113. Del caso si era occupata la trasmissione televisiva di Rai 3 Chi l`ha visto.

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  • Occhiello Simone Iemma è stato riconosciuto da una passante che ha avvisato il 113

CATANZARO È morto il giornalista Salvatore Gaetano Santagata. Aveva 77 anni. Cosentino di nascita, era cresciuto a Benestare, nella Locride, ma aveva vissuto per molti anni a Catanzaro. Era malato da tempo. Laureato in Giurisprudenza, Santagata era giornalista professionista dal 1964. Per 26 anni aveva ricoperto sin dalla nascita delle Regioni l`incarico di capo ufficio stampa del consiglio regionale della Calabria e, per 23 anni, aveva diretto il mensile "Calabria" edito dalla massima assemblea elettiva calabrese. Ha collaborato con quotidiani e riviste nazionali e locali. Ha pubblicato i libri "Attualità del passato", edito nel 1975 da Emr, mentre con Rubbettino i volumi "Calabria senza futuro" (1996), "Itinerari calabresi" (1999), "Trent`anni di eccessi" (2002) e "Educazione alla legalità" (2004). Con Pellegrini aveva dato alle stampe il romanzo "La segretaria e l`onorevole" (2004).
Il presidente dell`Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, in una nota, esprime «a nome del Consiglio dell`Ordine dei Giornalisti della Calabria ma anche a titolo strettamente personale, il profondo cordoglio per la morte di Salvatore Santagata. Si è spento un collega di grande qualità e spessore che ha rappresentato per decenni un punto di riferimento importante per il mondo giornalistico calabrese. Oltre a svolgere, sin dalla nascita della Regione e fino al momento della pensione, il ruolo di capo ufficio stampa del consiglio regionale, Salvatore Santagata è stato, collaborando con varie testate quotidiane e periodiche anche nazionali, un commentatore attento, critico ed acuto delle vicende politiche e di cronaca, oltre ad essere autore di numerosi ed apprezzati saggi su aspetti della vita culturale, politica ed economica della nostra regione. Si spegne, con lui, una voce intelligente, colta ed autorevole che ha fatto da contrappunto a tante vicende calabresi degli ultimi decenni». (0070)

Martedì, 29 Aprile 2014 19:40

Fincalabra, l`impero dei Gentile

Assunzioni e incarichi per i figli - Lory e Andrea - del senatore Antonio Gentile, minacce, invece a chi aveva osato opporsi. Così funzionava il sistema Fincalabra sotto la guida del presidente Umberto De Rose. A ricostruirlo è stato il sostituto procuratore Carlo Villani che questa mattina ha fatto notificare un avviso di conclusione delle indagini a carico di otto persone. Oltre a De Rose, accusato anche di minacce, devono rispondere del reato di abuso d`ufficio i membri del cda di Fincalabra e i membri della commissione esaminatrice: Sergio Campone 63 anni, Giuseppe Frisini 44 anni, Vincenzo Ruberto 48 anni, Antonio Idone 63 anni, Leonardo Molinari 43 anni, Giuseppe Lelio Petronio 77 anni e Flavio Talarico 49 anni. A far scattare le indagini, condotte dalla guardia di finanza, era stato un esposto del presidente della commissione di Vigilanza Aurelio Chizzoniti. Raccolta la testimonianza di Chizzoniti i militari erano andati stati anche negli uffici di Fincalabra per acquisire la documentazione relativa ai bandi di concorso da cui sono derivate le assunzioni e che lo stesso presidente della commissione di vigilanza aveva più volte chiesto senza ottenerne l’invio.

LE ASSUNZIONI L`attenzione degli inquirenti dopo mesi di indagine si è concentrata su tre contratti, tra cui quello di Lory Gentile, figlia del senatore cosentino di Ncd, che avrebbe ricevuto da Fincalabra poco meno di 50mila euro (49.416,66 euro). Con l`ipotesi di abuso d`ufficio sono indagati il presidente dell`ente in house De Rose, e i tre membri della commissione esaminatrice Campone, Frisini e Ruberto che dovevano esaminare e valutare le figure professionali da impiegare per i servizi di assistenza personalizzata di orientamento, tutoraggio e formazione riguardante il fondo di garanzia regionale per le operazioni di microcredito. Gli indagati dapprima avrebbero modificato i termini del bando, «stralciando dai requisiti richiesti di partecipazione alla selezione quello della necessaria e pregressa esperienza di 3 o 5 anni». Ma non solo, dopo aver applicato come criterio di selezione una procedura informatizzata su una short list di candidati, avrebbero alla fine scelto «Lory Gentile, Paola Ambrosio e Giuseppe Genise (che non risultano indagati, ndr) privi di alcuna esperienza professionale e i cui curricula non erano presenti nell`elenco generale della short list». Una corsia preferenziale per i tre, tanto che per loro non venne neanche svolto il colloquio «invece effettuato con tutti gli altri aspiranti e assunti». Il tutto in spregio non solo delle norme sui rapporti di lavoro nelle pubbliche amministrazioni ma anche del regolamento di Fincalabra approvato il 30 agosto 2011.

LA MINACCIA  Prima di Chizzoniti ad accorgersi che qualcosa non quadrava nelle assunzioni era stata una dirigente del dipartimento Lavoro della Regione. Il 12 marzo 2013 durante una riunione proprio sul progetto del microcredito la funzionaria avrebbe fatto notare che «diverse unità di personale reclutate non rispondevano alle esigenze fissate in sede di convenzione tra Regione e Fincalabra». Non era solo una questione di legalità, proprio queste «difformità» avevano comportato che il dipartimento regionale avesse ammesso il finanziamento soltanto per un milione di euro a fronte dei 2,5 previsti inizialmente. Davanti ai rilievi, «De Rose – ricostruisce la Procura – aggrediva e intimidiva la dirigente minacciandola, qualora avesse continuato a manifestare il proprio dissenso sull`operato aziendale, di farla rimuovere dall`incarico».

L`INCARICO AD ANDREA GENTILE Ma Fincalabra aveva aperto le porte anche all`altro figlio del senatore. Una consulenza di poco meno di 38mila euro era stata affidata ad Andrea Gentile (che non risulta indagato), causa scatenante del cosiddetto “Oragate”. Fu proprio per censurare la notizia (già pubblicata dal Corriere della Calabria) sull`iscrizione nel registro degli indagati del giovane avvocato per le consulenze all`Asp che De Rose chiamò l`ex editore dell`Ora della Calabria Alfredo Citrigno. Ad Andrea Gentile comunque, a partire dal 2011 e fino al marzo 2013, il cda di Fincalabra si è rivolto per la redazione del modello organizzativo ex decreto legislativo 231 del 2001 e per l`attività di consulenza per l`aggiornamento alle novità legislative per i tre anni successivi alla consegna del modello stesso. Per la Procura, però, la consulenza sarebbe stata affidata «in assenza di alcun avviso pubblico e in assenza di alcun metodo di valutazione comparativo tra le offerte presentate e quindi in violazione dei principi di pubblicità, trasparenza e imparzialità».
Gli indagati adesso avranno venti giorni di tempo per chiedere al pm di essere sentiti o presentare memoria difensiva. Solo dopo il sostituto procuratore potrà decidere se avanzare o meno la richiesta di rinvio a giudizio.

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  • Occhiello De Rose indagato con i vertici dell`ente in house per il contratto alla figlia e la consulenza al figlio del senatore di Ncd. Per il presidente della finanziaria regionale anche l`accusa di minacce
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