Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 05 Aprile 2014

COSENZA Incrociare le dita non è l`unica opzione davanti a un terremoto come quello registrato oggi al largo di Isola Capo Rizzuto. Lo diventa, però, in assenza di impegni e leggi precise che impongano la costruzione di edifici più sicuri. Lo diventa, tanto per cambiare, in Calabria. Dove un sisma di magnitudo 5 – che non spaventerebbe nessuno in Giappone o negli Stati Uniti – genera un certo giustificato terrore.
L`argomento appare e scompare dall`orizzonte politico, ma di interventi concreti non se ne vede neppure l`ombra. Peggio: si sceglie di accumulare rinvii su rinvii e i controlli stringenti sulle costruzioni diventano una chimera o, nella migliore delle ipotesi, una prospettiva sempre più lontana.
In Calabria, i permessi per le nuove costruzioni sono stati rilasciati praticamente senza alcun controllo e sulla base di semplici autocertificazioni. Le verifiche sono scattate solo per una percentuale compresa tra il 2 e il 5% degli edifici: troppo poco, per una terra attraversata da faglie ed esposta, per il 100% dei suoi comuni, al rischio idrogeologico.

LA NUOVA LEGGE: FERMA DA CINQUE ANNI
La politica se n`è accorta nel 2009. Non che non lo sapesse, ma quando un`inchiesta del team di Riccardo Iacona ha provato che era possibile ottenere un permesso fotocopiando un paio di vecchi documenti è stato impossibile far finta di niente. È scattata l`approvazione, sull`onda della brutta figura rimediata a “Presadiretta”, di una nuova legge che fissava procedure molto più restrittive.
Cos`è successo negli ultimi cinque anni? Molto poco, praticamente niente. Perché l`applicazione della nuova legge è stata delegata ai regolamenti, e i regolamenti prevedono di effettuare i controlli soltanto sulle grandi opere (cosa che avveniva anche prima) e sul 5% delle nuove costruzioni. Insomma, è rimasto tutto come prima. Ma l`ultimo regolamento – quello approvato nel giugno 2012 – sembrava quello buono. Perché fissava alla fine del 2013 il termine definitivo per l`entrata in vigore delle nuove regole.
Dopo aver dato una sbirciatina ai tempi, la giunta regionale ha deciso di intervenire ancora. Risale al marzo 2013, infatti, la decisione di sostituire poche parole, neppure una frase. E così, l`applicazione delle nuove norme, prima prevista entro 18 mesi dal luglio 2013, diventerà operativa solo nel 2016. La giunta regionale, cambiando poche parole, si è presa altri due anni di tempo per rendere più sicuri gli standard di costruzione in una delle regioni più disastrate d`Italia. Il rinvio trasla la scadenza a più di sei anni dal giorno della “storica” approvazione della legge. È una soluzione che fa arrossire. Perché per rendere operativo questo pacchetto di norme non è bastata neppure un`intera legislatura regionale. E qui la storia potrebbe colorarsi di politica: dato che l`approvazione della legge era avvenuta su impulso della giunta Loiero (anche se il voto era stato bipartisan), il successore Scopelliti si rifiuta di portarne a termine le conseguenze: che se la veda il prossimo governatore.
Intanto, il territorio continua a essere privo di tutele efficaci.

L`ALLARME DEL GEOLOGO
L`allarme arriva anche da un esperto come Carlo Tansi: «Sarà servito il terremoto del 5 aprile scorso che ha avuto origine al largo delle coste catanzaresi e fatto tremare mezza Italia meridionale, a ricordarci, se ce ne fosse bisogno, di quanto sia esposto al rischio sismico il territorio su cui viviamo?». Non c`è una sola domanda tra quelle poste dal geologo che non sia un monito inquietante: «Quanto sono sicure le nostre case, le scuole dei nostri figli, gli edifici in cui lavoriamo? A che livello di intensità dello scuotimento sismico riusciranno a resistere senza registrare danni tali da mettere in pericolo le nostre vite? Il terreno su cui sono state costruite è sufficientemente stabile? Cosa si è fatto in passato e cosa si sta facendo oggi per prepararsi ad affrontare un evento sismico di elevata energia?».
Il guaio è che le risposte rischiano di essere ancora più inquietanti. Perché, ricorda Tansi, «il problema è la mancanza di controlli e verifiche, pure previsti dalla norma, da parte degli uffici competenti che alimenta la tentazione tra gli operatori del settore soprattutto edilizio ad economizzare stoltamente sulla qualità dei materiali e sulle tecniche costruttive con grave pregiudizio per la sicurezza, in caso di terremoto, di edifici così incautamente realizzati. Tutto ciò è alimentato dal grave caos normativo in materia di leggi antisismiche (come si può notare dall’articolo a fianco) e dalla totale incapacità delle istituzioni competenti ad adottare provvedimenti chiarificatori». Tansi ricorda l`«assurda legge regionale in vigore dal 1994, che ha legittimato la costruzione di edifici non conformi alle prescrizioni antisismiche dettate dalla normativa, in quanto prevedeva che soltanto il 2% dei progetti presentati al Genio civile di Cosenza venissero controllati, lasciando il restante 98% privo di qualsivoglia controllo».
Il ricercatore del Cnr è in prima fila nell`opera di sensibilizzazione. Ha criticato la precedente amministrazione regionale, «che però poi, sul finire della legislatura ha cambiato questa legge». E rinnova le critiche alla giunta Scopelliti, che, «anziché applicare subito la legge, ne ha rinviato l’applicazione». Un atteggiamento tanto più pericoloso se si pensa che «in Calabria sono state censite ben 120mila case fantasma, cioè case che non sono controllate perché costruite abusivamente». È per questo che il geologo chiede uno scatto in avanti alla politica: «La giunta potrebbe assumersi l`impegno di far partire il nuovo corso prima della fine del mandato, per dare un segnale importante». Ma, certo, quel rinvio al 2016 non è esattamente un buon inizio. (0020)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Panico per gli effetti del sisma al largo di Crotone. Intanto si continua a costruire selvaggiamente e i “veri” controlli partiranno nel 2016. Dopo l`ennesimo rinvio voluto dalla giunta regionale
Sabato, 05 Aprile 2014 22:02

Ambrogio nuovo coordinatore Anci giovani

LAMEZIA TERME Marco Ambrogio è il nuovo coordinatore regionale Anci giovani. L`assemblea si è svolta a Lamezia Terme, alla presenza del coordinatore nazionale Nicola Chionetti e di Salvatore Perugini, entrambi ricevuti questa mattina da Papa Francesco.
È stato proprio Perugini a indicare Ambrogio per la carica e a sottolineare il ruolo fondamentale dei giovani sia nell`Anci che nelle amministrazioni locali.
«Gia da domani – ha detto Ambrogio, che ricopre l`incarico di vice-capogruppo del Pd in consiglio comunale a Cosenza – sarò al lavoro per incontrare tutti i giovani amministratori della Calabria che spero di rappresentare al meglio. Nei prossimi mesi avremo il rinnovo di tantissimi consigli comunali e noi come Anci giovani affiancheremo ogni singolo amministratore facendo sì che il tanto sbandierato rinnovamento possa prendere piede negli enti locali senza essere solamente uno slogan. Sono tante le difficoltà di bilancio dei Comuni e l`Anci può dare un supporto economico anche in relazione a bandi poco conosciuti». (0040)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello La nomina del vice-capogruppo del Pd in consiglio comunale a Cosenza è avvenuta oggi a Lamezia

LAMEZIA TERME Partiamo dai dati certi: Peppe Scopelliti ha inviato ieri una lettera al presidente del consiglio regionale Franco Talarico in cui chiede che la Conferenza dei capigruppo – ufficialmente convocata per il 14 aprile e con all’ordine del giorno la discussione sulle proposte di riforma elettorale – stabilisca la data del consiglio regionale che dovrà affrontare il dibattito sulle sue dimissioni. Dimissioni che, va ricordato, finora Scopelliti ha solo annunciato e non ancora formalizzato. L’invio della missiva è stato reso noto dallo stesso governatore oggi a Reggio Calabria nel corso dell’intervista con il direttore di Panorama Giorgio Mulè.
La risposta di Talarico non si è fatta attendere. Anzi, più che di una replica sarebbe più corretto parlare della richiesta di incontro che il principale inquilino di Palazzo Campanella avanza nei confronti del governatore. Per dirsi cosa? «Per individuare un percorso istituzionale – annuncia Talarico – che concili  le sue più che legittime volontà con le esigenze della Calabria più volte, in questi ultimi giorni, manifestate dalle forze politiche, economiche e sociali».
Il problema è che tra i desideri di Scopelliti e gli auspici di Talarico c’è da fare i conti con il governo Renzi che, ricevuto il dispositivo della sentenza dal prefetto di Catanzaro, intende procedere «senza indugio» (ministro Lanzetta dixit) sulla strada della sospensione del presidente della Regione dopo la condanna a sei anni per abuso d’ufficio rimediata nel “processo Fallara”. E in queste ore i vertici istituzionali calabresi stanno arrovellando i loro neuroni sulla possibilità che Scopelliti possa dimettersi anche dopo la sospensione dall’incarico decretata dal Consiglio dei ministri.
La legge Severino prevede che il presidente sospeso «non è computato al fine della verifica del numero legale, né per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata» e, dunque, appare difficile pensare che Scopelliti possa ufficializzare le dimissioni dopo il provvedimento governativo. Sempre che Scopelliti non decida di giocare d`anticipo sull`esecutivo, complicando i piani di chi a vario titolo è interessato dalla vicenda. Ma qui siamo nel campo delle ipotesi e qualcosa in più si potrebbe sapere nelle prossime ore, dopo che a Palazzo Campanella giungeranno i pareri chiesti a esperti della materia.
Nel frattempo, però, ci sono da tamponare diverse emergenze politico-istituzionali. Ed è per questo che Talarico cerca di rallentare Scopelliti per le dimissioni: «Ci sono almeno tre questioni di grande rilevanza su cui l’Aula ha il dovere di pronunciarsi: l’approvazione dell’assestamento di bilancio, atto di assoluta importanza economica e sociale come chiunque può intuire; l’approvazione della legge elettorale e l’approvazione, in seconda lettura della riforma dello Statuto dopo il primo passaggio in Aula di lunedì 31 marzo. Abbiamo tutti noi, ognuno secondo le proprie responsabilità, espresso al presidente Scopelliti solidarietà, e tutti noi abbiamo convenuto sull’abnormità della pena erogata e sull’anticostituzionalità di una legge che, col primo grado di giudizio, preclude al presidente della Regione di proseguire nel mandato a lui affidato dagli elettori nel 2010».
Il non detto è che se Scopelliti non si dimette la legislatura va avanti fino a scadenza naturale. Tutti gli assessori e i consiglieri regionali non dovrebbero rinunciare agli emolumenti che, invece, verrebbero a mancare in caso di elezioni anticipate il prossimo autunno. Nessuno lo dice, è chiaro. Così come nessuno fiata sul fatto senza gestione del Bilancio, viene meno la più potente macchina generatrice di consensi. Un dubbio, infine. Non è che sotto sotto c’è proprio questo dietro l’invito unanime a Scopelliti a non forzare troppo la mano con le dimissioni?

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Palazzo Chigi accelera per l`applicazione della legge Severino. Il governatore scrive a Talarico: «Convoca assieme ai capigruppo un Consiglio al termine del quale mi dimetterò». La replica di Palazzo Campanella: «Priorità alle riforme e all`assestamento di bilancio»
Sabato, 05 Aprile 2014 19:45

SERIE B | Il Crotone conquista un punto

Finisce 1-1 tra Novara e Crotone. Un punto che permette al Crotone di restare agganciato al treno dei play off, anche se superato dal Cesena. Per i padroni di casa, invece, il pareggio non serve ad allontanare lo spettro dei play out. La contemporanea vittoria a sorpresa del Cittadella contro il Siena riaccende la lotta in coda al campionato cadetto. E impedisce ai piemontesi di fare festa per il primo gol in carriera del baby Jacopo Manconi. Il giovane talento è stato l`autore del momentaneo vantaggio, al 16° del primo tempo. Il Novara dopo il vantaggio continua a tenere il pallino del gioco ma non riesce a concretizzare. Il secondo tempo si apre con il gol del pareggio del Crotone, lo firma De Giorgio. I calabresi continuano a pressare e in più occasioni sfiorano la seconda marcatura.
Sabato prossimo allo stadio Ezio Scida sarà di scena il Carpi.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello I rossoblù escono indenni dal difficile campo di Novara, la rete del pareggio porta la firma di De Giorgio

LAMEZIA TERME Punto primo: Ernesto Magorno «non è interessato ad altri incarichi se non a quello di segretario regionale del Pd». Per lui parla Franco Laratta, l’ex parlamentare a cui oggi è stato affidato il compito di aprire l’affollata assemblea dell’area Renzi calabrese. Il segretario c’è ma resta poco perché altri impegni precedentemente assunti non gli consentono di seguire i lavori di Lamezia Terme fino al loro termine.
Punto secondo: il candidato a presidente della Regione sarà scelto con il metodo delle primarie di coalizione a meno che - ipotesi più che remota - non si torni alle urne a giugno. Niente scelte calate dall’alto, insomma. Può stare tranquillo anche Mario Oliverio, che da tempo va chiedendo di affidare al popolo del centrosinistra la selezione dell’aspirante governatore. Non che da questa parte manchino coloro che ambiscono a ricoprire il ruolo che è già stato di Agazio Loiero e Peppe Scopelliti. Sui tempi ancora c’è incertezza perché prima si attende di conoscere la data del voto dopo la bufera giudiziaria che ha travolto il governatore.
Punto terzo: i renziani premeranno nelle prossime ore per ottenere a Roma il consenso sulla candidatura alle Europee di Mario Maiolo, a cui è stata chiesta la disponibilità a spendersi in prima persona. Secondo diversi azionisti del fronte renziano, quello di Maiolo corrisponderebbe al profilo giusto su cui puntare in un’elezione in cui serve il massimo grado di unità. Il “non detto” è che i nomi finora in campo - quelli degli uscenti Mario Pirillo e Pino Arlacchi - non entusiasmano molto. Motivo per cui si spingerà sulla figura del consigliere regionale vicino all’ex premier Enrico Letta ma che all’ultimo congresso ha votato per Matteo Renzi. ?Punto quarto: quasi cinque ore di conclave sono servite per ritrovare (?) l’armonia interna all’area Renzi dopo le ultime settimane un po’ travagliate. Apprezzamenti nei confronti dell’operato del segretario - che pare intenzionato a nominare un coordinatore della segreteria regionale - sono arrivati dal presidente del Pd calabrese Peppino Vallone, dai parlamentari Nicodemo Oliverio e Stefania Covello e, in maniera un po’ più sfumata, da altri come Mario Franchino, Pietro Midaglia, Bruno Villella, Sandro Principe e Francesco Sulla. Se sarà pace duratura lo si capirà presto. Molto presto. Lunedì a Lamezia arriva il vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini per verificare lo stato dell’arte. E non è escluso che dal braccio destro del rottamatore non arrivino quelle risposte così attese.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il segretario regionale Magorno fa sapere tramite Laratta di «non essere interessato ad altri incarichi». E intanto si intensifica il pressing su Roma per la candidatura di Maiolo alle Europee

REGGIO CALABRIA Un altro tonfo, stavolta micidiale. La Reggina si arrende al Latina per 1-0, gol di Jonathas Cristian de Jesus. Una sconfitta ancora più amara se paragonata ai risultati delle altre squadre che lottano per la salvezza, andate tutte a punto: il Padova pareggia fuori casa con lo Spezia (2-2) e ora è terzultimo, scavalcato dal Cittadella che fa un piccola impresa battendo il Siena (1-0); il Novara fa 1-1 col Crotone. Gli amaranto sprofondano ancora di più all`inferno: penultimo posto a 5 punti di distacco dal Padova. Il turno casalingo doveva essere favorevole, invece peggiora ulteriormente una situazione già drammatica. Il Latina parte subito forte. Al 4` Paolucci offre un antipasto: dribla Pigliacelli e poi tira a botta sicura, ma Lucioni blocca la palla a pochi passi dalla linea di porta. All`11` la Reggina ci prova con Dumitru, che prova a sorprendere dalla distanza Iacobucci, con la conclusione viene messa in angolo. Ribattono immediatamente gli ospiti, questa volta con Jonathas Cristian de Jesus, che non trova la deviazione vincente a pochi passi dalla porta. I padroni di casa rispondono subito con Sbaffo, ma il suo destro dalla lunga distanza trova pronto Iacobucci. Il Latina sembra però in difficoltà quando si tratta di offendere, capacità che in un primo momento sembra più congeniale agli amaranto. La ripresa, però è tutta un`altra storia: al 49` Cristian de Jesus sbaglia il controllo a tu per tu con Pigliacelli. Al 68` arriva il pericoloso sinistro di Frascatore, che sibila vicino l`incrocio dei pali. È il preludio al gol, che arriva all`87`: Cristian de Jesus esplode un destro di potenza e precisione, Pigliacelli è battuto e la Reggina capitola. Ancora. (0040)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Gli amaranto perdono 1-0 in casa contro il Latina. Le dirette concorrenti vanno tutte a punti
Sabato, 05 Aprile 2014 18:30

Scopelliti contro tutti

REGGIO CALABRIA “Presidente mi spieghi”, è questo il titolo che Panorama – stando al programma pubblicato nelle scorse settimane – aveva immaginato per il momento dedicato al confronto fra il massimo rappresentante delle istituzioni locali calabresi e le istanze provenienti dai cittadini. Nel frattempo però, è arrivata la dura sentenza di condanna a sei anni di reclusione per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico rimediata da Giuseppe Scopelliti al processo Fallara, il diretto interessato ha annunciato che a breve governatore non lo sarà più per scelta e conseguenti dimissioni e non per la legge Severino, che lo sospenderebbe per 18 mesi, e – forse per questo, forse perché in fondo così era previsto – alla fine le domande le fa solo il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e l’appuntamento si trasforma in un comizio.

PEPPE CONTRO TUTTI
In un Teatro Cilea che si riempie nel corso della mattinata di uomini di prima, seconda e terza fila del centrodestra cittadino e non, il governatore dimissionario – o almeno così ha più volte annunciato e sottolineato – spara a zero. Su tutto e tutti. Dall’amministrazione Falcomatà «che ha ricostruito il senso di comunità in questa città», ma sarebbe responsabile del disavanzo in seguito ereditato dalle giunte Scopelliti «e lo dimostreremo», alla famiglia Falcomatà «da cui – afferma Scopelliti – in virtù degli oltre 50 avvisi di garanzia ricevuti da Italo Falcomatà anche per commistioni con la criminalità organizzata, mi sarei aspettato un gesto di solidarietà, non le aggressioni che abbiamo subito da parenti e company, e se dico questo vuol dire che so qualcosa in più che posso dimostrare». Dalla stampa in generale a una misteriosa «lobby, gruppo di potere, formata da una ristretta cerchia del giornalismo locale e delle professioni, che negli ultimi 25 anni ha cercato di condizionare le scelte politiche», che – ammette  il governatore – «non ho denunciato in nessuna sede, ma ho combattuto e vinto politicamente». E nonostante premetta di «confidare nella buona fede della magistratura», nell’elenco dei cattivi finiscono anche i giudici che – si lascia scappare in un paio di occasioni – non gli avrebbero permesso di depositare atti utili a discolparsi, non avrebbero considerato la sua possibile buona fede, in generale poco o nulla saprebbero di come vanno le cose nella pubblica amministrazione, ma in fondo anche di leggi e codici se è vero che, come sostiene il governatore dimissionario, «c’è stata un’interpretazione non corretta della legge che prevede una netta distinzione fra il potere di indirizzo che spetta alla politica e il potere gestionale. Un sindaco percepisce meno del dirigente, eppure è stato eletto dal popolo. La legge dà una maggiore retribuzione al dirigente perché si assume la responsabilità di certi atti. Quando un dirigente viene e ti fa firmare un provvedimento, io firmo. Un sindaco, un presidente di regione non può leggersi tutti gli atti, è il dirigente a prendersi  la responsabilità». Ma non è finita. Se nella lista ci sono – ovviamente – gli storici avversari di centrosinistra, primi fra tutti i dirigenti del Pd e fra i principali testi d’accusa al processo Fallara, Demetrio Naccari Carlizzi e Sebastiano Romeo, bollati come «democristiani della peggior specie», le bordate di Scopelliti sono rivolte anche agli ex compagni di partito come l’attuale presidente della Provincia Giuseppe Raffa, così come ai vertici del suo Ncd, nella persona del segretario, nonché ministro dell’Interno, Angelino Alfano, «che deve rendersi conto che in questo non può esserci chi come la Lanzetta fa il ministro con un Comune mandato in dissesto, e chi viene mandato a casa. Non può esserci la doppia morale». Scopelliti in sintesi ne ha per tutti e a tutti presenta il conto.

«LA MIA REGGIO»
Con parole «non da reduce, ma da guerriero» –  sottolinea, rispondendo a una provocazione di Mulè – il governatore dimissionario parte da lontano, dai suoi anni da sindaco per spiegare le ragioni che avrebbero portato alla sua condanna. In quegli anni- sostiene - avrebbero cominciato a maturare le radici della «campagna di odio» che in seguito avrebbe portato alla slavina giudiziaria che l’ha investito. «Tutto si rompe fra il 2004 e il 2005 – afferma – quando io decido che bisogna mettere la parola fine alla svendita del Miramare, lì si rompe il dominio di un gruppo che in questa città aveva imperversato sempre, anche nella stagione di Falcomatà. Io credo che in questa città ci sia stato un “gruppo collegato” che ha dominato sempre, ma per me  la politica deve avere un suo spazio autonomo. Il Miramare  ha voluto dire Scopelliti non è manovrabile, non è condizionabile, quindi dà fastidio». E la Reggio che ricorda è una città dei balocchi, dove – ammette – «non si può dire che tutto fosse rose e fiori», ma la città si sarebbe trasformata grazie alla «politica del fare». «Reggio è diventata città metropolitana nel 2008 grazie al suo sindaco che a suo volta è diventato forte grazie alla sua città, all’immagine diversa di Reggio che si era affermata. Era una città che formava i giovani, che si occupava dei bambini, abbiamo ristrutturato decine di scuole, con il servizio ever green ci occupavamo degli anziani. Era una città in cui al disoccupato, all’anziano al diversamente abile, a tutti cercavamo di fornire una risposta. Questa era la città che avevamo costruito», afferma Scopelliti, che arriva a rivendicare anche la costosa trasferta di Rtl, divenuta per diverse estati ospite fissa del lungomare cittadino mentre l’Enel protestava per il mancato pagamento delle bollette. Tuttavia  per l’ex sindaco la presenza della nota emittente radiofonica sul lungomare della città «era un modo per lanciare il messaggio Reggio metropoli d’amore, Reggio non città di morti ammazzati e di `ndrangheta». Un quadro idilliaco, certificato da Biagio Antonacci con tanto di entusiastica chiamata post concerto, che agli aspetti ludici avrebbe affiancato un concreto impegno antimafia. «Qui si fa finta di dimenticare che Scopelliti ha firmato lo sgombero per le famiglie Condello e Lo Giudice – dice il governatore dimissionario parlando di sé in terza persona, anche se i processi dimostreranno che in fondo non è andata proprio così, quindi aggiunge – è l’amministrazione Scopelliti che ha ereditato il maggior numero di beni confiscati e li ha ristrutturati. Insieme al prefetto Musolino, all’epoca del decreto Maroni, ho detto lasciamo stare gli immigrati, puntiamo sugli abusivi che sono spesso legati a famiglie mafiose». Un ritratto a tinte rosa che neanche la protesta dei lavoratori della ex Multiservizi, la società mista che si occupa della manutenzione cittadina sciolta perché scoperta dai magistrati in balia dei clan, riesce a scalfire.

IL BUBBONE MULTISERVIZI
Nonostante quelle infiltrazioni siano maturate proprio negli anni delle giunte Scopelliti, è con fare da padre benevolo che il governatore dimissionario si rivolge ai lavoratori dalle mani consumate e dal volto preoccupato, scaricando la colpa della loro incerta prospettiva lavorativa sui commissari prefettizi che da oltre un anno reggono il Comune, dopo lo scioglimento voluto dal Viminale per contiguità mafiose. «Questi lavoratori – afferma – chiedono continuità lavorativa, la Regione appoggia questa soluzione, ma i commissari da oltre un anno non sono in grado di gestire la situazione, prospettano di mese in mese diverse ipotesi. A questi lavoratori, la Regione ha dato dei finanziamenti per i corsi di formazione, che più volte ha prorogato di tre mesi in tre mesi, ma ora basta, l’ultima volta abbiamo stanziato fondi per un mese solo» – premette Scopelliti, prima di gridare rivolgendosi ai commissari: «Siete pagati per dare risposte alla mia gente, se non siete in grado di farlo dovete dirlo. Il presidente della Camera di commercio ha detto che qui si sono persi diecimila posti di lavoro, ma vi siete chiesti perché? Perché manca la politica. Si pensa che fare una scelta qui sia rischioso e nessuno che non è di Reggio se ne prende la responsabilità, perché non vuole pregiudicare la propria carriera. Noi qui abbiamo rischiato, abbiamo fatto delle scelte».

ORSOLA SI È SUICIDATA, MA C’È CHI NE È RESPONSABILE
Rischio o scelte che si definiscano, sarebbero state queste – è costretto ad ammettere – a dare un sostanziale contributo al crack finanziario di Palazzo San Giorgio: «Il buco, questo maledetto buco – che dimostreremo come non si debba attribuire alle mie amministrazioni, ma a quelli che mi hanno preceduto – si deve alle opere. Mi dicono, sei pazzo, hai speso di più di quanto potessi? Io sapevo che si poteva spendere», dice senza remora alcuna Scopelliti, che dopo aver tentato di utilizzarla come capro espiatorio, coglie l’occasione per seppellire definitivamente Orsola Fallara e nel contempo addossare ad altri la colpa del suo suicidio. «Ricordatevi – non esita a dire - che nell’ultima conferenza stampa Orsola ha detto: “Se mi succede qualcosa la colpa è di Raffa e Naccari”. Ancora c’è il dubbio in città, si parla, si dice, ma la Fallara si è suicidata. Ma è stata indotta al suicidio, perché per un anno l’hanno massacrata, è stata al centro di una gogna mediatica. In città si fantastica sulla morte della Fallara, ma in ospedale c’è arrivata con i suoi piedi, ha parlato con i medici e i parenti fino alle 4 del mattino». Per il governatore dimissionario, la potentissima dirigente delle Finanze del Comune, viveva un «momento difficile della sua vita», per questo quando lo scandalo è scoppiato, avrebbe deciso di farla finita. «Se Orsola non si fosse suicidata, io non sarei stato condannato perché non avrebbe avuto problemi a raccontare la verità», sostiene quasi affranto, per poi attaccare: «La Fallara si è liquidata il 75% delle somme quando io sono andato via da sindaco. Io firmavo mandati per duecento euro e se ne liquidava 12mila. Quando Naccari e Romeo sono andati a fare la denuncia pensavano che la Fallara prendesse i soldi per dividerli, da democristiani della peggior specie quali sono, ma sono rimasti delusi. Per questo 9 mesi dopo si sono inventati il buco di bilancio».
 
SENTENZA PERICOLOSA PER TUTTI GLI AMMINISTRATORI
Affermazioni che dopo averlo a lungo evitato, obbligano Scopelliti ad affrontare il nodo centrale delle contestazioni che hanno portato alla sua condanna. E nonostante siano temi che l’istruttoria dibattimentale ha a lungo indagato, dimostrando con eserciti di testimoni una realtà diversa da quella che Scopelliti racconta, il governatore dimissionario persevera: «In Procura mi hanno detto che era stato loro riferito che la Fallara veniva da me con i faldoni. Io ho detto che non era vero e le indagini hanno dimostrato che non era così. Firmavo atti che non leggevo significa che io non guardavo a favore di chi firmassi il mandato,  ma sapevo che si trattava di atti di costituzione». Nonostante sia necessario attendere le motivazioni, l’esito del giudizio di primo grado sembra raccontare esattamente il contrario. Così come smentisce la tesi della responsabilità collettiva per il documento di bilancio, attribuendola specificamente al sindaco che lo sottoscrive e ne risponde. Ma Scopelliti non sembra aver ancora metabolizzato quella pronuncia del Tribunale che lo ha condannato a sei anni di reclusione. «Questa pena a sei anni mi fa stare male tanto – dice quasi affranto Scopelliti – Anche noi tra gli amici, con gli avvocati  abbiamo fatto la stessa riflessione. Il pm ha chiesto cinque anni , ma il tribunale ne ha dati sei perché serviva l’interdizione perpetua. Io penso che debba inquietare tutti gli amministratori, perché un sindaco che firma un atto rischia la stessa pena».

PEPPE DEL FUTURO
Ma il passato occupa solo in parte i pensieri di Giuseppe Scopelliti che nelle prossime settimane – annuncia – dovrà prendere decisioni importanti. Non sulle dimissioni che – afferma – sono dato assodato e decisione già assunta. «Ieri ho consegnato una lettera al presidente del consiglio regionale Talarico, perché convochi la conferenza dei capigruppo allo scopo di fissare un consiglio regionale in cui possa intervenire perché è doveroso e al termine del quale possa ufficialmente consegnare le mie dimissioni». Adesso in ballo c’è un’eventuale candidatura alle europee, su cui – dice Scopelliti – si è riservato una decisione. «Tutto il partito, nelle persone di Lupi, Quagliariello e Schifani ha detto che io mi devo candidare, ha ribadito la mia leadership. Io ho detto che in questo momento non sono in condizioni di affrontare una campagna elettorale, fra una settimana ne riparliamo. Io - aggiunge – ho chiesto soltanto solidarietà e rispetto al mio partito e ad Alfano ho chiesto maggiore protezione per me e la mia famiglia. La prossima settimana scioglierò il nodo sulla mia candidatura, attualmente l’elemento ostativo è la delusione profonda che mi spinge a restare fuori e mantenere una posizione equidistante». Ma nel futuro del presidente della regione Calabria deciso a non essere più tale, c’è anche la manifestazione di sostegno annunciata dai big del Nuovo Centrodestra, che la prossima settimana sono attesi in riva allo Stretto. E c’è – afferma Scopelliti – la personalissima inchiesta  sullo scioglimento del Comune voluto dal Viminale, che sembra tuttora albergare tra le principali preoccupazioni del governatore dimissionario. «In ambienti romani, cinque giorni prima dello scioglimento si diceva che al massimo sarebbe stato bastonato qualche dirigente. Io vivrò per sapere cos’è successo in quei cinque giorni in cui è stata condannata la mia città». Ma fra i progetti di Scopelliti sembra anche esserci il proposito di contrattaccare chi – a suo dire – è stato causa della valanga giudiziaria che lo ha travolto «superando questa posizione istituzionale che da presidente di Regione non ti permette di affermare tante cose – dice a margine dell’evento – qualcosa in più si potrà dire e qualcosa – allude - non piacerà». «Le cose verranno fuori e piano piano, un po’ alla volta» - sostiene – farà anche i nomi dei rappresentati della lobby cui ha fatto riferimento in questi giorni come origine dei suoi guai. «Anche dai dibattimenti – conclude – emergono elementi importanti che dovrebbero fare riflettere e lì si annida una parte dei meccanismi perversi di questa società calabrese che vengono messi in evidenza anche dalla magistratura, quindi bisogna iniziare a disegnare questo scenario e a scoprirlo piano piano». Una discovery – dice – prima di tutto politica ma «se ravvisassi degli elementi di natura penale, avrò il dovere di fare un passo diverso». Problemi, progetti e ipotesi – torna a sottolineare – dello Scopelliti del futuro. (0090)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Il governatore, ospite dell`appuntamento organizzato da Panorama, attacca ex amici e avversari politici e annuncia: ho consegnato una lettera a Talarico per chiedere un consiglio regionale dove rimetterò il mandato

COSENZA «Sulla sanità cosentina si combatte una battaglia tra fazioni politiche in lotta per il controllo di primariati e posti di potere». Giuseppe Mazzuca, presidente della Commissione controllo e garanzia del consiglio comunale di Cosenza, commenta così le ultime decisioni prese dal management dell’Azienda ospedaliera cittadina. «L`incontro dei medici ospedalieri con prefetto e parti sociali – segnala Mazzuca –, è servito a certificare questo stato di cose e a mettere in rilievo alcuni aspetti veramente drammatici della crisi dell`assistenza sanitaria in provincia di Cosenza». È una questione di approccio, secondo il consigliere comunale del Pse: «Durante l`incontro, il direttore amministrativo dell`Ao, Aloise, ha proposto di far fronte alla carenza di organico con l`assunzione di dieci infermieri e trentadue medici di cui - e questo il motivo dello scontro con i sindacati - sette primari. Ancora una volta a stupire non è tanto la mancanza di impegno quanto la pervicacia nel sostenere pubblicamente tesi imbarazzanti e prive di qualsiasi utilità aziendale. Non può sfuggire neanche ad Aloise che la figura di primario, per quanto importante, non è prevista per garantire i Livelli essenziali di assistenza che, invece, hanno bisogno di un congruo numero di operatori sanitari e personale tecnico-infermieristico».
Una posizione, quella dell’Ao, davanti alla quale il prefetto si è proposto come mediatore, chiedendo «al management l`assunzione di quarantadue medici più sette primari».
Resta, comunque, il fatto che, per Mazzuca, «alcune prese di posizione non si spiegano se non vengono lette alla luce di un fatto ormai incontrovertibile: chi governa la sanità a Cosenza ha ricevuto il preciso mandato di manometterla sabotando l`operatività delle postazioni chiave e lasciando deperire lentamente il resto».
E trasformando il sistema sanitario pubblico in «un "postificio" dove piazzare amici e parenti. Siamo in presenza di un gioco sporco fatto di malapolitica, clientele e possibili ritorni personali. C`è solo da sperare che lo tsunami che ha colpito la maggioranza di centrodestra alla Regione si allunghi in modo provvidenziale sui vertici della sanità cosentina». (0020)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Le critiche del Pse alle politiche dell`Azienda ospedaliera: «Cercano di sabotare la sanità per piazzare amici e parenti»

CATANZARO Papa Francesco sarà a Cassano Jonio il 21 giugno. Dopo l`annuncio fatto durante una cerimonia in cattedrale dal segretario della Cei e vescovo di Cassano allo Jonio, monsignor Nunzio Galantino, è giunta l`ufficialità della data con un comunicato della sala stampa vaticana. Papa Francesco «ha accettato l`invito per compiere, nei mesi di giugno e luglio prossimi, due visite pastorali in Italia». Nel primo caso si tratta «della diocesi di Cassano allo Jonio, dove si recherà sabato 21 giugno». (0050)

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello Fissata la data della visita del Pontefice. Il suo arrivo era stato annunciato da monsignor Galantino

Ho aspettato a scrivere questa nota perchè speravo che qualche onorevole o dirigente di questo grande partito che è il Pd, dicesse qualcosa sulla clamorosa lettera che il 29 marzo il segretario regionale del Pd ha mandato, tessendo le lodi dell’informazione regionale data ai calabresi dalla Tgr Calabria, al presidente del Consiglio dei ministri, per il semplice e doveroso fatto che, dopo anni di disinformazione, il capo redattore ha coperto con puntualità la venuta di Renzi in Calabria. Sono offeso ed indignato dalle cose che si leggono nella lettera. Non è credibile la risposta che il segretario ha mandato al direttore Regolo, quando dice che «non si tratta pertanto di una lettera di raccomandazione o di benemerenza, ma di un semplice gesto che è nel mio modo di fare». Perchè allora scrivere una lettera con quei contenuti? Vista la familiarità che Magorno ha con Renzi poteva bastare una semplice telefonata al Premier per dirgli della bontà dell’organizzazione e della copertura televisiva dell’evento “storico” ? Forse la lettera perchè rimane e la telefonata per essere vera deve essere fatta in viva voce davanti all’interessata? Io penso invece che il “modo di fare” di un segretario regionale del primo partito che governa il Paese e che si candida a governare la regione, deve essere quello di garantire una stampa libera e democratica attivandosi perchè siano rispettate tutte le opinioni, comepurtroppo non ha fatto la Tgr in questi anni. A mia memoria, e son abbastanza vecchio da aver attraversato la prima la seconda, e come qualcuno dice la Terza Repubblica, non ricordo una simile lettera, che giovedì in prima pagina ha pubblicato l’Ora della Calabria, alla quale va il mio sincero ringraziamento per aver informato i calabresi, nel momento di più grave crisi che attraversa la testata con il rischio di chiusura, che mi auguro i calabresi si mobilitino, perchè non avvenga. Purtoppo la mia speranza è stata delusa nel non trovare nè sulla stampa cartacea nè sulla online una sola parola di biasimo nei confronti del “mio” segretario regionale, da parte di chi in questi anni ci ha messo la faccia su una battaglia di democrazia. Ricordo la, ultima delle tante, nota della settimana scorsa di un amico ex Deputato, le prese di posizione di tanti nostri deputati, senatori, consiglieri regionali e dirigenti di partito che denunciavano, purtroppo senza esito, il comportamento della Tgr, con dati alla mano dell’osservatorio di Pavia, nel quale si riscontrava l’abnorme differenza degli spazi televisivi concessi ai partiti. Lo si fa per non disturbare il manovratore in un momento in cui c’è da mettere mano alle prossime candidature Europee e, io mi auguro prestissimo, Regionali? In questi anni di scopellitismo imperante la Tgr Calabria si è fatta notare per la parzialità dell’informazione facendo da megafono al modello Reggio trasferito poi alla regione. Ricordo una mia lunga telefonata alla dottoressa Terremoto per contestarle il comportamento della sua redazione durante la campagna elettorale ai tempi di Traversa, candidato a sindaco di Catanzaro.
La lettera di Magorno cancella con un colpo di spugna anni di battaglie del “vecchio” Pd. Penso che farebbe bene Magorno a chiedere scusa ai calabresi, che in questi anni hanno dovuto subire un’informazione da parte della Tgr che ha mortificato la democrazia, prendendo l’impegno che mai nè il Governo nè il partito tenteranno di ingraziarsi la stampa che deve essere libera ed indipendente. Adesso aspetto che qualcuno chieda ad una commissione di garanzia la mia espulsione per “lesa maestà” , anche se mi auguro sarà applicato anche nei miei confronti quello che scrivera Voltaire.

*Dirigente Pd Catanzaro

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello di Antonio Tarantino *
Pagina 1 di 2