Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 07 Aprile 2014
Martedì, 08 Aprile 2014 00:48

Europee, Massimo Canale non ci sarà

LAMEZIA TERME Tutto verrà ufficializzato mercoledì pomeriggio al termine della riunione della direzione nazionale del Pd. Di certo c’è che alle prossime Europee Massimo Canale non sarà in campo. L’ex candidato a sindaco di Reggio Calabria, dopo averci riflettuto a lungo, ha ritirato la sua disponibilità a correre per un seggio nel Parlamento di Bruxelles. «Non ci sono le condizioni per fare la battaglia e avere la possibilità di vincerla», avrebbe confidato Canale ai suoi fedelissimi. Di qui la decisione di fare un passo indietro davanti a una possibile candidatura sostenuta e incoraggiata dal correntone di minoranza capeggiato da bersaniani, dalemiani e Giovani turchi.
Restano in campo le candidature degli uscenti Mario Pirillo e Pino Arlacchi, che non hanno perso di vista per un attimo Guerini. Resta da definire la posizione di Mario Maiolo. Sul suo nome c’è il consenso di tutta l’area che all’ultimo congresso regionale ha sostenuto la candidatura di Ernesto Magorno ma anche della corrente lettiana alla quale Maiolo è iscritto dalla prima ora. Queste le premesse della vigilia. Ma occhio a qualche sorpresa in rosa. Le nuove norme approvate in Parlamento impongono la terza preferenza di genere pena la nullità del voto espresso. E, dunque, non è da escludere l’ipotesi di inserire in lista qualche donna iscritta al Pd calabrese. (0020)

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  • Occhiello L`ex candidato ha ritirato la sua disponibilità. E ai suoi fedelissimi avrebbe confidato: «Non ci sono le condizioni per fare la battaglia e vincerla»

REGGIO CALABRIA Chi vorrà, potrà andare a riascoltare i contenuti dell`intervista pubblica resa da Scopelliti al direttore di Panorama, Giorgio Mulè. E potrà capire da sé il motivo della reazione della famiglia Falcomatà. Una reazione che ha provocato, a sua volta, la replica del (quasi ex) governatore, che non fa riferimento alle critiche mosse al sindaco che lo ha preceduto sul presunto debito lasciato alla città di Reggio Calabria. I toni, qualche giorno dopo, sono molto diversi:  "Nell’intervista che ho rilasciato durante ‘Panorama d’Italia’ ho affermato che tanti cittadini hanno notato continuità tra la mia amministrazione e quella precedente guidata dal sindaco Falcomatà. A lui, tra l’altro, ho riconosciuto il merito di aver risvegliato nei reggini il senso di appartenenza, in un momento particolare per la città dopo gli anni cupi di Tangentopoli. Sugli avvisi di garanzia, specifico di aver soltanto sottolineato che avrei gradito segnali di solidarietà proprio da parte di una famiglia che sa bene quanto sia difficile subire determinate accuse. Tutto ciò, come è chiaro, non significa affatto offendere la memoria di Italo Falcomatà, per il quale di fatto ho nuovamente ribadito la mia stima”. (0020)

Martedì, 08 Aprile 2014 00:20

«Elezioni sì, ma prima il rinnovamento»

LAMEZIA TERME A tarda sera, quando Lorenzo Guerini sta per lasciare Lamezia Terme, la sintesi più azzeccata è quella di Gigi Meduri: «Da oggi possiamo dire che nel Pd calabrese l’hasthag più calzante è #serenitutti». E in effetti chi si aspettava fughe in avanti dal plenipotenziario di Matteo Renzi è tornato a casa deluso.
Guerini scandisce a chiare lettere che il Pd chiede sì «elezioni immediate» ma senza l’avvio di un «processo di cambiamento e rinnovamento» non si va da nessuna parte. Da qui l’esigenza – ma per certi versi sarebbe meglio parlare di obbligo – di scegliere il candidato alla presidenza della Regione attraverso lo strumento delle primarie. «Che non possono ridursi – avverte il vicesegretario nazionale del Pd – a una conta tra potentati ma uno strumento di democrazia partecipativa». Sul punto, almeno ufficialmente, concordano tutti. E anche durante il vertice a porte chiuse tra Guerini e i consiglieri regionali giurano che nessuno abbia avuto da ridire sull’argomento. Sul quando realizzarle, invece, ci sono diverse correnti di pensiero. I sostenitori di Mario Oliverio premono per celebrarle subito, i renziani vorrebbero prima capire quando si tornerà al voto (Scopelliti da Catanzaro fa sapere che «sicuramente non avverrà a giugno»).
Già, c’è proprio il governatore dimissionario nel mirino dei dirigenti democrat. Il segretario regionale Ernesto Magorno è il più duro: «Se Scopelliti pensa di intimidirci sul tema dell’etica e della questione morale si sbaglia di grosso». Il riferimento è alle parole non proprio tenere usate dal governatore nei confronti di Italo Falcomatà, il sindaco della Primavera reggina: «Lui rappresenta la nostra più bella memoria storica e, anzi, chiedo a voi di intitolare a lui la nostra sede». In sala piovono applausi, che servono a Magorno per affondare il colpo: «Scopelliti è indegno di ricoprire la carica di governatore, deve andare via». Prima di lui anche il capogruppo in consiglio regionale Sandro Principe non va molto per il sottile: «Le dimissioni del presidente della giunta regionale possono essere l’ultimo gesto di responsabilità verso la Calabria». Parla di occasioni perse, Principe. E a Guerini spiega dei «ritardi accumulati» dal centrodestra sul porto di Gioia Tauro, sulle infrastrutture, sulla gestione dei rifiuti e dei fondi comunitari. «Per non parlare poi – aggiunge l’ex sindaco di Rende – di quello che non è stato realizzato in temi di tutela dei beni culturali e del turismo». Occorre cambiare marcia, insomma. «Ma attenzione – avverte il segretario regionale del Psi, Luigi Incarnato – ad anteporre i nomi ai programmi. Rischieremmo di commettere gli errori del passato e regalare agli avversari una vittoria che è alla nostra portata». Assieme a socialisti, ci sono i rappresentanti di Idv, di Sel, di Centro democratico e anche i fedelissimi di Peppe Bova. Mancano i dirigenti loieriani di Autonomia e diritti ma c`è l`ex sottosegretario del governo Berlusconi, Elio Belcastro. Solo un caso?
Di certo non lo è che Pippo Civati, presente nello stesso albergo dove Guerini tiene a rapporto il centrosinistra calabrese, non si faccia vedere. E assieme ai suoi fedelissimi va via senza degnare nemmeno di un saluto i dirigenti del suo stesso partito. Come nuovo inizio, non c’è male. (0020)

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  • Occhiello Il Pd, alla presenza del vicesegretario nazionale Guerini, si confronta sul futuro politico della Calabria. Tutti d`accordo sulle primarie per il candidato governatore. In platea esponenti di tutto il centrosinistra. E Civati non passa neppure per un saluto
Martedì, 08 Aprile 2014 00:10

«Mimmo, benvenuto nel Pd»

RENDE “Do il benvenuto a Mimmo Talarico nel Pd”, esordisce Pippo Civati scatenando l’applauso dei moltissimi rendesi venuti ad ascoltarlo, pur se sfiniti da una lunga attesa. Nella sala del Museo del Presente si ricompone una storia, quella di una sinistra smarrita anche in Calabria, fatta di esuli, di fratture, di forze sorelle che si sono guardate senza toccarsi. Quella sinistra che ti aspetti, fatta di cose di sinistra appunto, come “una equa distribuzione del reddito e il puntare sulla scuola e sul lavoro”, come dice Mimmo Lo Polito, sindaco di Castrovillari. Eretici dentro il Pd, al punto che pare qualcuno nel partito non abbia gradito l’uso del simbolo del partito per celebrare l’incontro della minoranza di sinistra con Gianni Speranza di Sel e l’ormai ex Italia dei valori Mimmo Talarico. Eppure questa è l’area politica che prende corpo e non solo in Calabria, “perché dobbiamo parlare con tutti e portare il Pd a sinistra”, chiosa il sindaco di Castrovillari. Si capisce sin da subito che Talarico non è per nulla una presenza inopportuna, che anzi c’è coerenza e continuità tra le persone e le storie, tra le idee e i progetti. E c’è anche lo spazio per una sagace battuta, quando Talarico chiede a Civati - il cui nome è il participio passato di “civare”, che in calabrese vuol dire cibare - di prendersi cura, appunto, della Calabria. Ma oltre questo c’è un filo che lega l’affermazione di Talarico, secondo cui “Scopelliti è il figlio di Loiero e di quelle scelte sbagliate” e la proposta di Civati di chiamare il sia pur anziano Stefano Rodotà e chiedergli di fare “il garante della buona politica in Calabria”.
Si tratta a ben guardare di due punti di vista contigui, secondo i quali l’appena decaduto governatore di destra è il prodotto del mediocre governo della sinistra che lo ha preceduto e per sfuggire a queste pessime pratiche magari ci vorrebbe un grande nobile vecchio. A dirla tutta basterebbero le primarie, ma vigilate e sincere, perché come dice Civati “ di cose strane ne ho viste parecchie qui in Calabria”.
Di stranezze Civati è ormai esperto e anche se fanno qualche volta sorridere sono imbarazzanti, per esempio la stranezza nel partito è rappresentata da lui perché parla con Rodotà, mentre il Pd a Roma è alleato con gli amici di Scopelliti e raccontarlo alla sinistra in Calabria fa un certo effetto, soprattutto se poi si vuole praticare “la pedagogia della legalità”.  Invece lui “vuole parlare con Talarico e Speranza”, vuole dare fiato a “quell’area di buon senso” cui aveva fatto riferimento Talarico e  che nelle auspicate primarie del centrosinistra deve trovare concretezza. Intanto le primarie a Rende non ci sono state affatto e Talarico lo ricorda con un certo disappunto, lui che certamente prepara una candidatura di sinistra in opposizione a quella espressione di Principe.
E così dalla roccaforte di Rende fino al governo del Paese il progetto della sinistra del Pd è di aprire il dialogo e ritrovare le alleanze, per meglio incalzare il partito sulle future scelte importanti. (0020)

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  • Occhiello Pippo Civati, a Rende, accoglie il consigliere regionale tra i democrat. E lancia una proposta: «Rodotà sia il garante della buona politica in Calabria»

CATANZARO Il presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, e l`assessore al Lavoro, Nazzareno Salerno, hanno scritto al Presidente del Consiglio, Renzi, e ai ministri del Lavoro e dell`Interno, Poletti ed Alfano, per sottolineare "la situazione di disagio sociale esistente in Calabria" in materia di occupazione e per "chiedere una risposta concreta, in termini di risorse, per garantire la copertura dell`intera annualità 2013 degli ammortizzatori sociali e affrontare una situazione divenuta ormai emergenziale".
La decisione di scrivere a Renzi e ai ministri è stata presa a conclusione dell`incontro che l`assessore Salerno ha avuto con una delegazione di rappresentanti dei lavoratori in mobilità in deroga che hanno attuato a Catanzaro una manifestazione di protesta "ribadendo l`attenzione - informa una nota dell`ufficio stampa della Giunta - nei confronti delle categorie più deboli e più esposte agli effetti della crisi economica, sociale ed occupazionale".
"I disagi causati dalla grave crisi economica e sociale in atto - ha dichiarato Salerno - richiedono risposte celeri e sostanziali ed è per questa ragione che l`impegno della giunta regionale al fine di rendere disponibili nuove risorse per i percettori di ammortizzatori sociali in deroga continua senza sosta. A seguito di diverse sollecitazioni sono state assegnate alla Calabria risorse per un ammontare di 17 milioni e 700mila euro che verranno destinate ai percettori in deroga per i sussidi dell`annualità 2013. La giunta regionale, che è già stata convocata per domani, dovrà individuare nuove risorse comunitarie da riservare sempre ai percettori in deroga in modo da garantire i sussidi all`intero bacino".
"Siamo pronti - ha concluso l`assessore Salerno - a mettere in campo tutti gli interventi utili e necessari e siamo assolutamente determinati a fare la nostra parte e stimolare in maniera continua ed efficace il governo affinché i lavoratori e le loro famiglie possano avere una maggiore serenità per il presente e prospettive più rassicuranti per il futuro". (0020)

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  • Occhiello La giunta regionale chiede al governo interventi per la copertura degli ammortizzatori sociali

VIBO VALENTIA "Lo Stato, nonostante i suoi ritardi, è presente nella lotta contro la mafia e l`approvazione dell`articolo 416 ter del codice penale che va a punire lo scambio fra mafia e politica ne è la dimostrazione". E` quanto affermato dal senatore Enrico Buemi, membro della Commissione parlamentare antimafia, al termine dei lavori oggi in prefettura a Vibo Valentia, aggiungendo che in tale provincia calabrese assumono "un aspetto molto rilevante i numerosi reati contro la pubblica amministrazione che purtroppo vengono commessi".
Sulla stessa "scia" anche gli interventi degli onorevoli, Enza Bruno Bossio e Rosanna Scopelliti. Per la Bossio "occorre ribadire che contro la `ndrangheta lo Stato c`è ed è presente e compito della Commissione parlamentare antimafia è anche quello di aiutare i cittadini avvertendoli dei pericoli che corre la Calabria, ma lanciando al contempo un messaggio forte che faccia riacquistare la necessaria fiducia nelle istituzioni".
Istituzioni che, ad avviso della Scopelliti, sono "ben presenti sul territorio ma che da sole, senza la forza della denuncia da parte dei cittadini, possono fare poco. L`appello ai calabresi - ha concluso Rosanna Scopelliti - è quello di stare vicini alle forze dell`ordine e di spezzare il consenso sociale di cui godono le mafie, capendo che vivere nella legalità è più conveniente che restare nell`illegalità". (0020)

VIBO VALENTIA Dopo Reggio Calabria, la Commissione parlamentare Antimafia approda a Vibo Valentia con la “missione” di far sentire ai cittadini la presenza dello Stato nei luoghi simbolo della «confusione tra legalità e illegalità» e della commistione tra ‘ndrangheta e pezzi delle istituzioni. Nei luoghi, insomma, in cui la famigerata zona grigia avrebbe «una grande copertura nella massoneria». Parola di Rosy Bindi, presidente dell’organo bicamerale che, dopo essere stata in mattinata a Limbadi con una delegazione di deputati e senatori per fare il punto sui beni confiscati alla ‘ndrangheta, ha portato a termine una serie di audizioni con i vertici istituzionali, delle forze dell’ordine e della magistratura del territorio. «La nostra attenzione è puntata sulla Calabria ma anche sul Nord, ormai ampiamente conquistato dalle mafie. A Vibo – ha spiegato la Bindi incontrando i cronisti – c’è forse la situazione più critica, anche dal punto di vista economico-sociale. Inoltre è la provincia con la maggiore percentuale di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose». E proprio Limbadi, feudo storico dei Mancuso, è tra i Comuni “salvati” da Alfano nonostante la Commissione d’accesso e lo stesso prefetto ne avessero chiesto lo scioglimento. «Abbiamo acquisito tutti gli atti – annuncia in proposito la presidente della commissione – perché vogliamo capire cosa sia successo». Nel paese in cui il “patriarca” Ciccio Mancuso, nelle elezioni comunali del 1983, risultò tra i più votati pur essendo all’epoca latitante, deputati e senatori hanno fatto visita a due dei tre edifici sequestrati ai Mancuso e concessi all’associazione “Riferimenti”, ma finora mai utilizzati per ritardi burocratici che hanno procrastinato l’inizio dei lavori. «Anziché lasciare le responsabilità ai Comuni – ha aggiunto la Bindi – in questi casi si dovrebbe dare poteri commissariali direttamente alle prefetture». A darle man forte è il senatore Enrico Buemi, che aggiunge: «A Vibo  c’è un grande intreccio tra ‘ndrangheta e pubblica amministrazione, ma lo Stato è presente, e lo dimostreremo dando il via libera a uno strumento importante come quello riguardante il 416ter». Ma oltre alla norma che dovrebbe perseguire con maggiore incisività il reato di scambio elettorale politico mafioso, l’attenzione si è concentrata anche sugli apparati burocratici degli enti. «In alcuni casi – ha spiegato ancora la presidente dell’organo antimafia – non c’è neanche bisogno di una mediazione: le cosche hanno un referente nel posto giusto. A Reggio per esempio si è sciolto il Comune ma poi si è scoperto che il problema erano le partecipate. Inoltre, chi fa il commissario dovrebbe dedicarsi al Comune a tempo pieno e non ricoprire contemporaneamente altri incarichi. Forse – conclude – prima di arrivare allo scioglimento si potrebbero istituire delle commissioni prefettizie di accompagnamento per segnalare e tentare di risolvere singole questioni».
La Commissione, prima della conferenza stampa serale – cui hanno partecipato anche i parlamentari Bruno Bossio, Molinari, Nuti e Scopelliti –, aveva incontrato a porte chiuse il prefetto, Giovanni Bruno, il questore, Angelo Carlutti, i comandanti provinciali dei carabinieri, Daniele Scardecchia, e della Guardia di Finanza, Paolo Valle, il responsabile della Dia di Catanzaro Antonio Turi, il procuratore distrettuale Antimafia di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, il procuratore della Repubblica di Vibo, Mario Spagnuolo e il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Marisa Manzini.

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  • Occhiello L`analisi di Rosy Bindi nella visita della Commissione antimafia a Vibo Valentia. Acquisiti i documenti sull`accesso a Limbadi

CATANZARO Era stato fra i più feroci oppositori al lavoro dei sub commissari inviati da Roma, ma adesso che la dieta imposta da Roma alla sanità calabrese comincia a dare i primi frutti, il presidente dimissionario Giuseppe Scopelliti non esita a esultare: «Abbiamo scritto una nuova pagina nella storia della sanità calabrese». E pensare che meno di sei mesi fa il generale Luciano Pezzi e Luigi D`Elia (ora sostituito da Andrea Urbani) si erano autosospesi proprio per l`incompatibilità con il governatore. Ora, però, il presidente accusa altri di «ostruzionismo. Si sarebbe potuto far prima se non fosse stato per le lobby della politica e i potentati mafiosi».
La conferenza stampa, allargata a una folta schiera di assessori e consiglieri regionali, è servita proprio ad annunciare, in attesa di ricevere il verbale ufficiale, l`esito della riunione del tavolo Massicci del 4 aprile scorso. Per la prima volta il disavanzo sanitario della Calabria è di appena 30,6 milioni di euro. Ciò vuol dire che dall`inizio del piano di rientro nel 2010 la regione ha ridotto la perdita annua di esercizio di 232,4 milioni di euro, pari a una riduzione percentuale di circa l`88%. Ma soprattutto c`è un avanzo di 43 milioni di euro che consentirà di eliminare le super aliquote fiscali per la sanità riducendo la pressione fiscale sui calabresi. Non solo, i risultati raggiunti potrebbero portare a breve allo sblocco del turn over per 380 unità.
Buone notizie anche per i Lea (Livelli essenziali di assistenza). La Calabria ha ottenuto 132 punti (era partita da 88) quindi fuori dalla cosiddetta "area critica". E ancora ridotte le prestazioni ospedaliere inappropriate e si avvicinano agli standard nazionali anche i parti cesarei.
Un quadro insomma, che come ha commentato lo stesso Scopelliti, non sembra riferibile alla Calabria. «La politica - ha detto il presidente - sulla sanità ha sempre "annacato", noi invece abbiamo fatto. Quel che è certo è che sono stati risparmiati 232 milioni di euro che in passato ogni anno andavano a finire nelle tasche di qualcuno o comunque in investimenti che non producevano nulla per i calabresi». Sul buco di quasi un miliardo e mezzo nella sanità regionale Scopelliti affonda il colpo: «Chi dice che è colpa nostra o del governo Chiaravalloti è un bandito. Il centrosinistra ha amplificato il disavanzo, eppure su quel buco non mi pare che ci siano indagini in corso». Il presidente rivolge un ringraziamento anche alla maggioranza di centrodestra che «ha capito che sui temi della sanità non si poteva giocare per avere qualche ritorno elettorale».
È toccato al generale Pezzi spiegare che il «clima è cambiato, ma il rigore deve ancora sorreggere la nostra azione. La strada non è breve, bisogna cambiare mentalità e far comprendere ai cittadini che i bilanci e i conti sono importanti per avere una sanità di qualità».

LA SANITA CHE VERRÀ
Dal tavolo Massicci è arrivato anche un sostanziale parere positivo al Programma operativo per il 2013-2015. Grazie al risanamento dei conti sarà possibile realizzare la nuova rete ospedaliera. Innanzitutto Trebisacce e Praia a Mare avranno un pronto soccorso, che però funzionerà solo nel periodo estivo. Gli ospedali di montagna (Serra San Bruno, San Giovanni in Fiore, Acri e Soveria Mannelli) potrebbero a breve vedere aumentate le strutture complesse al loro interno. Già dal gennaio 2015, ha annunciato Urbani, tutte le ambulanze saranno dotate di tecnologie di teletrasmissione dei dati, in questo modo il paziente verrà portato subito nella struttura più adatta a intervenire. Verrà implementata anche la convenzione per le cure pediatriche con il Bambin Gesù che avrebbe già ridotto dell`11% la migrazione sanitaria. Nel piano è prevista inoltre l`attivazione delle reti assistenziali per le patologie "tempo dipendenti" e la creazione della centrale operativa "116117". Nella sanità del futuro ci sarà spazio anche per l`assistenza a disabili e anziani, le case della salute e la riorganizzazione delle cure primarie.
Ma a Roma si è parlato anche del futuro dell`ospedale Pugliese di Catanzaro. I tecnici del tavolo Massicci avrebbero già dato il loro primo assenso alla fusione tra Pugliese e azienda universitaria Mater Domini che consentirebbe una sensibile riduzione dei costi. Proprio alla azienda unica sembra legato il destino della Fondazione Campanella. La struttura commissariale ha presentato un progetto che vedrebbe il centro oncologico divenire una società in house della nuova struttura sanitaria. I tecnici del ministero hanno dato tre settimane di tempo ai funzionari calabresi per approfondire la fattibilità del progetto.

LA REPLICA DI LOIERO: INCONTINENZA DI SCOPELLITI
In serata è arrivata la replica dell`ex governatore Agazio Loiero alle considerazioni di Scopelliti sul buco della sanità: “Oramai, sull’incontinenza di Scopelliti credo che nessuno in Calabria possa darmi torto: del resto, che dalla condizione in cui si trova possa chiamare “banditi” gli altri, questo è proprio il prodotto della sua incontinenza”. (0020)

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  • Occhiello Dopo tanti contrasti, il governatore elogia i subcommissari. E affonda: «Chi dice che il buco è colpa nostra è un bandito. Il centrosinistra ha amplificato il disavanzo». La replica di Loiero: «Banditi? Dalla condizione in cui si trova difficile accusare altri»
Lunedì, 07 Aprile 2014 21:09

Fitzsimons sarà processato

Si dovrà presentare di fronte al Tribunale collegiale il prossimo 10 giugno Henry James Fitzsimons, il faccendiere irlandese gravitante attorno all’Ira e al partito del Sinn Fein, pizzicato a fare affari con gli Aquino e i Morabito e per questo coinvolto nell’operazione Metropolis. È quanto ha disposto il gup al termine dell’udienza preliminare che ha visto l’irlandese alla sbarra, dopo lo stralcio per motivi tecnici della sua posizione. Nonostante sia passato oltre un anno dall’arresto infatti, non sono stati ancora completamente tradotti nella lingua madre dell’imputato molti degli atti del procedimento. Per questo motivo, il giudice ha convocato il perito traduttore, ordinando il completamento della traduzione di tutti i documenti necessari entro l’udienza del 10 giugno. In quella sede, la posizione di Fitzsimons, difeso dall’avvocato Aldo labate, potrebbe essere riunita al filone principale del procedimento, il cui inizio è fissato per il prossimo 27 maggio.
Arrestato  in Senegal dopo mesi di latitanza, Fitzsimons è considerato uno dei partner stranieri dei clan nel business immobiliare che ha ricoperto di cemento la costa jonica reggina. Un’area che – in barba a norme urbanistiche e di tutela ambientale, aggirate secondo la Procura grazie a tecnici comunali compiacenti come Francesco Sculli, padre dell’ex under 21 Giuseppe e genero del boss Peppe "Tiradritto" – gli uomini delle `ndrine avrebbero coperto di case, ville e piscine, pronte ad essere vendute a sprovveduti acquirenti stranieri, agganciati da Velardo e Fitzsimons. Un business che le `ndrine si sarebbero divise in maniera salomonica: da Reggio a Siderno comandavano i Morabito, da lì fino a Catanzaro, era tutto in mano agli Aquino.
Una spartizione chiaramente evidenziata anche dalla divisione delle quote della società "BellaCalabria", uno dei terminali economici e finanziari utilizzato dai clan, finite per il 50% in mano a un prestanome degli Aquino e per il 50% a una testa di legno dei Morabito. E sono numeri da capogiro quelli del business che secondo l`accusa sarebbe stato messo in piedi dai due clan: 17 villaggi turistici, 1343 unità immobiliari, 12 società, tutti beni di un valore pari a 450 milioni di euro oggi finiti sotto sequestro. Un affare dai volumi impensabili se paragonato alla miseria imperante nell’area jonica – precipitata in fondo a tutte le classifiche di vivibilità e reddito – ma che le cosche non gestivano da sole.

Fitzsimons e Velardo, i soci stranieri
Soci in affari di Rocco Morabito, figlio del boss "Tiradritto" e Rocco Aquino, rispettivamente al vertice dell’omonimo clan, erano infatti non solo una pletora di imprenditori spagnoli che nel corso delle conversazioni intercettate definivano la Calabria il nuovo Eldorado, in cui investire senza avere problemi, ma anche Henry James Fitzsimons.
A mettere in contatto l’ex terrorista con gli `ndranghetisti del mandamento jonico sarebbe stato un noto imprenditore campano, Antonio Velardo, tuttora latitante. Insieme sarebbero entrati in quella che – a detta degli inquirenti – si configura come una vera e propria joint venture internazionale tra uomini delle `ndrine e imprenditori spagnoli, che avrebbe dato vita a un articolato intreccio di società, italiane e straniere, finalizzato alla realizzazione di complessi immobiliari destinati al settore turistico-residenziale.

Aquino e Morabito al centro del business
Un flusso infinito di capitali che triangolavano fra il Nord Europa, la Spagna e la Calabria e solo grazie ad un errore tecnico che ha portato al fallimento della società schermo italiana è stato possibile ricostruire tutto. A mettere gli inquirenti sulle tracce del business milionario che le famiglie Aquino e Morabito avevano messo in piedi è stato un controllo occasionale su un’auto proveniente dall’Albania effettuato da due finanzieri di Bari. A bordo non solo c’erano quattro persone di San Luca, già note alle forze dell’ordine, ma soprattutto le planimetrie del complesso turistico-alberghiero “Gioiello del mare” – oggi finito sotto sequestro perché totalmente abusivo -  riconducibile alla Metropolis 2007 srl, una delle società della galassia dei clan. Un particolare che ha acceso l’interesse investigativo degli inquirenti che per anni hanno battuto la pista dell’edilizia turistica e residenziale fino a scoprire la rete tessuta attorno a sé da Rocco Morabito, figlio del boss Peppe Tiradritto. Una doppia beffa per la Calabria, devastata dal cemento e piegata al consenso dettato dal ricatto occupazionale, grazie al quale i clan hanno consolidato il loro potere in cambio di un pugno di posti di lavoro.

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  • Occhiello Rinviato a giudizio il faccendiere vicino all`Ira che avrebbe progettato villaggi turistici con le cosche

REGGIO CALABRIA Toccherà alla Corte d`Assise reggina decidere se Angelo Salvatore Barillà è responsabile della morte del piccolo Francesco Calabrò, il bambino di soli otto anni rimasto coinvolto in un incidente stradale, provocato da alcune auto impegnate in una vera e propria gara clandestina sulla tangenziale cittadina.
Stando alla ricostruzione del pm Mauro Tenaglia, accolta dal gup Olga Tarzia che questa mattina ha disposto il rinvio a giudizio, il 29 maggio del 2011 Barillà era alla guida di una delle auto che ha travolto la vettura su cui il piccolo Calabrò viaggiava assieme alla madre, rimasta gravemente ferita, e a un altro passeggero. Il 31 ottobre scorso, il gup Domenico Santoro ha condannato con pene pesantissime – otto anni e quattro mesi di reclusione per Giuseppe Catalano e 8 anni per Fabio Raco – gli altri automobilisti che nel maggio di due anni fa avevano partecipato alla corsa, ma a differenza di Barillà hanno scelto il rito abbreviato. (0050)

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  • Occhiello Toccherà alla Corte d`Assise di Reggio decidere se Salvatore Barillà è responsabile della morte di un ragazzino di appena 8 anni. Condanne pesanti per altre due persone che hanno partecipato alla corsa e hanno scelto l`abbreviato
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