SHOWDOWN 3 | La 'ndrangheta nel Soveratese e la "politica" di Grande Aracri

Tre uomini in manette nell'operazione "Showdown 3". Sono accusati di essere affiliati alla cosca Sia-Procopio-Tripodi, che secondo gli inquirenti stava per riorganizzarsi. Il perno era il boss di Cutro, uno degli arrestati andava da lui anche per farsi autorizzare a raccogliere soldi per il sostentamento dei detenuti

Martedì, 10 Gennaio 2017 12:25 Pubblicato in Cronaca
Le persone finite in manette oggi Le persone finite in manette oggi
CATANZARO Â«Sul territorio del Soveratese è stato importante il lavoro di costanza e perseveranza portato avanti dai carabinieri e dai colleghi della Dda Giovanni Bombardieri e Vincenzo Capomolla. Il sostituto procuratore Vincenzo Capomolla si è trovato a gestire un territorio che non aveva mai avuto un'affermazione di esistenza di una cosca di 'ndrangheta. La perseveranza ha avuto i suoi frutti con il riconoscimento della consorteria criminale (grazie alla prima sentenza Showdown che ha riconosciuto l'associazione mafiosa contestata agli imputati appartenenti alla cosca Sia-Procopio-Tripodi, nda)». Così il procuratore aggiunto di Catanzaro Vincenzo Luberto ha commentato gli arresti di Cosimo Zaffino, Massimiliano Sestito e Pietro Catanzariti, accusati di associazione mafiosa e considerati il braccio della cosca Sia-Procopio-Tripodi che stava per riorganizzarsi nel Soveratese. Un tentativo bruciato sul nascere grazie all'operazione "Showdown 3", condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Catanzaro insieme a quelli della Compagnia di Soverato, che ha stroncato le mire criminali della consorteria.
 
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«Ad aiutare,tragicamente, le indagini di "Showdown 3" è stata una contesa armata che si è trascinata per più di tre anni con una serie di omicidi efferati come quello di Ferdinando Rombolà, (avvenuto il 22 agosto 2010 sulla spiaggia affollata di Soverato, nda). Questo fa capire la drammaticità del fenomeno», ha aggiunto il procuratore aggiunto Luberto nel sottolineare l'emergenza nazionale di una piaga che non attanaglia solo la Calabria. Un esempio è l'omicidio di Carmelo Novella commesso a Milano nel 2008, «legato a un sottile fil rouge con gli omicidi commessi a Soverato perché bisognava stroncare una pretesa di emancipazione dal clan Gallace».

L'AUCTORITAS DI GRANDE ARACRI Il fenomeno 'ndranghetistico che la Distrettuale di Catanzaro e le forze dell'ordine stanno lavorando per smantellare rappresenta, secondo gli investigatori, una struttura unitaria e semiverticistica. Il perno è Nicolino Grande Aracri, boss di Cutro, che è diventato - sottolinea Luberto - «l'ombelico della 'ndrangheta mediana e settentrionale». Gli inquirenti hanno avuto conferma del ruolo di pacificatore, mediatore e dirigente su una serie di famiglie di Nicolino Grande Aracri. Basti pensare che uno degli arrestati di "Showdown 3", Catanzariti, va dal boss per farsi autorizzare a raccogliere soldi per sostentamento dei detenuti. Grande Aracri porta avanti una politica ben precisa: «Per ogni contrasto - spiega Luberto - per ogni autorizzazione, non vale la pena sparare. Perché sparare attira le forze dell'ordine, sparare porta a Showdown». E quindi conviene pacificare, compito che assume chi ha più autorità e meriti, come il boss di Cutro. Per questo motivo uno ndranghetista va da lui a chiedere autorizzazione a raccogliere denaro per garantire solidarietà economica ai suoi affiliati e sodali.

COORDINAMENTO TRA LE PROCURE «Dobbiamo abituarci – ha proseguito Luberto – a una 'ndrangheta che esubera quelli che sono gli ambiti di competenza distrettuale». Basti pensare all'omicidio di Damiano Vallelunga sulla costa ionica reggina. Un delitto che è stato ex lege governato dalla Procura di Reggio Calabria, le cui scaturigini sono da legare alle controversie con i Gallace di Soverato perché Vallelunga era alleato con Carmelo Novella nel suo tentativo di emancipazione dalla cosca soveratese. Un esempio di quanto sia necessario «ispessire e lo stiamo già facendo, i rapporti con la Procura di Reggio. È un coordinamento che deve essere strettissimo».

LE INDAGINI Il colonnello Alceo Greco ha posto l'accento suo ruolo di Sestito, riconosciuto come capo del gruppo, soggetto già noto alle forze dell'ordine in merito all'omicidio del carabiniere Renato Lio, per il quale fu arrestato nel 1991. Le indagini si sono avvalse delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Francesco Fiorentino e Gianni Cretarola, anche loro coinvolti nelle indagini ma per i quali non vi è stata richiesta di misura cautelare. Le dichiarazioni dei pentiti sono state accompagnate, ha sottolineato il capitano Fabio Vincelli del Nucleo investigativo di Catanzaro, da approfondimenti diretti a confutarne la veridicità. Importante, ha sottolineato Vincelli, è la direzione di guida da parte della Procura, perché le indagini condotte hanno preso sostanza da altre attività investigative precedentemente portate avanti, per esempio "Kyterion", dove in una intercettazione ambientale, nella tavernetta di Grande Aracri, è venuto alla luce un incontro con Pietro Catanzariti andato a chiedere ausilio in seguito all'arresto di un nipote. Altre indagini che hanno fatto da base a "Showdown 3"  sono state "Terremoto" e "Latrocinium".
 
Alessia Truzzolillo
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