Una nuova perizia sul caso Marlane

A invocarla è il sostituto procuratore generale Curcio, che nella requisitoria davanti alla corte d'Appello di Catanzaro ha chiesto tre condanne: «Indagine tecnico-scientifica monca e carente». Al centro del processo il presunto disastro ambientale dello stabilimento tessile di Praia a Mare

Mercoledì, 11 Gennaio 2017 17:36 Pubblicato in Cronaca

CATANZARO Una nuova perizia è il passaggio obbligato per poter dare un giudizio sul caso "Marlane", procedimento che prende il nome dallo stabilimento tessile di Praia a Mare dismesso nel 2004 e nel quale si è contata la morte di 107 operai oltre a ravvisarsi il disastro ambientale per il territorio circostante l'ex fabbrica. Per queste ragioni, nel corso della sua lunga requisitoria davanti alla corte d'Appello di Catanzaro, il sostituto procuratore generale Salvatore Curcio ha più volte, e accoratamente, chiesto la rinnovazione dell'istruttoria con una nuova prova peritale, essendo quella prodotta in primo grado, a parere dell'accusa, «inadeguata e incompleta».
Senza una nuova perizia, con il materiale a propria disposizione e considerando l'intervenuta prescrizione del capo H, ossia «rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro», il pg ha avanzato le sue richieste che vanno a riformare parzialmente la sentenza di primo grado. Il sostituto procuratore generale ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione, per disastro ambientale, per Carlo Lomonaco che fu responsabile del reparto tintoria, dirigente dello stabilimento ed ex sindaco di Praia. Tre anni sono stati chiesti anche per Attilio Rausse, ex responsabile dello stabilimento, e quattro anni sono stati invocati nei confronti dell'ex amministratore delegato Antonio Favrin. Per il resto il pg ha chiesto conferma della sentenza di primo di grado, emessa il 19 dicembre 2014, che assolveva tutti gli imputati.

TORNARE A DIBATTIMENTO CON UNA NUOVA PERIZIA Perno centrale, duro, della requisitoria di Salvatore Curcio è stata, forte e più volte ribadita, la richiesta di tornare a dibattimento con una nuova prova peritale. Il pg ha chiesto alla Corte la revoca dell'ordinanza emessa il 25 novembre scorso che rigettava il prodursi di una nuova perizia. Il sostituto procuratore generale ha parlato di un'indagine tecnico scientifica «monca e carente» partita male già con la composizione del collegio di esperti nel quale – accanto al medico legale, all'epidemiologo e al professore ordinario di Igiene – mancava una figura fondamentale, un luminare in chimica e tossicologia, la cui «assenza ha portato a conseguenze nefaste» poiché non è stato possibile fare un'analisi chiara e completa della qualità e quantità delle sostanze chimiche prodotte come scarti della Marlane, le materie prime utilizzate nel ciclo produttivo della fabbrica, i fanghi prodotti a tonnellate. Più volte l'ufficio di Procura di Paola ha invocato tale tipo di analisi e ha chiesto di integrare il collegio peritale con un esperto in chimica e tossicologia, ottenendo l'apporto di un ausiliario. Salvatore Curcio ha ripercorso ogni tappa, ogni udienza del processo di primo grado, ogni inciampo nella fase istruttoria, ogni omissione, ogni leggerezza, ogni dato importante. Ha ricordato quel "buco" di tre anni, dal 1993 al 1995, nel registro di carico e scarico dei fanghi. Ha sottolineato le risposte incomplete da parte dei periti sul quadro epidemiologico nell'udienza del sei giugno 2014. Il fatto che non sia stato esaminato quanto repertato dall'Arpacal, a ottobre 2006, dalla dottoressa Chiappetta che rilevava, nel campione 2514, una quantità di cromo 6, 10 volte superiore per una zona residenziale quale quella che è venuta lentamente a sorgere intorno alla fabbrica dismessa, e una quantità di cromo esavalente quattro volte superiore. Con gli scavi del 2007 la zona intorno alla fabbrica è stata suddivisa per aree. Nell'area Z, vicino al depuratore comunale, sono stati rilevati campioni con alti valori di cromo e cadmio. E così nell'area W, che corrisponde alla strada vicina al depuratore, vi sono campioni con alti valori di zinco, cromo 6 e arsenico. «Dati empirici», sottolinea Curcio, che parlano di inquinamento e di massicci sversamenti nell'area intorno alla Marlane. Alla richiesta di una nuova perizia si sono unite le numerose parti civili tra le quali la Regione Calabria, la provincia di Cosenza, il Wwf, Legambiente Calabria, l'associazione Medicina democratica e il comune di Tortora. La prossima udienza è stata fissata per il 15 febbraio.

Alessia Truzzolillo
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