Nelle Serre torna l’incubo della lupara bianca

È fuori pericolo il 46enne di Spadola costretto a bere pesticida da due uomini a volto coperto e armati di pistola. Era stato l'ultimo a incontrare il commercialista scomparso il giorno prima, Bruno Lacaria, di cui non c'è ancora nessuna traccia

Venerdì, 10 Febbraio 2017 12:39 Pubblicato in Cronaca
Nel riquadro, Bruno Lacaria Nel riquadro, Bruno Lacaria

SERRA SAN BRUNO Un uomo svanito nel nulla ormai da 48 ore e l'amico, che lo aveva incontrato poco prima di sparire, costretto a ingerire un pesticida sotto la minaccia di una pistola. Da mercoledì la piccola comunità di Spadola, paesino dell'entroterra vibonese poco distante da Serra San Bruno, è finita all'improvviso sotto una cappa di paura. Di episodi di tale violenza, da queste parti, non ne ricordano nemmeno i più anziani: la cronaca nera ha raramente sfiorato i tre centri abitati (il territorio di Spadola è un tutt'uno con quelli di Brognaturo e Simbario) situati alle porte di Serra e ai piedi del monte Lacina.
Mercoledì mattina il 52enne Bruno Lacaria, commercialista con studio a Chiaravalle, esce di casa poco prima delle 7,30 e va a prendere un caffè in un bar che si trova all'ingresso del paese. Uscito dal bar, l'uomo incontra un suo amico, il 46enne Pino Zangari, un commerciante di prodotti agricoli con cui fa un breve giro in auto. Zangari riaccompagna l'amico nei pressi di piazza Municipio, dopodiché Lacaria scompare nel nulla. La sua auto viene ritrovata a pochi passi dal bar con all'interno il telefono cellulare e la borsa. La moglie del 52enne, non vedendolo rientrare a casa per pranzo, dà l'allarme: scattano le ricerche, a cui oltre alle forze dell'ordine partecipano anche familiari e amici. Di Lacaria però non c'è nessuna traccia, e mentre in paese sale l'apprensione per le sue sorti un altro episodio, avvenuto di nuovo in pieno giorno, scuote il paese: giovedì due uomini a volto coperto si presentano da Zangari, che probabilmente è stato l'ultimo a incontrare Lacaria prima della scomparsa, e minacciandolo con una pistola lo costringono a ingerire una notevole quantità di pesticida. I due uomini si dileguano ma i soccorsi arrivano in tempo, così l'uomo, trasferito d'urgenza all'ospedale di Locri, dopo qualche ora è fuori pericolo e racconta agli inquirenti dell'aggressione subìta. Il collegamento con la scomparsa di Lacaria sembra evidente, ma gli uomini della Compagnia carabinieri e del Commissariato di polizia di Serra continuano a indagare non tralasciando nessuna ipotesi.

TORNA LA PAURA Intanto nelle Serre torna la paura: fino a qualche anno fa la zona veniva considerata (a torto) un'isola felice, ma con l'esplodere della seconda faida dei boschi nel triangolo Serra-Soverato-Guardavalle e con il verificarsi di una serie di delitti (non sempre riconducibili alla 'ndrangheta) cade il velo di apparente tranquillità che copre la montagna.
Ma nelle Serre non era mai successo che la gente scomparisse così. Morti ammazzati tanti, e non solo nelle faide, ma inghiottiti nel nulla mai. Dal 2009, invece, è successo più volte. E se non si può parlare di lupara bianca per il 18enne Pasquale Andreacchi, i cui resti sono stati fatti ritrovare a più riprese a due mesi dalla scomparsa, ben diverso è il caso di Massimo Lampasi. Venticinque anni, già arrestato per rapina, lesioni e armi, Lampasi sparisce da Serra San Bruno la sera di domenica del 25 febbraio 2013. Di lui, da allora, nessuna traccia. Come non si è saputo più nulla di altre due persone che sarebbero state legate al clan Gallace di Guardavalle (entrato in guerra con la cosche Sia-Procopio-Tripodi e Vallelunga): Giuseppe Todaro, 28enne scomparso da Soverato a fine 2009; Franco Amato, 38enne svanito nel nulla a settembre del 2010 e la cui auto fu ritrovata su una strada che attraversa i boschi della Lacina. Una montagna che dalle Serre si affaccia sullo Jonio catanzarese e che sembra destinata a custodire nuovi, terribili misteri.

Sergio Pelaia
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