«Più lavoro meno sbirri». La "risposta" a Mattarella sul Vescovado di Locri

Anche frasi contro don Ciotti sulla sede della diocesi che ospita il presidente di Libera. Sono state cancellate dagli operai del Comune. De Raho: «È la 'ndrangheta a far scappare le imprese». Il vescovo: «Gli impieghi offerti dalla mafia non ci servono». Bindi: «Inquietante, no a giustificazioni». Il sindaco: orgogliosamente sbirri. Oliverio: «Sono un'offesa per la Calabria» 

Lunedì, 20 Marzo 2017 09:38 Pubblicato in Cronaca

LOCRI C'è un'anima nera nella Locride che ha reagito subito - e male - alla tre giorni di manifestazioni contro le mafie organizzata da Libera per la XXIII Giornata della memoria e dell'impegno. A meno di 24 ore dalla partenza del presidente della Repubblica, sui muri di Locri sono apparse diverse scritte offensive dirette contro don Luigi Ciotti, il sindaco Calabrese e «gli sbirri». Un nome collettivo che per alcuni, a certe latitudini, significa chiunque si opponga allo strapotere della ‘ndrangheta. «Più lavoro meno sbirri», «don Ciotti sbirro», «Don Ciotti sbirro e il sindaco ancor più sbirro» ha scritto chi – evidentemente si è sentito disturbato dalla risposta che la città e il comprensorio hanno dato alle iniziative di Libera. I messaggi sono apparsi sui muri dell’arcivescovado, dove abitualmente risiede monsignor Francesco Oliva e in questi giorni è ospite don Luigi Ciotti, nei pressi di una scuola e sui muri di un immobile del Comune. E per ordine del sindaco Giovanni Calabrese sono state immediatamente rimosse. Ma potrebbero essercene altre, per questo gli operai del Comune sono al lavoro per rintracciarle e cancellarle. 

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DE RAHO: «È LA 'NDRANGHETA A FAR SCAPPARE LE IMPRESE» «Queste scritte rientrano nella strategia della 'ndrangheta che dice meno sbirri e più lavoro, ma è quella che fa fuggire le imprese che il lavoro lo danno». Così il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho ha commentato con l'Ansa le scritte apparse sul Vescovado di Locri. «Proprio una settimana fa - ha aggiunto - un'impresa non calabrese che lavorava all'archivio della Corte d'appello, ha abbandonato tutto ed è fuggita per le intimidazioni. Allora smettiamola di raccontare storie e cominciamo a denunciare per far sì che la 'ndrangheta smetta di ostacolare lo sviluppo in maniera ignorante. E ignorante è chi interpreta queste scritte come una verità e non come un'enorme truffa della 'ndrangheta. I carabinieri hanno già avviato le indagini e tenteremo di capire, anche attraverso le presenze nell'area della manifestazione, quale sia la migliore lettura e a quale cosca vada attribuito il gesto. È tipico della 'ndrangheta criticare le migliori iniziative, come quella di questi giorni, che collegano la Calabria al resto d'Italia».

OLIVA: «IL LAVORO DELLA MAFIA NON CI SERVE» Nelle scritte comparse oggi sul Vescovado di Locri «si chiede lavoro, e questo è un problema fondamentale in queste terre. Ma qui serve lavoro onesto, che non tolga la dignità e non nasca dalla sottomissione. Qui non vogliamo il lavoro portato dalla mafia». Lo ha detto il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva. «Don Ciotti sta facendo un lavoro eccezionale di educazione, un lavoro molto importante - ha aggiunto Monsignor Oliva - Non dobbiamo abbassare l'attenzione sulla 'ndrangheta, continuiamo a denunciare il fatto che la criminalità crea solo lavoro nero e disonesto. I caporali tolgono la dignità e calpestano i diritti degli operai. Il lavoro della mafia non ci serve».

LIBERA: «L'IMPEGNO CONCRETO DÀ FASTIDIO» Anche don Ciotti e Libera hanno risposto alle frasi ingiuriose con una nota stampa recapitata alle redazioni: «Siamo i primi, da sempre, a dire che il lavoro è necessario, anzi che è il primo antidoto alle mafie. Ma che sia un lavoro onesto, tutelato dai diritti, non certo quello procurato dalle organizzazioni criminali. Gli “sbirri” – che sono persone al servizio di noi tutti – sarebbero meno presenti se la presenza mafiosa non fosse così soffocante. Questi vili messaggi – vili perché anonimi – sono comunque un segno che l’impegno concreto dà fastidio. Risveglia le coscienze, fa vedere un’alternativa alla rassegnazione e al silenzio. Noi è con questa Calabria viva, positiva, che costruiamo, trovando in tante persone, soprattutto nei giovani, una risposta straordinaria, una straordinaria voglia di riscatto e di cambiamento».

AVVISO PUBBLICO: «LE MAFIE HANNO PAURA DELLA SOCIETÀ LIBERA» «Questi vili messaggi sono una sfida allo Stato, alle istituzioni democratiche e dimostrano quanto la ‘ndrangheta sia ancora forte in alcune zone del nostro Paese. Ma sono anche la dimostrazione di quanto le mafie hanno paura di una società libera, solidale, in cui prevalgono la legalità e la giustizia». Così il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà, ha commentato, in una nota, le minacce inquietanti rivolte al presidente di Libera don Luigi Ciotti, comparse sui muri dell’arcivescovando, di una scuola e del comune di Locri. «Utilizzare – ha aggiunto - un tema molto delicato e sensibile come il lavoro e la disoccupazione per infangare un nome e un’associazione, che da oltre vent'anni organizza, insieme ad Avviso Pubblico, una giornata nazionale per ricordare chi è stato strappato alla vita dalla violenza mafiosa e che quotidianamente lavora per costruire un’Italia libera dalle mafie, dalla corruzione e dal malaffare, è un segnale di forte preoccupazione, di fastidio, di paura».  

BINDI: «INQUIETANTE, NO A GIUSTIFICAZIONI» «Questa scritta ci inquieta moltissimo, soprattutto il giorno dopo le parole del presidente Mattarella, che ha richiamato a prosciugare quella "zona grigia" abitata da chi non è mafioso ma non combatte le mafie. È vero, per sconfiggere la 'ndrangheta ci vuole più lavoro ma non meno poliziotti o meno magistrati, ci vuole più lavoro, più cultura ma si deve respingere ogni atteggiamento giustificatorio. La 'ndrangheta e le mafie non possono mai essere giustificate. Assolutamente no, sarebbe gravissimo ed inaccettabile». Lo afferma all'Agi la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi che invia la propria sentita «solidarietà a don Luigi Ciotti, al vescovo di Locri, a tutti gli organizzatori e soprattutto a tutti i parenti delle vittime che sono i veri offesi da quella scritta».

IL COMUNE: «ORGOGLIOSAMENTE SBIRRI» L'amministrazione comunale di Locri, intanto, replica alle scritte comparse stamane sui muri di alcuni edifici cittadini contro le forze dell'ordine e don Ciotti con dei cartelli. Lo ha annunciato la stessa amministrazione. Il sindaco ha tenuto davanti all'ingresso del centro di aggregazione giovanile, uno dei luoghi in cui sono state scritte le frasi, una conferenza stampa per ribadire la posizione dell'amministrazione cittadina. Nel corso dell'incontro con i giornalisti, al quale hanno partecipato, oltre al primo cittadino Giovanni Calabrese anche i componenti della giunta e del consiglio comunale, è stato esposto un cartello su cui si legge: «Orgogliosamente sbirri per il cambiamento».

IRTO: EPISODIO GRAVE «Le scritte contro le forze dell'ordine e contro il rappresentante di una meritoria associazione come Libera, don Luigi Ciotti, apparse sul muro della sede vescovile di Locri, offendono l'intera Calabria. Le condanno con fermezza, nella certezza che gli inquirenti faranno al più presto luce sulla vicenda, ed esprimo piena solidarietà a don Luigi, alle forze dell'ordine, a Libera e alla Curia di Locri». Lo afferma il presidente del consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, che aggiunge: «Questo episodio è grave perché si verifica all'indomani di un momento di alto valore e di significato non solo simbolico: la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Locri, città divenuta capitale del mondo che si ribella alle mafie. L'ho detto più volte e lo ribadisco: la Calabria ha bisogno di occupazione – conclude Irto – ma è proprio la 'ndrangheta a creare condizioni di bisogno e togliere il lavoro ai figli di questa terra».

OLIVERIO: «SCRITTE CONTRO DON CIOTTI SONO UN’OFFESA PER LA CALABRIA» «Le scritte offensive e violente apparse sui muri di Locri la scorsa notte contro don Ciotti rappresentano un’offesa alla Calabria civile, laboriosa e democratica che vuole vivere nel rispetto della legalità e delle regole  e sono il segno evidente che la presenza dello Stato sul nostro territorio dà fastidio». È quanto afferma, in una nota, il presidente della Regione Mario Oliverio il quale, appena appresa la notizia della comparsa delle scritte, ha immediatamente raggiunto telefonicamente don Ciotti, fondatore di “Libera” e il Prefetto di RC a cui  ha ribadito con forza l’impegno della Regione  a favore della legalità e contro ogni tipo di imposizione mafiosa ed ha espresso solidarietà, vicinanza ed impegno concreto al sacerdote, alla sua associazione e ai familiari delle vittime di mafia. «Piccoli e squalificati gruppi di uomini che intendono mantenere la nostra regione sotto il ricatto della violenza, della minaccia e della paura – ha aggiunto Oliverio - non possono offuscare i valori e l’immagine di una terra operosa e accogliente come la nostra, amante della propria storia, della propria libertà e della propria dignità. La presenza del Capo dello Stato ieri e la grande manifestazione programmata per domani a Locri, evidentemente hanno fatto saltare i nervi a chi non ama che si accendano i riflettori su una realtà come quella calabrese in cui la stragrande maggioranza delle persone è contro la ‘ndrangheta ed è pronta a combatterla quotidianamente per debellarla definitivamente. È questa, infatti, la Calabria onesta e virtuosa che domani scenderà in piazza per stringersi intorno ai familiari delle vittime innocenti delle mafie per testimoniare al Paese e al mondo intero che solo una vita vissuta all’insegna della legalità e nel rispetto delle regole e degli uomini, può assicurare una speranza ed un futuro alla nostra regione e, soprattutto, ai giovani che vivono in essa. Per questo motivo la Regione continua ad essere in prima fila nella battaglia a difesa della legalità e contro tutte le mafie». «Ai calabresi e a tutti quelli che non vogliono rassegnarsi e cedere al ricatto e al sopruso della violenza e della intimidazione criminale – ha concluso il presidente della giunta regionale - rivolgo  un appello forte ed accorato ad essere insieme a noi, domani a Locri, per testimoniare che la Calabria sta dalla parte di quanti, come don Ciotti, si battono per liberare questa terra e tutte le terre in cui la mafia, ogni tipo di mafia, cerca di imporre il proprio dominio e il proprio potere».

GENTILE: «UMILIATA LA CALABRIA ONESTA» «Lo dico con forza: mettetevi l'anima in pace. Il pensiero e l'azione di don Ciotti non si possono estorcere». Così il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, senatore Antonio Gentile, commenta le scritte apparse oggi contro don Ciotti. «Da sempre don Ciotti e la sua associazione - aggiunge - rappresentano un baluardo contro la criminalità organizzata, il punto di riferimento di quei tanti calabresi onesti che, come me, non hanno alcuna intenzione di arrendersi di fronte a chi tenta di infangare un'intera regione. Tutta la Calabria che lavora, quella che onestamente in Italia e nel mondo porta in alto la nostra terra non può che essere offesa e sentirsi umiliata da chi con viltà ha lasciato scritte ingiuriose». «A don Ciotti ed a quanti insieme a lui lavorano quotidianamente per dare corpo alla sua opera - dice ancora il sottosegretario Gentile - giunga la mia vicinanza e solidarietà, unita però alla certezza che tutto ciò servirà soltanto a rafforzare in lui la determinazione e l'impegno per la sua missione».

Alessia Candito
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