Registro tumori, qualcosa si muove

I dati sull'incidenza della patologie oncologiche c'erano già per il Catanzarese. La legge regionale ha dato impulso anche per l'area Cosenza-Crotone e per Vibo. Per Reggio ci sarà da aspettare di più

Lunedì, 20 Marzo 2017 18:42 Pubblicato in Cronaca

CATANZARO Qualcosa si muove, in Calabria, dopo l'approvazione della legge regionale con cui sono stati istituiti i registri tumori anche nella nostra regione. Se la provincia di Catanzaro, sin dal 2003 (con accreditamento nazionale nel 2010) aveva già avviato la registrazione delle patologie oncologiche, lo stesso non poteva dirsi per le altre province calabresi, almeno fino a qualche tempo fa. La norma regionale ha infatti dato impulso all'istituzione e all'accreditamento del registro per l'area Cosenza-Crotone e per la provincia di Vibo Valentia (i cui dati confluiranno in quelli di Catanzaro), mentre per Reggio Calabria ci sarà da attendere ancora qualche tempo. Sebbene le criticità non manchino, quindi, la situazione è comunque fluida e in evoluzione.
A tracciare i contorni del quadro regionale sui dati delle patologie oncologiche è stato il dg dell'Asp di Catanzaro Giuseppe Perri assieme al direttore del registro tumori catanzarese Antonella Sutera Sardo, nel corso di una conferenza stampa in cui è stato presentata la "XXI Riunione scientifica annuale" dell'Associazione italiana per i registri tumori, che per la prima volta si terrà in Calabria, proprio a Catanzaro, dal 5 al 7 aprile prossimi: «È già un dato importante che Catanzaro, Cosenza e Crotone oggi abbiano i dati sull'incidenza delle patologie oncologiche sulla popolazione. Speriamo che nei prossimi due anni si possa arrivare a regime anche nella provincia di Vibo Valentia e in quella di Reggio Calabria, così da avere una mappatura pressoché completa su tutto il territorio regionale. Questi dati sono importanti perché permettono non solo di conoscere quali e quanti tumori sono presenti nella nostra popolazione, ma ci permettono di valutare anche quali possano essere i fattori di rischio. Ed è, questo, un aspetto importante perché in quanto a diagnosi e tempi di intervento chirurgico, ancora arranchiamo quindi potremo stabilire grazie a questi dati, quali siano le esigenze del sistema sanitario regionale e andare a recuperare la quota di pazienti che si rivolgono fuori regione per avere risposte alle proprie necessità».
Perri ha inoltre rivendicato il lavoro svolto nei primi due anni dal suo insediamento quanto a screening e prevenzione oncologica: «Sono felice di poter dire che in tema di prevenzione sono stati fatti dei passi in avanti. E poi abbiamo lavorato con convinzione anche in tema di screening: ad esempio, abbiamo attivato la rete di chiamata attiva per chi partecipa ai programmi di screening su alcuni tipi di tumore. Inoltre, il dia 50/2016 ci ha permesso di inserire nuova forza lavoro dedicata a questo tema, così da poter programmare interventi sempre più ampi ed efficaci. Questi passi ci permetteranno di contribuire fortemente all'innalzamento dei Lea e quindi di uscire, dopo il risanamento finanziario, dal Piano di rientro. Sono contento perché la Calabria non viene considerata più come una regione negletta, tanto che per la prima volta ospitiamo a Catanzaro questo importante evento scientifico». I ritardi nelle province ancora sprovviste di registro tumori sono dovuti a carenza di personale o a questioni tecniche legate alla tutela della privacy.
Quanto ai dati, per l'anno che si è concluso da poco, si stimano 10mila nuovi casi di tumore in Calabria (in Italia sono stati stimati 365mila casi nel 2016), mentre 80mila sono i pazienti oncologici nella nostra regione, tra nuovi e pregressi. Il confronto tra Nord e Sud, almeno in questa classifica, è favorevole al Mezzogiorno dove l'incidenza dei fattori di rischio è minore grazie a stili di vita e abitudini alimentari più corretti. Il dato si inverte, però, in quanto a mortalità a causa di un gap sui programmi di screening che il Mezzogiorno deve necessariamente colmare.
Escludendo i carcinomi della cute (non melanomi), il tumore più frequente in Italia, nel totale di uomini e donne, risulta quello del colon-retto con 52.000 nuove diagnosi stimate per il 2016 (29.500 uomini e 22.900 donne), seguito dal tumore della mammella con circa 50.000 nuovi casi; seguono il tumore del polmone con oltre 41.000 nuovi casi (27.800 uomini e 13.500 donne), della prostata con 35.000 nuove diagnosi e della vescica con circa 26.600 nuovi casi (21.400 tra gli uomini e 5.200 tra le donne). In generale, nel periodo 2008-2016, si conferma una diminuzione di incidenza per tutti i tumori nel sesso maschile (-2,5% per anno) legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata.
Considerando le singole sedi tumorali, negli uomini appaiono in calo vie aereo-digestive superiori (VADS), esofago, stomaco, colon-retto, fegato, polmone, prostata e vescica. Nelle donne invece sono in calo stomaco, colon-retto, vie biliari, cervice uterina e ovaio.

Alessandro Tarantino
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