Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 01 Marzo 2017

CATANZARO «Ventuno "sì" e un astenuto, la pratica è approvata». Si chiude così, in poco più di trenta minuti, il consiglio comunale convocato d'urgenza per approvare le eccezioni del Comune di Catanzaro al Piano Casa regionale. La vicenda, nella giornata di martedì, aveva creato più di qualche tensione a Palazzo de Nobili a causa della mancata convocazione della seduta del consiglio da parte del presidente Ivan Cardamone. Le opposizioni - o meglio tutti i consiglieri comunali ad esclusione di quelli di Forza Italia - sottolineavano come fosse necessario approvare le modifiche entro l'1 marzo onde evitare il rischio che tra le pieghe del Piano Casa si potessero sfruttare delle norme legittime per operare delle vere e proprie speculazioni edilizie in zone specifiche della città, come l'area del porto e i quartieri Giovino e Germaneto.
La protesta dei consiglieri comunali era arrivata sin nelle stanze del prefetto Luisa Latella, la quale aveva inteso intercedere telefonicamente con il sindaco Abramo affinché si convocasse il consiglio comunale. Dal canto suo, il presidente Cardamone, in un successivo incontro con il prefetto spiegava le ragioni del ritardo proprio pochi minuti prima di convocare comunque la seduta, in via straordinaria, per le 21 di mercoledì.
Oggi la votazione, alla quale non hanno preso parte i consiglieri di Forza Italia e l'ex forzista ora passato all'Udc Antonio Corsi. Ridotta all'osso la seduta: prima del voto nominale, nessuna dichiarazione da parte dei presenti. Alla base della scelta anche la volontà di non correre il rischio che un'eventuale deliberazione arrivata oltre la mezzanotte, potesse dare vita, in futuro, a contenziosi pericolosi per le casse comunali.

ale. tar.

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    Passano le eccezioni al documento regionale dopo le polemiche tra maggioranza e opposizione. Seduta lampo per evitare contenziosi in caso di approvazione dopo la mezzanotte

VIBO VALENTIA Si è protratto per quasi sei ore l'esame autoptico sul corpo di Bruno Lacaria, commercialista 52enne che era scomparso l'8 febbraio scorso da Spadola, nelle Serre vibonesi, e che è stato ritrovato cadavere lunedì pomeriggio in un'area boschiva in località "Lacina", al confine tra il Vibonese e il Catanzarese. A indicare il luogo ai carabinieri della compagnia di Serra San Bruno è stato Giuseppe Zangari, commerciante 46enne che ha confessato di aver ucciso Lacaria, suo amico e "compare d'anello", e che è stato sottoposto a fermo da parte della Procura di Vibo con le accuse di omicidio volontario e false dichiarazioni rese al pm.
Non trapela molto dall'autopsia effettuata dal medico legale Katiuscia Bisogni, incaricata dal sostituto procuratore Filomena Aliberti, e a cui hanno preso parte anche i periti della famiglia Lacaria (Maurizio Caglioti e Gisella Magro), assistita dall'avvocato Raffaele Barbara. Il 52enne di Spadola sarebbe morto a causa di un colpo inflitto alla testa con un corpo contundente, circostanza che potrebbe confermare la versione fornita da Zangari, che ha raccontato agli inquirenti di aver colpito Lacaria con un bastone, che però non è stato ritrovato. Sul corpo di Lacaria, infatti, sarebbe stato riscontrato un ematoma che ha causato l'emorragia cerebrale che gli è stata fatale, mentre non è stato rilevato sulla salma nessun segno di ferita da arma da taglio o da fuoco.
Intanto, mentre è attesa per domani la decisione del gip Lorenzo Barracco sulla convalida del fermo, le indagini proseguono a tutto campo e, come specificato martedì in conferenza stampa dal procuratore Michele Sirgiovanni, il caso è tutt'altro che chiuso: oltre a verificare ogni punto del racconto di Zangari (assistito dall'avvocato Enzo Galeota), che ha dichiarato che sarebbe stato lo stesso Lacaria a chiedergli di raggiungere quel posto isolato dove sarebbe avvenuto l'omicidio, gli inquirenti puntano ad accertare se il movente possa essere legato a una pista economica – si parla di un prestito della vittima all'amico – e se qualche complice possa aver aiutato il 46enne che ha confessato l'omicidio.

Sergio Pelaia
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Mercoledì, 01 Marzo 2017 20:14

Incontro tra Renzi e Oliverio in Cittadella

CATANZARO Dopo la lunga chiacchierata con il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, Matteo Renzi ha fatto visita anche al governatore Mario Oliverio per quella che è stata la sua prima volta alla Cittadella regionale. L'ex premier si è concesso ai giornali solo per il tempo di qualche scatto, lasciando l'incombenza dei microfoni al padrone di casa: «Era la prima volta che Renzi visitava la Cittadella, ma devo dire che da presidente del Consiglio più volte ha dimostrato la sua attenzione verso la Calabria. Abbiamo discusso dei problemi del Paese, del Mezzogiorno e della nostra regione: abbiamo approfondito i temi sociali e delle infrastrutture oltre ai programmi che la Regione sta portando avanti e che ora entrano nel vivo».



Gli argomenti trattati si sono inevitabilmente intrecciati con il prossimo congresso nazionale del Pd: «Nodo centrale - ha spiegato Oliverio - è stato il confronto sui problemi del Paese, Renzi sta definendo il suo programma e quindi ha voluto confrontarsi con me come sta facendo in altre realtà del Paese. Voglio quindi ringraziare Matteo Renzi per essere venuto a conoscere ancor più nel dettaglio la situazione calabrese». 
Poche frasi, invece, quelle riservate dall'ex premier ai cronisti: «Non sono più né segretario, né presidente. Prometto che la prossima volta parlerò. Buon lavoro a tutti e arrivederci». L'incontro tra Renzi e Oliverio è durato circa un'ora. È ipotizzabile che, oltre ai temi politici legati alle prossime scadenze congressuali e di partito, si sia parlato anche delle questioni legate al commissariamento della sanità calabrese, uno dei temi che stanno più a cuore ad Oliverio. Subito dopo Renzi ha incontrato alcuni dirigenti del Pd calabrese. 

Alessandro Tarantino
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    Il governatore commenta l'incontro con l'ex premier: «Sta definendo il suo programma e ha voluto confrontarsi con me come sta facendo in altre regioni»

GIOIA TAURO Assemblea permanente e consequenziale blocco delle attività di transhipment del porto di Gioia Tauro. L'ha proclamata il Sul e il Coordinamento dei Portuali a conclusione di una riunione, convocata da tempo, con la Medecenter, la società che gestisce il porto container in merito alle ipotesi di riduzione degli esuberi. Nel corso della riunione Mct si sarebbe rifiutata di trattare e di consegnare una tabella relativa all'organico funzionale aziendale. A quel punto è scattata la convocazione dell'assemblea permanente con la richiesta ai portuali si sospendere le attività. Mct ha poi incontrato i dirigenti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e con loro ha esaminato la proposta «presentata dalle organizzazioni sindacali. Mct, pur rimanendo dell'idea che esiste una divergenza di vedute tra i numeri presentati dalle parti sociali e quelli già sostenuti dalla società, si riserva di esaminare nei prossimi giorni l'elaborato per arrivare ad un primo confronto che si prevede possa essere svolto nella giornata di domani». Chiusura netta, invece, nella riunione pomeridiana con il Sul, che ha poi fatto scattare il blocco delle attività, che avrebbe avuto una riuscita del 75% tra il personale.

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    La protesta, promossa dal sindacato Sul e dal Coordinamento dei lavoratori, è scattata dopo la riunione con la Medcenter sulle ipotesi di riduzione degli esuberi

ROMA «La Gran Loggia d'Italia degli antichi liberi accettati muratori, con spirito collaborativo, sta ottemperando l'ordine di consegna degli elenchi dei propri iscritti delle regioni Calabria e Sicilia nel pomeriggio di oggi pervenuto dalla Commissione antimafia». Lo dichiara Antonio Binni, Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli A.L.A.M. in seguito alla presenza oggi nella sede nazionale di Roma dell'Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi della Guardia di Finanza su ordine della Commissione parlamentare Antimafia. «Auspichiamo che il provvedimento possa servire, in via definitiva - sottolinea il Gran maestro Binni - a chiarire la differenza tra una Associazione rispettosa delle leggi, come la Gran Loggia d'Italia, da altri gruppuscoli sedicenti massonici. Siamo fiduciosi che l'impegno di segretezza assunto dalla Commissione sarà rispettato a tutela della riservatezza dei nostri iscritti».

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    Il Gran maestro Binni: «Servirà a chiarire la differenza tra chi, come noi, rispetta le leggi e gli altri gruppuscoli»

CATANZARO Sono otto le condanne che il procuratore generale della corte d'Appello di Catanzaro, Salvatore Di Maio, ha chiesto di riformare in merito al processo "Itaca" che si era concluso in primo grado, con rito abbreviato, il 24 marzo 2015. 
Il pg ha invocato le condanne di Alfonso Carioti, 9 anni; Agazio Galelli 3 anni e 4 mesi; Domenico Origlia, 9 anni e 6 mesi; Antonio Luciano Papaleo, 6 anni e 8 mesi; Giuseppe Parretta, 5 anni e 6 mesi; Andrea Santillo, 6 anni e 8 mesi; Aldo Tedesco, 7 anni e 8; Nicola Tedesco, 11 anni. Per il resto è stata richiesta la conferma delle condanne per gli imputati appellanti.
L'operazione "Itaca", scattata nel luglio del 2013, aveva portato in carcere 25 persone ritenute componenti della cosca Gallace-Gallelli, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, usura ed estorsioni, traffico di stupefacenti e armi. Una cosca particolarmente potente, come chiarito dagli investigatori all'epoca degli arresti, attiva nel basso Jonio catanzarese, ma con ramificazioni nella zona di Nettuno, nel Lazio, e nella provincia di Milano.
La prossima udienza è stata fissata per il 6 marzo quando avranno inizio le arringhe dei difensori. Fanno parte del collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Nicola Cantafora, Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Natale Ferraiolo, Andrea Mazza, Anna Marziano e Giovanni Tedesco.

ale. tru.

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    Il procuratore generale chiede di riformare alcune delle condanne inflitte in primo grado. L'operazione della Dda aveva portato in carcere 25 persone ritenute legate al clan del basso Jonio catanzarese

Mercoledì, 01 Marzo 2017 17:52

Appunti calabresi di legalità per Renzi

REGGIO CALABRIA Prima una passeggiata con Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, un pranzo nel ristorante gestito dalla cooperativa Goel a Roccella Jonica e infine uno scambio di vedute alla Regione con il governatore Mario Oliverio. Matteo Renzi torna in Calabria per aggiungere nuovi elementi al nuovo programma con cui intende presentarsi alle elezioni, quando sarà. 
Di buon mattino la tappa in riva allo Stretto. Ad attenderlo il giovane sindaco con cui c’è un feeling consolidato. Prima delle dimissioni da segretario, Renzi aveva pensato a Falcomatà come nome nuovo per la segreteria del Pd. Il primo cittadino e l’ex premier visitano il Miramare, struttura comunale per moltissimi anni abbandonata a se stessa e che ora il Comune pensa di rivalutare come centro congressi, e una sala multifunzione Orchidea (bene confiscato ai clan e gestito ora da Palazzo San Giorgio), che dovrebbe essere ristrutturato grazie ai fondi resi disponibili dai Patti per Reggio. Due strutture emblema del lavoro di riqualificazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti in questo primo scorcio di legislatura.

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(Renzi incontra il governatore Oliverio in Cittadella)

Ed è proprio sull’attuazione dei provvedimenti messi a punto dal suo governo, che Renzi interroga Falcomatà. Oltre sessanta minuti di confronto sul lungomare che porta il nome dell’indimenticato sindaco della “Primavera” di Reggio, nonostante le condizioni meteo non proprio ottimali, intervallati dalle richieste di selfie di curiosi e militanti. Falcomatà spiega all’ex presidente del Consiglio i progetti in fase di attuazione e inseriti nel Decreto Reggio. Poi si sofferma sui progetti di espansione del lungomare. Renzi ascolta, annota attento. Le idee servono in questa fase, soprattutto in vista dell’appuntamento al Lingotto, quando verrà presentata la nuova piattaforma del Pd. E a proposito di partito, l’ex segretario ribadisce a Falcomatà la volontà di riprenderne il controllo dopo le turbolenze degli ultimi mesi. In Calabria, in questo senso, si gioca una partita fondamentale viste le ultime non brillanti performance elettorali del Pd. 


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(Matteo Renzi a pranzo nel ristorante Amal di Roccella Jonica)

Ma non c’è solo la politica nella giornata calabrese di Renzi. Come era già successo a Scampia, l’ex premier sceglie una delle migliori realtà produttive per un confronto a più voci. Tappa, dunque, alla cooperativa Goel, realtà antimafia ispirata da monsignor Giancarlo Bregantini, che occupa oltre 200 dipendenti e che opera in un territorio complesso come quello della Locride. A pranzo, al ristorante multietnico Amal di Roccella Jonica, gestito sempre da Goel, ha modo di ascoltare le esperienze maturate dagli operatori della cooperativa.

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(L'ex premier visita la cooperativa Goel)

Nel 2012, prima dell’apertura al pubblico, il ristorante fu bersaglio di un’intimidazione: alla vigilia di Capodanno, un ordigno esplosivo ne danneggiò pesantemente i locali. Ha riaperto due anni dopo e utilizza i prodotti delle aziende di Goel Bio che si oppongono alla ‘ndrangheta. A sera, su Facebook, Renzi, conferma di avere apprezzato il loro lavoro: «Oggi sono nella Locride dove ho conosciuto alcune realtà bellissime. In particolar modo il gruppo Goel, guidato con passione e visione da Vincenzo Linarello. Una realtà attiva nel sociale, nell'agroalimentare, nel turismo; una realtà che dà lavoro a decine di persone e che educa a non rassegnarsi alla cultura della ‘ndrangheta. Le attività della Goel hanno più volte subito intimidazioni e attentati ma sono sempre state capaci di ripartire più forti». Non prima di aver esternato con un tweet la sua soddisfazione per la fine dei lavori (in realtà non è proprio così) sulla Salerno-Reggio Calabria.

Antonio Ricchio
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    L'ex premier a Reggio incontra Falcomatà. Visita al Miramare e a una sala giochi confiscata ai clan. Poi il pranzo a Roccella Jonica, nel ristorante multiculturale gestito dalla cooperativa anti-'ndrangheta Goel. A sera l'incontro con Oliverio in Regione – FOTO

CELICO Anas comunica che, nell'ambito dei monitoraggi programmati sul viadotto "Cannavino" (più banalmente il viadotto di Celico, per chi percorre quotidianamente l'arteria), situato al km 42,700 della strada statale 107 "Silana Crotonese", è stato attivato, in via sperimentale, un sistema integrato d'allarme che, in caso di vibrazioni o cedimenti eccessivi della struttura registrati dai sensori in monitoraggio continuo, accenderà immediatamente il rosso sulle lanterne semaforiche installate alle teste di ingresso del Viadotto impedendo, in tal modo, il transito di qualunque mezzo di trasporto sul ponte. Il sistema di allarme è stato concordato con la Prefettura di Cosenza e con i rappresentanti della Protezione civile, della Polizia stradale e degli enti territoriali competenti. Anas comunica inoltre che, sono parallelamente in corso le procedure di gara per l'appalto dei lavori di prima messa in sicurezza del viadotto, il cui inizio è previsto entro la prima settimana di aprile 2017.

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    In caso di vibrazioni o cedimenti eccessivi, il traffico sarà interrotto. Presto la gara per l'appalto dei lavori di prima messa in sicurezza

ROMA «Oggi è stata commessa una palese discriminazione nei confronti di una Istituzione libera e secolare come la Massoneria e c'è stata una grave violazione della democrazia e delle leggi dello Stato. Il sequestro degli elenchi dei liberi muratori del Grande Oriente d'Italia appartenenti alle logge di Calabria e Sicilia da parte della Commissione Antimafia presieduta dall'onorevole Rosy Bindi, è un atto arbitrario e intimidatorio». Lo afferma il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Stefano Bisi, dopo il sequestro degli elenchi degli iscritti, da parte della Gdf, delle logge siciliane e calabresi, così come richiesto dalla Commissione Antimafia. «Quando il protagonismo politico, mascherato da indagine, prende il sopravvento si finisce per percorrere una strada che porta lontano dalla necessità di capire e che finisce per sconfinare nell'illegalità. Si fa solo del sensazionalismo che non serve ad altro che ad alimentare una ingiustificata ed intollerabile caccia all'uomo e che colpisce migliaia di cittadini perbene iscritti ad una nobile istituzione».

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    Il Gran maestro Bisi dopo il sequestro della Gdf in Sicilia e Calabria: «Oggi è stata commessa una palese discriminazione nei confronti di una Istituzione libera e secolare come la Massoneria e c'è stata una grave violazione della democrazia e delle leggi dello Stato

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