Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 11 Marzo 2017
Sabato, 11 Marzo 2017 20:41

Il ritorno (alla Cupa) di Capossela

COSENZA A cinque anni da Rebetiko Gymnastas e dopo il tour estivo svoltosi interamente all’aperto, relativo al primo segmento dell’album Canzoni della Cupa (uscito nel 2016), quello sulla Polvere, per l'istrionico Vinicio Capossela è cominciato lo scorso mese di febbraio il periodo dell’Ombra, la parte più misteriosa, più introspettiva e per la cui messa in scena è stato scelto, di contro, il periodo invernale e lo spazio chiuso del teatro. Il disco è tratto dal libro Il paese dei coppoloni, edito da Feltrinelli nel 2015, e dal docufilm ad esso ispirato diretto da Stefano Orbino, sorta di antologia di Spoon River contadina i cui personaggi sono quelli che popolano l’universo quasi mitico dell’Alta Irpinia, terra paterna dell’artista, con i loro canti popolari, le storie, le filastrocche, gli antichi riti e credenze. E così che le “creature della cupa” prendono vita, dal “pumminale”, a Maddalena la castellana, alla bestia del grano, pronte a rivivere sul palco per le tanto attese tappe calabresi, promossa da Esse Emme Musica, al Cilea di Reggio Calabria domenica 12 e il giorno successivo a Cosenza, al Teatro Rendano. Con gli smartphones rigorosamente spenti.
Qual è il significato dell’Ombra, vera protagonista di questo pezzo di tour, e cosa sono gli altri spaventi menzionati nel titolo?
«Viviamo un’era di illuminazione violenta e artificiale. L’Ombra è un qualcosa a cui spesso non prestiamo attenzione, ma essa ci accompagna sempre, sta davvero attaccata a ognuno di noi in modo diverso e personale. Le ombre sono fisse, nude e nitide. Per questo vogliamo restituire il tremore alle ombre, la loro mobilità fragile. Perché l’Ombra non ci segue, ci spinge. È lei a coprire noi calpestandoci, e abbiamo bisogno di lei per farci interi. Nel Settecento andava di gran moda farsi imprimere la siluette, quasi come una fotografia dell’invisibile. Si teorizzava anche la divinazione di quel profilo: leggere la macchia nera della propria figura come si legge la mano, o il cielo o i tarocchi. Cercheremo di fare qualcosa del genere, se possibile anche in teatro. Gli altri spaventi non sono altro che vecchie conoscenze: il minotauro, il ciclope, i mostri che albergano dentro noi stessi e che vivono nell’ombra. Ma soprattutto la cosa più spaventosa: noi stessi, la nostra ombra interiore. Perché, come dice il mio amico pescatore d’ombre Jacopo Leone, la luce rivela il visibile, l’ombra rivela l’invisibile».
Torniamo al disco, Canzoni della Cupa. Un doppio lavoro nato da una gestazione decennale, dalle suggestioni che ti derivano dall’aver osservato a lungo e da vicino le cupe campane. Cosa hai ricavato da questo potentissimo arsenale di simboli?
«La cupa è un luogo raggiunto dalla luce solo trasversalmente, in cui trovano riparo le creature che sfuggono al chiarore e alla limpidezza dello sguardo, le cui apparizioni sono uniche e per questo foriere di leggende, storie generalmente conosciute, ma non verificabili. Esseri che trovano habitat nel cosiddetto folclore popolare che è un po’ la scatola del nostro inconscio collettivo. Del lavoro della terra, della radice, della sua sedimentazione nel nostro inconscio, di quel peso dell’ombra culturale che ci portiamo radicato ai piedi, è costituito il disco».
Differenze con le date estive e il relativo allestimento scenico?
«Polvere e ombra non sono altro che le due parti complementari dell’essere umano. La stagione estiva, quella appunto della “polvere”, è cominciata il primo maggio con i Calexico, è proseguita con le trombe dei mariachi Mezcal, i tamburi cupa-cupa di Tricarico, chitarre e voci di “femmine” come Enza Pagliara, in una scenografia fatta di stoppie di grano. Le “ombre”, invece, saranno quelle di Anusc Castiglioni, con le luci di Loic Hamelin, insieme ai teli, alle sagome, ai rami d’albero che al buio possono diventare lupi, alla luce del plenilunio e i riflessi del fuoco nella grotta. Lo spettacolo è diviso in quattro quadri quanti sono i livelli d’ombra: il selvatico, l’archetipo, lo specchio e il paese. La band è diversa e anche il repertorio. Dove c’erano trombe ora ci sono violini, corde, tamburi a cornice, pianoforte e poi il ritorno del principe del Teremin e delle sue diavolerie, Vincenzo Vasi. Nel foyer sarà anche disponibile una cabina per chi voglia farsi fotografare l’ombra dal viso. La parte evanescente di noi stessi, la più misteriosa e nostra, perché, come scriveva Wilde, “l’Ombra non è ombra del corpo, ma corpo dell’anima"».

Chiara Fazio
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    Doppia tappa calabrese per il cantautore italo-tedesco. Al Cilea di Reggio e al Rendano di Cosenza l'artista presenterà la seconda parte del suo ultimo album. L'Ombra è il filo conduttore: «Abbiamo bisogno di lei per farci interi»

CATANZARO "Mani" è il Festival dedicato all'uso dell'ingegno espresso attraverso le mani, un progetto realizzato da Superbo in collaborazione con il Comune di Catanzaro e patrocinato dalla Provincia di Catanzaro. Il Festival si svilupperà per tutto il mese di aprile, dall'8 al 30, ogni weekend nel Complesso monumentale del San Giovanni, una location unica e suggestiva al centro della città di Catanzaro. Mani sarà una 12 giorni di arte, design, musica ed esposizione. Protagonisti principali dell’evento sono artigiani, designer, inventori, makers calabresi (e non) che si sono distinti per l’innovazione, la sostenibilità, la ricercatezza, la capacità di riutilizzare e/o lavorare materie prime come legno, metalli comuni, tessili, ceramica, vetro. 
L’obiettivo del Festival è di riscrivere in chiave moderna il concetto di fiera-mercato, trasformando un market in una vera e propria mostra, avvicinandoci sempre più a quello che è un modello europeo di concezione trasversale dei format e della loro organizzazione e output. Il calendario di Mani prevede 4 concerti, 8 dj set, 4 workshop per adulti, 4 workshop per bambini, 4 artisti che realizzeranno delle opere live che saranno vendute durante un’asta di beneficienza e i cui proventi saranno successivamente utilizzati per l’acquisto di beni di prima necessità per i senzatetto. Oltre 50 postazioni a settimana saranno occupate da artigiani/makers, con l’obiettivo di dare il giusto risalto ai manufatti artigianali e renderli apprezzabili come vere e proprie opere d’arte. L’allestimento è pensato e costruito ad hoc per creare un’ambientazione maggiormente riconducibile ad una exhibition piuttosto che ad una fiera. Verranno utilizzato 6500 scatoloni di cartone riciclati, per costruire tutte le ambientazioni del festival, dagli stage espositivi all'area workshop e a quella kids. Tra i primi artisti confermati c'è Pimp My Mag, alias Paola Arena, nata a Lamezia e cresciuta a Roma passando per New York, ha immagazzinato esperienze nell’ambito della moda e dello styling, trasformando il proprio bisogno di colore e bellezza nell’intervento sul reale pre-fatto. Il percorso musicale sarà interamente made in Calabria, coinvolgendo artisti come Kim Ree Hena, Twist Contest e tanti altri. A curare l'immagine della campagna di Mani, è invece l’artista Alvvino che ha all’attivo lavori importanti nel mondo del design e della moda, tra cui Pitti e AltaRoma.

 

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    Dall'8 al 30 aprile, ogni weekend nel Complesso monumentale del San Giovanni, una location unica e suggestiva al centro della città di Catanzaro: una 12 giorni di arte, design, musica ed esposizione

REGGIO CALABRIA «Dopo la comunicazione ufficiale di Alitalia, l'ipotesi più volte annunciata, di abbandono da parte della compagnia dello scalo aeroportuale di Reggio Calabria si è purtroppo concretizzata cosicché dal prossimo 27 marzo non sarà più possibile acquistare un biglietto per viaggiare con nessuno dei 56 voli settimanali che da e a Reggio Calabria partono e arrivano in direzione Roma, Milano e Torino. Una situazione delicatissima, che condannerebbe il Tito Minniti alla chiusura, visto che verrebbe a mancare la quasi totalità dell'attività del nostro aeroporto, e che per poter essere in qualche modo risolta richiede il massimo impegno di tutti gli attori coinvolti». Lo afferma in una nota il vicecoordinatore di Forza Italia in Calabria Nino Foti.
«In questo contesto - prosegue Foti - non può certo mancare l'impegno di Forza Italia che, considerata questa importante e urgente necessità, ha organizzato a partire da domani una serie di iniziative. In occasione del già previsto "Security Day" infatti, sarà possibile, nelle giornate di sabato 11 e domenica 12 marzo, sottoscrivere una petizione finalizzata a trovare una immediata soluzione al problema, chiedendo al "reggino" ministro degli Interni Marco Minniti di intervenire mettendo in atto tutte le azioni possibili. L'iniziativa, si volgerà nelle piazze di Gioiosa Jonica per l'area Jonica, Palmi per l'area Tirrenica e Reggio Calabria e la stessa petizione sarà disponibile per la sottoscrizione anche online sul sito "change.org". Invitiamo pertanto chiunque  - conclude Foti - a partecipare a questa iniziativa alla quale daremo seguito con diverse altre attività fino a quando per questa vicenda non si troverà una soluzione che scongiuri il rischio, per la città più popolosa della nostra regione e per l'intera area dello stretto di ritrovarsi senza un punto di riferimento assolutamente fondamentale».

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    Il vicecoordinatore di Forza Italia in Calabria: «L'iniziativa, si volgerà nelle piazze di Gioiosa Jonica per l'area Jonica, Palmi per l'area Tirrenica e Reggio Calabria e la stessa petizione sarà disponibile per la sottoscrizione anche online sul sito "change.org"»

CATANZARO «Il governo nazionale e quello regionale stanno dimostrando assoluta incapacità di gestione dei problemi e totale indifferenza ai bisogni della gente e degli Enti locali, che soltanto oggi si rendono conto che la riforma Delrio va riscritta». Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale del Gruppo Misto Wanda Ferro. «La situazione di caos in cui sono lasciate le Province, con gravi ripercussioni sui servizi e sulla stessa immagine della pubblica amministrazione - afferma - non è una piaga d'Egitto abbattutasi sui cittadini, ma è il frutto delle politiche irresponsabili del governo Renzi e di un Partito democratico che ad ogni livello ha dato per acquisita la conclusione del percorso di riforma costituzionale - e con esso l'abrogazione delle province - prima di attendere l'esito del referendum. Eppure la batosta referendaria avrebbe dovuto richiamare ad un maggiore senso di responsabilità la Regione Calabria, governata da un ex presidente di Provincia che è invece riuscito nell'impresa di aggravare una situazione già al collasso, tanto da rischiare per le proprie inadempienze addirittura il commissariamento da parte del governo nazionale sulla questione del riordino delle funzioni. Solo oggi i presidenti di Provincia del Pd sembrano accorgersi dei disastri provocati dalla riforma Delrio, ma continuano insieme al governatore Oliverio a stendere tappeti rossi all'ex presidente Renzi che viene in Calabria per la campagna congressuale. Eppure non possono essere più nascoste le gravi responsabilità del governo regionale sulle sorti delle Province calabresi. Essendo stata presidente dell'Upi Calabria mentre alla guida della giunta regionale c'erano Loiero prima e Scopelliti dopo, ricordo bene le battaglie condivise con Oliverio, allora presidente della Provincia di Cosenza, che insieme agli altri presidenti chiedeva con forza che ai trasferimenti delle competenze dalla Regione alle Province corrispondessero quelli delle risorse finanziarie e del personale».
E ancora: «Ora che Oliverio è diventato governatore sembra aver dimenticato ciò che sosteneva pochi anni fa, senza far nulla per quelle province che oggi si trovano in stato confusionale anche per via delle carenze, ormai strutturali, del governo regionale che ha prodotto una legge monca, che non traccia una riforma risolutiva della materia, ma introduce solo alcune limitate disposizioni rinviando, per il resto, ad una successivo provvedimento legislativo mai approvato né sottoposto all'esame del Consiglio. Da oltre due anni le Province sono costrette ad anticipare costi di gestione e di personale che sono in capo alla Regione, con il rischio di finire in dissesto e con gravi ripercussioni sulla qualità dei servizi offerti: basti pensare alla situazione di collasso in cui sono lasciati i Centri per l'impiego, che devono garantire servizi a migliaia di disoccupati calabresi e il cui personale è lasciato nella totale incertezza oltre che nell'assoluta indisponibilità di mezzi e strumenti per operare. Ricordo che nel settembre del 2015 sono state istituite, presso ciascun dipartimento interessato dalla riassunzione delle funzioni ed ai processi di mobilità del personale dalle Province, le Unità organizzative temporanee "Uot-funzioni territoriali", con lo scopo di assicurare l'integrazione, nell'ambito del sistema organizzativo, gestionale e regolamentare della Regione Calabria, delle funzioni e del personale proveniente dalle province, in attesa di definire la generale riorganizzazione delle strutture della Giunta Regionale e di adottare una legge organica di riordino complessivo delle funzioni. Fin dall'inizio, il fallimento dei negoziati con le Amministrazioni provinciali, alcune delle quali con enormi deficit finanziari come Vibo Valentia e Crotone, e la tensione nei rapporti tra le istituzioni coinvolte non hanno consentito la stipula dei protocolli d'intesa previsti dalla Legge regionale 14/2015, che avrebbero dovuto disciplinare, tra l'altro, il trasferimento delle attrezzature, dei beni, dei crediti e dei debiti, e garantire continuità nell'esercizio delle funzioni. Tutto ciò ha determinato gravissime disfunzioni degli uffici territoriali delle UOT, che, a fronte dell'enorme numero di personale assegnato, si sono ritrovati in sedi non idonee e completamente privi di mezzi. Alcuni uffici risultano ancora sprovvisti di qualsiasi tipo di attrezzatura informatica, senza servizio di pulizia e manutenzione dei locali, senza collegamenti ai sistemi informatici per il protocollo e per la rilevazione delle presenze. Una situazione grave protrattasi per un anno e mezzo nel silenzio assordante di tutte le strutture regionali preposte, con responsabilità enormi. Non si è ritenuto di nominare dei commissari ad acta, né di evitare il trasferimento del personale delle Uot in altri settori o strutture. Infatti parte del personale è stato trasferito in altri settori, e si sono succeduti una serie di trasferimenti di personale delle Uot presso le cosi dette" strutture" di assistenza tecnica. Ciò, oltre ad essere in conflitto con i criteri della delibera istitutiva delle Uot, ha svuotato le unità di figure professionali provviste delle competenze e dell'esperienza necessaria per continuare a svolgere le funzioni riassunte dalla Regione. Le Uot inoltre non ricevono le risorse, già drasticamente ridotte, che la Regione Calabria trasferiva alle amministrazioni provinciali con la Legge 34/2002, e di fatto si vedono preclusa qualsiasi operatività su molte linee di attività, con ovvie ricadute negative sul territorio già fortemente penalizzato dai continui tagli ai Comuni ed alle Province. Insomma la Regione ha svilito il ruolo delle Uot e la dignità professionale del personale, e ha generato oltre all'inefficienza degli uffici territoriali provinciali uno stato di confusione che ha ripercussioni fortemente negative su un'utenza già disorientata per via del passaggio delle funzioni. Certo non meraviglia l'iniziativa dell'Upi di presentare esposti cautelativi in Procura e alla Corte dei conti per difendere le prerogative delle Province. Oliverio dica cosa intende fare per superare le gravi criticità che riguardano gli uffici periferici delle Uot, soprattutto a Vibo e Crotone, se intende chiudere le Uot, e quali sono i tempi stimati di attuazione dell'iter che dovrebbe portare alla definizione dell'intera vicenda, tenuto conto dell'anomalia di una struttura temporanea che però da due anni è nell'organigramma della Regione Calabria, con funzioni definanziate e uffici lasciati nell'impossibilità di operare».

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CATANZARO «Il Sud può essere il motore di una nuova crescita dell'intero Paese. Bisogna crederci ed assumere questo tema come risorsa». Lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio - riporta un comunicato - intervenendo alla kermesse organizzata da Matteo Renzi al Lingotto di Torino. «Il governo Renzi - ha aggiunto Oliverio - ha riacceso l'attenzione sul Mezzogiorno, dopo un lungo periodo nel quale le luci erano rimaste a lungo spente. Masterplan e sottoscrizione dei Patti con le Regioni meridionali, recupero del credito di imposta e decontribuzione sul costo del lavoro, sono state scelte concrete che vanno nella giusta direzione. Serve, però, una strategia di respiro più ampio nell'ambito della quale collocare queste scelte. Sono necessarie politiche differenziate per recuperare i ritardi accumulati nel corso di un lungo periodo e per accorciare le distanze che permangono all'interno del Paese. Servono innanzitutto politiche fiscali differenziate, volte a creare una condizione di convenienza ad investire al Sud. È necessaria una fiscalità agevolata per i giovani che vogliano intraprendere iniziative di impresa, così come avviene in altri Paesi europei. Serve un robusto sostegno per far crescere una rete di imprese intorno alla valorizzazione delle risorse a partire dall'agroalimentare e dal turismo. E ancora sulla valorizzazione del patrimonio culturale, sulla innovazione tecnologica, sulla realizzazione di servizi qualificati. Le potenzialità del Sud sono enormi. Bisogna farle esprimere».
«In questa direzione - ha proseguito Oliverio - bisogna collocare un grande progetto di modernizzazione infrastrutturale: realizzare reti di collegamento moderne a partire dall'alta velocità da Salerno a Reggio Calabria, dal rilancio del porto di Gioia Tauro con la costituzione della Zes, dal potenziamento dei collegamenti aeroportuali e dalla realizzazione in tempi rapidi delle reti di banda ultra larga, cosa che abbiamo incominciato a fare. Nel Sud sta crescendo una cultura nuova, che vede protagonisti tanti giovani. Bisogna investire per sostenere i fatti positivi che ci sono e sono tanti. Il Pd deve essere il soggetto che si propone di realizzare il sogno di un grande Paese nel quale possano esserci pari opportunità per tutti e per tutte le realtà territoriali».

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    L'intervento del governatore: «La Calabria riparte con un grande progetto di modernizzazione infrastrutturale. Il governo Renzi ha fatto tanto per il Mezzogiorno»

     

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LOCRI «La 'ndrangheta è morte per la nostra terra, la causa principale del nostro sottosviluppo. Chi uccide non è uomo di onore, ma un vero disonore per la nostra terra. Ogni uomo e donna di buona volontà dica per sempre no ad ogni forma di illegalità e criminalità. Facciamo obiezione di coscienza di fronte a qualunque progetto di morte e alla mentalità mafiosa, prepotente e arrogante». È quanto afferma mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace in una lettera ai sacerdoti e ai fedeli in vista della XXII Giornata nazionale della Memoria e dell'Impegno in programma a Locri il 21 marzo. «Memoria e Impegno sono due parole chiave - prosegue il presule - del nostro cammino civile e religioso. La memoria richiama il sangue versato da faide violente che hanno seminato morte e distrutto i nostri paesi, della sofferenza che il tempo dei sequestri ha cagionato. Memoria delle tante vittime spezzate dalla violenza della mafia, vite di uomini e donne, giovani e meno giovani, ragazzi e bambini, vittime innocenti di una criminalità spietata che non si è mai fermata davanti a niente. Stringiamoci ai familiari delle tante vittime innocenti delle mafie. Vittime delle mafie anche loro. Facciamo nostro il loro dolore, ponendoci accanto a loro e condividendone la sofferenza. Impegno è volontà di costruire una società nuova, di ridare dignità alla nostra terra, di ricostruire rapporti di pace e di riconciliazione, di favorire legami di cooperazione nel bene, di volere un lavoro per tutti. La condanna dei mafiosi, l'invito al pentimento e a cambiare vita - espresso da papa Francesco in Calabria - ha riscattato silenzi e timidezze che troppo spesso hanno caratterizzato anche la nostra azione. Da qui l'impegno a non aver paura e a ritrovare il coraggio e la speranza di andare avanti». Per il vescovo di Locri, che ringrazia don Ciotti, «la venuta del presidente Sergio Mattarella, anche lui familiare di una vittima di mafia, è uno stimolo forte ad una nostra partecipazione ancora più grande, che diventi occasione per cogliere il senso del dolore ed il valore di tale Giornata».

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    La lettera di monsignor Francesco Oliva ai sacerdoti e ai fedeli in vista della XXII Giornata nazionale della Memoria e dell'Impegno in programma a Locri il 21 marzo

COSENZA Il Tribunale di Cosenza ha condannato una struttura sanitaria pubblica al risarcimento dei danni a un caposala che nel 2001 aveva avuto un infarto. L'uomo è stato soccorso in tempo dai medici della struttura in cui lavorava. Una volta ripresosi, ha deciso di fare causa alla struttura.
I suoi legali, gli avvocati Giovanni Carlo Tenuta e Maria Settino, sono riusciti a dimostrare un nesso tra il lavoro svolto e l'infarto. Infatti, hanno evidenziato come il lavoratore doveva quotidianamente operare in «situazioni di emergenza, di disorganizzazione aziendale» in un contesto a volte conflittuale e in un clima poco sereno. Il consulente, nominato dalla Procura, tenendo conto del fatto che il caposala è stato costretto a lavorare «con organico ridotto e in situazione di stress psico-fisico, ha accertato la causa lavorativa dell'infarto e ha riconosciuto al dipendente un'invalidità del 30%».

Mirella Molinaro
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    Il Tribunale di Cosenza ha riconosciuto una struttura sanitaria responsabile del malore avuto da un loro infermiere a causa dell'eccessivo carico lavorativo

Sabato, 11 Marzo 2017 16:53

Vibo, intimidazione a una farmacia

VIBO VALENTIA Persone non identificate hanno posizionato, a scopo intimidatorio, tre cartucce di fucile da caccia davanti all'ingresso di una farmacia di Vibo Valentia. A scoprire le cartucce la notte scorsa sono stati i carabinieri che hanno avvertito il titolare della farmacia ubicata in piazza San Leoluca.

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    I carabinieri hanno trovato tre cartucce di fucile da caccia lasciate davanti all'ingresso dell'esercizio commerciale, che si trova in pieno centro

CATANZARO Il Partito democratico riparte da Torino, dove in questo fine settimana si ritrovano «gli eredi della tradizione migliore, non i reduci» nello stesso luogo dove il Pd nacque quasi dieci anni fa, come dice lo stesso Matteo Renzi che dal "Lingotto" lancia la sua ricandidatura a segretario nazionale. Un nutrita delegazione di dirigenti e amministratori calabresi ha risposto all'appello del segretario uscente che sotto la Mole ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori per preparare il congresso «non come scontro sulle poltrone, ma come confronto». Una "chiamata alle idee" per articolare progetti per il futuro dell'Italia tra i sostenitori della mozione congressuale pro Renzi volati a Torino per partecipare ai tavoli di lavoro: intorno a quello dedicato alle Politiche per il Sud, con il segretario regionale Ernesto Magorno, Oliverio ,Falcomata, Irto, Censore , Insardà, De Nise, Enzo Bruno, Tonino Scalzo, Arturo Bova, Aieta, Enza Bruno Bossio, Covello, Petrone, Porco e Andrea Guccione, Nicodemo Oliverio e Sebastiano Barbanti, anche il presidente della Provincia di Catanzaro, e segretario uscente della Federazione Pd di Catanzaro, Enzo Bruno, ma anche dirigenti regionali come Rosario Bressi. I democratici della Federazione di Catanzaro sono sempre stati al fianco del segretario uscente, tanto da essere individuati come "renziani di ferro". E anche in questa battaglia congressuale non faranno mancare il loro contributo: nei giorni scorsi, in poco più di 48 ore hanno raccolto quasi mille firme per la presentazione della candidatura di Renzi. Un altro segnale tangibile della condivisione del percorso intrapreso dall'ex premier verso il congresso, che segue di pochi giorni il documento sottoscritto da oltre 110 democratici tra amministratori e dirigenti della provincia di Catanzaro in cui viene espresso il convinto sostegno alle posizioni di Renzi.

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    Sono volati a Torino il segretario regionale Ernesto Magorno, il presidente della Provincia di Catanzaro, e segretario uscente della Federazione Pd di Catanzaro, Enzo Bruno, ma anche dirigenti regionali come Rosario Bressi

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