Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 15 Marzo 2017
Mercoledì, 15 Marzo 2017 20:28

Condannato il truffatore di fidanzate

LAMEZIA TERME Corteggiata per mesi, convinta che l'uomo che diceva di volerla sposare fosse un poliziotto, con tanto di pistola e distintivo. In realtà, ingannata da un truffatore che si era presentato con un nome falso e, con modi fini, gentili e garbati, era entrato nelle grazie di una ragazza di Lamezia Terme e della sua famiglia. Il tribunale di Lamezia Terme, in composizione monocratica, mercoledì ha condannato per truffa a otto mesi di reclusione Natalino Biondino, per avere sottratto denaro alla sua "fidanzata" e alla famiglia. La vittima, assistita dall'avvocato Giancarlo Nicotera, ha riferito che Biondino si era presentato a lei come tale Giuliano Palmieri e, dopo averne acquisito la piena fiducia, per quasi un anno si era fatto consegnare ogni mese dalla ragazza 500 euro riferendo che li avrebbe messi da parte per le future nozze. Inoltre, con la scusa di regalarle un'autovettura nuova, aveva venduto l'automobile della vittima percependone e trattenendone il ricavato, senza poi comprare alcunché.
Sempre dal racconto della giovane donna sono emersi altri particolari, oggetto di ulteriori procedimenti, e cioè che lo stesso Natalino aveva convinto l'anziana madre di lei ad accendere ed accollarsi due finanziamenti, per oltre trentamila euro, al fine di poter comperare una casa dove andare a vivere assieme alla figlia. Casa ovviamente mai acquistata. L'unica realtà rimasta sono stati i debiti che l'anziana madre, con un reddito esiguo, sarà costretta pagare – con rate mensili di oltre 300 euro – fino al 2021.
A tradire il finto poliziotto, in arte Giuliano Palmieri, è stata una svista dello stesso truffatore che un giorno ha dimenticato il portafogli a casa della ragazza. È stato così che lei ha scoperto che l'uomo che diceva di volerla sposare era un'altra persona con diverse generalità e non era affatto un poliziotto. Una volta scoperto Biondino si è dato alla macchia, facendo perdere le sue tracce anche nel suo paese d'origine, Pizzo Calabro.
Il sostituto procuratore Gisella Orlando in sede di requisitoria ha chiesto una condanna a otto mesi di reclusione. Richiesta accolta dal giudice Annalisa Martire. «Un comportamento e un disegno criminoso particolarmente subdoli da parte dell'imputato che, prendendosi gioco dei sentimenti e della buona fede della vittima, l'aveva truffata nella maniera più biasimevole», ha commentato l'avvocato Nicotera dopo la sentenza.

Alessia Truzzolillo

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    Fingendosi un poliziotto innamorato di lei tanto da volerla sposare, per oltre un anno Natalino Biondino si è fatto consegnare denaro e auto da un'ignara ragazza di Lamezia. Scoperto e denunciato è stato punito con 8 mesi di reclusione

Mercoledì, 15 Marzo 2017 20:22

Reggio torna a volare (per un po')

ROMA C'è uno spiraglio di luce per l'aeroporto dello Stretto. All'esito di una riunione convocata oggi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono state individuate le soluzioni tecniche finalizzate a rendere maggiormente fruibile sotto il profilo strutturale l'aeroporto dello Stretto "Tito Minniti" di Reggio Calabria e alcune soluzioni che nel breve periodo potranno garantire la continuità dei collegamenti da e per l'aeroporto di Reggio Calabria, a partire dal prossimo 27 marzo, evitando così ogni interruzione del servizio di trasporto aereo. Quali siano allo stato non è dato sapere, ma - informano dal ministero - all'inizio della prossima settimana verrà effettuato un ulteriore approfondimento con tutte le parti interessate volto a formalizzare le soluzioni oggi individuate. «La riunione tecnica si è chiusa bene, lavoreremo rapidamente per aprire un tavolo di lavoro per non interrompere i collegamenti da e per Reggio Calabria» si è limitato a dire il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini. «Con la collaborazione di tutti, nei prossimi giorni, dovremmo essere in grado di formalizzare le soluzioni volte a salvare e rilanciare l’offerta volativa sul Tito Minniti. Sono ottimista, un passo in avanti concreto è stato compiuto, ma bisogna rimanere vigili e continuare a lavorare con grande senso di responsabilità come abbiamo sempre fatto», ha aggiunto il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.
Alla riunione hanno partecipato i vertici del ministero, i rappresentanti dell'Ente Nazionale Aviazione Civile e dell'Ente Nazionale per l'Assistenza al Volo, il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, il Sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, il Sindaco della Città Metropolitana di Messina, Renato Accorinti, il Presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto e l'Assessore ai Trasporti della Regione, Calabria Francesco Russo e del Comune di Reggio Calabria, Giuseppe Marino.

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    All'esito di una riunione al ministero dei trasporti sarebbero state individuate alcune soluzioni per garantire la continuità dei collegamenti da e per l'aeroporto di Reggio Calabria. Ma al riguardo non ci sono dettagli

CATANZARO «Una reale disponibilità che possa condurre ad un rapido ripensamento di Alitalia sulla decisione già annunciata di annullamento dell'operatività dei voli nello scalo dello Stretto». È questa la richiesta del governatore Mario Oliverio all'ad di "Alitalia" Cramer Ball, che in mattinata aveva aperto uno spiraglio su una possibile continuità dei voli da Reggio Calabria. «Tuttavia non posso non rilevare – di legge nella missiva inviata da Oliverio a Ball e per conoscenza al presidente Luca Cordero di Montezemolo - il modo da Lei utilizzato, per ben due volte in pochi giorni, nel riproporre le questioni attraverso un'azione di sistematica disinformazione al fine di giustificare scelte che non possono essere attribuite a responsabilità della Regione Calabria». A detta del governatore, « è assolutamente infondata l'assenza di una disponibilità della Regione al confronto. Nel corso di questi mesi è stata Alitalia che ha manifestato una scarsa volontà di dare sbocchi positivi al confronto». La Regione – sottolinea Oliverio – ha avviato una serie di «iniziative – ha scritto ancora Oliverio - in grado di dare una risposta anche ai problemi sollevati da Alitalia. La predisposizione di un apposito bando, preceduto da una manifestazione di interesse, alla quale Lei fa riferimento ed alla quale Alitalia inspiegabilmente non ha partecipato, va in questa direzione». Inoltre, aggiunge il governatore «in merito alla continuità territoriale, la Regione, come ho avuto modo di rappresentare ripetutamente ai tavoli ministeriali, ha proposto di valutare tale ipotesi, dichiarando la propria disponibilità per le attività di propria competenza». A Ball poi Oliverio ricorda che «Lei fa anche riferimento a presunti impegni, che non ho e non avrei potuto assumere, per ragioni di normativa, come per esempio l'eventuale assorbimento di personale in esubero. Anche la stessa rivendicazione di un credito pregresso – scrive ancora Oliverio - è utilizzata strumentalmente. Si tratta di un credito vantato per un'attività di marketing svolta nel 2013-2014 per il quale abbiamo riavviato le procedure burocratiche. Sono costretto però a ricordarLe che solo il 7 marzo scorso Alitalia ha completato la documentazione necessaria per il pagamento. Non c'è alcun dubbio – conclude Oliverio - sulla disponibilità della Regione ad onorare debiti assunti da altri; ma nessuno può pensare che questo possa diventare una sorta di "buonuscita" per l'abbandono dello scalo».

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CATANZARO Si avvaleva di prestanome, Francesco Anselmo Cavarretta, 53 anni, ma era lui il reale utilizzatore di beni mobili, immobili e quote societarie che mercoledì la Guardia di finanza, su provvedimento del Tribunale di Crotone, ha confiscato. Le indagini patrimoniali sono partite dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, coordinate dal procuratore capo Nicola Gratteri, dall'aggiunto Vincenzo Luberto e dal sostituto procuratore Domenico Guarascio. Dalle indagini, è scritto nel provvedimento, emerge «la vicinanza del Cavarretta al clan 'ndranghetistico della famiglia Arena, operante nel crotonese e in particolare nella zona di Isola Capo Rizzuto».
Il Tribunale di Crotone, ufficio misure di prevenzione, accogliendo le richieste dei magistrati, ha disposto la sorveglianza speciale di Cavarretta per tre anni e l'obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, ossia Isola Capo Rizzuto, oltre alla confisca di beni, tra immobili, quote societarie, esercizi commerciali e un villaggio turistico, per un valore di 21 milioni di euro.
Nel luglio 2016 era stata data esecuzione, sempre da parte delle Fiamme gialle di Crotone, all'applicazione del sequestro anticipato di beni mobili, immobili ed aziende nella disponibilità diretta ed indiretta dello stesso imprenditore in virtù dei riscontri documentali raccolti dai finanzieri, nel corso degli anni. Cavarretta, infatti, si sarebbe inserito nell'economia legale, «favorito da soggetti intranei alla criminalità organizzata, utilizzando ingenti liquidità finanziarie, frutto di proventi illeciti derivanti da contributi statali, europei e rimborsi Iva, erogati a imprese commerciali – ad egli stesso direttamente o indirettamente riconducibili».

VENT'ANNI DI ILLECITI Non solo frequentazioni, stretti rapporti finanziari con gli Arena, precedenti giudiziari e di polizia. La figura di Cavarretta viene tratteggiata anche dalle dichiarazioni, «precise e convergenti» di collaboratori di giustizia come Vrenna, Bonaventura e Giglio. Secondo i giudici del Tribunale di Crotone tutti gli elementi raccolti dagli inquirenti ricostruirebbero un ventennio di illeciti: evasione fiscale, riciclaggio di proventi di attività illecite, e un'attitudine a delinquere abitualmente «mettendo anche in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica, trovando forza nel contributo offerto al sodalizio criminale di tipo 'ndranghetisco degli Arena» e nella frequentazione di pregiudicati ai quali sarebbe legato non da rapporti di parentela ma «da un interesse criminoso».

IL PROFILO PATRIMONIALE Era troppo profondo il gap tra i redditi dichiarati da Cavarretta e la disponibilità diretta o indiretta di beni per non attirare l'attenzione della Distrettuale antimafia. Gli accertamenti patrimoniali svolti dalla Guardia di finanza hanno mostrato, scrivono i giudici di Crotone, la disponibilità per l'imprenditore di un «rilevante compendio mobiliare immobiliare quote societarie e investimenti in strumenti finanziari sia direttamente che indirettamente ad egli riconducibile», il cui valore complessivo si mostra sproporzionato, secondo gli investigatori, rispetto al modesto apparente e giustificabile reddito dell'imprenditore e dei suoi congiunti. Dal 1999 al 2013, infatti, Cavarretta e sua moglie avrebbero percepito redditi decisamente inferiori rispetto alle risorse impiegate per la realizzazione del patrimonio accumulato.
In particolare sarebbe emerso che l'imprenditore avrebbe distratto in altri affari buona parte delle somme percepite, compiendo una serie di reati fallimentari. Questo avrebbe permesso a Francesco Anselmo Cavarretta di realizzare e manutenere una elegante struttura turistica creta a Isola Capo Rizzuto, a pochi metri dall'abitazione dello stesso imprenditore.

Alessia Truzzolillo
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VIBO VALENTIA Con decreto depositato lo scorso 13 marzo, il gip di Vibo ha rigettato la richiesta di confisca che era stata avanzata nei confronti dell'imprenditore Francesco Ruffa. In accoglimento delle argomentazioni difensive avanzate dal suo legale di fiducia, l'avvocato Pier Paolo Emanuele, con l'ausilio del dott. Aldo Larizza, nella sua qualità di consulente tecnico di parte, il gip Lorenzo Barracco ha ordinato il dissequestro dell'intero patrimonio intestato a Ruffa in considerazione della «totale congruità del reddito in relazione ai beni posseduti». Il gip, spiega il difensore, non ha mancato di rimarcare che quanto rinvenuto nella disponibilità di Ruffa «in realtà appare più che coerente con le sue possibilità». La confisca era stata chiesta dalla locale Procura della Repubblica sul presupposto che Ruffa fosse solo fittiziamente intestatario di un compendio aziendale e di diversi appezzamenti di terreno a San Gregorio d'Ippona. «Dopo quasi tre anni di processo con connesso sequestro preventivo dell'azienda - afferma l'avvocato Emanuele - il provvedimento in questione restituisce ampia credibilità e liceità all'operato di un imprenditore agricolo attivo da ormai quasi un ventennio nel settore della olivicoltura».

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    Il gip di Vibo Valentia ha rigettato la richiesta di confisca avanzata dalla Procura nei confronti di Francesco Ruffa

LAMEZIA TERME «Avremo modo di approfondire alcuni dei temi che sono noti a tutto il Paese. Penso al tema aeroporto di Reggio Calabria; penso al porto di Gioia Tauro ed a quali siano le prospettive; penso ad un dato che continua ad essere sotto gli occhi di tutti in quanto questa è la regione che ha un divario dal punto di vista dello sviluppo e, soprattutto, della crisi dell'occupazione e dell'occupazione giovanile in particolare». A dirlo il segretario della Cgil Susanna Camusso, oggi a Lamezia Terme, parlando con i giornalisti della situazione della Calabria. «Quindi - ha aggiunto - da questo punto di vista bisogna recuperare e recuperare molto. Per questo ancora di più in questa regione vale un ragionamento di piano per l'occupazione, di utilizzo delle risorse ai fini straordinari; bisogna avere un'idea di utilizzo dei fondi strutturali non per fare il solito repertorio delle strade lasciate interrotte tante volte, ma per costruire invece un investimento positivo dei temi del welfare e dei servizi alla persona che sono creazione di lavoro oltre che di qualità della vita e dell'attrazione di insediamenti produttivi».

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    La segretaria della Cgil: «Bisogna avere un'idea di utilizzo dei fondi strutturali non per fare il solito repertorio delle strade lasciate interrotte tante volte, ma per costruire invece un investimento positivo dei temi del welfare e dei servizi alla persona»

CIRÒ MARINA Quella inscenata a casa di Antonella Lettieri, uccisa a Cirò Marina, nel crotonese, lo scorso 8 marzo, «potrebbe essere la simulazione di un furto per depistare le indagini, ma anche la ricerca da parte dell'autore di qualcosa di preciso». A dirlo ai microfoni di Pomeriggio Cinque, su Canale 5, è il colonnello Salvatore Galliano, comandante provinciale dei carabinieri di Crotone. Una o più persone potrebbero aver quindi "inscenato" una rapina per coprire l'omicidio. Una ciocca di capelli è stata inoltre trovata all'interno dell'abitazione, segno che la donna si sarebbe difesa. Il militare ha anche sottolineato l'efferatezza dell'omicidio: «Si tratta di un delitto terribile, anche per la natura molto importante delle ferite subite».
Del delitto del Giorno della donna si è parlato anche a La Vita in Diretta, su Rai Uno. «Lei era timida, cercava sempre di nascondere le cose. Lui aveva il progetto di costruire una famiglia. Escludo che sia stato il compagno a uccidere Antonella», è la frase di Mario, amico del compagno di Antonella Lettieri.
È stato sentito anche il legale della coppia di coniugi interrogata dopo l'omicidio. I due erano vicini di casa della donna. «I miei clienti – ha detto il legale – la sera in cui è stata ammazzata Antonella erano a casa. La loro era una frequentazione assidua, ma non esclusiva. Durante l'interrogatorio si sono avvalsi della facoltà di non rispondere perché erano super stressati». 

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    Il colonnello Galliano ai microfoni di Canale 5: «Una o più persone coinvolte, delitto terribile anche per la natura delle ferite». Il legale dei coniugi interrogati dopo l'omicidio: «Quella sera erano a casa»

VIBO VALENTIA Sono trascorse due settimane esatte da quando il medico legale incaricato dalla Procura di Vibo, Katiuscia Bisogni, ha effettuato l'autopsia sul corpo di Bruno Lacaria, ma i familiari dell'uomo – scomparso da Spadola l'8 febbraio scorso e ritrovato cadavere 19 giorni dopo – non possono ancora programmare i funerali. Il motivo, probabilmente, è da ricercare nella delicatezza delle indagini condotte dai carabinieri di Vibo e Serra San Bruno e dalla pm Filomena Aliberti che, mercoledì, ha comunicato all'avvocato della famiglia, Raffaele Barbara, che bisognerà attendere ancora qualche giorno, presumibilmente la prossima settimana, prima che si possa dare alla salma degna sepoltura.

LA CONFESSIONE DELL'AMICO A confessare di aver ucciso Lacaria, commercialista 52enne residente nel piccolo paese alle porte di Serra San Bruno, è stato il suo amico e compare d'anello Giuseppe Zangari, commerciante 46enne prima fermato dai carabinieri e poi raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Vibo con le accuse di omicidio volontario e false dichiarazioni rese al pm. Il reo confesso ha indicato agli inquirenti il luogo – nei boschi al confine tra Brognaturo e Cardinale – in cui è stato poi ritrovato il cadavere, e ha raccontato che sarebbe stata proprio la vittima a chiedergli di raggiungere il posto isolato dove, a suo dire, sarebbe nata tra i due una lite culminata nel peggiore dei modi. Sebbene l'autopsia abbia individuato la causa della morte in un colpo inflitto alla testa con un corpo contundente – il 46enne aveva affermato di aver usato un bastone che, però, non è mai stato ritrovato – la versione dell'uomo non ha mai convinto del tutto gli inquirenti, convinti fin da subito che il caso fosse tutt'altro che chiuso con l'arresto del reo confesso.

NUOVI ESAMI E NUOVE IPOTESI Nelle ore successive alla scomparsa dell'amico, Zangari era stato soccorso per un avvelenamento da pesticida che, stando al suo racconto, si sarebbe autoindotto perché minacciato da due persone armate e a volto coperto, ma per gli inquirenti si è trattato di «una messinscena» per cercare di sviare i sospetti da se stesso. Nonostante la confessione, dunque, gli investigatori vibonesi sono tuttora al lavoro per trovare eventuali conferme al racconto del 46enne che avrebbe ucciso l'amico a bastonate. Tutt'altro che chiaro, ancora, è il movente, che potrebbe essere legato a un prestito della vittima all'amico, ed evidentemente ci sono anche ulteriori accertamenti tecnici da compiere sul corpo di Lacaria. In particolare, gli inquirenti potrebbero essere a caccia di tracce di eventuali complici di Zangari. E più di qualcuno in paese ipotizza collegamenti – finora mai confermati dai carabinieri – tra l'omicidio di Lacaria e la morte di un 44enne cittadino rumeno trovato impiccato, nella vicina Simbario, quattro giorni dopo la scomparsa del 52enne.

Sergio Pelaia
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    A confessare di aver ucciso a bastonate il 52enne di Spadola è stato l'amico Giuseppe Zangari, ma il suo racconto non convince del tutto gli investigatori. E a due settimane dall'autopsia ancora niente funerali: necessari ulteriori esami sul cadavere

CATANZARO «La Cisl Calabria chiede un incontro urgente al presidente della giunta regionale alla luce della riunione svoltasi ieri con il ministro per il Mezzogiorno De Vincenti sul Patto per la Calabria». È quanto si legge in una nota del segretario generale del sindacato per la Calabria, Paolo Tramonti.
«Per la Cisl – prosegue la nota – le preannunciate e importanti decisioni sul rischio idrogeologico, agroalimentare, turismo, Gioia Tauro impongono la convocazione della cabina di regia, appositamente costituita, per una verifica sullo stato di attuazione dei programmi e degli investimenti previsti e sulle possibili ricadute occupazionali che dovrebbero derivarne».
«Il Patto per la Calabria e il Por 2014-2020 – conclude la nota – rappresentano una grande opportunità per lo sviluppo e la crescita dei nostri territori e per questi motivi non possono essere ammessi ritardi e inefficienze, soprattutto in considerazione della perdurante condizione di difficoltà in cui continua a versare la nostra Regione».

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    Dopo la riunione con il ministro De Vincenti il sindacato invoca la convocazione della cabina di regia: «Non possono essere ammessi ritardi e inefficienze»

SIENA Richiesta di soldi per non divulgare falsi filmati a luci rosse. Una 72enne calabrese, insieme ai due figli di 40 e 38 anni, sono stati denunciati per estorsione dai carabinieri di Siena a seguito di indagini avviate tre mesi fa dopo la denuncia di un 20enne senese. I tre, approfittando delle chat del giovane su un'applicazione per trovare amici e amiche, si erano finti amministratori della stessa chat, quindi avevano contattato il 20enne chiedendogli 300 euro per non diffondere un suo presunto, e inesistente video hard in compagnia di minorenni. Il giovane si è impaurito e ha ceduto al ricatto ricaricando una carta Postepay, così come indicato dai suoi estorsori, che di seguito hanno subito chiesto un ulteriore versamento. Il 20enne però ha deciso di raccontare tutto al padre, sporgendo denuncia. I carabinieri sono risaliti ai tre estorsori attraverso i movimenti sulla carta da cui è emersa l'esistenza di altre vittime: i militari stanno effettuando ulteriori indagini.

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    Nei guai una 72enne assieme ai figli di 40 e 38 anni. La vittima è un giovane contattato in chat

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