Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 18 Marzo 2017

Leggo sul giornale online da Lei diretto, due notizie che mi riguardano ed afferiscono una a un articolo ispirato dal consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea, datato 17 marzo 2017, dal titolo "Mauro snobba la Regione, Giudiceandrea si infuria", altra ad articolo a Sua firma, avente per titolo "Quattordici inchieste incombono sulla Regione", pubblicato in data odierna.
Rispetto a quello di Giudiceandrea, devo tosto occuparmi anche del titolo, in quanto non solo non ho mai snobbato la Regione, ma, rispetto a una convocazione presso la Commissione politiche sociali della Regione Calabria (che afferisce all'assistenza ai bambini che sono seguiti presso il centro di riabilitazione di Contrada Lecco di Rende e presso quello di Serra Spiga di Cosenza, problematica della quale l'Asp si sta facendo carico), l'Azienda è stata rappresentata con la figura di più alto livello dirigenziale, che collabora con il direttore generale, cioè quella del direttore sanitario aziendale. I compiti precipui del direttore sanitario sono quelli normativamente previsti di: "Direzione del servizio della salute, sia ai fini organizzativi che sotto i profili igienico-sanitari. Dirige i servizi sanitari, nel senso che è tenuto a svolgere compiti diretti al coordinamento generale di tutta l'attività tecnica e sanitaria. Sovrintende alle procedure necessarie al perseguimento degli obiettivi definiti dalla programmazione sanitaria locale."
Proprio il rispetto istituzionale che mi ha sempre contraddistinto, checché ne possa pensare l'Avv. Giudiceandrea, componente della Commissione politiche sociali del consiglio regionale, mi ha fatto determinare, nella piena conoscenza del D.lgv. 502/92, a far presenziare per quella precipua attività la figura professionale apicale, che per la funzione ricoperta ha la competenza tecnica specifica. In tal modo potevo dare alla tematica da affrontare in Commissione il miglior contributo possibile sotto l'aspetto tecnico.
Lungi da me pensare di mettere in difficoltà chicchessia, per la mera coincidenza di un rapporto parentale tra il direttore sanitario dell'Asp ed il Consigliere Regionale Giudiceandrea! Sono figure istituzionali entrambe, con ruoli ben distinti e separati. Di certo l'Asp è stata ben rappresentata dalla figura istituzionale di massimo livello per il tema trattato. L'imbarazzo del consigliere regionale non lo colgo e sarà un fatto tutto personale di chi in tal modo lo percepisce.
La sua reattività rispetto alla presenza del congiunto, però, gli ha fatto rendere dichiarazioni che non trovano verun riscontro nei fatti. Addirittura parla di una mia "conclamata incompatibilità", che mi lascia fortemente perplesso. Nessuno sinora, se non il Giudiceandrea, ha conclamato alcunché, anzi. Un iter oramai datato nel tempo, ha stabilito che il mio ruolo di direttore generale dell'Asp di Cosenza, sia pienamente legittimo e ossequioso delle leggi vigenti. Un parere dell'Avvocatura regionale e una istruttoria del dipartimento della Salute della Regione Calabria, hanno sancito quello che, per la verità, in maniera palese le leggi e i contratti prevedono in subjecta materia, che le mie funzioni siano in maniera, questa volta sì "conclamata", legittime sin dal momento del conferimento dell'incarico ed a tutt'oggi!
Per tale motivo, l'espressione infelice e non pertinente al caso di specie del Giudiceandrea non trova alcun riscontro nei dati di realtà ed è frutto della sua immaginazione.
Devo constatare, per altro verso, che l'articolo pubblicato in data odierna, a Sua firma, riporta taluni temi, anche questi ampiamente superati, da un verso, ed inediti dall'altro. Riferisce di ben tre indagini che mi coinvolgono, e certamente sarà più edotto di me, che, ad oggi, non ho ricevuto alcun invito per rendere dichiarazioni, alcun avviso di garanzia, alcun altro segnale che ci siano in corso indagini nei miei confronti. Di certo, mi consta che io abbia compulsato talune indagini, che vedono l'Asp come parte offesa. Non avendo altre notizie per smentirLa, attendiamo gli eventi e ci riaggiorniamo.
Sul fronte della violazione delle Leggi nazionali e regionali, mi piacerebbe conoscere quali siano, stante il fatto che tutti coloro i quali si sono occupati della vicenda hanno concluso in maniera diametralmente opposta alla Sua, riconoscendo il pieno rispetto delle leggi regionali e nazionali, relativamente alla mia nomina a direttore generale dell'Asp di Cosenza.
Come ho già fatto cenno rispetto all'articolo ispirato dal Giudiceandrea, devo dirle che non mi sono assolutamente rifiutato di presentarmi al cospetto della Commissione (che se è un cruccio di qualcuno farò per accontentarlo), in quanto l'Asp è stata rappresentata dalla figura istituzionale preposta.
Questa gestione non ha mai spostato dall'Ufficio legale alcuna figura professionale inquadrata nei ruoli dell'Avvocatura, per cui sarà stato informato male. Ha, anzi, richiesto, in più occasioni e con atti scritti, alla struttura commissariale l'autorizzazione ad assumere 4 dirigenti avvocati, senza ad oggi averla ottenuta. Tale richiesta, a scanso di equivoci, è stata avanzata nell'immediatezza del mio insediamento.

*direttore generale dell'Asp di Cosenza

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LAMEZIA TERME Nella lettera che il rossanese Amerigo Minnicelli, ex maestro venerabile del Grande Oriente d'Italia, ha consegnato alla Commissione parlamentare antimafia c'è un passaggio che pare scritto apposta per dare una traccia investigativa al Parlamento. Lo ha anticipato l'Espresso, è il punto 3 della missiva: «Non accada che i fratelli vengano "risvegliati" in Orienti diversi da quelli di loro provenienza». Traduzione: c'è una libertà sospetta nei passaggi da una loggia all'altra di grembiulini che hanno avuto guai con la giustizia, sia essa massonica od ordinaria. Che la Commissione stia seguendo (anche) una pista del genere emerge da alcune audizioni delle scorse settimane, i cui testi integrali sono ora disponibili.
La presidente Rosy Bindi avanza la richiesta a Fabio Venzi, gran maestro della Gran Loggia regolare d'Italia. Venzi è di origini calabresi: conosce bene la regione e, ammette davanti ai commissari, scoraggia l'apertura di logge nella Locride. Ha anche abbattuto le colonne di un "tempio" a Reggio Calabria nel quale si incrociavano i destini (massonici) di professionisti e uomini che si scoprirà essere vicini alla 'ndrangheta, come il commercialista-spione Giovanni Zumbo. Bindi mostra interesse proprio per quel passaggio: «Le consegno la lettera di richiesta degli elenchi degli iscritti, con particolare riferimento a Sicilia e Calabria. Non è formulata in questa lettera, ma, se c'è bisogno, facciamo un'integrazione, saremmo anche interessati a conoscere i nominativi della loggia dell'Araba Fenice che hanno fatto passaggio a un'altra obbedienza. (...) Visto che, come giustamente dice lei, la loggia è scomparsa perché gli iscritti sono transitati in altra obbedienza, a noi interesserebbe conoscere i nominativi anche di quella».
Le transumanze tra gli Orienti appaiono sospette per l'Antimafia. E quella registrata a Reggio Calabria pare esserlo in maniera particolare, altrimenti la citazione non sarebbe così esplicita. D'altra parte, "Araba Fenice" sbucava anche in una vecchia informativa della Guardia di finanza, interessata a fare luce sui legami tra politica e imprenditoria. Tra gli iscritti c'era anche l'imprenditore borderline (con la 'ndrangheta) Pasquale Rappoccio. Nelle logge reggine (e non solo) si fanno incontri interessanti. E l'Antimafia vuole verificare se questi incontri si perpetuino attraverso la transumanza dei fratelli da un tempio all'altro della città.
Anche Massimo Criscuoli Tortora (gran maestro della Serenissima Gran Loggia d'Italia-Ordine generale degli Antichi liberi accettati Muratori) ha un esempio calabrese che calza a pennello. Parlando della necessità di vigilare sugli ingressi, spiega: «A Reggio Calabria, dove abbiamo una realtà, tempo fa si sono presentati alcuni ex fratelli di un'altra obbedienza, chiedendo di essere regolarizzati. Mi ha telefonato il venerabile e gli ho detto di esaminarli. Poi mi ha chiamato il delegato, il quale mi ha detto di lasciarli perdere perché non avevano le stesse caratteristiche intellettuali e morali che noi richiediamo». Transumanza bloccata. Ma per Tortora la Calabria è la terra in cui c'è un fiore all'occhiello massonico: «Locri è il nostro fiore all'occhiello. Il posto più difficile è proprio il nostro fiore all'occhiello, ringraziando il nostro delegato, che ha fatto una vera selezione. Poi abbiamo una realtà a Crotone. Ne stiamo aprendo un'altra, ma nell'arco dell'anno, a Catanzaro, per un totale di 50 o 60 – il numero esatto, se lo desidera, glielo faccio avere – in Calabria e una realtà sotto le dieci a Messina». Il gran maestro insiste sull'eccellenza nella Locride. Spiega che i controlli sono stringenti: «Il nostro delegato per la Calabria è una persona molto perbene, è uno dei grossi penalisti di Locri e li conosce tutti». Fa anche il nome: «È pubblico, perché noi l'abbiamo presentato alla Prefettura. È l'avvocato Francesco Febbraio. È pubblico, perché regolarmente facciamo la nostra denuncia e dichiarazione alla prefettura e alla questura».
Dagli elogi alle critiche, la Calabria è sempre tra i pensieri dei gran maestri che si alternano davanti alla Commissione. Antonio Binni, che guida la Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, spiega che «in Calabria abbiamo 60 logge e gli appartenenti sono 889 fratelli, in Sicilia 44 logge e 468 fratelli. Vorrei però fare una precisazione: il numero della Calabria è legato all'elezione che mi ha portato alla riconferma, perché i fratelli calabresi, che evidentemente non mi amano molto, hanno fatto la moltiplicazione dei pani, nel senso che hanno frazionato delle vecchie logge per avere un numero maggiore di voti, quindi oggi figurano 60 logge, ma in effetti il numero di riferimento concreto è 889 fratelli, che è il dato reale, mentre il numero di 60 è un numero artificiale. Purtroppo per loro ho vinto io». Ancora numeri: «Ho fatto anche uno studio, che forse potrebbe essere interessante per loro e che se vuole vi leggo, signor presidente. In Calabria abbiamo sette logge a Catanzaro, 28 a Cosenza, tre a Crotone, 14 nella Magna Grecia, cioè Corigliano Calabro e tutta la costa, cinque a Reggio Calabria e tre a Vibo Valentia».

Pablo Petrasso
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    La Commissione parlamentare antimafia chiede i nomi dei transfughi della loggia "Araba Fenice". La lettera di Minnicelli sui passaggi da un'obbedienza all'altra. E il caso della Gran Loggia d'Italia: «A Reggio abbiamo rifiutato dei fratelli che chiedevano di essere regolarizzati»

COSENZA Si è svolto giovedì il X congresso provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Cosenza. Dopo la fase degli appuntamenti territoriali, con oltre quaranta congressi di Circolo nella provincia, si è chiusa anche questo secondo momento.
Dopo la relazione del segretario provinciale Francesco Saccomanno, i lavori sono proseguiti con gli interventi di saluto degli ospiti, dalle altre forze politiche della Sinistra d'alternativa (Sinistra Italiana, Possibile, Altra Europa), ad organizzazioni sindacali (la Camera del Lavoro di Cosenza, la Flc, la Fiom), alle associazioni ed ai movimenti sociali ed ambientalisti, per i beni comuni, per i diritti civili, la solidarietà ai migranti, la lotta alla povertà ed all'esclusione sociale, la difesa della democrazia e della Costituzione.
«Ha chiuso – si legge in un comunicato stampa – la lunga e appassionata discussione la relazione finale del segretario nazionale Paolo Ferrero, che ha puntato sulle quattro priorità che il corpo del Partito deve affrontare e mandare avanti nell'immediato futuro. L'unità della Sinistra politica e sociale antiliberista, in forma autonoma e alternativa al Pd, con un processo che sia contemporaneamente "dall'alto e dal basso", tra le forze politiche disponibili a questo percorso e con le forze sociali che conducono importanti battaglie nei territori. La ferma e determinata opposizione alle due destre, quella razzista e fascistoide e quella liberista del Pd, renziano e non, entrambe parimenti ed irriducibilmente avversarie. La riorganizzazione e la crescita del Partito, giudicando fondamentale l'esistenza di un'organizzazione politica che abbia un orizzonte ideologico e culturale comunista all'interno dell'aggregazione di una più vasta Sinistra d'alternativa. La crescita e la ricerca della ricomposizione dei conflitti sociali, vero lievito per la democrazia ed il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari».
Alla fine del dibattito sono stati eletti i nuovi organismi direttivi ed i delegati al congresso regionale ed a quello nazionale, che si terrà a Spoleto dal 31 marzo al 2 aprile. Riconfermato all'unanimità Francesco Saccomanno a segretario provinciale.

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    Confermato all'unanimità dal congresso. Nella relazione di Ferrero il "no" ai nuovi fascismi

LOCRI «Richiamo alla responsabilità per quanti amministrano a diversi livelli la cosa pubblica, che incontrando queste persone devono sentire forte il bisogno di prendere con chiarezza le distanze dal malaffare. Deve avvertire forte lo schifo del compromesso e della vicinanza di chi vi ha privato di un affetto». Lo ha detto il segretario generale della Cei monsignor Nunzio Galantino, ai familiari delle vittime della mafia radunati per la Giornata della Memoria e dell'impegno di Libera, specificando di essere a Locri a nome di tutta la Chiesa italiana e di parlare a nome di Papa Francesco. «Deve essere sempre chiaro a tutti - ha detto - che con parole forti e gesti credibili la Chiesa è lontana mille miglia da chi con arroganza e prepotenza vuole imporre logiche di sopraffazione e di malavita, da chi a volte cerca in maniera subdola di strumentalizzare la Chiesa e le realtà sacre per coprire le proprie malefatte. Di fronte a chi guida la macchina della violenza della sopraffazione e della morte noi dobbiamo fare tutto il necessario per strappare il volante dalle mani della malavita. Senza risparmiarci». «Il vostro lutto, il vostro dolore e la vostra sofferenza - ha sostenuto Galantino - non possono e non devono restare chiusi nella vostra casa e nella cerchia dei vostri parenti e conoscenti. Il vostro lutto, il vostro dolore, la vostra sofferenza, portati con grande dignità in pubblico, devono costituire e provocare rimprovero, vergogna e condanna per coloro che questi lutti lo hanno provocato per realizzare i propri piani di sopraffazione malavitosa. Non siete voi a dover rimanere chiusi nel vostro dolore, devono essere loro a nascondersi e vergognarsi. Il vostro lutto il vostro dolore e la vostra sofferenza hanno tanto da dire anche a noi».

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    Il segretario generale della Cei porta il messaggio di papa Francesco ai familiari delle vittime della criminalità organizzata: «La Chiesa è lontana mille miglia dalla 'ndrangheta»

CATANZARO Il presidente della Regione, Mario Oliverio, accompagnato dal capogruppo del Pd in consiglio regionale Sebi Romeo e dal dirigente generale del Dipartimento "Programmazione nazionale e comunitaria" Paolo Praticò, dal dirigente del settore "Piani Lavoro e Sviluppo, Politiche Territoriali, Emersione" Cosimo Cuomo, e dal direttore generale del dipartimento Turismo, Beni culturali, Istruzione e Cultura, Tommaso Loiero, nel primo pomeriggio di oggi è ritornato a Riace «per riconfermare l'amicizia, il sostegno e l'attenzione concreta del governo regionale al sindaco Mimmo Lucano e all'intera amministrazione comunale che in questi anni – si legge in un comunicato – sono stati capaci di guidare un processo che ha fatto di questo piccolo comune un modello di civiltà, un simbolo di accoglienza ed integrazione ed a cui il mondo intero guarda con grande speranza e ammirazione».
Come si ricorderà, il presidente della giunta regionale, dopo aver ricevuto il sindaco Lucano presso il suo ufficio di presidenza, al decimo piano della Cittadella regionale, ancor prima che egli venisse indicato dalla rivista internazionale "Fortune" tra le cinquanta personalità più influenti del mondo, si era recato a Riace altre due volte: la prima per festeggiare il Primo Maggio insieme a tutta la comunità residente e, la seconda, per partecipare ad una seduta pubblica e aperta del Consiglio comunale e per chiedere al primo cittadino del "paese dell'accoglienza" di ritirare le dimissioni annunciate a seguito di alcuni attacchi subiti in rete in forma anonima tendenti, a suo giudizio, a screditare la sua azione sull'accoglienza dei migranti. Dimissioni che furono poi ritirate, anche a seguito del voto unanime di un Consiglio comunale che registrò la massiccia partecipazione di personalità e cittadini provenienti da tutta la Calabria che, con la loro presenza e partecipazione, vollero concretamente esprimere solidarietà e vicinanza al "sindaco dell'accoglienza".
Al termine di un sopralluogo compiuto insieme al primo cittadino e agli amministratori comunali per le vie del piccolo borgo, il governatore della Calabria ha, poi, voluto incontrare i cittadini presso la sala consiliare del piccolo comune in provincia di Reggio Calabria per riconfermare loro la sua amicizia e il suo impegno personale e il sostegno concreto della Giunta regionale.

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«Sono ritornato con piacere a Riace – ha detto Oliverio – che rappresenta il simbolo di una Regione come la Calabria, che ha fatto e vuole continuare a fare dell'accoglienza un valore praticabile. Noi vogliamo sostenere questo modello con tutti gli strumenti e le risorse che abbiamo e che possiamo mettere in campo. Mimmo ha dedicato tutto se stesso a questa causa per la quale ha rinunciato anche ai suoi affetti. Oggi ci ha raccontato di una serie di problemi e traversie che stanno cercando di frapporsi rispetto a questa esperienza che, per quanto ci riguarda, non potrà mai essere offuscata da nulla e da nessuno, perché è diventata un simbolo di accoglienza e integrazione a livello nazionale ed internazionale. Essa rappresenta una luce che non può essere spenta o adombrata, perché uomini e donne provenienti da paesi diversi, dove c'è fame, sofferenza e guerra, hanno trovato qui la loro possibilità di vivere con dignità e di sentirsi utili, integrandosi anche nelle criticità. C'è una campagna che tende a demolire questo modello, ma noi non possiamo rassegnarci e subirla. Capisco la sofferenza e la solitudine che il sindaco Lucano vive proprio nel momento di massima valorizzazione di questa esperienza a livello europeo ed internazionale. So che quando si diventa simboli ed esempi a livello mondiale possono scattare meccanismi di messa in ombra di questa realtà da parte di forze, culture ed interessi che non vogliono l'affermazione dei valori che qui sono praticati e vissuti. Per quanto mi riguarda sarò sempre a sostegno e vicino a Riace, come uomo e come presidente della Regione, perché questa luce possa espandersi sempre più in Italia, in Europa e nel mondo».

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    Il governatore in visita dal sindaco Mimmo Lucano: «Nulla potrà offuscare questa esperienza. È una luce che non può essere spenta»

GIOIA TAURO È stato accolto il ricorso di un'insegnante calabrese che era stata trasferita in Veneto. A darle ragione, il Tribunale di Treviso, sezione Lavoro, che ha accolto il ricorso presentato dal legale della docente, l'avvocato Renato Bellofiore del foro di Palmi, con il quale si chiedeva il riconoscimento del diritto della sua assistita ad una sede d'insegnamento vicina alla propria residenza e la dichiarazione di illegittimità dell'assegnazione a Treviso effettuata dal Miur attraverso il famoso algoritmo.
A presentare il ricorso, con il patrocinio dall'avvocato Renato Bellofiore, S. A., docente di Gioia Tauro, mandata a insegnare a migliaia di chilometri dalla propria residenza. La docente, proveniente dalle cosiddette Gae (graduatorie a esaurimento) era stata immessa in ruolo con il piano ministeriale straordinario nello scorso anno scolastico e, nonostante la preferenza per le sedi calabresi era stata trasferita direttamente in Veneto senza aver mai richiesto tale ambito.
La docente era stata, nonostante il suo punteggio nettamente superiore, scavalcata da altre docenti che avevano ottenuto sedi più vicine. La ricorrente, per il tramite del suo avvocato, ha quindi lamentato, evidenziando la criticità dell'algoritmo ministeriale, la mancata assegnazione agli ambiti da lei scelti, a vantaggio di altri docenti che avevano un punteggio nettamente inferiore.
Nel ricorso il legale aveva fatto emergere l'illogica ed illegittima condotta dell'Amministrazione scolastica che aveva errato nell'assegnare docenti con maggior punteggio in sedi distanti dal luogo di residenza, anche a 1200 chilometri, ed altri – a parità di condizioni e a parità di sedi richieste ma con punteggio inferiore erano stati assegnati in sedi vicine. In tal modo si tradiva e non si rispettava, da parte del MIUR, il principio dello scorrimento della graduatoria, fondato sul merito, espresso dal punteggio attribuito nella fase dei trasferimenti.
Così con ordinanza, il Tribunale di Treviso, Sezione Lavoro, numero nr. cronologico 1092/2017, del 16/03/2017, R. G. 1570/2016, ha accolto totalmente il ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato contro il MIUR Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, contro l'Ufficio Scolastico Regionale del Veneto e contro l'Ufficio scolastico VI°- Ambito territoriale di Treviso, tutti difesi dall'avvocatura dello Stato. Tale ordinanza, nel dare ragione all'insegnante calabrese, ha dichiarato il suo diritto ad essere assegnata per l'anno scolastico 2016-2017 alla sede richiesta Calabria Ambito Territoriale 0011. Ha condannato, inoltre, l'amministrazione scolastica competente ad assegnare la ricorrente in organico ad una delle sedi disponibili in tale ambito o in altra sede tra quelle elencate nelle preferenze espresse in ordine gerarchico nella domanda di mobilità. Per ultimo ha condannato il MIUR convenuto a pagare in favore della ricorrente le spese di lite. Detta ordinanza immediatamente esecutiva è stata depositata in cancelleria il 16 marzo del 2017.
Il provvedimento del Giudice del lavoro di Treviso sulla mobilità 2016 arriva dopo le numerosissime proteste in tutta Italia montate nei mesi scorsi per la grande confusione e segretezza con cui sono state stilate le graduatorie ed effettuate le assegnazioni delle sedi dei docenti provenienti dalle Gae ed è particolarmente importante perché, oltre a mettere in rilievo il cattivo funzionamento dell'algoritmo con cui il Miur ha effettuato le assegnazioni delle sedi, ha messo per l'ennesima volta in crisi il Miur che dopo la legge cosiddetta della "Buona Scuola" continua a perdere cause in tantissimi tribunali italiani.

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    Accolto il ricorso di un’insegnante trasferita in Veneto. Era stata scavalcata da alcune colleghe che avevano un punteggio inferiore. Ma l’algoritmo ha sbagliato 

Il presidente dell'Anci, Antonio Decaro, ha affidato ieri sei deleghe, ad altrettanti primi cittadini. E nel quadro ci sono anche due calabresi: Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza, è il delegato a urbanistica e lavori pubblici, mentre la delega al Mezzogiorno e alle politiche per la coesione territoriale è stata affidata al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.

IL RINGRAZIAMENTO DI FALCOMATÀ «Ringrazio il presidente Decaro per avermi affidato questa delicata responsabilità - ha dichiarato il sindaco Falcomatà - ritengo che il ruolo dei sindaci sia fondamentale, soprattutto nelle regioni del sud dove i Comuni rappresentano i primi e più prossimi punti di riferimento per le istanze dei cittadini. In questi anni l'Anci ha svolto un lavoro importante in questo senso, rappresentando un valido supporto, in termini di strumenti normativi e di raccordo tra gli enti comunali, che ci ha consentito di affrontare diverse questioni decisive per l'attività amministrativa sui territori. Sono convinto - ha aggiunto Falcomatà – che proprio dal Sud possa partire il moto di crescita decisivo per il rilancio socioeconomico del Paese. Se cresce il Mezzogiorno cresce l'Italia. E' questa la sfida che vorrei condividere in Anci. E sono certo che con il presidente Decaro e con gli altri Sindaci impegnati alla guida dell'Associazione saremo in grado di rappresentare uno stimolo importante in questa direzione, sia sui territori che nel rapporto con le massime istituzioni nazionali».

SALERNO: NOMINA DI PRESTIGIO «La nomina di Mario Occhiuto a delegato nazionale dell'Anci in materia di urbanistica e lavori pubblici è la riprova del grande prestigio che Cosenza, grazie al suo Sindaco, sta acquisendo nel panorama nazionale». Lo afferma Carmelo Salerno, consigliere comunale e coordinatore cittadino di Forza Italia.
«Mario Occhiuto viene premiato non solo per le sue indubbie qualità di amministratore - continua Salerno - ma anche per la straordinaria visione urbanistica e architettonica di cui è depositario e che è riconosciuta a livello nazionale».
«Il buongoverno - conclude Salerno - viene sempre premiato e questa delega conferma che Cosenza è divenuta esempio di buona amministrazione per tutto il Paese».

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    Delega a Urbanistica e Lavori pubblici per il sindaco di Cosenza. Al primo cittadino di Reggio Calabria Mezzogiorno e Politiche per la coesione territoriale

PAOLA La Procura di Paola ha emesso 12 avvisi di garanzia nei confronti di altrettante persone tra i quali anche amministratori comunali tra cui il sindaco di Acquappesa Giorgio Maritato e quello di Guardia Piemontese Vincenzo Rocchetti, tecnici e funzionari comunali dei due centri del Tirreno cosentino. Contestualmente i carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dal pubblico ministero Anna Chiara Fasano, di tutti gli impianti pubblicitari che insistono nel territorio dei due Comuni e più specificamente di 17 impianti pubblicitari di grosse dimensioni (6 metri per 3 metri).
I reati contestati sono turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, depistaggio, concorso di abuso d’ufficio, rifiuto di atti d’ufficio, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. L'indagine ha permesso di accertare che la gestione del servizio pubblicitario dei due comuni veniva affidata dai competenti enti comunali in palese violazione del codice degli appalti pubblici. In particolare, sarebbero state favorite società di servizi pubblicitari, risultate mancanti dei necessari requisiti morali, professionali e di regolarità contributiva e, a seguito delle indagini dei carabinieri, riconducibili a soggetti di Cetraro e Paola - appartenenti al clan Muto - pluripregiudicati per mafia e/o sorvegliati speciale di pubblica sicurezza e, dunque, controindicati nei rapporti pubblici con qualsiasi pubblica amministrazione.
Gli appalti venivano realizzati dai comuni di Guardia Piemontese e di Acquappesa in violazione della normativa prevista poiché, anziché procedere con la dovuta trasparenza con le previste modalità appaltati, operavano in dispregio delle norme vigenti attraverso affidamenti diretti al singolo ente societario, sempre riconducibile agli stessi soggetti indagati.
Predette società, inoltre, sono state nominate dai due Comuni affidatarie di servizi pubblici senza possedere i presupposti per una legittima partecipazione o addirittura versando in situazioni di confisca e/o cessazione dell'attività oltre che essere utilizzati dagli indagati attraverso una sorta di “passaggio di consegne” dei servizi pubblicitari da una società a un'altra.
I carabinieri della Compagnia di Paola hanno anche accertato che la redditizia attività di lecita gestione del servizio pubblicitario è tutt'ora in corso su ben più ampio territorio.
Per tutta la durata della gestione, accertata dal settembre 2011 e sino a data odierna, entrambe le amministrazioni comunali omettevano anche di avviare iter amministrativo per la demolizione/rimozione degli impianti, peraltro non a norma, nonostante un provvedimento dell’Anas del febbraio 2012 gli intimasse il ripristino dello stato dei luoghi.
Per tre indagati è stato anche contestato il reato di depistaggio: in particolare dei tre, in qualità di pubblici ufficiali, al fine di ostacolare, sviare e comunque impedire attività d’indagine dei carabinieri, uno di essi ha negato di conoscere l’attività d’installazione e gestione delle pubbliche affissioni, mentre altri due soggetti producevano alcune autorizzazioni ed atti ambigui dai quali non emergevano gli introiti del loro Comune al fine di ostacolare la reale conoscenza del servizio di installazione e gestione economica dei pannelli pubblicitari.

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    Dodici indagati dalla Procura di Paola tra cui due sindaci. Accertate irregolarità negli appalti dei comuni di Acquappesa e Guardia Piemontese. Favorite società riconducibili a pregiudicati di Cetraro e Paola

Fino a ieri esisteva un “problema Oliverio”, oggi esiste una “catastrofe Pd”. In queste ore se ne stanno (finalmente!) rendendo conto in Calabria e a Roma. Blande le contromisure messe in campo fin qui, tuttavia in queste ore le linee telefoniche tra i maggiorenti del partito democratico sono roventi. Gerardo Mario Oliverio non è più “solo” autoreferenziale ma si dimostra una scheggia impazzita. Un vertice istituzionale fuori controllo e per tale ragione irresponsabile.
Basta, a destare nuovi allarmi, la cronologia dell'ultima settimana con i tempi scanditi dalla incapacità di nominare, a tre anni dal suo insediamento, i direttori generali; dall'arbitraria proroga di quelli collocati in pensione; dalla disinvolta gestione di sempre nuovi e sempre diversi siti informatici; dall'assoluta opacità garantita al segretariato della Presidenza; dalle quotidiane violazioni dei rapporti che debbono disciplinare l'attività del governo regionale con quella del Consiglio.
Fin qui ci teniamo fuori dalle vicende giudiziarie che assediano l'operato della gestione Oliverio, ormai orientata, oggettivamente, a premiare quanti vengono attenzionati da gravi indagini della magistratura, piuttosto che prenderne le distanze. È quanto rimproverano, del resto, i “peones” al segretario regionale Ernesto Magorno. Non accettano che le regole fissate per loro, costate l'allontanamento della giunta regionale di Ciconte e Guccione e le dimissioni da presidente del consiglio regionale a Scalzo, vengano invece eluse per la dirigenza regionale e per le nomine dei commissari, citando da ultima quella di Domenico Sodaro a commissario del Parco delle Serre.
È chiaro a tutti, ed a questo punto anche i vertici regionali e nazionali del Pd non possono più mantenere la testa nella sabbia, che esistono situazioni, scelte, nomine e personaggi che appaiono inamovibili e inattaccabili nonostante cresca l'imbarazzo politico e istituzionale attorno a loro.
Raffaele Mauro è solo la sintesi di questo groviglio di interessi inconfessabili e di scelte dissennate e ingiustificabili. Lo è perchè la sua permanenza al vertice dell'Asp di Cosenza crea forte imbarazzo sul fronte giudiziario, essendo destinatario di almeno tre distinte inchieste. Lo è per l'esposizione mediatica, avendo trascinato Oliverio e la sua giunta sotto i riflettori dei media nazionali, coprendo tutti di ridicolo con la causa civile per lo stress che da impiegato dell'Asp rimediava, salvo poi diventare manager dello stesso ente. Lo è per i disinvolti rapporti con un segmento dell'avvocatura cosentina a disprezzo della demolita avvocatura interna all'Asp. Lo è, da ultimo, per aver segnato un punto di rottura tra giunta e consiglio regionale rifiutandosi di presentarsi davanti alla commissione Politiche sociali dove era stato convocato.
Eppure resta al suo posto. Quello di Raffaele Mauro, tuttavia, è solo uno dei tanti “dogmi” imposti da Oliverio anche a disprezzo delle leggi nazionali e regionali. Altro esempio è fornito da Pasquale Anastasi: da quando, il 31 dicembre, è stato collocato in pensione, l'ex direttore generale al Turismo lavora per la Regione Calabria ben più di quando risultava in servizio. Partecipa a fiere ed eventi all'estero, dove accompagna il presidente Oliverio ed altre dame; vola a Londra per trattare con i vertici della Ryanair; presenzia agli incontri più operativi e delicati che nel comparto cultura e turismo vengono tenuti presso la Cittadella.
Sulla carta esiste un direttore generale che risponde al nome di Sonia Tallarico, la sua nomina era provvisoria ed allo stato è anche caduta ma nessuno ne prende atto. Come nessuno prende atto, e provvede di conseguenza, alle nomine degli altri direttori generali. Sotto questi un esercito di dirigenti di settore attende che qualcuno dia loro le direttive previste dal piano ordinamentale. A completare il quadro arriva l'indagine della procura antimafia di Reggio Calabria che indaga il direttore generale Carmelo Salvino per reati che vanno dalla truffa alla frode, passando per il falso e la corruzione. Reati che avrebbe commesso da direttore generale dell'agricoltura. Ma Salvino è anche tante altre cose: per esempio presidente di Fincalabra. Dovesse scivolare, un terzo delle competenze regionali raggiungerebbe l'altro terzo nella attuale condizione di totale paralisi. Se si tiene presente che il rimanente terzo è costituito dalla sanità già commissariata, ecco consegnato il quadro di una Regione Calabria capace solo di appaltare beni e servizi ed aprire sempre nuovi siti e nuovi nuclei di informatizzazione che ormai, quando non si sovrappongono, realizzano conflitti.
E veniamo al capitolo inchieste giudiziarie. Al netto di quelle che riguardano le note vicende di voto di scambio, si tratta di inchieste che già fanno capolino nelle recenti operazioni condotte dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria e da quella di Catanzaro, se ne contano almeno altre dodici e seguirle tutte diventa una impresa.
Due riguardano la sanità, intesa anche come dipartimento e presidenza della giunta regionale, ed hanno al registro degli indagati i manager Mauro a Cosenza e Benedetto a Reggio Calabria, entrambi si badi bene, nominati dalla giunta e non dai commissari. Altre due riguardano la gestione di Fincalabra, con riferimento alla mancata rendicontazione di somme impegnate per speculazioni finanziarie e quindi con finalità diverse da quelle dell'ente regionale. C'è poi l'indagine sulla gestione dei bandi per la stagione teatrale 2016, fanno finta di non ricordarlo ma l'indagine c'è e sono almeno sette le persone iscritte al registro degli indagati. C'è l'indagine sulla gestione di Calabria Verde, che non ha certo concluso il suo percorso con l'arresto degli ex manager Furgiuele e Allevato, anzi da tali arresti ha tratto nuova linfa. C'è il selvaggio taglio boschivo all'interno del perimetro della Sila, autorizzato non si sa da chi, ma consumato con tutte le certificazioni richieste. Due inchieste riguardano, invece, la gestione dei servizi informatici attraverso gare che si sospetta siano state manipolate e pilotate in modo da far vincere chi doveva vincere. Recentissima, invece, l'apertura da parte della Procura di Catanzaro di altra inchiesta sul mancato rispetto delle prescrizioni riguardanti la dirigenza regionale impartite dal Mef (Ministero economia e finanze), oggetto di due segnalazioni alla Procura da parte dell'ufficio ispettivo dello stesso Mef e della Corte dei Conti. Altrettanto recente è l'indagine avviata dalla Procura di Cosenza nel settore della formazione professionale: fondi milionari elargiti a imprese che, a parere della polizia giudiziaria, non avevano i requisiti tecnici e, in due casi, rappresentavano vecchie aziende inquisite rivestite con nuove società aventi gli stessi referenti di quelle decotte. Da Cosenza torniamo a Catanzaro per altre due indagini, una pregressa e l'altra appena avviata. La pregressa riguarda le telefonate anonime partite da uffici della presidenza regionale e dirette ad un dirigente regionale che bloccava l'adozione di pratiche considerate illecite. Attraverso altra indagine della Procura antimafia di Reggio Calabria si sarebbe riusciti a individuare l'anonimo telefonista: un imprenditore reggino. Ma come avesse accesso notturno agli uffici della presidenza della Regione e quali fossero i motivi per i quali quelle pratiche non erano in regola con la a legge è ancora tutto da accertare.
Infine l'ostruzionismo che sarebbe in atto da parte dei vertici della Regione Calabria nei confronti dell'Ufficio regionale anticorruzione. A segnalarlo è proprio il vertice dell'Anac che informa la Procura di Catanzaro della impossibilità da parte del commissario regionale per l'anticorruzione Elga Rizzo a svolgere compiutamente il proprio dovere perchè dal segretariato regionale, quindi da un ufficio alle dirette dipendente del presidente Gerardo Mario Oliverio, solo una minima parte («non oltre il 20%») dei provvedimenti adottati viene trasmessa all'anticorruzione. E per stare sempre alla Procura di Catanzaro, sono in corso approfondimenti investigativi che riguardano il bando per i contributi sull'edilizia sociale, a cavallo tra vecchia e "nuova" giunta regionale. 
C'è quanto basta per andare ben oltre una “questione morale” che ormai sembra interessi non più di tanto il Partito democratico. E infatti non di “questione morale” discutono in queste ore, preoccupati e affannati, i maggiorenti del Pd in Calabria e a Roma. Molto più pragmaticamente si interrogano sulla possibilità di gestire una situazione politico-istituzionale pericolosamente fuori controllo.
 
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Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    di Paolo Pollichieni*

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