Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Domenica, 19 Marzo 2017

CROTONE Un tifoso della Fiorentina residente a Catanzaro, C.S., è stato arrestato dalla Polizia a conclusione dell'incontro che la formazione viola ha disputato oggi contro il Crotone allo stadio "Ezio Scida". L'arrestato è accusato di avere picchiato, per motivi in corso d'accertamento, uno steward mentre insieme ad altri tifosi della Fiorentina usciva dallo stadio. Il tifoso della Fiorentina era giunto a Crotone insieme ad altri supporter della formazione toscana provenienti da Catanzaro. Tra la tifoseria del Catanzaro e quella della Fiorentina e' in atto da alcuni anni un gemellaggio.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    L'uomo, residente a Catanzaro, avrebbe aggredito l'addetto alla sicurezza insieme ad altri supporter della Fiorentina mentre usciva dallo stadio

Massima solidarietà agli ultrà della curva sud del Cosenza che hanno recuperato un immobile abbandonato da anni a Via Milleli, degradato e nell'incuria, per farne un centro di aggregazione sociale.
Sport per tutti, una ludoteca, una sala proiezioni e una sala studio sono solo alcune tra le tante attività messe a disposizione del quartiere in un luogo dove prima c'erano solo siringhe e rifiuti. Senza nessuna voglia di interloquire il comune di Cosenza, assieme alla preside, hanno richiesto lo sgombero dell'immobile. Al sindaco Occhiuto abbiamo da sempre imputato molte cose ma gli abbiamo sempre riconosciuto la volontà di confrontarsi, di non procedere attraverso steccati “ideologici” tesi a demonizzare chi riqualifica luoghi abbandonati. Perchè questa volta non è cosi? Perchè non seguire l'esempio di Napoli dove la giunta comunale promuove e assiste esperimenti di riqualificazione del basso come questo? 
Importanti e qualificate realtà del territorio, oltre ai già citati Ultrà Cosenza Curva Sud, come San Pancrazio, comitato Piazza Piccola, il comitato Rivocati, Cepedu educatori e pedagogisti calabresi hanno già espresso la volontà di partecipare a questo percorso partecipativo esprimendo una solidarietà fattiva agli occupanti.
Il sindaco Occhiuto potrebbe scrivere una bella pagina aprendo alla partecipazione del basso ascoltando il quartiere, oppure dovrà giustificare un'azione violenta contro un luogo recuperato che sta offrendo quei servizi che da tanto, troppo tempo, le istituzioni non garantiscono più.
 
*Segretario Prc Circolo Gullo-Mazzotta di Cosenza

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    di Francesco Campolongo*

CROTONE Il Crotone compie un altro passo verso la serie B. Decisivo il gol al 90’ del secondo tempo di Kalinic, su perfetto lancio di Saponara. Il primo tempo regala occasioni da gol a raffica. Fiorentina bella ma sprecona. Ilicic, preferito da Sousa a Saponara, protagonista di un ottimo primo tempo.
Nella ripresa cresce il Crotone. Ma la beffa è in coda. Perfetto il lancio di Saponara e delizioso il tocco di Kalinic. Un pallonetto che scavalca Cordaz. 
«Il Crotone non deve giocare solo con un avversario, ma anche contro tutto e tutti». Delusione e rabbia nelle parole del general manager del Crotone, Raffaele Vienna jr, che attacca la classe arbitrale dopo l'episodio del rigore invocato e non concesso per un contatto di Tatarusanu su Falcinelli al 18' del secondo tempo. «È una decisione scandalosa quella dell'arbitro. Non è solo il metro di giudizio sbagliato - ha detto Vrenna - è anche mancanza di attenzione. Se non voleva dare il rigore doveva almeno chiamare la punizione perché il portiere aveva preso la palla con le mani sul retropassaggio. E poi in questa stagione ci sono falli non chiamati, cartellini che si alzano appena lo chiedono gli avversari, gol annullati e fuorigioco dei nostri avversari non visti. Sembra che noi in questa stagione dobbiamo giocare sempre con la palla al piede». Vrenna anticipa anche qualche novità della prossima stagione: «Nicola ha altri due anni di contratto, ma non ci sono certezze. Dobbiamo sederci a tavolino. Stiamo già programmando la prossima stagione per evitare di incappare in errori come quelli di quest'anno durante il quale ci siamo trovati in situazioni più grandi di noi».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Kalinic allo scadere regala i tre punti alla Fiorentina. Crotone sempre più vicino alla retrocessione in serie B. L'ira del patron Vrenna per un mancato rigore ai pitagorici

Domenica, 19 Marzo 2017 17:06

LEGA PRO | Brutto tonfo per il Cosenza

COSENZA Brutta sconfitta casalinga per il Cosenza. I rossoblù di De Angelis subiscono quattro gol dalla Juve Stabia. Inutile la doppietta di Baclet, che sale a quota dieci nella classifica marcatori. Fin dai primi minuti di gioco la Juve Stabia prende in mano il pallino del gioco e, soprattutto, il centrocampo. E’ nella zona nevralgica del campo che i muscoli di Matute fanno la differenza dalle parti di Mungo e Lisi trova troppo spazio a sinistra con D’Anna non sempre preciso. La superiorità numerica degli ospiti è data dai rientri tardivi di Baclet che largo a destra rende meno che al centro. La conseguenza logica è il vantaggio delle Vespe al 29’ con un tiro di Lisi che, deviato, beffa Perina. È il raddoppio, però, che gela il Marulla. Al 32’ Cutolo crossa, Kanoute sovrasta la retroguardia rossoblù e fa 2-0. Il Cosenza al rientro negli spogliatoi è completamente insufficiente e spuntato in avanti. Nella ripresa ancora Kanoute che brucia Blondet e anticipa Perina. E’ un errore individuale di Tedeschi a regalare il 4-2 a Lisi.
E il Catanzaro non va oltre il pari interno contro il Monopoli. Impietosi i fischi del Ceravolo al termine della gara con la classifica sempre più nera e gli umori sempre più amari. Al vantaggio giallorosso, firmato da Giovinco su rigore, risponde, sempre dagli undici metri, Nadarevic.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    I rossoblù perdono per 2-4 la gara interna contro la Juve Stabia. Inutile la doppietta di Baclet. Il Catanzaro non va oltre il pari interno contro il Monopoli

LOCRI «La presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi, a Locri, fa di questa una giornata indimenticabile». Lo afferma, in una dichiarazione, il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. «Una giornata - aggiunge - che assume un'importanza particolare per la Locride e per tutta la Calabria ed il cui ricordo rimarrà indelebile in ognuno di noi. Ringrazio l'associazione Libera e don Ciotti per aver scelto Locri come luogo in cui organizzare quest'anno la XXII Giornata della memoria e dell'impegno per ricordare tutte le vittime delle mafie. La scelta del capo dello Stato di essere insieme a noi è stata una scelta importante, fortemente desiderata e voluta. Egli è venuto qui non solo per testimoniare e ribadire la sua vicinanza ai familiari delle vittime innocenti della mafia, questa piovra tentacolare e spietata di cui egli stesso ha conosciuto la tracotanza e la spietatezza per aver perso il fratello Piersanti, ucciso da Cosa Nostra il 6 gennaio del 1980, e la cui prematura e tragica scomparsa ha segnato profondamente la sua vita e quella dei suoi familiari, ma per invitarci a tenere alta la testa e a difendere caparbiamente, con orgoglio, la nostra storia, la nostra libertà e la nostra dignità».
«Quella del presidente della Repubblica oggi a Locri - dice ancora Oliverio - è stata, quindi, una presenza tutt'altro che formale o istituzionale. Essa ha rappresentato un segnale forte e carico di speranza per una terra che non sempre ha avvertito la vicinanza dello Stato e delle istituzioni. Mattarella ha scelto di essere oggi, qui, in una città e in un comprensorio che hanno sofferto molto e pagato con il sacrificio dei suoi figli migliori la lotta contro le mafie. Questo territorio rappresenta una parte importante della nostra regione per le risorse che esprime, per la storia e le antiche radici culturali ma, soprattutto, perché qui vive una comunità aperta ed accogliente che, nella stragrande maggioranza, è composta da uomini e donne oneste e laboriose, pronte a perdere la vita per difendere la propria dignità. Questa comunità, che ha potenzialità enormi per rialzarsi e riprendere il cammino, ha pieno diritto di guardare con speranza e fiducia al futuro».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Il governatore Oliverio dopo la visita del capo dello Stato: «Qui vive una comunità aperta ed accogliente che, nella stragrande maggioranza, è composta da uomini e donne oneste e laboriose»

CATANZARO Il countdown è iniziato. Tra pochi giorni la tanto attesa (e tanto temuta da politici e burocrati) relazione finale della Ragioneria generale dello Stato sui conti della Regione Calabria arriverà sui tavoli di giunta e Consiglio. Saranno le conclusioni definitive e inappellabili rispetto a un lavoro iniziato ormai 4 anni fa, quando gli esperti del ministero dell’Economia e delle finanze, dopo due diverse ispezioni – una sulle spese per il personale e sugli equilibri di bilancio della giunta, l’altra sui costi per i dipendenti del Consiglio –, durate dal 30 settembre al 20 dicembre 2013, certificarono numerose e gravi irregolarità.
La Regione ha elaborato per due volte le sue controdeduzioni: la prima con documenti separati per giunta e Consiglio, la seconda – dopo la richiesta di riformulazione del ministero – con un’unica nota comprensiva dei rilievi dei due enti. Tra pochi giorni si saprà se quelle “giustificazioni” avranno convinto la Ragioneria dello Stato. In caso contrario, i fondi erogati illegittimamente dovranno verosimilmente essere restituiti.

IL CONSIGLIO Particolarmente compromessa sembrava la situazione del Consiglio. Le somme contestate a Palazzo Campanella arrivavano infatti a un importo da capogiro: circa 35 milioni e 766mila euro. Soldi spesi, secondo il Mef, per liquidazioni di produttività ed erogazioni di compensi indebiti, progressioni economiche (orizzontali e verticali) illegittime e contratti decentrati non in linea con le direttive di legge. Una babele finanziaria, insomma. 

LE MISURE ADOTTATE Negli ultimi due anni, però, subito dopo l’insediamento del segretario generale Maurizio Priolo, sono stati adottati diversi provvedimenti per armonizzare i conti e normalizzare le spese pazze a favore dei dipendenti dell’Astronave. 
Tra i rilievi del Mef figurava il mancato rispetto dell’obbligo di riduzione dei costi per il personale della giunta (anno 2008) e del Consiglio (dal 2008 al 2010). Una criticità a cui si è cercato un rimedio aggregando le spese dei dipendenti dell’esecutivo e del parlamentino regionali. 
Irregolarità erano state riscontrate anche in merito al procedimento di contrattazione decentrata per il personale non dirigente del Consiglio, con particolare riguardo all’omessa trasmissione all’Aran e al Cnel del testo contrattuale. E così Priolo, per tutti i contratti siglati in seguito all’ispezione, ha stabilito, tra le altre cose, la sottoscrizione dell’ipotesi di accordo in sede di delegazione trattante, l’acquisizione del parere del Collegio dei revisori dei conti, la deliberazione dell’Ufficio di presidenza, la trasmissione all’Aran e la pubblicazione sul sito del Consiglio di tutti gli atti.

RISORSE UMANE Il Mef, poi, contestava circa 5 milioni di euro relativi all’errata determinazione, per tutti gli anni dal 2008 al 2012, del fondo per lo sviluppo delle risorse umane e per la produttività del personale non dirigente del Consiglio. Un’anomalia a cui Palazzo Campanella ha risposto ricostituendo i fondi in coerenza con le controdeduzioni e aderendo al decreto “Salva Roma”, che prevede la riduzione del 10% delle spese per il personale e del 20% per l’organico dirigenziale. 
Uno dei capitoli più spinosi riguardava le indebite liquidazioni delle indennità per la produttività, per una cifra di poco superiore agli 8 milioni di euro. Un rilievo a cui Palazzo Campanella ha replicato attraverso la ricostituzione dei fondi per la contrattazione decentrata e recuperando le erogazioni in eccesso a valere sui capitoli delle successive annualità.

PERFORMANCE È stato inoltre adottato il sistema di valutazione delle performance, con un adeguato grado di differenziazione nella distribuzione dei premi.
Altre «illegittimità varie» erano state riscontrate in merito alle procedure per le progressioni economiche orizzontali e verticali (contestati più di 500mila euro). Con la sottoscrizione del contratto collettivo decentrato integrativo 2016, sono stati definiti i criteri per le Peo del personale e, in coerenza con la normativa nazionale di sblocco delle progressioni, il Consiglio ha proceduto all’attribuzione della nuova posizione economica a un limitato numero di dipendenti, individuati sulla base di criteri selettivi e meritocratici.
E le irregolarità circa le cosiddette “Alte professionalità” e “Posizioni organizzative” (500 mila euro), che negli anni hanno determinato l’affidamento di incarichi di grande responsabilità a persone sprovviste dei necessari titoli accademici e le illegittime retribuzioni di risultato? Sono stati individuati i criteri per l’attribuzione degli incarichi: posizioni “gerarchiche” sulla base di criteri predeterminati, pubblicazione dei bandi e assegnazione degli obiettivi.

SEGRETERIE POLITICHE Tra i rilievi più onerosi – un milione e mezzo di euro – comparivano anche le liquidazioni, indebite, per la produttività, riconosciute ai membri delle segreterie politiche. A questo riguardo è stata condotta una verifica delle posizioni contestate che ha evidenziato, per gli anni 2008 e 2009, relativamente a 8 persone, un compenso di natura omnicomprensiva, che ha costituito negli anni indicati l’unico compenso accessorio. Gli stessi dipendenti sono rimasti quindi esclusi dall’attribuzione di qualsiasi “indennizzo” legato alla produttività collettiva e individuale.  

SETTE MILIONI La cifra più consistente, pure questa ritenuta illegittima dal Mef, era quella inerente al fondo per il trattamento accessorio dei dirigenti del consiglio regionale: più di 7 milioni di euro. A Palazzo Campanella, tuttavia, sembrano aver azzeccato le giuste contromisure grazie alla ricostituzione del fondo per la contrattazione integrativa, per una riduzione di 815mila euro. 
Per il ministero era irregolare anche il conferimento di incarichi dirigenziali a tempo determinato e di natura fiduciaria. Rilievo a cui il Consiglio ha dato seguito, subito dopo l’ispezione governativa, non concedendoli più.
L’Ufficio di presidenza di Palazzo Campanella, guidato da Nicola Irto, di recente ha anche approvato la riduzione da 22 a 16 dei settori del Consiglio, una mossa che permetterà di razionalizzare i servizi e di ridurre ulteriormente i costi. Il provvedimento, per essere esecutivo, dovrà comunque passare al vaglio dei sindacati. 

Pietro Bellantoni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Arriverà a breve la relazione finale della Ragioneria dello Stato sui conti della Regione. Cresce l’ansia di politici e burocrati. Ma negli ultimi due anni Palazzo Campanella ha razionalizzato e ridotto molte spese per il personale

LOCRI Non lo ha detto esplicitamente, ma ha voluto, Sergio Mattarella, che tutti cogliessero l’intima partecipazione alla giornata che ricorda le vittime innocenti di tutte le mafie. Avevano accolto nello stadio comunale di Locri uno di loro, una delle centinaia di figli, fratelli, genitori privati dalla brutalità mafiosa di affetti cari e di ricordi intimi.
No. Non è il capo dello Stato a dire con fermezza che i mafiosi sono solo persone vili dedite al male. È il fratello di Piersanti Mattarella, ammazzato dai corleonesi quando la stagione stragista di Cosa nostra era agli inizi e quando la politica cominciava a percorrere una strada di liberazione dalle collusioni mafiose.
Lascia le parole miti, il capo dello Stato: «I mafiosi non conoscono né pietà né umanità, non hanno alcun senso dell’onore e del coraggio, i sicari colpiscono con viltà persone inermi e disarmate. Le mafie non risparmiano nessuno: colpiscono chiunque diventi ostacolo al raggiungimento dei loro obiettivi, denari potere e impunità. La lotta alla mafia riguarda tutti».
Lo stadio appare tracimante di sole e di colori. L’abbraccio dei locresi a Mattarella si appalesa per quel che voleva essere: carico di speranza, gravido di attese, impregnato di simpatia. «Oggi ho vissuto la giornata più commovente della mia vita», assicura Giovanni Calabrese, sindaco di Locri che ha voluto accogliere personalmente ed uno per uno i parenti delle vittime di mafia giunte sino a Locri, città che è essa stessa una vittima di mafia.
Città deturpata e sconvolta, depredata dei suoi beni e dei suoi figli migliori. Città che ha conosciuto il primo codice di leggi, dettato da Zaleuco, e che ha poi visto morire la legalità sotto i colpi di faide e collusioni.
Sono trascorsi cinquant’anni da quando un presidente della Repubblica era passato da Locri. L’ultimo era stato Giuseppe Saragat. Quella di Mattarella non è una visita ufficiale, la sua presenza è legata alla tre giorni organizzata da Libera ma è pur sempre un modo per Locri di guardare negli occhi chi incarna la sovranità e l’unità dello Stato. Lo sanno bene i locresi e la loro è stata una risposta convincente e piena.
Poco importa se Mattarella resterà in città appena tre ore. Nessun problema se il politico regionale abituato ai “selfie con il capo” dovrà rinunciare alla passerella e accontentarsi di una striminzita intervista all’emittente locale. È andata benissimo così. Niente fronzoli e bando ai discorsi ipocriti. Mattarella limita incontri e strette di mano al selezionatissimo gruppo di persone che il cerimoniere, rigido quanto non mai, convoca in una saletta allestita appositamente dentro lo stadio. C’è posto per i due sindaci, di Locri Giovanni Calabrese e della città metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà; per il ministro dell’Interno Marco Minniti; per l’inviato di Papa Francesco, monsignor Nunzio Galantino; per il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva; per il fondatore di Libera don Luigi Ciotti; per Maria Grazia Laganà e Giuseppe Fortugno; per Daniela Moroni e Deborah Cartisano; per la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi.
Tutto all’insegna di una serena sobrietà. Come i doni che la comunità locrese ha inviato a Sergio Mattarella: lo stemma civico e i volumi recuperati dall’editore Franco Pancallo che spende la sua vita per impedire che quel passato di cui Locri resta custode, muoia, anch’esso, sotto i colpi della ‘ndrangheta e della malapolitica.

Paolo Pollichieni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    La domenica a Locri del presidente Mattarella, mezzo secolo dopo Saragat. A parlare non è l'inquilino del Colle, ma il fratello di Piersanti, vittima di Cosa Nostra. Dietro al palco l'incontro riservato con Minniti, Bindi e pochi altri. Prima della ripartenza la consegna di alcuni doni

  • Articoli Correlati

    - Mattarella dichiara guerra alla zona grigia - LE FOTO

LOCRI «La politica tutta colga da questa giornata lo spunto per una riflessione autentica sul senso del proprio agire, sempre teso alla ricerca della verità e all'affermazione dei principi di legalità e giustizia». Ad affermarlo è Ernesto Magorno, segreterio regionale Pd Calabria, partecipando a Locri alla Giornata della memoria e dell'impegno organizzata da Libera alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «La nostra tensione deve essere quella di essere e apparire classe dirigente seria e responsabile, impegnata per restituire giustizia a chi ha conosciuto nella nostra terra la mano pesante della criminalità organizzata e mantenere vivi il ricordo e la memoria come antidoto a ogni forma di abuso, prevaricazione e violenza. Servono gesti e azioni visibili, in grado di essere da esempio e monito per la collettività. Ringraziamo il presidente Mattarella per la sua presenza odierna, che ci incoraggia a credere in istituzioni vicine alla Calabria e solidali in una quotidiana battaglia contro le mafie».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Il segretario del Pd calabrese Ernesto Magorno a Locri: «Servono gesti e azioni visibili, in grado di essere da esempio e monito per la collettività»

Domenica, 19 Marzo 2017 12:00

Lutto in famiglia per Carlo Guccione

COSENZA Francesco Guccione si è spento oggi, domenica 19 marzo, a Cosenza. Aveva 88 anni. Il suo nome, al pari di quello della moglie Anna Lucente, fa parte della storia della sinistra cosentina. Il commiato sarà celebrato con rito laico domani 20 marzo, alle 17, nel salone della sede della Cgil di Cosenza, in piazza della Vittoria. Per volontà di Francesco Guccione, la sua salma, avvolta in un drappo rosso, sarà cremata a Carpanzano. 
Macchinista ferroviere e poi capo deposito del personale di macchina prima in Toscana e poi in Calabria, Francesco era il quarto dei cinque figli di Giuseppe Guccione e Anna Lucchetta. Responsabile del sindacato Ferrovieri italiano (Sfi Cgil) fin dalla metà degli anni ’50. La sua attività sindacale è citata nel libro (“Lettere ai figli”, Calabria letteraria editrice) del professor Giovambattista Tommaso Giudiceandrea.
Iscritto al Partito Comunista Italiano sin dal dopoguerra, Franceso Guccione è stato segretario della sezione del Pci di Chiusi Scalo (Siena), dove ha vissuto con la famiglia dal 1972 al 1977. Una sezione che allora contava circa 800 iscritti su 5 mila abitanti e che Francesco ha guidato durante la difficile fase del compromesso storico e dell’attentato alla Casa del Popolo di Moiano (PG). Oggi la sezione del Pd di Moiano Scalo conta solo 78 tesserati.
Una sera del 1969, dopo una riunione nella Federazione del Pci di Corso Mazzini (alla quale erano presenti Gino Picciotti, Rita Pisano, Luigi Gullo) fu decisa l'occupazione delle case popolari di Quattromiglia che l’amministrazione comunale di Rende (il sindaco era Francesco Principe) non assegnava da molti anni. E il compagno Francesco Guccione alle 23,30 uscì di casa e, con la sua Fiat 500, si diresse a Quattromiglia per occupare le case. Fermato dai carabinieri, fu identificato e poi rimandato a casa. Con Ciccio Cerenzia, storico compagno di lotta di Francesco Guccione, alla fine diede vita all’occupazione di tutte e cinque le palazzine. Francesco fu anche segretario della sezione del Pci di Quattromiglia.
Resta negli annali della politica cittadina – era il 2007 - una presa di posizione del compagno Francesco Guccione, che si oppose con un forte intervento alla mozione appoggiata da  figlio Carlo e dal segretario di allora dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino che invece sostenevano la necessità di dare vita al Partito democratico. La vita di Francesco Guccione è sempre stata legata a quella della sua inseperabile compagna, Anna Lucente. Con Anna ha condiviso la lotta per l’emancipazione e il miglioramento delle condizioni di vita dei quartieri periferici di Cosenza. Entrambi sono stati consiglieri, battendosi per l’acqua pubblica, per servizi socio-sanitari migliori, per i diritti delle donne, dei i bambini e degli anziani.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Si è spento all'età di 88 anni Francesco, padre del consigliere regionale del Pd. La camera ardente sarà allestita nella sede della Cgil di Cosenza. Ferroviere, da sempre impegnato in politica, è stato una figura di riferimento del Pci bruzio. Nel 2007 si oppose (in disaccordo col figlio) alla confluenza dei Ds nel Pd

LOCRI «La mafia è ancora forte, presente, tenta di dominare pezzi di territorio e cerca di arruolare in ogni ambiente. Bisogna azzerare la zona grigia. Bisogna asciugare la palude della corruzione, in cui le mafie prosperano. I vari livelli politico-amministrativi devono essere fedeli ai propri doveri e, quindi, impermeabili alle infiltrazioni e alle pressioni mafiose. Occorre sostenere il lavoro quotidiano, la rettitudine, la professionalità, l'intelligenza di tante donne e uomini dello Stato che, in magistratura e nelle forze dell'ordine, difendono la vita sociale, la libertà personale e familiare, dall'aggressione delle mafie, con prevenzione e repressione». È uno dei passaggi più significativi dell'intervento, a Locri, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso dell'incontro con i familiari delle vittime innocenti delle mafie nell'ambito della XXII Giornata della memoria e dell'impegno organizzata da Libera. Nel corso della cerimonia sono stati letti gli oltre 950 nomi di vittime innocenti delle mafie. Il capo dello Stato è giunto in Calabria dal ministro dell'Interno, Marco Minniti, e dalla presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi. «I mafiosi - ha aggiunto il capo dello Stato - non conoscono pietà nè umanità, non hanno alcun senso dell'onore, del coraggio. I loro sicari colpiscono con viltà persone inermi e disarmate».

Schermata 2017-03-19 alle 10.32.04


Mattarella ha poi citato il magistrato Giovanni Falcone, ucciso dalla mafia in Sicilia: «La lotta alle mafie non può fermarsi a una sola stanza, riguarda tutti». «Lottare contro la mafia non è soltanto una stringente e, certo, doverosa esigenza morale e civile», ha detto Mattarella, «è anche quindi una necessità per tutti: lo è, prima ancora che per la propria sicurezza, per la propria dignità e per la propria effettiva libertà». Ha insistito Mattarella nel suo discorso allo stadio comunale di Locri: «Si tratta di una necessità fondamentale per chi tiene, insieme alla libertà, alla serenità personale e familiare; per chi vuole misurarsi con le proprie forze e le proprie capacità, senza padroni né padrini. Una necessità per la società, che vuole crescere libera, democratica, ordinata, solidale. Una necessità per lo Stato, che deve tutelare i diritti dei suoi cittadini e deve veder rispettata ovunque, senza zone franche, legalità e giustizia».
«Le mafie - ha aggiunto ancora il capo dello Stato - sono la negazione dei diritti. Opprimono, spargono paura, minano i legami familiari e sociali, esaltano l'abuso e il privilegio, usano le armi del ricatto e della minaccia, avvelenano la vita economica e le istituzioni civili. Vendono la droga, inquinano campi e acqua, contaminano alimenti e medicinali, incendiano boschi, devastano risorse ambientali. Le loro azioni criminali - ha proseguito - avranno effetti nocivi per generazioni. Riciclano i proventi illeciti in attività legali, falsando la concorrenza e inquinando i mercati. Trasformano in un'occasione di arricchimento ogni più turpe attività: la prostituzione, il traffico di esseri umani e di rifiuti tossici, il gioco d'azzardo, il commercio di armi, della droga e di organi del corpo umano».

Schermata 2017-03-19 alle 10.31.50

IL MONITO DI DON CIOTTI «Insieme alle mafie, il male principale del nostro paese resta la corruzione. E corruzione significa che tra criminalità organizzata, criminalità politica e criminalità economica è sempre più difficile distinguere. Ce lo dicono anche quelle inchieste dove i magistrati faticano a individuare la fattispecie del reato. Hanno in mano strumenti giudici istituiti prima che quest'intreccio criminale emergesse con forza. Dobbiamo rompere questo intreccio». Lo ha detto il presidente di Libera don Luigi Ciotti nel corso dell'incontro a Locri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Le mafie - ha aggiunto - non uccidono solo con la violenza ma vittime sono anche le persone a cui le mafie tolgono la speranza e la dignità. Il lavoro, la scuola, la cultura, i percorsi educativi i servizi sociali, restano il primo antidoto alla peste mafiosa. La nostra Costituzione è il primo dei testi antimafia. Uomini e donne delle mafie - ha concluso don Ciotti - diteci almeno dove avete sepolto le vittime di quei familiari che non hanno avuto neanche la possibilità di piangere sulle loro tombe».

C7RWrrHX4AA7nYF.jpg-large

IL VESCOVO OLIVA Il primo a intervenire nel corso della cerimonia è stato il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva: «Le mafie si possono sconfiggere con l'impegno di tutti e di ciascuno. Le siamo vicini, ha aggiunto il vescovo, rivolgendosi al presidente Mattarella, «per la perdita di suo fratello Piersanti Mattarella. Noi diciamo no alla 'ndrangheta, che è una delle cause delle crisi sociali del nostro tempo. Questa terra guarda avanti, per lasciarsi alle spalle un passato triste, di ingiustizie e di faide che hanno seminato morte e disperazione. Non più morti e sangue innocente». Il vescovo di Locri ha chiesto «la presenza dello Stato e delle istituzioni, questa terra attende attenzioni».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Il capo dello Stato a Locri per la XXII Giornata della memoria e dell'impegno organizzata da Libera: «Bisogna asciugare la palude della corruzione, in cui le mafie prosperano. I boss non onore e coraggio». Don Ciotti: «Va rotto l'intreccio mafia-economia-politica». Il vescovo Oliva: «Noi diciamo no alla 'ndrangheta». Commozione alla lettura dei nomi delle 950 vittime 

Pagina 1 di 2