Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 02 Marzo 2017

REGGIO CALABRIA Nel reggino c'era una loggia massonica di diretta emanazione della P2 che aggregava boss di 'ndrangheta, preti, politici, giudici e investigatori e ha permesso ai massimi vertici delle 'ndrine del reggino di interfacciarsi da pari a pari con le istituzioni per concordare scarcerazioni, elezioni e carriere politiche. Ma la 'ndrangheta ha utilizzato anche altre logge per arrivare agli uomini giusti al posto giusto per strappare scarcerazioni, voti, appalti.

FARO SUI LEGAMI MASSONICI Arriva dalle parole di due pentiti, Marcello Fondacaro e Antonio Russo, una nuova conferma alle intuizioni della Dda. Entrambi per ragioni familiari vicini a Luigi Sorridente, compare di nozze del fratello del primo e cognato del secondo, sono entrambi in grado di parlarne con cognizione. E le loro dichiarazioni sono preziose perché Sorridente – spiega Fondacaro – non solo è il nipote acquisito di Peppe Piromalli per averne sposato la nipote, ma prima di essere arrestato «era incaricato dalla famiglia Molè... era il volto pulito» e per questo «si imponeva nei rapporti con la massoneria, come ho accennato prima, e con la politica, sia di livello locale che nazionale».

IL RUOLO DI SORRIDENTE In che senso? «Rappresentava la famiglia Molè-Piromalli – spiega al pm Musolino - nella raccolta ogni mese delle tangenti locali, così come nei rapporti per l'area portuale con i vari politici, tra cui anche Fuda, l'onorevole Fuda, l'onorevole Fedele». Rapporti che significavano enormi pacchetti di voti. «Era colui che doveva raccogliere I voti per conto della famiglia Piromalli, andavano per esempio dalle famiglie di Gioia Tauro dicendo "vedete che mio zio e mio cugino vogliono che si voti a Fuda o Fedele, o Meduri.. (...) Luigi Meduri... anche per Pietro Araniti ha fatto la campagna elettorale». Ed il motivo di tanto impegno è da ricercare – emerge dall'interrogatorio – nel legame massonico che a detta dei pentiti li unisce. Rapporti che tanto Fondacaro, tanto Russo conoscono per aver a lungo tempo frequentato Sorridente.

L'UOMO DEI PIROMALLI MOLE' 'Ndranghetista per scelta, racconta il pentito Russo, che al pm Stefano Musolino che lo interroga specifica «da quando è entrato in questa famiglia si è cominciato ad atteggiare a 'ndranghetista». Un dato di fatto confermato da Fondacaro che senza esitazione indica Sorridente come organico al clan e per un certo periodo incaricato persino della raccolta delle estorsioni. «Lui – mette a verbale Fondacaro, che gli ha anche personalmente versato "l'assicurazione" mensile - mi diceva di rappresentare sia Pino Piromalli che Malè Girolamo... e che anzi era lui che andava raccogliendo le mazzette, così mi disse, sia da Icar, da Sclarrone, dagli altri».

CONVIVI" ROMANI Ma al momento non è questo il profilo che più interessa la Dda. Sono le trame massoniche e mafiose in cui Sorridente è stato coinvolto grazie alla sua appartenenza al clan Piromalli e di cui ha ampiamente parlato con entrambi i collaboratori. Massone fin dalla gioventù della loggia Giustinianea a Roma e inserito nell'entourage politico del partito socialista, «all'epoca di Craxi, il Martelli, Giacomo Mancini, Gaetano Mancini, i fratelli Gentile di Cosenza», Fondacaro ha avuto il primo contatto con la loggia coperta calabrese a Roma.

ONOREVOLI FRATELLI «Qualche giorno prima del mio matrimonio, venne a Roma unitamente a Nicolò Comerci ed al Don Stilo, all'avvocato Giuseppe Lupplno di Gioia Tauro, a suo zio Enzo l'ingegnere, ed all'altro suo zio ingegnere che non ricordo il nome però ... Giovanni». Motivo? Un "convivio" dei fratelli calabresi con referenti e "fratelli" di stanza a Roma, come «Pietro Araniti, che allora era onorevole nazionale, anche lui fratello massone». In quell'occasione – racconta il pentito – avrebbero incontrare Amedeo Matacena, ma alla cena avrebbe partecipato anche l'allora onorevole Luigi Meduri.

LE LOGGE COPERTE CALABRESI Tutti i partecipanti, dice il collaboratore, erano massoni della loggia coperta calabrese. Anzi di una delle logge coperte. Altre – aggiunge – erano state istituite nella Jonica, governata dal barone Placido, poi spiega « vi era anche un certo architetto Campana, che era poi il trait d'union con il Luigi Sorridente per quanto riguardava ... lui invece era di Crotone, della zona di Crotone, mi fu detto che c'era come referente nella zona di Vibo ... sempre Luigi Sorridente con questo Campana, e l'ingegnere Lolzzo ... referente per la zona di Vibo».

LA P2 DI CALABRIA Ma è quando Fondacaro arriva in Calabria che ha maggiore cognizione della loggia coperta che opera fra Reggio e la tirrenica. In primo luogo perché più volte è stato invitato a entrarvi. «Ho saputo – racconta al pm Musolino - che era la P2, la ex P2 di Licio Gelll, perché Pino Strangi mi parlò proprio di questo, che lui era il gran maestro, diciamo a Gioia, e per il circondario, perché non era solo Gioia Tauro, rientrava anche Palmi, rientrava sotto la sua giurisdizione in questo senso». Il nome di Strangi – dice il collaboratore per averlo saputo dal diretto interessato – era fra quelli contenuti negli elenchi sequestrati nel corso dell'ormai storica perquisizione a Castiglion Fibocchi, nel regno di Gelli. Fondacaro snocciola anche qualche nome «Ne fa parte anche Vincenzo Ruggiero, il commercialista, man mano che parliamo mi vengono In mente... il figlio di Gianni Ruggiero».

I FRATELLI POLITICI In più, spiega Fondacaro, c'erano i politici. «L'onorevole .. è stato sottosegretario all'ambiente ... adesso lui tramite questo ha avuto l'incarico prima in provincia di Reggio Calabria, alla provincia, è stato assessore...consigliere provinciale (..) ed in più lavora al Ministero dell'Ambiente qui a Roma ». Un uomo che finisce per identificare come l'ex sottosegretario Elio Belcastro, fra i fondatori di Grande Sud e risultato in stretto contatto con Paolo Romeo. "Fratello" coperto anche lui, specifica Fondacaro. «Anche Paolo Romeo sapevo essere appartenente a questa loggia ... quando all'epoca... quando ancora faceva parte del PSDI, Partito Socialista Democratico Italiano, me lo dissero questo invece i fratelli Dato, Giovanni ed Egidio» specificando che era proprio la comune appartenenza a cancellare le differenze politiche. «No, diceva è tutta una cosa Marcello... non gli interessava il colore politico ... io sapevo che non gli interessava il colore politico, nel senso che poteva anche essere anche di un partito di estrema destra o estrema sinistra, se sei fratello sei fratello ... fratello massone».

E QUELLI IN DIVISA Della medesima loggia, continua a spiegare Fondacaro, «c'era anche Spanò Giovanni (...) il fratello di Aurora Spanò di San Ferdinando, cognato di Giulio Bellocco, usuraio di professione... come la sorella Aurora, ex carabiniere mi dicevano fosse e lui mi disse che aveva come referente questo generale Pellegrino». Pellegrini – specifica poi Fondacaro – inizialmente indicato come in forza al Ros, poi alla Dia. Un profilo che corrisponde a quello del generale Angiolo Pellegrini, ex capo della Dia di Reggio Calabria, che a detta del collaboratore avrebbe avuto rapporti solidi con Spanò, tanto che quest'ultimo, all'indomani dell'operazione Tempo 3 contro gli uomini del clan Molè -Piromalli, avrebbe proposto a Fondacaro « "dobbiamo andare insieme dal maggiore Pellegrino, così andiamo a vedere un attimino questa situazione». E non a caso, dice il pentito.

AL RIPARO DALLE INDAGINI A detta di Fondacaro, il generale «aveva assicurato allo Spanò che non avrebbero fatto indagini su di lui proprio per questo legame di fratellanza che avevano e gli fu chiesto questo favore e su altri soggetti gioiesi come Mimmo Infantino, che non doveva essere indagato, pure avendo dei rapporti in quel periodo con le famiglie Piromalli -Molè, Infantino supermercati per intenderci ... assicurò questo genere di rapporti anche al Ciccio Piromalli, Francesco Piromalli, Imprenditore ed usuraio anche lui, e so che i fratelli Delfino si rivolsero spesso a spanò unitamente a Priolo Giuseppe, perché temevano che ci potesse essere un'indagine su di loro». E gli uomini dei clan, sottolinea il collaboratore, «utilizzavano la massoneria anche per questi favori ... anzi in modo particolare per questo». Anche perché nella loggia c'erano anche magistrati e magistrate. «Mi meravigliai tanto quando ne sentii parlare» sottolinea.

L'INDISPENSABILE GIUDICE CARNEVALE Sul punto le sue dichiarazioni sono coperte da pesanti omissis. Ma tre nomi sono sopravvissuti alle censure dei pm. Quelli di Giuseppe Tuccio, dell'ex governatore Giuseppe Chiaravalloti e del giudice Carnevale. In proposito, Fondacaro spiega che « so che hanno aggiustato anche dei processi con la Cassazione, in modo particolare quello di Rocco Molè e di Nino Albanese, me lo disse proprio chiaramente il Gangemi, con il magistrato famosissimo di Roma, Carnevale (..) erano stati condannati ad un ergastolo, due ergastoli, una cosa del genere e poi furono ... la Cassazione glielo smontò tramite Carnevale ... e questo per i rapporti che aveva Pino Speranza, suocero di Rocco Molè ed Ettore Gangemi ». Un favore fra fratelli, spiega. « c'entrano anche loro con le logge, perché Pino Speranza è sempre stato anche lui uno che si presentava dovunque e proprio per la sua appartenenza alla loggia, Insieme ad Ettore, avevano questi rapporti con i fratelli massoni, anche Carnevale, presumo da quello che mi è stato detto».

NOSTRO FRATELLO IL GOVERNATORE Fra le toghe affratellate ci sarebbe anche l'ex governatore ed ex magistrato Chiaravalloti. «Sappiamo essere anche lui massone – dice Fondacaro - e so che per alcune cose si è dimostrato disponibile a sistemare qualche cosa, qualche processo che non andava ... ma ripeto sempre come favore tra di loro massoni e tra di loro onorevoli ed altro ... perché poi so che lo stesso Chlaravalloti divenne presidente della giunta regIonale, quindi lasciando il posto di Procura e l'incarico che aveva presso la procura di Reggio Calabria».

«TUCCIO AMICO DEI PIROMALLI» Su Tuccio, oggi indagato per violazione della legge Anselmi, è invece il pentito Antonio Russo ad avere da dire. «So che questo magistrato era molto amico dei Piromalli a Gioia Tauro – spiega al pm Musolino - quando faceva delle conferenze o presentava dei libri, qualcosa che lui era... non so... faceva lo scrittore, li presentava presso la Concessionaria Icar di Benedetti, invitava tutte le persone di Gioia Tauro fra i quali anche Gioacchino Piromalll e cl andava anche mio padre bonanima, e mio padre bonanima mi disse che questo era molto amico della famiglia Piromalli. Allora lui era Presidente del Tribunale di Palmi». E a detta di Russo, era molto amico «si Gioacchino, Gioacchino, i rapporti con i giudici ed altri li teneva solo Don Gioacchino. era l'unico che aveva il numero della segreteria privata di Andreotti, da me già dichiarato in altri ... e loro chiamavano dal numero dell'Agip 0966.51070, che era un numero a gettoni, chiamavano le varie segreterie politiche».

IL SECONDO STATO E probabilmente, spiega Russo, Tuccio non era il solo perché «quando noi parliamo dei Piromalli, stiamo parlando di un'istituzione, stiamo parlando di un secondo stato, sono i Promalli». E a riscontro delle sue parole dice «vi parlo del "Processo Tirreno", tre fratelli coinvolti, due assolti, risarcimento dallo Stato ed uno condannato, su tre ha pagato solo uno. Ed il risarcimento dello Stato di cui hanno fatto aziende agricole, sono su internet oggi, quindi». Poi specifica «Ma hanno rapporti con i giudici dappertutto, loro arrivano dappertutto». Non direttamente, certo. «Per interposta persona, loro hanno la chiave per arrivare al giudice, per aprire la porta». E la chiave è massonica.

BOSS IN GREMBIULE Nella loggia segreta, cresciuta in diretto rapporto con Licio Gelli, c'erano i massimi esponenti della 'ndrangheta. «I Piromalli sono tutti massoni, Gioacchino Plromalli è massone, Don Peppino Piromalli classe '21 era massone» dice Russo che poi aggiunge c'era Paolo De Stefano, tutta la 'ndrangheta c'era iscritta». Gran Maestro della loggia era «il commendatore Carmelo Cortese, che diciamo che era ... lui dipendeva da Licio Gelli, dal venerabile diciamo no», ex commerciante di abbigliamento – spiega il collaboratore – in realtà reale dominus dell'ospedale di Catanzaro.

IL CAPO DELLA LOGGIA «Allora era in mano al commendator Carmelo Cortese, era lui che decideva le convalescenze, era lui che decideva le riforme, allora avevano in mano un generale dell'esercito che era il generale De Robertis o De Roberti, comunque potete fare riconoscere le foto perché l'ho conosciuto anche io in prima persona». Ma Cortese, aggiunge il pentito, era soprattutto «il collegamento per quanto riguarda licio Gelli, Licio Gelli ... la P2 diciamo ... magistrati in mano».

TEMPLARI, MASSONERIA DI FASCIA INFERIORE Su altri canali invece, racconta il pentito, si utilizzava «il discorso dei templari, quindi era diciamo una fascia inferiore rispetto al commendatore Cortese». Si tratta, chiarisce Russo, di «un'altra associazione del dottore Aldo Labate (che Fondacaro indica correttamente come Franco Labate ndr) di Reggio Calabria, quello che è il cardiologo, cardiologo a disposizione della famiglia Piromalli». A lui – aggiunge – era stato presentato «un cardiologo e come un maestro massonico» dal ruolo importante. «Luigi Sorridente mi mandò a Villa Vecchia ad una riunione, ho scoperto essere proprio lui (Labate ndr) colui il quale teneva in mano le redini di questa setta dei templari».

L'OMBRA DI BALESTRIERI L'immobile è invece quello che ha fatto finire nei guai Giorgio Hugo Balestrieri, controverso personaggio in bilico fra ndrine, logge e servizi di intelligence nazionali e internazionali, arrestato in Marocco dopo una lunga latitanza ed estradato in Italia è imputato con l'accusa di aver aiutato il clan Molè a reinvestire larga parte dei profitti illeciti, provenienti dal contrabbando di merci contraffatte al porto di Gioia Tauro, nella gestione di un sontuoso albergo di Monte Porzio Catone, in provincia di Frascati.

TRA UOMINI DI 'NDRANGHETA E VIP Russo finisce proprio in quella villa. «Ed in quella occasione furono diciamo inseriti nella massoneria Bruno giuliano, Mardocheo Rocco, ci fu una grande riunione, con me c'era Stillitano Rocco Ivan, c'era Saltalamacchia Saverio, un cugino dei Carlino di Gioia Tauro, e tanti altri... il commendatore Cortese, e generali in alta uniforme della Guardia di Finanza, dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, dei Vigili del fuoco ... ecco era tutta ... ed Il principe Romanov ... Natasha Stefanenko, che era un personaggio molto conosciuto, un personaggio pubblico». Ma nei Templari c'erano anche tante famiglie di 'ndrangheta. E il ruolo dell'associazione - spiega il pentito Virgiglio che ne ha fatto parte - non è assolutamente di serie B.

Alessia Candito
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Giovedì, 02 Marzo 2017 19:35

GOTHA| Sarra punta il dito contro Zoccali

REGGIO CALABRIA Nei precedenti interrogatori non ha esitato a definirlo il Richelieu di Reggio, l'eminenza grigia che da dietro le quinte governa realmente la città. Di recente, Alberto Sarra ha invece spiegato a chiare lettere perché Franco Zoccali, ex potentissimo city manager del Comune di Reggio Calabria, poi voltato con lo stesso ruolo in Regione, sia stato uno dei più efficaci strumenti di Paolo Romeo. «Per arrivare a capire l'esatta collocazione dello Zoccali – spiega al pm Giuseppe Lombardo – bisogna risalire alle candidature di Giorgio De Stefano e Pietro Araniti, che con la loro discesa in campo diedero eccessiva visibilità al loro ruolo politico ed agli interessi politici delle rispettive famiglie».

L'OMBRA DI DON PAOLINO Correva l'anno 1980. Giorgio De Stefano, cugino e consigliori di don Paolino, all'epoca ancora incontrastato boss di Reggio Calabria, si candida al consiglio comunale. «La consultazione elettorale – si legge nelle carte del processo Olimpia - però ha delle appendici e dei risvolti di ordine giudiziario, essendosi accertato che il cugino Paolo De Stefano, all'epoca in soggiorno obbligato nel comune di Ancona, partecipa personalmente alla campagna elettorale in favore del congiunto, grazie ad un escamotage».

IL PRETORE RITARDATARIO Già all'epoca, il clan De Stefano poteva contare su insospettabili amici. Non a caso, si legge nell'informativa Olimpia, Paolo De Stefano «citato a comparire in qualità di testimone in un procedimento civile per risarcimento danni da incidente stradale, da tempo pendente avanti la Pretura di Melito Porto Salvo, si trattiene a Reggio per un mese grazie ai ripetuti rinvii della trattazione della causa accordati dal Vice Pretore onorario avv. Abenavoli, braccio destro dell'on. Ligato». Anche i pentiti hanno raccontato quelle elezioni. In particolare, ne ha parlato a lungo Giacomo Ubaldo Lauro. Inserendo l'avventura politica della mente del clan De Stefano in un quadro ben preciso.

FINE DELLA SUBALTERNITA' «Sino alla prima guerra di mafia, la massoneria e la 'ndrangheta erano vicine – premette il collaboratore - ma la 'ndrangheta era subalterna alla massoneria, che fungeva da tramite con le istituzioni. È evidente che in questo modo eravamo costretti a delegare la gestione dei nostri interessi, con minori guadagni e con un necessario affidamento con personaggi molto spesso inaffidabili». È in quel momento che la nuova 'ndrangheta forgiata dai De Stefano, in tandem con i potentissimi Piromalli di Gioia Tauro, cambia strategia.

PIANO MASSOMAFIOSO «A questo punto – spiega Lauro - capimmo benissimo che se fossimo entrati a far parte della famiglia massonica avremmo potuto interloquire direttamente ed essere rappresentati nelle istituzioni... Fu anche così che venne fuori l'idea di candidare alle comunali di Reggio Calabria l'avvocato Giorgio De Stefano, cugino dell'omonimo Paolo, e Pietro Araniti, cugino del più noto Santo, candidato alle Regionali».

CAMPIONI DI PREFERENZE Nel 1980 Giorgio De Stefano entra in Consiglio Comunale. È il secondo degli eletti per numero di voti «e solo per un senso di pudore del suo partito, la Dc, – scrive all'epoca Pantaleone Sergi su Repubblica - non venne nominato assessore». In compenso, si legge in atti giudiziari «una volta eletto «ricevette... una significativa gratificazione dal partito, con la sua designazione, a quanto pare, al Comitato di gestione dell'Usl di Reggio Calabria, area di potere clientelare certamente non trascurabile anche per via della gestione di rilevanti affari certamente non insensibili a commistioni o interferenze mafiose (commesse di servizi, opere, forniture ed altro)». Non va peggio a Pietro Araniti, proiettato in consiglio provinciale con 5656 voti. Ma la loro elezione fa rumore. Troppo, spiega Sarra.

STRATEGIA FALLIMENTARE Per l'ex sottosegretario regionale si trattava di una «sovraesposizione dannosa per gli autorevoli esponenti politici che avevano autorizzato ed accompagnato tali candidature, ovvero gli On. Ligato, Vincelli e Nucara». Per questo, continua Sarra, il clan De Stefano cambia strada. «Il fallimento di quella strategia dell'emersione ha portato al rafforzamento di un metodo più evoluto diretto a nascondere i rapporti diretti fra la criminalità organizzata e i politici». Ed anche Zoccali sarebbe uomo di questa partita, lascia intendere Sarra, le cui successive dichiarazioni sono completamente omissate,.

IL SOPRA E IL SOTTO Affermazioni che Sarra fa con cognizione di causa perché – dicono in ambienti investigativi - «è uno che conosce il sopra e il sotto», quello che si muove nella pancia criminale della 'ndrangheta e quello che decidono i suoi vertici segreti. Per questo ogni sua parola è preziosa.

SCACCO MATTO CON LE MUNICIPALIZZATE Il nuovo progetto di infezione della politica – continua l'ex sottosegretario non è un piano non a breve termine, ma costruito nel tempo, «che poi diviene perfetto con la creazione delle municipalizzate». Anche questo è un riscontro importante per la Dda. E una tegola pesante per tutti quegli indagati che con la materiale costruzione e gestione delle municipalizzate abbiano avuto a che fare, primo fra tutti il senatore Caridi.

IL FEUDO DI CARIDI Che non a caso – dice Sarra – viene scelto come assessore comunale all'Ambiente proprio quando nascono Multiservizi e Leonia. «Dottore perché (Scopelliti ndr) vuole in Giunta.. e .. alle attività produttive Caridi? Cioè Caridi nel 2002 quando c'è l'accordo con ... quando va a parlare con Romeo Caridi non ha ancora il rapporto con Scopelliti forte... avviene attraverso quel passaggio, attraverso Valentino». E all'epoca, l'ex senatore ed ex uomo forte di An, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe disegnato insieme a Romeo l'intera prima Giunta Scopelliti.

LO STRUMENTO MUNICIPALIZZATE Una squadra in cui Caridi gioca un ruolo di primo piano. È lui – svelano molti pentiti e confermano le indagini – a seguire andamento e gestione delle nascenti partecipate, ma non su indicazioni politiche. Per il pentito Aiello, a dettare le regole sono i clan di Archi. In più, l'allora assessore – emerge dagli atti di Mammasantissima - non esita a usarle per gestire le proprie personali clientele, politiche e di 'ndrangheta, distribuendo assunzioni. Una facoltà – secondo l'ipotesi accusatoria – che gli verrebbe dal rapporto ombelicale con Paolo Romeo, il clan De Stefano ed in particolare Franco Chirico. «Sì (questo rapporto ndr) mi risulta» conferma Sarra.

CAMMERA UOMO DI ROMEO Ma Caridi per i magistrati, Caridi non è l'unica pedina che Romeo avesse in mano sulla scacchiera delle municipalizzate. Macchine da soldi e influenze che Sarra conosce. Per questo dice al pm Lombardo che lo interroga «Le chiedo di verificare, a sostegno di quello che dico, se l'avviso di bando di gara Multiservizi è stato firmato da Marcello Cammera, uomo legato integralmente a Romeo». Un quesito a cui è probabile che la risposta sia sì. Ai tempi, Marcello Cammera era il potentissimo dirigente ai Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria. E negli anni successivi non ha mai smesso di difendere il proprio ruolo, soprattutto in relazione alle municipalizzate.

LO SCONTRO (FATALE) PER GERMANO' Al riguardo, Sarra ricorda che nei primi anni Duemila, «Germanò ha dei contrasti con Marcello Cammera dirigente all'epoca del settore lavori pubblici del Comune, perché non voleva che venisse invitata nell'elenco delle imprese la Edil Primavera di Matteo Alampi». Una contesa significativa, gestita direttamente da Paolo Romeo che – rivelano le intercettazioni - la segue passo passo – e conclusasi con le dimissioni dell'allora assessore, prontamente accettate dall'allora sindaco Scopelliti. «Germanò viene eletto, Germanò entra in Giunta ai Lavori Pubblici – riassume Sarra - la prima cosa che fa va contro quel sistema e noi sappiamo che Alampi, ma anche qui, sono agevolato dal fatto di parlare con lei, era quello che era andato a pra .. cioè da quello cui parte tutto il meccanismo delle partecipate, parliamoci chiaro». E specifica Sarra «Parliamo di 'ndrangheta, di programmi, di pianificazione».

Alessia Candito
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    L'ex sottosegretario regionale nei suoi ultimi interrogatori accusa l'uomo di fiducia del precedente governatore. E contro Caridi, strumento di una strategia di infiltrazione mafiosa della pubblica amministrazione e della politica «che poi diviene perfetta con la creazione delle municipalizzate»

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CATANZARO Il d-day degli aeroporti calabresi è il 5 dicembre. Sarà quello il giorno in cui il Consiglio di Stato deciderà la sorte del bando Enac sulla gestione degli scali di Reggio Calabria e Crotone. Nell'udienza di oggi il tribunale amministrativo ha dunque fissato tra 9 mesi la discussione di merito e, contestualmente, si è riservato la decisione sulla sospensiva con cui, due settimane fa, il giudice monocratico aveva sospeso la sentenza del Tar che aveva annullato il bando dell'Ente nazionale. La nuova pronuncia sulla sospensiva da parte del Consiglio di Stato è attesa nelle prossime ore.
A quel punto potrebbero aprirsi due scenari. Nel primo il tribunale accoglie la richiesta di Enac, che può quindi procedere con l'assegnazione provvisoria dei due scali alla Sacal, la società che attualmente dirige quello di Lamezia Terme e che è risultata prima in seguito alla lettura dei punteggi. Nel secondo il Consiglio di Stato non accoglie la sospensiva e mantiene inalterata la decisione del Tar, secondo cui il bando Enac viola i principi di concorrenza in quanto prevede «un criterio di preferenza assoluta per il concorrente che presenti offerta per entrambi i lotti (è il caso di Sacal, ndr) oggetto di gara, anche a "discapito della valutazione del merito tecnico" delle singole offerte presentate invece da chi partecipi ad un lotto soltanto».
Quest'ultimo scenario comporterebbe non pochi problemi per il "Minniti" e il "Sant'Anna". La Sogas, l'ultima società di gestione dell'aeroporto di Reggio, è in esercizio provvisorio in attesa del fallimento. Lo scalo di Crotone, invece, è chiuso dallo scorso 1 novembre. Un'eventuale sospensione dell'efficacia del bando Enac, in sostanza, metterebbe seriamente a rischio l'operatività dell'aeroporto dello Stretto e la stessa esistenza di quello di Crotone.

Pietro Bellantoni
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    Il Consiglio di Stato entrerà nel merito tra 9 mesi. Ora deve pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva rispetto alla sentenza del Tar che ha annullato la gara. Un "no" metterebbe a rischio gli scali di Reggio e Crotone 

Giovedì, 02 Marzo 2017 18:01

Il fisco recupera in Calabria 315 milioni

CATANZARO Sono 315 i milioni di euro recuperati dall'evasione fiscale nel corso del 2016 in Calabria grazie alle attivittà di controllo e alla promozione della compliance. Di questi, 196 milioni derivano da versamenti diretti, mentre 119 milioni da riscossioni da ruolo. In particolare, ammonta a 5 milioni di euro l'incasso relativo alle istanze riferibili alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure). Lo rende noto l'Agenzia delle entrate. L'Agenzia, in una nota, rileva che «continua per il terzo anno consecutivo il trend positivo sul fronte della lotta all'evasione fiscale e il 2016 segna per l'Agenzia delle Entrate un nuovo primato: l'Amministrazione è riuscita, infatti, a riportare nelle casse dello Stato 19 miliardi di euro, la somma più alta mai recuperata». Di questi, circa 500 milioni provengono dalla promozione del dialogo preventivo con i contribuenti.

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    I dati forniti dall'Agenzia delle entrate. Circa 500 milioni provengono dalla promozione del dialogo preventivo con i contribuenti

VIBO VALENTIA Tutti, per distinguerlo dal vecchio palazzo di giustizia di corso Umberto I, lo indicano come il “nuovo” tribunale, ma nonostante i lavori siano iniziati negli anni 90 l’edificio resta tuttora incompiuto. Un paradosso nel paradosso, specie se si pensa che le udienze vengono puntualmente sospese, ormai da metà gennaio, perché nelle Aule di via Lacquari non c’è il riscaldamento e, soprattutto, perché manca l’iscrizione catastale. Così il Ministero della Giustizia non può procedere alla manutenzione dell’edificio e il presidente del Tribunale, Alberto Filardo, è costretto a firmare una nuova proroga che sospende le udienze fino al 19 marzo. È lo stesso Filardo a mettere nero su bianco la situazione kafkiana rilevando come «alcune delle sale utilizzate per le attività giudiziarie sono, di fatto, inagibili per via della bassa temperatura degli ambienti, atteso il perdurante malfunzionamento dell'impianto di climatizzazione» e aggiungendo che «l'omessa iscrizione catastale e il mancato completamento dell'immobile non consentono, al Ministero della Giustizia, di effettuare gli interventi di manutenzione straordinaria ed ordinaria dell’edificio».
Il presidente del Tribunale spiega poi che «l'amministrazione comunale di Vibo Valentia, dando seguito agli impegni assunti in sede di commissione permanente, ha confermato di aver avviato le procedure per un intervento urgente sull'immobile di via Lacquari», ma si tratta di un intervento che «non potrà essere completato in tempi brevi». Da qui, dunque, la decisione di sospendere ancora una volta le udienze ordinarie di lavoro e di previdenza  e di trasferire il personale del settore al vecchio tribunale, dove saranno celebrati i procedimenti aventi carattere di oggettiva urgenza (licenziamenti ex legge Fornero, procedure ex art. 700 c. p. c., procedure ex art. 28 St. Lav., ATP).

s. pel.

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    Nuova sospensione delle udienze fino al 19 marzo. Nel palazzo di giustizia (ancora incompiuto) non c’è il riscaldamento e manca l’iscrizione dell’edificio al catasto

CATANZARO Il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio ritorna oggi sulla vicenda che riguarda la riorganizzazione delle rete di Elisoccorso in Calabria. «Il decreto del commissario ad acta - ha detto Oliverio - va ritirato e, contemporaneamente, va fatta una ricognizione puntuale sulle attività svolte in materia di elisoccorso, avendo ben chiara la particolarità delle condizioni geografiche e orografiche della nostra regione per cui non si può chiedere un'applicazione ragionieristica degli standard e delle linee guida nazionali. La garanzia del servizio di emergenza-urgenza trova nel servizio di elisoccorso, anche per le note sofferenze che registra il sistema viario calabrese, uno strumento fondamentale per garantire tempi idonei alla gestione delle emergenze sanitarie. L'attuale gestione del servizio di elisoccorso, che trova la dislocazione in quattro postazioni, copre, in eguale tempistica, l'insieme del territorio regionale. Non si può negare all'intera area del Crotonese e dello stesso alto ionio, con l'ipotesi scellerata delle soppressione del sito di Cirò marina, un servizio strategico come quello dell'elisoccorso. Né, tanto meno, si può giustificare una nuova modulazione con la scadenza dei tempi contrattuali. Prima di tutto, la tutela dei calabresi, consapevoli anche che l'attuale assetto è stato anche oggetto di approfondimenti tecnici in relazione all'obbligo di garantire tempo di intervento adeguato alle condizioni di emergenza. Per quanto mi riguarda, è questa l'impostazione giunta e necessaria e a ciò bisogna adeguare sia gli strumenti di programmazione che le stesse procedure di gara».

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    Nuova sortita del governatore contro l'atto del commissario che riordina la rete calabrese: «Non si può negare all'area crotonese un servizio strategico»

CATANZARO «Esprimo il mio vivo apprezzamento per l'approvazione odierna, da parte della Commissione Europea, del Piano regionale dei trasporti. Considerata la rilevanza strategica che esso ricopre nell'ambito delle politiche di governo per lo sviluppo dell'economia regionale, la conclusione pienamente positiva dell'iter procedurale costituisce una nota di merito non indifferente per questa maggioranza e per l'assessore alla Logistica Russo, nonché per la Commissione da me presieduta, all'interno della quale si era proceduto alla disamina dell'intero provvedimento». È quanto afferma, in una nota, il consigliere regionale Pd Domenico Bevacqua. «La Regione Calabria attendeva da oltre vent'anni un nuovo Piano trasporti - spiega -, un lasso di tempo durante il quale nessuna revisione era stata posta in essere, con conseguenze facilmente immaginabili rispetto agli scenari mediterranei ed europei che nel frattempo si sono determinati. In qualità di relatore in Consiglio della proposta deliberativa, ho sottolineato come l'ampiezza del dibattito non fosse andata a detrimento della tempistica, giacché il testo è stato licenziato nei termini prescritti: il che dimostra come la politica possa e debba mantenere fede agli impegni presi. Trattandosi di una questione nodale per le sorti dello sviluppo della Calabria, essa raccoglie tutto il senso della sfida che questa maggioranza intende lanciare per portare la qualità dei servizi di mobilità per merci e persone ai livelli degli standard nazionali ed europei». «Siamo davanti a uno strumento che prosegue nel solco della normazione programmatica cui questo consiglio sta dedicando le sue migliori energie. Proprio perché si tratta di legislazione di programma, si apre adesso - prosegue Bevacqua - la fase dell'implementazione e della concreta messa in atto: occorrerà una regia forte e autorevole a livello regionale che superi qualsivoglia veto localistico e sappia individuare le insufficienze presenti e le priorità di azione, sia dal punto di vista delle infrastrutture, sia da quello dei servizi».
«L'interconnessione della mobilità e l'integrazione dei nodi logistici rappresentano la premessa irrinunciabile dell'unico reale sviluppo possibile per la nostra terra. Il punto fondamentale e' che gli obiettivi fissati ora devono diventare realta'. Anche alla luce di questo traguardo, come ha giustamente rivendicato l'assessore - conclude il consigliere regionale -, il Piano individua puntualmente le risorse per fare fronte agli obiettivi, il che dimostra la sua solidita' e la determinazione nel voler cambiare registro rispetto al passato».

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    La soddisfazione del consigliere regionale del Pd dopo l'approvazione del documento programmatico a Bruxelles

LAMEZIA TERME «Con decreto direttoriale del ministero dello Sviluppo economico del 24 febbraio 2017 sono stati fissati i termini per la presentazione delle domande di agevolazione per i programmi di investimento da realizzare nei territori delle aree di crisi industriale non complessa, come Lamezia Terme e i Comuni del circondario lametino, i quali potranno beneficiare degli incentivi previsti dalla legge 181 dell''89. Pertanto, dal 4 aprile 2017 alle ore 12 le imprese interessate potranno presentare i progetti di investimento che saranno esaminati sulla base di procedura valutativa con procedimento a sportello, secondo quanto stabilito del decreto legislativo del 31 marzo 1998, n. 123. Il ministero ha quindi deciso di comunicare l'apertura dello sportello con appena 39 giorni di preavviso per l'attuazione di un importante strumento agevolativo, che viene applicato per la prima volta in Calabria nelle aree di crisi non complessa». È quanto dichiarano i consiglieri comunali di "Lamezia unita" Luigi Muraca, Maria Grandinetti e Marialucia Raso.
«Tale termine appare troppo breve per le numerose imprese interessate, anche in considerazione del fatto che solo dalla data del 1 marzo 2017 sul sito Invitalia, soggetto attuatore di cui si serve il mìnistero, è stata resa disponibile la modulistica specifica delle aree di crisi, ed ancora non è disponibile la piattaforma per la presentazione dei progetti. A tal proposito preme evidenziare che, per la parte di finanziamento a carico dell'imprenditore, verosimilmente sarà necessaria una procedura bancaria per la quale inevitabilmente trascorreranno alcune settimane, a meno che il medesimo imprenditore non sia nella disponibilità di impiegare immediatamente risorse finanziare proprie ma non riteniamo che ciò accadrà nella maggior parte dei casi».
«Tra l'altro – aggiungono –, appare opportuno sottolineare che per altri similari interventi in aree di crisi complessa il termine di presentazione è stato annunciato con maggiore anticipo (almeno 90 giorni) e riteniamo che tale termine sia congruo anche nel caso delle aree di crisi calabresi. Naturalmente sarebbe possibile presentare i progetti di investimento nei giorni successivi al 4 aprile ma la procedura a sportello impone un criterio di selezione che valuti certamente la qualità del progetto ma secondo un meccanismo cronologico. Va precisato all'uopo che, se anche un solo progetto dovesse essere escluso per il mancato perfezionamento della documentazione necessaria, sarebbe davvero grave per il tessuto economico calabrese e lametino in particolare, che ha tanto atteso il riconoscimento delle aree di crisi nella nostra regione».
In conclusione, i consiglieri di "Lamezia unita" chiedono «che, attraverso una interlocuzione con il ministero dello Sviluppo economico, da porre in essere da parte della presidenza della Regione o attraverso un'iniziativa parlamentare, sia possibile rinviare l'apertura dello sportello per la presentazione delle domande di agevolazioni delle aree di crisi industriale non complessa fino al 31 maggio 2017».

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    I consiglieri comunali protestano per la scarso preavviso circa l'apertura dello sportello, fissata per il prossimo 4 aprile. E chiedono al governatore e ai parlamentari di attivarsi per un rinvio

REGGIO CALABRIA Non è un collaboratore di giustizia. Il suo status rimane quello di imputato del procedimento Gotha e per questo è detenuto in regime di isolamento. Ma Alberto Sarra, un tempo sottosegretario della giunta regionale e fedelissimo dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti, sta parlando. E con cognizione. Lui del sistema di potere – massonico, mafioso e criminale, secondo la Dda – che per anni ha governato la città e la Regione ha fatto parte da protagonista. Mal tollerato, ha sempre detto fin dal suo primo interrogatorio. E fin da allora ha iniziato a spiegare ruolo e pesi di chi ne faceva parte. Alcuni stralci delle sue dichiarazioni – rilasciate sotto interrogatorio nel settembre 2016 e nel febbraio 2017 – sono state depositate ieri in udienza preliminare dal pm Giuseppe Lombardo, che insieme ai colleghi Stefano Musolino, Giulia Pantano, Roberto Di Palma, Luca Miceli e Walter Ignazitto, rappresenta l’accusa.  E sono destinate a fare rumore. Anche fuori dall’aula bunker. L’ex sottosegretario infatti non solo «conferma – si legge nel verbale riassuntivo di settembre – che senza il Romeo le carriere politiche di Giuseppe Valentino, Giuseppe Scopelliti, Pietro Fuda, Antonio Caridi e Umberto Pirilli, non si sarebbero sviluppate o non si sarebbero sviluppate allo stesso modo» ma parla – in maniera approfondita - «della rete relazionale di Paolo Romeo».  E per Sarra, è ben più ampia di quanto fin ora emerso. 

NUOVE BANDIERE, NUOVE FORTUNE «Il primo nome che le segnalo – dice al pm Lombardo che lo interroga – è quello di Eduardo Lamberti Castronuovo, molto vicino politicamente all’onorevole Belcastro, assessore provinciale nella giunta presieduta da Giuseppe Raffa». Due nomi noti, in città e nella provincia tirrenica. Ex candidato sindaco del centrosinistra contro Scopelliti, Lamberti deve la sua notorietà non solo alle variegate attività imprenditoriali – è proprietario di un noto istituto clinico e di una rete televisiva – ma anche ad alla folgorante carriera politica. Divenuto assessore dopo il passaggio al centrodestra, pochi anni dopo si è laureato anche sindaco di San Procopio. Un incarico che alla morte della Provincia gli ha permesso di aspirare all’ingresso in Consiglio metropolitano. Cosa puntualmente avvenuta. Sarra lo conosce bene. E conosce bene anche le trattative che hanno portato al suo ingresso nella giunta provinciale di centrodestra guidata da Peppe Raffa. 

L’INGRESSO IN GIUNTA «Prima della sua designazione – ricorda – incontrai Lamberti Castronuovo in Cannitello, presso il ristorante Chiringuito. Per tali ragioni parlai anche con Raffa. Le modalità della designazione provocarono alcune mie lamentele rivolte a Raffa, che portarono ad una riunione nella sede della Provincia». Sebbene Lamberti fosse entrato in giunta in quota Grande Sud, quella nomina a Sarra e ai suoi non era piaciuta. Ma, a detta dell’ex sottosegretario, a volerla era stato qualcuno ben più potente di lui. «Rappresentai in quella sede che quale movimento Grande Sud non ci erano piaciute le modalità di nomina, in quanto non ero stato informato che il prescelto era Lamberti Castronuovo. Noi preferivamo infatti il D’Agostino». Per capire come mai fosse stato scelto, spiega Sarra, ci è voluto un po’, ma il quadro poi si è chiarito. «Formalmente indicato dall’onorevole Belcastro», all’epoca sottosegretario all’Ambiente del governo Berlusconi e testa di ponte romana di Grande Sud, la nomina di Lamberti – spiega Sarra - «era in realtà voluta dal Paolo Romeo e dal suo gruppo. Non sono in grado di dire in che modo si possa ipotizzare la consapevolezza del Raffa o la sua adesione alla scelta».

IL PROGETTO Per gli inquirenti, quelle che arrivano da Sarra sono conferme. Agli atti, ben documentate da numerose intercettazioni, ci sono innumerevoli conversazioni fra Romeo e Lamberti, registrate proprio nel periodo di formazione della giunta Raffa. Un processo in cui Paolo Romeo avrebbe avuto un peso, se è vero, come sostiene Sarra, che «anche in questo caso la nomina di Lamberti quale assessore con delega alla Cultura e alla Legalità va inquadrata a mio avviso nell’interesse di Romeo di inserirsi in tali ambiti». Ma questo non è l’unico incarico – continua il sottosegretario – per il quale Lamberti abbia potuto contare sull’endorsement di Romeo. «La successiva candidatura a sindaco di San Procopio dello stesso Lamberti è da leggersi in una più ampia strategia diretta a collocarlo nel consiglio della città metropolitana». Un obiettivo antico per Romeo, che anche pubblicamente – tramite il forum Reggio 2020 – ha sempre predicato la necessità di costruire quella città-Stato metropolitana, che strizza l’occhio ai progetti secessionisti della ‘ndrangheta reggina degli anni Novanta. Ma quelle dell’ex deputato Psdi non erano solo parole. Per mettere le mani sul nuovo ente e soprattutto sulla pioggia di denari arrivati per agevolarne la nascita, Romeo ha costruito una ragnatela fitta di contatti, destinati a collocarsi in posti chiave. Fra loro – spiega Sarra – c’era anche  Lamberti Castronuovo. Non più tardi di qualche mese fa entrato nel Consiglio metropolitano di Reggio Calabria. 

CASACCHE QUATTRO STAGIONI Per Romeo – è emerso tanto dalle precedenti dichiarazioni di Sarra, come da diversi atti di indagine – Grande Sud non era che uno degli strumenti partitici a sua disposizione. Del resto, nel corso della sua storia personale, l’ex deputato del Psdi ha cambiato diverse casacche e secondo diversi collaboratori ne ha anche vestite diverse contemporaneamente. Uomo di destra, per po’ gravita attorno all’Msi, mentre briga con i fascisti di Ordine Nuovo e Avanguardia nazionale, ma in Parlamento Romeo ci entra sotto le bandiere del Psdi. 

GLI STRUMENTI Quando la condanna definitiva per associazione mafiosa, derubricata dalla Cassazione in concorso esterno, lo obbliga a lasciare la politica attiva, sono diversi i canali attraverso cui fa pesare la propria influenza. Al riguardo, afferma Sarra, «voglio sottolineare che Paolo Romeo negli incontri con me esprimeva la volontà politica di An, non un suo punto di vista. Questo avveniva alla presenza di Peppe Valentino, come dimostrano le intercettazioni in vostro possesso». Ma nello stesso periodo è sempre lui a sponsorizzare il poliziotto Seby Vecchio.

TRASVERSALISMI «Per capire le ragioni di tale nomina è significativo valutare il fatto che lo Scopelliti non chiami direttamente Vecchio per comunicargli la sua nomina ad assessore, ma a mio parere questo avvenne per celare il suo rapporto con questi, in quanto legato a persone di altri schieramenti politici che Scopelliti non poteva rendere pubblici». All’epoca, Vecchio era infatti uno dei recordman di preferenze di Forza Italia. Nel 2011 invece, quando viene nominato presidente del Consiglio comunale, è uno degli uomini di punta del Pdl. Per Sarra, anche tale nomina è strumentale ad una strategia di Romeo. «Mi pare seguire – afferma Sarra – la medesima strategia che il Romeo aveva utilizzato per la designazione dell’avvocato Chizzoniti nel 2001. Propendo però per una causale che inquadra il Vecchio in una logica di politica trasversale». 

IL MIO AMICO GIUDICE Ma nella rete di Romeo, aggiunge Sarra, non c’erano solo politici. Anche il giudice Giuseppe Tuccio ne faceva parte. Ed era sempre ben informato sulle mosse delle amministrazioni legate a Scopelliti. A riprova di ciò, l’ex sottosegretario ricorda un episodio di cui è stato direttamente protagonista. «Siamo nel periodo in cui il Sole 24 Ore dava notizia di un mio imminente arresto. Il quel periodo, il dott. Boemi  firmo una serie di protocolli di intesa con il sindaco Scopelliti». Ex capo della Dda reggina, all’epoca Boemi era a capo della Suap. Qualche anno dopo, al termine del suo mandato, tocca proprio a Scopelliti, nel frattempo diventato governatore, decidere se confermarlo o meno. «In quel periodo – ricorda l’ex sottosegretario – venni chiamato da Tuccio, il quale mi disse che era molto interessato a tale incarico. In quella sede mi disse che aveva saputo che Scopelliti avrebbe confermato Boemi. Mi disse anche che la conferma del Boemi era incompatibile con l’incarico dato a me, per le pregresse vicende giudiziarie che mi avevano riguardato nel 2008. Rimasi infastidito e non parlai di tale incontro a Scopelliti». A nome di chi il giudice Tuccio avrebbe neanche troppo sottilmente consigliato a Sarra di farsi da parte? Non è dato sapere. Allo stato, vistosi omissis coprono le dichiarazioni dell’ex sottosegretario, che spiega solo «chiesi poi a Giuseppe Scopelliti il motivo per cui avrebbe confermato Boemi. Mi spiegò che era stato il Boemi a chiederlo per ragioni strettamente pensionistiche». 

Alessia Candito
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    I nuovi verbali dal carcere dell'ex sottosegretario: «Fu l'ex deputato a volere la sua nomina nella giunta provinciale reggina guidata da Raffa». Nella rete del "dominus" anche gli scopellitiani Vecchio e Tuccio. Il caso della riconferma dell'ex magistrato Boemi al vertice della Stazione unica appaltante

SOVERATO Si arricchisce la programmazione estiva proposta dalla Esse Emme Musica di Maurizio Senese alla Summer Arena di Soverato. Dopo aver annunciato l’LYD-EDM Festival, dedicato alla electronic dance music che si terrà l’11 e il 12 agosto, e il concerto di Francesco Renga del 21 agosto, la Esse Emme Musica rilancia con l’arrivo di Nek, che sarà a Soverato il prossimo 25 luglio. A 20 anni dal successo di “Laura non c’è”, che lo ha fatto debuttare nel mercato latino, consacrandolo come un artista di fama internazionale con dieci milioni di dischi venduti nel mondo, Filippo Nek Neviani pubblica domani, venerdì 3 marzo, in Spagna, Usa e America Latina il singolo “Unicos” (versione in spagnolo di “Unici”) che anticipa la pubblicazione dell’album nei Paesi Latini, prevista per giugno 2017.
Da domani il video di “Unicos” sarà online su Youtube. Dal 1997 Nek ha sempre pubblicato con successo tutti i suoi singoli e i suoi dischi anche in spagnolo, e la scorsa estate è stato a Los Angeles, tra i protagonisti del prestigioso festival di musica latinoamericana “Reventon 2016”, dove si è esibito per due emozionanti serate al Microsoft Theatre. “Unici” (Warner Music), uscito in Italia quest’autunno ed entrato subito ai vertici delle classifiche (Disco d’Oro per le vendite) è il 13° album di inediti dell’Artista e contiene il singolo "Differente”, attualmente tra i brani più trasmessi dalle radio italiane e le hit degli scorsi mesi “Uno di questi giorni” e la title track “Unici”. “Unici in Tour” partirà il 29 aprile e farà tappa nei teatri di tutta Italia per tutto il mese di maggio, passerà il 21 maggio per l’Arena di Verona per l’atteso concerto evento “Nek in Arena”, e riprenderà quest’estate con tappe in prestigiose e suggestive location, tra cui la Summer Arena di Soverato.
Sul palco di questi imperdibili live, Filippo regalerà al pubblico, con la sua straordinaria energia, le note degli indimenticabili successi dei suoi 25 anni di carriera e i brani del suo nuovo album.

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    Il 25 luglio il concerto dell'autore di "Laura non c'è"

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