Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 20 Marzo 2017

CATANZARO «Il Comando regionale della Guardia di finanza, rappresentato dal comandante regionale, generale di divisione Gianluigi Miglioli, ed il commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria, Massimo Scura, è stato firmato un Protocollo d'intesa». Lo riferisce un comunicato del commissario ad acta. Il protocollo d'intesa impegna i sottoscrittori a collaborare «al fine di migliorare - è detto nel testo - l'efficacia complessiva delle misure volte a prevenire, ricercare e contrastare le violazioni in danno degli interessi economici e finanziari connessi all'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria». Il Protocollo ha la durata di un anno e può essere rinnovato, previo accordo tra le parti.

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    L'accordo si pone l'obiettivo di «contrastare le violazioni in danno degli interessi economici e finanziari connessi all'attuazione del Piano di rientro»

RENDE L'importanza del microcredito e le sue grandi possibilità per dare linfa alle piccole e medie imprese. Di questo strumento finanziario si è discusso questa mattina, a Rende, in un incontro promosso dalla Bcc Mediocrati e dall'Ente nazionale per il Microcredito. A relazionare Nicola Paldino, presidente Credito cooperativo Mediocrati; il sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico, senatore Antonio Gentile; Pasquale Giustiniani, direttore generale della Federazione Calabrese delle Bcc; Sandro Di Cicco, responsabile agevolazioni-Iccrea Banca impresa; Marco Paoluzi responsabile Area Credito - ente nazionale per il microcredito.
Le conclusioni dei lavori, coordinati da Federico Bria, segretario generale - Credito cooperativo Mediocrati, sono state affidate a Mario Baccini, presidente Ente nazionale per il microcredito. «Dopo la presentazione tecnica di cosa sia il microcredito, delle sue modalità e dei suoi risvolti positivi in termini di sostegno alla piccola e media imprenditoria - è detto in un comunicato - incisivo è stato l'intervento del senatore Gentile. Una presenza, la sua, che ha testimoniato la tangibile vicinanza del governo al mondo delle imprese».
«La crescita economica è la prima priorità del governo - ha sottolineato il sottosegretario Gentile - e non c'è crescita se non ci sono imprese sane e solide. Negli ultimi anni, infatti, la salute del mondo dell'imprenditoria è stata messa a dura prova dai problemi di accesso al credito. Ecco perché il governo si è sforzato di agevolare e far sviluppare canali alternativi, come questo del microcredito».
«Gentile, nel sottolineare come le Pmi rappresentano l'ossatura dell'economia del Paese - è detto nel comunicato - ha poi snocciolato dati che hanno messo in luce come questo strumento finanziario sia una risposta importante, sia per diversificare i canali di finanziamento che per disegnare strumenti che meglio si adattano alle esigenze delle piccole imprese». «I numeri del microcredito sono incoraggianti - ha continuato Gentile - gli importi erogati sono cresciuti da 58 milioni di euro nel 2011 a 147 milioni di euro nel 2014. Il sostegno che il governo dà a questo strumento è la prova palese del nostro impegno ed essere vicini alle imprese è una missione alle quale non possiamo sottrarci, perché da qui passa lo sviluppo. La riflessione di oggi deve servirci sia per prendere atto dei risultati raggiunti, sia come sprone per crescere ulteriormente».

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    Incontro a Rende promosso dalla Bcc Mediocrati e dall'Ente nazionale. Il sottosegretario Gentile: «Il governo crede in questo strumento»

Lunedì, 20 Marzo 2017 18:42

Registro tumori, qualcosa si muove

CATANZARO Qualcosa si muove, in Calabria, dopo l'approvazione della legge regionale con cui sono stati istituiti i registri tumori anche nella nostra regione. Se la provincia di Catanzaro, sin dal 2003 (con accreditamento nazionale nel 2010) aveva già avviato la registrazione delle patologie oncologiche, lo stesso non poteva dirsi per le altre province calabresi, almeno fino a qualche tempo fa. La norma regionale ha infatti dato impulso all'istituzione e all'accreditamento del registro per l'area Cosenza-Crotone e per la provincia di Vibo Valentia (i cui dati confluiranno in quelli di Catanzaro), mentre per Reggio Calabria ci sarà da attendere ancora qualche tempo. Sebbene le criticità non manchino, quindi, la situazione è comunque fluida e in evoluzione.
A tracciare i contorni del quadro regionale sui dati delle patologie oncologiche è stato il dg dell'Asp di Catanzaro Giuseppe Perri assieme al direttore del registro tumori catanzarese Antonella Sutera Sardo, nel corso di una conferenza stampa in cui è stato presentata la "XXI Riunione scientifica annuale" dell'Associazione italiana per i registri tumori, che per la prima volta si terrà in Calabria, proprio a Catanzaro, dal 5 al 7 aprile prossimi: «È già un dato importante che Catanzaro, Cosenza e Crotone oggi abbiano i dati sull'incidenza delle patologie oncologiche sulla popolazione. Speriamo che nei prossimi due anni si possa arrivare a regime anche nella provincia di Vibo Valentia e in quella di Reggio Calabria, così da avere una mappatura pressoché completa su tutto il territorio regionale. Questi dati sono importanti perché permettono non solo di conoscere quali e quanti tumori sono presenti nella nostra popolazione, ma ci permettono di valutare anche quali possano essere i fattori di rischio. Ed è, questo, un aspetto importante perché in quanto a diagnosi e tempi di intervento chirurgico, ancora arranchiamo quindi potremo stabilire grazie a questi dati, quali siano le esigenze del sistema sanitario regionale e andare a recuperare la quota di pazienti che si rivolgono fuori regione per avere risposte alle proprie necessità».
Perri ha inoltre rivendicato il lavoro svolto nei primi due anni dal suo insediamento quanto a screening e prevenzione oncologica: «Sono felice di poter dire che in tema di prevenzione sono stati fatti dei passi in avanti. E poi abbiamo lavorato con convinzione anche in tema di screening: ad esempio, abbiamo attivato la rete di chiamata attiva per chi partecipa ai programmi di screening su alcuni tipi di tumore. Inoltre, il dia 50/2016 ci ha permesso di inserire nuova forza lavoro dedicata a questo tema, così da poter programmare interventi sempre più ampi ed efficaci. Questi passi ci permetteranno di contribuire fortemente all'innalzamento dei Lea e quindi di uscire, dopo il risanamento finanziario, dal Piano di rientro. Sono contento perché la Calabria non viene considerata più come una regione negletta, tanto che per la prima volta ospitiamo a Catanzaro questo importante evento scientifico». I ritardi nelle province ancora sprovviste di registro tumori sono dovuti a carenza di personale o a questioni tecniche legate alla tutela della privacy.
Quanto ai dati, per l'anno che si è concluso da poco, si stimano 10mila nuovi casi di tumore in Calabria (in Italia sono stati stimati 365mila casi nel 2016), mentre 80mila sono i pazienti oncologici nella nostra regione, tra nuovi e pregressi. Il confronto tra Nord e Sud, almeno in questa classifica, è favorevole al Mezzogiorno dove l'incidenza dei fattori di rischio è minore grazie a stili di vita e abitudini alimentari più corretti. Il dato si inverte, però, in quanto a mortalità a causa di un gap sui programmi di screening che il Mezzogiorno deve necessariamente colmare.
Escludendo i carcinomi della cute (non melanomi), il tumore più frequente in Italia, nel totale di uomini e donne, risulta quello del colon-retto con 52.000 nuove diagnosi stimate per il 2016 (29.500 uomini e 22.900 donne), seguito dal tumore della mammella con circa 50.000 nuovi casi; seguono il tumore del polmone con oltre 41.000 nuovi casi (27.800 uomini e 13.500 donne), della prostata con 35.000 nuove diagnosi e della vescica con circa 26.600 nuovi casi (21.400 tra gli uomini e 5.200 tra le donne). In generale, nel periodo 2008-2016, si conferma una diminuzione di incidenza per tutti i tumori nel sesso maschile (-2,5% per anno) legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata.
Considerando le singole sedi tumorali, negli uomini appaiono in calo vie aereo-digestive superiori (VADS), esofago, stomaco, colon-retto, fegato, polmone, prostata e vescica. Nelle donne invece sono in calo stomaco, colon-retto, vie biliari, cervice uterina e ovaio.

Alessandro Tarantino
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    I dati sull'incidenza della patologie oncologiche c'erano già per il Catanzarese. La legge regionale ha dato impulso anche per l'area Cosenza-Crotone e per Vibo. Per Reggio ci sarà da aspettare di più

Lunedì, 20 Marzo 2017 18:05

Quella rivoluzione temuta dai clan

Altro che "sbirri" e altro che "sbirraglia". Fanno bene i mafiosetti di Locri, ed i loro manutengoli annidiati nella politica e nelle istituzioni, a preoccuparsi. Lo fanno affidando la loro disperazione ad una bomboletta spray. C'è il, per loro, concreto "rischio" che, muovendo da un diverso atteggiamento della chiesa locale, i calabresi capiscano che lottare la 'ndrangheta non è solo cosa buona e giusta ma è anche conveniente. Meno 'ndrangheta e più lavoro. Meno 'ndrangheta e meno corruzione più lavoro.
«La comunità cristiana e civile deve impegnarsi sempre più nella costruzione di una società giusta, libera dai condizionamenti malavitosi e pacifica, dove siano tutelate, dagli organi competenti, le persone oneste e il bene comune». Non usa perifrasi Papa Francesco nella lettera che ha fatto pervenire, tramite il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, a quanti sono a Locri per la giornata della commemorazione delle vittime delle mafie ed ai locresi stessi.
Ed a scanso di equivoci, nel leggere la lettera affidatagli da Papa Francesco e dopo vere ribadito di «essere qui non in forma privata ma come rappresentante della Chiesa italiana, per dire che è tutta con voi», monsignor Galantino si rivolge "ai responsabili politici a tutti i livelli" per un ammonimento fermo quanto risoluto: «devono sentire forte il bisogno di prendere con chiarezza le distanze dal malaffare, devono avvertire forte lo schifo del compromesso e della vicinanza di chi vi ha privato dei vostri affetti, spesso lasciandovi anche senza alcun sostegno economico».
La Chiesa calabrese farà la sua parte: «Deve essere chiaro a tutti - riprende monsignor Galantino - che, con parole forti e con gesti credibili, la Chiesa è lontana mille miglia da chi, con arroganza e con violenza, vuole imporre logiche di sopraffazione e di malavita, da chi a volte cerca, in maniera subdola, di strumentalizzare la Chiesa e le realtà sacre per coprire le proprie malefatte». Dunque, insiste il segretario generale della Cei, «la sola risposta da dare da parte della Chiesa è quella data da Bonhoeffer, di fronte a un pazzo che guidando una macchina semina morte, il compito del pastore non è quello di seppellire i morti ma piuttosto quello di saltare sulla macchina e strappare il volante al guidatore».
E il guidatore folle reagisce, cercando di perpetuare l'inganno: meno sbirri, più lavoro. Non si rende conto che quella scritta la si può leggere in ben altra maniera: se arriverà il lavoro, se arriverà la stagione dei diritti garantiti e della legalità rispettata, se ci sarà pulizia nelle istituzioni e tensione etica nella politica, a che servirebbero mai gli "sbirri"?
Sono imputabili agli "sbirri" le malversazioni? Sono "sbirri" quelli che rubano le risorse pubbliche per ingrossare le casse dell'imprenditoria mafiosa? È selezionata dagli "sbirri" quella burocrazia regionale che in sedici anni non ha ancora risposto ai progetti della comunità lametina di don Giacomo Panizza, mentre gli sono bastati sei mesi per esaminare, approvare e finanziare i progetti-truffa del clan Piromalli?
Certo, il risveglio delle istituzioni preposte alla giustizia ed all'ordine pubblico dopo lunghi anni di torpore, pone adesso il problema di impedire che la repressione dei delitti, il sequestro dei beni, il depotenziamento del ruolo gestionale del reticolo sociale mafioso, rischia di apparire paralizzante. Si è consentito alla 'ndrangheta di diventare, indisturbata, quello che un magistrato ha tratteggiato come "organo intermedio di governo del territorio".
Non sarà facile e non sarà indolore strapparle ruolo e spazi occupati. La corruzione in salsa calabrese è diversa da quella conosciuta con "mani pulite". Qui bisogna drenare mazzette senza produrre investimenti, perché occorre che il territorio e chi ci abita restino piegati ai desiderata delle cosche, delle logge e dei comitati politici, entità diverse sempre più spesso in sinergia fra loro, quando non addirittura conniventi sotto la stessa cupola.
C'è una stagione che ha ansia di liberazione, in Calabria. Un arco che va dalla scomunica dei mafiosi, duramente sancita da Papa Francesco nella piana di Sibari, fino alle parole durissime del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua breve ma ricchissima trasferta locrese. Chi guida la Comunità cristiana a chi incarna l'unità della nazione hanno voluto convergere, in Calabria, nell'indicare la 'ndrangheta e la politica corrotta come causa prima del suo disagio civile, della sua inadeguatezza sociale e del suo progressivo tracollo economico.
Non va bene, tutto questo, a chi clandestinamente opera come "organismo intermedio di governo del territorio". Non va bene ai suoi ipocriti fiancheggiatori. Non va bene ai capataz di una politica che vive della precarizzazione del lavoro, dei servizi negati, delle carriere realizzate artificialmente nei laboratori degli enti locali.
Non va bene, ma c'è il concreto rischio che questa volta quanti inseguono il sogno di una Calabria liberata trovino validi alleati e li trovino ai vertici dell'autorità religiosa e di quella dello Stato.
Lavoro, lavoro, lavoro...
Lo invocano quelli che lo cercano. Lo usano quelli che lo strumentalizzano. Ne agitano il bisogno quanti sperano nella demagogia per uscire dall'angolo in cui rischiano di essere cacciati.
"Meno sbirri, più lavoro". Estremo tentativo di manipolare la verità delle cose. Grave incidente nella solitamente accorta "comunicazione" usata dalle cosche. Ma soprattutto, pericolosa confessione: oggi "meno sbirri più lavoro" potrebbe essere stata commissionata sia dal politico corrotto che dal capo 'ndrangheta che vede sfuggirgli di mano quel ruolo di mediatore da lungo tempo usurpato.

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    di Paolo Pollichieni

REGGIO CALABRIA «Dinanzi alla pagella poco edificante assegnata al presidente della Giunta da espressioni autorevoli del mondo produttivo, economico e sindacale, serve oltre all'autocritica, avviare una seria riflessione che partendo dalle criticità, giunga a formulare un piano serio e credibile per recuperare i ritardi e rilanciare lo sviluppo soprattutto nei settori trainanti del turismo e dell'agricoltura». A dichiararlo è il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Campanella Alessandro Nicolò, che sottolinea: «La principale contestazione mossa al governatore calabrese è infatti la mancanza di una visione di sviluppo complessiva: senza di essa la Calabria rischia di rimanere al palo fagocitata dalle carenze e dalle tante strutturali vulnerabilità. Se questo è il giudizio che l'attuale Governo regionale è riuscito a guadagnarsi, occorrerà invertire con risolutezza la rotta rinunciando a "fare melina" su due profili di sviluppo strategici per la nostra regione».
«Il comparto turistico, lungi dal rimanere ostaggio dell'improvvisazione, andrebbe analizzato in profondità, mediante ricerche di mercato, analisi, elaborazioni e simulazioni. Solo un piano strategico e programmatico – prosegue Nicolò – che consenta di confezionare prodotti e pacchetti turistici complessivi in un'ottica di fidelizzazione del turista, potrà accrescere la competitività della Calabria e di riflesso il suo Prodotto interno lordo. Servirà dunque una strategia unitaria e un'offerta moderna che colga le ultime tendenze di una domanda differenziata di turismo. Dal turismo religioso - attraverso la valorizzazione dei siti e degli edifici di culto - alla rete dei piccoli borghi. Dall'offerta turistica terapeutica che sfrutti le grandi opportunità del clima e dell'ambiente al sistema termale. Dalla riscoperta dei circuiti dell'enogastronomia al turismo esperienziale e responsabile capaci di rispondere con servizi di qualità alle richieste sempre più sofisticate dei visitatori. Tutto questo - rilancia Alessandro Nicolò - puntando su un impiego razionale e coordinato dei fondi in un contesto di risorse limitate e soprattutto grazie ad investimenti finalizzati alle infrastrutture, ai trasporti, al sistema della ricettività e dei servizi e alla formazione delle risorse umane. Come trascurare poi i dati sulla balneabilità delle acque, le cui evidenti criticità sono state, negli anni, oggetto di nostre plurime segnalazioni e che vanno attenzionate avvicinandosi ormai la stagione estiva».
«Altro asset rilevante per la Calabria – aggiunge Nicolò – è l'agricoltura su cui pesa una politica di disimpegno: vedi la perdita di ingenti risorse finanziarie dell'Unione Europea; i bandi e le perduranti difficoltà di accesso al credito - le politiche in tal senso sono all'anno zero - con cui devono quotidianamente fare i conti gli operatori del settore. È questa l'azione di sostegno immaginata per un comparto dalle innumerevoli implicazioni di sviluppo? Così si incoraggiano gli imprenditori?».
«Rispetto ad una serie di questioni economiche e pur dinanzi a produzioni eccellenti della nostra regione, l'Europa strizza l'occhio ad altri Paesi, complice il Governo nazionale. Come dimenticare il via libera al colossale import di olio tunisino tax-free a danno dei nostri olivicoltori sebbene la Calabria, con oltre 137mila aziende, risulti seconda produttrice di olio dopo la Puglia. Analogo commento può farsi per la scelta di Bruxelles di aprire l'importazione di agrumi ad alcuni Paesi africani: un altro colpo basso inferto dall'Unione Europea sempre con l'acquiescenza del Governo nazionale e con l'indifferenza del Governo regionale. Un lungo rosario di mancanze e di errori che pesano enormemente su un tessuto economico rispetto al quale agricoltura e turismo dovrebbero essere le chiavi di volta per il rilancio del nostro sistema economico. In merito a questi argomenti – conclude capogruppo di Forza Italia – serve al più presto un confronto in seno alla massima assise regionale».

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    Le critiche del capogruppo di Fi Alessandro Nicolò dopo la "bocciatura" del governatore sull'economia: «Un piano serio e credibile per recuperare i ritardi e rilanciare lo sviluppo»

LOCRI I misteriosi writers di Locri potrebbero non rimanere anonimi a lungo. Chi in questi giorni è stato infastidito dalla presenza e dalle parole dei tanti che alle mafie hanno detto "No" proprio nel paese che è conosciuto come una delle loro principali capitali, e che ha voluto manifestarlo con maldestre scritte sui muri, ha fatto un errore. Per vergare quelle scritte è passato bellamente sotto l'occhio attento di una videocamera di sicurezza i cui filmati sono già in mano ai carabinieri. Toccherà a loro scoprire chi siano gli autori, ma soprattutto se e in che misura siano stati ispirati da qualcuno. I messaggi apparsi a Locri non hanno sporcato muri scelti a caso. E non sono stati scritti con un linguaggio scelto a caso.
Per alcuni, in Calabria "sbirri" è un insulto. E tali sono tutti quelli che alle mafie dicono no: giornalisti, magistrati, politici, imprenditori che denunciano, associazioni. E sono loro – raccontano i clan – a sottrarre lavoro a una terra martoriata sequestrando e confiscando i beni della 'ndrangheta. Un mantra sintetizzato a bomboletta sulle pareti esterne del centro di aggregazione giovanile, quasi a voler dire "nostri sono i giovani", sul muro che generalmente ospita la propaganda elettorale, magari per affermare "nostra è la politica", accanto alla porta principale dell'Arcivescovado, forse per rivendicare "nostra è la Chiesa".

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(Il sindaco di Locri Giovanni Calabrese)

La lettera con cui il vescovo di Locri, monsignor Francesco Oliva ha rispedito al mittente offerte in odor di 'ndrangheta è un affronto che ancora brucia a Locri, come uno sgarbo è stato considerato il rinvio a giudizio per violazione della Legge Anselmi aggravata dall'aver favorito la 'nrangheta, di don Pino Strangio, ultraventennale canonico di Polsi, "dimissionato" secondo alcuni, dimessosi secondo altri. Ancora più gravi sono suonate alle orecchie di alcuni le parole nette con cui il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, proprio a Locri, rivolgendosi ai mafiosi ha detto: «È inutile che vi mettiate in processione, che portiate le statue, che facciate offerte, il Santo Padre proprio qui in Calabria su questo è stato chiaro, chi sceglie la mafia è fuori dalla comunità dei credenti». E forse la 'ndrangheta ha risposto, o ha indotto qualcuno a rispondere per lei.
«Qualcuno si lamenta strumentalmente del fatto che non ci sia lavoro – dice il sindaco Giovanni Calabrese – ma bisognerebbe andargli a chiedere di chi sia la colpa. Se nessuno vuole investire in questo territorio è perché Locri è conosciuta in tutto il mondo non per le sue bellezze archeologiche e culturali, non come la città di Zaleuco, ma come città di 'ndrangheta, teatro di faide sanguinose. E la colpa di chi è se non della 'ndrangheta stessa?».
Intanto - si apprende da Libera - il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha telefonato a don Luigi Ciotti per esprimergli la sua vicinanza. Il Capo dello Stato ha poi chiamato anche il vescovo di Locri mons. Francesco Oliva.

Alessia Candito
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Lunedì, 20 Marzo 2017 16:32

Salerno sospeso, entra Magno

REGGIO CALABRIA Il prossimo 27 marzo Mario Magno sarà ufficialmente un consigliere regionale della Calabria. Prenderà il posto di Nazzareno Salerno, in carcere dallo scorso 2 febbraio nell'ambito dell'indagine "Robin Hood", in quanto accusato di voto di scambio e di aver intascato una mazzetta di 230mila euro al tempo in cui era assessore regionale al Lavoro. Il politico vibonese, uno dei principali protagonisti dell'operazione con cui sarebbero stati distratti i fondi destinati al Credito sociale, è stato sospeso dal Consiglio dei ministri l'1 marzo scorso, con effetto a decorrere dal 27 gennaio. La sospensione – secondo quanto prevede l'articolo 8 del decreto legislativo 235 del 2012 – sarà efficace fin quando Salerno sarà sottoposto a misure di custodia cautelare. Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dall'ex assessore e confermato la detenzione in carcere.

GLI AVVICENDAMENTI La surroga di Salerno con Magno, primo dei non eletti di Forza Italia nella circoscrizione Centro (Catanzaro-Crotone-Vibo) e attuale vicecoordinatore provinciale di Forza Italia a Catanzaro, sarà il primo punto all'ordine del giorno della prossima seduta del consiglio regionale.
Si tratta del secondo avvicendamento dalle elezioni del 2014. Lo scorso 20 febbraio Wanda Ferro, al termine di un percorso giudiziario lungo più di due anni – con pronunce favorevoli del Tar e della Corte costituzionale, che ha abrogato la parte della legge elettorale che prevedeva l'esclusione del miglior candidato presidente perdente – è subentrata a Giuseppe Mangialavori. Quest'ultimo si è già appellato al Consiglio di Stato affinché venga riconosciuto il suo diritto a sedere nel parlamentino calabrese al posto dello stesso Salerno. L'udienza è già stata fissata per il prossimo 27 aprile. Non sono da escludere, dunque, ulteriori staffette da qui al termine della legislatura.

GRAZIANO-GALLO L'ultimo caso riguarda Giuseppe Graziano, che rischia di perdere il suo posto in Consiglio a favore del primo dei non eletti della Casa della libertà, Gianluca Gallo. Il Tribunale di Catanzaro ha infatti dichiarato l'ineleggibilità di Graziano per via del ritardo con cui si è messo in aspettativa dal ruolo di vicecomandante del Corpo forestale dello Stato. Il fondatore del movimento "Il coraggio di cambiare l'Italia" aveva impugnato la sentenza davanti alla Corte d'appello, che a sua volta aveva rimesso la causa alla Corte costituzionale, al fine di valutare la legittimità delle norme che regolano le aspettative. La Consulta ha infine dichiarato non fondata la questione. I legali di Gallo hanno già presentato istanza alla Corte d'appello affinché prenda atto del giudizio degli ermellini.
È molto probabile, insomma, che la conformazione del consiglio regionale cambi ancora.

Pietro Bellantoni
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    Il Consiglio dei ministri ha "congelato" l'incarico dell'ex assessore regionale, finito in carcere nell'ambito dell'operazione "Robin Hood". Il 27 marzo il vicecoordinatore provinciale di Forza Italia a Catanzaro prenderà il suo posto a Palazzo Campanella

CATANZARO «Il dg dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri, ha l'obbligo di indire subito un avviso pubblico per sostituire il direttore il primario della Chirurgia generale dell'ospedale di Soverato, pensionato dal 1 gennaio scorso». Lo affermano in una nota i deputati M5s Dalila Nesci e Paolo Parentela, che hanno diffidato Perri a indire l'avviso, anticipando un'apposita segnalazione alla Procura di Catanzaro e alla Corte dei conti, in caso di perdurante immobilismo. Nella stessa nota – trasmessa per conoscenza anche al governatore Mario Oliverio, al commissario Massimo Scura e al dg Riccardo Fatarella –, i due parlamentari 5 stelle hanno ricordato a Perri che «la direzione del reparto è stata affidata in via provvisoria con ordine di servizio dello scorso febbraio, firmato dal direttore sanitario dell'Asp di Catanzaro, Carmine dell'Isola, che ha prorogato l'incarico in questione. L'incarico era stato dato sempre al dottor Mario Deonofrio, già sindaco di Girifalco (Cz) e già componente della consulta del Pd sulla sanità calabrese, senza – hanno scritto i parlamentari 5 stelle – la prevista comparazione curricolare di tutti gli aventi diritto». Secondo i parlamentari, l'Asp di Catanzaro doveva invece indire da tempo «specifico bando». «L'Azienda – hanno precisato – sta volutamente favorendo un singolo soggetto, sia sotto il profilo economico che sotto il profilo curricolare, facendogli acquisire titoli». «È ovvio – hanno avvertito Nesci e Parentela – che gli indicati titoli producono danno verso i possibili concorrenti interni. Inoltre, nella fattispecie i benefici economici possono perfino configurare un'ipotesi di reato tipizzata».

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    I deputati M5s: «La direzione del reparto è stata affidata in via provvisoria a un componente della consulta del Pd sulla sanità calabrese senza la prevista comparazione curricolare di tutti gli aventi diritto»

COSENZA «Rinviato a nuova convocazione il consiglio comunale di Cosenza che, nella seduta odierna, avrebbe dovuto approvare le linee programmatiche del sindaco e discutere del futuro della Biblioteca civica. Ma il grave lutto familiare che ha colpito il consigliere Carlo Guccione, la perdita del padre - ricordato dal capogruppo del Pd Damiano Covelli - ha indotto l'aula a fare richiesta di rinvio, avanzata dal consigliere Gisberto Spadafora. Non prima, però, di aver proceduto a due importanti adempimenti formali. Il primo, la surroga di Francesco De Cicco e Michelangelo Spataro, della cui nomina ad assessori ha dato comunicazione formale il sindaco Mario Occhiuto. Subentra il primo dei non eletti nelle rispettive liste: Pasquale Sconosciuto (Cosenza Libera) e Carmelo Salerno (Forza Cosenza)». Lo rende noto un comunicato del Comune di Cosenza. «Auguri di buon lavoro ai neo assessori e ai neo consiglieri dai banchi della minoranza, anche se Bianca Rende (Pd) sottolinea "un dato politico, il riconoscimento di un errore da parte del sindaco, che ha inteso correggere. Esprimo una preoccupazione - si legge nel comunicato -, vista la mancanza di assessore specifico, che è anche una raccomandazione: non dissolvere l'impegno sul centro storico e sul welfare, temi sui quali siamo al punto zero"».
Rilancia il consigliere Enrico Morcavallo (Grande Cosenza) per il quale «non parliamo di rimpasto, ma siamo di fronte alla soppressione di due deleghe assessorili e in questo non ci vedo niente di migliorativo».
La ribattuta è del consigliere di maggioranza Gisberto Spadafora (Mario Occhiuto Sindaco), che richiama il significato tecnico di rimpasto e fa sue le dichiarazioni del sindaco Occhiuto sul «nuovo impulso che i due neo assessori porteranno certamente a questa nuova fase dell'attività amministrativa».
Gli auguri del sindaco «vanno anche ai due consiglieri appena entrati, sottolineando l'esperienza di Carmelo Salerno e l'entusiasmo del giovane Pasquale Sconosciuto». «Come cambia la geografia delle commissioni consiliari, ecco il secondo adempimento. Carmelo Salerno entra a far parte delle commissioni Controllo e Garanzia, Bilancio, Cultura, Lavori pubblici e Attività economiche e Produttive. Pasquale Sconosciuto darà il suo contributo nelle commissioni consiliari Cultura, Sanità/Servizi Sociali, Lavori Pubblici, Ambiente/Manutenzione, Sport/Turismo/Spettacolo e Attività Economiche e Produttive. Il consiglio comunale - conclude la nota -, ad apertura lavori, ha inteso dedicare un minuto di raccoglimento alla memoria del padre di monsignor Francesco Nolè e del padre del dirigente comunale Giampaolo Calabrese, anch'essi scomparsi nella giornata del 19 marzo».

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    I due entrano nell'esecutivo del sindaco di Cosenza. Subentrano i primi non eletti Sconosciuto e Salerno. Il primo cittadino: auguri di buon lavoro

COSENZA I fondi riservati per il 2014 all'assistenza domiciliare e al potenziamento dei centri diurni sono a rischio. Lo riferisce Ferdinando Verardi, presidente di Agci (Associazione generale cooperative italiane) Calabria. Verardi ha scritto, a questo proposito una letta a Mario Oliverio nella quale chiede conto della mancata attivazione dei servizi. Nella missiva, ripercorre l'iter (non completato) di una pratica che rischia di veder evaporare risorse importante. Inizia tutto con la delibera numero 464 del 12 novembre 2015». In quel giorno «la Regione – scrive Verardi – ha approvato le linee guida per il finanziamento ai comuni capofila del fondo per la non autosufficienza relativo al 2014». Le azioni «riguardano l'"assistenza domiciliare" e il "potenziamento dei centri diurni" e l'allegato B recita testualmente che "nei distretti dove esistono centri diurni autorizzati al funzionamento, ma non ammessi a retta, questi hanno la priorità"».
Il passaggio successivo avviene ai principi del 2016. Il decreto numero 8 dell'11 gennaio costituisce, ricorda ancora il presidenti dell'Agci Calabria, «una commissione di valutazione dei piani presentati dai singoli distretti entro il termine ultimo del 31 marzo 2016» e stabilisce «che la valutazione dei piani stessi dovesse concludersi nei 30 giorni successivi». Un cronoprogramma stringente, quello dettato dagli atti amministrativi pubblicati, secondo il quale «le attività sarebbero dovute partire nei primi giorni di maggio». Eppure, spiega Verardi, «dalle informazioni attinte presso i distretti e presso gli uffici regionali, a tutt'oggi, nessun servizio è stato attivato».
Il presidente dell'Agci si chiede perché, e chiede alla Regione di fare in fretta: «Visto che si tratta di fondi trasmessi alle regioni con decreto interministeriale – scrive – bisogna attivare ogni utile procedura allo scopo di provvedere, in tempi brevissimi, al completo utilizzo dei fondi i quali, se non utilizzati, rischiano di essere perduti, con grave danno per gli aventi diritto».

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    Lettera di Verardi a Oliverio: «Nessun servizio è stato attivato nonostante gli impegni della giunta regionale. Si rischia di perdere la dotazione finanziaria»

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