Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 09 Marzo 2017

Si è svolta oggi, nella sede del Ministero della Giustizia, a Roma, una riunione tecnica cui hanno partecipato il capo del dipartimento del Ministero Gioacchino Natoli, il direttore generale del personale Barbara Fabbrini, il presidente della Corte d'Appello di Catanzaro Domenico Introcaso, il presidente della Corte d'Appello di Reggio Calabria Luciano Gerardis, il procuratore generale di Catanzaro Raffaele Mazzotta, il procuratore generale facente funzioni di Reggio Calabria Fulvio Rizzo, il dirigente della Procura generale di Reggio Calabria Demetrio Foti ed il dirigente generale del dipartimento "Lavoro" della Regione Fortunato Varone. Al termine della riunione, conclusasi con risultati positivi, si è giunti – informa una nota dell'Ufficio stampa della Giunta - alla definizione dello schema di convenzione che sarà stipulato, a breve termine, tra gli Uffici giudiziari dei suddetti Distretti e la Regione Calabria.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Definito lo schema di convenzione che sarà stipulato, a breve termine, tra gli Uffici giudiziari dei distretti di Catanzaro e Reggio e la giunta regionale

COSENZA «La Calabria è per noi fonte inesauribile di notizie, e soprattutto mi piace la cucina». Ha parlato da giornalista del Sud e da cronista di razza. E non solo. Lirio Abbate, giornalista dell'Espresso, ha riscaldato la sala di Confindustria Cosenza quando a colleghi, magistrati, forze dell'ordine e pubblico ha raccontato perché ha iniziato a fare il giornalista. E ha esortato ad andare avanti nonostante le difficoltà ai tanti colleghi calabresi e no premiati con lui nella sesta edizione del Premio giornalistico "Re Alarico". Un momento anche di confronto attorno al delicato tema "Giornalismo: la precarietà del lavoro più bello del mondo".
Un'occasione che l'associazione culturale "Re Alarico" ha colto per consegnare una serie di premi a giornalisti che si sono contraddistinti per la loro attività. Premi che abbracciano la stampa nazionale e quella locale. A raccontare le loro storie di cronisti anche la redattrice del Corriere della Calabria Mirella Molinaro, assieme a Lirio Abbate (L'Espresso), Michele Albanese (il Quotidiano del Sud), Angela Caponnetto (Rai News 24), Pietro Comito (La C Tv), Giuseppe Legato (La Stampa), Fabio Melia (La Gazzetta del Sud), Attilio Sabato (Ten) e Maria Elena Scandaliato (Rai).
Prima della consegna dei premi si è entrati nel tema del convegno per discutere della precarietà, non soltanto economica, di un lavoro che rimane affascinante e cerca di adeguarsi ai tempi. I lavori sono stati coordinati da Arcangelo Badolati, caposervizio della Gazzetta del Sud.
L'assessore Rosaria Succurro ha portato i saluti del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e ha sottolineato l'importanza dell'associazione Alarico per valorizzare la storia e la cultura di Cosenza. Un concetto spiegato dal presidente dell'associazione "Re Alarico" Cosimo De Tommaso che ha evidenziato come sia fondamentale avere una corretta informazione. Perché nonostante la precarietà questo lavoro va fatto sempre con dignità. Lo hanno ribadito il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri e Franco Rosito, presidente del Circolo della stampa "Maria Rosaria Sessa" senza dimenticare i colleghi che vivono con pochi euro a pezzo e chi ha dovuto mollare questo lavoro per poter vivere.
Infatti - ha detto Badolati - la storia dei premiati è la storia di giovani che hanno fatto svariati lavori per sopravvivere, una gavetta lunga in cui si sono consumate le suole delle scarpe. Perché è così che si fa questo lavoro. E farlo in Calabria non è semplice. Lo ha spiegato bene il procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo che ha raccontato le sue precedenti esperienze lavorative in territori come «Vibo e la Piana di Gioia Tauro dove - ha detto - è più facile fare i giornalisti perché è netta la scelta da fare: ovvero da che parte stare. Mentre a Cosenza è più difficile». E poi una chiosa abbastanza diretta: «Questo premio è dedicato a un barbaro. E a Cosenza ci sono barbari che razzolano nei circoli e nei salotti indisturbati». Un messaggio colto al volo da Lirio Abbate al quale poi il procuratore Spagnuolo premiandolo ha detto sorridendo: «Era metaforico». Un rapporto di rispetto e serietà professionale tra giornalisti e magistrati è quello auspicato dal procuratore capo di Castrovillari Eugenio Facciolla. E Badolati si è calato nei suoi panni da cronista facendo riferimento al caso Bergamini sul quale da anni sono puntati i fari anche della stampa nazionale. Su questo Facciolla si è limitato a dire che c'è una richiesta di riapertura delle indagini e si attende la decisione del gip. Diversi i rappresentanti delle forze dell'ordine e del mondo delle istituzioni della cultura come il rettore dell'Unical Gino Mirocle Crisci. Un crogiolo di storie tra giornalismo locale e nazionale, tutte unite dalla passione per un lavoro difficile, delicato, spesso piegato e vessato dalla precarietà economica e anche da altre precarietà, così come dalla pressione di una mentalità mafiosa e non solo dalla arroganza delle cosche. Ma la Calabria è molto altro: è una terra piena di positività che affascina i cronisti nazionali perché è intensa anche nel mostrare le sue luci e non solo le ombre.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Assegnati i riconoscimenti a diversi cronisti locali e nazionali. Confindustria ospita il dibattito sulla «precarietà del lavoro più bello del mondo». Il monito di Spagnuolo: «A Cosenza i barbari razzolano in circoli e salotti»

Giovedì, 09 Marzo 2017 19:53

Ciconte si agita (troppo). Ed Ncd lo molla

CATANZARO Il cammino verso l'investitura a candidato sindaco di Catanzaro della coalizione da opporre a Sergio Abramo, per Enzo Ciconte si complica ogni giorno di più. Già nei giorni scorsi era arrivata la nota del Psi di Piero Amato con cui i socialisti, non avendo apprezzato la fuga in avanti nella definizione del nome del candidato da parte del Pd, si sfilavano dal sostegno all'ex vicepresidente della giunta regionale. Senza contare che anche Arturo Bova, esponente Pd, aveva espresso pubblicamente alcune perplessità sulla designazione di Ciconte quale candidato sindaco dei democratici. 
Ora anche Piero Aiello ed Ncd sembra siano intenzionati a interrompere qualsiasi trattativa volta a un accordo preelettorale. Al senatore infatti non sarebbe andato a genio - per usare un eufemismo - il tentativo di Ciconte di contattare direttamente il candidato in pectore di Ncd, Antonio De Marco, per offrirgli un accordo, magari un posto da vicesindaco, e chiedergli quindi di ritirare la disponibilità a candidarsi.
Bozze di accordo similari, poi, Ciconte le avrebbe sottoposte anche agli altri candidati a sindaco come Nicola Fiorita, Maurizio Mottola d'Amato e Rino Colace al fine di costruire quell'alleanza ampia e compatta grazie alla quale sciogliere le riserve sulla propria candidatura. Le risposte, con parole e motivazioni più o meno analoghe, sono state tutte negative: De Marco, Fiorita, Mottola d'Amato e Colace rimangono in campo, così al fianco di Ciconte non si è aggiunto nessun altro schieramento oltre ai movimenti di Sergio Costanzo e Fabio Guerriero.
Se anche nei prossimi giorni la situazione non dovesse mutare, quindi, Ciconte si presenterà al Pd con un mezzo fallimento nella composizione dell'alleanza, per cui lui per primo dovrà capire se proseguire nella corsa a Palazzo de Nobili chiedendo al Pd di sostenerlo comunque o ritirare il suo nome dalla contesa.

Alessandro Tarantino
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Le proposte di accordo (con posti da vicesindaco) agli altri quattro candidati. Il tentativo di agganciare De Marco scavalcando i colonnelli centristi. Piero Aiello e gli alfaniani verso lo stop alle trattative

Giovedì, 09 Marzo 2017 19:44

Sisma al largo di Lamezia

CATANZARO Quattro scosse di terremoto, una delle quali di magnitudo 3.3, sono state registrate in mare, a pochi minuti l'una dall'altra, al largo della Calabria, ad una settantina di chilometri da Lamezia Terme. Le scosse non hanno creato problemi.
Secondo i rilevamenti della sala sismica dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, le scosse si sono verificate alle 18:13, 18:21, 18:23 e 18:34 con magnitudo, rispettivamente, di 2.7, 3.3, 2.3 e 2.3 con epicentro a oltre 20 chilometri di profondità.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Quattro scosse di terremoto sono state registrate a una 70 di chilometri dalla città della Piana. L'epicentro è stato a 20 chilometri di profondità

Giovedì, 09 Marzo 2017 19:32

La mina vagante della disoccupazione

«Questo non era il mondo che mi doveva essere consegnato. E nessuno mi può costringere a farne parte. Non posso passare la vita solo a combattere!». Queste sono alcune delle ultime parole di una lunga lettera che un giovane friulano ha lasciato ai genitori prima di togliersi la vita, stanco di essere senza futuro e senza prospettive.
Sono centinaia le lettere che i giornali ricevono da parte di giovani che,pur avendo corposi titoli di studio non riescono a essere a 30-35 e forse 40 anni alle dipendenze dei genitori.
Nella migliore delle ipotesi emigrano e, se hanno un po' di fortuna, riescono a fare i camerieri in Inghilterra (ancora?), in Germania, in Olanda, forse in America, se racimolano i soldi per il viaggio ed hanno un provvisorio punto di appoggio, oppure i "porter"(portabagagli), i lavapiatti, se non anche i barboni, ospiti dell'"hotel de la gare"(la stazione) e, per il vitto, della mensa dei poveri. Fino a quando non si presenterà la dea bendata! Ma quanto dovrebbero essere le dee bendate per soddisfare le urgenti necessità di chi è senza lavoro?
Non certo tante quante sono le persone che anelano, giustamente ad un posto di lavoro. Perché devono anelare? Il lavoro non è un diritto? E resta tale. Che fai, altrimenti? Aspetti che qualcuno risponda al curriculum inviato aprendo il computer o affacciandoti alla finesta per vedere se arriva il postino. E poi ti rimetti a letto leggendoti il giornale del giorno prima che il vicino ti ha regalato. Poi ti addormenti, poi ti svegli, poi esci, poi torni a casa, poi imprechi, poi ti aggreghi a chi raccoglie arance e clementine e fai l'emigrato-migrante. La "vexata quaestio" non riguarda solo i calabresi che, secondo tutte le statistiche di questo e quell'altro mondo, vedono la Calabria quasi sempre agli ultimi posti, quanto ad occupazione giovanile ed altro. Gli italiani residenti al'estero - chi sta bene e chi sta male, perché il mondo è fatto a scale - sono ben 5 milioni, secondo dati pubblicati dalla Farnesina e dal Viminale.
Ma si tratta di gente come previsto dalla legge Tremaglia, vuole regolarizzare la propria posizione, ai fini del voto all'estero. E quanti sono coloro che rimangono residenti a San Donato di Ninea o a Villa San Giuseppe e non comunicano alcunché, sia perché disinteressati al voto, sia perché non sentono di fare il proprio dovere, visto che, ha lasciato intendere il povero Michele, del Friuli, «lo Stato non lo ha fatto con me?». La metà risiede in Europa fin quando la premier inglese Teresa May, non si deciderà risolvere la "questione Brexit". Due milioni nell'America meridionale, cinquecentomila nell'America centrale e settentrionale. Non mancano quanti hanno tentato l'avventura - evidentemente fortunata - di raggiungere l'Asia, l'Oceania ,l'Antartide. E, udite, udite, ci sono connazionali che hanno fatto fortuna nel Principato di Monaco (dove in molti tentano la fortuna al Casinò!) e finanche ad Antigua e alle Bermuda. Le tasse? E chi si pone il problema?
«Abbiamo tanti quei problemi che quello del pagamento delle tasse è veramente l'ultimo dei problemi», lasciano intendere. Le pagheranno, evidentemente, se dovessero riuscire a trovare un posto di lavoro in patria. Ma in patria nessuno è profeta, da sempre. Non lo è neanche il politico di professione che sta vivendo una fase di confusione, di intrecci, del "mors tua, vita mea" che non può, non vuole, non ha il tempo di preoccuparsi die giovani, perché "majora (per loro) premunt", come se il posto di lavoro fosse una questione di minore importanza. «Non si può rubare il futuro ai giovani», hanno tuonato i vescovi del Sud, ricordano che solo dal Mezzogiorno sono stati un milione e centomila i giovani costretti ad emigrare e, quasi tutti, al minimo, con una laurea in tasca. Anche papa Francesco ha, giustamente, voluto dire la sua: «Una società che non offra alle nuove generazioni opportunità di lavoro dignitoso, non può dirsi giusta».
Ma c'è qualcuno che si preoccupa, con fatti concreti? O il tempo,alla Regione, si passa governando il contingente, ascoltando giovani raccomandati e non alla ricerca "della scrivania" che non c'è più? Ci sforza di pensare che la mancanza di lavoro comporta la perdita di dignità se non, quel che è più grave, come ripete ogni settimana il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, porta i giovani ad essere preda delle organizzazioni criminali? No. Non si pensa. Diciamo che non c'è il tempo o che i giovani sono troppi! Nonostante questo l'appello di mons. Nunzio Galantino «le istituzioni devo essere più presenti di fronte ai bisogni della gente».
Non si possono girare dall'altra parte, o far finta di non sentire. L'emergenza lavoro è "una mina vagante" ha chiosato monsignor Bertolone, il presidente della conferenza episcopale calabra. Il bello, purtroppo è che chi ha la pancia piena, non conosce chi è a digiuno. E nessuno, tranne pochi volontari, don Pino De Masi con Libera e quanti non hanno il cuore di pietra, muovono i loro passi. Piccoli, ma meglio che niente!

*giornalista

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    di Gregorio Corigliano*

Giovedì, 09 Marzo 2017 18:43

GOTHA | Rinviati a giudizio Caridi e Romeo

REGGIO CALABRIA Dovrà presentarsi di fronte ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria per rispondere dell'accusa di associazione mafiosa e di altri reati il senatore Antonio Stefano Caridi. Il gup Pasquale Laganà lo ha rinviato a giudizio insieme agli altri 38 imputati del procedimento Gotha che hanno scelto l'ordinario. Insieme a lui, dovranno affrontare il processo anche l'ex deputato Psdi, Paolo Romeo, considerato al vertice della direzione strategica della 'ndrangheta reggina, il suo braccio destro, Antonio Marra. In più, dovranno affrontare il dibattimento l'ex controverso canonico di Polsi, Don Pino Strangio, il giudice Giuseppe Tuccio, il dirigente comunale Marcello Cammera, il marchese Saverio Genoese Zerbi, l'ex sottosegretario regionale Alberto Sarra. Per i magistrati, hanno fatto parte del mosaico costruito dalla cupola delle 'ndrine per governare la Calabria. E non solo.Una strategia passata attraverso il condizionamento di tutte le elezioni, dal 2001 al 2010, dal governo dei grandi affari societari e immobiliari realizzati a Reggio Calabria, dal condizionamento di appalti e lavori pubblici, e che negli ultimi anni puntava a mettere le mani sulla città metropolitana. Una città Stato nei progetti di Paolo Romeo, che trova eco nella strategia secessionista o indipendentista che – quanto meno dalla metà degli anni Ottanta – adottata con impegno variabile dalla cupola delle mafie. Tutte le mafie.
Per gli inquirenti infatti la cupola riservata della 'ndrangheta è solo parte di un organismo più grande - e ancora sconosciuto - che rappresenta tutte le mafie. I pentiti la chiamano "commissione nazionale", "Cosa unita" o "Cosa nuova". E secondo quanto messo a verbale nell'ultimo anno da diversi collaboratori di giustizia calabresi, siciliani, pugliesi e milanesi da decenni coordina le strategie criminali delle mafie in tutta Italia e non solo, grazie a "riservati" come il senatore Antonio Caridi.
Con diversi ruoli e compiti – dicono i magistrati - sono tutti uomini di cui questa nuova struttura della 'ndrangheta si è servita per governare la Calabria e in parte anche il Paese, anche grazie alla progressiva contaminazione della massoneria. Un processo – hanno svelato l'ex Gran maestro Antonio Di Bernardo e pentiti come Cosimo Virgiglio – iniziato quanto meno quarant'anni fa e servito per creare una camera di intermediazione e incontro fra il potere mafioso e chi gestisce le leve istitituzionali, economiche, politiche e finanziarie dell'Italia.

Alessia Candito
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Dovranno affrontare il processo anche Antonio Marra, don Pino Strangio e tutti gli altri indagati che hanno scelto l'ordinario

COSENZA La Camera di Commercio di Cosenza ha presentato oggi il suo primo Bilancio sociale e Bilancio di genere. L'obiettivo è quello di rendere pubblici, oltre ai numeri, gli interventi, i servizi, le risorse e le iniziative che hanno animato l'attività dall'Ente nel 2015, anche con riferimento alle pari opportunità e alle politiche di genere. La presentazione rientra tra le iniziative della "Settimana dell'amministrazione aperta 2017 - #SAA2017" organizzata in tutta Italia per promuovere la cultura e la pratica della trasparenza, della partecipazione e dell'accountability sia nelle amministrazioni pubbliche che nella società. Il presidente della Camera di Commercio, Klaus Algieri, si è detto «soddisfatto per la pubblicazione di un documento che non fa che confermare quell'attitudine all'apertura, sintetizzata dall'hashtag #OpenCameraCosenza, che questa amministrazione ha iniziato ad intraprendere ben prima che in ambito nazionale si decidesse di istituire una "Settimana dell'Amministrazione Aperta". Ma c'è di più: a garanzia della qualità e veridicità dei dati presentati oggi, la Camera ha richiesto ed ottenuto la certificazione del suo Bilancio Sociale e di genere da parte di un panel di esperti indipendenti composto dal professore Luciano Hinna, presidente Consiglio Italiano per le Scienze sociali, dal professore Renato Rolli, Università degli Studi della Calabria e dal dottor Giuseppe Salonia, Unioncamere, perché siamo convinti che trasparenza e accountability significano innanzitutto possibilità per i cittadini di accedere a informazioni limpide e complete rispetto all'operato e al funzionamento di una pubblica amministrazione». Il professor Renato Rolli si dice «colpito che questa Camera di Commercio tra le più antiche istituzioni pubbliche del nostro territorio abbia deciso di produrre il suo primo bilancio sociale e di genere. Tanto più che il bilancio sociale è uno strumento che racconta ai portatori di interesse, nel bene e nel male, quelle che sono le pratiche di un'istituzione. Il fatto stesso che la Camera di Commercio di Cosenza abbia deciso, volontariamente, di redigerlo senza alcuna pressione di una eventuale prescrizione normativa imperativa è di per sé un fatto di notevole rilevanza, che si somma alla volontà dell'Ente di redigere anche un altro documento, il Bilancio di Genere». «Il bilancio sociale va legato alla trasparenza in senso illuminato», commenta il professor Luciano Hinna, che continua «il suo scopo è quello di indicare il bilanciamento sociale delle attività compiute da un ente od un impresa nel raggiungimento dei propri obiettivi. Il bilancio sociale della Camera di Commercio di Cosenza si inquadra esattamente all'interno di questa definizione. Ho ritenuto di concedere l'asseverazione al bilancio di questo Ente perché è stato elaborato con completezza; per formularlo, infatti sono stati utilizzati un'elevata quantità di dati».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Iniziativa dell'ente nella "Settimana dell'amministrazione aperta 2017". Il documento è stato certificato da un panel di esperti indipendenti. Il presidente Algieri: «I cittadini devono poter accedere a informazioni limpide e complete»

REGGIO CALABRIA «Il fatto che Alitalia abbia deciso di abbandonare lo scalo della Città Metropolitana di Reggio Calabria (cancellando i 56 voli settimanali da e per Roma, Milano e Torino) è una doccia fredda che suscita angoscia e inquietudine non tanto per la decisione in sé, in vero già annunciata da tempo, quanto per le responsabilità che Alitalia attribuisce alle istituzioni locali laddove afferma che la politica locale non avrebbe saputo trovare soluzioni». Lo afferma in una nota il consigliere regionale Wanda Ferro (Gruppo Misto). «Alitalia - prosegue - sostiene di aver proposto una soluzione che avrebbe consentito di proseguire i voli, ma gli appelli della compagnia sarebbero rimasti inascoltati e nessuna risposta concreta sarebbe arrivata dalle competenti autorità locali, rendendo inevitabile la chiusura delle rotte da e per Reggio Calabria. Eppure, come emerge dalle notizie di stampa, già il 2 novembre dello scorso anno il presidente Oliverio aveva fornito rassicurazioni circa l'intervento del ministro Delrio sulla compagnia e sulla istituzione di un tavolo tecnico permanente per la soluzione del problema. Che fine abbia fatto il tavolo tecnico non è dato sapere, dal momento che nei primi giorni di gennaio il governatore Oliverio ha profuso il massimo sforzo scrivendo una lettera al ministro Delrio per ricordargli la grave decisione assunta da Alitalia e chiedendogli di intercedere presso la compagnia per sospendere tale scelta. Nessun risultato: Oliverio, evidentemente non è considerato dal governo un presidente autorevole, tanto basta accontentarlo con le visite di cortesia».
«Il prossimo aprile, quando ci sarà l'ennesima visita di cortesia - conclude Wanda Ferro - Oliverio chieda al presidente del Consiglio dei Ministri di raggiungere la Calabria con un volo di linea (magari atterrando a Reggio Calabria) o di arrivare in auto percorrendo l'autostrada mai finita ed inaugurata prima di Natale, o ancora di scegliere uno dei treni ad alta velocita' promessi e mai concretizzati. Il presidente Oliverio ricordi che non è più il tempo delle favole e, anziché continuare ad accontentarsi delle visite di cortesia da parte dei rappresentanti del governo nazionale, pretenda risposte concrete sui questioni cruciali per la regione, preservando i calabresi da ulteriori mortificazioni».

LA RISPOSTA DI OLIVERIO A stretto giro è arrivata la presa di posizione del governatore calabrese Mario Oliverio: «In merito alla vicenda Alitalia che sta interessando lo scalo aeroportuale di Reggio Calabria, è opportuno e necessario avere piena consapevolezza su due aspetti tra loro collegati: le responsabilità che hanno determinato le scelte di Alitalia e le necessarie iniziative per difendere e rilanciare l'Aeroporto dello Stretto.  La Giunta Regionale – aggiunge -, nel corso dell'ultimo anno, è più volte intervenuta sia sul piano degli investimenti che sul piano finanziario per impedire l'interruzione dei servizi da parte della Sogas; contemporaneamente ha svolto ripetute interlocuzioni con Alitalia, in relazione alle problematiche connesse ai costi del personale della compagnia nello scalo del Tito Minniti. Nel corso di tali confronti c’è stata sempre un’ampia disponibilità a confrontarsi con Alitalia per risolvere il problema degli eccessivi costi di gestione. Intanto è bene che si sappia, alla luce di quanto sta accadendo, che le decisioni attuali affondano le loro radici un poco più indietro nel tempo».                                                                                                                                                                                                                                                                                   «C'è, infatti, - prosegue Oliverio - una grave responsabilità nell'organizzazione di impresa e nella gestione manageriale che ha indirizzato lo scalo reggino negli anni con la conseguenza  di generare inefficienze su inefficienze, che dal privato venivano scaricate sul pubblico. La Regione Calabria ha previsto, a partire da gennaio scorso, un bando (e non poteva essere altrimenti) per supportare le compagnie che agiscono con nuovi voli o potenziamenti degli esistenti anche nell’aeroporto di Reggio Calabria. Tale iniziativa è stata illustrata al management di Alitalia cosi come a quello delle altre compagnie. La preinformativa è stata pubblicata ufficialmente, ma nessuna proposta è pervenuta da Alitalia alla Regione. Rispetto al tema della continuità territoriale, la problematica è stata più volte trattata dalla Regione Calabria, ma la probabilità di accettazione di tale status da parte degli organismi nazionali e comunitari non dipende dalla Regione Calabria e, comunque, non è confortante il precedente che non sia stata ancora accettata per la regione Sicilia».
«La Città metropolitana di Reggio Calabria - continua il presidente della Regione - non può essere privata di collegamenti aerei. Pe la più grande città della Calabria e per l'intera area dello Stretto devono semmai essere rafforzate le tratte con le più significative realtà del nord Italia e dell'Europa. La Regione ad Alitalia, anche in occasione dell'ultima riunione svolta alla presenza dei rappresentanti del Ministero dei Trasporti, circa un mese fa, ha espresso la propri disponibilità ad assumere misure adeguate per venire incontro alle richieste della compagnia aerea. Ciò naturalmente nell'ambito nel rispetto delle normative nazionali e Comunitarie.  Desta meraviglia a questo punto, quanto affermato nel comunicato da Alitalia che, pur consapevole che la Regione Calabria non ha alcuna competenza e responsabilità in merito ai problemi posti, tenta in modo subdolo di scaricare le responsabilità gestionali. Si potrebbe capire che si attacca nuora (Regione ed enti locali) perché suocera (Ministero Infrastrutture) intenda. Ma ciò non è corretto e non può essere accettato da chi come noi sta facendo ogni sforzo per venire incontro ai problemi posti dalla compagnia aerea. Abbiamo già chiesto al Ministro Delrio la convocazione di un incontro già fissato mercoledì prossimo per affrontare in modo risolutivo questo problema.  In ogni caso la Calabria e Reggio hanno il diritto e il dovere di reclamare gli slot preferenziali mattutini e serali a partire dalle rotte per Milano e Roma. Reggio non può essere privata di collegamenti aerei. Sto tornando proprio ora dalla Fiera Internazionale del Turismo (ITB di Berlino) dove con il ministro del Turismo Dario Franceschini abbiamo potuto constatare il crescente interesse degli operatori turistici internazionali verso il nostro Paese ed in particolare verso la Calabria.  È questa una ragione in più per confermare che l'aeroporto di Reggio Calabria deve essere rilanciato e rafforzato.  Stiamo per questo lavorando anche con Enav, per concordare un miglioramento delle condizioni di sicurezza dell'aeroporto dello Stretto per consentire ad altre compagnie, a partire da Ryanair, di volare su Reggio Calabria. In questa direzione continueremo a spenderci senza risparmio di energie. La Calabria - conclude Oliverio -ha diritto a crescere e per farlo deve uscire dalla perifericità e collegarsi all'Europa ed al mondo. È ciò che intendiamo fare e faremo con determinazione. Certamente non permetteremo ad Alitalia di utilizzare gli slot attribuiti ad Alitalia per  gestirli per nuovi collegamenti in altri aeroporti. Così come non possiamo che respingere le posizioni di chi, nel tentativo di coprire passate responsabilità e pur di strumentalizzare la situazione, si pone accanto ad Alitalia e non a sostegno della battaglia legittima delle Calabria e della Città metropolitana».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    La consigliera regionale Ferro: «Oliverio non è tenuto in considerazione dal governo». La replica del governatore: «Mercoledì incontrerò il ministro Delrio, basta con le strumentalizzazioni»

COSENZA «Condannare tutti gli imputati». È la richiesta avanzata dalla Dda di Catanzaro al Tribunale di Cosenza per gli imputati del processo "Nuova famiglia" contro i presunti affiliati ai Rango-Zingari, clan che dominava sul territorio bruzio soprattutto attraverso lo spaccio di droga e le estorsioni. Sul banco degli imputati, che hanno scelto il rito ordinario, ci sono Daniele Lamanna, Franco Bruzzese, Francesco Vulcano, Antonio Chianello, Alessio Chianello, Stefano Carolei, Gianluca Cinelli, Gianluca Marsico, Sharon Intrieri, Jenny Intrieri, Anna Abbruzzese e Giovanni Fiore.

LE RICHIESTE DI PENA Il pm della Dda, Pierpaolo Bruni, giovedì mattina ha avanzato le richieste di pena. Per i collaboratori di giustizia Bruzzese e Lamanna è stata chiesta la condanna in continuazione della pena relativa al delitto di Luca Bruni per cui sono stati già condannati. Le richieste di condanna: per Bruzzese 4 anni e seimila euro di multa e per Lamanna 5 anni in continuazione alla sentenza di condanna corte Assise di Cosenza. Per loro due, il pubblico ministero - qualora non si tenesse conto della continuazione della pena - ha chiesto in subordine la condanna per Bruzzese a 6 anni e seimila euro di multa e per Lamanna a 13 anni, tenendo conto per entrambi delle attenuanti dell'articolo 8 previste per i collaboratori di giustizia. E per Lamanna ha chiesto anche le attenuanti della collaborazione previste dall'articolo 74 comma 7. La richiesta di condanna più alta è stata chiesta per Carolei (16 anni); per Alessio Chianelli, Antonio Chianelli e Giovanni Fiore (9 anni); Cinelli (8 anni); Vulcano (7 anni e settemila euro di multa). Per Marsico, Sharon Intrieri, Jenny Intrieri e Anna Abbruzzese è stata chiesta la condanna a 2 anni due e 8 mesi. Secondo l'accusa, gli imputati avrebbero fatto parte del clan Rango-Zingari al cui vertice ci sarebbe Maurizio Rango. La cosca, nel tempo, avrebbe stretto alleanze con altre due consorterie criminali attive nel Cosentino, le cosche Lanzino-Patitucci e Perna-Cicero-Musacco-Castiglia. L'associazione - sempre secondo l'inchiesta - avrebbe gestito il racket delle estorsioni imponendo il pizzo anche con la violenza.

LA REQUISITORIA Il pm, nel corso della sua requisitoria, ha evidenziato l'importanza di due sentenze - quella del gup di Catanzaro per gli imputati che hanno scelto l'abbreviato e la sentenza per l'omicidio di Luca Bruni. Perché rappresentano - ha detto - una piattaforma rispetto all'esistenza dell'associazione di 'ndrangheta finalizzata anche al narcotraffico e a reati fine. Ha poi evidenziato l'attendibilità dei collaboratori di giustizia. Il pubblico ministero ha ricostruito al collegio (presieduto dal giudice Enrico Di Dedda) i fatti contestati ai singoli indagati. «Le responsabilità di Francesco Vulcano sono state confermate - ha detto - anche dalle dichiarazioni in aula del pentito Montemurro. Vulcano era uomo di Bruzzese, uomo di Rango». Dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti e anche da una intensa attività investigativa sono emerse le responsabilità di Antonio Chianello, Alessio Chianello e Giovanni Fiore attivi sul Tirreno. Per Stefano Carolei e Gianluca Cinelli, oltre alle dichiarazioni dei pentiti, ci sono le conversazioni intercettate in carcere di Domenico Mignolo, già condannato in abbreviato. Sharon Intrieri è compagna di Mignolo e «pur non avendo un ruolo nell'organizzazione fa da tramite per le indicazioni che vengono da Mignolo rinchiuso in carcere». Altri evidenti elementi probatori hanno fatto emergere la responsabilità di Jenny Intrieri, Anna Abbruzzese e di Marsico. Il pm ha ribadito la possibilità di riconoscere la continuità della pena per i due collaboratori di giustizia perché tra i fatti contestati in questo dibattimento e l'omicidio di Luca Bruni il contesto è identico e i quadri accusatori si incastrano.

LE DICHIARAZIONI DI LAMANNA Il collaboratore Daniele Lamanna, collegato in videoconferenza dal sito protetto, al termine della requisitoria ha chiesto ai giudici di poter rilasciare brevi dichiarazioni spontanee: «Voglio informare la Corte in merito alle mie condizioni di salute che non sono delle migliori. Chiedo soltanto di potermi curare». Il presidente Di Dedda ha riferito al pentito di aver già ricevuto la richiesta di potersi spostare per alcune visite mediche e che si deciderà.

PARTI CIVILI E DIFESE Le parti civili hanno depositato alcune memorie e lo stesso è stato fatto dalla difesa di Lamanna. L'avvocato Claudia Conidi, difensore di Bruzzese, ha condiviso in pieno la posizione della Procura per quando riguarda la richiesta di pena ma ha chiesto che per il suo assistito vengano riconosciute le «circostanze generiche anche per la condotta processuale sempre tenuta da Bruzzese in coerenza con il percorso collaborativo. Concordo con la richiesta di pena ma chiedo l'applicazione di una misura cautelare meno afflittiva, ovvero gli arresti domiciliari nella località protetta». Su tale richiesta la Corte ha chiesto che venga depositata per iscritto allegando la sentenza della Corte di Assise di Cosenza. Richieste di assoluzione sono state avanzate dal difensore di Gianluca Marsico, l'avvocatessa Granata, dall'avvocato Andrea Sarro che difende Sharon Intrieri e dell'avvocato Antonio Ingrosso per le posizioni di Jenny Intrieri e di Anna Abbruzzese. L'avvocato Cristian Cristiano, difensore di Cinelli, ha invece evidenziato come le dichiarazioni dei pentiti non possano rappresentare un valido elemento probatorio. Gli avvocati Antonio Sanvito e Maurizio Nucci, difensori di Vulcano, hanno smontato l'impianto accusatorio. Il processo è stato aggiornato al prossimo 21 marzo per la sentenza.

Mirella Molinaro
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    La requisitoria del pm Pierpaolo Bruni invoca pene per tutti i presunti membri del clan. Anche per i pentiti Bruzzese e Lamanna. La sentenza il 21 marzo

Un delitto pare particolarmente efferato quello di cui è stata purtroppo vittima la signora Antonella Lettieri a Cirò marina. Ma dare indicazioni dettagliate sulla possibile dinamica, sugli oggetti utilizzati, sull'ora della morte e sul movente, a poche ore dalla scoperta del fatto, mi pare quanto meno azzardato.
Attenzione poi all'abuso ed alla strumentalizzazione del termine femminicidio. Soprattutto in questi casi e soprattutto a poche ore dal delitto. Non è uno slogan, ma un termine che ha una definizione ben precisa che va rispettata.
È il prodotto della violazione dei diritti umani della donna in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine giustificate dalla società stessa e che comportano l'impunità delle azioni che, mettendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l'uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa.
Non si parla pertanto solo di uccisione, ma anche di altre forme di violenza come suicidi indotti, incidenti o sofferenze psichiche procurate dall'insicurezza, dal disinteresse delle istituzioni, dall'esclusione della partecipazione alla vita pubblica in quelle realtà che privano la donna della libertà e ne annullano l'identità.
Il tutto nel totale disinteresse da parte dello Stato.
Il femminicidio si ha, dunque, quando l'eliminazione fisica rappresenta l'annullamento ultimo di ogni possibilità per la donna di godere delle libertà invece concesse ai consociati maschi.
Pertanto, nell'impossibilità oggettiva di dare oggi una valutazione concreta di quanto tragicamente avvenuto a Cirò, se proprio si vuole far riferimento ad una categoria criminologica che possa definire la maggior parte di queste azioni violente, è più corretto parlare di uxoricidio, perché la motivazione sottesa all'eliminazione fisica della compagna è più facilmente riconducibile a problemi di gelosia, difficoltà di accettare l'abbandono ed altre dinamiche di coppia chiaramente distorte.
In ogni caso è indispensabile ribadire per l'ennesima volta che il nostro codice penale, in caso di uccisione di un essere umano, contempla un unico reato: l'omicidio con le relative aggravanti.
Questo perché le nostre norme non possono e non devono essere assolutamente improntate in un'ottica di genere, proprio nel rispetto e nella tutela dell'inviolabile principio di uguaglianza del quale si pretende, correttamente, l'effettiva applicazione.

*Avvocato, criminologa

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    di Chiara Penna*

Pagina 1 di 4