Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 03 Aprile 2017

REGGIO CALABRIA Gli inquirenti non hanno dubbi, quello di Maria Rita Lo Giudice è stato un suicidio. Per questo la sua salma è stata dissequestrata e per lei sono stati già fissati i funerali. La procura però ha deciso di esplorare i motivi che hanno indotto la venticinquenne a lanciarsi dal balcone della sua casa domenica mattina ancor prima delle sette, senza lasciare alcun biglietto. In queste ore, i carabinieri stanno esaminando le testimonianze dei familiari, ma anche del fidanzato e degli amici della ragazza per comprendere cosa abbia indotto Maria Rita a suicidarsi. Brillante studentessa di Economia, dopo la laurea conseguita a pieni voti nell’ottobre scorso, la ragazza aveva deciso di proseguire il proprio percorso universitario a Reggio Calabria, e circa un mese fa con docenti e colleghi di facoltà era partita per Francoforte e a Bruxelles, per un viaggio di istruzione alla sede della Banca Centrale e agli uffici della Commissione Europea. Un viaggio immortalato in decine di scatti, pubblicati su facebook dalla ragazza, evidentemente fiera di un percorso che la stava portando lontano da Reggio Calabria, dove il suo cognome è sempre stato sinonimo di ‘ndrangheta. Figlia di Giovanni, da tempo in carcere, nipote del boss, adesso pentito Nino “Il Nano”, e della mente imprenditoriale del clan, Luciano, la ragazza - secondo alcune indiscrezioni – sentiva il peso del cognome che portava addosso e l’ostracismo sociale che a Reggio Calabria ne deriva. Un’ombra pesante che non l’aveva indotta a rinnegare la famiglia – viveva ancora con la madre -  ma secondo alcuni spesso la faceva sentire un’emarginata. «La ragazza non ha mai rinnegato il padre, anzi era la prima ad interessarsi delle sue vicende giudiziarie – dice l’avvocato Russo, che assiste da tempo la famiglia – Aspettava il ritorno del genitore con ansia e si sentiva diversa dai parenti. A chiunque ripeteva sempre “noi siamo un’altra cosa, non abbiamo nulla a che fare con loro”, ma non è escluso che qualcuno le abbia fatto pesare il cognome che portava». Una sorta di «bullismo cognomico» a detta del legale, secondo il quale la ragazza potrebbe aver patito pregiudizi e isolamento nella facoltà che da poco aveva iniziato a frequentare. Ipotesi che inquirenti e investigatori, coordinati dal procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, e dal pm Romano Gallo, adesso stanno esaminando con attenzione, per provare a capire cosa abbia indotto la venticinquenne a lanciarsi nel vuoto. 

Alessia Candito
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    Alla base del gesto potrebbe esserci quel cognome troppo ingombrante da sopportare. La salma di Maria Rita Lo Giudice è stata dissequestrata e sarà consegnata alla famiglia

CATANZARO Acque agitate nella sanità calabrese. Il maremoto che sin dall'arrivo in Calabria del commissario ad acta per il Piano di rientro Massimo Scura si è scatenato a causa dello scontro con il governatore Mario Oliverio, dopo una fase di correnti sottomarine, ora rischia di rivelarsi in tutta la sua forza anche in superficie. Oggetto del contendere è l'ormai noto Dca 50, il decreto del commissario che, proposto e sottoscritto dal dg del dipartimento Tutela della Salute Riccardo Fatarella, non è stato ancora pubblicato a più di due settimane dalla sua entrata in vigore. Un dettaglio non da poco che, a detta dello stesso Scura, starebbe ingenerando confusione nei dg delle aziende ospedaliere e delle aziende sanitarie calabresi sulla possibilità di renderlo operativo.
E si tratta di un nodo non da poco perché il decreto serve a dare il via alle procedure per l'assunzione di 600 figure professionali in tutto il sistema sanitario calabrese: inutile dire che sarebbero una boccata d'ossigeno non indifferente per un sistema al collasso sotto il profilo dei livelli essenziali di assistenza.
Con i riflettori sul Dca 50 accesi anche dal consigliere di minoranza Wanda Ferro, il commissario Scura sarebbe passato all'attacco presentandosi in Procura per denunciare la mancata pubblicazione del decreto. Nel suo mirino sarebbero finiti quindi i dirigenti regionali: l'ipotesi di reato sollevata da Scura sarebbe l'abuso d'ufficio, ma c'è anche chi ipotizza il danno erariale dal momento che la mancata applicazione del decreto comporta la mancata attuazione di una direttiva europea (n. 2011/4185) per la quale c'è il rischio di pagare multe salate.

Alessandro Tarantino
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    Il commissario per il Piano di rientro ha presentato un esposto contro i dirigenti regionali "rei" di non aver proceduto alla pubblicazione del Dca 50. Sulla vicenda potrebbe indagare anche la Corte dei Conti

Lunedì, 03 Aprile 2017 22:03

In manette due esponenti del clan Lanzino

RENDE I carabinieri di Rende, in tarda serata, hanno arrestato in applicazione dei provvedimenti di esecuzione pena, emessi dalla Procura generale di Catanzaro due imputati del processo "Vulpes" (il procedimento contro presunti esponenti del clan Lanzino) che circa una settimana fa è arrivato in Cassazione.
Si tratta di Alberto Superbo, 40enne di Castrolibero, residente in Rende, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, dovendo espiare la pena residua di 5 anni, 6 mesi e 13 giorni di reclusione per i reati di tentata estorsione, commessa il 3 novembre del 2011 a Rende e associazione per delinquere di stampo mafioso, reato commesso dal 2008 a marzo 2013, in Cosenza e provincia; Umberto Di Puppo, 47enne di Rende, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, dovendo espiare la pena residua di 6 anni e 10 mesi di reclusione per i reati di tentata rapina ed estorsione, commessi da dicembre 2011 a marzo 2012 a Bisignano ed associazione per delinquere di stampo mafioso commessa dal 2008 a marzo 2013 in Cosenza e provincia. Gli arrestati sono stati portati nel carcere di Cosenza.

mi. mo.

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    I carabinieri hanno arrestato Alberto Superbo e Umberto di Puppo. Entrambi sono stati condannati e devono espiare una pena

COSENZA Sei calabresi sono stati eletti nel comitato politico nazionale del Partito della Rifondazione comunista. Si tratta del segretario regionale Pino Scarpelli e degli esponenti rappresentanti delle cinque federazioni provinciali calabresi: Francesco Saccomanno, Joseph Condello, Anna Rita Coppa, Monica Nardi e Renato Siragusa.
L'elezione si è tenuta al termine del X congresso nazionale del Partito che si è svolto a Spoleto, dal 31 marzo al 2 aprile che ha incoronato quale nuovo segretario nazionale Maurizio Acerbo. «Tre – si legge in una nota del partito - nodi politici sono stati al centro della discussione congressuale: l'attualità del socialismo come alternativa alla barbarie capitalista, la proposta di Rifondazione Comunista per uscire dalla crisi e la costruzione nel nostro Paese di un soggetto unitario della Sinistra di alternativa».
«L'assise – si legge ancora nella nota - dopo aver rivolto accorati ringraziamenti al compagno Paolo Ferrero, recentemente eletto vice-presidente delle Sinistra Europea, per l'impegno di segretario profuso in questi anni, ha deliberato di proseguire con determinazione nella costruzione dell'unità della sinistra sociale e politica con tutti i soggetti che si oppongono alle politiche liberiste dispiegate dalle forze di destra e dal Partito democratico. Su tale direttrice – conclude la nota - nei prossimi mesi il partito calabrese si farà promotore di una serie di iniziative politiche da predisporre con le organizzazioni sociali, sindacali e politiche che si renderanno parte attiva del percorso».

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    Al termine del congresso di Spoleto sono stati eletti Pino Scarpelli, Francesco Saccomanno, Joseph Condello, Anna Rita Coppa, Monica Nardi e Renato Siragusa

CROTONE «In merito alle dichiarazioni rilasciate da esponenti della mozione congressuale che fa capo al ministro Orlando, sulle modalità della convenzione svoltasi nel circolo del Pd di Crotone, si rappresenta che come emerge dal verbale redatto dalla commissione per il regolamento congressuale, il numero dei votanti è stato di 410, perfettamente coincidente con il numero delle schede scrutinate». È la precisazione che comunica, con una nota, la segretaria provinciale pitagorica dem. «Quindi – conclude il comunicato - ogni polemica è da ritenersi del tutto pretestuosa, tanto più che nel corso della votazione erano presenti non solo i rappresentanti delle mozioni congressuali, compreso chi ha deciso di non partecipare, ma anche i componenti della Commissione di Garanzia Provinciale con il suo presidente Pietro Secreti».

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    La segreteria provinciale pitagorica respinge al mittente le accuse di brogli: polemica pretestuosa

COSENZA La Corte di Appello di Catanzaro ha assolto Domenico Sperlì, primario del reparto di Pediatria dell'ospedale "Annunziata". Sperlì (difeso dall'avvocato Pierluigi Pugliese) era stato imputato, assieme ad alcuni colleghi, per la morte di Romano Marino, il bambino di 13 anni deceduto nel nosocomio bruzio nel 2010. Il piccolo era affetto dalla Sindrome da attivazione macrofagica, una malattia autoimmune sottostimata che ha un'incidenza di 1 a 50.000 come la più conosciuta Sla.
Il 22 giugno del 2015 il giudice del Tribunale di Cosenza Manuela Gallo aveva assolto tutti gli imputati. Ma la Procura aveva fatto ricorso in Appello solo per la posizione di Sperlì. Per l'accusa, i sanitari avrebbero perso tempo utile per avviare le cure necessarie al bambino.
Il pubblico ministero Antonio Bruno Tridico aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione per Sperlì e l'assoluzione per gli altri imputati, che sono medici del reparto: Marianna Neri, Clementina Rossi, Rosanna Camodeca, Rosaria De Marco e Vittoria Greco. Nella sua requisitoria, il pm aveva motivato la richiesta di assoluzione perché Sperlì ha ribadito che ogni azione è stata fatta nell'assoluto rispetto delle regole ma sempre su sua direttiva, ribadendo – però – di aver fatto di tutto per salvare il ragazzino.
Secondo la pubblica accusa, invece, non avrebbe capito in tempo che cosa avesse il 13enne e non si sarebbe agito tempestivamente. Ma la Corte di Appello ha rigettato il ricorso della Procura su Sperlì confermando la sentenza di assoluzione emessa in primo grado.

Mirella Molinaro
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    Anche per i giudici della Corte d'Appello di Catanzaro il dottor Sperlì non è responsabile del decesso del ragazzino morto al Bambin Gesù. Secondo l'accusa il medico e i sanitari avrebbero ritardato le cure necessaria a salvargli la vita

ROMA Quando hai un esame all'università e sei l'ultimo dell'appello dicono che sei penalizzato, che c'è stanchezza da entrambe le parti. Stamattina nell'Aula Magna del Rettorato è arrivata la smentita. A darla, un allegro Dario Brunori, arrivato a La Sapienza ancor prima degli studenti per le prove dell'ultima tappa di "All'università tutto bene".
Sono le 10:15 circa, gli studenti fremono mentre aspettano l'apertura delle porte. C'è chi, in fondo alla fila, è preoccupato perché non sa se riuscirà a entrare, chi invece si chiede chi sia questo "famoso" cantante calabrese e poi ci sono i seguaci dai tempi della sua nascita.
Alle 11 esatte è tutto pronto, eccolo che sale sul palco, accolto da un fortissimo e prolungato applauso. Dopo saluti e ringraziamenti, si accomoda sul divano di "casa Sapienza" insieme a Emiliano Colasanti, cofondatore della 42 Records e Vera Vecchiarelli, ricercatrice in Musicologia.
Il titolo del suo ultimo album "A casa tutto bene" descrive alla perfezione l'atmosfera che si è creata subito in sala. C'è calore, allegria, spensieratezza. C'è lui che scherza e la platea ipnotizzata dalle sue parole. Il luogo istituzionale è scomparso, è diventato il salotto di casa di ognuno dei presenti.
Al perché abbia scelto proprio le università per presentare il disco, piuttosto che le librerie come tutti i suoi colleghi, Dario risponde ironicamente che «è ovviamente a scopo di lucro!». Poi diventa più serio e aggiunge che lo ha fatto per ringraziare i ragazzi, visto che proprio loro, lo hanno sempre seguito fin dagli esordi e «poi mi piaceva l'idea di creare un clima diverso» e diretto con gli studenti.
Dai tempi delle prime canzoni strimpellate alla chitarra, Dario è cresciuto artisticamente, ha cambiato stile. Tra una confessione e l'altra ha detto che all'inizio, quando lo definivano un cantautore o lo paragonavano ai grandi della musica italiana, non sapeva che dire, perché non li conosceva nemmeno. Poi si è messo a "studiarli" e se n'è innamorato. Adesso non si imbarazza più a dire che il suo album «è stato condizionato molto da Dalla», perché ammette «non ci metto molto a lasciarmi condizionare da ciò che mi piace, ma ho provato a fare qualcosa di più contemporaneo musicalmente». Non gli viene facile esternare le emozioni, riesce a farlo solo con la musica. Gli piace disporre ogni cosa su tre livelli: pancia, cuore e razionalità. Lo ha fatto anche con i testi delle sue canzoni: alcune più di pancia, come "Diego e io" o "Sabato bestiale"; qualcuna che va più verso il cuore e altre più razionali, ma tutte con lo "scopo" di descrivere ciò che aveva dentro, perché «a volte basta una canzone, anche una stupida canzone a ricordarti chi sei». È stato proprio "Canzone contro la paura" il primo regalo che ha fatto agli studenti, accompagnandosi alla chitarra. Gli altri sono stati "Secondo me", "L'uomo nero" e "La Verità".
Nonostante la "minaccia" di espulsione degli studenti dall'università in caso di interventi "inopportuni", non sono mancati gli apprezzamenti per un "Darione" che invecchia, ma è sempre più "bono". Qualcuno ha voluto sapere se legge l'oroscopo: «C'è stato un periodo in cui Paolo Fox ha guidato la mia vita, ma a me interessava soprattutto quello dell'anno, quello era fondamentale». Da più lontano invece, un ragazzo gli ha chiesto com'è nata la sua prima canzone: era "L'imprenditore". Rispondendo alla domanda, ha raccontato un po' la sua storia: era a Siena, fuori sede come tanti altri pure lui, e suonava in una band. Quando suo padre è morto, ha deciso di tornare in Calabria, un po' per quello che era successo, un po' perché era l'unico dei figli «a fare un lavoro indegno». È entrato nella ditta di famiglia e si è ritrovato dal voler fare musica a lavorare in mezzo a mattoni e cemento, a fare proprio l'imprenditore. È nata così la sua prima canzone: dopo una giornata di duro lavoro, ha scritto ciò che provava in un periodo per lui difficile: «Mi prendevo in giro da solo». Quando Matteo Zanobini, suo attuale produttore, gli ha detto che non era male, nemmeno ci credeva. Ironizzò anche in quel caso. Invece quell'imprenditore col tempo ha realizzato il suo sogno. La ditta di famiglia è rimasta, "Brunori SAS" è la sua band e a suo modo l'ha resa il suo lavoro. Probabilmente perché come canta ne "La verità", ci sono quelle quattro o cinque cose a cui non si sa rinunciare, perché fa paura.
Con questo album che parla proprio della paura, però, si può dire che Dario l'ha sconfitta. È uscito di "casa" e ha iniziato camminare in un mondo più grande, che lo ha quasi stravolto. Quasi, perché nonostante l'uragano improvviso, non ha perso l'innocenza di quel bambino che a Guardia Piemontese, negli anni 80, "fabbricava castelli di sabbia" in riva al mare.

Carmen Baffi
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    Studenti assiepati nell'aula Magna della Sapienza per il cantautore calabrese. Che scherza su come sia passato dall'oroscopo di Paolo Fox all'influenza musicale di Lucio Dalla. E racconta la sua parentesi (disastrosa) da imprenditore del mattone

CATANZARO È stato pubblicato in preinformazione sul portale CalabriaEuropa l'avviso rivolto al sostegno dell'autoimpiego e dell'autoimprenditorialità. Il bando – informa una nota dell'ufficio stampa della giunta – è finalizzato alla concessione di incentivi economici per sostenere l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali (lavoro autonomo o attività d'impresa) e all'offerta di servizi di tutoraggio, di accompagnamento e consulenza a supporto della creazione e sviluppo delle iniziative imprenditoriali finanziate.
La Regione Calabria – si legge nel comunicato –, in coerenza con l'asse 8 "Promozione dell'occupazione sostenibile e di qualità" del Por Calabria Fesr-Fse 2014/2020, con il presente bando favorisce: l'inserimento lavorativo e l'occupazione dei disoccupati di lunga durata e dei soggetti con maggiori difficoltà di inserimento lavorativo; l'aumento dell'occupazione femminile.
«È indispensabile e urgente – ha dichiarato il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio – affrontare il tema dello sviluppo, avendo ben presente la necessità di dare risposte concrete per affrontare la precarietà occupazionale e per dare lavoro ai giovani. In questo bando sono destinate risorse importanti a supporto di disoccupati e inoccupati e il Piano di Azione che abbiamo approvato fornisce una cornice di riferimento chiara ed esaustiva per l'implementazione delle politiche attive del lavoro e per contrastare la povertà mettendo al centro giovani, donne, persone in situazioni di difficoltà».
La dotazione finanziaria complessiva dell'avviso è di oltre 10 milioni di euro a valere sul Por 14-20 e si articola in due azioni: la prima linea di intervento, a cui sono destinati circa 3 milioni di euro, supporta percorsi di sostegno (servizi di accompagnamento e/o incentivi) alla creazione d'impresa e al lavoro autonomo, ivi compreso il trasferimento d'azienda (ricambio generazionale), e si rivolge a donne disoccupate o inoccupate.
La seconda linea di intervento, invece, con un importo di circa 7 milioni di euro, supporta percorsi di sostegno alla creazione d'impresa e al lavoro autonomo, ivi compreso il trasferimento d'azienda (ricambio generazionale), e si rivolge a disoccupati di lunga durata, soggetti con maggiori difficoltà di inserimento lavorativo, persone a rischio di disoccupazione di lunga durata, i percettori di ammortizzatori sociali, giunti al termine della fruizione degli stessi e privi di possibilità di rientro al lavoro.
I soggetti proponenti dovranno: a) essere maggiorenni alla data di presentazione della domanda; b) rientrare in una delle seguenti categorie: 1. disoccupati; 2. inoccupati; 3. inattivi; c) essere residenti in un comune della Regione Calabria almeno sei mesi prima della presentazione della domanda.
La sede amministrativa ed operativa della iniziativa imprenditoriale deve essere localizzata nel territorio della Regione Calabria.
Sono ammissibili al finanziamento le nuove iniziative imprenditoriali (lavoro autonomo o attività di impresa in forma associata) che riguardano la produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli, la fornitura di servizi alle imprese e alle persone, il commercio di beni e servizi, il turismo e la promozione culturale ad eccezione delle esclusioni previste dal Reg. UE n. 1407/13 del 18 dicembre 2013.
L'investimento massimo ammissibile non può superare i 40mila euro, di cui il 75% a fondo perduto (pari ad € 30.000,00), al netto dell'IVA e deve essere realizzato in un arco temporale di 12 mesi, salvo proroga autorizzata dalla Regione.
È prevista la possibilità di presentare richieste di agevolazione in forma aggregata. Le spese ammissibili non potranno superare in ogni caso il valore di 120mila euro. Il valore massimo del contributo concedibile non potrà superare in ogni caso il valore di 90mila euro.
I soggetti proponenti, pena l'esclusione, possono presentare solo una richiesta di agevolazione (sia essa in forma singola o associata).
Le spese considerate ammissibili sono quelle sostenute successivamente alla data di ammissione alle agevolazioni e non alla data di presentazione della domanda. Le spese ammissibili per la realizzazione degli interventi sono: spese materiali, attrezzature, ristrutturazioni, servizi reali; spese immateriali, formazione, promozione, locazioni.
Per le attività di animazione territoriale, Fincalabra garantirà l'attivazione di sportelli informativi e di azioni di disseminazione sul territorio (es. seminari, incontri) e attraverso il web (es. help desk on line). A Fincalabra viene, inoltre, affidata la gestione del percorso di tutoraggio obbligatorio che si concretizza nell'erogazione di attività di affiancamento allo start-up delle nuove iniziative ammesse a finanziamento, nonché l'attività di supporto tecnico e operativo per la gestione delle istanze di finanziamento. I costi relativi all'attività di tutoraggio obbligatorio saranno sostenuti con le risorse del presente avviso. Al momento dell'ammissione a finanziamento della nuova iniziativa i beneficiari saranno contattati da Fincalabra Spa che indicherà la disponibilità del tutor di assistenza allo start-up per un massimo di 40 ore nell'arco temporale di massimo sei mesi.
I progetti di impresa dovranno essere redatti secondo lo schema allegato al bando e disponibile sui siti istituzionali http://regione.calabria.it/calabriaeuropa e http://regione.calabria.it/formazionelavoro
Pena l'esclusione, le Domande di Agevolazione dovranno essere compilate on line. I giovani in possesso dei requisiti previsti dal bando, potranno presentare la propria candidatura 15 giorni dopo la data di pubblicazione dell'Avviso sul BURC e, comunque, entro non oltre 45 giorni dalla medesima data.
Ai fini della candidatura occorrerà accedere, attraverso il portale http://regione.calabria.it/calabriaeuropa, alla piattaforma opportunamente predisposta, e accreditarsi, inserendo i dati anagrafici necessari, comprensivi di numero e tipo di documento di identità in corso di validità, numero di cellulare ed indirizzo email valido. Al termine della fase di accreditamento, potrà essere effettuato l'accesso alla piattaforma per compilare e caricare i documenti previsti. Il candidato si troverà in un ambiente dinamico che lo guiderà passo dopo passo fino al termine della procedura.
La verifica di ammissibilità e la valutazione delle domande di agevolazione verranno effettuate da una Commissione di Valutazione appositamente nominata dall'Amministrazione Regionale.
Tutti i dettagli e le modalità operative sono disponibili sul portale CalabriaEuropa nella pagina dedicata al bando, consultabile al link: http://calabriaeuropa.regione.calabria.it/website/bando/302/bando-autoimpiego.html

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    Online l’avviso al sostegno per l’autoimpiego. Massimo investimento ammissibile: 40 mila euro (di cui il 75% a fondo perduto)

Lunedì, 03 Aprile 2017 18:39

De Marco si ritira – IL VIDEO

CATANZARO Fine della corsa, Antonio De Marco conferma: «Dichiaro il ritiro della mia candidatura a sindaco e la mia condivisione alla coalizione di centrosinistra». Così, dopo cinque pagine fitte di discorso alla stampa, l'ormai ex candidato di centro, annuncia la diaspora della coalizione che lo sosteneva e quindi il venir meno delle condizioni che lo avevano portato ad accettare di diventare l'alfiere di un polo alternativo ad Abramo e a Ciconte.
Ma è nelle pagine precedenti all'ultima che De Marco non lesina critiche a chi gli ha letteralmente levato il terreno elettorale da sotto i piedi: «Giovedì scorso il colpo di scena - dice -: l'Udc che pur aveva ufficialmente aderito alla coalizione per mano dei segretari regionali e provinciali del partito, ha palesato con evidente imbarazzo alla coalizione che componenti interne importanti del partito, ed in particolare i consiglieri comunali uscenti, ritengono non sufficientemente competitiva la rappresentatività elettorale della coalizione e sostengono la necessità di aderire all'aggregazione di Ciconte, rompendo di fatto l'accordo di coalizione. Lo stesso Udc che nei mesi scorsi aveva posto il veto politico preventivo a qualsiasi accordo con il Pd nella fase preliminare del confronto elettorale per la costituzione dell'accordo. Ed esistono voci di corridoio che suggerirebbero che ispiratori di tale opzione possano essere stati ambienti economici interni, per rafforzare la potenzialità elettorale di Ciconte e sconfiggere Abramo».



Condizionamenti esterni all'Udc, dunque, ma anche quello che lo stesso De Marco non ha esitato a definire «un cancro della democrazia e della politica di Catanzaro, che è il ruolo dei consiglieri comunali uscenti – non tutti, ovviamente, esistente magnifiche eccezioni a questa regola!, spiega – che sono titolari di pacchetti i voti personali, legati a situazioni professionali, di quartieri o di famiglia, disponibili a navigare da uno schieramento all'altro con grane disinvoltura e senza problemi di collocazione politica e ideale o culturale, che condizionano la vita politica e amministrativa della città. Alla fine, le scelte delle coalizioni sono eternamente condizionate dalle transumanze e da i ricatti dei consiglieri e dei portatori di voti e dalle loro valutazioni sulla opportunità o meno di collocazione in una lista a seconda delle potenzialità di elezione, non sulla base della condizione politica e ideale. E le scelte amministrative della città rimangono ancorate ai condizionamenti dei consiglieri che fanno pesare i loro voti e la loro capacità di ricatto, non ai programmi e alle esigenze della città. Se non si scioglie questo nodo, con il coraggio dei partiti e dei movimenti della società civile catanzarese, non c'è possibilità di progresso e di riscatto per Catanzaro».
I tormenti dell'Udc, secondo la ricostruzione offerta dall'ex dg regionale, avrebbero quindi determinato «l'inizio di un disagio complessivo nella coalizione che ha alimentato possibili fughe dei consiglieri a destra o a sinistra, e la conseguente caduta della capacità attrattiva della coalizione nei confronti di aree ancora vicine ad Abramo e in corso di riflessione».
«Mi sono quindi trovato – ha proseguito – davanti a due elementi imprevisti e di grande rilievo: l'iniziativa dell'Udc e l'appello importante e generoso di Ciconte. Ho dovuto registrare una non unitaria interpretazione all'interno della coalizione circa gli orientamenti da seguire, in presenza di un'esplicita volontà di Idv e Psi di aderire alla coalizione di centrosinistra assieme all'Udc e di un'altrettanta esplicita volontà di "Catanzaro da Vivere" (Ncd-Ap, ndr) e di altre liste civiche di conservare l'autonoma collocazione in attesa del ballottaggio, oltre che la tendenza di altre componenti civiche e di consiglieri uscenti di riaderire alla coalizione di Abramo».
Così, secondo De Marco, «è successo esattamente quello che temevo e avevo tentato di evitare con la mia candidatura: la mancata unità ha determinato la rottura di una coalizione di area moderata e di centrosinistra e l'oggettivo rafforzamento del peso elettorale di Abramo. Ribadisco che chi ha ispirato e agevolato questa operazione, ha commesso un grave errore politico, perché l'indebolimento e peggio l'annullamento di una coalizione di centro moderato contraria ad Abramo, si traduce nella fine di una coalizione capace di aggregare voti moderati altrimenti non intercettatili e di fatto indebolisce le potenzialità del fronte anti-Abramo».
Quanto alla sua collocazione dopo la rottura della coalizione di centro, sebbene De Marco abbia confermato – per affinità politica personale – la propria condivisione alla candidatura di Ciconte, l'ormai ex candidato sindaco di centro ha chiarito: «Non ci sarà il mio nome tra i candidati del centrosinistra e non ci sarà una mia lista».

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    L'ormai ex candidato sindaco di Catanzaro dichiara conclusa la sua corsa elettorale dopo la diaspora nella sua coalizione. Stilettate all'Udc: «Erano stati loro a mettere il veto a ogni accordo col Pd». Poi l'amara riflessione: «Capoluogo nelle mani di chi detiene pacchetti di voti». «Una mia lista? Non ci sarà» 

Lunedì, 03 Aprile 2017 18:17

Differenziata, prorogato il bando di gara

CATANZARO Prorogato fino al prossimo 27 aprile, il bando di gara, in scadenza domani, dell'assessorato all'Ambiente della Regione Calabria che riguarda la raccolta differenziata. Il provvedimento è scaturito dalle richieste pervenute da numerosi Comuni che, altrimenti, non avrebbero fatto in tempo a presentare i relativi progetti richiesti.

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    La Regione allunga i tempi fino al 27 aprile per consentire ai Comuni di presentare i progetti

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