Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

REGGIO CALABRIA Gli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone sono in bilico, da oggi ancora di più. La storia dei due scali è un thriller zeppo di colpi di scena: proprio quando una speranza stava per affacciarsi all'orizzonte (quanto meno per lo scalo dello Stretto), ecco la sentenza del Tar che ribalta tutto e allunga ulteriormente i tempi per il possibile "salvataggio" delle due infrastrutture. La storia, però, è anche una farsa. Perché proprio nelle stesse ore in cui la sentenza dei giudici catanzaresi, accogliendo il ricorso della Sagas, stabiliva la nullità del bando di Enac per la gestione degli aeroporti e il conseguente riavvio dell'intera procedura, a Roma si svolgeva un vertice surreale tra il ministro Delrio, il governatore Oliverio e i sindaci di Reggio e Crotone, Falcomatà e Pugliese. Un incontro al termine del quale il ministero, con una nota, prometteva che «a breve saranno individuati i vincitori delle procedure di gara e saranno espletati gli adempimenti per l'operatività effettiva dei due aeroporti». Insomma, a Roma ignoravano completamente le decisioni del Tar e hanno discusso senza il più importante convitato di pietra. Enac, intanto, ha già dato mandato all'Avvocatura dello Stato di impugnare la sentenza e di richiedere, contestualmente, la sospensiva degli effetti della stessa.
Dunque il vertice di stamattina è stato inutile? Probabilmente, anche se comunque Delrio ha assicurato la proroga dell'esercizio provvisorio della Sogas (la società di gestione dello scalo di Reggio, in stato di fallimento), «la massima attenzione» di Alitalia circa la sua operatività al "Minniti" e la risoluzione delle criticità della torre di controllo di Crotone, con l'inserimento dell'aeroporto "Sant'Anna" nel contratto di programma Stato-Enav, che renderebbe gratuito il servizio così come avviene in quasi tutti gli scali nazionali.

SCENARI Forse fin troppo entusiasta Falcomatà: «Reggio continuerà a volare. Oggi abbiamo segnato un goal, ma la partita è ancora lunga». Già, lunga e complicata. Enac ha deciso di opporsi alla sentenza del Tar e dunque per il momento tramonta l'ipotesi di un nuovo bando senza quella "corsia preferenziale" che, secondo i giudici amministrativi, avrebbe violato i principi di concorrenza e, in pratica, favorito il partecipante che ha presentato offerte per entrambi gli scali, in questo caso Sacal, la società che gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme.
Flora Sculco, consigliera regionale che ha perorato la causa di Sagas – la società a totale partecipazione pubblica (Comuni di Crotone e Isola Capo rizzuto e Regione Calabria) che concorreva per la gestione dello scalo di Crotone –, era convinta fosse questa la strada più opportuna da intraprendere: «Quell'ingiusto criterio di premialità rappresentava un vero e proprio sopruso. Adesso Enac può ripubblicare il bando in tempi brevi, non prima però di aver, insieme a ministero e Regione, coinvolto i territori».

IL TEMPO SCORRE In ogni caso, i tempi si allungheranno. E Reggio e Crotone non sembrano in condizione di aspettare ancora.
Il 24 gennaio scade il primo esercizio provvisorio di Sogas, garantito dai 696mila euro assegnati alla società dalla Provincia guidata da Peppe Raffa. Il milione di euro liquidato tra ieri e oggi da Regione (900mila) e Comune (100mila) dovrebbe convincere il giudice delegato del tribunale fallimentare a prorogare di altri tre mesi il regime speciale della società. Ma poi? Cosa succederà? Quale azionista metterà di nuovo mano al portafogli per prolungare ancora l'esercizio provvisorio? È più che lecito ipotizzare che Enac non riuscirà a chiudere la partita entro i prossimi tre mesi e dunque sarà probabilmente necessaria una proroga della proroga.
Lo dicono i precedenti: il primo bando dell'ente per l'aviazione civile è stato pubblicato il 2 settembre e, fino a oggi, i vincitori non erano stati ancora scelti. Anche in questo caso Falcomatà ha mostrato ottimismo: «Lo stop del Tar complica la vicenda, ma lavoreremo con il ministero, con Enac e con la Regione affinché si trovi una soluzione in tempi brevissimi». Più prudente l'assessore regionale alla Logistica, Francesco Russo: «Le sentenze si applicano e non si discutono. È chiaro che una pronuncia di questo tipo rimette tutto in campo. Adesso bisognerà capire cosa succederà e, soprattutto, cosa deciderà di fare Enac». Per la sottosegretaria di Stato Dorina Bianchi, invece, l'unica via da percorrere è l'impugnativa alla sentenza, la stessa scelta da Enac. 
Che una pronuncia negativa dei giudici avrebbe complicato le cose lo sapeva anche Delrio, che infatti stamattina si sarebbe rivolto così al sindaco Pugliese: «Ritirate il ricorso». Troppo tardi, ora è tutto da rifare. E la situazione resta drammatica proprio a Crotone, con l'aeroporto chiuso da novembre e, alla luce delle complicazioni attuali, chissà per quanto altro tempo ancora.
In mezzo ci stanno i viaggiatori, il diritto alla mobilità di due intere province e il destino dei 100 dipendenti dello scalo di Reggio e dei 28 di quello pitagorico. Tutti sperano in una risoluzione positiva di una fin troppo lunga storia. Ma il finale dei thriller è sempre imprevedibile.

Pietro Bellantoni
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Consiglio, primo ok ai bilanci di Arsac

Giovedì, 19 Gennaio 2017 17:02

REGGIO CALABRIA La seconda commissione consiliare Bilancio ha approvato a maggioranza due provvedimenti amministrativi di iniziativa della giunta regionale inerenti i rendiconti degli esercizi finanziari 2014 e 2015 dell'Azienda regionale per lo sviluppo dell'Agricoltura calabrese (Arsac) e il riaccertamento straordinario dei residui.
Nel corso dei lavori, l'organismo ha inoltre votato a maggioranza un disegno di legge di iniziativa dell'esecutivo regionale per il riconoscimento di debiti fuori bilancio maturati tra il 2000 e il 2005 in materia di personale.
Nel proseguimento delle attività, la seconda commissione ha licenziato positivamente una proposta di provvedimento amministrativo di iniziativa della giunta regionale contenente gli strumenti di programmazione e delle disposizioni attuative adottata dall'Autorità di gestione relativi al Programma operativo del fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp 2014-2020), nominando il referente dell'Autorità di gestione il dirigente del quinto settore del dipartimento "Agricoltura e risorse alimentari", Cosimo Carmelo Caridi.
Ai lavori hanno preso parte di dirigenti di settore della giunta regionale Domenico Ferrara, Giuseppe Buccafurri, Stefano Aiello e il revisore dei conti Francesco Malara. Sono stati inoltre auditi i rappresentanti dell'ente nazionale sordomuti. Alla seduta hanno partecipato i consiglieri Giuseppe Graziano, Giuseppe Neri, Mauro D'Acri e Fausto Orsomarso.

CATANZARO Domani verranno consegnati i lavori di realizzazione della metropolitana di superficie di Catanzaro. A darne notizia è una nota del Pd cittadino. «La metropolitana – è scritto nel comunicato – rappresenta una delle punte avanzate della visione moderna e funzionale che il centrosinistra calabrese propone per il futuro di Catanzaro. L'opera, infatti, nasce durante le legislature di Rosario Olivo e Agazio Loiero al Comune e alla Regione. Per ben cinque anni, poi, durante il governo di centrodestra di Giuseppe Scopelliti alla Regione i fondi sono rimasti bloccati e il progetto è stato colpevolmente e irresponsabilmente oscurato, dimenticato».
«Oggi – conclude la nota –, grazie alla determinazione del presidente della Regione Mario Oliverio, l'opera riprende vita e con la consegna dei lavori, e l'apertura del cantiere, possiamo dire finalmente, non ci saranno più dilazioni temporali».

TORINO È stato condannato a 4 anni e 2 mesi Francesco D'Onofrio, ex militante di Prima linea originario di Vibo Valentia e residente a Nichelino, accusato di possedere un arsenale di armi e kalashnikov, mai ritrovato dagli inquirenti. L'uomo, già implicato nel processo Minotauro sulle infiltrazioni delle cosche calabresi in Piemonte e in attesa giudizio di corte d'appello, è stato incastrato da alcune intercettazioni e dalle rivelazioni di due pentiti. Il suo nome era già comparso in un'operazione della Dda di Milano, pm Ilda Boccassini, del novembre 2007: alcuni degli uomini implicati in quel procedimento penale parlavano di armi che sarebbero state nella disponibilità di D'Onofrio. Tutti questi elementi sono stati ricondotti in un'unica contestazione dal pm Roberto Sparagna e i giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Torino, questa mattina, hanno creduto all'impianto accusatorio. Le armi in questione non sono mai state trovate.

REGGIO CALABRIA Il dirigente generale del dipartimento regionale Infrastrutture Domenico Pallaria, con proprio decreto (il 54), ha trasferito, oggi, la somma di 903.691,64 euro, in favore della "Curatela del fallimento Sogas", la Società di gestione dell'aeroporto dello Stretto. La somma è stata già regolarmente liquidata con mandato di pagamento numero 343 della Ragioneria generale. I 900mila euro trasferiti dalla Regione potrebbero essere usati dalla curatela per la proroga dell'esercizio provvisorio, che scadrà il prossimo 24 gennaio. La cifra ora resa disponibile era stata annunciata mesi fa dal governatore Oliverio, ma la Sogas non aveva mai ricevuto la somma promessa. Adesso l'iter per la prosecuzione delle attività dello scalo potrebbe finalmente sbloccarsi e il "Minniti" potrebbe guardare con più fiducia al futuro e aspettare senza patemi la decisione dell'Enac circa l'assegnazione a una nuova società di gestione. Resta aperta la partita Alitalia, per la quale domani è previsto un incontro a Roma tra il ministro Delrio e il governatore Oliverio. 
Pallaria, tra le altre motivazioni poste alla base del provvedimento, ha evidenziato che alla «prospettata interruzione delle attività dell'aeroporto di Reggio Calabria e dei corrispondenti servizi pubblici ivi eserciti, sono correlate rilevanti criticità di ordine pubblico e sociale, avuto riguardo anche al diritto alla mobilità dei cittadini della regione, già notevolmente inciso dall'interruzione delle attività dell'aeroporto di Crotone».

Sanità, De Luca ha inguaiato Oliverio

Mercoledì, 18 Gennaio 2017 16:45

CATANZARO È un bel problema lo strappo tra Matteo Renzi e Vincenzo De Luca. Lo è per la tenuta del Pd nel Mezzogiorno ma anche, in seconda battuta e relativamente alle faccende calabresi, per il governatore Mario Oliverio. Perché se lo "Sceriffo" minaccia di fondare un nuovo movimento – "Campania libera" –, ciò significa che ormai è ai ferri corti con il segretario del Pd ed ex premier. E il conflitto, una volta deflagrato ufficialmente, determinerà almeno un effetto preciso: il governo Gentiloni, su cui Renzi mantiene una forte capacità di pressione, non nominerà De Luca commissario della Sanità in Campania. Una conseguenza non da poco, per Oliverio. L'emendamento sulla sanità approvato nell'ultima Finanziaria – che elimina il divieto per i governatori di svolgere anche il ruolo di commissari –, infatti, è meglio conosciuto come emendamento ad De Lucam o pro-De Luca.
Le opposizioni parlamentari e la stampa non allineata al Pd hanno protestato con veemenza contro il provvedimento, accusando la maggioranza di averlo portato avanti e infine approvato in cambio dell'appoggio di De Luca alla campagna elettorale per il Sì al referendum costituzionale del 4 dicembre. In questo presunto "scambio" anche Oliverio si è ritrovato ad avere un ruolo, per le stesse ragioni di De Luca. I destini dei due governatori, dunque, sembrano accomunati. Per il governo sarebbe complicato spiegare al dissidente De Luca, e poi continuare la collaborazione istituzionale tra Roma e Napoli, che Oliverio può fare il commissario e lui no. Quindi il più che probabile niet al governatore campano rischia di far naufragare anche le ultime speranze di quello calabrese, che insegue la nomina a commissario fin dal suo insediamento in Regione, nel dicembre 2014.

LE MANOVRE Giorni febbrili, quelli. Era stato proprio il governo Renzi a inserire nella manovra 2014 la regola in base alla quale i presidenti di Regione non avrebbero più potuto svolgere (come aveva fatto Scopelliti, ad esempio) il ruolo di commissari. Oliverio, in quell'occasione, aveva attivato tutti i canali disponibili pur di farsi nominare prima dell'approvazione di quella Finanziaria, ma non ci fu verso. La norma ebbe disco verde prima della sua designazione e, qualche mese dopo, il governo nominò commissario Massimo Scura, oggi senza dubbio il nemico pubblico numero uno del governatore. Che solo poche settimane, dopo che la Lorenzin aveva di fatto blindato la posizione dell'attuale commissario, pareva comunque sicuro del fatto suo: «Il Parlamento ha legiferato, non credo si sia pervenuti a questa scelta solo per il gusto di cambiare una norma».
Ed era talmente certo dell'esito favorevole della sua vertenza con il governo da scrivere ben due lettere proprio a Scura. Un modo per mostrare i muscoli all'ingegnere che di lasciare il suo posto proprio non ne vuol sapere. «Come le sarà certamente noto – scriveva Oliverio – il consiglio regionale, nella seduta del 21 dicembre 2016, ha approvato una mozione con la quale mi impegna ad assumere ogni iniziativa finalizzata a rimediare all'illegittimità di alcuni decreti da lei recentemente adottati e, in particolare, l'approvazione del piano delle assunzioni a tempo indeterminato di personale del Ssr la definizione del livello massimo di finanziamento, per l'anno 2017, delle strutture erogatrici di prestazioni ospedaliere, nonché territoriali, quest'ultimo assunto successivamente al predetto deliberato del consiglio regionale. Tali provvedimenti risultano tutti meramente distributivi di risorse economiche e illegittimi per mancanza di istruttoria e conseguentemente privi di idonea motivazione in ordine ai bisogni di salute dei cittadini calabresi (vengono utilizzati dati relativi al 2013 ignorando quelli del 2015, già disponibili), indispensabile requisito di legittimità di ogni provvedimento amministrativo». E ancora: «Non posso non evidenziare che la sua sollecitudine nella illegittima distribuzione delle risorse trova una strana coincidenza con l'approvazione della legge di Bilancio 2017 che, non le sarà sfuggito, rimuove l'incompatibilità di funzioni tra presidenti di Regione e commissari ad acta per il debito. In attesa delle determinazioni del Consiglio dei ministri sul punto, sarebbe stato doveroso soprassedere nell'assunzione di provvedimenti di rilevanza strategica sulle politiche sanitarie regionali».

IN PECTORE Oliverio, insomma, parlava da commissario in pectore. Ma Renzi, Lorenzin e adesso, molto probabilmente, Gentiloni, hanno fin qui dimostrato di avere idee diverse circa la gestione della sanità calabrese. Anche perché la norma inserita nella Finanziaria stabilisce la possibilità di nominare commissari i governatori, non l'obbligo.
Sulla vicenda, inoltre, oltre al caso De Luca, molto pesano i rapporti, mai di affinità completa, di Oliverio con il segretario del Pd, ma anche e soprattutto la "copertura" politica di cui godono e Scura e il suo vice Andrea Urbani, molto vicino proprio al ministro della Salute, da cui dipende la proposta per un eventuale avvicendamento.
Per Oliverio la mancata nomina a commissario sarebbe di sicuro la delusione più grande e rappresenterebbe il suo definitivo addio a un settore che da solo "succhia" il 70% delle risorse regionali.
E dire che, fino a qualche giorno fa, alla Cittadella regnava l'ottimismo. Gli addetti ai lavori era perfino convinti che Oliverio sarebbe stato nominato il 17 gennaio, cioè ieri. Era un quadretto perfetto: il governatore commissario e Riccardo Fatarella suo vice, anche grazie agli addentellati che l'attuale dg del dipartimento Salute vanterebbe proprio nei riguardi di Gentiloni. 
Per adesso, tuttavia, al centro della cornice ci stanno Scura e Urbani. Tutta colpa di De Luca, certo. E chissà che Oliverio non si metta in testa anche lui di fondare un nuovo movimento.

Pietro Bellantoni
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Preso atto di uno specifico articolo apparso su Corriere della Calabria online, ho letto la convenzione con l'Ospedale Niguarda, realmente oscura non essendo indicato né il costo né chi fa che cosa, per la Cardiochirurgia. L'unica cosa chiara è la durata di un anno, rinnovabile. Poiché ritengo che chi non conosce o volutamente ignora il passato non può costruire un buon futuro, vorrei ricordare agli attuali rappresentanti istituzionali e amministratori da loro nominati che, circa quaranta anni fa, in virtù di una felicissima intuizione scaturita da Franco Quattrone (all'epoca Dc) e Totò Polimeni (all'epoca Pci) furono istituiti e attivati ai "Riuniti" la Nefrologia, la Neurochirurgia, l'Ematologia e la Neonatologia che ancora oggi costituiscono importanti punti di riferimento per i cittadini della regione e non solo.
In Neurochirurgia si cominciò a lavorare senza alcuna fase di start-up (termine prediletto dall'attuale direttore generale) né affiancamenti/supporti/formazione o convenzione per ausili professionali esterni. I compianti Del Vivi e Pandolfo (professionista che ha dedicato la vita fino a rimettercela, poco più che quarantenne, per un ospedale e una città che ben presto lo hanno dimenticato) formarono giovani medici locali che li affiancarono senza alcun bisogno di neuro anestesisti provenienti da Zurigo (ospedale di provenienza di Del Vivo) in quanto sempre localmente vi erano ottimi anestesisti come Marciano ed Occhiochiuso che a loro volta formarono altri colleghi, sempre locali, come Musitano e Vitellaro. Si iniziò e si andò avanti con successo senza bisogno di pubblicare, impudicamente, lettere di ringraziamento per il lavoro dovuto nonostante a Del Vivo ne arrivassero a decine soprattutto da tanti che, andati a Zurigo per farsi operare si sentirono rispondere di andare a Reggio Calabria.
Lo stesso dicasi per la Nefrologia, oggi una delle prime in Europa, che svolse per anni la sua attività in un condominio di Sbarre in cui, se non ricordo male, vennero addirittura a formarsi alcuni universitari di Messina. Anche qui nessuna fase di start-up o affiancamento esterno dall'ospedale di provenienza di Maggiore che fu accompagnato da una piccola pattuglia di pionieri contro i quali la Reggio ignorante e presuntuosa si scagliò tentando di ostacolarli in tutti i modi.
L'Ematologia, disciplina all'epoca nuovissima, diretta da quel gran signore di Alberto Neri, che, purtroppo ci ha prematuramente lasciati a causa di un atto di altruismo, ha generato una serie di attività ed unità operative oggi di grande impatto, assieme alla stessa Ematologia, sull'importanza del nostro ospedale. Anche qui nessuna fase di start-up con affiancamento di alcun esterno se non dei ragazzi venuti con Neri e oggetto di contrasto da parte della solita Reggio presuntuosa ed ignorante fino ad essere aggrediti fisicamente.
Infine, la Neonatologia, disciplina anch'essa nuovissima per l'epoca e nata per intuizione di Serrao che con altri medici locali, in testa Nino Nicolò, non ebbero alcun bisogno di fasi di start-up o di convenzioni con grandi ospedali italiani creando un vero gioiello di professionalità e funzionalità.
Altri tempi, altri uomini, altri professionisti e, soprattutto, altri amministratori. Oggi in consiglio regionale siede chi propone di mandare i medici ostetrici obiettori di coscienza a lavorare in Pronto soccorso e chi, per l'ospedale di Reggio ha compiuto la grande impresa di cambiare la denominazione dell'Azienda riuscendo, addirittura, a farsi impugnare questa scempiaggine dal Consiglio dei ministri. Dell'attuale direzione generale ho già scritto molto senza ottenere mai alcuna risposta. Chissà perché ?
Cari direttore generale, direttore sanitario e collega Fratto, volete chiarire il perché di questa lunghissima convenzione laddove semplici "medici locali", come ho finora dimostrato, hanno brillantemente soddisfatto le esigenze professionali di nuove attività certamente non meno delicate della cardiochirurgia? Perché avete bisogno di badanti del Niguarda? E perché il cardioanestesista, ritenuto dalla direzione quale unico soggetto in grado di assumere la responsabilità dell'Uosd di Cardioanestesia, si è dimesso dopo pochi giorni dall'inizio dell'attività? Vi ricordo che la spesa per la Cardiochirurgia non è una variabile indipendente del finanziamento aziendale per cui ogni euro dedicatole impropriamente è un euro sottratto alle altre unità operative sulle molteplici carenze delle quali non entro nel merito in questa sede.
Per inciso, ricordo al direttore generale, cultore del Piano nazionale esiti, che il peso specifico e il valore di una unità operativa si calcolano, oltre che sulla quantità degli interventi, sulla qualità i cui parametri principali sono costituiti dalla efficienza (prontezza dei tempi di intervento) e dalla efficacia (esito dell'intervento) e non da lettere di ringraziamento o autoreferenziali articoli di stampa.
Infine, sollecito la risposta alla mia richiesta di conoscere l'attuale organizzazione della Cardiochirurgia aggiungendo, con la presente, anche la richiesta di conoscere i costi specifici finora sostenuti per la convenzione in oggetto nella speranza (certamente delusa) che per cose così banali e, soprattutto dovute d'ufficio, non continuerete nella vostra omertà obbligandomi, ancora una volta, a ricorrere alla Procura della Repubblica.

*Segretario aziendale Anaao-Assomed di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA Una cerimonia commemorativa, lì dove i proiettili hanno interrotto la loro vita, e una funzione religiosa alla presenza delle massime autorità della provincia. Così il comando provinciale dei carabinieri ha voluto ricordare i brigadieri Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, uccisi a 31 e 36 anni, il 18 gennaio del 1994, nei pressi dello svincolo di Scilla. Un delitto solo in parte ricostruito con il processo che ha visto fra gli imputati Consolato Villani, nipote di Pietro Lo Giudice, all'epoca minorenne. Giudicato dal Tribunale dei minori, sarà l'unico – assieme a Giuseppe Calabrò, inizialmente pentito, poi pentito di averlo fatto – a essere condannato. Per i giudici Calabrò e Villani sono i responsabili di quelle azioni di fuoco, servite per sfuggire ai controlli che avrebbero svelato un importante traffico di armi e di droga. Una ricostruzione che polverizza le prime ipotesi – sussurrate a mezza bocca in Procura e filtrate sulla stampa locale e non – che leggevano negli attentati un tentativo di intimidire lo Stato e fanno transitare in un comodo dimenticatoio quella telefonata anonima arrivata in quel periodo all'hotel Palace di Reggio, che all'epoca ospitava la sede del Comando intermedio di rappresentanza dei carabinieri, che prometteva: «Questo non è che l'inizio di una strategia del terrore». Nel tempo però, diversi elementi – dalle dichiarazioni del 2009 di Salvatore Spatuzza, a quelle recentissime dei pentiti Nino Lo Giudice e Consolato Villani, raccolte dal sostituto della Dna Gianfranco Donadio – hanno indotto i magistrati a pensare che su quel duplice omicidio c'è ancora molto da scoprire e da raccontare. E sull'episodio le indagini sono ancora in corso.

a. c.

VIBO VALENTIA Due camionisti di nazionalità lituana sono rimasti bloccati per tre giorni a bordo del loro mezzo sulla strada provinciale 45 ai confini fra le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria, esattamente sulle montagne fra le Serre e Monte Pecoraro, nel territorio a cavallo fra la frazione Cassari del comune di Nardodipace e Grotteria. A liberarli questa notte sono stati i vigili del fuoco, partiti da Siderno per raggiungere il tir bloccato dalla neve e dal ghiaccio. I due camionisti, stremati, sono stati soccorsi e accompagnati nel più vicino hotel dove hanno trascorso il resto della notte. Il tir è stato spostato solo grazie all'intervento di un altro mezzo da traino. Per coordinare le operazioni di soccorso sono intervenuti anche i carabinieri.

REGGIO CALABRIA «L'eccessiva ostinazione può tramutarsi in stupidità politica. E quando ciò accade, come sta accadendo in Calabria al presidente della Regione, gli effetti negativi non ricadono solo su chi caparbiamente rifiuta di prendere atto degli errori commessi, ma sull'intero sistema regionale, che, dopo due fallimentari anni di legislatura documentati da più indagini sociali ed economiche e dall'insoddisfazione generale, peggio non potrebbe presentarsi al cospetto dell'anno appena iniziato». È quanto afferma, in una dichiarazione, il consigliere regionale Domenico Tallini.
«Nell'ultima seduta del Consiglio del 2016, c'era sembrato di capire – prosegue Tallini – che il presidente Oliverio, preso atto evidentemente dell'inutilità delle manovre innescate fin dalla prima seduta consiliare per dividere l'opposizione ammorbidendone con incarichi istituzionali una parte, e soprattutto preso atto della gravità dei problemi irrisolti della Calabria, volesse finalmente abbandonare il vizio dell'inciucio "ad personam" e inaugurare un nuovo corso nel rapporto con il centrodestra. Un nuovo corso, come da noi auspicato, viste le insormontabili difficoltà del centrosinistra di dotarsi di una progettualità per la crescita e lo sviluppo della Calabria, all'insegna della cooperazione istituzionale e dello scambio di opinioni ed esperienze su punti qualificanti, per restituire al consiglio regionale, ridotto a passacarte, la possibilità di esercitare le proprie prerogative e, nel contempo, forza e credibilità, attraverso l'elaborazione di leggi e provvedimenti tesi a risolvere i problemi dei calabresi, alla politica in sé che ha urgenza di recuperare la fiducia dei cittadini».
«Tuttavia, com'era prevedibile – sostiene ancora Tallini – il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anche se è un vizio che alla Calabria non arreca utilità, se non mortificazioni pubbliche e perdita di prestigio su scala internazionale. Infatti va avanti in Regione e sui territori (vedi la Provincia di Cosenza, per esempio) la pratica del politicamente scorretto di stampo oliveriano, che invece di prediligere il rapporto leale e ossequioso dei ruoli, ammorba i soliti pezzi dell'opposizione sempre pronti a ubbidire in cambio di prebende, e quando s'imbatte in un'opposizione che non intende venir meno al mandato assegnatale dall'elettorato, per contrastarla non esita a esercitare il potere della carica per influire persino nelle controversie giudiziarie. Dimostrando assenza di visione generale e nessun senso delle istituzioni. Il presidente Oliverio si era già costituito nel procedimento attivato da Wanda Ferro per impedirle di avere giustizia, benché non ne avesse ragione e nonostante le doglianze sulla poca presenza di donne in Consiglio, e adesso, nonostante la sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto alla candidata alla presidenza del centrodestra il suo diritto, ci riprova attivando una grossolana "moral suasion" attraverso l'avvocatura regionale per tentare di fare escludere il collega Mangialavori, reo, agli occhi di Oliverio, di non essere un consigliere prono ai suoi comandi. Può darsi che la manovra vada a buon fine. Ma ormai il gioco è scoperto».
«Siamo dinanzi – conclude il consigliere regionale – a un'inqualificabile mediocrità politica. Oliverio, come diceva Abraham Lincoln, "può ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non può ingannare tutti per sempre". E i calabresi vedono e hanno capito».

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