Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

Crotone, arrestati due scafisti ucraini

Sabato, 16 Dicembre 2017 11:34

CROTONE Due cittadini ucraini, G.E., di 23 anni, e K.M. (20), sono stati arrestati in flagranza di reato dagli agenti della Squadra mobile della Questura di Crotone, in collaborazione, con i finanzieri dell'Unità navale della Guardia di finanza, con l'accusa di favoreggiamento del'immigrazione clandestina. I due giovani sono ritenuti gli scafisti dello sbarco di 42 migranti di nazionalità iraniana e irachena giunti lo scorso 14 dicembre nel porto di Crotone a seguito di un'azione di soccorso svolta da una motovedetta della Guardia di finanza al largo di Capo Colonna. I migranti erano a bordo di un veliero raggiunto nelle acque dello Jonio calabrese.   

SAN PIETRO IN GUARANO I carabinieri della stazione di San Pietro in Guarano hanno deferito in stato di libertà quattro persone (un 38enne, un 23enne, un 47enne e un 52enne), residenti a Mendicino, per i reati di furto aggravato, truffa e attentato alla sicurezza degli impianti del gas. I militari hanno accertato che i quattro condomini avevano manomesso l’impianto e si erano allacciati abusivamente ai contatori del gas, con grave pregiudizio per le condizioni di sicurezza dell’impianto stesso. L’erogazione veniva interrotta e i contatori sottoposti a sequestro.

CATANZARO Un incendio, sulla cui natura sono in corso accertamenti, ha danneggiato nella notte l'auto dell'ex assessore comunale all'ambiente di Catanzaro, Giampaolo Mungo. La vettura, una Fiat 600, era parcheggiata nei pressi dell'abitazione nel quartiere Piterà del capoluogo. Le fiamme, che sono state spente dai vigili del fuoco del comando provinciale di Catanzaro, hanno completamente distrutto il vano motore dell'utilitaria. L'episodio è stato denunciato dallo stesso Mungo ai carabinieri della Compagnia di Catanzaro che hanno avviato le indagini. Nessuna ipotesi è al momento esclusa. Mungo, esponente del movimento Officine del Sud, si era dimesso dalla carica di assessore comunale lo scorso 24 novembre. 

GIOIA TAURO I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, con la collaborazione nella fase esecutiva dello Squadrone eliportato Cacciatori "Calabria" di Vibo Valentia, hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Dda nei confronti di tre persone ritenute vicini alla cosca di 'ndrangheta Piromalli di Gioia Tauro, accusati, a vario titolo, di tentata estorsione, sequestro di persona, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi comuni da sparo, lesioni aggravate ed illecita concorrenza con minaccia e violenza, con l'aggravante di aver commesso il fatto con l'utilizzo del metodo mafioso. Secondo l'accusa, i tentativi di estorsione sono stati compiuti ai danni delle società di logistica e trasporto Atre Express e Gls, tramite ripetute minacce, anche con l'uso di armi, e violenze ai danni degli autisti e dei corrieri delle società di distribuzione merci per impedirgli l'effettuazione di consegne nel territorio di Gioia Tauro, affinché il monopolio economico nel settore della consegna merci nell'intera Piana di Gioia Tauro potesse essere acquisito da un'altra società, la Mar.Sal. 

Nicolò e Cannizzaro, gli amici-nemici

Giovedì, 14 Dicembre 2017 14:44

REGGIO CALABRIA «Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io». Grande verità, soprattutto in politica. Dove spesso gli avversari, quelli autentici, non appartengono al partito concorrente, ma al tuo. E l’astio, sotterraneo quando l’appuntamento con le urne è ancora lontano, riemerge prepotente al momento di affrontare una nuova campagna elettorale. Succede in tutti i partiti e succede soprattutto in Forza Italia, dove comincia a uscire dall'ombra per assumere i contorni della quasi ufficialità lo scontro tra due colonnelli reggini, i consiglieri regionali Alessandro Nicolò e Francesco Cannizzaro. Entrambi puntano a un posto in Parlamento, e tutti e due sanno bene che il successo di uno potrebbe significare (anche se non necessariamente) la sconfitta dell’altro. La guerra di posizionamento è iniziata da mesi, ma ora gli effetti cominciano a essere evidenti anche al di fuori delle ristrette riunioni di partito e al di là delle ecumeniche dichiarazioni di facciata.
Agli osservatori più attenti non è sfuggito un particolare: per domenica prossima Cannizzaro ha organizzato un importante incontro in consiglio regionale ("Forza Italia con Reggio e la Calabria per governare il Paese") al quale parteciperanno due big nazionali, il capogruppo in Senato Paolo Romani e la deputata Nunzia De Girolamo. Ci saranno pure la coordinatrice regionale Jole Santelli e il vice Roberto Occhiuto. Nella locandina di presentazione, tuttavia, spicca l’assenza di Nicolò, che a Palazzo Campanella non è uno qualunque, bensì il capogruppo di Forza Italia. Solo un caso? Oppure si tratta di un mancato invito figlio di avversioni reciproche e delle strategie per la conquista del Parlamento?

POLEMICHE I diretti interessati tentano di smorzare le polemiche. Cannizzaro minimizza: «Con Nicolò c’è sintonia totale, come dimostra l’attività di opposizione che ci ha visti uniti dall’inizio della legislatura. Non parteciperà al convegno? L’ho invitato, ma mi ha detto che quel giorno non sarebbe stato a Reggio per motivi familiari».
Nicolò è ancora più diplomatico: «L’iniziativa di Cannizzaro serve a movimentare il territorio e rientra in quelle dinamiche di aggregazione che ci vedono impegnati in prima linea a favore del partito. La mia assenza? È solo un primo step, a gennaio organizzerò un’iniziativa alla quale parteciperanno Renato Brunetta e Annamaria Bernini».


La locandina dell'evento organizzato da Cannizzaro in consiglio regionale

 

L’INCOGNITA BILARDI Insomma, né Cannizzaro né Nicolò hanno intenzione di far diventare la loro acrimonia un caso politico, ben consapevoli che una rottura pubblica potrebbe avere conseguenze pesanti per entrambi e per lo stesso partito. Ma che tra i due i rapporti siano ai minimi termini non è un segreto per nessuno. E certo l’arrivo in Fi del senatore Giovanni Bilardi – proprio ieri nominato capo del dipartimento Medicina di territorio da Berlusconi in persona – non favorisce una distensione dei rapporti. Anche perché gli spazi in lista si fanno sempre più angusti, dal momento che a Reggio e nel resto della Calabria i vertici nazionali dovranno trovare posto pure per gli esponenti delle altre “gambe” della coalizione: i fratellisti di Giorgia Meloni, i fuoriusciti di Ap, i salviniani (a Reggio spinti – ma non è ancora chiaro fino a che punto – dall’ex governatore Scopelliti) e i centristi di Quagliariello e Fitto.
Cannizzaro e Nicolò, dal canto loro, si sentono rivali, e provano a segnare il passo in questa personale guerra a due. Entrambi credono di vantare una sorta di diritto di prelazione. Cannizzaro ritiene di avere le sue chance da giocare in quanto il suo profilo corrisponde all’identikit del candidato ideale tracciato da Berlusconi: giovane, consigliere regionale e con legami solidi nel territorio; Nicolò ha invece dalla sua una militanza più che decennale e tre mandati consecutivi a Palazzo Campanella, sempre sotto le insegne di Fi-Pdl. Il capogruppo azzurro, inoltre, non ha mai digerito lo sgarbo ricevuto in occasione delle politiche 2013 – quando l’allora coordinatore regionale Scopelliti gli preferì Antonio Caridi – e di certo non pare disposto a subirne un altro.
Non è detto che, alla fine, non siano “accontentati” entrambi con buoni piazzamenti in lista. Nel dubbio, però, i due consiglieri azzurri hanno già iniziato la loro battaglia personale.

Pietro Bellantoni
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«La legge sugli scioglimenti va rivista»

Mercoledì, 13 Dicembre 2017 22:25

Il noto istituto giuridico del commissariamento di un ente locale prevede, tra le varie ipotesi applicative, lo scioglimento di consigli comunali e provinciali, in presenza di elementi concreti, univoci e rilevanti che siano sintomatici di infiltrazioni mafiose negli organi di governo degli enti locali. Ciò accade in presenza di collegamenti diretti o indiretti tra amministratori locali e la criminalità, ma può avvenire anche a causa di forme di condizionamento diffuso e comprovato che inficiano la libera determinazione delle scelte politiche, minando il buon andamento delle amministrazioni, il funzionamento dei servizi pubblici e soprattutto la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Anche gli organi al vertice di altri enti locali come le aziende sanitarie, possono essere interessati da questo fenomeno.
Lo strumento dello scioglimento degli organi elettivi è evidentemente traumatico per il territorio, ma è insindacabile l'intervento diretto dello Stato in comprovate situazioni di allarme. È infatti drammaticamente risaputo che proprio negli enti locali più prossimi al cittadino si annidino le asfissianti infiltrazioni del crimine organizzato sia a livello politico che amministrativo.
A seguito della preliminare procedura di accertamento svolta dal prefetto competente, lo scioglimento è disposto con decreto del presidente della Repubblica su proposta del ministro dell'Interno. Questo atto determina l'azzeramento dell'organo elettivo locale, che viene sostituito con una commissione straordinaria, composta da tre membri, incaricata di governare l'ente fino alle successive elezioni, ma in caso di infiltrazione o condizionamento di matrice mafiosa questa disposizione dura dai 12 ai 18 mesi, prorogabili fino a 24 in casi particolarmente critici.
Questa decisione coinvolge chiaramente l'intera amministrazione a prescindere dalle responsabilità dei singoli, quindi fino a nuove elezioni gli eletti – nel senso più nobile del loro ruolo – subiscono sin da subito un pregiudizio mediatico e morale alla loro storia politica e personale. Le conseguenze di uno scioglimento sono nocive sia per i singoli amministratori sia per il territorio, perciò sarebbe opportuno osservare con rigore le garanzie previste dalla legge in tutte le fasi di accertamento della responsabilità dei singoli senza cedere alle frettolose generalizzazioni senza prove.
Nel pieno rispetto della normativa in vigore e osservando attentamente la realtà calabrese che vivo da sempre con trasporto politico e personale, mi sembra doveroso - anche alla luce degli ultimi episodi di commissariamento avvenuti in Calabria, come documenta il Corriere della Sera, articolo a firma di Goffredo Buccini, del 7 dicembre – accogliere la proposta del presidente dell'Anci calabrese Giuseppe Callipo, che sostiene una revisione della norma in questione, introducendo la possibilità di un contraddittorio per i sindaci prima dello scioglimento del consiglio comunale.
Mi sono inoltre schierato accanto ai 51 sindaci del Reggino che hanno scritto una lettera al Ministro dell'Interno Marco Minniti per lavorare ad un coraggioso intervento sulla norma perché risponda più efficacemente alle esigenze concrete che emergono in questi delicati casi di squilibri politici e morali.
Tutto ciò per sconfiggere la cultura del sospetto tra i diversi organi dello Stato, pur riconoscendo la validità del commissariamento come strumento fondamentale per contrastare ogni forma di criminalità. A volte questo non basta, come dimostrano i Comuni sciolti più volte, evidenziando un uso ordinario di una misura concepita come straordinaria. Lo stesso Federico Cafiero de Raho, attuale capo della Procura Nazionale Antimafia dopo anni presso la Procura di Reggio Calabria, ritiene che in certe realtà non siano sufficienti due anni di commissariamento, ma contestualmente non si possa sospendere la democrazia.
Sostengo convintamente l'idea che in Calabria non sia diffusa ovunque un'epidemia criminale, anche in Comuni come quello di Marina di Gioiosa, da poco destinataria di un secondo commissariamento comunale, nonostante l'ultima amministrazione comunale sia nata da un precedente scioglimento, come reazione giovane e pulita rispetto alle dinamiche del passato.
Nell'attesa delle motivazioni di questo provvedimento, l'invito è di saper distinguere gli usi strumentali del commissariamento dalle reali situazioni di emergenze accertate dall'autorità giudiziaria e delle istituzioni competenti.
Queste esperienze non devono allontanare dalle prossime elezioni i candidati che vogliano operare per la cosa pubblica per timore di essere coinvolti a priori in situazioni che scavalcano il limite della legalità.

*Chirurgo

 

COSENZA «Intendo sollevare all’attenzione di questa Camera la gravità di alcune affermazioni rilasciate nel corso di una trasmissione televisiva del servizio pubblico da parte del sindaco di Cascina, (Susanna Ceccardi) una donna, leghista. L’amministratrice locale ha dichiarato che a suo avviso è giusto che i medici calabresi guadagnino di meno perché è inutile essere buonisti, la Calabria non è una eccellenza italiana». È quanto dichiarato alla Camera dalla deputata del Pd Stefania Covello.
«Nel calcio – ha continuato – per cori discriminatori si va incontro a daspo, chiusure di settori, di squalifiche. Ed è giusto che sia così. Qui siamo invece in presenza di una rappresentante delle istituzioni che può pronunciare dichiarazioni improvvide e di grave pregiudizio come se fosse cosa normale. Immagino che ignori che il premio Nobel Renato Dulbecco fosse di Catanzaro e che la vita di Papa Giovanni Paolo II fu salvata da Francesco Crucitti, di Reggio Calabria. Hanno ragione i presidenti dei consigli dell'ordine dei medici della Calabria, delle cinque province calabresi, dicendo che si tratta di offensività, stupidità, rozzezza e populismo alla ricerca di visibilità. Immagino ignori quanti medici bravi della sua città, della sua Toscana siano meridionali e calabresi e contribuiscano agli ottimi risultati della sanità toscana. Medici calabresi bravi in Calabria, in Italia e nel mondo intero come tanti esempi ci insegnano».
«Potrei – ha continuato Covello – fare un'infinità di esempi, come il fautore del primo intervento di trapianto di fegato. Come si fa a confondere criticità organizzative con la bravura e la professionalità di tanti medici calabresi? La Costituzione, all’articolo 3, richiama l’impegno delle istituzioni a superare le diseguaglianze e alla rimozione degli ostacoli. Il sindaco di Cascina non solo non rimuove, ma ne pone di altri di ostacoli assecondando pregiudizi gravi. Per questo chiediamo in quest’aula che è la massima espressione della rappresentanza democratica nel nostro paese di condannare queste parole e di ribadire il pieno rispetto per quanti operano tutti i giorni in condizioni non facili nella propria terra e lontano da casa portando con se l’orgoglio di essere medici e calabresi».

REGGIO CALABRIA Alla vigilia dell’udienza preliminare dell’inchiesta Provvidenza, strappa un annullamento con rinvio a un nuovo Tdl Giuseppe Piromalli. Già condannato per mafia e destinatario di un nuovo provvedimento cautelare perché considerato il vero regista delle strategie imprenditoriali del figlio Antonio, il boss – assistito dagli avvocati Giancarlo Pittelli e Marcella Belcastro – dovrà nuovamente sottoporsi al giudizio dei giudici del Riesame.
Per i magistrati della Suprema Corte, infatti, dall’ordinanza non emergerebbero sufficienti elementi per affermare che sia stato Piromalli a istruire il figlio Antonio su come spostare gli affari del clan a Milano. Giacca e cravatta, soldi a palate e una galassia di società in cui formalmente non aveva alcun incarico, ma che avrebbe gestito da padrone: questi gli strumenti che avrebbero permesso al figlio del boss di prendersi il mercato ortofrutticolo, la distribuzione alimentare, l'edilizia.
Per anni i milanesi hanno mangiato solo arance della 'ndrangheta, hanno comprato appartamenti e uffici costruiti dal clan, hanno indossato i loro capi d'abbigliamento contraffatti. Una scalata rapidissima all’economia dell’ex capitale morale d’Italia, che per l’ennesima volta si è dimostrata priva degli anticorpi necessari per respingere l’infezione mafiosa. Non meno duttile all’aggressiva “politica commerciale” dello storico casato di ‘ndrangheta si è mostrato il mercato statunitense, che per anni ha ingurgitato tonnellate di prodotti contraffatti – in particolare olio, talvolta persino avariato – spedendoli sugli scaffali dei più noti centri commerciali.  

a.c.

COSENZA «Gerusalemme capitale della Palestina». È si legge sullo striscione che campeggia in piazza XI settembre in occasione del sit-in di solidarietà verso il popolo palestinese, organizzato per questo pomeriggio dalla “Cosenza solidale con i popoli in lotta”. «Drammatica la svolta geopolitica causata dalla decisione di Trump di spostare l'ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme», spiega un docente universitario presente al presidio. 
Dal pomeriggio di oggi sono stati molti i partecipanti alla manifestazione, tra migranti, occupanti di case, studenti e lavoratori, si sono riuniti in piazza XI settembre per esprimere piena solidarietà al popolo palestinese, vittima degli abusi del governo e dell'esercito israeliano, con il pesante appoggio degli Usa, come sottolineano i vari interventi durante l’iniziativa. «È importante ribadire ad alta voce la vicinanza e la solidarietà alla Palestina e al suo popolo, lo scriviamo sullo striscione e lo ripeteremo sempre: Gerusalemme è la capitale della Palestina», ripetono al megafono alcuni partecipanti.
Cosenza si unisce così al coro di voci indignate e solidali che si sono sollevate in Italia e in tutto il mondo, ancora una volta a sostegno della Palestina, all’indomani della decisione strategico-diplomatica assunta dagli Stati Uniti in Medio oriente.

 

 

Delfina Donnici
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REGGIO CALABRIA I rumors che circolano da mesi sono diventati certezza: il senatore Giovanni Bilardi è ufficialmente berlusconiano. Non si tratta di una semplice adesione, perché l’ex consigliere regionale della Calabria entra in Forza Italia con un ruolo di primo piano. L’ex premier lo ha infatti nominato a capo del dipartimento nazionale Medicina di territorio. Le altre designazioni riguardano Paolo Russo (Agricoltura), Olimpia Tarzia (Famiglia), Giacomo Papa (Rapporti con la pubblica amministrazione) e Mario Marchitelli (Politiche sulla disabilità).
Per il senatore calabrese la nomina è il sigillo finale a un matrimonio celebrato ormai molti mesi fa, ma tenuto in ghiaccio e in sordina fino a oggi, a poche settimane dall’inizio della campagna elettorale per le politiche 2018. Il passaggio di Bilardi in Fi comporterà conseguenze – peraltro già ampiamente previste – per la composizione finale delle liste azzurre, soprattutto di quelle reggine. La nomina a capo dipartimento rispecchia inevitabilmente la volontà di Berlusconi di riservare un posto al sole al senatore eletto tra le fila di Grande Sud.
Bilardi sarà dunque riconfermato per la corsa a Palazzo Madama, come e in che modo si vedrà. I bene informati assicurano che per lui potrebbe esserci il doppio piazzamento: all’uninominale e nel listino regionale. Gli altri aspiranti a un seggio parlamentare, del resto, potranno tentare una obiezione politica fino a un certo punto, dal momento che l’unico senatore reggino uscente del centrodestra (a parte Antonio Caridi, in carcere dopo l’operazione Mammasantissima) è proprio Bilardi.
Attualmente, il medico prestato alla politica siede nei banchi del gruppo Federazione della libertà, che racchiude sigle quali Idea e Partito liberale. Il passaggio di Bilardi in Fi sarebbe potuto avvenire già nella scorsa primavera, ma esigenze di coalizione avrebbero spinto il capogruppo azzurro Paolo Romani a chiedergli di aderire alla formazione guidata dal giurista Gaetano Quagliariello, in modo da permettere a quest’ultimo di sedere al tavolo delle trattative per la stesura del Rosatellum 1, poi bocciato malgrado l’iniziale accordo tra forze bipartisan, tra cui il M5S.
Pare che a formulare la richiesta a Bilardi sia stato anche Berlusconi, durante un incontro riservato a Palazzo Grazioli che ha sostanzialmente anticipato l’adesione ufficiale di oggi.

SANTELLI E OCCHIUTO: CRESCITA DEL PARTITO ANCHE IN CALABRIA «La nomina del senatore Giovanni Bilardi a responsabile nazionale della medicina territoriale di Forza Italia e il suo ritorno nel partito sono due buone notizie». E quanto detto dai deputati di Forza Italia, Jole Santelli e Roberto Occhiuto. «Già da diversi mesi il senatore Bilardi aveva assunto posizioni politiche nettamente vicine a noi, dalla questione sanità alla crisi della Regione. Siamo consapevoli – proseguono - della crescita strutturale del partito in un territorio, quello calabrese, dove il centrosinistra dimostra ogni giorno le sue difficoltà».

 

 

Pietro Bellantoni
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