La morte del teorico (per nulla liquido) della «società liquida»

di Vito Teti*

Martedì, 10 Gennaio 2017 12:24 Pubblicato in Cultura e spettacoli
Zygmunt Bauman Zygmunt Bauman

Scompare con Zygmunt Bauman uno dei maggiori filosofi, sociologi e pensatori dei nostri tempi. Era nato a Poznan in Polonia nel 1925, ma viveva da tempo a Leeds, in Inghilterra. Nelle sue numerose opere saggistiche, con una forte impronta letteraria, famose in tutto il mondo, Bauman si è progressivamente affermato come il teorico della «postmodernità» e della «società liquida», sostenendo che il carattere della società contemporanea, sociale e politico, è liquido, quasi inafferrabile, sempre cangiante, sfuggente a ogni categorizzazione del secolo scorso. Le dinamiche della globalizzazione, del consumismo, la fine delle ideologie determinavano, secondo Bauman, uno «spaesamento» dell'individuo senza più punti di riferimento solidi e certi e quindi incerto e in solitudine: la «solitudine del cittadino globale», come scrive in una delle sue opere più famose. Egli percorre itinerari inesplorati per fondare una nuova etica e nuovo senso, un nuovo appaesamento, in un mondo dominato dalla paura, dalle incertezze, da avvenimenti sempre imprevedibili e inattesi. Era un pensatore aperto al confronto, al dialogo, al rapporto con l'altro e si poneva a favore dell'accoglienza ai profughi e ai migranti. Combatteva l'Europa dominata dalla paura dell'altro e dal timore di perdita del proprio, vero o presunto, benessere. Bauman ha interpretato e raccontato il tempo della globalizzazione con le sue crisi, i suoi razzismi, le sue insicurezze, le sue stanchezze.
La definizione di filosofo e analista della «società liquida» non rende giustizia alla complessità, alla ricchezza e alla problematicità del suo pensiero e spesso questa definizione è diventata, per molti baumaniani che lo hanno letto in fretta, una sorta di formula facile e anche banale per leggere qualsiasi accadimento nella società presente. Ieri sera, su La 7, Enrico Mentana per commentare i sondaggi incerti e sempre cangianti parlava di esiti liquidi, in maniera rituale, anche se lo faceva per dare poi la notizia della morte di Bauman. Per rendere omaggio, con sincerità e gratitudine, a un sociologo originale bisogna però dire che ormai le sue analisi – dopo l'affermarsi di fondamentalismi, esodi di popoli, guerre, nascita di identità chiuse e anguste, proliferare di localismi e separatismi – sembravano sempre più rivolte a un mondo appena scomparso. L'immagine della «società liquida» sembra inadeguata a interpretare mondi dove si affermano solidità e certezze, chiusure e xenofobie, inquietanti. Come nota oggi Vanni Guadelupi su "Doppiozero" la «modernità liquida» con la quale negli ultimi decenni Buaman ha ottenuto un notevole successo mediatico, è una etichetta che «non corrisponde al cuore della sua riflessione». Più che in una formula adoperata spesso in maniera inadeguata, il cuore della riflessione di Bauman va ricercata nelle sua analisi della vita quotidiana, nelle sue riflessioni sulle paure e sulle incertezze del presente, nelle sue aperture all'altro e al dialogo.
Remo Bodei, uno dei maggiori filosofi italiani, le cue analisi hanno una grande risonanza a livello mondiale, su "Repubblica" di domenica scorsa, in un'intervista rilasciata ad Antonio Gnoli, parla di una realtà profondamente mutata e afferma che «l'epos d'una società liquida sia tramontato. Stiamo riscoprendo la durezza della crisi e la spigolosità della realtà». Posizioni come quelle della «società liquida» e della «fine della storia» (Francis Fukuyama) sembrano a Bodei un grande abbaglio. «Niente è più sotto controllo. Le guerre si moltiplicano. La plitica è un cumulo di macerie. La finanza spadroneggia. E noi ci siamo consolati, tra ironia e desiderio, dicendo che il mondo era liquido, la società liquida, le parole liquide. Ti pare che viviamo immersi in un bagno di acqua calda? L'unica cosa che è stata dissolta è il modello di organizzazione sociale che aveva al centro la politica».
Prendere atto che siamo in una nuova fase e che abbiamo bisogno di nuove categorie e parole per interpretare la realtà, è il modo migliore per rendere omaggio, non rituale e non di maniera, a Bauman, un pensatore aperto e dialogico che, probabilmente, non avrebbe avuto difficoltà ad ammettere il tratto liquido della sua idea di «società liquida».

*Antropologo e scrittore