Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

CATANZARO La sanità calabrese sarà pure in crisi, ma i suoi manager continuano a portare a casa ricchi premi in denaro per i (presunti) obiettivi raggiunti. Una contraddizione in piena regola, soprattutto alla luce delle recenti prese di posizione del governatore Oliverio, pronto a incatenarsi davanti a Palazzo Chigi per protestare contro il commissariamento e i suoi effetti nefasti su tutto il sistema. Ma com’è possibile che il settore più importante della Regione (a cui va il 70% delle risorse) sia in ambasce e, al tempo stesso, i suoi dg vengano premiati per i risultati ottenuti sul campo? Misteri che potrebbe risolvere soltanto Oliverio, Masaniello a Roma e lealista a Catanzaro. È stata infatti la giunta regionale a riconoscere circa 100mila euro di compensi aggiuntivi per i direttori generali delle Asp di Catanzaro, Vibo e Cosenza e delle Aziende ospedaliere di Reggio e Cosenza. E tutto questo ancor prima del giudizio del "Tavolo Adduce", l'organo di controllo interministeriale sul Piano di rientro la cui riunione è in programma oggi.      

I PREMI Vi abbiamo già raccontato (qui il servizio completo) la storia del dg dell’Asp di Catanzaro Giuseppe Perri, che con una delibera ad hoc ha preso atto della valutazione della giunta – che gli ha riconosciuto il raggiungimento del 74,95% degli obiettivi – e si è autoassegnato il corrispettivo premio in denaro. Ma il giudizio positivo riguarda anche gli altri manager, tutti sopra il 70% richiesto per superare lo step necessario alla riconferma e tutti prossimi a ricevere l’indennità extra prevista dal loro contratto di lavoro. Per le casse della sanità regionale significa un esborso aggiuntivo che si aggira sui 100mila euro. Niente male per un settore in crisi. 

LE PERCENTUALI Con cinque delibere diverse, tutte firmate lo scorso 12 ottobre, la giunta Oliverio ha certificato il raggiungimento degli obiettivi dei vari dg. Il premio massimo che può essere concesso ammonta a circa 24.800 euro, pari al 20% dell’indennità complessiva, che è di 124mila euro. Le percentuali relative ai risultati ottenuti determinano il premio finale in relazione a quei 24.800 euro.   
Significa che Angela Caligiuri, dg dell’Asp di Vibo Valentia, con il suo 76,39% avrà diritto a un compenso aggiuntivo pari a circa 19mila euro. 
Giuseppe Perri, con il 74,95%, ha raggiunto la percentuale più bassa tra i colleghi manager. La gestione migliore, nei primi 18 mesi di mandato, è invece quella di Achille Gentile, numero uno dell’Annunziata di Cosenza. La giunta gli ha riconosciuto il 91,81% degli obiettivi raggiunti. Vuol dire che gli spetterà un premio di quasi 23mila euro, da sommare all’indennità base. Dietro a lui, la performance più rilevante, pari all’89,24%, spetta a Frank Benedetto, al vertice del Grande ospedale metropolitano di Reggio: avrà diritto a un surplus di poco superiore ai 22mila euro. A ruota c’è Raffaele Mauro, dg dell’Asp di Cosenza: 79,23% di obiettivi portati a casa, per un extra di quasi 20mila euro. 
Per ora a deliberare la presa d’atto delle valutazioni della giunta sembra essere stato solo Perri. Tutti gli altri dg, sulla scorta dei giudizi positivi della giunta Oliverio, si autoassegneranno il premio nelle prossime settimane. 

GLI OBIETTIVI NON CI SONO Il paradosso è che l’esecutivo regionale non ha mai assegnato gli obiettivi in base ai quali ha poi dato il via libera ai premi. Nelle delibere di nomina dei vari dg, la giunta aveva infatti stabilito che i target assegnati ai vari manager sarebbero stati messi nero su bianco con un atto successivo. Atto successivo che non è mai stato varato. Ma la gratificazione dei direttori generali, nella malmessa sanità calabrese, rimane in ogni caso una priorità. E così la giunta ha tarato il suo giudizio sugli obiettivi fissati nel programma operativo 2016-2018 dal grande nemico di Oliverio, quel Massimo Scura simbolo di un commissariamento che – a parere del governatore – avrebbe scaraventato nel caos la sanità regionale. Ma che non ha impedito ai manager amici di ottenere mirabolanti traguardi.

Pietro Bellantoni
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REGGIO CALABRIA «Siamo un’azienda storica a Gallico, ma mai siamo stati vittime di episodi di questo genere. Anche per questo siamo abbastanza scossi». A poche ore all’attentato incendiario che ha colpito uno dei più vecchi punti vendita dell’azienda vinicola Tramontana, il patron Ninni è ancora visibilmente scosso. Anche perché il locale colpito è proprio nei pressi della casa di famiglia. Ed è stato lui questa mattina all’alba a dare l’allarme. All’alba, nell’aprire le finestre, si è accorto che l’insegna era annerita e il portone carbonizzato. Subito si è precipitato di fronte al punto vendita di famiglia, ma lì non ha potuto far altro che constatare i danni e chiamare i carabinieri. Nella notte, attorno all’una – hanno scoperto gli investigatori esaminando le telecamere piazzate in zona – qualcuno ha piazzato un copertone intriso di benzina davanti al portone del punto vendita e gli ha dato fuoco. «Pur essendo molto vicini – spiega Tramontana – non ci siamo accorti di nulla perché non c’è stato alcuno scoppio, solo fiamme. Fortunatamente, l’incendio è rimasto limitato all’esterno e il fuoco non si è propagato all’interno del punto vendita, dove c’è vino, legno, botti. Avrebbe potuto essere devastante». Ma più del danno materiale è il messaggio – inequivocabile – ad aver colpito la famiglia Tramontana, che con i propri prodotti è riuscita negli ultimi anni a valicare anche i confini regionali. «Non abbiamo mai subito intimidazioni di questo genere» afferma Ninni Tramontana «ed è normale che la cosa lasci tutti un po’ scossi. Ma questo ci deve dare lo slancio per schierarci in maniera ancora più decisa contro la ‘ndrangheta». Proprio ieri, in qualità di presidente della Camera di Commercio, Tramontana ha coordinato le iniziative messe in campo per la “Giornata della legalità” organizzata dall’ente che presiede. Una coincidenza? Forse o forse no. Di certo è una delle piste su cui stanno lavorando gli investigatori, anche se a nessuno sfugge il contesto generale in cui l’ennesimo atto intimidatorio è maturato. «Da tempo – conferma anche il patron – a Gallico si respira un’aria strana e molto più tesa». Sempre ieri, una mano ignota ha sparato diversi colpi di arma da fuoco contro le saracinesche dell’ipermercato Lidl, mentre negli ultimi mesi, numerosi sono stati gli atti intimidatori che hanno colpito diverse attività commerciali della zona. «Che io sappia, tutti gli episodi sono stati denunciati, ma nessuno si è presentato in Camera di commercio per chiedere aiuto o sostegno. Personalmente, ho avuto qualche contatto informale con alcune delle vittime di attentati o danneggiamenti, ma nulla di più». Un peccato- afferma  perché se tutti quanti ci schierassimo in modo aperto e netto, la capacità di colpire la ‘ndrangheta sarebbe maggiore». Ed a Gallico e nelle zone limitrofe, storici quartieri termometro delle tensioni mafiose in città,  la ‘ndrangheta si sta facendo sentire. I vuoti di potere creati dagli arresti degli ultimi anni sembrano aver fatto gola a molti e la detenzione di storici capi operativi pare aver dato la stura agli appetiti di giovani aspiranti boss, ansiosi di gloria, affari e territori. Tensioni che – secondo fonti investigative – potrebbero anche spiegare il contesto in cui sono maturati i due omicidi che nel corso dell’ultimo anno hanno insanguinato la zona. Il 29 dicembre scorso, a cadere sotto i colpi dei killer è stato Tarik Kacha, 34enne di origini marocchine ma cresciuto a Reggio Calabria, vittima di un vero e proprio agguato di fronte al portone di casa, nel limitrofo quartiere di Catona. Poco distante, il 26 maggio, il tabaccaio Bruno Ielo è stato inseguito e ucciso mentre rientrava a casa dopo il lavoro. Persone diverse, provenienti da ambienti diversi e probabilmente anche con frequentazioni molto diverse, ma che secondo alcune indiscrezioni avrebbero avuto il medesimo destino. Vasi di coccio fra i vasi di ferro che nella periferia nord di Reggio Calabria potrebbero avere il volto di giovani leve, assetate di potere e pronte a pretenderlo. 

Alessia Candito
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LO SFASCIO | Sanità (e politica) in catene

Martedì, 21 Novembre 2017 10:18

Consiglio, il ritorno di Salerno

Martedì, 21 Novembre 2017 10:03

REGGIO CALABRIA Nazzareno Salerno, già dalla prossima settimana, potrebbe tornare a essere un consigliere regionale a tutti gli effetti. La fine della misura cautelare agli arresti domiciliari, decisa dal Tribunale della libertà il 7 novembre (il dispositivo è stato depositato ieri), è destinata a cambiare ancora una volta la composizione dell’assemblea calabrese. A farne le spese sarebbe Mario Magno, subentrato lo scorso marzo proprio all’ex assessore regionale finito in manette nell’ambito dell’inchiesta “Robin Hood”, che ha fatto luce sul presunto saccheggio dei fondi destinati al Credito sociale. L’avvicendamento potrebbe avvenire alla prossima seduta, che dovrebbe svolgersi il 30 novembre. Tutto dipende dai tempi della notifica del dispositivo del Tdl, a opera dello stesso Tribunale o degli avvocati di Salerno.
L’esponente di Forza Italia non si è mai dimesso e, fino a ieri, è stato soggetto alla sospensione dalla carica. Ora, venuta meno la misura cautelare, il procedimento di sostituzione dovrebbe essere automatico.

IL PRECEDENTE Il precedente più vicino nel tempo è quello che ha riguardato, nella scorsa legislatura, l’ex consigliere regionale Antonio Rappoccio, anche lui sospeso dopo l’arresto per corruzione elettorale aggravata e truffa elettorale. Una volta revocata la misura cautelare, Rappoccio tornò in Consiglio giusto il tempo di annunciare le sue dimissioni che determinarono la sua definitiva sostituzione con Aurelio Chizzoniti.

LA GIRANDOLA La geografia del consiglio regionale continua a essere modificata dai tribunali. Solo una settimana fa Gianluca Gallo ha preso il posto di Giuseppe Graziano che, come stabilito da Tribunale e Corte d’appello di Catanzaro, avrebbe violato le norme che regolano le aspettative per mandato elettorale dei dipendenti pubblici. Pochi mesi fa era toccato a Wanda Ferro subentrare a Giuseppe Mangialavori. La rappresentante forzista, dopo un lungo iter giudiziario che ha coinvolto anche la Corte costituzionale, si è vista riconoscere il diritto a sedere nell’assemblea dopo la dichiarazione di incostituzionalità della norma che escludeva il miglior candidato perdente alla presidenza della Regione.
L’inchiesta Rimborsopoli, nell’estate del 2015, aveva poi provocato un terremoto nella prima giunta Oliverio, con le dimissioni degli assessori Carlo Guccione, Nino De Gaetano e Vincenzo Ciconte, tutti indagati. La stessa inchiesta aveva spinto al passo indietro anche l’allora presidente del Consiglio, Antonio Scalzo.

Pietro Bellantoni
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Ospedale Locri, sindaci dal prefetto

Giovedì, 16 Novembre 2017 19:31

LOCRI Sono trascorsi due giorni dal sit-in davanti a Palazzo Chigi dei 33 sindaci della Locride, che hanno invocato provvedimenti urgenti contro il declassamento dell’ospedale di Locri, ormai in evidente stato di paralisi, e atti concreti per assicurare al comprensorio non solo la piena funzionalità del presidio, ma anche quei diritti sanitari costituzionalmente garantiti.
L’impegno assicurato dall’Ufficio del governo: 1) riconfrontarsi tra una decina di giorni, nel corso dei quali, si provvederà ad attuare ogni iniziativa sul fronte del ministero della Salute per promuovere i livelli essenziali di assistenza nonché i livelli di piena funzionalità del nosocomio locrese e l’esercizio dell’azione commissariale in rapporto ai percorsi del rientro finanziario, rispetto ai quali si farà riferimento al piano del Mef; 2) riattivazione del cosiddetto “Tavolo per la sanità Locride” già istituito e presieduto dal prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, su iniziativa del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Proprio il prefetto di Reggio Calabria questa mattina ha ricevuto alcuni primi cittadini, convocando il tavolo di coordinamento come continuità dei lavori già avviati precedentemente e consequenzialmente alla tappa capitolina.
Presenti alla riunione, il presidente del Comitato dei sindaci della Locride, Rosario Rocca, il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, nonché il dirigente generale dell’Asp di Reggio Calabria, Giacomino Brancati e il direttore sanitario, Pasquale Mesiti. Assente invece, il commissario Massimo Scura che già il 20 ottobre scorso, aveva disertato l’incontro.
Un’assenza grave e ingiustificata, secondo il presidente del Comitato Rosario Rocca, intesa a “snobbare” i primi cittadini, preferendo delegare il dg Brancati. «Un atteggiamento – ha detto Rocca – inaccettabile». Brancati dal canto suo, ha tenuto a illustrare le 40 assunzioni tra personale medico e paramedico, messe in atto nell’ultimo mese. «Un numero però – ha osservato Rocca – insufficiente se rapportato alla richiesta dell’Asp di Reggio Calabria al commissario Scura e se rapportato agli standard previsti dalla legge. Prendiamo atto del provvedimento, ma senza alcuna esultanza, se non viene colmato l’enorme gap esistente tra la dotazione organica presente e quella prevista per gli ospedali spoke, per poter garantire i livelli minimi di assistenza medica».
Altra anomalia riscontrata da Rocca, la presenza al tavolo tecnico di Gianluigi Scaffidi, dirigente dell’azienda sanitaria, delegato della deputata del M5S Dalila Nesci.
«Non vogliamo – ha ribadito il presidente Rocca – che a un tavolo tecnico si faccia politica, non vogliamo che la questione sanitaria locridea si trasformi in una tribuna».
Tuttavia, al contrario, è stato molto apprezzato l’atteggiamento del prefetto Di Bari che ha sollecitato il dg Brancati ad adottare tempestivamente i provvedimenti già autorizzati dalla struttura commissariale. A ciò, seguirà un monitoraggio costante delle attività da intraprendere, al cui termine dei 15 giorni, sarà valutato quanto portato a termine.
La questione sanità, in attesa di avere ragguagli nei prossimi giorni dal governo, sarà al vaglio dell’assemblea dei sindaci della Locride in programma lunedì pomeriggio alle ore 16.30 nella sala consiliare del Comune di Siderno. 

 

NESCI: USCITA FUORI LUOGO DI ROCCA, LA POLITICA TUTELA I DIRITTI «In quanto sindaco di Benestare, Rosario Rocca dovrebbe sapere che la politica ha il compito di garantire la tutela dei diritti e di migliorare la qualità dei servizi e della vita». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, replicando al presidente del Comitato dei sindaci della Locride, che ieri ha contestato la presenza, in sostituzione della parlamentare, dell'esperto Gianluigi Scaffidi al tavolo sulla sanità nella Locride convocato dal prefetto di Reggio Calabria. «La disinformazione – prosegue l'esponente 5stelle – è un male quanto la malafede e la mancanza di rispetto per le istituzioni. Il prefetto Michele Di Bari mi aveva convocato formalmente in qualità di deputata della Repubblica, poiché mi occupo di sanità, alla Camera faccio il capogruppo nella commissione di competenza e sul Servizio sanitario regionale, anche per il Reggino, sono intervenuta con centinaia di atti formali e con iniziative specifiche. Non potendo partecipare al tavolo di ieri per impegni d'aula, ho chiesto al mio collaboratore Scaffidi di fornire un contributo tecnico alla discussione coordinata dal prefetto Di Bari». «Perciò – continua la parlamentare 5stelle – non comprendo l'uscita fuori luogo del sindaco Rocca, che per certo conosce le vaste competenze di Scaffidi in materia sanitaria, come la coraggiosa autonomia del professionista, da sempre estraneo al sistema di potere. Buttandola in politica, il sindaco di Benestare non ha considerato la sede dell'incontro né il suo “padrone” di casa, il prefetto». «Non posso farci nulla, se Rocca – conclude Nesci – teme l'attività di controllo e proposta del Movimento 5stelle, che ogni volta scopre le promesse false dei responsabili sanitari. Dica, piuttosto, perché i suoi referenti politici sono sempre assenti e silenti».

Francesca Cusumano
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REGGIO CALABRIA «Il dibattito sulla sanità – dopo aver riempito per quasi tre anni le pagine dei giornali partendo dalla infinita guerra di logoramento tra Oliverio e Scura fino alle più recenti schermaglie tra il governatore e il ministro Lorenzin – approderà in consiglio regionale. Potrà essere davvero l’occasione per fare finalmente chiarezza sulle responsabilità della cattiva gestione della sanità in Calabria, che non riesce a migliorare significativamente i livelli essenziali di assistenza e, soprattutto, non riesce a frenare la pesantissima emigrazione sanitaria. Per questo ho chiesto al presidente Irto di invitare alla seduta del Consiglio sulla sanità in Calabria anche il commissario al Piano di rientro Massimo Scura e i dirigenti generali delle aziende sanitarie e ospedaliere». È quanto dichiara la consigliera regionale Wanda Ferro.
«Questi ultimi, nominati dal governatore – continua –, sono coloro a cui di fatto è affidata la gestione quotidiana del sistema sanitario. La politica ha infatti bisogno innanzitutto di capire quale è lo stato dell’arte,ma soprattutto deve sapere cosa vorrà fare Oliverio se riuscirà a vincere questa battaglia tutta interna al Partito democratico, che ha ha scelto l’ingegnere Scura per il ruolo di commissario, e che continua a sostenerlo nonostante le proteste del governatore. Non ci interessa sapere chi farà il commissario alla sanità, se il governo di centrosinistra affiderà il compito al presidente della Regione come è avvenuto con De Luca in Campania – anche se in una situazione oggettivamente diversa – o se continuerà a trattare la Calabria come una colonia, ma vogliamo capire cosa farà Oliverio se verrà investito dei pieni poteri in un settore delicato quale quello della tutela della salute dei cittadini». 
«Vogliamo – aggiunge Ferro – sapere se Oliverio si assumerà la responsabilità delle scelte impopolari, quale è la sua visione di sanità alternativa a quella di Scura, quali ospedali chiuderà e quali manterrà in vita, quali strutture taglierà e quali pensa di riconvertire. Ho infatti il timore che, dietro le prese di posizioni demagogiche, il governatore nasconda la mancanza di un reale progetto per rendere la sanità calabrese efficace ed efficiente e capace di dare risposta alla forte domanda di salute dei cittadini, che quando si recano in ospedale per essere curati non si chiedono se le responsabilità di ciò che si trovano di fronte, nel bene e nel male, siano del presidente della Regione o del commissario nominato dal governo. Il presidente Oliverio potrà averci al suo fianco in una battaglia che potrà essere ancora più forte e legittima se condivisa anche dalla minoranza, e che dovrà puntare alla fine del commissariamento della sanità calabrese. Ma il nostro sostegno non può arrivare a scatola chiusa, ma solo intorno a un proposta seria e capace di invertire la rotta nella gestione della sanità e di consentire a migliaia di calabresi di ricevere cure di qualità restando nella propria regione». 

CATANZARO Mentre il governatore minaccia di incatenarsi davanti a Palazzo Chigi per protestare contro la «drammatica» gestione della sanità calabrese, i suoi manager sembrano avere altre e più concrete preoccupazioni. Tipo autoassegnarsi premi e benefit a più zeri. È il caso del direttore generale dell'Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri. Il presidente della Regione è impegnato in un estenuante braccio di ferro con il governo perché il commissariamento del settore è il male assoluto? Perri, nominato dalla politica, cioè dallo stesso Oliverio, non se ne cura più di tanto e procede invece a firmare un atto con il quale si autoriconosce un «compenso aggiuntivo» di circa 28mila euro (27.870,08, per la precisione). Il dg, però, non pensa solo a se stesso, perché il premio è stato assegnato anche agli altri due membri – uno dei quali da poco dimissionario – della struttura di vertice dell'Azienda, il direttore sanitario Carmine dell'Isola e il direttore amministrativo Giuseppe Pugliese. A ognuno di loro è stato riconosciuto una retribuzione extra di 8mila euro.

LA DELIBERA Com'è possibile premiare economicamente i manager di un settore in crisi perenne, dove i livelli essenziali di assistenza non vengono garantiti e la mobilità passiva cresce, in cui i servizi sono al di sotto degli standard europei? C'è una motivazione: Perri e la sua squadra hanno raggiunto, seppur parzialmente, gli «obiettivi». Chi lo afferma? Il dante causa dello stesso dg, Mario Oliverio. Lo stesso governatore che a Roma dice che la sanità è al collasso e che a Catanzaro sostiene che vada tutto bene.
Con una delibera dello scorso 12 ottobre, infatti, la giunta regionale ha riconosciuto che Perri, nei suoi primi 18 mesi di incarico, ha raggiunto il 74,95% degli obiettivi. 
La procedura inizia a luglio, quando l'esecutivo Oliverio dà «mandato» al dipartimento Tutela della salute «di avviare le procedure di verifica dei primi diciotto mesi dell'incarico per i direttori generali delle Aziende provinciali di Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia e delle Aziende ospedaliere di Cosenza e Reggio Calabria». Significa che, oltre a Perri, da qui a poco tempo tanti altri manager di una sanità disastrata potrebbero ricevere un premio in denaro per i risultati raggiunti. 
Quanto al dg dell'Asp di Catanzaro, dopo la ricognizione del dipartimento e le personali «osservazioni sulla valutazione espressa», la sua attività di gestione è stata ritenuta «superata in modo soddisfacente ai fini della riconferma nell'incarico». 
È, a ben guardare, la politica che valuta i suoi stessi prodotti, dal momento che – come ricorda lo stesso Perri nella sua delibera –, «in assenza di criteri e sistemi di valutazione della Conferenza delle Regioni», la Cittadella guidata da Oliverio «ha svolto non solo l'attività di vigilanza ordinaria sulle Aziende sanitarie, ma anche l'attività di valutazione dei risultati». 
E così a Perri, con l'atto firmato il 6 novembre, non è rimasto altro da fare se non prendere atto del giudizio della giunta e autoliquidarsi il compenso aggiuntivo.

SOSPESO Un premio che Perri ha riconosciuto anche a Giuseppe Pugliese, l'ex dirigente amministrativo di recente coinvolto in due diverse inchieste giudiziarie. Il manager, dimissionario a ottobre, è tra le 9 persone coinvolte nell'indagine che ha fatto luce su un presunto sperpero di fondi, cofinanziati dalla Commissione europea, concessi all'Asp di Catanzaro per la partecipazione al progetto “Stopandgo”. Pugliese è stato interdetto per un anno dai pubblici uffici in quanto si sarebbe adoperato affinché la dirigenza dell'Azienda non denunciasse all'autorità giudiziaria gli altri indagati.
L'ex direttore amministrativo è anche accusato di corruzione in atti giudiziari e falso ideologico in un'altra inchiesta condotta dalla Guardia di finanza. Secondo gli investigatori, un funzionario del Nisa, Francesco Santoro, con il supporto del collega Francesco Lucia, avrebbe evitato l'iscrizione nel registro degli indagati di Pugliese che, a sua volta, avrebbe fatto di tutto per assumere la figlia del funzionario – con un contratto prima a tempo determinato e poi indeterminato – in un'azienda di Catanzaro. Il provvedimento ha portato alla sospensione immediata per un anno di Pugliese.
Secondo Perri, però, l'ex direttore amministrativo merita un premio in denaro per il contributo dato all'Asp.
Intanto Oliverio si prepara a incatenarsi a Roma, perché – come ha detto durante l'ultimo consiglio regionale – «non è possibile continuare così, l'istituto del commissario è stato deleterio».

Pietro Bellantoni
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Catanzaro, il dg condannato diventa consulente

Mercoledì, 15 Novembre 2017 13:27

CATANZARO Potrebbe tornare negli uffici dell’Amc di Catanzaro Luigi Siciliani. L’ex dg della partecipata comunale, che si occupa della gestione del trasporto pubblico, poco più di un anno fa era stato costretto ad abbandonare la sua poltrona a causa della condanna a 4 anni di reclusione e 5 di interdizione dai pubblici uffici per bancarotta fraudolenta. Per lui, ora, sarebbe pronto un contratto di consulenza esterna.
Siciliani, stimato dal sindaco Abramo e da questi scelto nel novembre 2012 come numero uno dell’Amc (nonostante i dubbi sollevati dalla minoranza in consiglio comunale, soprattutto dall’allora consigliere Pd Vincenzo Capellupo), già nel febbraio 2013 aveva ricevuto la condanna in primo grado per la vicenda della società cirotana “La Giara”, un crack di 40 milioni di euro per il quale Siciliani era stato ritenuto responsabile.
Anche il processo d’Appello, nel marzo 2015, aveva confermato quanto disposto dai giudici di primo grado. Ma Siciliani era rimasto al suo posto, nessuna presa di posizione della politica nei suoi confronti.
Presa di posizione che non era arrivata neanche un anno dopo, quando il ricorso di Siciliani in Cassazione veniva rigettato con sentenza n. 18931: ma, nonostante la condanna fosse definitiva, Siciliani era rimasto in carica per altri quattro mesi prima di dimettersi.
Neanche un esposto al prefetto da parte dell’ex assessore comunale Massimo Lomonaco, datato aprile 2016, aveva smosso le acque, nonostante il pronunciamento Anac del 22 dicembre 2015 richiamato da Lomonaco nel documento sembrasse non lasciare spazio ad ulteriori dilazioni temporali nell’esecutività della condanna.
Oggi, il nome di Luigi Siciliani torna a essere associato alla vita amministrativa dell’Amc grazie a una consulenza che l’attuale dg della partecipata, Filippo Pietropaolo, sembra intenzionato ad affidare all’ex manager. Una nomina che, qualora arrivasse, potrebbe però finire sotto la lente d’ingrandimento dell’anticorruzione. Una nomina che, anche nel caso in cui non sia contraria alla legge, aprirebbe una serie di interrogativi sull’opportunità di affidare una consulenza in un ente a totale partecipazione pubblica a chi ha subìto una condanna per effetto della quale è interdetto dai pubblici uffici.
Dubbi e interrogativi che sono sollevati anche dai sindacati. Con in testa l’Usb guidata dal segretario Antonio Jiritano che ha pubblicamente espresso forti perplessità sulla vicenda. 

MEETUP: «QUESTA SCELTA MORTIFICA I CATANZARESI» «La scelta di Luigi Siciliani come consulente esterno di Amc mortifica i catanzaresi. Non è possibile che si debba ricorrere alle prestazioni di un condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici». La reazione degli attivisti del Meetup Catanzaro alla nomina di Siciliani non si è fatta attendere e, in una nota sottolineano come «al tempo della condanna di Siciliani, fummo tra i pochissimi a chiedere le immediate dimissioni direttamente al sindaco Sergio Abramo per il tramite del nostro portavoce Paolo Parentela. Se anche la nomina presenta profili di liceità, la riteniamo inopportuna perché Catanzaro ha un gran bisogno di competenze legate a profili di indubbia moralità».
Secondo gli attivisti del Meetup, «non possiamo credere che la politica catanzarese non sappia trovare giovani competenti a cui affidare incarichi».
«Per rilanciare Catanzaro – conclude la nota del Meetup – c’è un gran bisogno di professionisti onesti. I nostri giovani devono comprendere il valore dell’onestà e per farlo hanno bisogno di esempi all’altezza. Affidare una consulenza ad un condannato va esattamente in direzione contraria a questo principio».

IL CIRCOLO LAURIA: «SCELTA INOPPORTUNA» «Anche il circolo Lauria del Pd è intervenuto sulla nomina contestata: «Sono tante le ragioni che dovrebbero spingere l’amministrazione comunale di Catanzaro a non conferire alcun incarico a Luigi Siciliani all’interno della Amc, la società che si occupa del trasporto pubblico in città. Ci sono evidenti motivi di opportunità, legati ai noti problemi giudiziari dell’aspirante consulente, nei confronti del quale è stata emessa una sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta accompagnata dall’interdizione dai pubblici uffici. Crediamo che un settore nevralgico e assai carente come quello del trasporto pubblico meriti scelte coraggiose e non opache. La domanda di mobilità dei catanzaresi, infatti, al momento rimane senza risposte da parte dell’Amministrazione comunale.  E se alle gravi inefficienza del servizio pubblico, con cui tutta la cittadinanza si misura ogni giorno dal centro storico fino al quartiere marinaro, oggi si aggiungono le sacrosante rivendicazioni dei lavoratori che, attraverso i sindacati, denunciano irregolarità nei mezzi utilizzati, nell’organizzazione del lavoro e nella distribuzione delle indennità. Ci sono, e non in ultimo, ragioni di carattere politico. Se è vero – come è vero – che Abramo e il centrodestra hanno da sempre condannato la nomina di figure non cittadine all’interno di enti pubblici (vedi la Camera di commercio di Catanzaro), sventolando a più non posso la bandiera della catanzaresità e di una presunta umiliazione delle professionalità nostrane. La coerenza, però, va a giorni alterni o meglio a convenienza nelle stanze di palazzo De Nobili, le cui porte miracolosamente si spalancano per il consulente proveniente da Crotone».

Alessandro Tarantino
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REGGIO CALABRIA Primi effetti della folgorazione di De Gaetano sulla via di Mdp. L’ex assessore regionale, ormai in aperta rottura con tutto l’universo Pd, si è trasformato in uno strenuo cacciatore di teste a favore della nuova causa bersaniana. La sua rete politica, soprattutto in provincia di Reggio, è vastissima e può contare su un gran numero di amministratori locali. E tutti, o quasi tutti, di recente sono stati contattati da De Gaetano e invitati a traslocare armi e bagagli dalle parti di Articolo Uno. Alcuni avrebbero preso tempo, tanti altri avrebbero invece già detto di sì e risposto con sollecitudine ai desiderata dell’ex esponente di Rifondazione comunista. Tra i nuovi transfughi ci sarebbero anche nomi di un certo peso. Avrebbero già abbracciato la nuova sfida due consiglieri comunali di Reggio, fedelissimi di De Gaetano: Nicola Paris e Filippo Quartuccio. In gioco non c’è un semplice cambio di tessere, ma gli assetti stessi della maggioranza a Palazzo San Giorgio. Paris e Quartuccio, infatti, sarebbero pronti a creare il nuovo gruppo Mdp in assemblea. A loro, con ogni probabilità, potrebbe aggiungersi un terzo nome, ancora più importante: il presidente del consiglio comunale Demetrio Delfino, il cui passato politico è da sempre vicino alle istanze della sinistra più che a quelle riformiste del Pd.
Per il sindaco Falcomatà e la tenuta della sua maggioranza sarebbe un colpo non del tutto indifferente. Anche se, probabilmente, in linea con le indicazioni nazionali, il nuovo gruppo di Mdp non si collocherà nettamente all’opposizione, ma più che altro in una posizione critica verso l’attuale giunta comunale.

RECLUTAMENTO CONTINUO Lo scouting di De Gaetano potrebbe provocare smottamenti anche rispetto agli assetti della Città metropolitana, nella cui assemblea siedono lo stesso Quartuccio (che ha la delega alla Cultura) e la “sindaca” di Caulonia Kety Belcastro, che comunque non ha ancora sciolto le riserve circa un suo imminente passaggio con i bersaniani.
Il quadro è in ogni caso in evoluzione e – assicura chi ha potuto parlarci nelle ultime ore – De Gaetano, che lunedì scorso era in prima fila nel corso della visita di Bersani in consiglio regionale, non sembra avere l’intenzione di fermarsi qui.
Ad animare la sua campagna di reclutamento ci sarebbe la sua sempre crescente insoddisfazione nei confronti del Pd renziano. Ma non solo. Malgrado la sua nomina ad assessore nella “mini-giunta” regionale – incarico poi terminato con le dimissioni dovute all’arresto nell’ambito dell’inchiesta Rimborsopoli –, negli ultimi tempi De Gaetano avrebbe via via maturato un forte malessere nei confronti del governatore Mario Oliverio e delle sue politiche per la Calabria. Le sue lamentele avrebbero inoltre raggiunto un suo, a questo punto ex, alleato di ferro, il capogruppo del Pd a Palazzo Campanella Sebi Romeo, implicitamente accusato di essere troppo appiattito sulle posizioni del presidente della Regione.

BOVA RESTA Gli imminenti cambi di casacca orchestrati da De Gaetano non dovrebbero riguardare, invece, il consiglio regionale. Arturo Bova, una delle new entry di Mdp in Calabria, dovrebbe rimanere nei Democratici e progressisti, il gruppo grazie a cui è stato eletto. Il presidente della commissione Antindrangheta, malgrado la sua alleanza con Bersani, ha ribadito la sua fedeltà nei confronti di Oliverio e della maggioranza di centrosinistra. In realtà, a spingere per un suo allontanamento da Dp sarebbe stato il segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno. Una richiesta respinta al mittente dal capogruppo, Giuseppe Giudiceandrea, che avrebbe liquidato così la questione: «Bova è stato eletto con Dp e rimane con Dp».
Ma i bersaniani, con De Gaetano e il deputato Nico Stumpo in testa, non hanno ancora intenzione di concludere la loro campagna acquisti. E il Pd rischia di perdere tanti altri pezzi.

Pietro Bellantoni
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DAVOLI Una bomba d'aereo inesplosa, risalente al secondo conflitto mondiale, è stata scoperta a Davoli in località Malandrano. Le operazioni di brillamento in sicurezza dell'ordigno, che pesa oltre due quintali, sono state programmate per sabato 18 novembre. A coordinare le attività sarà la Prefettura di Catanzaro in collaborazione con il Genio guastatori dell'esercito, personale di polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza, vigili del fuoco e servizio sanitario 118. Presenti anche la Regione, l'amministrazione provinciale di Catanzaro e la polizia locale di Davoli. La bomba di aereo, di fabbricazione americana e completa di spoletta di ogiva e fondello, sarà rimossa e trasportata in una zona individuata per farla brillare in tutta sicurezza. Allo scopo di consentire lo svolgimento di tutte le operazioni necessarie nella massima sicurezza, dalle 8 alle 15 di sabato verranno chiusi al traffico pedonale e veicolare alcuni tratti delle strade provinciali 128 e 130.

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