Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

LAMEZIA TERME Il Pd non è un albergo. Non uno solo, almeno. Il partito calabrese sembra ormai diviso e sparpagliato tra le suite di due o più grandi “hotel”. Non sono ritiri calcistici, però, non c’è una sola squadra ospite: in almeno un caso si tratta di una rappresentativa all star, con giocatori-politici provenienti da formazioni – e correnti – molto diverse tra loro.
Prendete l’albergo che ieri, a Feroleto Antico, ha accolto circa 70 tra attuali ed ex consiglieri regionali, un ex presidente di Regione e ministro, un ex sottosegretario di Stato, sindaci, amministratori locali, militanti. Al nuovo incontro dei “Ricostituenti” c’erano orlandiani ortodossi come il consigliere regionale Carlo Guccione, prodiani mai pentiti come l’ex governatore Agazio Loiero, renziani della prima ora come Demetrio Naccari Carlizzi, perfino qualche seguace di Michele Emiliano. Come definire una squadra così eterogenea? Le classificazioni buone per dare un’idea del Pd nazionale non sembrano valere in Calabria. Dove per operare distinzioni e capirci qualcosa bisogna applicare il principio “hotelistico”: dimmi dove ti riunisci e ti dirò chi sei. E mentre a Feroleto i ricostituenti davano vita a un intenso dibattito, centrato sulle difficoltà del Pd in generale e della Calabria in particolare, a Lamezia, in un altro noto albergo, Nicola Adamo – assicura chi ha avuto modo di incontrarlo in quelle nelle stesse ore – avviava la macchina del controspionaggio interno. Dicono che l’ex vicepresidente della giunta, oggi uno dei più stretti collaboratori “ombra” del governatore Oliverio, fosse molto interessato agli sviluppi del dibattito di Feroleto e fosse perfino in possesso della lista dei partecipanti. Forse si tratta di un’esagerazione, che rende però bene l’idea del clima che oggi si respira in casa pd. Un partito magmatico e in continuo movimento, in cui i pezzi da 90 decaduti cercano nuove collocazioni, in vista degli appuntamenti congressuali d’autunno e delle politiche del prossimo anno, e i maggiorenti al potere lottano per non perdere il loro posto al sole.

CONTRO MAGORNO, CONTRO OLIVERIO Certo è che la rosa dei ricostituenti, incontro dopo incontro, si sta allargando. Al vertice di Feroleto, oltre alle "presenza fisse" dei vari Sandro Principe, Francesco Sulla, Mario Franchino e Cesare Marini, c'erano anche tanti segretari di circolo e simpatizzanti. Era prevista perfino la presenza dell’ex presidente del consiglio regionale Antonio Scalzo, che si è comunque scusato per il ritardo con una telefonata. Ma l’elemento davvero nuovo è (ri)comparsa sulla scena di Loiero. Gli eventi sembrano aver consegnato all’ex governatore una seconda giovinezza politica. «Dopo le fallimentari esperienze di Scopelliti prima e di Oliverio poi, è chiaro che i suoi anni al governo della Regione vengano rivalutati», commenta con una punta di veleno un esponente del Pd che ha preso parte al vertice. L’ex ministro, tra i fondatori del partito nazionale, ha però subito precisato di non essere interessato a nuovi incarichi politici. «Ho fatto il governatore, sono stato nel governo, non ho nessuna intenzione di ricandidarmi». Ma, al di là delle posizioni personali, Loiero vede molti ostacoli all’orizzonte del Pd, che ormai – avrebbe spiegato – «è un partito immobile, isolato e che non discute. Stando così le cose, il rischio è di riconsegnare la Calabria al centrodestra, che dopo gli anni di Scopelliti sembrava sepolto».
L’analisi di Principe, assessore regionale con Loiero, non è molto diversa. Dopo aver precisato, anche lui, di non aspirare a nuove cariche politiche, l’ex sottosegretario ha criticato l’assetto organizzativo del Pd regionale, diventato un partito «in cui non si parla più». Nessuno sconto nemmeno al governo regionale di Oliverio, la cui crisi si riscontra nell’atteggiamento delle forze sociali: «Non c’è un solo sindacato che gli faccia sconti». Interviene un altro ex, Franchino, secondo cui il nuovo fronte del Pd calabrese deve stabilire la strategia e il modo in cui rapportarsi con le altre anime del partito in vista dei congressi.
Ufficialmente i ricostituenti non ipotizzano una scissione, sembrano non pensarci nemmeno. Ma chi può dire davvero cosa succederà da qui a qualche mese? Nel frattempo, si passa ai primi documenti. I ricostituenti ne hanno approvato uno all’unanimità (preparato da Marini e Naccari Carlizzi) di cui nelle prossime ore verrà diffusa una sintesi programmatica. Che suonerà così, più o meno: il Mezzogiorno e la Calabria, così, non possono più andare avanti; il Pd, da queste parti, non è mai nato; allo stato attuale non esistono le condizioni per riallacciare un rapporto con l’elettorato. Dunque, serve un cambio di passo, una rigenerazione. Il documento, per chi non l’avesse capito, è una lettera recapitata direttamente a Oliverio e Magorno. Tocca a loro, sembrano dire i ricostituenti, tracciare il futuro di un Pd che tenga conto della posizione di tutti. Ma il governatore e il segretario, chiusi nei loro rispettivi hotel, avranno la forza e la volontà di ricompattare un partito evidentemente a rischio scissione? Elezioni e congressi sono alle porte e, al netto dei propositi di veterani come Loiero e Principe, c’è un esercito pronto a riposizionarsi e a creare nuovi equilibri/squilibri. Matteo Renzi, venerdì prossimo, sarà a Diamante (“casa” di Magorno) per presentare “Avanti”, il suo libro. Sarà un’occasione per conoscere anche la sua di idea sul Pd calabrese. 

Pietro Bellantoni
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È di pochi giorni fa la notizia del nuovo decreto che ridetermina le tariffe destinate alle Residenze sanitarie assistenziali della Calabria, precisamente il dca 102 dell'11 luglio 2017 che definisce i requisiti minimi per autorizzazione e accreditamento delle Rsa e stabilisce un ribasso delle tariffe giornaliere del 13%. Un decreto che, a causa della riorganizzazione prevista, comporterà inevitabilmente un licenziamento di circa 500-700 operatori occupati nelle Residenze sanitarie calabresi.
Occorre effettuare una analisi dettagliata di questo decreto per cercare di capire quale è il criterio utilizzato dalla struttura commissariale per arrivare a quanto disposto. Da una attenta lettura dei requisiti minimi organizzativi riportati in tabella, nel dca si evince che maggiore è il numero dei posti letto, minore sarà il numero del personale utilizzato per garantire i servizi di assistenza; dunque, maggiore è il numero dei posti letto, maggiore sarà il personale occupato coinvolto nelle procedure di licenziamento a causa di questo decreto.
Proviamo a fare una simulazione: in una struttura da 20 posti (un modulo), per effetto della riorganizzazione prevista dal dca 102 e rimodulazione della tariffa, l’organico verrà ritoccato di circa 3 unità (oss e educatori); se la struttura ha 40 posti letto (2 moduli), dovrà licenziare circa circa 10 lavoratori, tra infermieri, oss e educatori, mentre in quella da 60 posti letto (3 moduli) 16 lavoratori, sempre tra infermieri oss e educatori. Insomma, in Calabria, in nome di questo decreto, perderanno il posto di lavoro circa 500-700 persone, ciò da un rapporto dettagliato tra le figure professionali del dca 15/2015 e del nuovo dca 102, preso in considerazione il dimensionamento numerico delle residenze sanitarie assistenziali calabresi.
Eppure, a leggere ancora meglio il decreto qualcosa non torna, notiamo infatti che a tariffa è unica 132,02 euro al giorno per utente indipendentemente dalla dimensione 20\40\60 posti letto, notiamo altresì che i requisiti organizzativi e dunque i costi sono diversi e che la quota alberghiera è variabile in base allo stesso dimensionamento della Rsa.
Assisteremo, a conti fatti, all’affanno economico delle Rsa da 20 posti letto, che percepiranno una misera quota alberghiera, e a un arricchimento di quelle con dimensioni strutturali da 40 a 60 posti che, con un minor numero di requisiti organizzativi lavoratori/costi, e preciso lavoratori addetti all’assistenza dell’ammalato, si vedranno corrisposta una quota alberghiera quasi tre volte superiore a quelle da 20 posti.
Ribadiamo: ma che criterio ha utilizzato la struttura commissariale? Forse i pazienti in strutture da 40 e 60 posti letto, spesso dimensionate su più piani o cubi strutturali diversi collegati, hanno minori bisogni assistenziali di quelli ospitati in strutture da 20 posti letto? O forse i criteri di valutazione utilizzati per l’eleggibilità in Rsa non sono gli stessi? Forse oggi possiamo anche dire che i lavoratori delle piccole Rsa sono più fortunati di quelli delle grandi strutture, così come i pazienti che a conti fatti hanno un numero maggiore di minuti assistenziali a disposizione.
Forse, forse, questo poteva essere interpretato come un decreto teso a una equa riorganizzazione e rideterminazione della retta per degenza in Rsa se si limitava a ritoccare i requisiti organizzativi di un modulo base da 20 posti letto e a moltiplicarlo, con una semplice operazione matematica e in nome di un principio di trasparenza e equità, per il numero di posti letto e\o moduli… 
Si invoca, addirittura, a motivazione di questo pseudo criterio, anche l’efficienza delle grandi strutture, ma in qualsiasi testo di letteratura di economia sanitaria i requisiti di accreditamento, soprattutto quelli organizzativi, seguono il numero di posti letto; e se maggiore economia può esserci in queste strutture, sicuramente è determinata dai costi generali e da un maggiore potere contrattuale delle stesse, e non da un risparmio sul servizio di assistenza.
E ancora, che cosa è l’accreditamento? È il riconoscimento del potere conferito a una organizzazione sulla base di requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici di erogare prestazioni sanitarie in nome e per conto del servizio sanitario nazionale. Ma questo conferimento istituzionale non può sicuramente prescindere da principi quali equità, trasparenza, parità di trattamento, tutela e, in quanto tale, l’accreditamento dovrebbe essere garanzia imprescindibile e per chi riceverà la prestazione e per i potenziali produttori concorrenti del mercato che non possono subire discriminazioni in nome di una falsa efficienza.
A conti fatti, forse, questo decreto è un regalo ai gruppi che hanno strutture da 40 a 60 posti? Ecco perché le associazioni di categoria degli erogatori, Anaste, Uneba, Agidae, Aris, Aiop, tacciono: perché ai piccoli imprenditori, che non contano, stanno togliendo il fiato, e loro, spesso paladini dei fragili, sono pronti all’ingrasso…
Allora chiediamo ai sindacati di leggere attentamente i numeri e le tabelle riportate nel dca 102 e all’associazione dei consumatori e\o tribunale dei diritti del malato di svegliarsi; infine, ai parenti dei degenti diamo un consiglio, che è quello di preferire le Rsa da 20 posti letto, perché, a guardar tutto nel dettaglio, in queste c’è più personale dedicato ai bisogni dei loro cari.

*A nome del Comitato lavoratori Rsa

CATANZARO La Calabria ha già avviato l'iter per chiedere al governo la dichiarazione dello stato di calamità naturale per i danni dovuti alla siccità. Lo ha detto all'Agi il consigliere regionale delegato per l'Agricoltura, Mauro D'Acri. «Ne abbiamo già discusso in giunta e abbiamo scritto al ministro per segnalare la situazione che investe tutte le produzioni, a partire dall'olivicoltura». I danni ammontano a 310 milioni di euro, secondo le stime della Coldiretti. Il 30% delle colture risulta compromesso e con le riserve idriche ridotte al 30%, la confederazione agricola aveva sollecitato la dichiarazione dello stato di calamità naturale. La situazione più critica è quella del Crotonese. Potrebbe risultare compromessa la produzione di finocchi, per la quale l'area è particolarmente vocata. L'approvvigionamento idrico della regione è assicurato da 25 invasi, fra grandi dighe e invasi di media e piccola dimensione, la cui gestione è ripartita fra i consorzi di bonifica, cui fanno capo 9 dighe; Enel e Sorical, la società mista a cui è demandata la distribuzione dell'acqua ad uso potabile. La capacità è di 898 milioni di metri cubi d'acqua, ma le riserve sono già sottodimensionate. Il problema deriva innanzitutto dalle scarse nevicate dello scorso inverno sugli altopiani, in particolare sul massiccio della Sila. Per questa ragione la Sorical, nei mesi scorsi, ha inviato una lettera ai Comuni, invitandoli a gestire al meglio l'acqua disponibile, evitando in primo luogo gli sprechi derivanti da un utilizzo impropri,o ma anche a vigilare sul fenomeno sugli allacci abusivi e a individuare e sanare eventuali perdite lungo le condotte.

ARPACAL: CARENZA IDRICA MOLTO MARCATA L’allerta siccità in Calabria, scattata in questi ultimi giorni di canicola pre-agostana, ha un’origine lontana che si può desumere dalla consultazione delle mappe delle precipitazioni e delle temperature, confrontandole con i dati storici. Facendo ciò, “lo scenario analizzato evidenzia inequivocabilmente una carenza di riserva idrica molto marcata, che risulta palese nei territori centro settentrionali e tirrenici meridionali della regione, mentre appare mascherata lungo il versante jonico centro meridionale”. È la conclusione a cui giunge il “Rapporto sulle precipitazioni e valutazione del deficit idrico nel periodo ottobre 2016 – Giugno 2017”, che il Centro funzionale multirischi dell’Arpacal, diretto da Raffaele Niccoli, ha trasmesso questa mattina alla Regione Calabria che, proprio in queste ore, ha chiesto al governo il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la siccità che sta colpendo il territorio calabrese. Il rapporto speditivo si pone l’obiettivo di quantificare e caratterizzare qualitativamente quello che viene indicato come periodo siccitoso, facendo ricorso alle elaborazioni dei dati provenienti dalla rete meteorologica nazionale, gestita in Calabria dal Centro funzionale multirischi dell'Arpacal. «Dall’analisi dei dati – riferisce il Rapporto - emerge che negli ultimi mesi il territorio regionale calabrese è sottoposto ad un marcato deficit di precipitazioni atmosferiche, soprattutto per quanto riguarda i versanti centro settentrionali della regione. Le mappe tematiche prodotte evidenziano che per l'intero periodo in studio si è registrato un diffuso e continuo deficit di precipitazione mensile rispetto alle medie storiche». «La valutazione della distribuzione cumulata nell'intero periodo ottobre 2016 – giugno 2017 ed alla media relativa allo stesso periodo riferita ai valori misurati dal 1916 al 2016 – continua il Rapporto - evidenzia il sensibile deficit di apporto precipitativo soprattutto nei territori centro-settentrionali della regione». «Anche dall’analisi dei dati di temperatura registrata sulla nostra regione si evince che per l'intero periodo in studio le temperature si sono mantenute al di sopra della media, soprattutto nei mesi di febbraio, marzo e giugno. Solo nel mese di gennaio si riconosce un generico calo rispetto alla media del periodo». Passando quindi alla valutazione dello Standardized precipitation index (Spi) – un indice climatologico internazionale comunemente usato per la quantificazione della relativa scarsità o abbondanza di precipitazioni - dal rapporto si evidenzia «come l’indice SPI assuma valori inferiori a -2, cioè di estrema siccità, per l’aggregazione a 3, 6 e 12 mesi per buona parte del Cosentino e del versante Tirrenico reggino. Ciò testimonia, allo stato attuale, una scarsa disponibilità di risorse idriche sia ai fini della produzione agraria che di bacino idrologico (livelli di falda e portate fluviali)».

 

Cutro, 80enne muore mentre fa il bagno

Lunedì, 24 Luglio 2017 15:07

CUTRO Un ultraottantenne di Mesoraca, Annunziato Porchia, è morto stamani nello specchio di mare antistante Steccato di Cutro dove stava facendo il bagno. Alcuni bagnanti hanno notato il suo corpo galleggiare e hanno provato a soccorrerlo dando immediatamente l'allarme. Sul posto è intervenuto personale del 118, che ha constatato il decesso dell'uomo, e i carabinieri. Non è escluso che l'uomo possa avere avuto un malore. 

Spaccio a Lamezia, 4 arresti

Venerdì, 14 Luglio 2017 22:38

LAMEZIA TERME La polizia locale di Lamezia Terme ha eseguito quattro misure cautelari nell'ambito di un indagine finalizzata al contrasto dello spaccio di marijuana. Le indagini, andate avanti per oltre quattro mesi e coordinate dal pm della Procura della Repubblica Marta Agostini, è stata interamente sviluppata dal personale del Corpo, che si è giovato di attività tecnica di captazione ambientale e telefonica, oltre che con pedinamenti, appostamenti, osservazioni ed escussioni di acquirenti della sostanza.
Dalle indagini è emerso che la rete di spaccio aveva il suo snodo logistico presso il Bar Universo nel quartiere di Nicastro. Sette complessivamente gli indagati, tra cui un minorenne, per il quale sta procedendo la competente Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catanzaro. Gli arrestati sono il titolare dell'esercizio pubblico, Andrea Rivelli, e Costantino Vincenzo, entrambi di 25 anni. Altri due persone, Antonietta Raso (24), fidanzata di Rivelli, e Gianluca Raso (22), il gip ha disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza con permanenza domiciliare nelle ore serali e notturne. All'esecuzione delle misure cautelari ha collaborato l'unità cinofila della Guardia di finanza di stanza al gruppo di Lamezia Terme, che ha collaborato alla ricerca di sostanze. Supporto logistico è stato fornito anche dalla Stazione carabinieri di Platania. Nelle perquisizioni eseguite oggi nelle abitazioni o pertinenze dei soggetti coinvolti sono stati trovati 100 grammi complessivi di marijuana e due serre, ricavate in un sottotetto.

CATANZARO Da un lato le assunzioni da troppo tempo promesse, dall’altro il concreto rischio di nuovi licenziamenti. Paradossi della sanità calabrese. Proprio nelle ore in cui si consuma la lotta a suon di decreti (per ora solo annunciati) per le assunzioni di circa 500/600 nuovi medici e sanitari nelle Asp e negli ospedali, passa quasi sotto silenzio il nuovo decreto che ridetermina le tariffe regionali a favore delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) della regione. Lo hanno firmato, stavolta in piena sintonia, i due commissari della Sanità calabrese, Massimo Scura e Andrea Urbani. Il provvedimento (è il 102) sostanzialmente modifica il dca (decreto del commissario ad acta) 15 del 2016 e ridetermina al ribasso le tariffe a favore delle strutture (introdotte in Italia a metà degli anni 90) che ospitano persone non autosufficienti e che non possono essere assistite in casa.
Il decreto del 2016 fissava la tariffa in 152,20 euro a persona per ogni giorno, quello appena varato da Scura e Urbani, invece, riduce la spesa del 13% circa (20 euro per degente), rimodulando la cifra in 132,02 euro al giorno. Si tratta di un “taglio” che, moltiplicato per tutte le Rsa e per le centinaia e centinaia di pazienti calabresi, riduce la spesa annuale di diversi milioni di euro. Con tutte le conseguenze del caso per le strutture accreditate che adesso, con la stretta ai cordoni della borsa operata dai commissari, rischiano di dover affrontare nuove difficoltà economiche: oltre a ridurre i servizi per i pazienti, la rimodulazione potrebbe provocare esuberi tra il personale dipendente. Le tariffe ridefinite, infatti, come precisato nel decreto 102, «avranno validità con decorrenza immediata».
Nel documento i commissari specificano che «le tariffe devono essere definite in base ai costi standard di produzione e di quote standard di costi generali calcolati su un campione rappresentativo di strutture accreditate». Scura e Urbani hanno inoltre tenuto conto di un valore pari al 5% quale percentuale degli utili d’impresa per le strutture e sottolineato che «la Calabria è tra le poche regioni italiane che hanno impiegato strumenti analitici di rilevazione dei costi di produzione per il calcolo delle tariffe (e che quasi nessuna regione ha indicato il metodo di calcolo della tariffa giornaliera) riferendosi non a strutture con "dimensioni ottimali” ( comprese tra 60 e 120 posti Ietto), ma a strutture più vicine alla sua realtà territoriale, dorate di un numero mediamente più basso di posti letto (20), con conseguente minore efficienza e maggiori costi di gestione».

LA GUERRA DEI DECRETI Il nuovo caso delle Rsa irrompe nella polemica sempre più tesa tra il commissario Scura e la Regione del governatore Mario Oliverio. Proprio ieri, il governatore ha dato mandato al dg del dipartimento Salute, Riccardo Fatarella, di procedere con l’autorizzazione alle Aziende sanitarie per le assunzioni di personale se entro la mezzanotte del 15 luglio «non si dovesse formalizzare il dca da parte della struttura commissariale». Dal canto suo, Scura ha assicurato che tre nuovi decreti saranno inviati al più presto al dipartimento e al sub-commissario per la firma e al ministero per la convocazione del tavolo di controllo.
Il caos era nato dopo l’approvazione dell’ormai famigerato decreto 50, varato dal solo commissario senza la controfirma del vice Urbani, che aveva spiegato la sua scelta facendo riferimento al presunto mancato rispetto delle indicazioni ministeriali da parte di Scura. 

Pietro Bellantoni
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REGGIO CALABRIA Avrebbe potuto avere ben più gravi conseguenze il collasso del ramo di un albero secolare di "Ficus Magnolioides" che si è abbattuto su un gazebo della gelateria "Sottozero" una delle più frequentate di Reggio Calabria ma che al momento era vuota. Il ramo di grandi dimensioni ha colpito la struttura che sorge sotto gli alberi, negli spazi verdi che dividono il Lungomare Italo Falcomatà, dal lungomare Giacomo Matteotti.
«La causa della caduta - ha spiegato il sindaco Giuseppe Falcomatà - va individuata nell'eccessiva differenza di temperatura interna della pianta e le condizioni esterne, particolarmente elevate in seguito ai ripetuti incendi di questi giorni». Nel corso della mattinata, grazie all'intervento di alcuni operai, sono stati rimossi i rami finiti in pezzi e la struttura è tornata a essere affollata da reggini e turisti. Nella notte tra il 27 e 28 giugno, un altro albero della specie Erythrina Crista-Galli, era caduto abbattendosi sulla strada e danneggiando un'auto.

CATANZARO La Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, lettere b) e c), della legge della Regione Calabria 20 aprile 2016, n. 11 "Istituzione dei servizi delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico sanitarie, tecniche della prevenzione e delle professioni sociali, modifiche alla legge regionale 7 agosto 2002, n. 29", impugnata dal governo, in quanto potrebbe interferire con i poteri del commissario ad acta nominato dal governo in materia di Sanità. I giudici della Consulta hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale anche della lettera d) dello stesso articolo di legge limitatamente all'inciso "definendone gli aspetti organizzativi, gestionali e dirigenziali". Dopo avere rilevato «la tardività della costituzione della Regione Calabria, avvenuta il 9 settembre 2016», i giudici sostengono che «sono vincolanti, per le Regioni che li abbiano sottoscritti, gli accordi previsti dalla legge 30 dicembre 2004, n. 311 finalizzati al contenimento della spesa sanitaria e al ripianamento dei debiti».
La Consulta evidenzia poi che le funzioni del commissario ad acta, «come definite nel mandato conferitogli e come specificate dai programmi operativi, pur avendo carattere amministrativo e non legislativo, devono restare, fino all'esaurimento dei compiti commissariali, al riparo da ogni interferenza degli organi regionali, anche qualora questi agissero per via legislativa, pena la violazione dell'art. 120, secondo comma, della Costituzione. L'illegittimità costituzionale della legge regionale sussiste anche quando l'interferenza è meramente potenziale e, dunque, a prescindere dal verificarsi di un contrasto diretto con i poteri del commissario incaricato di attuare il piano di rientro». E nel caso della legge regionale calabrese, affermano i giudici, "l'interferenza sussiste, poiché le disposizioni impugnate istituiscono in via legislativa il Servizio delle professioni sanitarie e il Servizio sociale professionale presso tutte le aziende sanitarie e ospedaliere, mentre il decreto commissariale n. 130 del 2015, adottato nell'esercizio dei poteri di riassetto delle reti ospedaliera e di assistenza territoriale conferiti con il mandato del 20 marzo 2015, rimette l'istituzione (anche) di tali strutture operative ad atti aziendali, di competenza dei dirigenti generali, soggetti all'approvazione del commissario medesimo».
La Consulta, invece, ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 3 della legge della Regione Calabria n. 11 del 2016 che innalza da sei a dodici mesi (rinnovabili) la durata del mandato dei commissari straordinari, di nomina regionale, nelle aziende sanitarie e ospedaliere. «La durata del mandato commissariale, pur prolungato ad un anno – scrivono i giudici – non è infatti equiparabile a quella del direttore generale, che va da tre a cinque anni».

VIBO VALENTIA «Guarda, se tu c’hai quella terra lì a Cervo, se tu ci fai sto fatto qua, io ti prometto che ti faccio fare due villette, una ppé ttia e l’altra ppé Ciccio, però avimu mu ammazzamu a chistu». L’imprenditore edile Franco Barba commissiona ad Andrea Mantella e Francesco Scrugli, detto Ciccio, l’omicidio di Mario Franzoni, reo di avere puntato una pistola in faccia ai figli e di averli colpiti in volto con la stessa arma. 
Dopo il delitto l’imprenditore mantiene la parola e paga il suo compenso. Le villette si trovano allo stato rustico, in località Cervo di Vibo Valentia, perché Franco Barba le aveva realizzate abusivamente e sono state sottoposte a sequestro. Due i sequestri operati, uno dei quali da parte dei vigili urbani. Ma non tutti i vigili sarebbero stati ligi al proprio dovere. Alcuni di loro, rileva il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, «erano loro amici, nel senso che erano contigui alla consorteria criminale di appartenenza del Mantella e prendevano la “bustarella” facendo finta, in cambio, di non vedere le illegalità da costoro perpetrate». Il pentito Andrea Mantella racconta che gli stessi vigili intervenuti una prima volta sul cantiere avevano fatto risultare di non avere trovato nessuno, lasciando intendere che sarebbero dovuti intervenire successivamente in quanto “costretti” a farlo, quando fosse stato completato il rustico compreso il tetto, mettendo così i proprietari nelle condizioni di beneficiare del condono che era ormai prossimo.
Così Mantella poté versare 18mila euro per quale prima tranche per condonare la costruzione abusiva. Costruzione che sorgeva su un terreno pagato 28 milioni di vecchie lire da dal genere di Carmelo Lo Bianco, Nicola Manco, che lo aveva acquistato come contropartita di un prestito usurario fatto a un fabbro. 

LE “SPIATE” DEI VIGILI AMICI Non solo i vigili amici avrebbero chiuso un occhio riferendo di essere andati sul cantiere e di non avere trovato nessuno ma avrebbero anche raccontato che a “rompere i coglioni” era stato un certo Miceli che li aveva avvisati della posa del solaio in cemento. A questo punto Franco Barba chiede ai due in divisa di fare come al solito finta di niente anche quella volta e di permettergli di portare a termine la parte rustica della struttura. 
Mantella ricorda che i due vigili erano un certo Nicola originario di Piscopio, e un altro che lui chiamava “il grassone”, nel frattempo forse deceduto. I due prestavano servizio nel settore urbanistica del Comune e «prendevano bustarelle a volontà» da molti imprenditori tra i quali, riferisce Mantella, Franco Barba, Michele Patania, Giustalegname, Vangeli.
In particolare, Nicola di Piscopio era sempre foriero di spiate. In una occasione sarebbe andato a trovare Mantella al suo capannone a Stefanaconi per dirgli che del personale della Questura stava facendo foto al suo immobile dal castello. «Secondo le dichiarazioni del collaborante – scrive il gip – in quel momento sul posto c’era tale Fuscà, mandato da Lui Mancuso “Scarpuni” a realizzare il solaio di cemento». Il cemento per la costruzione lo forniva, riferisce il pentito, tale Antonino Fusca che viene indicato come soggetto «nelle mani di “Scarpuni"» e forniva il cemento a Franco Barba sui lavori che lo stesso Lui “Scarpuni” gli faceva prendere a Pizzo.
Il vigile Nicola è molto solerte. In una occasione disse che avrebbe dovuto sequestra anche i camion, che invece faceva andare via. Poi invitò, scrive sempre il gip, «a trovare qualcuno da far figurare presente, un anziano o una donna, che si assumesse le responsabilità penali, aggiungendo che  quel giorno non poteva fare altro per la presenza del personale della Questura».

Alessia Truzzolillo
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HORROR SHOW | «Dimettiti da solo, Max»

Sabato, 15 Luglio 2017 08:00

di Pietro Bellantoni

8 luglio
PAOLO MASCARO
(Sindaco di Lamezia)

Dopo il rinnovo della presidenza del Consiglio: «Oggi ha vinto la città contro i corvi e gli avvoltoi che erano pronti a vedere scorrere sangue».  

9 luglio 
ALESSANDRO NICOLÒ
(Consigliere regionale)

La Casa dei vini di Calabria? «Il tempo, troppo tempo, è ahimé trascorso invano. E non sembra che col passare degli anni e dei mesi il progetto-Enoteca sia migliorato, si sia “affinato”. Per rimanere in tema, usando il linguaggio degli esperti di vino, diremmo che questa Enoteca “sa di tappo” essendo nata già azzoppata con un peccato originario». 

9 luglio
CARLO GUCCIONE/1
(Consigliere comunale di Cosenza)

«L’adozione del Psc, voluto dal sindaco Occhiuto, da parte del consiglio comunale rischia di marginalizzare la città di Cosenza nell’area urbana e in Calabria».

9 luglio
MARIO OCCHIUTO/1
(Sindaco di Cosenza)

«Questa è bellissima. Abbiamo trovato Cosenza già completamente marginalizzata, una città chiusa, triste, con campi rom sul fiume, senza vita, con un centro storico lasciato all'abbandono e al degrado e con periferie popolari senza alcuna identità, proprio a causa delle precedenti politiche urbanistiche e dell'inattivismo della vecchia classe politica. E oggi che la città è già diventata "il centro del mondo" e che finalmente adottiamo un nuovo Piano incentrato sulla rigenerazione urbana, dopo più di quarant'anni di fallimentari politiche urbanistiche che hanno peggiorato la struttura urbana della città, Guccione dice che Cosenza è "a rischio marginalizzazione". Ma esiste ancora qualcuno che possa credere a questi soggetti».

10 luglio
CARLO GUCCIONE/2 

«Il sindaco sta diventando come Attila: dove passa lui stanno abbattendo i palazzi».

10 luglio
GIANCARLO PITTELLI
(Ex parlamentare) 

«Il destino della nostra Regione è segnato. Siamo destinati a rimpiangere il governo precedente. Pensate, quando governava Loiero si rimpiangeva Chiaravalloti, poi si pensava con nostalgia a Loiero e oggi si dice che Scopelliti era migliore di Oliverio. Nessuno ha mai governato per due mandati consecutivi come è successo in altre Regioni italiane. Ma non è che siamo tantino ridicoli?».

11 luglio
GIOVANNI NUCERA
(Consigliere regionale con delega allo Sport)

«Gentile redazione allego comunicato stampa: Assessore regionale allo sport Giovanni Nucera…». Il rimpasto se l’è fatto da solo

11 luglio
GIOVANI DEMOCRATICI
(Coordinamento provinciale Catanzaro) 

«Cosa induce il partito a indire un nuovo ciclo di tesseramenti dopo averne chiuso uno solo tre mesi fa? (…) Essere di sinistra è ben altra cosa. Magorno si dimetta e lasci spazio a uno stravolgimento produttivo delle regole del gioco. Il suo mandato registra un fallimento certificato nelle bocciature subite nei capoluoghi di provincia, nel capoluogo di regione da lui stesso commissariato».

12 luglio
FRANCO CORBELLI
(Delegato per la Tutela e la promozione dei diritti umani) 

La presentazione di un vertice in Prefettura sui minori non accompagnati: «Quello che colpisce a proposito di questi minori (…) è la loro giovanissima età. Sono poco più che adolescenti». No, ma dai, non posso crederci.

13 luglio
MARIO OCCHIUTO/3 

Sul palco, prima del concerto di Gabbani: «Guccione Guccione dove sei? Non ti vedo, mi presti gli occhiali?».

13 luglio
MASSIMO SCURA
(Commissario della Sanità) 

Mario Oliverio ha autorizzato il suo dg a procedere con le assunzioni di personale? «Se chi ora si straccia le vesti avesse avuto a cuore le sorti sanitarie dei calabresi, avrebbe pubblicato il Dca 50 o, quantomeno, non omesso di compiere un atto d’ufficio in materia sanitaria respingendo la richiesta formulata dal sottoscritto commissario di pubblicarlo sul Burc (c’è ancora chi sa assumersi le proprie responsabilità)». 

14 luglio
SEBI ROMEO
(Consigliere regionale) 

«Massimo Scura continua a immaginarsi su un piedistallo, ignorando persino il fatto che, come giustamente deliberato dai ministeri affiancanti, è stata avviata la procedura di revoca nei suoi confronti per manifesta incapacità e irritualità nelle relazioni istituzionali (...) Chiuso ormai nelle sue stanze (…) combatte contro il resto del mondo una battaglia tutta sua che i cittadini stanno pagando a caro prezzo. Scura tolga quel paraocchi che ha indossato e si ricordi di essere un uomo delle istituzioni con il dovere, morale e professionale, di dare risposte a un popolo martoriato. La smetta con questa guerra ai ministeri, alla regione e al sub-commissario e la smetta di rallentare l'opera di risanamento del debito sanitario calabrese, lasci il posto a chi, a proposito di merito, conosce i problemi sanitari regionali, si renda utile e si dimetta da solo, prima che la procedura di revoca ponga fine a questo calvario».

14 luglio
GIUSEPPE SCOPELLITI
(Ex sindaco di Reggio Calabria) 

«L'ennesimo albero caduto sul nostro lungomare (...) e mentre il nostro giardino botanico naturale viene piegato dall'incuria e dall'incapacità, mi chiedo dove siano tutte le associazioni ambientaliste, ecologiste sempre pronte sotto la mia sindacatura a protestare anche per lo "spazzamento" di una foglia (...) E mentre cadono gli alberi secolari, i depuratori non funzionanti rendono il nostro mare non balneabile e le discariche abusive fioriscono in ogni angolo della città, loro, ecologisti e ambientalisti, da buoni comunisti, osservano scrupolosamente l'ordine del silenzio, del voltarsi dall'altra parte, mentre anche l'altra Reggio... Tace».

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