Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

L’Antimafia da salvare

Venerdì, 23 Febbraio 2018 19:21

REGGIO CALABRIA Il movimento antimafia è malato, ma va salvato. La stagione degli scandali che ha colpito non solo diverse associazioni antimafia, scoperte in combutta con i clan, avvezze ai medesimi metodi o banalmente imbuto di denaro pubblico usato a fini privati, ma alcune delle star che tali movimenti avevano creato non ha lasciato indifferente la commissione parlamentare antimafia. Anche sulla base della preoccupata denuncia del presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, che al Mattino di Napoli ha paventato il rischio che «l’antimafia sociale si trasformi in un lavoro qualsiasi, una sorta di antimafia a pagamento, magari anche ben remunerata con fondi pubblici», i parlamentari hanno esplorato per mesi il tema.

ANALISI SCHIETTA MA PARZIALE Il risultato è un’analisi schietta sui “mali” dell’antimafia, che tuttavia parte da un presupposto per la commissione irrinunciabile: «Salvaguardare e rilanciare un ricco patrimonio di esperienze e prassi di contrasto dei poteri mafiosi che ha dato un grande contributo in ambito sia locale che nazionale». Ed elude – purtroppo – il tema della gratuità dell’impegno, che diverse associazioni ormai mettono sul piatto e pongono alla base del proprio impegno.

SALVATE IL SOLDATO ANTIMAFIA Per la commissione il movimento antimafia deve essere salvato perché «appare come uno dei maggiori e più importanti attori della storia civile repubblicana, oggi forse il maggiore riferimento per la rigenerazione morale del Paese, suscitatore di passioni gratuite e di disponibilità a impegni prolungati, ragione di speranza per le nuove generazioni». Di più «fattore di cultura e di memoria, scrittore di una storia più ampia rispetto a quella ufficiale. Luogo di formazione più avanzata di nuove leve della magistratura e delle forze dell’ordine. Soggetto in dialogo positivo, pur se talora critico, con istituzioni che soffrono invece di una crisi di fiducia da parte dei cittadini».

DISTURBI DELLA CRESCITA Affermazioni che tuttavia non impediscono ai parlamentari un’analisi spietata delle degenerazioni che l’antimafia civile abbia negli anni e nei vari territori prodotto. «Non avendo la struttura di un partito in grado di selezionare rigorosamente la sua classe dirigente – si legge nel testo – ma essendo soggetto magmatico e giovanissimo, il movimento ha così prodotto e proposto in più occasioni personaggi in cerca d’autore, ha accreditato e acclamato per amore di giustizia persone al limite della millanteria, ha portato nelle scuole a spiegare la mafia persone che nulla ne sapevano (il che può accadere, come ovvio, anche a un familiare di vittima, se è chiamato ad andare oltre la sua esperienza), ha messo sul podio eroi di carta o addirittura protagonisti di comportamenti illegali, applauditi in memorabili standing ovation». Circostanze che hanno fatto comodo anche ad alcuni esponenti delle istituzioni, «ai quali – sottolinea la commissione – bastava dire di avere lavorato con Falcone, o di essere stati “nella trincea siciliana” negli anni delle stragi, per beneficiare di aperture di credito ingenue quanto abusive».

ALLARME CALABRIA E SICILIA Un problema che ha riguardato soprattutto (sebbene non solo) regioni come la Calabria e la Sicilia, dove «personalità considerate simboli della lotta alle mafie, hanno mostrato le contraddizioni e talvolta l’ipertrofia di un movimento che aveva visto nel tempo crescere la sua presenza, la sua visibilità e la sua capacità di influenza». Diverse vicende – sottolinea la commissione – «hanno rivelato le strumentalizzazioni di chi, attraverso la scelta di campo in favore della legalità, mirava in realtà a consolidare posizioni di potere e conseguire indebiti vantaggi, violando la legge e confidando nell’immunità garantita del prestigio o dalla notorietà ottenuti attraverso le battaglie antimafia».

IL BUSINESS DELLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE Un problema riscontrato anche dai prefetti, quando sollecitati da giudici rigorosi a verificare la legittimazione delle associazioni che si costituivano parte civile. Molte di loro – si legge nella relazione annuale della commissione – «evidenziavano anche un profilo critico relativo alle pubblicità dei bilanci e delle prassi di rendiconto. L’accesso a questi dati era garantito al pubblico da un numero davvero esiguo di associazioni antimafia o più in genere antiracket, anche quando disponevano di cospicue risorse provenienti da finanziamento pubblico, erogato a fronte del mero accredito statutario delle associazioni stesse».

MIMETISMO In più di un caso poi, è emerso come i clan siano riusciti ad accreditare presso associazioni antimafia soggetti appartenenti o vicini alle cosche, al fine di occultare i loro affari sotto il manto dell’apparente opposizione alla mafia o di allontanare le attenzioni investigative fruendo del “marchio” della lotta all’illegalità.

QUESTIONE DI PRIORITÀ Profili che hanno indotto storici come il professore Lupo a parlare di un’antimafia «sempre più preoccupata di avere riconoscimenti e potere e quindi sempre pronta con la retorica a ricordare e a santificare i suoi eroi, ma soprattutto a non restare con le tasche vuote, piuttosto che continuare ad essere una voce scomoda di denuncia civile, inquieta coscienza morale che interpella il Paese sul terreno della giustizia e delle libertà». Una valutazione comune a molti studiosi e ad esperti cronisti, come Attilio Bolzoni, ma che la commissione sembra solo in parte condividere.

CRISI CULTURALE Per i parlamentari, «se la crisi dell’antimafia è prima di tutto una crisi culturale, occorre anche sottolineare che le mancate verità sulla stagione delle stragi sono certamente uno dei fattori oggettivi che alimenta il ritardo culturale di una certa antimafia. Il bisogno di giustizia non può essere sommariamente liquidato come l’ossessione di pochi ma corrisponde a una necessità morale e politica di cui il Paese si deve far carico e al quale anche la Commissione ha cercato di corrispondere offrendo un proprio contributo».

QUESTIONE DI DELEGA Nonostante criticità, limiti ed errori, per la Commissione quello del movimento antimafia è un patrimonio che non si deve disperdere, ma anzi va ricostruito «ripartendo e ripensando il ruolo positivo svolto dal movimento e in particolare dalle sue storiche associazioni». Soprattutto nei suoi primi anni di vita, ricordano i parlamentari, l’antimafia ha avuto un «ruolo che è stato anche di supplenza nei confronti dello Stato e dei cittadini. Il movimento civile e sociale dell’antimafia ha affrontato, nel bene e nel male, problemi e difficoltà che le istituzioni pubbliche non vedevano o non erano in grado di gestire, ha sostenuto le fragilità e la solitudine di molti territori, si è fatta carico della debolezza del valore della legalità per troppi italiani».

NO ALLA DELEGA E ALL’AUTOREFERENZIALITÀ Sulle spalle associazioni – spiegano –  sarebbero state scaricate «troppe responsabilità che invece devono essere ripartite e condivise meglio». Se da una parte il rispetto della legalità non può essere delegato «al professionismo di generose minoranze dell’antimafia», le esperienze e competenze che queste hanno maturato non possono diventare strumento di validazione autoreferenziale, ma devono essere – si sottolinea nella relazione - risorse di sistema e condivise, strumenti di una consapevolezza più diffusa e popolare. «Nella lotta alle mafie c’è bisogno di tutti, come ha spesso ricordato il presidente della Repubblica serve “una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci e di una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere”. L’antimafia – concludono i parlamentari - “è un problema di coscienza e di responsabilità. Non può e non deve essere una carta di identità che uno tira fuori a seconda delle circostanze”».

Alessia Candito
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CATANZARO «Il presidente della Regione Mario Oliverio, nella qualità di commissario straordinario delegato per la mitigazione del rischio idrogeologico, ha presieduto oggi a Catanzaro la riunione che segna l'avvio dell'attuazione degli interventi in materia di difesa del suolo, nel quadro programmatico del Patto per lo Sviluppo per la Calabria». Lo riferisce un comunicato dell'ufficio stampa della giunta regionale. «Si è trattato del primo incontro – è detto nel comunicato – con i comuni e gli altri soggetti interessati del territorio della provincia di Cosenza, cui seguiranno, a breve, le convocazioni di tutti gli altri comuni e soggetti interessati delle altre province calabresi. A fornire i dettagli tecnici alla platea degli amministratori, il dirigente generale del dipartimento Infrastrutture e Lavori pubblici Luigi Zinno e il soggetto attuatore per il commissario straordinario per la mitigazione del rischio idrogeologico della Regione, Carmelo Gallo. Nella riunione è stato spiegato come la Legge di Bilancio 2018 (n. 205/2017), pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 29 dicembre 2017, ha stabilito che le risorse destinate dai Patti per lo sviluppo al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico confluiscono direttamente nella contabilità speciale dei presidenti delle Regioni in qualità di commissari straordinari delegati con i compiti, le modalità e i poteri attribuiti dalla Legge n. 116/2014». 
«Il Patto per lo sviluppo della Calabria – prosegue il comunicato – in coerenza con il programma già approvato dalla giunta regionale, destina per la difesa del suolo un investimento di grande rilevanza, pari complessivamente a 317 milioni di euro, di cui 233 milioni (per 140 interventi), a valere sulle risorse Fondo di Sviluppo e Coesione-Fsc (corrispondente a quasi un quinto dell'intero stanziamento del fondo, pari a 1.198.700.000) e 84 milioni (per 41 interventi), a valere sul Por (Fesr-Fondo Europeo di sviluppo regionale). Si tratta, quindi, di un programma di larga scala, che ha impatto su tutto il territorio regionale ed è finalizzato a ridurre in misura significativa il livello di rischio». «Partiamo con un altro programma – ha detto il presidente Oliverio – dopo quello sulla messa in sicurezza e l'adeguamento sismico degli edifici scolastici e quello della depurazione, nella prima tranche che riguarda i comuni che sono sottoposti a procedura di infrazione. È un volume di risorse importante che non possono essere perdute. Abbiamo tempi che non possono essere derogati, per cui si stabilirà un cronoprogramma che dovrà essere rispettato. Anche attraverso questa azione abbiamo bisogno di invertire il trend che ha registrato la Calabria negli anni precedenti. Questa – ha aggiunto Oliverio – la bussola che ci deve guidare. La struttura del commissario sarà a supporto dei comuni. Parte un percorso importante. Riteniamo che attraverso un lavoro molto sinergico e collaborativo possiamo anche su questo terreno dimostrare che si possono fare le cose, via via realizzare obiettivi e costruire una rete nel governo dei problemi». 
«Le modalità operative che la Regione ha definito, e delle quali si è puntualmente parlato oggi – è scritto ancora nel comunicato – sono improntate a garantire efficacia ed efficienza all'attuazione degli interventi, per gli obiettivi di messa in sicurezza del territorio. A questo scopo, come annunciato dal presidente Oliverio, saranno stipulate, già a partire dai prossimi giorni, le convenzioni di avvalimento tra il Presidente della Regione (nella sua qualità di commissario), i Comuni e gli altri soggetti interessati (Province o Consorzi di Bonifica).

PALMI È accusato di avere più volte aggredito verbalmente e fisicamente l'ex moglie, una donna di 31 anni, colpendola con schiaffi, spintoni e maltrattamenti. Gli agenti del commissariato di polizia di Palmi hanno notificato a un uomo di 34 anni un provvedimento di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna. Le aggressioni, fisiche e psicologiche, messe in atto dall'uomo nei confronti della ex consorte, secondo quanto appurato dai poliziotti, andavano avanti da tempo e si sarebbero verificate perfino durante le gravidanze della donna e, successivamente, anche in presenza dei tre figli, ancora minori.
Tra le condotte vessatorie attuate, l'uomo, per un lunghissimo periodo di tempo, ha vietato all'ex moglie di frequentare la madre e, addirittura, di uscire di casa.

LAMEZIA TERME Possibili larghe intese dopo il voto e programmi elettorali. Di questo e altro si è discusso nel corso della nuova puntata de Lo Sfascio-Speciale elezioni, in onda questa sera alle 21 sul canale 211 del digitale terrestre o in diretta streaming su laltrocorriere.it. Ospiti del programma condotto da Pietro Bellantoni sono stati: Giuseppe Mangialavori (capolista al Senato di Fi), Maria Carmela Lanzetta (candidata pd nel proporzionale per il Senato), Anna Laura Orrico (maggioritario di Cosenza con il M5S) e Caterina Forelli (capolista nei proporzionali Nord e Sud con +Europa).

COSENZA Il 2017 è stato un anno di crescita mancato per il settore delle costruzioni che ha fatto registrare un -3% del comparto delle opere pubbliche e solo un 0,1% di incremento nel complesso. «Troppo poco per un comparto che negli ultimi 10 anni ha riportato una perdita di 60 miliardi di investimenti in infrastrutture», commenta il presidente di Ance Cosenza Giovan Battista Perciaccante, che poi si sofferma sull'analisi dei dati Istat elaborati dall'Ance, di interesse per il territorio, con la considerazione che, purtroppo, «la crisi dell'edilizia perdura in tutta la sua gravità». 
Nei primi 9 mesi del 2017 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, è scritto in una nota di Ance, gli occupati in Calabria sono aumentati del 5,7%; sono però diminuiti del 4,6% gli occupati dipendenti, mentre sono aumentati del 35,5% gli occupati indipendenti. Le richieste di nuovi mutui per investimenti in edilizia residenziale hanno conosciuto una contrazione del 53,4% a causa di una offerta di abitazioni ancora molto elevata rispetto ad una domanda ancora poco vivace. Sempre in Calabria, i bandi per lavori pubblici, rispetto al 2016, sono diminuiti dell'8,5% in numero e del 33% per importo. In riferimento alla provincia di Cosenza, i dati disponibili afferiscono all'anno precedente, ma fanno segnare lo stesso andamento: gli occupati sono diminuiti dell'11,1%, i lavoratori dipendenti del 14,9% e gli indipendenti dello 0,6%, mentre i permessi di costruire hanno fatto segnare una contrazione del 75,9%. 
«Se avesse potuto contare sul contributo dell'edilizia – sottolinea Perciaccante – il Pil sarebbe potuto crescere almeno di un ulteriore 0,5% all'anno, riuscendo ad agganciare così i livelli europei. Diventa, perciò, oltremodo urgente assegnare il giusto grado di priorità al settore con misure mirate a contrastare l'inefficienza della Pa, a rivedere a fondo il Codice degli Appalti ed a spingere sulla rigenerazione urbana con strumenti fiscali e normativi adeguati. Per il nostro territorio bisogna adoperarsi con estrema urgenza affinché il sistema delle piccole e medie imprese possa partecipare alle gare d'appalto con procedure chiare e trasparenti. Per le gare con importo fino a due milioni di euro sarebbe utile e produttivo adottare la procedura del massimo ribasso con il correttivo dell'antiturbativa. Si ridurrebbero gli arbitri spesso causa di malaffare, si ridurrebbero gli oneri economici e burocratici e, soprattutto, si conseguirebbero tempi certi per l'aggiudicazione dei lavori. Chiarezza, trasparenza ed uniformità delle procedure da parte dei centri di spesa sono imprescindibili». 
«Il fattore tempo – ha concluso il presidente di Ance Cosenza – rimane fondamentale. Ci sono tante opere cantierabili che potrebbero dare respiro e slancio a tutta l'economia, non solo alle imprese del comparto. Tornare a crescere è possibile occorre rimuovere tutti gli ostacoli e le inefficienze che bloccano i cantieri e frenano la crescita dell'intera economia». 

REGGIO CALABRIA Forse il Grande ospedale metropolitano di Reggio sarà davvero ampliato, ma la certezza, al momento, è che ci piove dentro. Vi mostriamo un video nel quale si vedono gli effetti della eccezionale ondata di maltempo che oggi ha colpito Reggio e la Calabria. L’acqua piovana è filtrata copiosa dal tetto dei Riuniti e ha allagato le scale che collegano i vari piani dell’ospedale. Inutile sottolineare i rischi per i pazienti e il personale medico dovuti a una simile situazione, ancora più alti se si considera che la fontanella che si è allargata sul pavimento della struttura gocciolava a pochi centimetri dall’impianto di illuminazione.
Non è certo la prima volta che si verificano episodi del genere nel Grande ospedale. In passato anche i locali del nuovo Pronto soccorso si erano allagati a causa delle perdite dal tetto, con medici e infermieri costretti a intervenire piazzando dei contenitori sotto i punti in cui cadeva la pioggia.
Ma, quando mancano ormai pochi giorni al voto per le politiche, non è certo il caso di sottilizzare: bisogna pensare positivo. E infatti, solo pochi giorni fa – con il governatore della Calabria Mario Oliverio e il suo delegato alla Sanità Franco Pacenza a fare da “testimoni” –, il capo del dipartimento Presidenza della Regione, Domenico Pallaria, e il direttore generale dell’ospedale, Frank Benedetto, hanno firmato la convenzione per l’ampliamento del Nuovo ospedale Morelli, uno dei presidi controllati dall’Azienda.
L’intervento prevede la costruzione di altri due «corpi di fabbrica» per degenze e ambulatori, una «piastra sanitaria» per le attività di emergenza-urgenza, e altre due strutture destinate agli uffici amministrativi e a una «centrale tecnologica». L’ampliamento dovrebbe garantire all’ospedale un surplus di 350 nuovi posti letto.
Una buona notizia per tutti gli utenti della provincia reggina, per i quali i Riuniti sono diventati ormai l’unico punto di riferimento sanitario dopo il progressivo smantellamento degli ospedali di Scilla, Polistena, Locri e Melito Porto Salvo. La convenzione, tuttavia, è anche uno spot elettorale per il Pd di Oliverio, in questi giorni impegnato a rivendicare i (presunti) meriti della sua amministrazione. Intanto, tra progetti e programmi, il Grande ospedale metropolitano non è ancora riuscito a trovare una soluzione per questa strana cosa che si chiama pioggia.

 

Pietro Bellantoni
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MILANO Una trentina di condanne per oltre 200 anni di carcere, tra cui i 20 anni e 11 mesi di reclusione inflitti a Biagio Crisafulli, storico boss del narcotraffico in Lombardia, detenuto da 20 anni per una serie di condanne per associazione per delinquere, ma anche per quattro omicidi. Si è chiuso così il maxi processo milanese, scaturito da un'inchiesta del pm Marcello Musso, su un presunto traffico di stupefacenti con legami con la 'ndrangheta gestito da clan radicati nel quartiere milanese, popolare e difficile, di Quarto Oggiaro.
Per il pm, visibilmente soddisfatto al termine della lettura del lungo verdetto, è stata riconosciuta con la sentenza l'ipotesi d'accusa principale, ossia che Crisafulli avrebbe continuato a "comandare" e a gestire i traffici illeciti dal carcere. 
Sono stati condannati, tra gli altri, anche Antonino Paviglianiti a 8 anni e 3 mesi e Ruggero Dicuonzo a 16 anni e 10 mesi. I quaranta imputati (una decina le assoluzioni), tra cui Crisafulli, 63 anni, nato in Sicilia e detto “Dentino” (per lui il pm aveva chiesto 30 anni), erano rimasti coinvolti negli anni scorsi in varie tranche di una maxi inchiesta, chiamata Pavone, che vedeva al centro i clan Muscatello e Crisafulli, un presunto traffico di cocaina gestito con legami con storiche famiglie della 'ndrangheta e l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, anche con l'aggravante mafiosa. Nel giugno 2015, con rito abbreviato, erano già arrivate oltre 30 condanne a pene fino a 20 anni.

CROTONE Ordini professionali sul piede di guerra in vista dell’approvazione del preliminare del Piano strutturale comunale (Psc). Ieri è stata una giornata calda per i rappresentanti degli ordini professionali. Argomento, mal digerito, è il proposito dell’amministrazione comunale di mettere all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, già convocato con altri numerosi punti, anche l’approvazione delle del preliminare del Psc. 
Rappresentanti degli ordini professionali riferiscono di un incontro avuto, lo scorso 22 gennaio, con l’assessore comunale all’Urbanistica, Rori De Luca, accompagnato dall’architetto Sergio Dinale, consulente del Comune di Crotone e già tecnico utilizzato per la stesura del piano regolatore generale di Crotone al tempo del sindaco Pasquale Senatore. 
Nell’incontro del 22 gennaio scorso erano anche presenti gli ordini professionali degli ingegneri, dei geometri, degli avvocati e dei commercialisti. Ai rappresentanti di questi ordini l’assessore De Luca ha rappresentato la volontà del Comune di acquisire proposte da utilizzare per la stesura del Psc. Gli ordini, secondo quanto riferito, si sono riuniti ed hanno prodotto un documento comune contenente una serie di proposte, che non sarebbero ancora nelle disponibilità dell’amministrazione comunale. Il documento dovrebbe essere consegnato tra domani o dopodomani. Ieri, però, sono venuti a conoscenza della volontà dell’amministrazione di inserire un punto aggiuntivo all’ordine del giorno del Consiglio convocato per il prossimo 26 febbraio, che riguarderebbe appunto l’approvazione dei preliminari del Psc. La notizia ovviamente ha turbato gli ambienti degli ordini professionali, perché si sono sentiti presi in giro dall’amministrazione comunale.

 

Gaetano Megna
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LAMEZIA TERME Era prevista per questa mattina la seduta del Comitato interministeriale per la programmazione economica che avrebbe dovuto dare l'ok definitivo al finanziamento di un miliardo e 355 milioni per i lavori del terzo megalotto della Statale 106. La riunione è stata rinviata al 28 febbraio. Dunque ogni discorso sul finanziamento della Jonica è rinviato a quella data. Il governatore Oliverio, qualche giorno fa, aveva affermato che «si porta così a buon fine un investimento di 1 miliardo e trecento milioni di euro per realizzare un'opera strategica per la nostra regione. Si chiude una telenovela iniziata 11 anni fa». Il presidente aveva rivendicato anche i meriti della sua amministrazione: «Con soddisfazione posso affermare – aveva detto – che il nostro impegno e il nostro faticoso lavoro stanno per essere ripagati e la nostra terra ne trarrà giovamento».

GALLO: DA OLIVERIO PROMESSE STRUMENTALI Il primo a intervenire dopo il rinvio della riunione è il consigliere regionale di centrodestra Gianluca Gallo: «Salta la riunione Cipe, restano le bugie di Oliverio e compagni, che tanto male fanno alla credibilità della politica», è la sua dichiarazione. «Dal governo Gentiloni - prosegue Gallo - arriva un nuovo rinvio, senza chiarimento alcuno sul destino di fondi essenziali per l'adeguamento della statale 106. Neppure notizie arrivano dal presidente della giunta regionale, che nei giorni scorsi, con buona dose di imprudenza, con grande enfasi aveva messo sul tavolo delle promesse elettorali i soldi per il rifacimento della statale, peraltro come se si trattasse di un frutto esclusivo del lavoro della sua giunta e dei suoi compagni romani. Aveva illuso i calabresi lasciando pensare che nel giro di poche settimane si sarebbe giunti all'apertura dei cantieri. I fatti si incaricano ora di svelare le bugie e di dimostrare che in realtà ancora tanto c'è da fare per arrivare alla fine del percorso. È chiaro che l'ennesimo rinvio in sede Cipe è anche per noi fonte di rammarico e che per questo ci batteremo senza tregua perché la Calabria, quanto prima, abbia ciò che le spetta: è intollerabile assistere a questi balletti che aggravano la situazione di una strada che oltre a rappresentare l'unica via di collegamento per l'area ionica, per la sua pericolosità è teatro di incidenti sempre più spesso mortali». «Non si può non prendere atto - sottolinea ancora Gallo - della strumentalità delle promesse messe in campo in occasione della campagna elettorale: pur di guadagnare voti, anziché puntare sulla bontà del proprio operato, si getta fumo negli occhi della gente. Ma i calabresi sono ormai maturi e non si lasceranno influenzare dall'annuncite di cui sono portatori Oliverio ed i suoi sodali, bravi solo nel gioco delle tre carte: da ultimo, dopo aver annunciato la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari, hanno dato alle stampe un elenco di lavoratori che non tiene conto delle indicazioni previste dalla legge e che rischia di vanificare tutto. Un grave atto di scorrettezza istituzionale, come lo hanno definito sindaci del Pd e dunque non tacciabili di strumentalizzazioni. Parole che la dicono lunga sull'operato della giunta regionale, fallimentare e inconcludente in tutto fuorché nelle promesse da marinaio».

IL GOVERNATORE ESULTA: «FINALMENTE CI SIAMO» «È un'opera strategica per questo territorio e per tutta la regione, per il collegamento tra la Calabria ed il Corridoio Adriatico, che rende la Calabria stessa più raggiungibile, aprendo per essa una porta più accessibile e sicura. Una infrastruttura che si colloca tra le più grandi opere pubbliche che in questa fase si realizzano nel nostro Paese, con un investimento notevole, di cui potrà giovare il sistema delle imprese e che consentirà alla nostra economia una sostanziale boccata di ossigeno. Si chiude una telenovela durata undici anni. Stiamo lavorando perché le infrastrutture si presentino non come auspici o annunci ma come fatti». Lo ha detto il governatore Mario Oliverio a Trebisacce, nel corso dell'iniziativa "La Calabria si fa strada. Nuova SS 106 Sibari-Roseto Capo Spulico" che «ha gremito con una straordinaria partecipazione – si legge in una nota dell’Ufficio stampa della Giunta – la sala convegni di un hotel della cittadina jonica». A partecipare, sindaci del comprensorio, amministratori, rappresentanti delle forze economiche e sociali, cittadini, gli assessori regionali alle Infrastrutture Roberto Musmanno ed alla Pianificazione Territoriale Franco Rossi.  
Il progetto del secondo tratto, come affermato nell’incontro, «sarà oggetto di approvazione definitiva da parte del Cipe, dopo aver ricevuto i necessari pareri dell'ambiente, dei beni culturali e in ultimo quello del consiglio superiore dei lavori pubblici, riconvocato per il prossimo mercoledì 28 febbraio - ha informato il presidente - dopo essere stato rinviato quest'oggi».
Ad illustrare il progetto dell'infrastruttura, di 38 km, l'iter seguito sino alla imminente approvazione del comitato interministeriale per la programmazione economica, il dirigente generale del dipartimento Infrastrutture Luigi Zinno che ha rimarcato come si tratti di «un intervento storico, non solo per il rilevante investimento economico ma anche perché realizza per la Calabria una fondamentale alternativa all'autostrada.  L'opera - ha spiegato - collegherà il corridoio Adriatico con la Trasversale Sibari-svincolo Firmo A2. L'intervento si articola in due tratti: il primo tra Sibari e Trebisacce, già approvato dal Cipe ed in fase di progettazione esecutiva; il secondo, tra Trebisacce e Roseto Capo Spulico, avute tutte le approvazioni di legge (pareri ambientali, dei beni architettonici, del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici) sarà approvato alla prossima seduta del Cipe».
«Abbiamo raggiunto un importante obiettivo - ha messo in rilievo Oliverio -; è stato un lavoro faticoso ma finalmente ci siamo. Abbiamo portato a compimento dal punto di vista progettuale con l’ultimo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che all’unanimità si è espresso favorevolmente e con i ministeri competenti, anche quelli che negli anni avevano avanzato osservazioni, il ministero dell’ambiente e quello dei beni culturali che hanno dato a questa ultima ipotesi progettuale piena adesione ed approvazione. Ci siamo: il Cipe di mercoledì 28, già convocato, sarà il suggello definitivo perché formalizzerà questo lavoro del quale i passaggi più importanti e significativi sono stati fatti e le difficoltà rimosse. Il Cipe convocato per stamattina è stato aggiornato per problemi relativi ad altre realtà del Paese che hanno posto l’esigenza di una messa a punto dei loro progetti e quindi è stato spostato».

 

 

Strongoli, sequestrato fabbricato abusivo

Giovedì, 22 Febbraio 2018 13:40

STRONGOLI Un fabbricato abusivo in corso di edificazione è stato sequestrato dai carabinieri forestali nei pressi della spiaggia della frazione Marina di Strongoli. La costruzione, secondo quanto emerso dalle verifiche effettuate dall'ufficio tecnico comunale, è risultata priva delle previste autorizzazioni di legge. Al momento del sopralluogo dei militari erano stati realizzati una platea rettangolare in conglomerato cementizio armato e 11 pilastri. 
I controlli successivi, avviati con la stretta collaborazione dell'ufficio tecnico comunale, hanno appurato che, oltre a violare le norme contenute nel testo unico dell'edilizia, il manufatto è stato realizzato in area tutelata paesaggisticamente perché vicina alla costa e alle sponde di un corso d'acqua naturale.

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