La sanità dopo Scura

di Franco Scrima*

Lunedì, 28 Novembre 2016 10:11 Pubblicato in Contributi

Come sarà il cambio della guardia tra Scura e Oliverio quando si troveranno di fronte per le consegne di Commissario alla Sanità? È fin troppo evidente che i due non si sono mai amati, tantomeno hanno tentato di stabilire un corridoio istituzionale che consentisse di collaborare sulle scelte da fare e per gli obiettivi da raggiungere. La Sanità, come è noto, rappresenta oltre i due terzi del bilancio regionale il che la può dire lunga sui rapporti tra i due, con Oliverio tenuto sempre a distanza ogniqualvolta c'era da condividere scelte per il futuro del territorio.
Per vedere come andrà a finire c'è solo da aspettare che venga notificato il provvedimento del Consiglio dei Ministri adottato, per quanto se ne sa, a maggioranza con la sola perplessità manifestata dal ministro della Salute, Lorenzin la quale, probabilmente non si è spiegata il perché Renzi avesse deciso di restituire l'autonomia gestionale della Sanità in Calabria dopo che l'aveva commissariata nel marzo del 2015 per l'attuazione del Piano di rientro dei disavanzi del settore. Quel piano rappresentava un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale dei fattori di spesa sfuggiti al controllo della Regione. In soldoni si trattava di un piano finalizzato a ristabilire l'equilibrio economico-finanziario della sanità.
All'origine le regioni interessate al piano erano dieci, poi dimezzate: Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Calabria. Ma, mentre per tre di esse il commissario ad acta era stato individuato sin da subito nel presidente della regione, per la Campania e la Calabria si scelse la strada del tecnico esterno. Cosa è cambiato da allora ad oggi? Nulla o poco. È verosimile, invece, che Oliverio abbia goduto di una "attenzione" che il Capo del Governo ha voluto fare, in prossimità del voto referendario, al presidente della Campania, De Luca, per il suo impegno.
Certo è che appena sarà investito dell'incarico il governatore della Calabria potrà fare di tutto: può fare sue tutte le decisioni precedentemente prese, come potrà rimetterle in discussione nel nome di un interesse generale dei calabresi.
L'avvento di Scura, ma soprattutto la sua gestione commissariale, si può dire che è stata molto travagliata e, in molti casi avversata, non soltanto dal governo della regione, ma anche dalle realtà locali. Da Castrovillari a Vibo Valentia; da Catanzaro a Crotone; da Cosenza a Locri, da Praia a Mare a Reggio Calabria si sono susseguite manifestazioni di protesta, tutte con lo stesso denominatore: far capire al Commissario ad acta che i provvedimenti adottati per le strutture esistenti dal Pollino in riva allo Stretto, non erano da considerare congrue per rendere efficiente ed organica la rete assistenziale sanitaria. Eclatante fu la "rivolta" dei medici di Vibo Valentia a sostegno dei 18 primari dell'Ospedale "Jazzolino" che per protesta contro il decreto di Scura circa la riorganizzazione degli ospedali avevano presentato le loro dimissioni.
Un quadro generale a dir poco teso che ha coinvolto anche la città capoluogo di regione che si è sentita ulteriormente spogliata di altri suoi "beni" destinati altrove. In più c'era il risentimento della popolazione per la mancata realizzazione del nuovo ospedale "Pugliese". Ma soprattutto non è stata digerita l'integrazione del nosocomio cittadino con il Policlinico universitario, considerandola un vero e proprio smantellamento della struttura ospedaliera. Un'idea tutt'oggi presente tra i più che considerano l'operazione non già un privilegio per la cittadinanza, ma un "favore" fatto ad altri. Di questo, ma anche di molto altro, la Regione Calabria e il presidente Oliverio sono stati osservatori tentando di dire la loro, ma senza risultati.
Ecco da dove nasce il sospetto che, andato via il commissario Scura, Oliverio possa decidere una sostanziale rivisitazione dei settori che ritornano nella sua diretta gestione. Non si esclude neppure che il governatore della Calabria decida di avviare la ristrutturazione della sanità in Calabria con criteri nuovi, diversi da quelli adottati dal suo predecessore; criteri che tengono conto dei bisogni essenziali del territorio senza considerarlo come uno strumento di "copertura" delle scelta imposte da altri e mai condivise, molte delle quali ritenute inutili dai calabresi.

*giornalista