Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

«Dal Mef inutile colpo di scena finale»

Venerdì, 24 Marzo 2017 13:04

Egregio direttore,
in relazione all'articolo pubblicato sul suo giornale nella giornata di ieri, 23 marzo, a firma di Pietro Bellantoni, dal titolo "Mef, irregolarità 'sanate' da una commissione irregolare", mi corre l'obbligo di precisare quanto segue:
1) La Commissione che ha redatto le c.d. controdeduzione è stata composta (DGR 440/2015) dai Segretari Generali del Consiglio e della Giunta, dai Dirigenti generali dei Dipartimenti Personale e Bilancio, dal Coordinatore dell'Avvocatura e dal Presidente del Collegio dei revisori dei conti; ai tre docenti esterni è stato chiesto di affiancare i predetti dirigenti interni nel loro lavoro, dal momento che le questioni rilevate dal Mef presentano il più delle volte profili interpretativi opinabili; pertanto,
nessun profilo di irregolarità inficia la composizione della commissione.
2) La citata Dgr 40/2015prevede un "compenso complessivo lordo dei consulenti" pari a 3.500 euro, comprensivo degli oneri gravanti su ciascun consulente, in ragione del diverso profilo fiscale posseduto. Di fronte alla chiara lettera della Dgr, appare veramente strana la diversa lettura che ne fanno gli estensori della nota del Mef: nella delibera regionale c'è scritto che il compenso di 3.500 è da dividere in tre, ma il Mef interpreta che lo stesso compenso è da moltiplicare per tre.
3) I contratti non sono pubblicati e non lo saranno perché non sono mai stati stipulati, dal momento che i docenti interessati hanno fin da subito preferito rinunciare al compenso previsto (alla fine, non più di 500 euro nette a testa) e lavorare gratis. Sarà strano, ma c'è ancora qualcuno disposto a lavorare gratis nell'interesse generale e della Regione Calabria in particolare. E non ci sono neppure rimborsi spese, dal momento che le modalità telematiche consentono di lavorare senza spostarsi dal proprio
posto di residenza.
Detto ciò, è difficile sottrarsi ad una duplice sensazione. La prima è che chi ha redatto la nota del Mef ha evidentemente ceduto alla tentazione del colpo di scena finale, inutile, esagerato e soprattutto sbagliato tecnicamente: sia perché non corrispondente al vero, sia perché formulato senza prima aver ascoltato in contraddittorio l'interessato. Ciò capita in genere quando ci si considera giudici di ultima istanza, ma il Mef non lo è, tant'è che nei tribunali italiani pendono diversi giudizi contro le sue relazioni ispettive. La seconda è che proprio questa circostanza conferma che i rilievi del Mef - che coprono un periodo che va dal 1997 al 2013 - non sempre sono fondati e vanno letti con attenzione: per quanto riguarda la Regione Calabria, alcuni sono già stati ritirati, per altri sono stati chiesti delle evidenze documentali, per altri ancora approfondimenti interpretativi che saranno dati nei tempi
previsti, ed altri sono stati invece confermati.
Ciò non toglie che negli ultimi diciotto mesi la giunta regionale ha messo in atto una serie di misure per riordinare le materie trattate dalla stessa relazione ispettiva: dalla riduzione della retribuzione per i dirigenti, alla pesatura delle fasce secondo quanto previsto dalle norme contrattuali e con un processo validato dall'Oiv (che il Mef disconosce solo perché le controdeduzioni sono state inviate prima la riorganizzazione fosse conclusa), alla stipulazione dei contratti decentrati solo a seguito del parere dei revisori, all'introduzione di criteri di selettività delle progressioni economiche, alla inderogabilità della preventiva definizione degli obiettivi e alla successiva verifica dei risultati per i compensi incentivanti, all'introduzione di un nuovo regolamento sulle alte professionalità che impone il possesso di titoli di studio per l'accesso, alla previsione di procedure selettive per l'attribuzione degli incarichi dirigenziali, alla previsione di una banca data online dei contratti flessibili e all'imposizione della certificazione della pesa per poterne stipulare uno, alla definizione completa e tempestiva del ciclo della performance per l'erogazione della retribuzione incentivante, alla
definizione dei fondi contrattuali in tempo utile per la contrattazione, al mantenimento di un piano di rientro quinquennale per il superamento dei limiti del fondo degli anni passati, all'adozione del regolamento per le propine degli avvocati e di quello connesso agli incentivi professionali, al controllo più attento delle risorse per lavoro straordinario, turnazione e reperibilità e altre cose ancora
che qui non si ha la possibilità di segnalare. Insomma, Direttore, è necessario imparare dagli errori del passato e correggere le storture esistenti. Quello che però veramente importa è che i cittadini abbiano la possibilità di comprendere che i tempi e le cose stanno cambiando e che il rispetto delle regole rappresenta la stella polare nella gestione delle spese per il personale.

*Direttore generale dipartimento Personale Regione Calabria

 

BOLZANO I carabinieri di Ortisei nel contrasto al fenomeno dello spaccio di stupefacenti. Nel corso di diversi controlli, effettuati anche presso strutture recettive ove i lavoratori erano ospitati, hanno portato complessivamente al sequestro di oltre 50 grammi di marijuana, quasi 70 di hashish e qualche dose di cocaina. Due lavoratori stagionali, trentenni entrambi originari della Calabria, sono stati denunciati per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. All'interno dei loro domicili sono stati infatti rinvenuti, oltre al narcotico di varia tipologia, anche materiale per il confezionamento e bilancini di precisione. Altri tre lavoratori, invece, sono stati segnalati quali assuntori al commissariato del governo di Bolzano. 

HORROR SHOW | Il re delle pappemolli

Sabato, 25 Marzo 2017 10:00

di Pietro Bellantoni

Antonio-Gentile20 marzo
ANTONIO GENTILE
(Sottosegretario di Stato)

«Con Salvini non ci andremo mai. È un uomo che deve essere sottoposto a delle misure psicologiche molto dure. Per le cose che dice avrebbe bisogno di uno psichiatra, non è una persona normale».

callipo20 marzo
PIPPO CALLIPO
(Imprenditore ed ex candidato governatore)

«Noi calabresi siamo una pappa molla. Viviamo assistiti da un centinaio di ladroni e ignoranti quasi tutti associati alla 'ndrangheta. Li votiamo perché ci danno del tu, ci offrono il caffè e ci fanno sentire importanti e ci sbrigano la praticuccia all'Inps, all'Asl e al comune. Per il resto non valgono niente. Vedi i cambiamenti negli ultimi venti anni. E noi sempre fedeli nei secoli».

21 marzo
GIUSEPPE GIUDICEANDREA
(Consigliere regionale)

Su Fb: «Non si vive di solo referendum...».
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trotta21 marzo
VINCENZO TROTTA
(Coordinatore provinciale di Fi Giovani Cosenza)

«Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno (e ripreso da Corriere della Calabria), che chiede a sindacati, associazioni imprenditoriali, ordini professionali e consumatori di dare i voti ai governatori del Sud, le categorie bocciano sonoramente le politiche economiche del governatore Mario Oliverio e della sua squadra. "Peggio fa soltanto Crocetta, governatore siciliano anch'egli del Partito democratico, e non ci stupiremmo se Oliverio facesse passare ciò come una vittoria: "Stiamo affondando ma c'é un capitano che è riuscito a fare peggio. Siate orgogliosi di me"».

21 marzo
MARIO OLIVERIO
(Governatore della Calabria)

Vota il più simpatico.
oliv7renzi cuffie

covelli21 marzo
DAMIANO COVELLI
(Consigliere comunale Cosenza)

«È assai discutibile che di fronte a tante emergenze ambientali e sociali si trovino i soldi solo per le luminarie. Un vero schiaffo alla miseria! Abbiamo capito che le luci sono il pezzo forte di Occhiuto e così gli affidamenti diretti, per i quali non perde il vizio, ma ogni pazienza ha il suo limite. Segnaliamo alle autorità competenti la prosecuzione di questo malvezzo e non ci meraviglieremo certo se anche questa volta le luminarie diventeranno oggetto di attenzione da parte di inquirenti e media».

mario-occhiuto122 marzo
MARIO OCCHIUTO
(Sindaco di Cosenza)

«Oggi noi spendiamo molto meno che in passato quando le Amministrazioni del Pd pagavano 700mila euro solo per un concerto di Capodanno o per una rappresentazione teatrale. Proprio loro, spendevano anche sulle luminarie somme più alte delle nostre se si sommano tutte le feste religiose, e senza alcuna progettualità, ma nessuno se ne accorgeva». 

alitalia-aeroporto-reggio22 marzo
DIPENDENTI ALITALIA
(Lavoratori dell'aeroporto di Reggio Calabria)

«Con estrema pazienza e professionalità, visto che tra quattro giorni saranno tutti licenziati con l'accettazione silente di sindaco e governatore, i dipendenti Alitalia stanno continuando ad essere disponibili e "gentili" con i passeggeri. Riusciranno questi dipendenti a garantire il servizio fino al 26 marzo, quando l'ultimo volo Alitalia partirà dall'aeroporto? L'esasperazione e la tenuta dei nervi sono al limite, ne va anche della sicurezza». Terrorismo precarista.

giuseppe scopelliti22 marzo
GIUSEPPE SCOPELLITI
(Ex governatore e sindaco di Reggio)

«Oggi, così, restiamo tutti in attesa che qualcuno risolva i nostri problemi, ancora una volta da "colonizzati" costretti a subire e destinati a mendicare, mentre c'erano tutti i presupposti per trovare, da soli, la soluzione e subito dopo indicare alla cittadinanza chi aveva dimostrato, ancora una volta, poco rispetto verso la città di Reggio Calabria... e tu dormi, dormi mentre i miei sogni crollano... cantava Vasco». 

23 marzo
CEDIR
(Sede del Tribunale di Reggio)

cedir biona
(Credits: Filippo Diano)

stefano-bisi-ape1023 marzo

STEFANO BISI
(Gran maestro del Grande oriente d'Italia)

Replica a don Ciotti di Libera, che aveva accostato la massoneria alla 'ndrangheta: «Ha mai sentito qualcuno di noi attaccare la Chiesa di fronte ai numerosi e preoccupanti casi di pedofilia di tanti sacerdoti? Forse qualcuno ha chiesto le liste dei sacrestani calabresi di fronte all'indagine su un noto prelato coinvolto nelle inchieste di Reggio?». 

 

CATANZARO Discutere della grave condizione del settore socio-assistenziale e dare voce a tutte le persone e le realtà che in questo a momento soffrono gravi condizioni di disagio. È quanto chiedono le associazioni Uneba, Anaste, Aris, Confapi, Confcooperative, Legacoop sociali e Terzo settore in una lettera aperta al presidente della Regione, Mario Oliverio attraverso la quale chiedono una convocazione in tempi brevi.
«Nonostante le quotidiane affermazioni che sottolineano l'importanza di dare forza alle politiche sociali in Calabria per contrastare efficacemente il degrado, l'ultima in tal senso è del presidente della Repubblica Mattarella lo scorso 21 marzo a Locri - è detto nel testo della lettera - la Regione Calabria, ultima in Italia, registra il più basso tasso di investimento nelle politiche per i più deboli. Le questioni aperte sono diverse e rischiano di mettere in ginocchio il welfare calabrese, con conseguenze nefaste per i diritti delle fasce più deboli. Le nostre associazioni, come certamente sa, hanno contribuito attraverso mesi e mesi di costante lavoro, al varo dei regolamenti attuativi della legge 23 del 2003. Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità e convinzione, ritenendo di fondamentale importanza il superamento del vergognoso ritardo accumulato dalla Regione nel campo delle Politiche Sociali: 16 anni rispetto alla legge nazionale di riferimento e di 13 anni da quella regionale, fino ad oggi inapplicata».
«Riteniamo che questa situazione - riporta ancora il testo - non possa più essere tollerata, anche perché si sta concretamente rischiando di dover restituire al mittente la dotazione finanziaria a copertura, fra l'altro, dei piani di Azione e coesione per minori e anziani. Ad oggi non abbiamo notizie circa i pagamenti delle spettanze ancora dovute alle strutture che erogano servizi sociali, in alcuni casi risalenti addirittura al 2014-2015. Le convenzioni sono scadute ormai da tempo e regna un regime di incertezza e precarietà che rende impossibile programmare qualsiasi futuro. Tutte problematiche rispetto le quali è necessaria una risposta chiara, e non meramente "politica" considerando che al momento la fase di stallo, acuita dalle frizioni non certo facilitanti cui assistiamo tra la parte politica e quella tecnica del dipartimento Politiche sociali, rischia di portare nel baratro l'intero sistema di welfare regionale. Desideriamo essere attori consapevoli e responsabili di un welfare che dia dignità ai cittadini calabresi, ma non vogliamo essere corresponsabili del definitivo fallimento del già fragile welfare calabrese. È per questo - sottolineano le associazioni - che attendiamo fiduciosi di essere convocati entro i prossimi 7 giorni. Viceversa l'unica alternativa sarà quella di dare voce, nei modi che riterremo opportuni, a tutte le persone e le realtà che in questo a momento soffrono gravi condizioni di disagio».

LAMEZIA TERME Il presidente del tribunale di Lamezia Terme Bruno Brattoli, e il presidente dell'Ordine degli avvocati di Lamezia Antonello Bevilacqua, in una nota congiunta, intervengono «in relazione alla recente indagine statistica predisposta dal ministero della Giustizia sulle performance dei Tribunali italiani» ricordando che «come già rappresentato al ministro della Giustizia in occasione della sua visita al Tribunale di Lamezia nell'ottobre 2015, dai prospetti statistici ministeriali risultava che dal 2007 al 2010 si era verificato un incremento, a dir poco anomalo, delle iscrizioni dei procedimenti civili relative alle controversie in materia di appello».
«Basti pensare - proseguono - che gli appelli cosiddetti "seriali" in materia contrattuale, quasi sempre di irrisorio valore economico, tra utenti e società di servizi, e in particolar modo Telecom ed Enel, hanno registrato un aumento del contenzioso da 9.266 procedimenti pendenti al 31 dicembre 2006 a 17.471 pendenti al 31 dicembre 2011 con conseguente aumento della durata media dei procedimenti fino a sei anni. Ciò nonostante la buona produttività dell'ufficio in quegli anni e sempre tenendo conto della costante scopertura dell'organico».
Quindi, nel far notare che «questi dati hanno un'ineluttabile negativa ricaduta sulla complessiva durata di definizione dei procedimenti pendenti che ad oggi si attesta all'incirca su duemila giorni», evidenziano che «questo dato non risponde alle legittime aspettative dell'utenza e deve essere ridotto in tempi estremamente circoscritti. Ciò - aggiungono - accadrà sicuramente in quanto, in tale contesto, il presidente del Tribunale ha adottato fin dal 13 dicembre 2012 misure organizzatorie approvate dal Consiglio giudiziario di Catanzaro e dal Consiglio superiore della magistratura». Inoltre, «grazie all'encomiabile impegno dei magistrati togati e onorari e del personale amministrativo, in perfetta sintonia con il consiglio dell'ordine degli avvocati di Lamezia Terme, tali misure hanno determinato un rilevante aumento della produttività dell'Ufficio nonostante le frequenti carenze di organico, il costante turn-over e assenze per legittimo impedimento dei magistrati togati e la carenza di personale amministrativo». Al riguardo Brattoli e Bevilacqua, fanno notare che «come dichiarato dal presidente del Tribunale il 21 ottobre 2015, in occasione della visita del ministro, nello spazio di meno di due anni il Tribunale di Lamezia Terme sarebbe diventato, con l'impegno di tutti gli operatori, tra i Tribunali più virtuosi d'Italia sul versante della produttività e dello smaltimento dell'arretrato ultratriennale accumulatosi negli anni anteriori al 2012. Ed infatti le complessive statistiche del ministero della Giustizia collocano oggi il Tribunale di Lamezia Terme all'ottavo posto (su 140 Tribunali) quanto a capacità di smaltimento dell'arretrato ultratriennale ponendolo così tra i migliori performer degli uffici giudiziari italiani. Addirittura quanto a produttività nell'anno 2016 il Tribunale di Lamezia Terme si colloca al secondo posto in Italia nella classifica del "clearence rate", ossia il rapporto tra cause concluse e cause sopravvenute». Ecco perché, concludono, «la legittima soddisfazione per i risultati recentemente raggiunti ovviamente induce tutti coloro i quali lavorano quotidianamente per il buon funzionamento del Tribunale di Lamezia Terme a proseguire col massimo impegno sul cammino intrapreso per ridurre il più rapidamente possibile i tempi di attesa per la definizione media dei procedimenti. Siamo perfettamente convinti - concludono Brattoli e Bevilacqua - che questo risultato potrà essere raggiunto solo con il costante impegno e collaborazione tra la magistratura e la classe forense in virtù della indefettibile sinergia che da lungo tempo è peculiare caratteristica dell'ambiente giudiziario lametino».

CATANZARO Il Psi di Catanzaro ufficializza il suo appoggio a Tonino De Marco, candidato sindaco centrista della coalizione Alternativa popolare. È stato approvato dal coordinamento cittadino del Psi, presieduto da Alessandro Tassani, alla presenza del commissario provinciale Piero Amato, il lavoro svolto dalla delegazione che ha seguito gli incontri per la formazione – è scritto in una nota – «di una importante e significativa coalizione, che, certamente, porterà alla vittoria finale alle prossime elezioni comunali».
«La costituzione di un'ampia area cattolica-democratica-riformista – prosegue il comunicato – non è altro che la riproposizione del primo centrosinistra, che ha rappresentato nel Paese, dalla fine degli anni 60 alla fine degli anni 80, un importante periodo di benessere e di progresso. Infatti le coalizioni di quegli anni, dirette della Dc e dal Psi vengono ancora oggi ricordate con rimpianto da parte di tutti i cittadini italiani. È stato un errore avere usato il giustizialismo e la giustizia come gogna mediatica, ha sostenuto nella sua relazione il segretario Nencini al congresso del Partito socialista, che si è svolto il 18 e 19 marzo. È stato un errore inutile e dannoso all'Italia di ieri e all'Italia di domani. Anche Nencini ha sottolineato che, nei territori, va creata un'alleanza da "Alternativa popolare" al "Campo progressista" per puntare, a livello nazionale al premio di maggioranza».
«A Catanzaro – si aggiunge – la delegazione ha lavorato per mettere intorno allo stesso tavolo l'intero centrosinistra di governo, ma, inutilmente, per le scelte autonome del Pd. Resta, però, oggi in campo il centrosinistra formato dagli ex Dc, dal Psi e da Idv, il centrosinistra di governo senza il Pd. La coalizione, aperta ad altri possibili contributi, per il momento è formata da Alternativa popolare (Catanzaro da Vivere), Udc, Psi, Idv, tre liste civiche, oltre a quella del candidato a sindaco Tonino De Marco».
«Il coordinamento del Psi – conclude la nota – ha espresso viva soddisfazione per la scelta unanime della coalizione a favore di De Marco, sia per la grande e riconosciuta esperienza in campo amministrativo, essendo stato direttore generale del Comune di Catanzaro e di altri importanti Comuni, ma anche per aver rivestito la carica di dirigente di delicati settori alla Regione Calabria, accumulando una particolare esperienza nel campo degli interventi straordinari».

In bici sulla 106 per ricordare le vittime

Giovedì, 23 Marzo 2017 16:18

CATANZARO Percorrerà in bicicletta tutti i 400 chilometri della statale 106, in circa una settimana, per ricordare le vittime degli incidenti verificatisi sulla strada. Andrea Fucile, di 32 anni, è partito ieri da Reggio Calabria per arrivare a Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza. Lo rende noto l'associazione "Basta Vittime Sulla Strada Statale 106". Fucile non è nuovo a questo tipo di esperienza: ha già attraversato 4 continenti, 58 nazioni, 147mila chilometri; ha percorso 3.220 chilometri in bicicletta da Torino a Istanbul, 4mila chilometri in autostop.
Appassionato di viaggi è anche prossimo alla pubblicazione del suo primo lavoro "Girovaga(bo)ndo", un libro in cui racconta tutto ciò che di strano gli è capitato in 10 anni di viaggi per il mondo. In questo contesto, essendo calabrese, ha voluto iniziare da Praia a Mare il giro della Calabria in bici e ieri, con il sostegno logistico dell'Associazione "Basta Vittime Sulla Strada Statale 106", ha iniziato il tour lungo la costa ionica dopo aver completato la costa tirrenica.
«Quando Andrea mi ha raccontato la sua idea - afferma Fabio Pugliese, presidente dell'Associazione "Basta Vittime Sulla Strada Statale 106" - mi ha letteralmente commosso. Nel suo viaggio c'è tutto: innanzitutto l'amore di un giovane calabrese per la sua terra; la voglia di ricordare chi è stato sfortunato con un gesto sportivo che non ha precedenti nella storia della nostra regione; e poi, infine, la voglia di indicare una strada per far uscire dal tunnel questa Calabria povera, isolata e sempre più povera di giovani. Spero che il suo viaggio sia utile e sono convinto che lungo la strada tutti i calabresi che lo incontreranno lo sosteranno, lo aiuteranno e lo stimoleranno in questa sua corsa verso la speranza di un futuro diverso».

REGGIO CALABRIA Il procuratore aggiunto di Palermo, Dino Petralia, verso la nomina a procuratore generale della Corte d'appello di Reggio Calabria. Questa mattina la Quinta Commissione del Csm ha presentato le proposte per le prossime nomine. Il giudice Matteo Frasca è stato designato per la presidenza della Corte d'appello di Palermo, di cui al momento è il reggente.
Petralia ha ottenuto l'unanimità per la Procura generale di Reggio. Queste le altre proposte del Csm: Francesco Mannino ha ottenuto cinque voti per ricoprire il posto vacante di Presidente del Tribunale di Catania, uno per Dorotea Quartararo. Per la nomina a presidente della Corte d'appello di Caltanissetta, sono andati cinque voti a Maria Grazia Vagliasindi, uno a Maria Giovanna Romeo. Per il procuratore generale della Corte d'Appello di Messina, posto vacante, Vincenzo Barbaro, che ha ottenuto cinque voti, uno a Roberto Saieva. Le nomine saranno decise dal plenum del Csm.

CATANZARO La giunta Oliverio avrebbe commesso altre irregolarità nel tentativo di sanare quelle già contestate dal Mef. E, invece di porre un freno alle spese pazze, le avrebbe aumentate mettendo sotto contratto altri esperti, esterni alla Regione. Le modalità con cui l'esecutivo calabrese ha attribuito gli incarichi di consulenza a tre professori universitari, membri della commissione che ha formulato le controdeduzioni all'ispezione del ministero, non rispettano le norme di riferimento. Lo dice, nell'ultima relazione, la Ragioneria dello Stato, secondo cui quegli affidamenti non sarebbero stati pubblicati sul sito web della Regione, così come prevede la legge.
La vicenda da teatro del grottesco inizia nell'ottobre 2015, quando la giunta regionale nomina una commissione di esperti a cui affida il compito di formulare le controdeduzioni alla relazione del Mef, stilata in seguito all'ispezione del 2013. Dell'organismo – oltre ai segretari generali di giunta e Consiglio, ai dirigenti dei dipartimenti Risorse Umane e Bilancio, al coordinatore dell'Avvocatura regionale e al presidente del Collegio dei revisori dei conti – fanno parte anche tre illustri professori universitari: Lorenzo Zoppoli (Federico II di Napoli), Paolo Falzea (Magna Graecia di Catanzaro) e Alessandro Ridolfi (Sacro Cuore di Roma). Alla commissione l'arduo compito di elaborare la difesa della Regione e, dunque, le "giustificazioni" alle 50 gravi irregolarità riscontrate dal Mef in merito alle spese per il personale della giunta e del consiglio regionali. Missione fallita: la Ragioneria dello Stato ha infine confermato 41 di quei rilievi, bocciando di conseguenza anche le tesi dei professori.
L'aspetto tragicomico della storia riguarda però il modo in cui quegli incarichi sono stati assegnati. Nel documento, infatti, il dipartimento del ministero stigmatizza la scelta della giunta Oliverio di affidarsi a tre esperti esterni e sottolinea il mancato rispetto delle norme per questo tipo di incarichi. «In disparte ogni considerazione circa l'opportunità di avvalersi di consulenti esterni per questioni attinenti compiti proprio dell'ente – scrive il Ragioniere dello Stato Daniele Franco –, corre l'obbligo di evidenziare che tali affidamenti», attribuiti con una delibera di giunta del 27 ottobre 2015, per un compenso individuale di 3.500 euro, oltre al rimborso spese eventualmente sostenute, «non risultano pubblicati sul sito internet della Regione». Un modo di procedere, secondo il Mef, in contrasto con le norme che «prevedono la pubblicazione di elenchi di collaboratori in banche dati dell'amministrazione pubblica accessibili al pubblico per via telematica e delle procedure comparative effettuate per il conferimento degli incarichi». La toppa cucita da Oliverio è quasi peggio del buco. (4. Fine).

Pietro Bellantoni
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CATANZARO Gli alti papaveri della Regione potrebbero presto dover restituire più di 18 milioni di euro. Soldi che la Cittadella ha sborsato per quelle che il ministero dell'Economia giudica come illegittime retribuzioni (di posizione e individuale) a favore dei dirigenti. I grand commis della Calabria sono i protagonisti assoluti dell'ultima relazione stilata dalla Ragioneria generale dello Stato, nella quale vengono confermate 41 criticità contabili sul totale delle 50 emerse al momento dell'ispezione dei tecnici del Mef, avvenuta nel 2013. Non è, comunque, un giudizio definitivo: il ministero procederà con le valutazioni conclusive solo dopo l'approvazione dei nuovi provvedimenti sui rilievi ancora da regolarizzare. La giunta guidata da Mario Oliverio ha, insomma, un altro po' di tempo per cercare di correre ai ripari. 

RECUPERO SOMME Nel documento, il Ragioniere dello Stato, Daniele Franco, sollecita la Regione a procedere al recupero delle somme «indebitamente erogate» in merito all'«illegittimo superamento della consistenza del fondo della dirigenza della giunta regionale, che ha comportato un indebito esborso» per quanto riguarda la retribuzione di posizione (più di 10 milioni) e individuale (3). «Dalle argomentazioni prodotte, per stessa ammissione dell'amministrazione regionale – è scritto nella relazione –, si evince che non è stata data ancora attuazione concreta alla metodologia per la graduazione delle funzioni dirigenziali. Né si possono condividere le considerazioni fornite dall'ente a giustificazione di una indennità superiore a quella minima prevista in considerazione dell'articolazione complessa degli uffici regionali». Questo perché la natura di struttura complessa «deve essere desumibile da condizioni oggettive, oltre che da un atto che formalmente la individua come tale e cui consegue la cosiddetta "pesatura" delle funzioni dirigenziali». Altri 3,7 milioni riguardano l'«illegittima corresponsione» della retribuzione di risultato con risorse di bilancio, «in assenza della contestuale riduzione del fondo».
Più o meno la stessa situazione in cui si trovano i manager del consiglio regionale, a cui vengono contestati circa 2 milioni di euro. Fino al 2013, rivela la Ragioneria dello Stato, «ai dirigenti non sono stati assegnati gli obiettivi da perseguire ai quali correlare l'erogazione della retribuzione di risultato».

ALTRE INDENNITÀ C'è poi la questione inerente alle indennità per i direttori generali della giunta riconosciute senza motivazioni. I compensi «maggiorativi» possono essere cioè essere inseriti «solo eccezionalmente (e motivatamente), allorché la funzione richiesta al personale assunto a termine si discosti da quella ordinariamente prevista per la posizione da ricoprire. Sul punto, invece, non sono stati forniti chiarimenti sulla scelta operata dall'amministrazione regionale di avvalersi di dirigenti generali tutti esterni e attribuendo loro maggiorazioni retributive nel limite massimo previsto in assenza di motivazioni esplicative».

INCENTIVI Il ministero ha anche chiesto un giudizio alla Corte dei conti in merito agli incentivi del personale (gettoni di presenza, compensi per assistenza fiscale), per un totale di 1,6 milioni. I chiarimenti forniti dalla Regione rispetto a questo ulteriore rilievo, infatti, «possono ritenersi solo parzialmente idonei al superamento delle irregolarità».

ASSUNZIONI Ma il lavoro dei giudici non è finito. Il ministero ha demandato alla Corte dei conti anche la valutazione su tutta una serie di assunzioni probabilmente illegittime avvenute nel 2009: 6 dirigenti a tempo indeterminato, 2 a tempo determinato, 2 direttori generali, 142 collaboratori, 14 consulenti e 95 lavoratori di categoria D3. (3. Continua)

Pietro Bellantoni
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