Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

Nomine Consiglio, tensioni in maggioranza

Mercoledì, 22 Febbraio 2017 17:09

REGGIO CALABRIA «Rimaniamo sorpresi dalla nota del collega Vincenzo Pasqua sulle nomine di competenza del consiglio regionale. La sua presa di posizione ci ha stupito ma, ne siamo certi, è frutto di uno zelo disinteressato sul completamento delle nomine che può segnare un momento di ripartenza dell'azione di governo in Calabria, dopo due anni di legislatura in cui sono stati raggiunti traguardi significativi e apprezzabili». Lo dichiara il capogruppo del Pd in consiglio regionale Sebi Romeo.
«Ci sorprende che il collega Pasqua – prosegue – abbia evocato l'esercizio dei poteri sostitutivi del presidente dell'assemblea che, secondo il nostro ordinamento, costituiscono l'extrema ratio: il rimedio ultimo da esperire laddove le forze politiche non addivengano a un'intesa, auspicabile nel rispetto dei ruoli di maggioranza e minoranze. Del tutto pleonastica è poi la richiesta di procedure trasparenti e improntate al rispetto del principio di legalità. Pasqua dovrebbe sapere bene che, nei mesi scorsi, proprio il presidente del consiglio regionale, Nicola Irto, si è fatto carico di individuare un meccanismo inedito nella storia del regionalismo calabrese e del tutto trasparente: quello della scelta per sorteggio dei professionisti chiamati a operare negli organismi di garanzia e vigilanza, sottraendo così tali funzioni alle pur legittime determinazioni della politica che, però, si sarebbe ritrovata nelle condizioni di dover controllare se stessa. Non tema, dunque, Vincenzo Pasqua perché l'azione del consiglio regionale continuerà a essere fondata sui principi di legalità e meritocrazia, al riparo dalle tentazioni della lottizzazione sconsiderata che appartiene a un modo assai vecchio e dannoso di fare politica».
«Noi crediamo – aggiunge – che le cose vadano fatte bene, senza cedere ai tentativi di condizionamento, alle pressioni, se vogliamo anche alle logiche ricattatorie che in consiglio regionale non hanno diritto di cittadinanza. Il presidente Oliverio, la giunta e l'assemblea stanno operando alacremente per risolvere i numerosi problemi che attanagliano la nostra terra, ma lo sforzo per rendere la Calabria una regione normale inizia a far vedere i propri frutti e siamo certi che nell'arco della legislatura premierà il lavoro svolto».
«Un lavoro – conclude Romeo – condotto lontano dai riflettori perché noi siamo convinti che il bene dei calabresi valga più di cinque minuti di notorietà o della pretesa di qualche strapuntino. Una cultura, questa, che non appartiene a noi né, ne siamo certi, al collega Pasqua».

PASQUA: SI VOGLIONO TRAVISARE LE NORME  Immediata la controreplica di Pasqua: «Rimarrei colpito dalle affermazioni del buon Romeo se per un attimo dimenticassi che proviene da un partito in cui la scissione è divenuta ormai una realtà. Difatti, devo prendere atto della sua volontà di porre in risalto un atteggiamento  disgregante in cui il distinguo emerge palesemente dalla sue parole "una cultura che non appartiene né a noi né al collega Pasqua...", e che per certi aspetti potrebbe francamente anche lusingarmi... soprattutto laddove si cerca disperatamente e purtroppo, anche goffamente, di travisare il significato chiaro e lampante delle norme di legge contenute nel disposto di cui agli articoli 113 del Regolamento sul funzionamento del consiglio regionale e 2, 6 e 7 della legge 4 agosto 1995 n. 39, in cui il potere sostitutivo del presidente del Consiglio non è derubricabile tanto a mera facoltà quanto a extrema ratio avulsa dalla prassi consolidata delle precedenti legislature. Esiste in proposito un preciso dovere istituzionale di ricostituire gli organi scaduti ormai da molto tempo e che possono agire soltanto in regime di ordinaria amministrazione proprio a causa di questo vulnus. Nessuna questione di spartizione pertanto potrà mai giustificare simili inadempienze, senza se e senza ma. Del pari, sul tema del sorteggio mi sono già espresso a suo tempo e proprio per questo ribadisco con forza l'esigenza vera di sottoscrivere appositi Protocolli di legalità in assenza dei quali qualsiasi modalità di scelta risulta a rischio. Sorteggi compresi. Altro che affermazioni pleonastiche. Infine vorrei ricordare al collega Romeo nei cui confronti nutro sincero affetto e stima e dopo quest'oggi, anche tantissima tenerezza, per il ruolo ingrato che a volte proprio a lui tocca svolgere, che l'unico seggio su cui sono felice di sedere è quello di cui mi ha liberamente onorato il popolo calabrese e non certo un singolo partito cui dover rispondere in ogni momento».

 

Limbadi, arrestato Giovanni Mancuso

Mercoledì, 22 Febbraio 2017 15:47

LIMBADI Arrestato a Limbadi il pregiudicato Giovanni Mancuso, 76 anni, accusato di aver violato la misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. I carabinieri, nel corso di un servizio di pattuglia, hanno individuato Mancuso in un terreno agricolo in compagnia di un altro pregiudicato. Il 76enne, dopo essere stato dichiarato in arresto, è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa della pronuncia dell'autorità giudiziaria. Mancuso era stato sottoposto all'obbligo di dimora per la sua acclarata pericolosità sociale.

CATANZARO Una donna di cui ancora non sono state rese note le generalità è morta dopo essere stata investita da un camion, in pieno centro storico a Catanzaro. Secondo una prima ricostruzione, il mezzo, che sarebbe servito da supporto ad alcuni lavori, stava effettuando una manovra in retromarcia proprio mentre la donna attraversava la strada. Probabilmente a causa dell'altezza del mezzo e della statura della donna, il 26enne alla guida non avrebbe visto i movimenti della vittima. La donna sarebbe morta sul colpo dopo aver battuto la testa. Sul luogo dell'incidente, avvenuto poco prima delle 14, sono intervenuti i carabinieri per effettuare i rilievi del caso.

ale. tar.

Nomine Consiglio, Pasqua “diffida” Irto

Mercoledì, 22 Febbraio 2017 11:54

REGGIO CALABRIA È la stessa storia che si ripete da mesi: le nomine negli enti para-regionali di competenza del Consiglio vengono puntualmente inserite all'ordine del giorno, ma poi non se ne fa niente. Motivo: maggioranza e opposizione non riescono a mettersi d'accordo. L'ennesima fumata nera è avvenuta lunedì scorso, giorno dell'ultima seduta del parlamentino regionale.
In realtà ci sarebbe una via d'uscita: il presidente del Consiglio, Nicola Irto, potrebbe usare i cosiddetti "poteri sostitutivi" e procedere in autonomia (come aveva fatto, nella scorsa legislatura, il suo predecessore, Franco Talarico). Ma il numero uno dell'Astronave esita, ormai da troppo tempo, forse nel tentativo di non creare ulteriori malumori in un centrosinistra particolarmente suscettibile, di questi tempi. La quadra, però, finora non è stata trovata. E il risultato è una semiparalisi di alcuni enti particolarmente importanti, come il Comitato istituzionale dell'autorità regionale dei trasporti (Artcal) o il Comitato di indirizzo dell'Azienda territoriale per l'Edilizia residenziale (Ater). Una situazione che ha spinto un consigliere di maggioranza, Vincenzo Pasqua, a "diffidare" ufficialmente Irto.
Con una nota del 20 febbraio (giorno dell'ultima seduta dell'assemblea), il componente del gruppo "Oliverio presidente" ha esortato il numero uno dell'Astronave, «anche al fine di evitare possibili danni erariali», a procedere con le nomine «senza ulteriore ritardo».
Una sorta di messa in mora, per Irto. Pasqua, tuttavia, non si limita a sollecitare una svolta, ma invoca anche procedure chiare e lineari: «Ancor più, in considerazione della necessità di garantire massima trasparenza e legalità, e al fine di scongiurare il pericolo di infiltrazioni di qualsivoglia natura riguardo ai soggetti» nominati, il consigliere vibonese chiede a Irto di «voler valutare profonditamente la necessità di sottoscrivere appositi Protocolli di legalità tra il consiglio regionale della Calabria» e le «Prefetture competenti per territorio» ancor «prima di procedere alla designazione o comunque alla sottoscrizione dei relativi contratti». Pasqua, in sostanza, dimostra di non aver alcuna intenzione di accettare eventuali procedure opache nella scelta dei rappresentanti del consiglio regionale.
Ora la palla passa a Irto, che dovrà decidere se continuare a insistere sull'accordo politico (evidentemente difficile da raggiungere) o, invece, se agire in modo autoreferenzIale.

IL "RIBELLE" La "diffida" potrebbe essere un ulteriore segnale dello strappo di Pasqua rispetto alla sua stessa maggioranza. È stato proprio lui, nel corso dell'ultimo Consiglio, a scatenare il polverone relativo alla legge sul golf, poi rinviata per mancanza del numero legale. Il consigliere di Op, infatti, è stato il primo a sollevare dubbi e a chiedere approfondimenti circa i possibili oneri a carico del bilancio regionale inseriti nella legge di cui lui stesso è firmatario. Da quel momento in poi, in aula è scoppiata la bagarre, con il governatore Oliverio che ha preteso e ottenuto l'attestazione, da parte di Irto e dei tecnici del Consiglio, circa l'esclusivo contributo finanziario dei privati per l'eventuale costruzione degli impianti da golf. Le rassicurazioni dell'Ufficio di presidenza, però, non hanno convinto Pasqua, che – in disaccordo con la sua stessa maggioranza – ha poi votato a favore del rinvio del testo proposto dal centrodestra.
È rottura? Prematuro ipotizzarlo oggi. Certo è che il consigliere di Op, dall'inizio della legislatura, ha più volte manifestato insoddisfazione nei confronti delle scelte di Oliverio. Il caso più eclatante risale al luglio 2015, nei giorni in cui il governatore si apprestava a varare la "giunta dei tecnici", escludendo i consiglieri eletti. «Alto profilo solo negli esterni? Così si offende il Consiglio», il commento del giovane politico, che aveva anche invocato il «primato della politica»: «Sarebbe inaccettabile ed estremamente offensivo per l'intero Consiglio immaginare di poter comporre una giunta regionale che si risolva nell'equazione "alto profilo, competenze esperienze e professionalità-solo esterni"». Oliverio, poi, ha comunque fatto di testa sua.

Pietro Bellantoni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Soveria, inaugurato il nuovo Pronto soccorso

Martedì, 21 Febbraio 2017 16:03

SOVERIA MANNELLI Il presidente della Regione, Mario Oliverio, ha inaugurato questa mattina, alla presenza di autorità civili, politiche e religiose, sindaci, amministratori locali, personale sanitario e parasanitario e numerosi cittadini, i locali del nuovo Pronto soccorso nel presidio ospedaliero di Soveria Mannelli. Una struttura completamente rinnovata e dotata di moderne tecnologie, che sarà punto di riferimento per le emergenze della vasta utenza sanitaria del territorio montano del Reventino, un'area centrale della Calabria che comprende le popolazioni residenti tra le province di Cosenza e Catanzaro.
«Qui – ha detto Oliverio – c'è un esempio concreto di come bisogna operare in direzione della costruzione di un sistema sanitario capace di garantire la tutela della salute dei cittadini. In Calabria, lo sappiamo tutti, da anni viviamo una situazione difficile. Per un lungo periodo di tempo abbiamo assistito al depauperamento progressivo dei nostri servizi sanitari; abbiamo visto i nostri concittadini partire, affrontare sacrifici e drammatici viaggi della speranza e ricorrere fuori dalla nostra regione per essere curati. Ora è giunto il momento di invertire questo trend negativo. Per farlo bisogna ripartire dai territori, dotandoli dei primi, necessari presidi di tutela della salute».
«Comuni come Soveria Mannelli, San Giovanni in Fiore, Acri e Serra San Bruno – ha proseguito – sono realtà di montagna nelle quali ci sono presidi ospedalieri che sono irrinunciabili e indispensabili per le popolazioni di questi territori. Queste realtà non possono assolutamente rinunciare ai loro presidi ospedalieri. E noi, lo ribadisco anche oggi da Soveria, non possiamo né vogliamo rinunciare a garantire alle popolazioni che vivono sulla montagna e sulla collina, i servizi sanitari essenziali, che sono la prima condizione di sicurezza per un territorio. Diciamo questo non per fare demagogia o populismo a buon mercato. Sappiamo bene che molte strutture sanitarie andavano chiuse, ma sappiamo anche che molte altre strutture come questa sono state ingiustamente depotenziate. Intendiamoci: nessuno può pensare di avere in ogni parte del territorio servizi di eccellenza e alte specialità. Chi lo pensa è un folle o un demagogo, ma le garanzie minime, il diritto inalienabile alla tutela della salute per ogni cittadino non può essere né cancellato, né offuscato. Per garantire a tutti questo diritto bisogna costruire un sistema sanitario regionale adeguato ai bisogni della gente, passando da un approccio meramente ragionieristico ad una riorganizzazione adeguata dei servizi e pienamente rispettosa dei diritti di ognuno. Tagliare gli sprechi significa eliminare doppioni e spese inutili, ma non i servizi fondamentali. Occorre tagliare dove c'è da tagliare e qualificare e potenziare dove c'è da qualificare e potenziare, collegando in rete i servizi presenti sul territorio con gli ospedali "Spoke" e "Hub". A qualche chilometro da quì c'è l'ospedale di Lamezia Terme, che ha subito anch'esso processi di depauperamento. Anche quell'ospedale deve essere rilanciato e potenziato. La rete deve essere impostata secondo una visione di scala che tenga presente e valorizzi le eventuali eccellenze che sono sul territorio. A tal proposito colgo l'occasione per informarvi che abbiamo destinato a questo ospedale, nella gestione dei fondi ex articolo 20, un milione di euro per il potenziamento del Centro Protesi, una realtà importante presente in questo territorio che per un lungo periodo di tempo è stato un punto di riferimento per tutta la Calabria».
«Mi auguro – ha concluso il presidente della Regione – che la stagione del depauperamento e dei commissari, che in modo burocratico hanno affrontato i problemi della sanità nella nostra regione per sei lunghi anni, si chiuda una volta per tutte. I calabresi hanno gli stessi diritti dei cittadini lombardi, veneti o piemontesi ad avere prestazioni sanitarie che rispondano a standard di efficienza e qualità. Il diritto alla salute è un diritto di tutti e ad esso noi non vogliamo assolutamente rinunciare. Su questa strada andremo avanti con determinazione, perché siamo sicuri di difendere gli interessi della nostra comunità e di dare voce alla nostra gente. Continueremo a farlo con grande serietà e responsabilità, ben sapendo che i problemi spesso sono complessi e non è facile risolverli dalla sera alla mattina».

«...i vostri uffici non agiscono con diligenza. Non sembrano rivolti a risolvere problemi, ad alleviare le difficoltà, a facilitare i doveri comuni. Al contrario, sembrano orientati soltanto a porre intralci. Sono disposti a negare, piuttosto che ad assentire. Credono che, non risolvendo i problemi più semplici, si possa apparire indispensabili...».
Questo inciso non è parte del pregevole dibattito tra Battaglia e Jorio sulla burocrazia ma la ricostruzione di un discorso di duemila anni fa dell'Imperatore Diocleziano ai vertici della sua amministrazione (da L'Imperatore guerriero, Guido Castelli).
Non sono per nulla convinto che il tema possa essere affrontato senza guardare insieme anche il problema del modello di pubblica amministrazione e quello delle necessarie competenze tecniche dei politici. Estraggo per sintesi ciò che più mi interessa riprendere degli interessanti ed autorevoli interventi di Battaglia e Jorio: la burocrazia come limite dell'azione amministrativa, la conseguente ricerca di un rapporto corretto tra politica e burocrazia e la necessità di competenze e saperi come presupposto essenziale oggi per governare ed amministrare.
In effetti basterebbe un questionario per sapere quanti politici hanno veramente idea del significato per esempio di un Piano esecutivo di gestione o di un Documento unico di programmazione. Sarebbe altrettanto indicativo conoscere quanti burocrati li vedono come adempimenti solo formali, da sottoporre proprio loro ai politici in un rovesciamento sostanziale dei ruoli dell'azione amministrativa.
In questo senso è una semplificazione replicare lo stereotipo di una azione politica ostaggio della burocrazia almeno quanto aspettarsi azioni messianiche e solitarie dai politici che vengono eletti.
È necessario rifletterci perché invece, osservando il dibattito nazionale sui media, sembra che il problema principale dell'inefficienza della pubblica amministrazione si esaurisca nella repressione dei "furbetti del cartellino" cui sono dedicate molte energie ministeriali e diverse innovazioni legislative. Mentre appare chiaro come non interessi a nessuno che altri possano in astratto serenamente dormire sulle scrivanie, dal momento che avendo passato il badge hanno assolto sostanzialmente al loro compito. Dimenticandosi, peraltro, di dire grazie alla parte di dipendenti volenterosi che autonomamente svolge il lavoro di tutti.
In sostanza, ancora una volta, il vero problema è rappresentato dal modello ormai antistorico di pubblica amministrazione che fa da ecosistema all'azione pubblica e concorre a delineare comportamenti e prodotto finale.
Se ben guardiamo, il moralismo di maniera che sottende ai continui interventi legislativi sugli assenteisti, evidenzia il fallimento del modello tradizionale di pubblica amministrazione. Un sistema incapace geneticamente di dare trasparenza a quello che accade dentro l'amministrazione, di valutare le performance, di premiare o sanzionare, inadatto a creare valore pubblico con la sua azione perché nel migliore dei casi produce output ma non genera outcome per i cittadini.
Invece è proprio il prodotto dell'azione pubblica e non la forma dei comportamenti che fa la differenza verso il cittadino. Il modello della nostra pubblica amministrazione è disegnato sul formalismo degli adempimenti e sulla degenerazione del principio di legalità. Ciò la rende impermeabile alla cultura del risultato, all'analisi economica e alla valutazione e al monitoraggio delle politiche pubbliche. Opportunamente è stato scritto che l'amministrazione pubblica è un jumbo ma ha meno strumenti di controllo e analisi di una vespa 50.
Inevitabilmente la degenerazione del formalismo e del principio di legalità amministrativa porta ad una P.A. dove il procedimento diventa fine a se stesso e si pone come ostacolo al conseguimento del fine dell'azione. Questo è il motivo per cui anche le immissioni di giovani quadri e dirigenti, nonostante i nuovi saperi e le competenze di cui sono portatori, produce risultati lontani dalle aspettative. Addirittura si assiste non di rado a fenomeni di rapido adeguamento alle prassi più deleterie.
La riforma Madia rimane in questo schema che si vuole modificare per singoli interventi che seppur meritevoli rimangono insufficienti. Emblematico l'esempio dell'introduzione del silenzio-assenso dopo 30 giorni tra amministrazioni pubbliche. Ciò dimostra, ove ce ne fosse bisogno, che neanche tra pubbliche amministrazioni ancora oggi si può trattare alla pari perché la singola l'autorità che detiene l'informazione opera in forza di un rapporto verticale, proprietario e ostile verso tutti e non riconosce come fine ultimo il risultato.
Nel centralismo chiuso dell'amministrazione italiana al vertice permangono le prefetture in uno schema ottocentesco di rappresentazione del potere centrale. Un vero emblema del paternalismo autoritario introdotto da Napoleone Bonaparte nel 1816 e inutilmente abolito dalla riforma Bassanini quater del 1999 poi resa vana dal governo successivo.
La conseguenza è che di fronte al cittadino non si presenta un'unica amministrazione ma ancora oggi più di 10.200 pubbliche amministrazioni con oltre 9.600 sedi decentrate ognuna delle quali ha i suoi luoghi e strumenti, i suoi server, il suo data center e funzioni duplicate, non standard e alle volte obsolete nell'epoca del cloud.
In balia delle P.A. rimangono il cittadino e le imprese, in una asimmetria solo temperata dalle innovazioni legislative dalla legge 241 agli indirizzi del recentissimo Foia – Freedom of Information Act che sancisce il diritto di accesso civico ai dati.
È questo schema e non un problema genetico o lombrosiano che consente la degenerazione burocratica e politica. Tutto ciò avviene nel mentre la sfida della rivoluzione digitale apre uno scenario ulteriore che richiederebbe sfide nuove, prodotte dall'impatto dell'intelligenza artificiale e delle scienze sociali computazionali necessarie a trattare grandi moli di dati.
La conclusione è che noi siamo indietro di almeno un giro rispetto alla costruzione di una nuova pubblica amministrazione, in ritardo persino con i principi della rivoluzione industriale fordista e l'apertura al mercato. Mentre si fa strada una rivoluzione digitale che non farà prigionieri se solo si pensi che il trade-off del programma industria 4.0 porterà alla perdita di 5 milioni di posti di lavoro in Italia e ad un fabbisogno di nuove competenze che la P.A. neanche conosce.
La mia impressione è che se non si lavorerà ad un ripensamento dell'immagine giuridica stessa della pubblica amministrazione e del nostro diritto amministrativo la semplice digitalizzazione della nostra P.A. ci manterrà indietro nella competitività del Paese e nell'azionabilità piena dei diritti di cittadinanza.
Il problema è rappresentato dallo schema generale e dal rapporto con le nuove tecnologie (per la rivoluzione digitale) e tra Autorità e Libertà (per l'evoluzione del modello di P.A.) che il nostro Paese deve valutare di mantenere o modificare.
Per questi motivi, in conclusione, il Paese a parer mio ha un disperato bisogno di cambiare il modello di pubblica amministrazione. Un nuovo modello associato a dematerializzazione dei procedimenti amministrativi, Open Government, condivisione e apertura dei dati (Open Data), valutazione quali-quantitativa delle politiche (Big Data) partecipazione deliberativa e immediatezza e automazione dei feedback al cittadino.
Burocrazia o politica, in conclusione di chi sarebbe allora la colpa per un settore pubblico inadeguato? Quale la soluzione?
Io credo in una riforma del modello di un governo aperto e orizzontale con i cittadini, fondato sulle tecnologie digitali. Dal grado di maturità tecnologica discenderebbe automaticamente la necessità/opportunità di una diversa azione della burocrazia.
La P.A. digitale deve rovesciare il condizionamento della libertà individuale e di impresa assoggettati oggi sempre all'autorizzazione preventiva e all'intermediazione se non all'arbitrio dei segmenti sempre più disarticolati del settore pubblico. Non assisteremmo più a vicende come quelle della pavimentazione del corso Garibaldi di Reggio Calabria o dello stadio della Roma dove enti pubblici parlano a distanza di anni lingue differenti.
Trasparenza e corruzione dipendono dal modello e dall'ecosistema della P.A. e non dalle autorità esterne (Anac e vari Garanti) e dell'intervento giurisdizionale che per sua natura è tardivo.
Altrimenti come agire? Affidandosi alle invettive e agli stereotipi o adottando il modello ideologico del compagno Stachanov, dimenticando che la rivoluzione industriale è finita da un pezzo? Sperando sempre che non abbia aderito alla scissione!

*Ex assessore regionale

REGGIO CALABRIA «Le azioni della giunta e della sua maggioranza, o di quel che ne rimane e che ieri ha subito una sonora bocciatura, sono lastricate soltanto di buone intenzioni. Avrebbero voluto l'approvazione forzata della legge sui campi di golf, quasi si trattasse di una legge necessaria e indispensabile per risolvere i problemi dei calabresi, nonostante le opposizioni chiedessero un semplice rinvio per approfondimenti. La Calabria da questa maggioranza fallimentare non può attendersi niente di buono». Così il consigliere regionale Domenico Tallini.
«Nei fatti, al di là degli annunci di un leale confronto con l'opposizione – continua –, ribadito anche in occasione dell'entrata in Consiglio di Wanda Ferro, il presidente Oliverio e la sua maggioranza, vuoi perché non hanno alcun progetto generale di sviluppo della Calabria, vuoi perché sono costretti a muoversi tra veti e polemiche interne al Pd, agiscono in maniera unilaterale, estemporanea e approssimativa. Si è riusciti perlomeno a eliminare, dopo diversi interventi e sollecitazioni, un "prevalentemente", apposto tra le righe di un articolo, in riferimento agli investimenti privati che dovranno perciò, qualora la legge tornasse in aula, essere esclusivi e non potranno contare su risorse pubbliche. Colpisce che dinanzi alle nostre richieste di agire nella promozione del turismo, che tuttora non ha un assessore e la cui gestione minimale genera soltanto diseconomie, con metodo e programmazione, la risposta è stata la forzatura con cui si sarebbe voluto, a tutti i costi, approvare una legge sul golf, quando i calabresi hanno ben altri problemi e quando la Calabria vive una crisi da cui non sa come uscire. Colpisce, cioè, che dinanzi a una richiesta di buon senso, che non mirava a bocciare la legge in sé ma era finalizzata a valorizzare i criteri della trasparenza e della buona amministrazione e a comprendere, dettaglio non di poco conto, da dove vengono gli input per agire sul golf piuttosto che sul calcetto a cinque, sia prevalsa una chiusura sorda e irremovibile del presidente Oliverio e della sua maggioranza».
«Forse – prosegue Tallini – c'è da intendersi sulle parole "confronto democratico" e "condivisione delle scelte che mirano al bene della Calabria". Confronto e condivisione, per questa maggioranza sempre più autoreferenziale e miope, significano finzione e presa in giro. La legge sul golf, se l'opposizione non avesse reagito con determinazione, andava approvata e basta. E andava approvata lunedì e non la prossima settimana!». «Questo – conclude – era l'ordine e l'ordine andava eseguito. Agli interrogativi dell'opposizione volti a sapere da chi l'ordine fosse stato impartito e cosa ci guadagneranno i calabresi non si è voluto dare risposta».

Graziano-Gallo, decide ancora la Consulta

Martedì, 21 Febbraio 2017 14:06

CATANZARO Le porte girevoli del consiglio regionale non si fermano mai. La Corte costituzionale ha discusso oggi il caso che riguarda il seggio attualmente occupato da Giuseppe Graziano e conteso dal primo dei non eletti nella lista Casa delle libertà nel collegio Nord, Gianluca Gallo. La Consulta non ha ammesso la costituzione in giudizio dello stesso Graziano, in quanto l'istanza è stata formalizzata oltre i tempi di presentazione stabiliti per legge. Accolta, invece, la costituzione di Gallo, i cui legali – Oreste Morcavallo e Francesco Paolo Gallo – hanno esposto davanti agli ermellini le motivazioni già contenute nelle memorie depositate in passato. La sentenza della Corte costituzionale verrà probabilmente emessa tra una ventina di giorni.

SENTENZA E RINVII La contesa nasce nel gennaio 2015, quando Gallo chiede al Tribunale di Catanzaro di dichiarare la ineleggibilità di Graziano in virtù del ritardo con cui quest'ultimo si era messo in aspettativa dal ruolo di vicecomandante regionale del Corpo forestale dello Stato. Il termine previsto era il 29esimo giorno precedente la data del voto regionale, avvenuto il 23 novembre 2014. L'attuale segretario-questore del Consiglio avrebbe invece formalizzato l'aspettativa solo il 10 novembre. La tesi dei legali di Gallo è stata poi accolta dal Tribunale di Catanzaro, che ha dichiarato ineleggibile Graziano. Il quale, a sua volta, ha impugnato la sentenza davanti alla Corte d'appello. I giudici di secondo grado, dopo aver accolto la richiesta dei legali del consigliere in carica, Alfredo Gualtieri e Federico Tedeschini, hanno rimesso la causa alla Consulta, al fine di valutare la legittimità
costituzionale della norma secondo cui la richiesta di aspettativa del dipendente candidato alle elezioni deve tener conto del termine di 5 giorni entro cui l'amministrazione deve pronunciarsi sulla richiesta, senza consentire, dunque, l'immediato collocamento in aspettativa.

I PRECEDENTI L'assegnazione dei seggi per via giudiziaria sembra una costante in questa legislatura. Proprio ieri l'ex candidata alla presidenza della Regione, Wanda Ferro, si è insediata in Consiglio al posto di Giuseppe Mangialavori. Un avvicendamento imposto prima dalla Corte costituzionale, che ha abrogato parzialmente la legge elettorale calabrese, e poi dal Tar, a cui è toccato stabilire quale tra i consiglieri del centrodestra dovesse lasciare il posto all'ex presidente della Provincia di Catanzaro. Mangialavori, dal canto suo, ha già presentato ricorso al Consiglio di Stato.
L'ormai ex consigliere aveva vinto una prima battaglia giudiziaria per conservare il seggio a scapito di Claudio Parente, primo dei non eletti nella Casa della libertà nella circoscrizione Centro. La Cassazione aveva infatti respinto il ricorso presentato dal politico catanzarese, secondo cui Mangialavori non sarebbe stato eleggibile in quanto, al momento della presentazione delle liste elettorali, ricopriva la carica di direttore sanitario dell'istituto clinico Salus Mangialavori, convenzionato con la Regione.
L'ultima porta girevole riguarda Graziano e Gallo.

Pietro Bellantoni
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

SAN MARCO ARGENTANO Cinquantamila euro sono stati vinti a San Marco Argentano grazie a un tagliando Gratta e vinci della serie "Nuovo turista per sempre" staccato dal punto vendita di Contrada Rossillo sulla strada provinciale 270.
«Mi fa piacere – afferma il titolare della rivendita, Francesco Arnone – che la vincita sia stata realizzata proprio qui. Capire chi ha vinto però è difficile perché nel mio punto vendita, che si trova a 500 metri dallo svincolo per l'autostrada, passano davvero molte persone. La cosa certa è che con 50mila euro si può pensare di sistemare qualcosina».
Dall'inizio dell'anno, Gratta e Vinci ha distribuito in Calabria vincite per oltre 21 milioni di euro mentre sono più di 4mila i vincitori che, in regione, si sono aggiudicati i premi da 500 euro in su. In tutta Italia, nello stesso periodo di riferimento, il gioco ha distribuito premi per un importo complessivo di oltre 930 milioni di euro.

LOCRI I carabinieri del Gruppo di Locri, a seguito di una serie di controlli in sale scommesse e giochi di 42 comuni del territorio di competenza, hanno verificato all'interno di tre esercizi commerciali la presenza di una trentina di minori intenti a scommettere d'azzardo somme di denaro su eventi sportivi. La presenza dei ragazzi nei locali ha fatto scattare sanzioni amministrative per oltre 20mila euro a carico di proprietari e gestori delle sale. Gli accertamenti dei carabinieri, effettuati tramite le Compagnie di Bianco, Locri e Roccella Jonica, hanno riguardato gli esercizi commerciali all'interno dei quali sono istallati apparecchi per vincite in denaro con lo scopo di verificare la corretta applicazione della normativa di settore e di prevenire il fenomeno della ludopatia. Le attività di controllo, che saranno intensificate nei prossimi giorni, si inseriscono in un'azione mirata alla tutela delle fasce deboli, dei minori e di educazione alla legalità.

Pagina 1 di 506