Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

Furto di 150 capi di bestiame nel Vibonese

Sabato, 20 Gennaio 2018 14:26

MONTEROSSO CALABRO Il proprietario di un'azienda da agricola di Monterosso Calabro, ha denunciato stamani il furto di 150 capi di ovini e caprini, per un valore complessivo di circa 10.000 euro, avvenuto verosimilmente nel corso della notte. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Monterosso calabro che stanno vagliando tutte le ipotesi. Non sono state trovate al momento tracce utili per risalire ai responsabili del furto.

 

CATANZARO Le segreterie regionali della Calabria dei sindacati Filt-Fit-Uilt-Ugl-Oorsa hanno proclamato uno sciopero del personale Trenitalia lunga percorrenza, dalle 21 di giovedì 25 alle 21 di venerdì 26 gennaio 2018. Lo rende noto Trenitalia.

 

FALERNA È successo qualche sera fa, vicino a un bar sul lungomare di Falerna. Un giovane ivoriano viene avvicinato da tre soggetti che gli chiedono il telefono cellulare per poter fare una telefonata. A seguito del suo rifiuto uno di loro gli sferra un pugno sul volto e, subito dopo, una coltellata alla mano. Una breve colluttazione durante la quale gli altri due recuperano dal cofano dell’auto con la quale erano arrivati un’ascia e una motosega e sopraggiungono minacciando il ragazzo nordafricano che, fortunatamente, riesce a darsi alla fuga e a raggiungere a piedi la vicina stazione carabinieri di Falerna. Mentre il giovane viene medicato a seguito della frattura del setto nasale e del taglio sulla mano, scattano immediatamente le ricerche. I militari rintracciano poco dopo i tre aggressori, ancora in zona, e l’autovettura a bordo della quale vengono recuperati anche gli attrezzi utilizzati per l’aggressione. Si tratta di Dario Mendicino, (classe ‘65), Rosen Bonko Minchov (’90), e Georgi Dodnikov (‘79). 
Una personalità «violenta e spregiudicata» evidenziata anche dalle modalità dell’aggressione, nata per futili motivi, all’origine del provvedimento di custodia cautelare in carcere emanato nei loro confronti dal Tribunale di Lamezia Terme su richiesta della Procura della Repubblica a seguito di un’accurata ricostruzione della vicenda da parte dei carabinieri, corroborata anche da alcune testimonianze. I tre soggetti, quindi, sono condotti nella casa circondariale di Catanzaro con l’accusa di tentata rapina aggravata in concorso e lesioni personali.

 

CATANZARO Il delegato alla Sanità del presidente della Regione, Mario Oliverio, ha incontrato dirigenti, iscritti ed esponenti istituzionali del Pd Catanzaro per discutere e approfondire una serie di tematiche legate al destino sanitario di Catanzaro, in relazione alla realizzazione del nuovo ospedale e dell'istituzione dell'azienda ospedaliera unica. Ne dà notizia un comunicato del Pd Calabria. 
«La riunione è stata promossa – si aggiunge nella nota – dalla segreteria regionale e dai circoli Pd della città in vista del vertice che si terrà il prossimo 31 gennaio fra tutti i soggetti istituzionali regionali, comunali e il management delle Aziende ospedaliere e sanitarie della città per mettere a punto tutti gli interventi legislativi e organizzativi che riguardano la sanità catanzarese. Nel corso del vertice, è emersa l'indicazione politica degli esponenti del Pd dell'urgenza e della necessità di valorizzare la funzione sanitaria del capoluogo regionale, una funzione che connota il ruolo di Catanzaro, da sempre centro di riferimento generale nell'assistenza sanitaria in tutta la Calabria per via dell'imponente attività svolta all'interno del Pugliese-Ciaccio, un punto di eccellenza da generazioni per le alte professionalità espresse e la qualità dell'assistenza. Una connotazione rafforzata ancor di più dalla presenza dell'università e della facoltà di Medicina e Chirurgia». 
«In oltre tre ore di discussione, Pacenza – riferisce ancora il comunicato – ha spiegato il percorso che dovrà portare le due aziende ospedaliere a unificarsi per qualificarne l'organizzazione e le prestazioni alla cittadinanza. In primo piano, ancora, nella discussione gli assai scarsi risultati prodotti sul punto dall'ufficio del commissario per l'applicazione del Piano di rientro. Diversi i contributi al dibattito da parte di dirigenti e iscritti e di tanti addetti ai lavori che hanno fornito al delegato regionale alla sanità una serie di spunti utili e a costo zero per migliorare i servizi della sanità catanzarese. Il senso della indicazione data dal Pd è allora quella di rendere Catanzaro, attraverso la realizzazione del nuovo ospedale, la capitale della salute in Calabria. Il nuovo ospedale, ancora, potrà essere un punto di riferimento nella domanda di salute proveniente dall'intero Meridione, identificandone il ruolo e rappresentando, di conseguenza, il motore dell'economia cittadina». «L'incontro – conclude la nota del Pd – si è chiuso con l'impegno comune di riunioni periodiche e costanti, attraverso le quali discutere, monitorare e accompagnare tutte le scelte strategiche della sanità catanzarese».

 

REGGIO CALABRIA Chi si aspettava che il processo d’appello fosse solo un passaggio formale destinato a confermare le assoluzioni del primo grado è destinato a rimanere deluso. La Corte d’appello di Reggio Calabria ha condannato molti degli imputati del procedimento Metropolis che in prima istanza erano stati assolti dal Tribunale di Locri.

LA SENTENZA IN DETTAGLIO Fra loro, ci sono anche Rocco Aquino, esponente dell’omonimo clan, uscito indenne dal primo grado e condannato a 6 anni in appello, così come Bruno Verdiglione, imprenditore di riferimento dei clan Morabito e Aquino Coluccio, condannato a 7 anni di carcere, mentre per il “collega” Antonio Cuppari, i giudici hanno stabilito una pena superiore ai 10 anni rimediati in primo grado, condannandolo a 11 anni e 9 mesi di reclusione.  Tutte ribaltate poi le assoluzioni di Domenico Vallone, punito con 3 anni e 4 mesi, Domenico Vitale, (2 anni e 10 mesi), Francesco Arcadi (3 anni) e Maria Rosa Sculli (8 mesi), mentre è stato disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Francesco Iofrida, Antonino Iriti e Antonino Sebastiano Toscano. Cadono invece alcune delle accuse per Rocco Morabito, figlio del boss Tiradritto, che passa dai 7 anni rimediati in primo grado a 3 anni e 4 mesi, mentre è stato assolto Sebastiano Vottari, in precedenza condannato a 3 anni. Riconosciuta invece la responsabilità delle società coinvolte, la Fair Properties srl, la Vbd srl e la Bella Calabria srl, condannate tutte  a pagare 360mila euro ciascuna  di sanzione amministrativa. Per tutte è stata disposta la confisca dei beni aziendali e dei patrimoni immobiliari. Stessa misura è stata disposta per BC immobiliare srl, Rdv srl, Gioiello del mare.

L’INCHIESTA I giudici di piazza Castello hanno in sostanza accolto le istanze della Dda e della procura generale che contro le assoluzioni del primo grado avevano presentato un corposo appello, convinti che fra le carte dell’inchiesta ci fossero tutti gli elementi per provare l’esistenza di una joint venture criminale che sulla speculazione edilizia ha costruito la propria fortuna e per punire chi a vario titolo ne ha fatto parte. Al centro dell’impianto accusatorio dell’inchiesta – avviata dal pm Maria Luisa Miranda, proseguita dal collega Paolo Sirleo, entrambi coordinati dall'allora procuratore aggiunto Nicola Gratteri,  e in dibattimento sostenuta dai sostituti procuratori Antonella Crisafulli e Simona Ferraiuolo – la "BellaCalabria", società di testa della holding che da Siderno a Catanzaro ha messo in piedi 17 villaggi turistici e 1343 unità immobiliari con cui è stata cementificata lo costa jonica. A mettere gli inquirenti sulle tracce del business milionario che le famiglie Aquino e Morabito avevano messo in piedi, è stato un controllo occasionale su un'auto proveniente dall'Albania effettuato da due finanzieri di Bari.

PIOGGIA DI CEMENTO A bordo non solo c'erano quattro soggetti di San Luca, già noti alle forze dell'ordine, ma soprattutto le planimetrie del complesso turistico-alberghiero "Gioiello del mare", riconducibile alla Metropolis 2007 srl, una delle società oggi sequestrate. Un particolare che ha acceso l'interesse investigativo degli inquirenti che per anni hanno battuto la pista dell'edilizia turistica e residenziale fino a scoprire la rete tessuta attorno a sé da Rocco Morabito, figlio del boss Peppe Tiradritto. Per gli inquirenti, un vero e proprio tycoon criminale, capace di tessere attorno a una fitta rete di interessi, operazioni e affari utili per mantenere il consenso, grazie all'utilizzo di manodopera locale per le costruzioni, ma soprattutto lauti guadagni grazie ai compratori stranieri di ville e appartamenti con cui è stata distrutta la costa jonica. 

 

Alessia Candito
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GIRIFALCO Segnalazione di lavoratori irregolari e sanzioni. È questo l’esito di una serie di accertamenti condotti dai carabinieri di Girifalco, insieme a quelli del nucleo Ispettorato del lavoro di Catanzaro e al personale dell'Ispettorato territoriale del lavoro, nel cantiere della futura Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) in viale 25 aprile a Girifalco.
Le verifiche, concentratesi su tre imprese attualmente operanti sul cantiere, hanno portato a contestazioni di natura amministrativa e penale. Carenti le misure di sicurezza adottate. Sono stati segnalati 4 lavoratori irregolari sui molti controllati, comminate ammende per oltre 25mila euro e sanzioni amministrative per circa 16mila euro. Ad alcune imprese è stata imposta la sospensione delle proprie attività sul cantiere. Ulteriori accertamenti sono ancora in corso.

CATANZARO Un concorso per promuovere un manager, una prova scritta che appare e scompare (e sembra andare incontro a uno dei candidati) e tempi monstre per rendere ufficiale la graduatoria definitiva. All’Asp di Catanzaro ce n’è quanto basta a far alzare il volume dei mugugni associati a ogni procedura selettiva e a ogni promozione – soprattutto quelle che riguardano la sanità. E questa storia – l’individuazione di un direttore per il distretto socio-sanitario di Catanzaro – non fa eccezione. Per raccontarla tutta c’è bisogno di tornare indietro di diversi mesi. 

LA STRUTTURA “SCOPERTA” Il primo step si compie con l’approvazione dell’Atto aziendale dell’Asp di Catanzaro, che prevede l’accorpamento del distretto di Catanzaro Lido con quello di Catanzaro. Così l’ex direttore, Maurizio Rocca, perde il posto e viene ricollocato in un’altra struttura complessa: così vogliono le norme di salvaguardia. Infatti, la direzione generale ricolloca i tre direttori dei Distretti nelle Unità operative complesse del neonato dipartimento delle cure primarie. Restano, a questo punto, da assegnare i posti di vertice nei tre distretti socio-sanitari dell’Azienda. 
 
AVVISO PUBBLICO Facciamo un salto in avanti di qualche mese. La delibera 319 del 2017 dà il via all’avviso pubblico che individuerà i tre manager di area. All’articolo 2 precisa i requisiti: «Essere dipendente, a tempo indeterminato, dell’Asp di Catanzaro da dieci anni come dirigente, con specifica esperienza nei servizi territoriali e un’adeguata formazione nella loro organizzazione». Sembrano parole più da concorso riservato che da concorso pubblico.
 
COMMISSIONE “MONCA” La commissione viene designata il 30 giugno 2017. La presidente è Giuliana Bernaudo, dirigente dell’Asp di Cosenza, i componenti sono il direttore sanitario dell’Azienda di Catanzaro, Carmine dell’Isola e Salvatore Barillaro dell’Asp di Reggio Calabria. Sembra mancare un terzo nome. Secondo il decreto legislativo 502 del 1992, infatti, la commissione deve essere composta dal direttore sanitario e da tre direttori di struttura complessa individuati tramite sorteggio. In questo caso i direttori di strutture complessa sono due: il terzo sarebbe dovuto essere un manager da fuori regione. A qualcuno potrebbe sembrare una sottigliezza, ma tra i corridoi dell’Asp cominciano a sentirsi le prime lamentele.
 
ARGOMENTO A PIACERE Che crescono quando si arriva al momento di iniziare la selezione. I partecipanti interni all’avviso pubblico – che si svolge il 30 giugno alle 11 – sono chiamati a sostenere una prova scritta e una orale. Di nuovo emerge una stranezza. Questa volta il riferimento normativo è una delibera di giunta regionale, la numero 56 del 2015, che parla di valutazione basata su curriculum e colloquio. Nessun accenno a una prova scritta. A Catanzaro, però, scelgono di inserirla comunque. E tra le tante possibilità selezionano “Il piano nazionale delle cronicità”. È questo l’argomento sul quale vengono interrogati i candidati.
Maurizio Rocca, che vincerà la selezione, è l’unico idoneo su quattro partecipanti effettivi. La scelta della prova scritta, per lui, è stata una vera fortuna. Perché l’ex dirigente del distretto di Catanzaro Lido, nella proposta del progetto “Il porto della memoria” – che risale al 19 ottobre 2016 – proponeva in modo dettagliato proprio “Il piano nazionale delle cronicità” da applicare nell’Azienda sanitaria di Catanzaro. La proposta viene controfirmata anche da Carmine Dell’Isola, che siede nella commissione istituita per valutare i candidati.
 
LO SCRITTO SCOMPARSO Che peso avrà avuto quella prova scritta già “affrontata” nel mese 2016 sul percorso del candidato vincitore? Forse nessuno, stando alla delibera del direttore generale dell’Asp che attribuisce l’incarico. Il 25 ottobre 2017, infatti, Rocca diventa direttore del distretto di Catanzaro «tenuto conto del curriculum e del colloquio». L’inaspettata prova scritta, dunque, scompare. Per la verità anche del concorso si erano perse le tracce. E per ben 118 giorni, quelli trascorso tra la selezione e la pubblicazione dei risultati. Peccato che la solita delibera di giunta regionale (la numero 56 del 2015), che dovrebbe essere utilizzata dalle Aziende come punto di riferimento, dica che la graduatoria deve essere formata e affissa nella sede «dove si è svolto il colloquio» il giorno stesso dello svolgimento della prova. A Catanzaro sono passati quattro mesi, con l’aggiunta di uno scritto prima apparso dal nulla e poi scomparso dai documenti ufficiali.

 
L’INCHIESTA STOP&GO È possibile che all’Asp, in quei lunghi 118 giorni, abbiano avuto altre questioni di cui occuparsi. Una per tutte: l’indagine “Stop and go” della Procura di Catanzaro. Nel mirino dei magistrati sono finiti dirigenti e funzionari dell’Azienda e tra questi c’era anche Rocca. Il bubbone è esploso il 17 luglio, cioè un paio di settimane dopo la selezione che lo ha visto vincitore. E si è ridimensionato, con il venire meno di alcune misure interdittive, proprio nel mese di ottobre, poco prima della delibera della direzione generale che “promuove” Rocca. Un tempismo che a molti, all’interno dell’Azienda, è apparso inopportuno.
 
Pablo Petrasso
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LAMEZIA TERME «Demetrio Battaglia è l'unico che può farci vincere a Reggio». Dopo le polemiche della scorsa settimana legate alla possibilità di una candidatura di Maria Elena Boschi in Calabria, il consigliere regionale Peppe Neri torna ospite de Lo Sfascio (in onda stasera alle 21 su L'Altro Corriere Tv e in diretta streaming su laltrocorriere.it) e lancia la sua proposta per le politiche: «A Battaglia, malgrado la sua volontà di ritirarsi, è stato chiesto il sacrificio di ricandidarsi, con lui in campo non avremmo difficoltà a vincere». Altro ospite della trasmissione condotta da Pietro Bellantoni è stato Francesco Cannizzaro che, a una domanda precisa, ha risposto così: «Ho dato la mia disponibilità per una candidatura alla Camera. Il medico Misaggi in campo? Non so nulla, il suo nome circolava già nel 2010 come possibile governatore, in seguito l'ho visto un altro paio di volte». 
Quanto agli ultimi sondaggi, che riportano una possibile debacle del Pd al Sud, Neri non sembra preoccupato: «Dipenderà dai nomi che saranno schierati. Gli uomini del Pd sono ottimi, non penso a una disfatta».
Secondo Cannizzaro, però, il vero competitor del centrodestra è il Movimento 5 stelle: «Di Maio è bravo, gira l'Italia, ma non sempre è coerente. Il Pd è spacciato, penso che in Calabria faremo cappotto». 

LAMEZIA TERME Al di là delle polemiche, delle rimostranze degli esclusi e delle possibili appendici giudiziarie, le Parlamentarie hanno permesso al M5S di definire prima di tutti gli altri partiti le liste per Camera e Senato: tra pochi giorni si conosceranno i nomi dei candidati calabresi nei tre listini proporzionali della regione. I dati, custoditi da due notai, verranno ufficializzati domenica prossima a Pescara, ma ormai il dato è tratto: i grillini – a dieci giorni dalla presentazione delle liste – sono pronti, gli altri proprio no. Il Pd è ancora fermo all’approvazione delle regole per le candidature, il centrodestra è bloccato sulle trattative per fissare le percentuali di collegi che spettano a ogni singolo partito, Grasso non si è ancora pronunciato in merito alla lista dei 60 aspiranti parlamentari calabresi. 

INCERTEZZE Si naviga, così, nell’incertezza più assoluta, in preda a un toto-nomi continuo difficilmente confutabile perché, al momento, eccezion fatta per i pentastellati, le cui risoluzioni rimarranno avvolte in un velo di Maya ancora per qualche giorno, non esistono verità sui prossimi candidati al Parlamento. Emblematico il caso del ministro dell’Interno Marco Minniti. Dall’entourage di Renzi ogni giorno trapelano indiscrezioni che smentiscono quelle del giorno prima: fino a ieri il capo del Viminale avrebbe dovuto correre solo nei listini proporzionali (sicuro quello della Campania), oggi emerge che dovrà assumere su di sé anche la sfida dell’uninominale nel suo collegio di riferimento, Reggio Calabria.  

IN ANTICIPO Nel frattempo, il M5S, che ha avviato l’“operazione candidature” in ritardo rispetto agli altri, ha già recuperato il tempo perduto e si appresta ad aprire in anticipo la sua campagna elettorale.
Le polemiche non mancano, tra attivisti depennati che hanno già presentato ricorsi e iscritti candidati a loro insaputa. Ma non ci sarà alcuna proroga né esiste il «timore di ricorsi da parte degli esclusi», ribadisce il Movimento sul Blog delle Stelle: «La nostra è stata una prova di democrazia diretta online che non ha eguali per dimensione e importanza in tutto il mondo e ciò è stato possibile grazie all’associazione Rousseau che ha seguito i processi della votazione». Poi un attacco alle altre forze politiche: «I partiti che goffamente ci attaccano stanno decidendo i nomi nelle segrete stanze senza alcuno spiraglio di partecipazione dal basso».

IL PD E GLI ALTRI In effetti, le candidature calabresi degli altri partiti si decideranno a Roma, con i rappresentanti regionali nel ruolo di meri esecutori di decisioni prese nelle varie segreterie nazionali che, con ogni probabilità, non esiteranno a paracadutare alcuni big (vedi Maria Elena Boschi) nei listini blindati. E mentre Berlusconi, Salvini e Meloni trattano per modificare a loro favore lo schema in base al quale si formeranno le liste, nella Direzione del Pd di ieri – a cui hanno partecipato tutti i maggiorenti calabresi – è stato approvato il regolamento per la selezione delle candidature.
Sarà Renzi, valutate le proposte dei segretari regionali, a proporre alla Direzione le liste per Camera e Senato. Non saranno candidabili «coloro che non risultino in regola con le norme che prevedono il dovere degli eletti di contribuire al finanziamento del partito, come da articolo 22 comma 2 dello Statuto del Pd». Una prescrizione che, in Calabria, preoccupa molti dem non in regola con i pagamenti. Nessun problema, invece, per l’assegnazione delle deroghe ai parlamentari con più di tre legislature alle spalle. La Direzione le ha già date al presidente del Consiglio Gentiloni e ai suoi ministri. L’approvazione finale delle liste comporterà la concessione automatica delle deroghe per tutti gli altri candidati.

Pietro Bellantoni
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CROTONE La squadra mobile di Crotone ha arrestato Gianluigi Foschini, di 25 anni, già noto alle forze dell'ordine, ritenuto l'autore dell'omicidio di Francesco Macrì, di 73 anni, morto il 14 agosto 2014 dopo essere stato ferito l'11. La misura, per i reati di omicidio premeditato con l'aggravante mafiosa, è stata disposta del gip distrettuale di Catanzaro, che ha fatto propri i risultati dell'indagine condotta dalla squadra mobile di Crotone.
All'origine del delitto, secondo la ricostruzione degli investigatori, c'è una lite conclusa con uno schiaffo che Francesco Macrì ha dato a Foschini davanti a una pizzeria nel luglio 2014. Qualche settimana dopo il 73enne fu vittima di un agguato portato a termine da due persone con il volto travisato che a piedi lo avvicinarono mentre era seduto al tavolino di un bar nel centro di Crotone. I due spararono tra la folla, incuranti della presenza di tanti bambini seduti all'aperto ai tavoli di una pizzeria vicina. Macrì venne colpito da quattro dei sette colpi esplosi, ma morì tre giorni dopo nell'ospedale di Crotone per le ferite riportate.
Grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza della pizzeria che ripresero la scena, e ad altri video delle telecamere della zona, i detective della mobile hanno ricostruito tutti i movimenti dei due killer individuando in Foschini uno dei due esecutori. In seguito a intercettazioni e attività di monitoraggio dell'uomo, gli investigatori hanno avuto la certezza che si trattasse di uno dei sicari.
«Il delitto – ha spiegato il dirigente della squadra mobile Nicola Lelario a proposito della competenza della Dda sulla vicenda – si inserisce in contesti di criminalità organizzata perché, visto i soggetti coinvolti, non si può ritenere scevra di contaminazioni della criminalità organizzata».

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