Pietro Bellantoni

Pietro Bellantoni

CATANZARO Il gip distrettuale di Catanzaro ha emesso ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 indagati dell’operazione antimafia “Jonny” che erano stati sottoposti a fermo nel corso dell’operazione del 15 maggio scorso. Ai 12 indagati l’ordinanza è stata notificata in carcere. Si tratta di Fabrizio Arena, Giuseppe Arena, Pasquale Arena, Fiore Gentile, Francesco Gentile, Nicola Lentini, Giuseppe Lequoque, Domenico Riillo, Salvatore Nicoscia, Armando Abbruzzese, Domenico Falcone, Antonio Giglio. Sono considerati elementi di spicco e intranei della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto che aveva esteso la sua ingerenza, stando alle risultanze dell’indagine condotta dalla Dda di Catanzaro, non solo sul centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto ma anche nel territorio catanzarese, grazie al sodalizio con clan del posto. La cosca controllava diversi affari. Oltre alle estorsioni e allo spaccio di sostanze stupefacenti, infatti, aveva interessi nel campo dei videogiochi in provincia di Crotone e nella parte ionica della provincia di Catanzaro. Si interessavano della vendita di reperti archeologici nel territorio tra Capo Colonna e Isola Capo Rizzuto. Controllavano i giochi d’azzardo on line attraverso una società avente sede a Malta.

Alessia Truzzolillo
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REGGIO CALABRIA «Oggi siamo nelle condizioni di confermare che la Sacal entrerà a prendere possesso dell'aeroporto dello Stretto dal 14 luglio». Lo ha dichiarato all'agenzia Dire il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà a margine del consiglio comunale aperto dedicato al presente e al futuro dello scalo aeroportuale, da mesi gestito da un curatore fallimentare. «Proseguono anche le interlocuzioni con Alitalia per il ripristino dei voli soppressi. Si tratta - ha aggiunto Falcomatà - di incontri informali e non ufficiali sui quali siamo al lavoro dal mese di marzo scorso. Non lasciamo trapelare nulla, anche se qualche notizia è stata già data, dalla Regione Piemonte, relativa al ripristino del volo Reggio-Torino tre volte la settimana. Anche noi lo sapevamo ma aspettavamo l'ufficialità da Alitalia. Siamo al lavoro anche per le tratte Roma e Milano, con l'obiettivo, sollecitato anche dai movimenti, associazioni e imprenditori, di ripristinare tutti i collegamenti già esistenti, per la stagione estiva che - ha sottolineato il sindaco - è appena iniziata». 
Nel corso dell'assemblea non sono mancati momenti di tensione nell'aula consiliare, per via della presenza anche dei dipendenti dell'ex società di gestione dello scalo reggino, in curatela fallimentare, e dei rappresentanti dei comitati pro-aeroporto, che hanno sollecitato una maggiore chiarezza da parte del governo nazionale e della Regione Calabria. I comitati hanno chiesto, inoltre, di conoscere il piano industriale di Sacal per l'aeroporto dello Stretto.

REGGIO CALABRIA Frank Benedetto non è un esperto di questioni amministrative e non esiste quindi il dolo intenzionale nella nomina illegittima di Giulio Carpentieri. È con questa motivazione che la Procura di Reggio Calabria ha chiesto l’archiviazione dell’indagine a carico del direttore generale dell’ospedale metropolitano di Reggio e degli ex componenti del management. Frank Benedetto è accusato di abuso d’ufficio in concorso, assieme allo stesso Carpentieri, beneficiario della nomina a direttore amministrativo, e a Giuseppe Sergio Neri e Al Sayyd Said Musa, rispettivamente direttore amministrativo facente funzioni e direttore sanitario che avevano dato parere favorevole al conferimento dell’incarico a favore dell’ex segretario generale del consiglio regionale della Calabria. Adesso sarà il gip a decidere sulla richiesta di archiviazione firmata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e dall’aggiunto Gerardo Dominijanni. Il giudice per le indagini preliminari potrà accogliere l’istanza o, in alternativa, ordinare nuovi approfondimenti.

LA STORIA La nomina di Carpentieri, secondo l’impostazione iniziale della Procura, avrebbe violato le norme in materia di conferimenti per tutti quei soggetti che, come l’ex direttore amministrativo, erano già in pensione. La legge 124 del 2015, in particolare, vieta alle pubbliche amministrazioni di conferire incarichi dirigenziali o direttivi ai burocrati in quiescenza se non a titolo gratuito e con durata non superiore a un anno, non prorogabile né rinnovabile. Con una delibera dell’8 aprile 2016, a Carpentieri era stato invece affidato l’incarico di direttore amministrativo dell’Azienda, nonostante fosse già stato nominato con due diverse delibere del 2015 dallo stesso Benedetto (al tempo commissario straordinario) per un periodo complessivo di un anno. Con la nomina di Carpentieri, inoltre, sarebbero state violate anche le norme nazionali e regionali in base alle quali il direttore amministrativo «è un laureato in discipline giuridiche o economiche che non abbia compiuto il 65esimo anno di età». Benedetto e Neri, nello specifico, avrebbero omesso, al compimento del 65esimo anno di Carpentieri, di dichiararne la decadenza così come sancito da due sentenze della Corte costituzionale del 2006 e del 2009. 

«NON C’È DOLO»
Dalla documentazione acquisita dalla Procura, tuttavia, è emersa, soprattutto da parte di Benedetto, «non esperto in materia amministrativa, la sua volontà – attraverso plurime richieste di chiarimenti dirette al dipartimento della Funzione pubblica – di comprendere la portata della evoluzione della norma che poteva consentire o meno» a Carpentieri «la prosecuzione dell’incarico oltre l’anno». Richieste di chiarimento «rimaste inspiegabilmente senza alcun riscontro». È per questo motivo che, secondo gli inquirenti, «appare arduo collocare in capo al Benedetto, e agli altri indagati, la sussistenza – all’epoca delle condotte poste in essere – dell’elemento psicologico del dolo intenzionale, posto che l’interpretazione alternativa – rispetto all’ipotesi accusatoria – da loro fornita nel corso degli interrogatori cui si sono sottoposti, non appare implausibile o abnorme».
La Procura, piuttosto, stigmatizza «la condotta omissiva (benché penalmente irrilevante) del dipartimento della Funzione pubblica, quanto quella postuma (del 4 gennaio 2017) dell’Avvocatura regionale (il cui parere dà ragione alla impostazione accusatoria di questo ufficio». A escludere il dolo, inoltre, c’è la circostanza – sottolinea la Procura – che Carpentieri, pur in prossimità del compimento dei 65 anni, era stato inserito nell’elenco dei candidati idonei alla nomina di direttore sanitario e direttore amministrativo della Aziende del Servizio sanitario regionale. «Ciò può aver ingenerato l’errata convinzione che la nomina intervenuta prima del compimento della suindicata età (atteso che detto incarico per legge non può essere inferiore ai tre anni), potesse comunque proseguire sino alla naturale scadenza».
Infine, la circostanza che Benedetto, nonostante le diffide di Carpentieri, «non abbia – correttamente – revocato le dimissioni da costui offerte, conferma l’assenza del dolo in capo alle condotte poste precedentemente in essere». Per tutte queste ragioni, la Procura ora ritiene infondate le accuse a carico di Benedetto e degli altri membri della direzione dell’ospedale.   

 

Pietro Bellantoni
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CATANZARO Pubblicato, questa mattina, il nuovo bando della Fondazione Calabria Film Commission di incentivi pubblici per l’attrazione di produzioni audiovisive e cinematografiche nazionali e internazionali nel territorio della Regione Calabria. Un avviso pubblico che mira alla promozione del territorio calabrese. Valorizzando il patrimonio storico, naturalistico e culturale e che punta, soprattutto, allo sviluppo di nuove competenze professionali e a creare occupazione giovanile nel settore dell'audiovisivo. Le risorse disponibili ammontano a complessivi 600.000 euro. Suddivisi come segue: per film e fiction televisive 500.000 euro; per serie web, 45.000 euro; per documentari 55.000 euro. Il bando on line, sul sito della Fondazione www.calabriafilmcommission.it, prevede: per i lungometraggi e serie televisive un contributo massimo del 30% delle spese ammissibili fino a 200.000 euro; per web series, un contributo massimo del 50% delle spese ammissibili fino a 20.000 euro; per i documentari, un contributo del 50% fino a 40.000 euro.
Possono presentare domanda di ammissione al contributo, entro e non oltre il 24 luglio 2017, le imprese di produzione cinematografica e/o audiovisiva aventi sede in Italia (codici Ateco 59.11 o 59.12), in uno dei Paesi dell’Unione Europea (classificazione equivalente NACE Rev. 2 59.11) o in un Paese extraeuropeo a condizioni di reciprocità.
Possono inoltre presentare domanda di ammissione al contributo, per le sole categorie “Serie web” e “Documentario”, le associazioni culturali aventi sede in Italia o in uno dei Paesi dell’Unione Europea aventi tra gli scopi principali, riportati nello statuto, la realizzazione di prodotti audiovisivi. La domanda di ammissione al contributo e la relativa documentazione allegata dovranno essere presentate utilizzando i relativi modelli fac simile allegati al bando e reperibili sul sito www.calabriafilmcommission.it. 

 

COSENZA «Il business del falso danneggia e penalizza fortemente le nostre aziende. Basti pensare che solo nel settore della panificazione – più volte da noi denunciato – è cresciuto enormemente e ha raggiunto livelli allarmanti. Al peso già enorme di una crisi economica e finanziaria si aggiunge quello di una concorrenza sleale e dilagante: il danno è evidente e non riguarda solo le tantissime imprese del settore e i loro dipendenti, che svolgono la loro attività nel rispetto rigoroso delle leggi, ma anche la salute del consumatore visto che stiamo parlando di un bene primario come il pane». Ad affermarlo il presidente di Confapi Calabria, Francesco Napoli che oggi ha partecipato all’incontro sulla contraffazione promosso dal Mise presso la Prefettura di Cosenza. All’incontro, in cui sono stati presentati i dati del Censis sugli effetti nella Provincia di Cosenza, hanno partecipato anche Roberto Bonofiglio, amministratore delegato di PalaExport e delegato nazionale di Confapi, il maestro orafo Gerardo Sacco e l’imprenditore a capo di Uniorafi Sergio Mazzuca. 
Importante la testimonianza del maestro orafo Gerardo Sacco che ha raccontato la sua esperienza da imprenditore di un marchio conosciuto e, per questo, molto spesso copiato. «È un furto che, come altri reati, dovrebbe essere perseguito in maniera esemplare. Un furto perpetrato ai danni di un marchio faticosamente costruito in cinquant’anni di lavoro, frutto della reputazione di un’impresa che si è sempre distinta e si caratterizza per credibilità, innovazione, ricerca e creatività. Chi copia ruba profitti e lavoro a chi lavora all’insegna della qualità e per la qualità».
Per Roberto Bonofiglio, è soprattutto nel settore agroalimentare che si registrano le maggiori contraffazioni. «Dalla nostra esperienza nel campo dell’export e dell’internazionalizzazione abbiamo toccato con mano l’enorme quantità di prodotti alimentari spacciati per italiani e che invece non hanno nulla a che vedere con il nostro Paese. Le stime parlano di circa 60 miliardi di euro, con quasi 2 prodotti di tipo italiano su 3 in vendita sul mercato internazionale che in realtà non hanno nulla di Italiano».  
Sergio Mazzuca, imprenditore nel settore orafo e a capo della sezione Unionorafi di Confapi Calabria ha focalizzato la sua attenzione principalmente sul mercato degli abusivi che sembra dilagare nella città di Cosenza ed in provincia. «L'abusivismo – ha detto – è un problema serio sia per gli esercenti corretti, che subiscono una concorrenza sleale, che per gli utenti che acquistano in maniera impropria oggetti di dubbia provenienza».
Il presidente Francesco Napoli ha concluso: «Desidero ringraziare il Mise, il Censis e la Prefettura per aver voluto coinvolgere e ascoltare le esperienze e le testimonianze di Confapi Calabria su un tema di così stringente attualità e di grande interesse per le aziende. La partecipazione della nostra associazione datoriale assieme a prestigiosi imprenditori che fanno parte del nostro gruppo, è stato  per noi motivo di orgoglio e conferma l’importanza che le aziende associate di Confapi Calabria rivestono nel tessuto socio-economico della regione».

REGGIO CALABRIA «Sono contento di poter ritornare a lavorare al MArRC». Con queste parole il direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, Carmelo Malacrino, commenta la decisione del Consiglio di Stato di accogliere in sospensiva il ricorso del Mibact per bloccare gli effetti della sentenza del Tar del Lazio, con la quale erano state annullate le nomine dei direttori di alcuni musei italiani.
«Dobbiamo adoperarci molto per far ripartire la programmazione bruscamente interrotta - commenta Malacrino. Il Museo di Reggio non può mancare l’occasione di offrire ai visitatori, nel corso di questa stagione estiva e turistica, le migliori opportunità per ammirare le meraviglie del nostro patrimonio artistico e culturale, nel quadro più ampio di un paesaggio straordinariamente suggestivo. Abbiamo sempre operato alacremente per riuscire nei nostri intenti, e sono certo che metteremo tutto l’impegno possibile per recuperare il tempo purtroppo perduto. Voglio ringraziare tutti coloro che in questa fase mi sono stati vicino, soprattutto il personale del Museo che ha accolto con sollievo la decisione del Consiglio di Stato. Aspetto fiducioso negli esiti della vicenda e la sentenza di merito del prossimo 26 ottobre. Ora non resta che rimboccarci le maniche e riprendere con entusiasmo i tanti progetti avviati».

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