Ipocrisia politica

di Mario Muzzì*

Giovedì, 24 Dicembre 2015 19:26 Pubblicato in Lettere al Direttore

Che sia il Censis, che sia lo Svimez o che sia Il Sole 24 Ore a stilare classifiche sullo sviluppo, sulla disoccupazione o sulla qualità della vita una cosa è certa: il Sud non teme concorrenze per aggiudicarsi la cosiddetta maglia nera. Si contendono la partita le province e le città delle regioni meridionali, alternandosi con una costanza degna di miglior sorte, a prescindere dal colore politico delle amministrazioni che nel tempo si susseguono alla loro guida. Naturalmente la Calabria in questa partita la fa da campione! E come spesso accade in frangenti del genere assistiamo allo straordinario spettacolo della politica duale in cui la parte seria (ovviamente minoritaria) tace e riflette mentre quella "tuttologa" e appariscente (evidentemente in supremazia) avvia le sue dotte riflessioni sulla situazione fotografata e descritta, senza alcun pudore e con quella faccia di bronzo tipica di quanti non riescono a rendersi conto della scarsità delle loro capacità intellettive e dei limiti del loro fardello culturale. Ho volutamente usato il termine "faccia di bronzo" perché se vi fosse capitato di leggere, con un pizzico di distrazione, le dichiarazioni di qualcuno di loro difficilmente vi sareste resi conto di avere a che fare con gente che, a torto o a ragione, da decenni è protagonista della scena politica calabrese. Il piagnisteo è sempre lo stesso. Il Sud è dimenticato. Il Sud non è rappresentato! Il Sud non c'è nell'agenda del governo.
Il Sud è lontano dall'Europa. Chi non trova di meglio nell'argomentare il proprio sdegno tenta di scopiazzare le battute del senatore Razzi e si riscopre analista attento del tipo "Al Sud solo mance e pacche sulle spalle"! Saranno forse tutte verità, solo che i politici tuttologi di casa nostra le declinano come responsabilità da attribuire sempre agli altri: alla controparte politica, all'amministrazione precedente, all'Ente Istituzionale di grado superiore. Che sia il Comune, la Provincia, la Regione, il governo centrale o l'Europa poco importa: ciò che conta è far passare il messaggio della loro estraneità dal contesto complessivo delle responsabilità! Il tutto nella speranza recondita di non vedere vanificata l'attesa fino alla pubblicazione di un nuovo quadro ricognitivo o di un sondaggio che facciano intravedere un cambio di passo o di verso e che consenta loro la vanagloria dell'intestazione narcisistica. Al di là della storicità (o meglio della cronicità) dei dati che ci inchiodano impietosamente (rubo il termine all'amico Filippo Veltri) sempre come fanalino di coda, non ho avuto il piacere ancora di leggere qualcuno che ammettesse la propria inadeguatezza. Invece una marea di "statisti" continua a coniugare il verbo delle responsabilità senza l'uso del "noi" ed insiste imperterrita a parlare dello sviluppo sempre utilizzando il tempo futuro (senza distinguere tra il semplice e il remoto), dimenticandosi che affrontare la drammatica situazione che ci sta intorno nei termini provincialistici sinora conclamati e negativamente sperimentati significa contribuire a scavare nel fosso che ci separa dal resto del Paese e dell'Europa.
I fatti, non le parole, ci raccontano di una Calabria con scarsa attitudine alla programmazione (come dimostrano i fallimenti dei Por Calabria che si sono succeduti), con enormi difficoltà a progettare e a spendere (emblematico l'esempio della Trasversale delle Serre la cui realizzazione si avvia a festeggiare il 60 compleanno!), con poca attenzione alla formazione della propria classe dirigente (la situazione della burocrazia regionale ne è la conseguenza più amara), con palese incapacità nella tutela del proprio assetto idrogeologico e ambientale (le frane e i rifiuti sono all'odg) e del tutto inidonea ad ottimizzare l'organizzazione dei propri servizi (basta da solo quello sanitario).
Serve proseguire nell'allungamento della lista delle negatività con la trattazione dei temi del disagio sociale (la ndrangheta) e del disagio politico (la questione morale)? A che pro? Significherebbe dare consistenza alle preoccupazioni egregiamente espresse da Filippo in ordine all'accrescimento della confusione e del qualunquismo, al trionfo della rassegnazione e del disfattismo, mentre l'assillo deve essere uno ed uno solo: invertire la tendenza. Come e quando? Se partiamo dalla consapevolezza che una situazione così degradata non può essere addebitata in modo semplicistico alle responsabilità di chi si dimentica del Sud e se ci convinciamo, contemporaneamente, che non merita nemmeno di essere mortificata nelle sue aspettative di riscatto con gli annunci trionfalistici dell'alta velocità ferroviaria, del completamento dei cantieri per l'ammodernamento dell'A3 e della realizzazione del Ponte sullo Stretto, allora potremo seriamente ipotizzare l'agognato percorso della rivoluzione della normalità! In fondo basterebbe molto poco se riuscissimo ad accostare il merito alla trasparenza e l'impegno all'onestà! Ma di questo dove e con chi ne parliamo?

*socio fondatore "Risveglio Ideale"