Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Mercoledì, 01 Ottobre 2014

CATANZARO «La non impugnativa del Governo sulla legge regionale che mira ad ottenere il riconoscimento del Polo Oncologico come Irccs è un passo avanti positivo, ma non bisogna commettere l'errore di abbassare la guardia». Lo afferma, in una dichiarazione, il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. «La mia preoccupazione - prosegue Abramo - è alta davanti al paradosso che vede, da un lato, andare avanti l'iter per il riconoscimento dell'Irrcs, e dall'altro, procedere a grandi passi verso la liquidazione della Fondazione Campanella. Occorre ad ogni costo evitare la messa in liquidazione della Fondazione e la conseguente chiusura delle strutture. Sarebbe un danno incalcolabile per tutti, per i soci fondatori Regione e Università, ma soprattutto per la città, per i pazienti in cura e per i dipendenti che combattono per la difesa legittima del loro posto di lavoro. Alla decisione del Governo bisogna dare seguito immediato, ma per fare questo è assolutamente necessario che lo spettro della liquidazione e della chiusura venga allontanato nella riunione già convocata davanti al notaio per lunedì prossimo. Così come occorre accelerare i tempi per la definizione della transazione tra Fondazione e Regione, con il pagamento di quanto pattuito. Altrimenti, al di là delle buone intenzioni del Governo, sarà tutto acqua sul marmo. Per quanto nelle mie possibilità mi batterò fino all'ultimo istante per evitare che accada l'irreparabile».

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    «Da un lato va avanti l'iter per il riconoscimento dell'Irrcs, e dall'altro si procede a grandi passi verso la liquidazione»

VILLA SAN GIOVANNI Il sindaco di Villa San Giovanni Rocco La Valle si è dimesso dopo la comunicazione, da parte dell'amministrazione provinciale di Reggio Calabria, per lo sgombero dei locali del Museo di Storia Naturale che avrebbe dovuto ospitare le aule mancanti dell'Istituto Scolastico "L. Nostro". Sulla vicenda è intervenuto l'assessore regionale ai trasporti Luigi Fedele sostenendo che «la decisione del sindaco La Valle di rassegnare le dimissioni dalla carica di primo cittadino di Villa ricalca un gesto assolutamente coraggioso perpetuato a difesa dei diritti dei cittadini villesi. La battaglia portata avanti in questi ultimi giorni dall'amministrazione La Valle - prosegue Fedele - mira essenzialmente a preservare uno spazio prezioso per il territorio, quale il 'Museo di Storia naturale dello Stretto di Messina nel Mediterraneo', dedicato alle radici storiche e culturali dell'intera area dello Stretto che non può in alcun modo essere svuotato o smantellato a piacimento per essere adibito ad altro scopo. Al contrario, gli alunni del comprensorio villese hanno tutto il diritto di svolgere l'attività didattica in vere e proprie aule di scuola. Pertanto, siamo solidali con l'azione di protesta intrapresa dal sindaco La Valle ma, al contempo, lo invitiamo a ritirare le dimissioni al fine di continuare al meglio nella sua azione amministrativa. Di fatto, il Comune di Villa San Giovanni, attraverso una serie di interventi mirati adottati dall'intera classe dirigente di maggioranza a beneficio della cittadina in riva allo stretto, spicca per essere esempio di buona gestione politico-amministrativa». «Siamo certi - conclude Fedele - che l'ente provinciale di Reggio, attraverso la figura del suo presidente Giuseppe Raffa, sappia trovare al più presto una soluzione alternativa al problema, individuando lo spazio più idoneo ad ospitare gli studenti dell'istituto 'L. Nostro' in attesa di una risoluzione definitiva».

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    I locali avrebbero dovuto ospitare alcune classi di una scuola. Fedele: gesto coraggioso, ma ci ripensi

CATANZARO La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di due ex dirigenti e cinque ex tesserati della società di calcio Fc Catanzaro, fallita negli anni scorsi, al termine del secondo filone di indagine sui presunti contratti fittizi sottoscritti tra calciatori e società. Si tratta dell'allora dirigente Giuseppe Soluri, attuale presidente dell'Ordine dei giornalisti della Calabria; dell'ex amministratore unico della società Antonio Aiello; dell'ex direttore sportivo Malù, dell'ex allenatore Ze Maria e del suo vice Vito Filippo Di Pierro, e dei calciatori Izia Mabundu Ngadrira e Juan Josè Martinez. Nei loro confronti, il sostituto procuratore della Repubblica, Domenico Guarascio, titolare dell'inchiesta, ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta. Al termine del primo filone d'inchiesta sono stati rinviati a giudizio 13 ex calciatori e due ex dirigenti della società. Entrambi i filoni d'inchiesta hanno riguardato i contratti stipulati all'epoca dai calciatori e ritenuti, dall'accusa, particolarmente onerosi visto anche che era già nota a tutti la situazione di dissesto della società. Nella seconda tranche sono stati presi in esame i contratti stipulati con i calciatori al termine della stagione calcistica 2009/2010 che prevedevano un miglioramento delle condizioni economiche d'ingaggio e secondo la guardia di finanza, che hanno svolto le indagini, hanno contribuito a determinare il dissesto irreversibile della Fc Catanzaro causandone il fallimento.

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    Tra questi anche il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Giuseppe Soluri, all'epoca dirigente della società

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 21:48

Vendola suona la sveglia al centrosinistra

COSENZA Con parecchio ritardo sull'appuntamento previsto Nichi Vendola chiude a Cosenza il suo viaggio calabrese per sostenere Gianni Speranza nella sua battaglia per le primarie. La piccola, paziente folla di militanti, cresciuta poi sensibilmente di numero durante il comizio del presidente della Puglia, ha avuto la sua parte di motivazione per affrontare una competizione elettorale che sulla carta sembra essere chiusa tutta all'interno dei competitor del Pd. Ma lo sguardo e le parole che Vendola ha rivolto nel suo comizio cosentino sono stati soprattutto indirizzati ai disastri lasciati dalla «dannosa» stagione del governo di Scopelliti. E per far conto degli errori, delle negligenze, dei ritardi, a Vendola è bastato fare un sommario confronto tra la sua Puglia e la nostra Regione. L'elenco del denaro impegnato in innovazione, nel rilancio sapiente dell'agricoltura e specificatamente nella viticoltura, nella capacità di attrarre investimenti anche stranieri, come quelli della Porsche o della Bosch, rende subito impari ogni forma di confronto con l'appena finito governo Scopelliti.

E proprio sulla fine ingloriosa, suggellata dalla condanna del governatore, Vendola ha facile gioco anche nel criticare i compagni di viaggio di Sel e cioè il Pd. «Anche il centrosinistra deve emendarsi di errori e complicità – ha avvisato – e ora dobbiamo impedire che i peggiori ceffi del centrodestra vengano a bussare alle nostre porte, dando vita al consueto trasformismo». A questo pare servire la candidatura del sindaco di Lamezia, le cui esperienze di governo della sua città, l'impegno antimafia assieme «alla sua determinazione e alla mitezza» devono fare argine contro quella tentazione diffusa nella politica calabrese che è il trasversalismo. Dunque per il segretario di Sel adesso occorre affrontare il primo appuntamento, quello delle primarie, ma subito dopo occorre guardare alle elezioni regionali, liberandosi dell'eredità della stagione appena conclusa, «sulla quale oltre a pesare la condanna inflitta al governatore, aleggia anche il fantasma di un suicidio con l'acido muriatico e il peso della borghesia mafiosa». Il riferimento di Vendola era all'oscura morte di Orsola Fallara, ma con tutta evidenza anche agli interessi che sulla politica calabrese sono cresciuti da parte di un'area della società che ha una qualche prossimità con la 'ndrangheta. Di qui l'obbligo di cambiare tutto e l'esortazione alle forze della sinistra a non dare spazio a scelte che possano rallentare il cambiamento.

Michele Giacomantonio

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    Tour calabrese del leader di Sel a sostegno di Gianni Speranza. «Dobbiamo impedire che i peggiori ceffi del centrodestra vengano a bussare alle nostre porte»

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 21:21

Un riformista in mezzo ai rivoluzionari

COSENZA Forse la maggior parte delle persone lo ricorderà col saio da monaco durante le molte repliche dello spettacolo di Sergio Crocco "Conzativicci", mentre strappava risate gustose, lui che invece aveva un sorriso così carico di una specie di malinconia, come chi avrebbe molte storie da raccontare ma sa che intanto ogni cosa è cambiata. Gianfranco Aloe, scomparso ieri in seguito a una grave malattia, è stato un pezzo di questa città, di come è stata Cosenza, della passione politica che un tempo l'abitava, del senso civico della comunità cui apparteneva. Uno dei non tanti socialisti cosentini che portava in tasca la tessera del Psi con fierezza e non per calcolo clientelare, autenticamente riformista, capace di parlare senza fatica con le frange dure e pure dei movimenti degli anni settanta, alle quali rimproverava un estremismo sterile, lui che invece era persuaso che politica si potesse fare stando dentro le istituzioni. Il dispetto maggiore che potessero fargli in quegli anni difficili era quello di chiamarlo moderato, perché davvero non lo era per nulla sui temi della politica e della necessità di cambiare le cose.
E come i socialisti veri, cresciuti all'ombra del vecchio Mancini, Gianfranco era un militante libertario e genuinamente garantista, quando esserlo non era per nulla di moda, né facile, anzi attirava giudizi sommari e spietati. Veniva da una famiglia numerosa, da un quartiere popolare della città, e l'approdo al Psi gli fu naturale, nella sua ansiosa ricerca di una idea di riscatto sociale, di uguaglianza tra gli uomini. Nella sede storica – ormai dimenticata dai più – del vecchio Psi, dove si consumavano tradimenti e si ordivano trame degne di una corte rinascimentale al fine di trovare candidature, muovere pacchetti di voti oppure costruire alleanze opportunistiche, Gianfranco, assieme al suo amico e compagno, Michele Stumpo, scomparso anche lui di recente, poteva sembrare carne tenera per i denti famelici dei capi corrente di un partito in cui nemmeno Craxi era riuscito a placare la tentazione cannibale, e invece ai giochi di bassa strategia loro opponevano il ragionamento colto, la riflessione politica, lo spessore umano e la passione non corrotta. Va da sé che non vinsero mai nessuna battaglia, ma la loro idea di politica rimase immacolata. Tra gli studenti e poi nei posti di lavoro erano gli epigoni di un socialismo sospeso tra il romanticismo e la pratica dell'impegno, protagonisti di fermenti culturali che numerosi attraversavano Cosenza, tra dibattiti organizzati nel Centro studi Pietro Mancini e la libreria Feltrinelli, che una volta era nel cuore della città vecchia. Il mutamento e la diaspora socialista lo avevano fatto soffrire, ma lui era rimasto quasi solitario sulla barricata del "Sol dell'Avvenire", guardando con stupore severo chi intanto trovava rifugio sotto altre bandiere, magari lontane dalla storia socialista. Di lui l'enorme pubblico di Conzativicci ricorderà l'allegria e l'ironia del personaggio che interpretava, qualcun altro invece manterrà nella memoria l'immagine di Gianfranco che in una lontanissima e strapiena manifestazione degli inizi degli anni settanta, in una Cosenza piovosa e immensamente diversa da quella di adesso, solcava imperturbabile i cordoni del movimento studentesco, tenendo in mano la copie dell'Avanti. Un riformista in mezzo ai rivoluzionari.

Michele Giacomantonio

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    Il ricordo di Gianfranco Aloe, storico socialista cosentino scomparso ieri

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 19:31

Tentò di uccidere la moglie, chiuse le indagini

COSENZA Avrebbe tentato di uccidere la moglie con premeditazione. Con questa accusa il pm della Procura di Cosenza, Salvatore Di Maio ha emesso un avviso di conclusione indagini nei confronti di Gabriel Bogdan Maturà, 35 anni rumeno residente a Vaccarizzo Albanese, attualmente detenuto nel carcere di Cosenza. L'uomo è accusato anche di maltrattamenti perché, con più azioni reiterate nel tempo, «ledeva gravemente l'integrità fisica e morale della moglie, sottoponendola, attraverso complesse attività persecutorie e vessatorie, a durevoli sofferenze fisiche e morali». In particolare, secondo l'accusa, l'avrebbe minacciata costantemente di morte; insultata continuamente rivolgendole frasi ed epiteti offensivi; colpita con calci e pugni, sottoponendola in alcuni casi a violenti pestaggi. Inoltre, il marito avrebbe controllato ossessivamente ogni suo spostamento, le telefonate e le frequentazioni. Le avrebbe anche impedito di uscire di casa chiudendo a chiave la porta di ingresso dell'abitazione. La donna - secondo l'impianto accusatorio - si trovava in una situazione di intollerabile disagio, paura e soggezione psicologica. Il pm contesta a Maturà l'aggravante di aver commesso episodi di violenza in presenza di due minori, i figli della coppia: un bimbo di 5 anni e un altro di 2 anni. Le indagini hanno preso il via da un fatto avvenuto a Vaccarizzo Albanese: il marito mentre era in macchina avrebbe fatto sedere il figlio sul sedile anteriore e la moglie su quello posteriore e a quel punto avrebbe cominciato a sferrare una serie di coltellate alla consorte. La donna, secondo quanto confermato da perizie mediche, avrebbe riportato ferite giudicate guaribili in 40 giorni, fratture multiple del corpo e lo sfregio permanente del viso. L'uomo avrebbe avuto l'intenzione di uccidere la moglie se non fosse accaduto che si fosse spezzata la lama del coltello. Anche a causa di uno scontro con l'auto perché Maturà ha perso il controllo del veicolo. Ai militari giunti sul luogo dell'incidente avrebbe raccontato di essere stato vittima di aggressione e rapina, ma i carabinieri non hanno ritenuto credibile il suo racconto e hanno indagato per capire che cosa fosse realmente successo.

m.m.

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    Secondo l'accusa l'imputato, un 35enne residente a Vaccarizzo Albanese, avrebbe agito con premeditazione

CATANZARO «La situazione sociale in Calabria sulla vertenza che riguarda gli Lsu-Lpu e i beneficiari di ammortizzatori in deroga va risolta in via definitiva». Lo afferma il segretario nazionale della Cgil, Serena Sorrentino. «A fronte dell'esplosione del disagio, che ha provocato oggi molti blocchi stradali - prosegue Sorrentino - riteniamo parziale la prima risposta della Regione sull'impegno a sbloccare due mensilità per Lsu e Lpu e a verificare l'entità di una quota di riprogrammazione dei fondi comunitari residui 2007/13 per sbloccare risorse per la deroga. Ci sono gravi responsabilità della Regione che non possono penalizzare i lavoratori. Auspichiamo che la cabina di regia istituita a palazzo Chigi unitamente a ministero del Lavoro e Regione arrivi in tempi brevi alla risoluzione del 2013 e monitori ciò che accadrà per il 2014». «Come Cgil - sostiene ancora Sorrentino - il nostro impegno nei mesi scorsi e in queste ore guarda ad una soluzione che può essere perseguita in più tappe ma che sia definiva e dia una risposta certa ai lavoratori».

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    «A fronte dell'esplosione del disagio, che ha provocato oggi molti blocchi stradali riteniamo parziale la prima risposta sull'impegno a sbloccare due mensilità per Lsu e Lpu»

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 19:13

C'è una nuova pista per il giallo Sorgonà?

REGGIO CALABRIA Potrebbe nascondersi a S. Giorgio Extra un pezzo di verità sull’omicidio di Giuseppe Sorgonà, il giovane parrucchiere ucciso in un agguato in pieno centro il 7 gennaio 2011? È quello che sembra emergere dalla deposizione del poliziotto Bruno Falco, chiamato oggi a testimoniare al processo Alta Tensione 2. Proprio uno degli imputati nel procedimento, Domenico Condemi, sarebbe stato – ha affermato in aula Falco – una delle “fonti” consultate per ricostruire particolari inerenti l’omicidio. Di più l’agente non ha potuto dire perché il contenuto di quel colloquio è coperto da segreto investigativo, ma si tratta comunque di una conferma importante di quanto detto da Condemi, che già in passato aveva affermato di essere stato consultato riguardo la misteriosa morte del giovane parrucchiere. «Bruno Falco – aveva riferito nel rendere spontanee dichiarazioni nel gennaio 2014 - venne a chiedermi se Fortunato Quartuccio (fratello di Diego, ii imputato in Alta Tensione 2) fosse stato picchiato per l'omicidio di un parrucchiere, Sorgonà». Una domanda cui Condemi ha risposto negativamente, ma che sembra dimostrare che gli inquirenti – almeno in una certa fase – è a S. Giorgio extra che hanno cercato di raccogliere notizie sulla morte del giovane.

Incensurato, del tutto estraneo a qualsiasi ambiente malavitoso, Sorgonà è stato freddato in pieno centro cittadino con un unico colpo, sparato da sicario a bordo di una moto in corsa, che si è accostata alla macchina su cui il ragazzo viaggiava insieme al figlio di due anni, per poi far perdere le proprie tracce. Un delitto che ha fatto rumore in città e non solo per le inquietanti modalità con cui è avvenuto – un lavoro da professionisti, si è detto subito in ambienti investigativi – ma anche perché il giovane era il parrucchiere di fiducia di Orsola Fallara, la dirigente del settore Bilancio del Comune di Reggio, morta suicida qualche settimana prima del venticinquenne. Circostanze che hanno dato adito a voci su possibili collegamenti fra l’omicidio del giovane e la morte della donna, nonostante la Procura non abbia mai pubblicamente corroborato tale ipotesi. Ma nel frattempo, a distanza di quasi cinque anni da quel delitto, i killer di Sorgonà non hanno né nome né volto. 

Alessia Candito

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    La deposizione di un poliziotto potrebbe aprire scenari inediti sull'uccisione del giovane parrucchiere di Reggio Calabria

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 18:57

Processo Lanzino, disposti nuovi accertamenti

COSENZA Saranno effettuate ulteriori verifiche per accertare l'eventuale presenza di materiali ancora utili alle indagini. Il professore Francesco De Stefano ha acconsentito alla richiesta della presidente del collegio giudicante, Maria Antonia Gallo, nel corso di un'udienza del processo Lanzino. Dopo una lunga pausa estiva è ripreso nel Tribunale di Cosenza il procedimento che cerca di fare luce sulla morte di Roberta Lanzino, la studentessa uccisa il 26 luglio del 1988. Per il brutale assassinio della giovane è imputato Franco Sansone, accusato di aver violentato e ammazzato Roberta assieme a Luigi Carbone, vittima di lupara bianca. Per l'omicidio di Carbone sono accusati, invece, Alfredo Sansone e il figlio Remo, rispettivamente padre e fratello di Franco.
Il professore De Stefano ha riferito sulle perizie effettuate come medico legale nel 1988 e nel 1989 su incarico del giudice istruttore e poi, nel 1993, su incarico della Corte d'assise d'appello di Catanzaro, in occasione della rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale (nel processo a carico dei Frangella, accusati e poi assolti in tutti e tre i gradi di giudizio). Il medico ha sostanzialmente confermato quanto sostenuto nelle sue perizie, e cioè che su molti reperti non è stato possibile eseguire accertamenti specifici perché non erano in buone condizioni. In generale ha ribadito che uno degli ostacoli principali è stato rappresentato dalla degradazione dei campioni. Così è stato per i jeans di Rosario Frangella (uno degli imputati del primo processo, poi assolto in tutti e tre i gradi di giudizio) sui quali si è concentrata la prima parte dell'escussione di De Stefano.
Incalzato dalle domande del pm e dei legali di parte civile e difesa, il professore non è riuscito a dare risposte certe sulla sparizione di alcuni reperti e sulla distruzione di alcune provette, anche perché - ha precisato - per un periodo non si è occupato del caso. Nello specifico, l'avvocato Ornella Nucci - legale della famiglia Lanzino assieme alla collega Marina Pasqua - ha chiesto al professore se gli risultava che il capitano Garofalo, all'epoca comandante del Ris di Parma, avesse dato ordine di sospendere l'attività di ricerca su alcuni campioni di materiale che stava proseguendo in Inghilterra. «È possibile - ha detto - ma non ho conoscenza diretta. Tutto avveniva per il tramite del capitano Garofalo. All'epoca io ho cercato qualsiasi cosa che fosse stata utile alle indagini. Ma se ora mi si chiede di fare un ulteriore tentativo, ci riprovo senza alcun problema». E - rispondendo a una domanda dell'avvocato Nucci - ha specificato che oggi ci si dovrebbe affidare, comunque, solo al ricordo dei colleghi e di chi in quel periodo ha fatto accertamenti, perché non esiste un registro di passaggio delle provette. Il giudice Gallo ha chiesto quale tipo di materiale adesso - anche alla luce di nuove tecniche - sarebbe possibile cercare. «Substrato su cui potrebbe esserci materiale organico. Ma se già 25 anni fa c'erano delle muffe, io non sarei così sicuro che sarà possibile ottenere qualcosa», ha detto il professore De Stefano. Qualche tentativo si potrebbe fare anche perché in quegli anni come analisi «si facevano solo quattro marcatori». E anche perché - ha detto il medico legale - all'epoca si sapeva che il liquido seminale si conservava con il congelamento, ma poi si è scoperto che non era il congelamento bensì l'essiccamento il modo migliore per conservare le tracce.
La Corte ha acquisito una serie di atti su richiesta della pubblica accusa e anche le deposizioni di Raffaele Sansone e del maresciallo Salzano che erano stati citati come teste.
L'udienza riprende domani, 2 ottobre, e si deciderà l'eventuale conferimento di un incarico ai Ris di Messina, che, in caso, dovranno eseguire nuovi e ulteriori accertamenti su alcuni reperti, e in particolare sul motorino e su un braccialetto di Roberta, usati quel tragico 26 luglio, e su una zolla di terra.

 

Mirella Molinaro

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    Domani si deciderà sull'eventuale conferimento di un incarico ai Ris di Messina

Mercoledì, 01 Ottobre 2014 18:28

Provinciali Cosenza, Papasso presenta le liste

COSENZA Il candidato alla carica di presidente della Provincia di Cosenza, Gianni Papasso, sindaco di Cassano, unitamente ai rappresentanti dei partiti e movimenti dell'area di centrosinistra che lo hanno indicato all'unanimità e lo sostengono nella competizione elettorale, ha presentato stamani, a Cosenza, le tre liste e il programma con cui si propongono per amministrare l'ente sovracomunale per i prossimi anni. All'incontro con i giornalisti hanno partecipato, oltre a Papasso, Luigi Guglielmelli, segretario provinciale del Pd; Franz Caruso e Luigi Incarnato, segretari provinciale e regionale del Psi; Mario Caligiuri, segretario regionale dell'Idv; Mario Melfi, segretario regionale di Sel; Andrea Cuzzocrea, dirigente del Centro democratico e il consigliere regionale del Pd Mario Franchino.

I rappresentanti politici del centrosinistra hanno sottolineato, si legge in una nota, «l'importanza dell'appuntamento elettorale, la bontà della scelta adottata all'unanimità ed esaltato la figura e le competenze del candidato a presidente Gianni Papasso, che di sicuro saprà interpretare le esigenze del territorio e operare di conseguenza per offrire le giuste risposte».

Papasso, nel concludere l'incontro, ha ringraziato i rappresentanti di partiti e movimenti che hanno riposto la loro fiducia nella sua persona. «Un impegno, quello assunto, – ha sottolineato – che oltre a onorarmi, sia personalmente che come rappresentante della città di Cassano, mi riempie di responsabilità».

Facendo, poi, riferimento ai suoi avversari politici di centrodestra, Papasso ha parlato «di spettacolo indecoroso che stanno offrendo all'opinione pubblica cosentina, dal quale traspare solamente l'obiettivo di conquistare una tribuna istituzionale di potere. I rappresentanti del centrodestra – per Papasso – solo oggi si scoprono interessati, ma solo negli enunciati, delle tematiche che investono la Sibaritide e il resto del territorio periferico al capoluogo Bruzio. In realtà – ha concluso – cercano solo di carpire i necessari consensi per centrare gli obiettivi che si sono prefissati».

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    Tre le formazioni a supporto. Il sindaco di Cassano attacca il centrodestra: «Spettacolo indecoroso»

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