Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Venerdì, 10 Ottobre 2014

CATANZARO «Un viaggio nel passato che guarda al futuro attraverso le tappe di 15 anni di impegno all'interno dell'istituzione provinciale». Wanda Ferro, commissario straordinario della Provincia di Catanzaro, candidata da Forza Italia alla presidenza della Regione, si è congedata, così, con la voce rotta dall'emozione, dalla carica che l'ha vista per sei anni alla guida dell'ente. All'invito della presidente, da un anno a questa parte commissario straordinario, per il suo saluto di commiato all'istituzione, c'erano il prefetto di Catanzaro Raffaele Cannizzaro, il presidente della Camera di commercio Paolo Abramo, l'arcivescovo emerito monsignor Antonio Cantisani e il vescovo di Lamezia Terme Luigi Cantafora, l'assessore regionale Domenico Tallini, il consigliere regionale Gabriella Albano ma anche i vertici della Cgil provinciale con in testa il segretario generale Giuseppe Valentino.
«Un viaggio che ha dato grandi risultati – ha detto Wanda Ferro – e che adesso si traduce anche nell'amarezza di lasciare tanti progetti realizzati e tanti sogni. In un momento contrassegnato da tagli lineari, alluvioni, dimensionamenti scolastici e tanti problemi, c'è la soddisfazione di avere saputo dare risposte ai cittadini e, soprattutto, ai giovani e alla cultura a tutto tondo».
Senza appello il giudizio sulla riforma che ha ridimensionato le Province. «Non perdonerò mai – ha detto ancora la Ferro – gli effetti nefasti di questa riforma. E non lo faccio nemmeno oggi che sono candidata alla presidenza della Regione perché ritengo che non dovevano essere gli enti intermedi a essere riformati, bensì le Regioni. Non ci sarà nessun risparmio e anzi avremo più confusione tra i cittadini. Mancherà quel trait d'union tra i Comuni e gli organi sovraordinati come Regione e Stato. È grave, poi, avere tolto il voto all'elettore, riaprendo dei grandi campanili anche sui territori perché il voto, oggi, è collegato ai consiglieri comunali e ai sindaci, ai pochi eletti che creeranno ovviamente distinzioni di appartenenza per un campanile che era stato messo da parte». In precedenza Wanda Ferro aveva salutato i dipendenti dell'ente.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    La "commissaria" di Catanzaro si congeda dopo 6 anni e prepara la corsa alla presidenza della Regione 

REGGIO CALABRIA Nuovi indagati eccellenti nell'ambito dell'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sulla fuga dall'Italia dell'armatore Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia. Infatti, con l'accusa di favoreggiamento personale aggravato dall'articolo sette (aggravante mafiosa) è finito al registro degli indagati l'ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti, Giorgio Starace.
La svolta, nell'indagine coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Francesco Curcio, segue una informativa trasmessa alla Dda dal colonnello della guardia di finanza Paolo Costantini, fino al marzo scorso in servizio presso i nostri servizi segreti per conto dei quali ha diretto proprio il centro operativo di Dubai.
L'inchiesta del pm Lombardo e del sostituto della Procura nazionale antimafia, Francesco Curcio, è quella sulla rete di protezione della latitanza di Amedeo Matacena, nell'ambito della quale, l'8 marzo scorso, furono arrestati l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, nonché le segretarie degli stessi Matacena e Scajola. Secondo quanto dichiarato ai magistrati inquirenti dal colonnello Costantini nell'ambito di un interrogatorio reso il sei giugno scorso, tale rete di protezione poteva contare anche sul personale apporto dell'ambasciatore Starace che avrebbe fatto pressioni nei confronti delle autorità di Abu Dhabi e, nello stesso tempo, avrebbe aiutato Matacena non comunicando a Roma alcune informazioni utili all'autorità giudiziaria italiana.
Ritardi e tentennamenti a parte, secondo l'ipotesi accusatoria, l'ambasciata italiana avrebbe omesso di informare i magistrati calabresi delle raccomandazioni avute in via riservata dalle autorità degli Emirati arabi i quali avevano per tempo invitato a formulare la richiesta di estradizione non già (o non solo) sul reato di associazione mafiosa, non previsto dal loro ordinamento giudiziario, bensì sull'ipotesi di concorso nel riciclaggio internazionale. La mancata segnalazione di ciò, comportò un negativo esame della richiesta di estradizione, il che ha consentito a Matacena di restare libero e indisturbato.
Inoltre, secondo l'accusa, «l'ambasciatore Starace ha esercitato pressioni insistenti per i modi e per i tempi, che servivano a garantire a Matacena, le migliori condizioni possibili di permanenza nel Paese». Del resto il nome di Starace era già all'attenzione dei magistrati della Dda di Reggio Calabria perché incrociato nelle inchieste condotte tra Genova e Imperia relative a rapporti della 'ndrangheta con il sistema bancario ligure. Si segnalava infatti l'assidua frequentazione tra l'ambasciatore e il faccendiere reggino Andrea Nucera, titolare di un avviato ristorante ad Abu Dhabi dove si era trasferito proprio in conseguenza alle inchieste genovesi sul riciclaggio di soldi delle cosche mafiose reggine. Lo stesso ristorante, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe base fissa di Amedeo Matacena in questi anni di permanenza negli Emirati.
Anche su queste cose ha avuto modo di riferire il sostituto procuratore Lombardo nel corso della sua recente audizione da parte della commissione parlamentare Antimafia, dove ha ricostruito a grandi linee l'indagine avviata nel 2012 sul tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, che si è successivamente sviluppata anche in altre direzioni, fino a generare un secondo troncone investigativo che ha visto coinvolto l'ex ministro Scajola e Amedeo Matacena junior.
Rispondendo alle sollecitazioni della presidente Bindi e di alcuni parlamentari (in particolare, Lumia, Fava, D'Uva e Bruno Bossio) in ordine alle difficoltà che hanno impedito l'estradizione di Matacena, il magistrato ha chiarito che la "sensazione" dell'ufficio di Procura è stata quella che gli intoppi si siano verificati nella gestione della vicenda da parte del ministero degli Affari esteri e della ambasciata a Dubai.

 

Paolo Pollichieni

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    La Dda di Reggio mette nel mirino Giorgio Starace. Il diplomatico avrebbe nascosto informazioni utili per l'estradizione dell'ex parlamentare

Venerdì, 10 Ottobre 2014 21:53

Omicidio Andreacchi, 5 anni senza giustizia

SERRA SAN BRUNO Via Corrado Alvaro passa attraverso una zona isolata, è una di quelle strade che nascono dal groviglio di vicoli del centro storico serrese e muoiono tra i fitti boschi di castagno che lo circondano. È qui che Pasquale Andreacchi fu visto l'ultima volta. Qui fu avvistato da vivo, mentre andava incontro a un destino terribile. E qui fu trovato da morto, quando qualcuno lasciò il suo cranio, con un buco in fronte, in un cassonetto dell'immondizia. E come se non bastasse diede in pasto ciò che restava del suo corpo agli animali selvatici. È successo 5 anni fa: la sera dell'11 ottobre 2009 Pasquale, all'epoca 18enne, fu sequestrato, picchiato brutalmente e ucciso con un colpo di pistola calibro 6.35 sparato quasi in mezzo agli occhi. Chi lo ha fatto inginocchiare – era alto più di due metri – e lo ha freddato senza pietà, ha poi deciso di far ritrovare i suoi resti, sempre nello stesso luogo, due mesi dopo. Ancora oggi, però, non è stato trovato nessun colpevole per quell'atroce esecuzione.

Eppure Pasquale non era di certo una testa calda, non era al soldo delle 'ndrine, anzi sembrava il classico ragazzo semplice, cresciuto in fretta nel fisico il cui sguardo, però, tradiva la timidezza del bambino introverso che era stato. Avrebbe compiuto 23 anni lo scorso 13 settembre. Un mese prima di essere ucciso aveva festeggiato il suo ingresso nella maggiore età regalandosi ciò che aveva desiderato più di ogni altra cosa: un cavallo. L'equitazione era la sua passione, la sua ragione di vita, per questo aveva voluto a tutti costi quello stallone, convinto di poterlo pagare con il premio assicurativo che avrebbe ricevuto per un incidente in cui era stato coinvolto. Ma i soldi dell'assicurazione non arrivavano e il creditore, un pregiudicato del luogo – già detenuto in passato per concorso in omicidio e, all'epoca dei fatti, in libertà vigilata –, stando a quanto riferito da alcuni familiari e conoscenti, lo avrebbe minacciato pesantemente, più volte. Si trattava di un debito di 1800 euro, e i sospetti nei confronti dell'uomo rimasero tali, nulla di più.
Un anno dopo il ritrovamento dei resti di Pasquale l'inchiesta sulla sua morte, su richiesta del magistrato Fabrizio Garofalo, all'epoca in servizio alla Procura vibonese, fu archiviata dal gip. Nessuno fu iscritto nel registro degli indagati, e lo stesso Garofalo dipinse nella sua richiesta di archiviazione il contesto generale di omertà nel quale si sono svolte le indagini. Il fascicolo è stato riaperto a maggio 2013, ma non si sono ancora registrate novità sostanziali. Resta aperta la questione dei vestiti ritrovati assieme ai suoi resti, che mesi fa sono stati inviati al gabinetto regionale di Polizia scientifica a Reggio Calabria per nuove analisi di cui, ancora, non si conoscono i risultati. E resta, seppur flebile, la speranza di ritrovare un ragazzo polacco – probabilmente tornato in patria subito dopo i fatti – che, secondo un suo connazionale sentito dai poliziotti del commissariato di Serra, sapeva molto della vicenda e ne era rimasto parecchio scosso.
Intanto sono passati 5 anni, e quei resti hanno trovato un dignitoso riparo proprio nella boscaglia in cui furono ritrovati. Ed è sempre lì, su via Corrado Alvaro, che Salvatore e Maria Rosa vanno a piangere e a invocare giustizia per il loro primogenito. Ma ogni anno che passa, sono sempre più soli.

 

Sergio Pelaia

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    L'11 ottobre 2009 il 18enne di Serra San Bruno fu sequestrato, picchiato brutalmente e freddato con un colpo di pistola in fronte. L'indagine, prima archiviata, è stata riaperta più di un anno fa, ma non c'è ancora nessun nome nel registro degli indagati

Venerdì, 10 Ottobre 2014 21:47

Barca sugli scogli, salvati 128 siriani

ISOLA CAPO RIZZUTO Centoventotto migranti di nazionalità siriana sono stati salvati dalla guardia costiera dopo che l'imbarcazione sulla quale viaggiavano – una barca a vela di una ventina di metri battente bandiera statunitense – si è arenata sugli scogli a una ventina di metri dalla riva di localita Capo Cimiti, a Isola Capo Rizzuto. È stato uno dei migranti, da bordo, a telefonare al 1530 della guardia costiera dando l'allarme. L'operazione di soccorso, coordinata dalla guardia costiera, è stata condotta con una motovedetta e un gommone del Corpo e una unità della guardia di finanza.
I migranti, tra i quali 32 donne e 21 minori accompagnati, sono stati accolti dal dispositivo delle forze di sicurezza coordinato dalla Prefettura di Crotone e dai volontari di Misericordia e Protezione civile; allestita anche un'unità sanitaria del 118 dell'Asp di Crotone. Tra le persone sbarcate c'era anche un non vedente e alcune donne in stato di gravidanza. Cinque le persone portate in ospedale per accertamenti, tra le quali un disabile.

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Il natante si è arenato a Isola Capo Rizzuto. Tra i migranti 32 donne, 21 bambini e un non vedente

FIUMEFREDDO BRUZIO È deceduto anche l'altro ferito coinvolto nell'incidente avvenuto ieri sera sulla statale 18. Pietro De Luca pensionato di 77 anni è morto nonostante tutti i tentativi di salvarlo compiuti dai sanitari dell'ospedale “Annunziata” di Cosenza dove era stato ricoverato dopo l'incidente. Così si incrementa il bilancio delle vittime di quel maledetto scontro dove ha perso la vita il fratello Giuseppe, 83enne del luogo. I due anziani viaggiavano a bordo di un motocarro. Secondo una prima ricostruzione effettuata dagli agenti della polizia stradale di Paola, intervenuti immediatamente sul luogo dell'incidente, alla base dello scontro ci sarebbe stata un'errata manovra effettuata dal motocarro. Il mezzo si sarebbe poi scontrato con una jeep di grosse dimensioni che sarebbe sopraggiunto sul posto. Un impatto fatale che non avrebbe dato scampo al pensionato, a cui si è aggiunto ora anche il fratello. Mentre è rimasto illeso il conducente del suv. L'incidente si è verificato ieri sera intorno alle 18 nei pressi dello svincolo che conduce alla cittadina tirrenica. Sul posto sono intervenuti oltre gli agenti della polizia stradale di Paola, allertati dai primi soccorritori, e il personale del 118. Il traffico sull'importante arteria che collega tutti i centri tirrenici dopo una breve interruzione è stato ripristinato grazie all'intervento anche del personale dell'Anas.  

r.d.s

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Si tratta del 77enne, fratello del pensionato che ieri ha perso la vita nel corso di un incidente sulla statale 18

Venerdì, 10 Ottobre 2014 20:05

Amantea, resta in carica il sindaco Sabatino

AMANTEA Il sindaco di Amantea, Monica Sabatino resta in carica. Il Tribunale di Paola ha rigettato la domanda presentata dal consigliere di minoranza Francesca Menichino e da altri attivisti del M5S in merito alla presunta ineleggibilità del primo cittadino derivante dal rapporto di parentela tra lo stesso sindaco e il responsabile del settore economico e finanziario, nonché vice segretario generale dell'ente, Giuseppe Sabatino. Lo rende noto il Comune di Amantea. «Secondo i pentastellati – è scritto nella nota – le funzioni svolte dal padre del primo cittadino erano in tutto e per tutto assimilabili a quelle del segretario comunale e ciò ha condizionato la libera espressione del voto. Tale scenario è stato smentito dalle decisioni dei magistrati. All'indomani delle elezioni e della vittoria della lista Rosa Arcobaleno la questione della presunta ineleggibilità divenne punto focale dell'agenda politica con confronti anche accesi in seno al civico consesso. Fu proprio la Menichino ad interessare della vicenda la Prefettura di Cosenza e a richiedere il parere del Tribunale». Monica Sabatino è stata difesa dagli avvocati Luigi Manzi e Andrea Reggio D'Aci del Foro di Roma e Teresa Pirillo di quello di Paola. «Con questa sentenza – afferma il sindaco – viene apposta la parola fine all'ennesimo tentativo perpetrato dal Movimento 5 Stelle per delegittimare l'esecutivo in carica. Ancora una volta è stata dimostrata l'inutilità della cultura dell'odio, che sembra essere invece l'unica via percorsa da coloro che alimentano la contrapposizione e non il dialogo. Continueremo a lavorare oggi più di ieri per dare risposte alla comunità, adoperandoci come farebbero dei genitori con i propri figli. I soli vantaggi che ho ottenuto dalla presenza di mio padre tra i dipendenti comunali riguardano l'abnegazione al lavoro e la sua vicinanza dal punto di vista affettivo. Conosco bene la sua l'onestà: valore che ha mantenuto ben fermo in circa quarant'anni di attivita' professionale. E di questo mi reputo estremamente fortunata. Tengo a precisare, inoltre, che l'ente municipale non si accollera' le mie spese legali, come erroneamente indicato dagli stessi cinquestelle che anche in questo caso hanno provato a mistificare la realtà».

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Il Tribunale di Paola ha rigettato la domanda presentata dal consigliere di minoranza Francesca Menichino e da altri attivisti del M5S sulla presunta ineleggibilità del primo cittadino, il cui padre è segretario generale e responsabile del settore economico e finanziario dell'ente

Venerdì, 10 Ottobre 2014 19:46

La Calabria in duecento metri quadri

LAMEZIA TERME Domani giornata conclusiva della tre giorni “Ttg Rimini”, dove, a partire dal 9, si sono si confrontati i partners internazionali del settore turistico. Anche la Calabria è rappresentata, con uno stand di circa duecento metri quadri. Dopo l'apertura affidata al ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini, spazio sarà riservato, nella giornata di domani, alla promozione del “brand” Calabria, a dibattiti, workshop e conferenze.  

Informazioni aggiuntive

  • Occhiello

    Fino a domani sarà rappresentata al Ttg di Rimini, dove si incontrano i “buyers” del settore turistico

Venerdì, 10 Ottobre 2014 19:39

Il ritorno (a sinistra) degli scopellitiani

di Antonio Ricchio

 

Ogni confronto è rimandato a lunedì, giorno in cui si riunirà la direzione regionale del Pd. Ma la partita sulle candidature è già iniziata. Ernesto Magorno e Mario Oliverio fanno buon viso e davanti a domande specifiche sul punto assicurano che non ci sono frizioni. Da Lamezia Terme, dove ha inaugurato la sede del suo comitato elettorale, tuttavia, il candidato a governatore un messaggio lo ha lanciato: «Saremo inclusivi e non metteremo paratie». Il non detto è che Oliverio non intende chiudere le porte a chi nel corso di questi mesi è stato distante dal Pd e, più in generale, dal centrosinistra. Ci sono grandi movimenti in corso. Uno su tutti: Salvatore Magarò. Il presidente della commissione regionale contro la 'ndrangheta, eletto nel 2010 in consiglio regionale con la lista “Scopelliti Presidente”, è pronto al ritorno nel centrosinistra. Si narra che per lui sia pronto un posto nella lista che sta allestendo il deputato rutelliano Franco Bruno.

Magarò non è il solo folgorato sulla via... di Oliverio. Elio Belcastro, ex sottosegretario del governo Berlusconi, è ormai una presenza fissa agli appuntamenti targati Pd. Nelle scorse settimane si era fatto avanti, arrivando addirittura a proporre la candidatura alle primarie nella fila di “Diritti civili”, il movimento di Franco Corbelli. A rinfoltire la schiera degli “ex” che tornano alle origini ci sarebbe Enzo Sculco. Che potrebbe portare i “Demokratici” nuovamente a sinistra (dopo la parentesi col centrodestra di Scopelliti) e lanciare la candidatura a Palazzo Campanella di sua figlia Flora.

Niente operazioni di «etichettatura nei confronti di coloro che sono stati delusi da Scopelliti. Dobbiamo saper parlare a queste forze a partire da un progetto», è il mantra di Oliverio. Quanto al rapporto con Magorno, per adesso, siamo al reciproco distacco. Non è un caso che l'aspirante governatore vada ripetendo di avere aperto un canale di dialogo diretto con Matteo Renzi. Quasi a volere ostentare che ormai non c'è bisogno di intermediari calabresi (su tutti Magorno) che si professano fedeli custodi dell'ortodossia renziana. Oliverio è convinto di potere aprire un tavolo di interlocuzione direttamente con l'inner circle del segretario-premier. E l'arrivo lunedì a Cosenza di Ernesto Carbone segna sicuramente un punto a favore di questa strategia.

A destra, lo strappo annunciato non c'è stato. Ncd e Udc prendono tempo sulla decisione da prendere in Calabria e accettano l'invito di Altero Matteoli a sedersi attorno a un tavolo per trovare un punto d'incontro. Gentile e Trematerra non hanno gradito il diktat forzista su Wanda Ferro. Un prendere o lasciare che, in realtà, non è stato digerito nemmeno da Nino Foti e Pino Galati. La sensazione è che i mal di pancia siano tutti determinati da aspirazioni deluse. Gentile, d'altronde, ha convinto Quagliariello e Alfano a mantenere la linea dura sulla vicenda Scopelliti. «Se Peppe i suoi – è il ragionamento che viene fatto ai piani alti del Nuovo centrodestra – vogliono stare nel partito siamo contenti ma se pensano di trovare scorciatoie e mettere in piedi liste civiche, renderemo loro pan per focaccia». Da leader incontrastato del centrodestra calabrese a dirigente di partito inviso a gran parte dei gruppi dirigenti di Forza Italia, Ncd e Udc. Singolare, il destino dell'ex governatore. 

Twitter: @AntonioRicchio

Venerdì, 10 Ottobre 2014 19:33

Lunedì l'incontro Gentile-Matteoli

CATANZARO «Si svolgerà lunedì o martedì prossimo l'incontro tra Altero Matteoli, Gaetano Quagliariello e Antonio Gentile per cercare una soluzione alla vicenda delle alleanze politiche per Emilia Romagna e Calabria». Lo afferma il senatore e coordinatore regionale della Calabria del Nuovo centrodestra, Antonio Gentile. «Matteoli – ha aggiunto Gentile – ha telefonato a Quagliariello durante l'incontro del Ncd in corso a Conversano».

«Le regionali? Prima ci era stato chiesto di partecipare a un tavolo - ha detto Quagliariello, coordinatore nazionale di Ncd, intervenendo a Conversano alla prima festa nazionale del partito - per verificare la fattibilità di un'eventuale alleanza del centrodestra, poi non ne abbiamo saputo più niente e in compenso siamo stati bersagliati di insulti. Vediamo se questo tavolo si riunirà, per discutere è necessario che si riunisca ma comunque non è sufficiente. Per noi infatti - ha spiegato ancora Quagliariello - un'eventuale alleanza impone alcuni presupposti. Innanzitutto l'accordo non può essere a geometria variabile: in altre parole, non è pensabile che in Calabria si cerchino i nostri e in Emilia Romagna si pongano veti per non far innervosire la Lega. In secondo luogo, la scelta dei candidati presidenti deve essere condivisa: niente scatole chiuse né "prendere o lasciare". Infine - è la conclusione -, qualsiasi discorso deve riguardare anche l'Udc e gli amici della costituente popolare. Noi non inseguiamo nessuno e riteniamo che la disponibilità a parlare possa esserci finché è compatibile con la dignità. In caso contrario siamo prontissimi ad andare per la nostra strada».

Sulla questione è intervenuta anche Wanda Ferro, candidata alla presidenza della Regione per Forza Italia: «Ritengo che la coalizione riuscirà a ritrovare un'unità d'intenti e credo che tutto questo potrà avvenire tra lunedì e martedì».

«Questo perché, in qualche modo, a quella data – ha aggiunto la Ferro – verranno superati gli ostacoli che legano il destino della Calabria a quello dell'Emilia Romagna con particolare riferimento alla compagine che dovrà vedere il centrodestra unito nei prossimi appuntamenti di primavera. Credo, inoltre, che i cittadini siano vigili e attenti nel comprendere che ci sono delle motivazioni molto forti per proseguire la strada intrapresa e, in qualche modo, anche per investire su un consenso che, sulla mia persona, è venuto da tanto tempo da parte degli alleati».
«In questa corsa alla presidenza della Regione – ha detto ancora Wanda Ferro – mi spinge l'amore per questa terra, la mia esperienza e la voglia di rappresentare il mondo delle donne assieme alla volontà di dare speranza, fiducia e sogno puntando sulla meritocrazia e su quei tanti cittadini calabresi che ogni volta mi hanno chiesto di scendere in campo».

Informazioni aggiuntive

Venerdì, 10 Ottobre 2014 19:24

La vera partita

di Paolo Pollichieni


Adesso il Partito democratico non ha più alibi, deve smettere di guardarsi l’ombelico e di pensare alle proprie contese interne e prepararsi a dare risposte certe, trasparenti, credibili non solo al suo potenziale elettorato ma, più in generale, ai calabresi. Le primarie, che rischiavano di diventare l’ennesimo tormentone e che invece paiono testimoniare un momento di chiarezza, hanno indicato Mario Oliverio pur non umiliando Gianluca Callipo (che tuttavia con certe sue disinvolture ha creato non poco allarme) e attribuendo a Giannetto Speranza un lusinghiero attestato di stima personale. E sottolineiamo personale, perché non ci pare di poter valutare particolarmente il contributo venuto da Sel. Speranza, proprio per questo, porta in dote al centrosinistra un’attenzione e un'apertura di credito da parte di un elettorato che si rischiava di perdere. Così come Gianluca Callipo porta in dote un numero cospicuo di giovani e giovanissimi elettori pronti a battersi per la vittoria del centrosinistra a patto che si volti pagina rispetto alle liturgie del passato. Mario Oliverio, lo ha ripetuto in ogni contrada, questo intende fare: traghettare la Calabria verso il futuro; archiviare vecchi metodi di reclutamento della classe dirigente; rompere ogni rapporto con i trasversalismi patrocinati da logge deviate, cosche mafiose e imprenditori di rapina. Assicura che proprio la sua lunga militanza e la sua esperienza amministrativa serviranno a garantire che questa volta «l’acqua non si mischierà col vino». E spiega: «Non devo costruirmi un futuro politico e quindi non ho bisogno di compromessi; conosco i poteri deviati e so dove stanno e chi li rappresenta, per questo posso evitarne il condizionamento. Sono cose che sanno bene anche loro e per questo mai punterebbero sulla mia candidatura: sono e sarò il loro principale problema».

Occorre aiutare Oliverio a mantenere fede a questo impegno e occorre garantirgli tutto l’appoggio che gli servirà. Non basta la sua determinazione, il Pd deve tornare a essere un partito coerente e intransigente, Callipo e Speranza debbono essere solidali con lui. Ernesto Magorno deve diventare un punto di riferimento per tutti quelli che vogliono realizzare una svolta definitiva, piuttosto che continuare a prometterla salvo poi pesanti distrazioni come in occasione delle stesura delle liste del Pd per le provinciali. E non basterà tutto questo. O meglio può bastare per vincere, ma non per governare con pulizia e innovazione una Regione Calabria che oggi è al minimo storico anche come credibilità sociale, economica e politica. Serve l’impegno di una larghissima maggioranza di cittadini, servono professionisti generosi, servono militanti coraggiosi. Serve un rapporto sinergico serio con tutte le altre istituzioni chiamate a concorrere nella lotta alla criminalità mafiosa e all’affarismo dilagante. Conquistare la fiducia della gente perbene e delle istituzioni serie è il primo obiettivo da raggiungere. Lo si consegue in un solo modo: liste pulitissime, candidature accompagnate da motivazioni trasparenti, mobilitazione costante e totale per esporre linee programmatiche e progetti che si intendono realizzare. Questa strada Oliverio e Magorno dovranno percorrerla insieme e su questa strada nessuno deve mettere intralci. Oliverio e Magorno hanno ripetuto in questi mesi che preferiscono perdere, piuttosto che sporcare la vittoria con cedimenti sul piano etico. Mantengano l’impegno!

Analogamente anche il centrodestra dia una mano alla Calabria. Su quel fronte restano ancora alcune indeterminatezze: Forza Italia ha imposto la candidatura di Wanda Ferro, ma restano resistenze sull’appoggio all’ex presidente della Provincia di Catanzaro. Sotto alcuni aspetti la Ferro presenta analoghe credenziali rispetto ad Oliverio: un comune percorso amministrativo senza mai alcun intoppo giudiziario. Apertura e disponibilità al confronto stanno anche nel dna della Ferro, al punto da poterci spingere a dire che la sua è una candidatura “imposta dai fatti” rispetto a un centrodestra che esce da una gestione pessima, sotto ogni profilo e quindi anche sotto quello morale, della Regione Calabria. È il volto pulito dietro il quale riporre le – in verità non eccessive – speranze di incontrare il “perdono” dei moderati calabresi. Ci può stare, ma anche qui occorre aiutare Wanda Ferro, nella misura in cui sarà la candidata unica del centrodestra, a imporre come prezzo per la sua disponibilità a lanciarsi in una competizione complicata e difficile la creazione di liste credibili e inattaccabili che segnino discontinuità con la pratica scellerata del potere fin qui imposta dal “modello Reggio”. Wanda e Mario, insomma, hanno alle spalle un percorso personale simile, ma soprattutto hanno davanti un impegno comune: lasciare fuori da Palazzo Alemanni e da Palazzo Campanella quanti hanno responsabilità pregresse sullo stato in cui versa la Calabria. Son fuori e fuori devono restarci anche dopo il voto di novembre. La porta è virtualmente chiusa per loro, anche se in questi giorni si affannano e spingono, strepitano e minacciano, blandiscono e ammiccano per non restare chiusi fuori. Prendete, Mario e Wanda, un impegno solenne con i calabresi che della vostra parola si fidano: non aprite quella porta!

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pagina 1 di 4