Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 14 Ottobre 2014
REGGIO CALABRIA Un "equilibrista", ago della bilancia fra gli interessi delle diverse cosche che asfissiano il territorio, apparentemente integerrimo difensore della legalità, ma in realtà al servizio, o meglio per sua stessa ammissione “a disposizione” di tutti i clan. Non è certo un’immagine edificante del sindaco di San Ferdinando, Domenico Madafferi, quella che emerge dalle oltre milleottocento pagine di provvedimento dell'operazione "Eclissi" con cui la Dda di Reggio Calabria ha chiesto e ottenuto il fermo di ventisei persone, ma soprattutto ha fatto luce su un’intera amministrazione prostrata ai voleri dei clan. Secondo l'inchiesta, a San Ferdinando, a dettare legge erano i Bellocco-Cimato e i Pesce- Pantano, che non solo potevano contare sugli uomini che all’interno dell’amministrazione erano loro diretta espressione – rispettivamente il vicesindaco Santo Celi e il consigliere di opposizione Giovanni Pantano - ma anche sul primo cittadino, che sarebbe sempre stato attento a non scontentare nessuna delle due consorterie.
 
IL PASIONARIO COMPIACENTE
Lungi dall’essere quel barricadero difensore dei propri concittadini pronto a emanare un’ordinanza per ordinare la chiusura del porto di Gioia Tauro in assenza delle necessarie rassicurazioni ai tempi del trasbordo delle armi chimiche siriane, Madafferi si è dimostrato un fine diplomatico, in grado di servire i clan senza per lungo tempo insospettire le forze dell’ordine. Non a caso, “astutamente” – si legge nel decreto di fermo –  quando il suo Comune è finito nell’occhio del ciclone per gli arresti dell’operazione Tramonto, “si recava dai carabinieri per “denunciare”,  come se si trattasse di “confidente” dell’Arma, le ingerenze mafiose nell’aggiudicazione degli appalti pubblici. Ha in sostanza cercato di ostentare una fioca legalità, mantenuta volutamente soffocata da notizie distribuite in maniera centellinata, in modo frammentario e impreciso, ad appartenenti alle forze di polizia”. Ma Madafferi agli investigatori raccontava poco o niente, il suo intento era solo – scrive il pm Giulia Pantano che assieme al procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza ha coordinato l’indagine - quello di “pubblicizzare la propria presa di distanza dalle cosche imperanti su San Ferdinando”. In realtà – sottolinea il sostituto procuratore – "il sindaco si barcamenava cercando nei fatti non solo di non danneggiare né l’una né l’altra organizzazione criminale, da perfetto “equilibrista”, ma teneva ottimi rapporti e “dialogava”, pur sapendo che si trattava dei politici referenti rispettivamente delle due cosche Pesce-Pantano e Bellocco-Cimato, sia con il consigliere Pantano Giovanni che con il vicesindaco Celi Santino, cercando da ciascuno di carpire i desiderata del proprio clan di appartenenza e assecondandoli”.
 
"IL SINDACO DI PAGLIA"
Un ritratto devastante quello tracciato dal pm, che per comprendere chi fosse davvero il sindaco Madafferi ha potuto contare non solo su intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e riscontri, ma anche sulla testimonianza di chi con il primo cittadino di San Ferdinando era stata obbligata a lavorarci, prima di chiedere il trasferimento ad altra sede: l’ex segretaria comunale Patrizia Ruoppolo. “Il sindaco nonostante percepisse le richieste del mio ufficio, sia esse orali sia esse scritte, rimandava all’assolvimento decisionale in relazione alla sua funzione, e puntualmente si rendeva necessaria o meglio determinante, la fase in cui personalmente, così come accadeva anche per altri cittadini compresi, bisognava rivolgersi al Comandante dei Vigili, all’epoca dei fatti il dottor Stucci, o in alternativa alla figura del vice Sindaco Celi Santo o anche, in alcune occasioni, è capitato doversi rivolgere all’assessore Lamalfa Daniele”. Tanto Stucci come il vicesindaco Celi – dimostreranno le indagini – sono personaggi al servizio dei clan di San Ferdinando. “In un momento temporale in cui lo Stucci non era stato ancora tratto in arresto, era questi che manifestava un forte ascendente sulle decisioni del sindaco (…). Dopo l’arresto dello Stucci quella figura, per così dire di intermediario veniva incarnata in toto dal vicesindaco Celi Santo”. Anche nelle parole dell’ex segretaria del Comune, il sindaco dunque non era che “una sorta di personaggio di facciata poiché veniva appunto gestito da queste due figure carismatiche”.
 
“NOI SIAMO SEMPRE A DISPOSIZIONE”
Il primo cittadino di San Ferdinando, anche per chi con lui aveva lavorato, non era dunque che un uomo che – dicono i magistrati - “demandando il reale potere politico e gestorio a soggetti che della cosca Bellocco-Cimato erano referenti, Madafferi permetteva che la ‘ndrangheta permeasse di sé il Comune di San Ferdinando. D’altronde - sottolineano - un vero e proprio atteggiamento di contrasto o anche solo di chiusura, nella sua qualità di sindaco del paese, nei confronti della ‘ndrangheta non lo hai mai tenuto”. L’impegno antimafia del primo cittadino dunque, non era che una messinscena a uso e consumo di telecamere, che nascondeva in realtà una totale prostrazione ai voleri dei clan. Non a caso, è lui stesso – intercettato dalle cimici dei carabinieri ad ammettere candidamente – “noi siamo sempre stati a disposizione”.  E il sindaco ha dovuto dar davvero fondo a tutte le arti proprie diplomatiche  per uscire dal ginepraio della raccolta rifiuti urbani a San Ferdinando. Un appalto che faceva gola a entrambi i clan, che in nome di quei lavori si sono prima spinti al bordo di una nuova guerra, quindi hanno “cucinato” una nuova pace, sancita da una cena – con tanto di cabarettista personalmente contrattato da uno dei maggiorenti del clan - per suggellare l’evento. A farne le spese sarà la ditta Evergreen, regolarmente aggiudicataria dell’appalto e altrettanto “regolarmente” sottoposta alla cosiddetta tassa di sicurezza imposta dai clan. Quando gli assetti cambiano e si rende necessario mettere l’appalto a una ditta gradita a entrambi i clan, neanche il pizzo salva la Evergreen  dall’estromissione a favore della Radi. Al  titolare Francesco Toscano, il segnale arriva forte e chiaro: il 17 marzo 2014, l’autocompattatore utilizzato dalla ditta Evergreen viene dato alle fiamme da due uomini armati di pistola, che bloccano il mezzo, costringono gli operai a scendere e appiccano il fuoco, per poi lasciare un messaggio per Toscano dite al vostro titolare che a San Ferdinando non deve più lavorare”.
 
MADAFFERI, L’INUTILE DEPISTATORE 
Agli investigatori, i lavoratori riferiranno di non essere in grado di identificare i due perché avevano agito a volto coperto, ma sarà il sindaco Madafferi a fornire immediatamente dettagliate informazioni. Addirittura, è lui stesso a contattare il comandante della locale stazione dei carabinieri per suggerire che il danneggiamento all’autocompattatore è sicuramente da ricollegare alla decisione dell’amministrazione di dire no alle offerte della ditta Camassa, che qualche giorno prima si era proposta per subentrare alla Evergreen, mettendo sul piatto anche un pacchetto di assunzioni da spendere su San Ferdinando. Una versione di comodo, che avrebbe potuto distogliere l’attenzione degli inquirenti dai veri responsabili del danneggiamento – i clan Bellocco-Cimato e Pesce-Pantano – ma che si è infranta di fronte alle particolareggiate dichiarazioni del titolare della Evergreen. Toscano – che due giorni dopo l’attentato deciderà di rescindere il contratto – il 10 aprile si deciderà a parlare con il maresciallo Vadalà della locale stazione dei carabinieri. Una chiacchierata informale nelle intenzioni di Toscano, ma interamente registata dal militare, che ne trarrà spunto per i successivi approfondimenti di indagine. A Vadalà, l’imprenditore racconta che il danneggiamento del mezzo della ditta Evergreen s.r.l. era stato organizzato dai fratelli Cimato, Domenico e Ferdinando, ma eseguito  da un soggetto di cui ignorava il nome ma che conosceva come coordinatore locale di Piana Sicura. Informazioni di cui aveva avuto conferma dallo stesso Domenico Cimato – l’esattore di riferimento del clan Bellocco – dal quale aveva saputo che l’attentato era stato deliberato dalle famiglie mafiose di Rosarno. Informazioni utilissime a inquirenti e investigatori per comprendere l’evoluzione della vicenda.
 
LA DITTA DELLA CONCORDIA
Nel frattempo infatti, mentre il consigliere Pantano strappa agli operai che avevano subìto l’agguato – negli stessi giorni destinatari di una serie di intimidazioni - che nulla sarebbe stato rivelato alle forze dell’ordine, in cambio di un’assunzione nella nuova ditta, l’amministrazione procedeva spedita per individuare una sostituta della Evergreen. “Fu allora – sintetizzano gli inquirenti nel  fermo - che la scelta del Comune di San Ferdinando, per volontà delle cosche, rivali tra loro ma che sul punto avevano trovato l’accordo, ebbe a ricadere sulla ditta Radi di Palmi. Di fatto, nella consapevolezza che l’azienda individuata era “gradita” alla ‘ndrangheta locale nel suo complesso, dopo essersi consultato con Celi Santino, Madafferi acconsentiva che di fatto la gestione dell’appalto venisse demandata a Pantano Giovanni”. Sarà proprio il consigliere di opposizione – presentatosi sempre come espressione del Movimento Cinque Stelle, ma oggi sconfessato persino dal blog di Grillo – a farsi latore del nuovo, comune interesse dei clan, con buona pace del sindaco che però non dimentica di consultare al riguardo il suo vice, Celi, cui dice a mo’ di giustificazione “è una cosa che ci tocca a tutti questa quà è (...) proprio disponibilissimo si è dimostrato quindi (...) loro che non si arrabbino se mi vedono con lui, hai capito?”.
 
PASSPARTOUT PANTANO
Madafferi - sottolineano gli inquirenti - “chiedeva rassicurazioni a Celi perché temeva  che se “...loro” (inteso gli appartenenti alla compagine mafiosa dei Bellocco-Cimato) lo avessero visto insieme al Pantano Giovanni, avrebbero potuto arrabbiarsi (...) L’espressione è ulteriormente indicativa del fatto che Madafferi non voleva in alcun modo che “venisse scontentata” la cosca Bellocco-Cimato, e pertanto, nella consapevolezza dell’intraneità a quel sodalizio del suo vice, chiedeva conforto circa il fatto che la sua condotta non venisse in nessun modo fraintesa e ritenuta esemplificativa di un’improvvisa “vicinanza” alla cosca contrapposta”. Peraltro – aggiungono i magistrati – “il “pass-partout” dato a Pantano Giovanni non trovava alcuna diversa giustificazione dal momento che Pantano Giovanni, proprio perché consigliere di minoranza, a differenza del vicesindaco, non aveva reali poteri gestori in seno al Comune. L’unica spiegazione possibile era ed è che Celi, unitamente al sindaco Madafferi, consapevole delle dinamiche mafiose superiori che governavano quell’affare, avevano deciso di far fare a Pantano Giovanni, che in quel frangente rappresentava l’uomo di sintesi dei contrapposti, ma evidentemente divenuti convergenti, interessi economici dell’una e dell’altra ‘ndrina sanferdinandese”.
 
ORDINARIA ILLEGALE AMMINISTRAZIONE
Ma se l’appalto per la raccolta rifiuti è stata la massima prova di equilibrismo diplomatico fra i desiderata dei diversi clan che Madafferi avrebbe dovuto affrontare, nell’ordinaria amministrazione più volte si sarebbe dimostrato disponibile alle diverse necessità di capi e gregari. Non si sarebbe sottratto, ad esempio, quando alla fidanzata di Nicola Caprino, esponente del clan Bellocco-Cimato all’epoca detenuto, serviva un certificato di convivenza che le permettesse di entrare in carcere, nonostante fosse consapevole – o forse proprio per questo – dell’incidenza del proprio operato sugli interessi  della cosca. “Da sempre ha vissuto a San Ferdinando – dicono al riguardo i magistrati. Conosceva Caprino e la sua storia personale ed era consapevole del fatto che, dopo le numerose inchieste giudiziarie degli ultimi anni, la cosca Bellocco-Cimato decimata dagli arresti, necessitava, per la sua stessa esistenza, che i componenti potessero seguitare a comunicare tra loro, anche grazie all’ausilio dei visitatori in carcere”. Allo stesso modo, Modafferi non si è tirato indietro quando gli verrà chiesto di intercedere presso i Pantano, che a un comune cittadino di San Ferdinando avevano chiesto - “con fare intimidatorio e adottando metodologia mafiosa” sottolineano gli inquirenti - la corresponsione di una somma di denaro a titolo estorsivo in relazione a un inesistente sinistro stradale. “Grazie alla mediazione del sindaco Madafferi Domenico - che ancora una volta dava prova della sua capacità di “equilibrista” tra le istituzione e la ‘ndrangheta, tra la legalità e l’illegalità più odiosa – quella condotta estorsiva venne stroncata, avendo il primo cittadino informato uno degli estortori della possibilità concreta che la persona offesa denunciasse l’angheria subita”. 
 
 Alessia Candito
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Martedì, 14 Ottobre 2014 22:02

Regionali, prove di coalizione per Ferro

CATANZARO "Attorno al nome di Wanda Ferro parte un progetto di reale cambiamento della regione, con il contributo di uomini e donne che hanno le mani libere e vogliono impegnarsi in una scelta che riporti in Calabria normalità, regole, meritocrazia, efficienza amministrativa e coraggio delle scelte". Sono questi i temi - è scritto in un comunicato dell'ufficio stampa di Wanda Ferro - su cui si è concentrata la prima riunione, tenuta oggi pomeriggio a Lamezia Terme, dei partiti che da subito hanno deciso di far parte della coalizione di centrodestra a sostegno della candidatura dell'ex commissario della Provincia di Catanzaro alla presidenza della Regione. "Un progetto che resta aperto a tutti coloro che si possono naturalmente ritrovare in un percorso di centrodestra - dice Wanda Ferro - ma anche a quei movimenti in cui si ritrovano diverse sensibilità e culture politiche, ma che ritengono di sostenere la nostra determinata volontà di imprimere alla Calabria un cambiamento senza compromessi. Anche per questo apriremo il programma al contributo di associazioni, movimenti, organismi di categoria e mondo delle professioni". Presenti al tavolo, presieduto dalla coordinatrice regionale di Forza Italia Jole Santelli, affiancata da Luciano Vigna, i rappresentanti di Fratelli d'Italia-An, Gianfranco Turino, Francesco Rapani e Francesco Bevilacqua; de La Destra, Alfredo Iorio; di Realtà popolare, Francesco Luzza; Liberal Democratici, Ciro Palmieri; del Nuovo Psi, Michelangelo Frisini e Domenico Fulciniti, e delle Democrazia Cristiana, Eraldo Rizzuti e Sandro Cortese. Wanda Ferro ha ringraziato tutti per il sostegno dato alla sua candidatura. "Una candidatura - ha detto - che è arrivata un po' in ritardo perché la volontà è stata quella di condurre la trattativa solo su temi politici, senza cedere ad alcun compromesso. Nonostante la partenza sia avvenuta in ritardo, la possibilità di vincere è intatta, e lo percepisco girando i territori, dove trovo grandissima attenzione e affetto da parte delle comunità. La gente mi manifesta fiducia e mi chiede di segnare una svolta vera. I cittadini chiedono freschezza, gioventù, moralità, attenzione ai territori e capacità di risolvere i problemi reali dei cittadini". "L'interpartitica - si afferma ancora nella nota - ha avuto soprattutto carattere operativo e dopo avere affrontato le questioni legate alla definizione delle liste e agli adempimenti burocratici, si è soffermata sui principali temi che saranno inseriti nel programma di governo proposto ai calabresi: innanzitutto le grandi questioni del lavoro e del precariato; l'affermazione a tutti i livelli della meritocrazia; la necessità di non polverizzare le risorse europee, indirizzandole invece verso progetti di ampio respiro, capaci di avere reali ricadute sulla regione; una sanità rivolta esclusivamente ai bisogni del cittadino e liberata dalle ingerenze della politica; una burocrazia efficiente e ancora i temi dell'ambiente, del turismo e del contrasto al dissesto idrogeologico". 

 

MATTEOLI: WANDA FERRO E' LA CANDIDATA PER LE REGIONALI «Al fine di evitare dubbi, che potrebbero essere generati da una cattiva interpretazione di notizie di stampa, desidero ribadire che Wanda Ferro è la candidata per le regionali di Forza Italia e di altre forze politiche che hanno condiviso questa scelta. Auspico che anche altri partiti alternativi al centrosinistra la appoggino». È quanto ha dichiarato il senatore Altero Matteoli, che presiede il comitato di Forza Italia sulle alleanze regionali.

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CATANZARO "L'esito delle elezioni provinciali in Calabria ha confermato quello che sostengo da tempo: la partita per le regionali è aperta, anzi apertissima". Lo afferma in una nota l'assessore regionale e capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale di Catanzaro, Mimmo Tallini. "Crolla - aggiunge - la roccaforte storica della Provincia di Cosenza, retta da quarant'anni dalla sinistra. A Catanzaro le liste di centrodestra ottengono la maggioranza del Consiglio provinciale. A Crotone, un tempo detta la Stalingrado della Calabria, è stato un sostanziale e inaspettato pareggio. Se aggiungiamo che anche il feudo di Rende, da mezzo secolo amministrato dalla sinistra, è passato al centrodestra, possiamo dire che il consenso sbandierato da Mario Oliverio e dai suoi uomini è più virtuale che reale. Il caso di Cosenza è clamoroso. Il candidato della sinistra arriva addirittura terzo e i due candidati del centrodestra totalizzano il 75%". "Non diano niente di scontato - prosegue Tallini - Oliverio e compagni. La candidatura di Wanda Ferro, la prima donna a concorrere seriamente alla presidenza della Regione, guasterà i piani del centrosinistra. Wanda Ferro piace anche all'elettorato di sinistra non solo perché è donna, ma soprattutto perché ha idee nuove, è determinata e non scende a compromessi, come è stato costretto a fare Oliverio, che sta imbarcando di tutto pur di cercare di vincere. La partita sta cominciando solo adesso. Wanda Ferro sarà una novità devastante per il centrosinistra". 

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    L'assessore regionale e capogruppo di Forza Italia nel consiglio comunale di Catanzaro commenta l'esito delle elezioni provinciali

Martedì, 14 Ottobre 2014 21:14

Gentile e lo scacco all'Udc

di Antonio Ricchio

 

Il primo round di questa singolarissima partita a scacchi lo porta a casa Tonino Gentile. Il coordinatore del Nuovo centrodestra esce dall’angolo e riesce a convincere Quagliariello e Cesa a firmare un documento che sdogana il progetto di una lista unitaria tra Ncd e Udc già a partire dalle regionali in programma in Emilia Romagna e Calabria. Il messaggio di questa operazione è duplice: da un lato si dimostra a Forza Italia che esiste un centrodestra moderato in grado di essere autonomo dall’asse Berlusconi-Carroccio; dall’altro si fa capire al Pd che coalizioni a geometrie variabili non sono possibili. Messaggio implicito: se il centrosinistra vuole allargare il perimetro della sua alleanza deve per forza farlo con Ncd-Udc, senza possibilità di scorporare il pacchetto.

La mossa di Gentile fa felice Talarico (tra i più accaniti sostenitori di un accordo con Ncd) e inguaia Trematerra, Bruni, Gallo, Dattolo e soci. Li inguaia perché le trattative tra i maggiori dirigenti dello Scudocrociato calabrese e Mario Oliverio per siglare un’intesa che avrebbe visto l’Udc organico a uno schieramento guidato dal Pd (da qui il deliberato di lunedì del comitato regionale del partito centrista che esprimeva contrarietà alla fusione con Ncd) erano in fase avanzata. D’altronde, gli orientamenti del candidato a governatore del centrosinistra sono abbastanza noti: porte aperte ai moderati dell’Udc ma non ai dirigenti di Ncd, che resta ancora formalmente il partito di Peppe Scopelliti.

Complicazioni per Oliverio potrebbero arrivare se mercoledì a Roma Lorenzo Guerini dovesse notificargli l’intenzione di replicare in Calabria lo schema che in Parlamento sostiene il governo Renzi. Fuori da formule astratte, dal Nazareno potrebbe partire l’indicazione a dare vita una coalizione che comprenda Pd, Ncd, Udc, liste civiche e movimenti che già hanno ufficializzato il loro sostegno all’ex presidente della Provincia di Cosenza. Oliverio ha già fatto sapere che sul punto attende «decisioni chiare e pubbliche» da parte della segreteria nazionale e regionale del suo partito. Un modo non troppo formale per dire che «per inciuci non c’è spazio». Una dimostrazione? L’accordo vicinissimo con il Cdu di Mario Tassone. Non è chiaro se gli eredi della Balena Bianca presenteranno liste autonome o inseriranno propri candidati nelle liste del centrosinistra ma è ormai certo che il matrimonio (politico) con il centrosinistra si celebrerà. Oliverio non intende nascondere nulla e lo stesso vuole Tassone che, a chi gli chiede conto, non fa mistero di questa intesa: «Sono stato uno dei primi a ribellarmi contro le cattive pratiche del “Modello Reggio” e ho pagato con l’epurazione dall’Udc tale scelta. Adesso non ho difficoltà a dire che si può avviare un progetto serio con Oliverio».

Nel Pd, tuttavia, sono altri i pensieri che affollano la mente dei big. Le attenzioni sono concentrate su Magorno. Dubbi affiorano su una linea, quella del segretario, giudicata «troppo ondivaga» in relazione alle alleanze e alla composizione delle liste. «Non vorremmo – è il sospetto agitato da uno dei colonnelli dell’Udc calabrese – che dietro l’accelerazione sulla lista unitaria tra Ncd-Udc ci sia proprio lo zampino del segretario del Pd. Che in Calabria spara a zero contro ogni ipotesi di alleanza con chi è stato protagonista nel centrodestra di Scopelliti e poi a Roma non smette di dialogare con i maggiori dirigenti del Ncd». 

Twitter: @AntonioRicchio

REGGIO CALABRIA Si è svolto a Reggio, nella sede degli industriali, un confronto a tutto campo tra i candidati a sindaco sui temi cittadini di più scottante attualità. E' quanto riferisce un comunicato di Confindustria Reggio. All'iniziativa, organizzata dalle associazioni territoriali di Ance e Confindustria Reggio, hanno preso parte Aurelio Chizzoniti (Reggio nel cuore), Lucio Dattola (coalizione di centrodestra), Giuseppe Falcomatà (centrosinistra), Paolo Ferrara (Liberi di ricominciare), Vincenzo Giordano (Movimento 5 Stelle), Stefano Morabito (Per un'altra Reggio), Giuseppe Musarella (Ethos) e Giuseppe Siclari (Partito comunista dei lavoratori). L'incontro si è aperto con i saluti istituzionali dei presidenti di Confindustria e Ance Reggio, Andrea Cuzzocrea e Francesco Siclari, cui è seguita la proiezione del video "Se questo è vivere, a true story from Reggio Calabria", presentato da Filippo Arecchi, presidente del comitato "Piccola industria" che ne ha anche curato la realizzazione. "Nel breve reportage fotografico - si afferma ancora nella nota - è stata offerta una desolante quanto realistica istantanea, circa la situazione di profondo degrado e totale abbandono che, da Nord a Sud, caratterizza la città". I lavori si sono sviluppati intorno alle questioni riguardanti la città metropolitana, le società miste, la burocrazia comunale, il bilancio dell'ente e l'imposizione di tariffe e tributi, il "decreto Reggio" e la riattivazione dei lavori pubblici. A ogni candidato sono stati concessi tre minuti per esporre programmi e azioni da attuare per ciascun tema posto sul tavolo del dibattito. Entrando nel vivo dei temi che interessano da vicino il tessuto produttivo locale, Cuzzocrea ha delineato lo scenario economico che attende il futuro sindaco di Reggio. "Scenario - ha detto il presidente degli industriali reggini - che è estremamente complesso a causa di una situazione finanziaria critica che, non a caso, ha determinato un progressivo inasprimento dei tributi. Una delle questioni più urgenti sarà inoltre quella legata al "decreto Reggio", intorno al quale "ballano" risorse da rimettere in circolo pari a circa duecento milioni. E poi ci sarà il passaggio cruciale della città metropolitana, vera e propria chiave di volta per far uscire Reggio dalle secche in cui si trova. In questa direzione il sistema Confindustria reggino ha già compiuto passi importanti nell'ambito della rete confindustriale nazionale di recente riunitasi a Firenze. Proprio in quella sede è stata ribadita l'importanza di lavorare per rendere coerente la geografia amministrativa del territorio con quella economica". "Un passaggio, questo - ha concluso Cuzzocrea - che nella nostra provincia dovrà tener conto del ruolo fondamentale giocato dal porto di Gioia Tauro". "Occorre rivedere il sistema burocratico - ha detto, da parte sua, Francesco Siclari - cercando di considerare le esigenze e le problematiche che influiscono sul sistema produttivo. Le imprese vivono una fase di grave sofferenza anche per una mancanza di dialogo con gli amministratori. Anche da questo punto dovrà ripartire il futuro governo cittadino. Le aziende reggine sono per la stragrande maggioranza realtà sane, che vogliono lavorare e contribuire alla crescita e allo sviluppo".

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    All'iniziativa hanno preso parte Aurelio Chizzoniti, Lucio Dattola, Giuseppe Falcomatà, Paolo Ferrara, Vincenzo Giordano, Stefano Morabito, Giuseppe Musarella e Giuseppe Siclari 

Martedì, 14 Ottobre 2014 21:03

Precari, Magorno: giovedì incontreremo Delrio

CATANZARO "Si rende noto che giovedì 16 ottobre, alle 10.30, l'intera delegazione parlamentare calabrese del Pd, assieme al ministro degli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Marco Minniti, e al candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, Mario Oliverio, incontreranno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, per discutere delle impellenti questioni dei lavoratori Lsu-Lpu e percettori degli ammortizzatori sociali in deroga". Lo riferisce una nota diffusa dall'ufficio stampa del segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno. "L'incontro - si aggiunge nel comunicato - è stato organizzato per chiedere, con la massima urgenza, un intervento del governo risolutivo della problematica nell'ambito della Cabina di regia sul lavoro istituita dallo stesso esecutivo. Un incontro che segna un nuovo e importante passaggio, si auspica decisivo, dell'impegno già assicurato dal Pd con coerenza e continuità in favore dei lavoratori calabresi. Giovedì, infatti, il Partito democratico calabrese sarà impegnato con le massime rappresentanze istituzionali per giungere alla soluzione di vicende che interessano, drammaticamente, migliaia di famiglie calabresi e troveranno nuovamente nel governo un interlocutore attento e sensibile, in linea con l'impegno fin qui assicurato attraverso la cabina di regia appositamente istituita per la nostra regione". 

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    La delegazione parlamentare del Pd assieme alla Lanzetta e a Minniti discuteranno con il sottosegretario alla presidenza sulla questione dei lavoratori socialmente utili

REGGIO CALABRIA Derubricata la pena da tentato omicidio aggravato da futili motivi a lesione personale aggravata, per decisione della Corte d'appello di Reggio Calabria, passa da 12 anni e 6 mesi a soli 4 anni di reclusione la pena inflitta a Domenico Brancati. Il 30enne reggino, difeso dagli avvocati Giuseppe Nardo e Giovanni De Stefano, nel gennaio 2012 aveva aggredito con una pietra il parrucchiere Marcello Rogolino, storico amico di Brancati ma anche amante della fidanzata. Una liaison che avrebbe fatto perdere la testa a Brancati, che accecato dall'ira aveva ripetutamente colpito alla testa il rivale in amore. Un fatto del tutto estemporaneo, non premeditato, né preludio di un'azione più ampia, finalizzata alla uccisione di Rogolino, secondo l'avvocato Nardo, che intervenendo oggi in aula ha sottolineato come sarebbe stato moto passionale quello che avrebbe spinto Brancati – «tradito nei propri sentimenti d'amore e d'amicizia da parte di entrambi» – ad agire e non un deprecabile motivo futile, come sentenziato dal giudice di primo grado. Argomenti che devono aver convinto la Corte d'appello, presieduta dal giudice Gaeta, che dopo aver derubricato il reato contestatogli, ha inflitto a Brancati 4 anni di reclusione.

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    La Corte d'appello riformula il reato e infligge 4 anni a Domenico Brancati. «Non fu tentato omicidio». L'uomo colpì l'amico senza premeditazione 

COSENZA «Da domani 15 ottobre 29 pazienti, per lo più residenti fuori città, saranno costretti a sottoporsi al trattamento di dialisi soltanto nella turnazione serale (dalle ore 20,00 alle 00,00) a ragione della non disponibilità dei locali del Mariano Santo che saranno interessati da lavori di ristrutturazione». Lo affermano la deputata del Pd, Enza Bruno Bossio, e il consigliere regionale, Carlo Guccione. «I pazienti – aggiungono – dovranno recarsi all'Annunziata per sottoporsi a dialisi nel Centro di rianimazione che però al momento non è stato ristrutturato. I lavori di ristrutturazione di questi locali, infatti, avrebbero dovuto già essere terminati nel dicembre scorso, almeno stando alle rassicurazioni fornite sin da quella data dal direttore dell'Ao Gangemi ai pazienti dializzati. È assolutamente inaccettabile che, in ragione di un disservizio dell'ospedale dovuto all'evidente inefficienza della sua direzione amministrativa, questi pazienti, alcuni anziani e non automuniti, debbano sottoporsi a tali sacrifici che rischiano di aggravarne lo stato di salute. Quanto denunciato è soltanto l'ennesimo esempio di una gestione dissennata della sanità in Calabria e, in particolare, dell'Ospedale di Cosenza, che in questi anni è stato depauperato e ridotto nella sua capacità di garantire un'assistenza sanitaria efficace a tutela della salute dei cittadini».

«Chiediamo, pertanto, che la direzione dell'ospedale – concludono Bruno Bossio e Guccione – attivi immediatamente tutte le procedure affinché siano attivate le due turnazioni di dialisi e si garantisca a questi pazienti la possibilità di curarsi senza disagi per come hanno diritto».

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    La denuncia di Guccione e Bruno Bossio: «Garantito solo un turno a causa dei disservizi dell'Annunziata». Accuse a Gangemi

COSENZA Alcune cose le ha confermate, altre non le ha ricordate. E' durata alcune ore la deposizione di Giorgio Cavaliere, ex collaboratore di giustizia sentito nel corso di uno stralcio del processo "Azimuth". Cavaliere ha risposto alle domande del pm della Procura di Cosenza Giuseppe Visconti e poi a quelle del collegio difensivo. Nel procedimento sono indagati Mario De Luca, Biagio Battista Giovanni Peluso, Antonio Avallone, Pasquale Leanza, Vinicio Castiglia, Francesco Terrazzano, Domenico Vulcano, Francesco Vulcano, Antonio Monaco, Achille Castiglia e Franco Longo. Tutti accusati di usura. Cavaliere ha parlato di un giro di assegni che sarebbero stati consegnati ad alcuni degli imputati. Dei quali, però, non aveva conoscenza diretta. Lui, di solito, aveva rapporti con un certo Dionigi Marsico, che avrebbe fatto da tramite con gli imputati. Cavaliere ha confermato in parte quanto già riferito ad altri pm, ma alcune cose non le ha ricordate perché era "poco lucido", come lui stesso ha ribadito in aula. 

Il processo è stato aggiornato al prossimo 28 ottobre quando saranno sentiti altri testimoni. 

 

mi.mo.

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    Giorgio Cavaliere ha ricostruito un giro di assegni nel procedimento scaturito da un blitz contro un giro di usura ed estorsioni

Martedì, 14 Ottobre 2014 19:11

Centrale del Mercure, firmato l'accordo

LAINO CASTELLO È stato firmato oggi, a Roma, l'accordo di compensazione ambientale per la Centrale del Mercure tra l'Enel, le Regioni Calabria e Basilicata, l'ente Parco del Pollino, Cgil, Cisl e Uil di Basilicata e Calabria e i Comuni di Laino Borgo, Mormanno, Laino Castello, Papasidero, Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore e Lauria. In un comunicato diffuso dalla Cisl Basilicata è specificato che «l'accordo che, tuttavia, avrà efficacia solo dal momento dell'entrata in esercizio della nuova centrale elettrica del Mercure, alimentata a biomasse, prevede misure di compensazione per rafforzare i meccanismi di tutela ambientale e di salvaguardia della salute e sostenere iniziative infrastrutturali in favore delle comunità locali, agricole e turistiche nell'Area del Parco». «L'accordo prevede, altresì - è scritto nella nota del sindacato - specifici stanziamenti finalizzati a rafforzare l'impiego degli attuali lavoratori agricoli forestali per la manutenzione e lo sviluppo boschivo. Sul versante occupazionale, Enel che già stima in circa 150 le unità attualmente impiegate per la gestione della Centrale, si è impegnata al rafforzamento dell'organico per un numero non inferiore a 30 unità privilegiando, a tal fine, le fasce di lavoro giovanile disponibili nell'ambito territoriale dei Comuni della Valle del Mercure».

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    Si tratta dell'intesa per compensare la presenza dell'infrastruttura nel cuore del Parco del Pollino. È stata siglata dall'Enel, le Regioni Calabria e Basilicata, il Parco, Cgil, Cisl e Uil di Basilicata e Calabria e i Comuni dell'area

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