Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Sabato, 18 Ottobre 2014

REGGIO CALABRIA Nell'ultimo weekend di campagna elettorale, arrivano anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle a dare man forte alla truppa dei candidati che guidati da Vincenzo Giordano tenta di entrare in Comune e a quelli che scaldano i motori per le prossime regionali. Una tre giorni intensa di incontri di piazza e sopralluoghi «che abbiamo fatto oggi come nei mesi scorsi, perché noi - dicono dal palco reggino - non abbiamo mai smesso di stare fra la gente», ma forse anche un modo per tastare il polso della situazione in una delle regioni e delle città in cui i Cinque stelle sono più divisi. Non fossero bastate le polemiche per le comunarie – con la lista oggi in lizza, rimasta fino all'ultimo sull'orlo dell'esclusione per sospette irregolarità – è stato l'arresto per mafia di Giovanni Pantano, ex consigliere comunale di San Ferdinando e fra i principali animatori del locale meetup, a surriscaldare definitivamente gli animi.

I cinquestelle hanno scelto una linea di nettezza e – a scanso di equivoci – fuori dalle liste hanno voluto anche Ferdinanda Rombolà, attivista del medesimo meet up di Pantano. «Non potevamo correre rischi di sorta – ha detto in mattinata il candidato pentastellato alla presidenza della regione, Cono Cantelmi – perché il contrasto delle mafie parte dagli esempi e, come raccomandava Paolo Borsellino, senza aspettare i giudizi definitivi della magistratura». Di certo però, la vicenda sembra aver lasciato una vaga scia di malumore che non sembra rasserenare il clima. Travagli che parlamentari e candidati sembrano voler lasciare sotto il palco, affidandone l'elaborazione a virulenti botta e risposta in chat, forum e serrati scambi con il nazionale, ma che tentano di non mostrare a chi si è presentato in piazza Camagna per ascoltare la proposta dei pentastellati per la città. L'unico ad accennarvi è il senatore Nicola Morra, che pur senza fan nomi o accenni palesi, non sembra aver timore ad affermare «il Movimento 5 Stelle qui a Reggio e in tutta la Calabria sta vivendo una fase di grandi tensioni forse perché non si è capito il messaggio che Grillo e Casaleggio hanno voluto lanciare. Non possiamo pretendere il rispetto della legalità senza essere noi i primi a farlo. Nessuno è indispensabile, ma tutti sono necessari. Queste idee di trasparenza ed onestà devono essere messe in campo da persone che abbiano la credibilità».

Parole lapidarie, dure, rivolte forse più all'interno che all'esterno, ma che lì si fermano. L'obiettivo della serata è convincere chi c'è e chi passa, che il movimento può cambiare le cose a palazzo San Giorgio, in Regione, come nel Paese. La platea si riempie piano, i più sono attivisti, pochi – complici forse anche gli iniziali capricci dell'impianto audio – i curiosi che si fermano ad ascoltare. Tocca a Federica Dieni rompere il ghiaccio, «non possiamo permettere di lasciare la città e la regione a questa gente che cambia casacca e continua a fare danni», esordisce la deputata, che punta il dito contro i guasti dell'amministrazione di Giuseppe Scopelliti tanto in città come in Regione. «Scopelliti non è candidato, ma i suoi uomini hanno avuto il coraggio di ripresentarsi nonostante abbiano messo la Calabria in ginocchio», afferma la Dieni, prima di fare appello ai cittadini «per cambiare la città, come stiamo cambiando il Paese». Non più tenero nei confronti della vecchia amministrazione è il senatore Nicola Morra, reduce dai sopralluoghi fatti in giornata ad Arghillà e nei mesi scorsi a Sbarre che tuona «ho visto una situazione prossima al degrado, eppure fino a qualche tempo fa si parlava di rinascita di questa città. Magari – sottolinea – il modello di rinascita di Peppe dj si limita al centro storico». Non promette una rivoluzione, né pensa di vincere, «spero – si lascia scappare- in un buon piazzamento», ma un obiettivo chiaro il candidato sindaco pentastellato ce l'ha: entrare in Comune per avere la possibilità di scavare, tirare fuori le carte per comprendere cosa sia successo davvero negli anni passati. Non sappiamo con precisione neanche quale sia la reale situazione del Comune perché per anni lo hanno nascosto, per questo – aggiunge cedendo forse alla retorica da campagna elettorale che a urne ancora chiude vuole tutti certi della vittoria- i primi cento giorni non potremo fare altro che tirare fuori le carte, studiare per capire cosa sia stato fatto e come si possa fare». Una battaglia che può essere fatta nelle istituzioni, dicono i parlamentari Alessandro di Battista, Paolo Parentela e Dalila Nesci che parleranno dopo di lui, ma ha necessità di essere sostenuta dall'esterno da una cittadinanza che si informa e si rende protagonista e parte attiva della gestione della cosa pubblica. «Sappiamo che è difficile dire di no qui a Reggio – dice Di Battista – sappiamo che è difficile impegnarsi perché la pressione della ndrangheta è forte, ma solo con il vostro aiuto da fuori noi lì dentro riusciremo a cambiare le cose».

Un concetto che anche il candidato alla presidenza della regione ha voluto riprendere, «grazie all'interrogazione di una delle nostre parlamentari Dalila Nesci, abbiamo bloccato i trasferimento di 900mila euro al direttore generale della presidenza della Regione – dice, alludendo al sequestro degli emolumenti indebitamente percepiti e di recente sequestrati a Franco Zoccali – pensate cosa potremmo fare se riuscissimo a entrare in consiglio comunale o regionale. Ma la Calabria non cambia se io entro in consiglio regionale, ma solo se noi, tutti insieme, ci entriamo».

Alessia Candito

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  • Occhiello

    Deputati e senatori arrivano a Reggio per tirare la volata al candidato sindaco Giordano, ma il "caso Pantano" continua a surriscaldare il clima già infuocato dalle polemiche delle "comunarie"

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    - M5S, ritirata la candidatura di Ferdinanda Rombolà

Sabato, 18 Ottobre 2014 23:04

"Fratelli" di Wanda, non degli immigrati

REGGIO CALABRIA Se è vero che alla convocazione di Fratelli d'Italia avrebbe dovuto rispondere quanto meno tutto il Sud Italia, al netto del gigantesco tricolore che è stato trascinato per le vie di Reggio, appaiono tendenzialmente risicate le forze di cui Giorgia Meloni, leader del partito, può disporre per dire "basta" all'operazione Mare Nostrum. Per farlo con forza, sulla riva calabrese dello Stretto si è presentato tutto lo stato maggiore del partito – l'ex ministro Ignazio La Russa, l'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il capogruppo alla Camera Fabio Rampelli – accolto dal notabilato politico di area locale – si fa vedere l'ex assessore comunale Luigi Tuccio, sul palco ci sono il candidato sindaco del centrodestra Lucio Dattola e la candidata alla presidenza della Regione, Wanda Ferro – ma la piazza non arriva mai ad essere piena. Giuseppe Scopelliti e i suoi – che in tanti danno sempre più vicino a Fratelli d'Italia – non ci sono anche se con quello stato maggiore che fu di An, stando ad alcuni rumors, ci sarebbe stata una lunga riunione in un bar cittadino, appena terminato il comizio.

 

FRATELLI D'ITALIA CON FERRO E DATTOLA
Ad aprire erano stati Dattola e la Ferro che, lieti dell'appoggio incassato dalla destra parlamentare, si sono detti convinti della possibilità di vittoria. «Abbiamo iniziato questa battaglia contro una parte di stampa, una parte di città che non riesce a immaginare che esista un centrodestra onesto, esordisce Dattola, per poi dirsi convinto che la sua «guerra della pulizia morale contro imbrogli, opportunismi e trasformismi» lo condurrà alla vittoria. Più dura, la Ferro che a «Giorgia» e a Fratelli d'Italia promette: «Mi ricorderò chi mi ha sostenuto fin dal primo momento», ma soprattutto va giù duro contro «i traditori» che oggi tentano alleanze con il centrosinistra e per «quell'assalto al futuro» che si ripromette di guidare non fa appello ai «colonnelli del voto blindato, con i loro pacchetti di preferenze», ma alla base. Una battaglia che Giorgia Meloni, dice di voler condividere «comune per comune» perché «non possiamo non appoggiare una persona che viene dalla nostra stessa storia», mentre nella lotta per il Comune di Reggio è con una lista «di ragazzi giovani che hanno a cuore il futuro della città» che Fratelli d'Italia si spende per la vittoria di Dattola. Ma al di là delle manifestazioni di sostegno politico e culturale, è un'altra la battaglia con cui il partito della Meloni è obbligato a misurarsi, incalzato a destra dal rinnovato attivismo del Carroccio che prepara lo sfondamento a Sud con l'ormai imminente lancio di una Lega dei popoli, i cui ranghi sono infoltiti dalla diaspora dell'estrema destra. Per non farsi scavalcare, la Meloni fa appello alla pancia della destra, tornando a soffiare sul fuoco del tema immigrazione a un anno esatto dall'inizio dell'operazione "Mare nostrum".

 

COLPA DEL GOVERNO E DELL'EUROPA
«Fratelli d'Italia viene a Reggio Calabria per dire basta alle politiche scellerate del centrosinistra in tema di immigrazione, perché questa iniziativa è stata un'operazione fallimentare, sia sul piano del tentativo di governare il fenomeno migratorio, sia sul piano umanitario». Le regole c'erano – dice la Meloni, in riferimento alla Bossi Fini – ma «in questo Paese in cui c'è un reato per tutto, qualcuno ha pensato bene di eliminare il reato di clandestinità, inclusi quelli che lo hanno introdotto». Se la prende con il governo la leader di Fratelli d'Italia, ma se la prende anche con l'Europa che «si deve prendere la responsabilità di quanto sta succedendo in quei teatri di guerra. Ne vogliamo parlare della responsabilità di Sarkozy nell'abbattere Gheddafi, o del premio Nobel Barack Obama nell'appoggiare le primavere arabe? E dobbiamo ringraziare Putin che si è opposto all'intervento in Siria, altrimenti oggi avremmo l'Isis affacciato sul Mediterraneo».
Per la Meloni, anche l'Ue deve farsi carico dell'emergenza immigrazione intervenendo in quei teatri e non scaricando sui paesi di confine come l'Italia la gestione dell'emergenza. Ma soprattutto, urla la leader della destra italiana, «dobbiamo smascherare gli annunci trionfalistici del nostro governo. Per bocca del ministro Alfano ci hanno detto che "Mare nostrum" è finita e da novembre ci sarà "Triton", ma questa è una bugia perché l'operazione continua insieme a quella che svolgerà anche l'Europa, solo che la missione europea si occuperà solo di quanto avviene all'interno delle acque nazionali, hanno aderito solo sette nazioni ed è stata finanziata con solo tre milioni di euro. È l'Europa che ha abbandonato l'Italia».

 

E L'ITALIA COSA FA?
Certo, Roma, a detta della Meloni – che a testimonianza di ignavia governativa torna a sollevare la questione dei marò, accusati di omicidio e per questo detenuti in India – non avrebbe fatto nulla in Europa per farsi rispettare, «dovrebbe pretendere lo smistamento dei richiedenti asilo, il sovvenzionamento dei programmi di accoglienza, perché le risorse che oggi l'Italia mette nei programmi per l'accoglienza degli immigrati sono risorse di cui non disponiamo». In sintesi, per la Meloni – che soffiando sulle difficoltà causate dalla crisi, sembra voler parlare alla pancia del suo elettorato – quello che viene dato ai migranti, verrebbe sottratto agli "ultimi" italiani. «Più di cento milioni di euro sono stati spesi solamente per "Mare nostrum", per ogni richiedente asilo spendiamo più di trenta euro al giorno che vanno a finire a cooperative e associazioni che si occupano di assistenza, per un totale di 900 euro al mese, mentre si ritiene che un anziano possa vivere con una pensione sociale di 480 euro».

 

BLOCCO DEI FLUSSI
Per questo – dice – «è necessario bloccare i flussi migratori fin quando la disoccupazione non raggiungerà il livello fisiologico del 7%, perché se non c'è lavoro per gli italiani non c'è neanche per coloro che arrivano. L'immigrazione incontrollata è uno strumento che fa piacere ai poteri forti che utilizzano quella manodopera per rivedere a ribasso i salari per gli italiani». Ma soprattutto per Fratelli d'Italia «è necessario fermare l'immigrazione incontrollata, perché non possiamo vietare ai disperati italiani l'accesso ai pochi servizi che hanno lasciati intatti».
Anche in questo caso, per Fratelli d'Italia, la soluzione sarebbe l'introduzione di quote. «L'accesso ai servizi sociali – dice la Meloni – deve essere pari alla quota degli immigrati sul totale della popolazione. Se è all'8% che abbiano accesso all'8% delle case popolari, delle agevolazioni, dei servizi». Questa sarebbe dunque la ricetta di Fratelli d'Italia per «far ripartire la speranza».

 

Alessia Candito

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  • Occhiello

    La Meloni e i big del partito a Reggio. Appoggio incondizionato alla candidata "governatrice" e a Dattola. «Il flop di "Mare nostrum"? Colpa del governo e dell'Europa»

LOCRI «È evidente che dopo il declassamento e depotenziamento di molti reparti, ai quali si sono aggiunti da ieri anche quelli relativi a Radiologia e Ortopedia, ciò rappresenta la "morte" definitiva di un presidio ospedaliero che in passato è stato un simbolo e un riferimento importante per tutto il territorio». Lo afferma il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, in un appello al commissario per l'attuazione del Piano di rientro della Calabria, Luciano Pezzi. «Un decennio – aggiunge – di scempi. E negli ultimi anni, Squillacioti e Sarica prima, e oggi il neo commissario Tripodi – promosso sicuramente per meriti e titoli – con la complicità del neo direttore Calabrò, ottimo professionista ma folgorato sulla via di Damasco e asservitosi, anima e corpo, agli "unni" reggini, sono i maggiori responsabili di quanto tristemente accaduto al nosocomio locrideo. In questi mesi abbiamo assistito, nell'indifferenza dei consiglieri regionali di destra e sinistra, allo scempio più totale. Abbiamo provato con il dialogo, con il confronto, con l'istituzione di commissioni consiliari ad hoc, con le proteste, con la convocazione di consigli comunali, con le ordinanze sindacali. Abbiamo fatto di tutto per impedire lo smantellamento della sanità sul territorio. Ma per l'ex ospedale di Siderno, l'ospedale di Locri, e l'"aborto" di Gerace solo "belle promesse" nonché fasulle e demagogiche inaugurazioni di scatole vuote per come fatto dai vari direttori che si sono succeduti».
«Lo avevamo già detto – prosegue Calabrese – in altre e più occasioni: è evidente che il declino dell'ospedale locrideo è stato programmato da un accordo politico bipartisan e tutto ciò ha trovato conferma nell'incredibile silenzio dei simpatici e fannulloni consiglieri regionali di entrambi gli schieramenti, sempre pronti a fare incetta di voti sul territorio, ma mai disponibili a promuovere azioni concrete per la Locride, salvo ridicole e demagogiche "mozioni per la Locride" e "decreti speciali per la Locride". La "politica", senza distinzione di colori, ha fallito. Ma la cosa grave è che si continua a non comprendere, anche con le prime manifestazioni elettorali, che la Locride è stanca di passerelle e ha urgente bisogno di azioni concrete e non di ulteriori chiacchiere. Oggi, mentre si organizzano le liste a uso e consumo dei consiglieri regionali uscenti e per i loro familiari, l'ospedale praticamente non esiste più e il territorio continua a morire. Ci rimane solo una possibilità: appellarci alla sensibilità del generale Pezzi, che da uomo delle istituzioni e servitore dello Stato, si faccia carico di tale seria problematica. Venga a Locri, generale Pezzi. Venga nella qualità di commissario straordinario voluto dal governo nazionale. Venga a Locri per aiutare il popolo della Locride a non perdere l'ospedale, quell'ospedale che i nostri concittadini hanno voluto e realizzato con sacrificio, e che oggi vedono morire per colpa di una pervertita classe politica di incapaci amministratori regionali, che auspichiamo non essere ricandidati e di non vederli ritornare mai più tra i banchi del nuovo consiglio regionale».
«Ribadendo rabbia, tristezza e amarezza – conclude – davanti all'"assassinio" del nostro ospedale, di cui sono noti mandati ed esecutori materiali, rinnoviamo l'auspicio di un intervento del commissario Pezzi quale ultimo tentativo per cercare di rimediare allo scempio perpetrato sulla sanità a danno dei cittadini onesti della Locride».

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    Calabrese spara a zero contro le false promesse della politica e invoca l'intervento del commissario

Sabato, 18 Ottobre 2014 19:47

LEGA PRO | Corona condanna la Vigor

MESSINA Termina uno a zero per il Messina la partita della Vigor Lamezia. Per i siciliani, si tratta del terzo risultato utile consecutivo, grazie a cui la squadra di Grassadonia sale a quota undici nella graduatoria di riferimento. San Filippo in subbuglio per il rigore di Giorgio Corona, che va a segno eludendo la difesa lametina. Bianco-verdi vogliosi di riscatto, dunque, per la decima giornata di Lega Pro, che vedrà uno scontro tra calabresi, cioè la Vigor di Erra e la Reggina. 

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  • Occhiello

    Il bomber del Messina regala i tre punti agli uomini di Grassadonia, ma per i biancoverdi l'occasione di riscatto sarà offerta dalla sfida con la Reggina

Sabato, 18 Ottobre 2014 19:38

Oliverio: con me solo candidati "puliti"

LAMEZIA TERME Mario Oliverio, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Calabria, ha partecipato a Lamezia Terme ad una riunione della coalizione di centrosinistra, assieme al segretario del Pd Ernesto Magorno.  Nel corso del suo intervento Oliverio ha chiesto a tutte le forze della coalizione che i candidati delle liste che si vanno componendo siano in regola sia con le norme e le indicazioni del codice etico del Partito democratico, sia con quelle assunte dalla commissione parlamentare Antimafia. 

In tal senso, il candidato alla presidenza della Regione, Mario Oliverio, ha richiesto che i candidati sottoscrivano un atto di autocertificazione con il quale attestino che sono liberi da eventuali pendenze contrastanti con quanto previsto dai codici etici sopra richiamati, ed assumano l’impegno a contrastare ogni forma di condizionamento affaristico-mafioso. Le candidature saranno, in ogni caso, passate al setaccio da un "comitato etico" di cui sono stati chiamati a far parte i tre garanti delle primarie dello scorso 5 ottobre. 

A conclusione della riunione, Mario Oliverio ha dichiarato di «ritenere questa una prima condizione essenziale per garantire il massimo di trasparenza nella formazione delle liste per la selezione della rappresentanza in una regione che è stata ed è vittima di processi degenerativi, di mal governo e spesso di condizionamenti di gruppi politico-affaristici che hanno portato la Calabria e molte istituzioni nella attuale situazione di gravissima difficoltà e di perdita di credibilità. La lotta alla criminalità organizzata e l’affermazione della legalità costituiscono un impegno da cui non si può prescindere per la costruzione di un futuro di crescita e di riscatto della nostra terra».

Tutta la partita delle candidature verrà comunque gestita da Oliverio e da un comitato politico di cui fanno parte Luigi Incarnato, Serafino Conforti, Pietro Fuda, Giovanni Puccio, Damiano Guagliardi e Gregorio Gallello. 

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    Il candidato a governatore: ho chiesto che gli aspiranti consiglieri sottoscrivano un'autocertificazione con il quale attestino che sono liberi da pendenze contrastanti con i codici etici di Pd e Antimafia

Sabato, 18 Ottobre 2014 18:51

SERIE B | Sonora sconfitta per il Crotone

CROTONE I pitagorici s'inchinano davanti a un Trapani straripante. Gettando così la squadra guidata Drago nel buio più profondo. Il Crotone va sotto già nella prima frazione di gioco dopo un gran gol di Ciaramitaro che segna in mezza rovesciata al 29'. La reazione dei pitagorici c'è, ma la fortuna non assiste i calabresi. Soltanto nella ripresa i rossoblù pareggiano il conto con Torregrossa che al 3' va in gol. Ma è solo un'illusione per la squadra allenata da Drago. Al 17' i siciliani ritornano in vantaggio con un colpo di testa di Mancosu che fulmina il portiere pitagorico. Il tentativo di cambiare le sorti della partita da parte del mister del Crotone non sortisce alcun risultato. Anzi al 33' arriva il gol del definitivo ko ad opera nuovamente di Ciaramitaro. La partita finisce così sul 3-1 per i padroni di casa e fa registrare il terzo tonfo consecutivo per il Crotone.

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    Finisce 3-1 in casa del Trapani. Così i pitagorici perdono per la terza volta di fila

Sabato, 18 Ottobre 2014 18:39

La carta Rossi per i centristi

di Antonio Ricchio

 

I diretti interessati lo definiscono «un percorso obbligato» dopo gli eventi delle ultime ore. L'ennesima fumata nera scaturita al termine di un fugace confronto tra Renzi, Alfano e Cesa ha scritto la parola “fine” all'ipotesi di grosse koalition in salsa calabrese. Contemporaneamente da Forza Italia è arrivato un attacco sferrato direttamente dai vertici regionali: «Porte chiuse a chi ha trattato per trovare un posto nella coalizione di centrosinistra». Così, a Nuovo centrodestra e Udc non è rimasto altro che prendere atto della situazione e regolarsi di conseguenza. Nessuna decisione ufficiale è stata presa, ma i due partiti sono pronti a dare vita in Calabria a una coalizione di moderati, sulla scia di quanto già fatto in Emilia Romagna, alternativa a quelle guidate rispettivamente da Mario Oliverio e Wanda Ferro. Per formalizzare il matrimonio si aspetta l'arrivo in Calabria (previsto per la giornata di domenica) di Gaetano Quagliariello e Lorenzo Cesa. Nell'Udc sono pronti a scommettere che non ci saranno defezioni rispetto a tale progetto, ovvero che tutti i consiglieri uscenti saranno parte integrante di questa nuova avventura. In ogni caso, entro poche ore tutti i dubbi saranno sciolti. Nel Nuovo centrodestra prevale la prudenza, Tonino Gentile sta facendo una gran fatica a tenere distinto il piano nazionale da quello locale. Le voci si rincorrono e tra queste c'è anche quella che vorrebbe un Denis Verdini a caccia di senatori da sottrarre a Ncd e portare in un nuovo gruppo di lealisti, pronti ad appoggiare Renzi e al contempo decisivi per stringere la tenaglia su Alfano. Il senatore calabrese, che guida a Palazzo Madama un manipolo di parlamentari di cui fanno parte Aiello, D'Ascola, Bilardi e Viceconte, replica sprezzante: «Non è dalle trattative sul territorio che dipende un progetto politico. E io non esco dal partito».
Certo, non è casuale che il tackle forzista arrivi proprio quando le notizie di un possibile riavvicinamento di Gentile a Forza Italia varcano il Pollino. Si narra che l'offensiva degli azzurri sia partita su precisa indicazione dei fratelli Mario e Roberto Occhiuto e di Jole Santelli, desiderosi di dimostrare che a Cosenza il centrodestra è rappresentato soltanto da loro e non da altri. Come sempre, saranno le urne a decretare vincitori e vinti. Intanto la coordinatrice di Forza Italia esulta: «Stiamo facendo una vera battaglia per rinnovare il nostro partito e la nostra coalizione. Basta con i vecchi personaggi e con le vecchie logiche imposte negli anni scorsi dal duo Scopelliti-Gentile».
Tornando all'Udc e al Nuovo centrodestra, resta l'incognita di laboratorio politico che nasce senza un'adeguata preparazione. Il quorum del 4% alle europee è stato superato per un soffio ma non è detto che lo stesso possa avvenire in Calabria dove, per accedere alla ripartizione dei seggi nel nuovo consiglio regionale, servirà conquistare l'8% dei consensi. I due partiti hanno intenzione di presentare liste autonome. C'è una duplice ragione alla base di tale scelta: aumentare il numero dei candidati e quindi puntare a raccogliere quanti più consensi possibili; offrire a tutti i colonnelli le stesse chances di elezione (un esempio su tutti: Trameterra/Gentile che si troveranno a concorrere nella circoscrizione di Cosenza) che una lista unica farebbe invece precipitare. Alle due sigle tradizionali potrebbe aggiungersene una terza, che risponderebbe direttamente al candidato a governatore.
Già, perché tra trattative vere o presunte c'è anche quella che riguarda l'individuazione della persona a cui affidare la guida della coalizione. Un'offerta sarebbe stata fatta recapitare in queste ore sulla scrivania di Daniele Rossi, presidente di Confindustria Catanzaro e alla guida dei marchi di caffè più popolari in Calabria. Rossi nei mesi scorsi ha lanciato un movimento, “La Calabria che rema”, pur senza collocarlo in un preciso spazio politico. Il leader degli industriali catanzaresi, che vanta un rapporto di amicizia con Pier Ferdinando Casini, non avrebbe ancora sciolto la riserva e a chi ha avuto modo di parlargli avrebbe mostrato più di una perplessità nell'accettare tale incarico. Ragioni professionali e personali sarebbero alle base dei tentennamenti. Ma il tempo stringe anche per lui: entro domani Rossi dovrà definitivamente sciogliere ogni riserva.

Twitter: @AntonioRicchio

COSENZA È stato arrestato l'autore dell'aggresione ai danni dello studente dello "Scorza". Si tratta di un 24enne residente a San Beedetto Ullano. Il giovane le cui iniziali sono C. P. ieri mattina avrebbe atteso all'uscita della scuola il ragazzo colpendolo alla testa con  il manico di un martello. Secondo quanto si è appreso la vittima si sarebbe salvata grazie ai compagni di classe che avrebbero fermato il 24enne costringendolo  ad allontanarsi. Sul posto agenti della volante e della squadra mobile di Cosenza che hanno avviato le indagini. Grazie alle foto scattate con i telefonini dai compagni di classe dello studente aggredito la polizia stradale è riuscita a individuare subito l'auto a bordo della quale l'autore dell'aggressione si sarebbe allontanato (una Fiat Uno bianca). La gelosia, il movente della violenza. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori la vittima avrebbe iniziato una relazione con la ex fidanzata dell'aggressore. La ragazza, frequenta il liceo Scorza. Il 24enne è stato posto ai domiciliari. La vittima soccorsa e portata in codice rosso all'ospedale di Cosenza, non sarebbe in pericolo di vita.

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    Il ragazzo è stato colpito con una spranga alla testa e all'addome. La gelosia il movente della violenza

Sabato, 18 Ottobre 2014 18:34

Prende forma il polo dei moderati

LAMEZIA TERME Poche ore di riflessione e poi sarà già tempo di ufficializzare le decisioni. Udc e Ncd provano a rimanere a galla dopo i rifiuti ricevuti da Pd e Forza Italia a entrare in uno dei due schieramenti. L'idea è quella di dare vita a un polo di moderati. L'orientamento dei due partiti è quello di presentarsi agli elettori con due liste autonome – in questa direzione anche gli uscenti Gianluca Gallo e Ottavio Bruni, negli ultimi tempi dati molto vicini al centrosinistra, dovrebbero sposare il progetto – così da avere più candidati e massimizzare i consensi. Alle due liste potrebbe aggiungersi quella del candidato presidente. Che sarebbe già stato individuato. Domani mattina ogni passaggio dovrebbe essere formalizzato alla presenza di Gaetano Quagliariello (a Reggio è in agenda un'uscita pubblica con Tonino Gentile e gli altri senatori alfaniani) e Lorenzo Cesa. I dettagli dell'ennesima, lunga giornata di trattative nella "Nota" di Antonio Ricchio.

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COSENZA La società bresciana A2a, che si occupa della produzione e della vendita di energia idroelettrica e simili, avrebbe agito, in relazione allo svuotamento del lago Ampollino, sulla Sila, mantenendo una condotta «lesiva dell'ambiente» e «con la compiacenza delle istituzioni informate delle intenzioni della società».
A dirlo è Antonio Nicoletti, responsabile nazionale delle Aree protette e biodiversità di Legambiente: «A2a – scrive in una nota l'interessato – aveva informato le istituzioni della sua intenzione di procedere allo svuotamento del bacino idroelettrico del lago Ampollino. Attraverso una lettera, inviata il 13 giugno 2014, informava infatti le istituzioni locali e nazionali delle intenzioni di procedere, tra ottobre e novembre di quest'anno, allo svuotamento del lago sulla base di quanto contenuto in un Progetto di gestione».
«Da questa lettera – afferma Nicoletti – emergono alcune cose importanti: la prima, ovvia, che le istituzioni erano informate delle intenzioni di A2a, e la seconda che A2a non sta procedendo a una attività di manutenzione ordinaria, ma a una attività straordinaria, tant’è che avrebbe predisposto un Piano di gestione, un documento a quanto pare segreto e non divulgato pubblicamente. Confessiamo – continua l'interessato – di non aver dovuto faticare molto per cercare le prove per smentire quel sindaco che manifestava stupore nel vedere il lago vuoto, e sostenere che A2a non è sincera quando afferma che si tratta di una manutenzione ordinaria di cui si agevola il settore agricolo in difficoltà per la siccità che avrebbe in questa stagione autunnale. Secondo noi, la verità è comunque molto più semplice: siamo davanti a un caso classico in cui le istituzioni, più che tutelare il diritto all’ambiente dei loro cittadini, permettono ad una azienda idroelettrica di fare i propri interessi a discapito delle norme a tutela del Parco nazionale e del paesaggio silano». Questo, quindi, il commento giunto dai vertici di Legambiente sulla condotta che la società avrebbe mantenuto in relazione di uno dei laghi silani (costruiti dall'Enel, successivamente passati ai Comuni e attualmente sono gestiti dalla “A2a spa”, che li utilizza per generare energia idroelettrica). Esisterebbe poi, afferma ancora Nicoletti, «una successiva lettera inviata anche al parco nazionale della Sila, attraverso cui l’ente veniva informato che tra il 1 e 30 novembre, salvo anticipi o posticipi alle ultime due settimane di ottobre alle prime due settimane di dicembre, si sarebbe provveduto: ad abbassare il livello del lago mediante le turbine, all’apertura dello scarico di fondo per mettere all’asciutta i manufatti e le opere a servizio della diga e verifica dello stato dell’avandiga, al recupero selettivo della fauna ittica pregiata; a una ispezione e manutenzione delle opere idrauliche e meccaniche sommerse, alla sostituzione dell’organo di guardia e tronchetto metallico derivazione sinistra, al monitoraggio dei solidi sospesi oltreché monitoraggio biologico pre e post svaso; al rilascio d’acqua ai fini di lavaggio dell’alveo al termine delle attività. Ovviamente – continua Nicoletti – la chicca è il dichiarare nella stessa lettera che si tratta di opere realizzate ad oltre 30 anni dall’ultimo svuotamento effettuato. Messa così è facile per noi sostenere che di svuotamento si tratta, e non di manutenzione ordinaria come sostiene A2a, ma sarebbe stato evidente che di svuotamento si sarebbe trattato per chiunque ha ricevuto la lettera». «Se avevamo dubbi – continua la nota di Legambiente – ora abbiamo la certezza che nessuna istituzione, malgrado fosse informata, è intervenuta per evitare che A2a compisse il suo disegno e procedesse nella violazione delle norme a tutela del Parco nazionale della Sila e del paesaggio silano, visto che per effettuare queste opere, chiaramente non di manutenzione ordinaria per come vengono descritte dalla stessa A2a, serve l’autorizzazione preventiva. Per il momento prendiamo atto con soddisfazione della richiesta di informazioni e chiarimenti che, su nostra sollecitazione, la direzione generale protezione della natura del ministero dell’Ambiente, ha inviato al Parco nazionale della Sila e al corpo forestale dello Stato, che ringraziamo per l’immediato intervento e la professionalità dimostrata in questa vicenda. Ciò nonostante, siamo ancora più determinati a chiedere alla Magistratura di indagare fino in fondo per stabilire le responsabilità e le eventuali sottovalutazioni, o peggio complicità, di un comportamento che consideriamo – conclude Nicoletti – illegittimo da parte di A2A».

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    Per il responsabile nazionale delle Aree protette e biodiversità di Legambiente la società bresciana produttrice di energia idroelettrica avrebbe eseguito il prosciugamento del bacino «deturpando il territorio silano con la compiacenza delle istituzioni»

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