Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Lunedì, 20 Ottobre 2014
Lunedì, 20 Ottobre 2014 23:57

L’accordo Ncd-Udc blinda Renzi

di Antonio Ricchio

 

Formalmente non c'è una fusione tra i due partiti. Sostanzialmente è la conferma che tra Ncd e Udc c'è ormai una piena simbiosi. In Calabria i due partiti si presenteranno agli elettori mantenendo i loro simboli ma dando vita a uno schieramento centrista alternativo a quelli rispettivamente guidati da Pd e Forza Italia. Il candidato a presidente verrà scelto nelle prossime ore. L'orientamento che circola è quello di affidare la guida della mini-coalizione a una personalità con esperienza e che non abbia come obiettivo primario quello di conquistare un seggio in consiglio regionale.
Già, perché la legge elettorale calabrese, da questo punto di vista, non lascia spazio a molte speranze: a Palazzo Campanella approda soltanto il miglior perdente tra i candidati a governatore. Tutti gli altri restano fuori. Il problema, semmai, per Ncd e Udc è quello di riuscire a superare il quorum – fissato all'8% per le coalizioni e al 4% per le singole liste – per accedere alla ripartizione dei seggi. E la scelta di non replicare l'esperimento dell'Emilia Romagna – dove Ncd e Udc corrono sotto le insegne di un'unica lista, quella dei "Popolari per l'Emilia Romagna" – risponde proprio all'esigenza di massimizzare i consensi e garantire ai colonnelli maggiori possibilità di elezione.
L'accordo, più per necessità che per scelta, è stato raggiunto nella tarda serata di ieri a Roma. Nella sede del Nuovo centrodestra, a due passi da via del Tritone, si sono ritrovati i vertici nazionali e calabresi dei due partiti. La soluzione trovata fa tirare un sospiro di sollievo anche ai vertici del Nazareno. Evitate rotture traumatiche che avrebbero potuto mettere a repentaglio la tenuta del governo Renzi in Senato (Gentile e gli altri tre senatori calabresi sono determinanti per assicurare la maggioranza a Palazzo Madama), rimane in piedi il discorso di un allargamento del centrosinistra magari a partire dal giorno dopo le elezioni. Mario Oliverio non dichiara nulla al riguardo, sottovoce qualcosa la dicono alcuni tra i big del Pd calabrese: «Lavoriamo per vincere le elezioni. Quanto al resto, vedremo in Aula se ci sarà la possibilità di allargare il perimetro della nostra coalizione, replicando in Calabria lo stesso schema che a Roma sostiene il governo».
Certo, per Ncd e Udc si tratta di una sfida piena di incognite dopo la prova del nove, superata per un soffio, delle ultime Europee. Diversi dirigenti di peso delle due compagini (vedi Scopelliti e Trematerra) hanno intrapreso altre strade. Il coordinatore calabrese degli alfaniani Tonino Gentile, che non avrebbe disdegnato nemmeno un riavvicinamento a Forza Italia e Silvio Berlusconi, ostenta sicurezza: «Il bipolarismo muscolare ha prodotto vent'anni di macerie in Calabria. La nostra autonomia è un valore per questa regione. Noi non siamo profughi alla ricerca di approdi sicuri ma dirigenti che hanno senso di responsabilità». Con lui concorda Franco Talarico, presidente del consiglio regionale, tra i più strenui sostenitori della costruzione di un nuovo soggetto politico moderato.
Il 24 novembre sapremo se l'esperimento è riuscito.

Twitter: @AntonioRicchio

Lunedì, 20 Ottobre 2014 23:21

Nasce il polo dei moderati

A sinistra le porte sono chiuse, a destra idem. Il tempo stringe e alternative non ce sono più. Per questo motivo Ncd e Udc hanno sciolto ogni riserva: in Calabria correranno in autonomia da centrosinistra e centrodestra. I due partiti daranno vita a una mini-coalizione centrista. La decisione è stata partorita al termine di una riunione serale nella sede nazionale del Nuovo centrodestra alla presenza dei massimi dirigenti dei due partiti. I dettagli dell'estenuante giornata di trattative nella "Nota" di Antonio Ricchio.

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    Porte chiuse dal centrodestra e dal centrosinistra. Ncd e Udc hanno sciolto le riserve: correranno in autonomia

REGGIO CALABRIA Beni per un milione di euro sono stati sequestrati dalla squadra mobile di Reggio Calabria, con il coordinamento della Dda, a esponenti di spicco della cosca Crea di Rizziconi coinvolti nell'operazione "Deus" del giungo scorso. Nell'occasione furono arrestati anche un ex assessore e due ex consiglieri comunali. Le indagini avevano accertato l'ingerenza della cosca nella vita economica, sociale e politica. Sequestrati 5 terreni, un'azienda agricola, conti correnti e titoli Agea.

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    Sigilli a terreni, a un'azienda agricola, a conti correnti e a titoli Agea. Nel giugno scorso con l'operazione "Deus" furono arrestati anche un ex assessore e due ex consiglieri comunali di Rizziconi

REGGIO CALABRIA Non una protesta per ottenere il – doveroso – pagamento di spettanze e stipendi arretrati, ma anche "una battaglia per la salvaguardia di un centro di riabilitazione noto per la professionalità di chi ci lavora". È con queste parole d'ordine che i lavoratori di Villa Betania sono stati costretti a proclamare – per l'ennesima volta – lo stato di agitazione per sollecitare l'azienda a pagare oltre sei mesi di stipendi arretrati, incluse due mensilità del 2013, ma soprattutto per pretendere un piano per il futuro che dia certezze a pazienti e utenti. "Questo è il terzo giorno di mobilitazione – spiega Francesca Laurendi, una delle rappresentanti sindacali del centro – e oggi l'assemblea dei dipendenti ha deciso di procedere oltre. Per il momento non abbiamo proclamato lo sciopero – anche se è una prospettiva che mettiamo in conto – perché vogliamo garantire la continuità del servizio a chi frequenta il centro, quindi facciamo quotidianamente due turni, uno di lavoro, uno qui al sit in". A fare più paura ai lavoratori è l'assenza di un piano di risanamento e rilancio dell'azienda, con cui non c'è alcuna interlocuzione. "Già in passato abbiamo accettato decurtazioni del salario, come la cassa integrazione per alcuni dipendenti in cambio di un piano di risanamento che non è mai arrivato. Il futuro – sottolinea la Laurendi – è ambiguo e oscuro, ma adesso siamo stanchi, pretendiamo risposte". La situazione, spiega del resto la sindacalista, è grave e seria. L'Asp infatti non solo ha ancora in lavorazione i mandati degli ultimi mesi, ma avrebbe decurtato anche oltre il cinquanta percento del dovuto – circa 88mila euro – per sanare i debiti pregressi di Villa Betania, la cui proprietà si è limitata a dire ai lavoratori di non avere soldi a sufficienza per coprire i loro stipendi. E a nulla sono valse le richieste di incontro avanzate dai sindacati di categoria. La risposta dell'azienda è sempre stata una sola, il silenzio. "A fronte di questa situazione – dice decisa la Laurendi – noi siamo intenzionati a portare la protesta anche fino in fondo, anche con uno sciopero, per pretendere che anche il prefetto si interessi di quanto sta succedendo". L'obiettivo dei lavoratori è "bloccare" quei crediti che Villa Betania vanta nei confronti dell'Asp per ottenere almeno il pagamento delle spettanze arretrate, "ma quello che più ci interessa è tutelare il centro, come punto di riferimento per la riabilitazione di oltre 200 utenti, e le professionalità che in quel centro si sono formate" ribadisce la sindacalista.
Nel frattempo, continuano le indagini sul centro coordinate dalla Guardia di finanza. Dopo il blitz dello scorso maggio, anche nelle settimane scorse i militari si sono presentati a Villa Betania per acquisire informazioni e documenti sulla società, come sulla posizione dei lavoratori. A sollecitare l'attenzione dei finanzieri era stato nei mesi scorsi il presidente della commissione Vigilanza del consiglio regionale, Aurelio Chizzoniti, il quale, dopo aver invano chiesto lumi e documenti alla dirigenza della struttura, aveva presentato diversi esposti e istanze a tutte le autorità competenti, dalla Procura di Reggio Calabria, al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali; dall'Ufficio del Lavoro di Reggio Calabria, al dipartimento 10 della Regione all' Asp competente. Il noto legale – oggi anche in corsa per la carica di primo cittadino a Reggio – aveva pubblicamente invitato le autorità competenti a investigare su tutta una serie di punti a suo dire opachi, a partire dai "rapporti intercorrenti fra Villa Betania e la concorrente Casa Serena che ha recentemente assunto la signora Simona Facciola nuora della dottoressa Lazzaro – presidente in carica di Villa Betania – la cui ex presidente oggi presiede Casa Serena pur continuando a far parte, fino poco tempo addietro, del cda di Villa Betania con la carica di vicepresidente", invitando a "verificare se il ricorso alle consulenze esterne in realtà non mascheri rapporti di lavoro subordinati con conseguente omesso versamento dei Tfr, oneri previdenziali e quindi pregiudicando seriamente il diritto pensionistico in ordine alle cui circostanze appare doverosa una maggiore attenzione degli ispettori del lavoro rispetto alle distrazioni registrate nel corso della visita ispettiva del maggio 2012, analizzando scrupolosamente anche i Cud emessi, perché si sussurra che possano non corrispondere alla realtà dei numeri ivi compendiata".

 

Alessia Candito

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    Proclamato nuovamente lo stato di agitazione per sollecitare l'azienda al pagamento di oltre sei mesi di stipendi arretrati, incluse due mensilità del 2013

CATANZARO La presidente facente funzioni della giunta regionale Antonella Stasi, gli assessori Giacomo Mancini, Pino Gentile e Antonio Caridi e il dirigente generale Francesco Zoccali, sono stati sentiti come testimoni nel processo per la nomina di Alessandra Sarlo a dirigente generale del Dipartimento controlli dell'Ente. Nel dibattimento sono imputati l'ex governatore Giuseppe Scopelliti e l'assessore al personale Domenico Tallini, accusati di abuso d'ufficio. Nel corso delle loro deposizioni, i testi hanno sostenuto la legittimità dell'iter precedente la nomina della Sarlo. Il processo proseguirà il 17 novembre prossimo con altre deposizioni. L'inchiesta sulla nomina di Alessandra Sarlo è stata condotta dai pm Gerardo Dominijanni e Domenico Guarascio. Per l'accusa, la nomina della Sarlo, avvenuta nell'agosto 2011, fu decisa dopo che un avviso interno non aveva portato all'individuazione di un candidato che avesse i requisiti per l'incarico nella nuova struttura controlli. La stessa Sarlo, nel 2010, è stata, per un breve periodo, commissario dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. La dirigente regionale è la moglie del giudice Vincenzo Giglio, arrestato nel novembre 2011 nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano sulle attività in Lombardia della cosca Lampada della 'ndrangheta.

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    La presidente facente funzioni, gli assessori e il dirigente Zoccali hanno sostenuto la legittimità della nomina della dirigente

Lunedì, 20 Ottobre 2014 21:44

Mangiano funghi velenosi, muoiono in due

CORIGLIANO CALABRO Due morti e due feriti per aver mangiato funghi velenosi. Il fatto è avvenuto a Corigliano Calabro (Cosenza). Le vittime sono un commerciante, Dino Falco, 43 anni, e la badante dei suoi genitori, una ragazza romena di 23 anni. In gravi condizioni sono appunto gli anziani genitori dell'uomo, che comunque non sarebbero in pericolo di vita. La famiglia ha mangiato dei funghi velenosi che sarebbero stati scambiati per comuni prataioli. I primi a stare male sono stati gli anziani. Poi il malore ha colpito il commerciante e la ragazza romena, trasportati con l'elisoccorso nel centro specializzato antiveleni dell'ospedale Buccheri-La Ferla "Fatebenefratelli" di Palermo, dove sarebbero giunti però già in fin di vita.

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    Le vittime sono un commerciante di Corigliano Calabro, Dino Falco, 43 anni, e la badante dei suoi genitori, una ragazza romena di 23 anni. In gravi condizioni i genitori dell'uomo

COSENZA Avrebbe abusato di tre bambine rumene. Mentre i genitori delle piccole le avrebbero costrette a prostituirsi e il padre avrebbe anche abusato di loro. Con queste accuse terribili i carabinieri di Cosenza hanno fermato un pensionato di Rende e i genitori di tre bambine del campo nomadi di Cosenza. Il presunto pedofilo e il padre sono stati portati nel carcere della città dei Bruzi, mentre la mamma in quello di Castrovillari. Le indagini - condotte dal procuratore capo di Cosenza, Dario Granieri - hanno permesso di fare luce su una vicenda gravissima, se le accuse dovessero essere accertate. Il pensionato è accusato di violenza sessuale nei confronti di minori e di pedopornografia. Il padre e la madre di sfruttamento della prostituzione minorile e per il padre anche di violenza sessuale nei confronti delle figlie. Secondo le indagini i genitori le avrebbero vendute in cambio di soldi e regali. Il pensionato avrebbe anche filmato gli episodi di violenza. Le indagini sono ancora in corso. Il procuratore di Cosenza ha mandato gli atti alla Procura dei minori per competenza. 

 

mi.mo.

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    Cosenza, l'uomo avrebbe violentato tre bambine rumene. La mamma delle piccole è accusata di prostituzione minorile. Il papà anche di violenza sessuale sulle figlie

COSENZA Ha respinto tutte le accuse Pasquale Francavilla, una delle quattro persone arrestate dai carabinieri della Compagnia di Cosenza e della Stazione di Cosenza Nord assieme a Marco Perna, Luca Pellicori, Ernesto Mele. Tutti indagati per i reati di estorsione aggravata, tentata estorsione aggravata, lesioni personali aggravate, porto e detenzione illegale di arma.

Francavilla - che ha differenza degli altri tre ha risposto alle domande del gip in sede di interrogatorio di garanzia - ha negato ogni responsabilità e l'esistenza di richieste estorsive. Per gli inquirenti la sua versione dei fatti è in contraddizione con gli elementi che fanno parte del fascicolo.

Le indagini – coordinate dalla Procura della Repubblica di Cosenza, sotto la direzione del procuratore capo Dario Granieri e del sostituto procuratore Salvatore Di Maio –, conclusesi in appena un mese, hanno consentito di fare piena luce su due distinte vicende estorsive, tra loro intimamente collegate, di cui è stata vittima il titolare di un autolavaggio. Secondo le indagini, nello scorso luglio c'è stata un'articolata e sinergica attività intimidatoria realizzata da tutti gli indagati, attraverso pesanti minacce di morte anche con l’uso di una pistola, nonché mediante una violenta aggressione. In sintesi la persona offesa, sulla base di pregressi rapporti economici da cui sarebbero derivate asserite pretese creditorie in realtà del tutto infondate e pretestuose, è stata costretta a cedere un'autovettura del valore commerciale di ben 25mila euro; gli indagati hanno inoltre tentato di estorcere alla vittima l’ulteriore somma di 9mila euro. Le indagini svolte hanno ricevuto un impulso decisivo dalla fattiva collaborazione della persona offesa, il cui narrato è stato ampiamente corroborato da numerosi e convergenti contributi dichiarativi. Ulteriori riscontri oggettivi sono stati ottenuti dall'incrocio dei dati provenienti dai tabulati telefonici, dagli esiti dell'attività di intercettazione e dall'acquisizione di varia documentazione. In sede di esecuzione delle misure, disposte dal gip del Tribunale di Cosenza, si è proceduto al sequestro dell'autovettura sottratta alla vittima, rinvenuta nella disponibilità di uno degli indagati. Nel corso delle perquisizioni locali e domiciliari nei confronti di tutti gli indagati è stato altresì sequestrato un ingente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo cocaina e una pistola illegalmente detenuta. Le ordinanze custodiali eseguite dimostrano, una volta di più, come allorché il cittadino vittima di un reato trova la forza e il coraggio di non sottomettersi alle richieste estorsive e decide di avere fiducia nell’operato delle forze dell’ordine e della magistratura, la risposta delle istituzioni è pronta, ferma e immediata.

 

mi.mo.

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    Cosenza, ha negato ogni responsabilità una delle quattro persone arrestate per estorsione. Per gli inquirenti la sua versione è contraddittoria

REGGIO CALABRIA Una testa mozzata e scuoiata di capretto è stata lasciata all'interno di un plico agganciato allo sterzo di uno scooter di proprietà di Gaetano Caminiti, referente dell'associazione "I Cittadini contro le mafie e la corruzione", parcheggiato nell'androne di casa dell'uomo a Reggio Calabria. All'interno del plico è stato trovato anche un biglietto con scritto «fai la stessa fine». A denunciare l'episodio ai carabinieri è stato lo stesso Caminiti. In mattinata il presidente della Commissione di vigilanza e controllo del consiglio regionale Aurelio Chizzoniti assieme a Pasquale Crupi, capo di gabinetto, delegato dal presidente del consiglio regionale Francesco Talarico, ha ricevuto a Palazzo Campanella Antonio Turri, presidente dell'Associazione "I Cittadini contro le mafie e la corruzione" accompagnato dallo stesso Caminiti, referente dell'associazione per la provincia di Reggio. L'incontro è stato organizzato nel contesto della visita a Reggio di Turri, a seguito della denuncia sporta da Gaetano Caminiti ai carabinieri.
«Nel corso dell'incontro che si è svolto nello studio del presidente Talarico, trattenuto fuori sede per concomitanti impegni istituzionali – riferisce un comunicato dell'ufficio stampa del consiglio regionale – il capo di gabinetto Crupi si è diffusamente soffermato «sul valore dell'azione di Magistratura e Forze dell'Ordine che, in questi anni, non hanno risparmiato coraggio ed energie a presidio dei diritti dei cittadini ma anche sull'importanza dell'associazionismo che testimonia il generale risveglio delle coscienze. Solo se riusciremo ad essere protagonisti di una cittadinanza attiva, solo se saremo capaci di denunciare e dire no, riusciremo a costruire un domani migliore per la Calabria dove una volta per tutte si deve abbandonare la logica dell'emergenza ed adottare quella della programmazione». Nel suo intervento, il presidente della Commissione, Chizzoniti ha evidenziato «il coraggio di Gaetano Caminiti ancora oggi sotto scorta ma anche la precarietà dell'attenzione dello Stato che non garantisce neanche una adeguata assistenza tecnica ai militari dell'Arma ai quali è stata affidata la protezione del testimone di giustizia». Nell'augurarsi «che tutti gli imprenditori vittime del racket denuncino», Chizzoniti, ha «sollecitato nel contempo un concreto impegno da parte delle istituzioni politiche sul versante legalitario. Una persona che ha espiato completamente la pena in carcere, uscendo dal penitenziario mi ha detto: "La mafia è una piaga, porta al cimitero o in galera. Io l'ho imparato sulla mia pelle". Questo – ha concluso Chizzoniti – è l'esempio di una rivoluzione mentale che mi auguro possa presto divenire rivoluzione culturale perché solo da quest'ultima può avere corso un futuro diverso per questa terra». Nel suo intervento, Antonio Turri ha sottolineato «l'importanza di avviare una rivoluzione dal basso che veda protagonisti i cittadini veri dominus di una democrazia sostanziale dove non si agisce presentandosi dal politico di turno con il cappello in mano ma con la pretesa legittima di veder riconosciuti e tutelati i propri diritti. Un modello organizzativo con al centro i cittadini che deve informare tutte le realta' associative antimafia».

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    Vittima dell'intimidazione è Gaetano Caminiti ("I Cittadini contro le mafie e la corruzione"), ricevuto stamattina a Palazzo Campanella

REGGIO CALABRIA Demetrio Naccari Carlizzi e Nino De Gaetano saranno ricandidati nella lista del Pd per il collegio di Reggio. Il segretario della Federazione provinciale Sebi Romeo ha confermato la sua fiducia nei due consiglieri regionali uscenti, i "pezzi forti" della formazione che adesso dovrà passare al vaglio della segreteria regionale e nazionale, in vista della candidatura ufficiale per le elezioni del 23 novembre. Non sono gli unici uscenti: a trovare posto nella formazione dem ci sarà anche Giuseppe Giordano, eletto nella scorsa legislatura tra le fila di Idv e passato pochi mesi fa alla corte Pd. Nella lista ci sarà anche il sindaco di Campo Calabro, Mimmo Idone, e l'ex assessore all'Ambiente di Roccella Jonica, Enzo Bombardieri. L'unica presenza femminile dovrebbe essere rappresentata da Giovanna Laterra, dirigente di pubblica amministrazione. In teoria le donne, come prevede lo Statuto del Pd, dovrebbero essere almeno due su sette, ma Romeo ha ribadito l'intenzione di chiedere una deroga per consentire l'ingresso di Mimmetto Battaglia, il grande sconfitto alle primarie di Reggio contro Giuseppe Falcomatà. In questo modo nella lista finale vi sarebbe un'unica quota rosa.
Dunque, nessuna esclusione eccellente tra i democratici reggini, che – a meno di clamorosi ribaltoni – si presenteranno alla prova delle urne sia con Naccari che con De Gaetano. Il segretario provinciale lo ha detto a chiare lettere durante la Direzione di questa sera: la ricandidatura dei consiglieri uscenti non è mai stata messa in dubbio. In particolare, le vicende giudiziarie su cui non è stata ancora stabilita una verità processuale – ha spiegato Romeo – non possono inficiare il giudizio nei confronti di «persone specchiate».

Nel frattempo, il Pd reggino ha deciso di puntare forte sull'esperienza e la competenza di Naccari e di De Gaetano. «Lotterò – ha specificato Romeo – affinché siano rieletti entrambi, perché hanno contribuito all'abbattimento del sistema politico che ha creato sfracelli a Reggio e in Calabria».
La lista reggina è finalmente pronta e adesso aspetta solo l'imprimatur del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini e del segretario regionale Ernesto Magorno.

 

Pietro Bellantoni

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    La direzione provinciale propone le candidature. Ci sono anche Giordano, Idone e Bombardieri. Per Battaglia serve la deroga. La ratifica spetta alle segreterie regionale e nazionale

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