Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Martedì, 21 Ottobre 2014
Martedì, 21 Ottobre 2014 23:16

Gentile, Talarico e la mano tesa al Pd

di Antonio Ricchio

 

È un patto di non belligeranza offerto al Pd e a Mario Oliverio. Nuovo centrodestra e Udc, dopo giorni di estenuanti trattative, hanno ufficializzato la loro scelta per le Regionali in Calabria: uno schieramento autonomo da centrodestra e centrosinistra. “Alternativa Popolare Calabrese” è il nome dato alla «coalizione». Laddove il termine «coalizione» non viene usato a caso nel comunicato ufficiale che porta la firma di Cesa e Quagliariello. Ncd e Udc infatti manterranno liste autonome con l’obiettivo di massimizzare i consensi e sperare di riuscire a superare la soglia di sbarramento fissato, per le coalizioni, all’8%.

Quanto al candidato a presidente, tutto lascia pensare che la scelta alla fine ricadrà sul senatore Nico D’Ascola. L’avvocato reggino non ha ancora sciolto tutte le riserve ma nulla ha potuto davanti al pressing asfissiante dei vari Gentile, Alfano, Quagliariello, Talarico e Cesa. C’è una ragione di opportunità nella scelta di candidare D’Ascola. L’avvocato reggino non avrebbe la necessità di fare una campagna elettorale da dentro o fuori, essendo già impegnato al Senato con Ncd. D’altronde, che quella di D’Ascola potrebbe essere soltanto una mera battaglia di testimonianza lo conferma la legge elettorale calabrese, che assicura soltanto al miglior perdente, tra i candidati alla presidenza, un seggio in consiglio regionale. Tuttavia la scelta di puntare sul noto penalista potrebbe avere anche un preciso significato politico: mettere in “difficoltà” Peppe Scopelliti (D’Ascola è uno dei suoi legali di fiducia) e il suo elettorato. È risaputo, d'altronde, come il senatore goda della stima e del consenso di buona parte dei fedelissimi dell’ex governatore.

E tuttavia, una volta definito lo schieramento, resta da capire chi accetterà di candidarsi nelle liste del polo centrista. Nelle ultime ore a tenere banco sono le fughe da Ncd e Udc. Tra gli alfaniani è fuga verso Forza Italia: dopo Nazzareno Salerno, adesso è il turno di Fausto Orsomarso. Lo stesso si appresterebbe a fare anche Gianpaolo Chiappetta. In bilico vengono segnalati anche altri esponenti di primo piano come Pietro Crinò, Luigi Fedele e Candeloro Imbalzano. Nell’Udc prevale, per il momento, la prudenza. Michele Trematerra, dopo avere confermato di contatti in corso con la candidata degli azzurri Wanda Ferro, è nella Capitale su invito esplicito di Lorenzo Cesa. Raccontano che il segretario nazionale sia riuscito a strappare ai consiglieri regionali un impegno a ricandidarsi per sostenere il progetto messo in piedi a Roma.

Progetto, ed è questo il non detto, che è solo una parte di un disegno più ampio che potrebbe concretizzarsi dopo il 23 novembre. Soprattutto se a vincere le elezioni dovesse essere il centrosinistra. Cesa e Quagliariello hanno strappato a Guerini la promessa che il Pd «valuterà con attenzione» l’opportunità di allargare la coalizione di governo alle forze che a Roma sostengono l’esecutivo Renzi. Mario Oliverio per ora tace. In fondo alla sera del 23 novembre manca ancora un mese. 

Twitter: @AntonioRicchio

Martedì, 21 Ottobre 2014 21:15

Wanda Ferro fa visita a Pippo Callipo

MAIERATO (VIBO VALENTIA) L'incontro tra l'imprenditore Pippo Callipo e la candidata alla presidenza della Regione di Forza Italia Wanda Ferro, che si è svolto nell'azienda "Callipo" di Maierato, ha avuto come sfondo «una discussione proficua sui problemi dei calabresi". «Il lavoro - hanno detto Callipo e Ferro - è non soltanto un bisogno fondamentale da soddisfare con la massima urgenza e senza cui rimangono in sospeso importanti principi costituzionali, ma costituisce anche l'antidoto piu' efficace per fronteggiare la criminalità organizzata che è un ostacolo per qualsivoglia progetto di rilancio della Calabria».
«Stimo Wanda Ferro - ha detto Pippo Callipo - per il suo temperamento dinamico e per la sua intraprendenza dimostrata alla guida della Provincia di Catanzaro, e sono certo che contribuirà, anche perché donna e le donne hanno una marcia in più, a svecchiare una regione che, cosi com'è, non serve ai calabresi. Sono del parere che, al punto in cui siamo giunti, con le emergenze sociali drammatiche che la Calabria ha di fronte, il meglio che vi sia nelle forze politiche debba, al di là degli esiti elettorali, dare prova di seria e fattiva cooperazione, quantomeno quando si tratta di aggredire questioni roventi come il lavoro, lo sviluppo, le risposte urgenti per le migliaia di precari».
Wanda Ferro, dal canto suo, nel complimentarsi con Pippo Callipo «per la qualità delle sue aziende», si è impegnata «a stare incondizionatamente dalla parte degli imprenditori seri e onesti che, nonostante le tante difficoltà ambientali, con il loro impegno resistono ai morsi della crisi, e a promuovere incontri specifici sulle varie criticità del sistema imprenditoriale calabrese, perché - ha detto - pur essendo indispensabile la solidarietà sociale, alla Calabria occorre produrre più ricchezza per avere più occupazione».
Pippo Callipo ha invece posto l'accento sulla necessità di «fare liste pulite, rinnovate e con tante donne. Perché, quando le donne non partecipano ai processi decisionali o lo fanno solo marginalmente, i sistemi in cui operano non danno il meglio di sè. Lo vediamo nella politica regionale: poche donne, grandi guai. Avere una candidata alla presidenza della Regione, donna, costituisce una novità che può apportare alla Calabria un apprezzabile valore aggiunto". Sul tema delle competenze fin qui tralasciate a beneficio di appartenenze e clientelismi si sono, Pippo Callipo e Wanda Ferro, detti in sintonia: «Siamo a un bivio. O questa regione diventa virtuosa e apre una stagione riformista e di progettualità innovativa, oppure chiude battenti. Non c'è una terza possibilità. Perciò - hanno concluso - risultano incomprensibili quando non fastidiosi, i balletti irresponsabili della politica che, mentre il Titanic affonda, continua a suonare come se nulla fosse. Con la differenza che i musicisti del Titanic erano decisi ad affrontare nobilmente la morte, mentre i tanti politici calabresi che saltano da un formazione politica all'altra, inseguono soltanto il tornaconto personale. Ma questo i calabresi l'hanno capito».


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    L'incontro informale tra l'imprenditore del tonno e la candidata forzista nell'azienda di Maierato

Martedì, 21 Ottobre 2014 20:58

Orsomarso si candida con Forza Italia

COSENZA Dopo Nazzareno Salerno, è il turno di Fausto Orsomarso. Uno dopo l’altro i fedelissimi di Peppe Scopelliti abbandonano il Nuovo centrodestra per approdare in Forza Italia. L’attuale vicecapogruppo degli alfaniani a Palazzo Campanella tenterà la riconferma in consiglio regionale con Forza Italia. L’accordo era nell’aria da giorni ma è stato ufficializzato in queste ore. Sull’operazione c’è il sigillo di Jole Santelli, con cui Orsomarso ha sempre mantenuto buonissimi rapporti anche dopo la traumatica scissione del Pdl.

L’adesione di Orsomarso – che molto si è dato da fare per il successo di Mario Occhiuto alla Provincia di Cosenza – segna una tappa importante nella distensione dei rapporti tra la coordinatrice regionale degli azzurri e l’ex governatore. Il consigliere regionale cosentino è uno degli esponenti del cerchio magico scopellitiano e sicuramente il passaggio tra le fila forzista è il frutto di un lungo ragionamento portato avanti da Orsomarso e Scopelliti.

Orsomarso (che nel 2010 arrivò nell'Astronave anche grazie a un divertente spot dal titolo "Ma tu, cinni vu' bene ara Calabria?" porta in dote a Forza Italia un discreto bacino di consensi, proveniente soprattutto dal serbatoio degli ex aennini, e il supporto delle truppe dello jonio che fanno capo a Giovanni Dima. Non è un mistero che l’attuale sottosegretario regionale abbia deciso di non scendere in campo in prima persona ma di sostenere la riconferma di Orsomarso. Che proprio in quel territorio avrà un “avversario” in casa. Si chiama Giuseppe Caputo e un tempo era l’interlocutore privilegiato di Dima. Una sfida nella sfida, insomma. Che a Wanda Ferro non dispiace affatto.  

an. ri.

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Martedì, 21 Ottobre 2014 20:40

È ufficiale: Ncd e Udc da soli in Calabria

ROMA «Ncd e Udc hanno deciso di dare vita all'Alternativa Popolare Calabrese: una coalizione che si candida a guidare la Calabria. Liste e nome del candidato presidente verranno comunicati in una conferenza stampa che avrà luogo in Calabria con la partecipazione dei candidati, dei parlamentari e dei dirigenti regionali e nazionali». Lo dichiarano Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale di Ncd, e Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell'Udc.

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    La coalizione centrista si chiamerà "Alternativa Popolare Calabrese". Il candidato a governatore verrà individuato nelle prossime ore

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    - «C'è qualcuno che ha svenduto l'Udc»

Martedì, 21 Ottobre 2014 20:17

Il pugno duro di Oliverio

LAMEZIA TERME I colonnelli del Pd calabrese che già hanno avviato la loro campagna elettorale per conquistare un seggio a Palazzo Campanella potrebbero rimanere delusi. Mario Oliverio non intende concedere sconti sulla linea della trasparenza e della pulizia etica dei candidati del suo partito e, sopratutto, non intende subire diktat da nessuno né a Roma, né a queste latitudini. Concetti già enunciati nei giorni scorsi, ma che il candidato a governatore del centrosinistra avrebbe ribadito nelle ultime ore in una lettera inviata al vicesegretario nazionale del partito Lorenzo Guerini, al segretario regionale Ernesto Magorno e a quelli delle cinque federazioni provinciali.

La missiva ha fatto scattare l’allarme rosso tra i maggiori dirigenti del partito. Oliverio ha apprezzato il passo indietro degli uscenti Nicola Adamo, Piero Amato, Mario Maiolo e a chi ha avuto modo di parlargli avrebbe espresso la propria preoccupazione per il rischio che, con l’impostazione data sui territori, la rappresentanza femminile possa avere uno spazio addirittura ridotto rispetto al recente passato. Per questo motivo l’aspirante governatore ritiene che un esame della esperienza svolta nell’ultima legislatura regionale e l’opportunità di «promuovere un adeguato processo di rinnovamento politico» della rappresentanza del Pd è «tema che non si può eludere». Oliverio fa appello al senso di responsabilità della classe dirigente del partito in momento fondamentale qual è quello della composizione delle liste.

Il vincitore delle primarie del centrosinistra è convinto che non basta essere in sintonia col codice etico varato dalla commissione parlamentare Antimafia e con quello varato dal Pd per sperare di essere al riparo da ogni brutta sorpresa. Da qui la richiesta inoltrata al Nazareno e ai vertici calabresi dem a «presentare in tutte le circoscrizioni elettorali liste coerenti con quanto è stato proclamato pubblicamente e solennemente dal Pd in ogni sede». Nulla è scontato, insomma. E nel Pd calabrese adesso è scattato il “panico da candidatura”.  

 

IL VERTICE CON GUERINI Al Nazareno monitorano con grande attenzione la situazione calabrese. E così, subito dopo avere ricevuto e preso visione della lettera, Guerini ha convocato per la giornata di mercoledì a Roma sia Oliverio che Magorno. All'ordine del giorno proprio la delicatissima partita della composizione delle liste. Il plenipotenziario di Renzi pare intenzionato a seguire le indicazioni arrivategli da Oliverio e insistere per una linea di radicale discontinuità con il passato.

Antonio Ricchio

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CATANZARO Un detenuto ha tentato il suicidio nel carcere di Catanzaro ma è stato salvato grazie all'intervento degli agenti della polizia penitenziaria. L'episodio è stato reso noto da Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe e Damiano Bellucci, segretario nazionale. L'uomo che ha tentato il suicidio era in isolamento perché sottoposto al regime detentivo previsto dall'articolo 14 bis che prevede delle restrizioni rispetto alla detenzione ordinaria.«Il tentativo di suicidio messo in atto nel carcere di Catanzaro da un detenuto che già in passato aveva creato molti problemi nella gestione del carcere - riferiscono - sostengono Durante e Bellucci - dimostra quanto sia difficile gestire queste persone da parte della polizia penitenziaria che, comunque, nonostante le gravi carenze e le difficoltà quotidiane, ogni anno riesce a salvare più di mille detenuti che tentano il suicidio. A volte il tentativo di togliersi la vita viene messo in atto perché i protagonisti desiderano farla finita, altre volte solo quale gesto dimostrativo che, comunque, finirebbe in tragedia, se non ci fossero gli agenti». «L'uomo è stato salvato - sostengono ancora Durante e Bellucci - grazie all'immediato intervento di operatori i quali non si dedicano al pestaggio dei detenuti, ma a tutelare la loro incolumità, proprio come è successo ieri a Catanzaro e in tantissimi altri casi».

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    L'uomo è stato soccorso dagli uomini della polizia penitenziaria del carcere di Catanzaro

Martedì, 21 Ottobre 2014 20:00

"El Dorado", regge parzialmente l'accusa

REGGIO CALABRIA Regge solo per dieci dei diciassette imputati a giudizio nel troncone abbreviato l'impianto accusatorio costruito dal pm Antonio De Bernardo, coordinatore dell'inchiesta "El Dorado", che l'anno scorso ha portato alla luce l'esistenza di un locale di 'ndrangheta a Gallicianò, piccola frazione di Condofuri, nella zona jonica reggina. Oltre a Domenico Vitale, di cui lo stesso pm aveva chiesto l'assoluzione, per decisione del gup di Reggio, Adriana Trapani, escono dal processo assolti da tutte le accuse a loro carico Girolamo Zindato, Domenico Foti, Concetto Manti, Roberto Raso e Pietro Rodà. La pena più alta va inveca a Giuseppe Nucera, condannato a dieci anni di carcere, mentre dovrà scontare nove anni Antonio Nucera (cl.55). È invece di sette anni e quattro mesi la pena comminata al più anziano omonimo coimputato, Antonio Nucera (classe 1941) come a Domenico Nucera, mentre è con sei anni e otto mesi di reclusione che viene punito Antonio Casili. Infine, incassano tutti un a condanna a sei anni Carmelo Nucera (classe 50) sei anni, Diego Nucera, Francesco Nucera, Raffaele Nucera (classe 63), Raffaele Nucera (cl.73).
Stando a quanto emerso nel corso delle indagini, anche nella piccola frazione di Gallicianò, a Condofuri, dove le inchieste della Dda reggina hanno già in passato individuato due distinti locali, i clan – ha svelato l'inchiesta – avrebbero messo radici: lì sarebbe stato il cuore del rodato sistema di riciclaggio di denaro sporco, che gli uomini delle 'ndrine avrebbero ripultito attraverso ditte del Viterbese, per poi riportarlo in Calabria. In combutta con Alberto Corso, i fratelli Nucera avrebbero infatti investito oltre 600mila euro nelle ditte "Nucera Trasporti", "Vitercalabra" e "Ortofrutta Ciminà", da cui mensilmente sarebbe stata fatta arrivare a Gallicianò una quota di 7.500 euro, più 50mila euro di una tantum, che periodicamente dal Lazio sarebbe stata inviata ad Antonio Nucera, incaricato di redistribuirli fra chi in principio aveva finanziato l'operazione.
Un meccanismo che sarebbe stato svelato dalle minuziose indagini della Dda, e che sarebbe stato avvalorato anche dalla viva voce dei protagonisti, che nel corso delle migliaia di conversazioni intercettate e messe agli atti del procedimento, non solo avrebbero discusso di affari, ma anche di regole, riti, affiliazioni e cariche. A guidare il locale sarebbero stati – stando alle risultanze investigative – Giuseppe e Antonio Nucera, presunti responsabili non solo della gestione interna del clan, ma anche dei rapporti con le altre 'ndrine del territorio.

 

Alessia Candito
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    Il gup di Reggio condanna dieci delle diciassette persone convolte nell'inchiesta sull'esistenza di un locale di 'ndrangheta a Gallicianò

REGGIO CALABRIA «Le dichiarazioni dell'onorevole Fava sono esclusivamente riconducibili alla sua autonoma responsabilità di parlamentare e non possono in alcun modo chiamare in causa la commissione parlamentare Antimafia». Così la commissione parlamentare Antimafia smentisce la notizia, pubblicata su alcuni organi di stampa e ripresa dal vicepresidente della commissione stessa Claudio Fava, secondo cui l'ambasciatore d'Italia ad Abu Dhabi, Giorgio Starace, sarebbe indagato dalla Procura di Reggio Calabria con l'accusa di favoreggiamento legata alla latitanza di Amedeo Matacena. Oltre ad aver sottolineato che non esiste alcuno scontro con il ministero degli Esteri, la commissione parlamentare Antimafia ha ricordato che «quanto affermato dall'onorevole Claudio Fava sulla posizione dell'ambasciatore italiano negli Emirati Arabi, non trova alcun riscontro nell'attività e negli atti della commissione». «Le dichiarazioni dell'onorevole Fava - prosegue la nota - sono quindi esclusivamente riconducibili alla sua autonoma responsabilità di parlamentare e non possono in alcun modo chiamare in causa la Commissione parlamentare Antimafia». Nei giorni scorsi, anche la Farnesina ha più volte confermato agli organi di stampa che l'ambasciatore Starace non risulta indagato.

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    Secondo i membri dell'organo parlamentare di controllo, non ci sarebbe un'indagine a carico del diplomatico da parte della Procura di Reggio Calabria per l'accusa di favoreggiamento legata alla latitanza di Amedeo Matacena. E negano sulla vicenda uno scontro con la Farnesina

Martedì, 21 Ottobre 2014 18:45

Roma, allo "Strabbioni" si mangia calabrese

ROMA Sempre di più le celebrità che frequentano il ristorante "Strabbioni" di via Servio Tullio, nel cuore della capitale. L’altra sera per festeggiare le “Eccellenze di Calabria 2014” si sono dati appuntamento Paolo Bonolis e la moglie Sonia Bruganelli con Elena Santarelli e Bernardo Corradi, il calciatore Roberto Baronio e la moglie Ezia Modafferi. Ma c’erano tanti altri volti noti tra i tavoli preparati da Domenico Todarello che con i suoi soci Federico Locanto, Antonio Scerra e Peppe Ruggiero.

Ad assaporare la cucina del ristorante a base di prodotti tipici calabresi e i vini del brand di riferimento, c'erano anche Max Tortora, Massimo Boldi, Giucas Casella, Isa Iaquinta, Michele Sabia e Roberta Giarrusso.Tra gli ospiti d’eccezione anche Roberta Morise, conduttrice di "Easy driver", Savino Zaba e l’avvocato Cataldo Calabretta. Molto apprezzati dalle signore presenti anche i calciatori, calabresi doc, Peppe Sculli e Stefano Fiore. Anche Sergio Cammariere, cantautore di origini crotonesi, l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo con la compagna Patrizia Mancini e l’onorevole Peppino Acroglianò, presidente dell’associazione C3 International, hanno partecipato all’evento. Durante la serata gli ospiti hanno degustato i quattro vini Petelia, Petraro, Graysusi e Don Robè in abbinamento ai piatti tipici della gastronomia calabrese.  

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  • Occhiello

    Al ristorante, frequentato da personaggi dello star-sistem, si sono tenuti i festeggiamenti per le "Eccellenze di Calabria 2014"

Martedì, 21 Ottobre 2014 18:40

Caso Matacena, Scajola davanti ai giudici

REGGIO CALABRIA Dal giorno del suo arresto, avvenuto l'8 maggio scorso, Claudio Scajola vedrà domani per la prima volta i giudici chiamati a stabilire se sia innocente o colpevole. Domani, infatti, inizia il dibattimento scaturito dall'inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria sui presunti aiuti forniti all'ex deputato di Fi Amedeo Matacena - che adesso vive a Dubai - per evitare di scontare la condanna definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Scajola, hanno assicurato i suoi legali, sara' presente in aula e potra' cosi' lasciare per la prima volta la sua villa di Imperia dove si trova ai domiciliari dal 13 giugno scorso, dopo l'arresto avvenuto a Roma. L'ex ministro dell'Interno ha avuto il permesso di raggiungere Reggio con mezzi propri e senza la traduzione della polizia penitenziaria. Sul banco degli imputati trovera' la segretaria di Matacena, Maria Grazia Fiordalisi, ma non Chiara Rizzo, la donna, moglie di Matacena, che secondo gli inquirenti e' al centro della vicenda essendo "il soggetto in grado di muoversi piu' agevolmente nella estesissima rete di contatti 'accreditati' a diversi livelli in grado di ottenere guarentigie e favori per se' e per il coniuge, ancorche' nei confronti dello stesso penda una richiesta di divorzio". La Rizzo, infatti, ha chiesto l'abbreviato e sara' processata dal gup a partire dal 13 novembre insieme a Martino Politi, indicato come il factotum di Matacena e Roberta Sacco, l'ex segretaria dell'ex ministro Claudio Scajola. Scajola, secondo il pm della Dda reggina Giuseppe Lombardo ed il sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio, che sosterranno l'accusa, si sarebbe attivato per far trasferire Matacena da Dubai sino in Libano, ritenuto un Paese piu' tranquillo per evitare l'estradizione. Per dimostrare la loro ricostruzione, i magistrati porteranno una serie di telefonate tra Scajola e Chiara Rizzo. Un giro di contatti "pericolosi" che la difesa di Scajola, in una memoria depositata nei mesi scorsi al tribunale del riesame, ha addebitato all'infatuazione dell'ex ministro per la bella e affascinante moglie di Matacena. Ma l'accusa portera' in aula anche i contatti e gli incontri tra Scajola e Vincenzo Speziali, nipote omonimo dell'ex senatore del Pdl, indagato in un'altra tranche dell'inchiesta. Nel vorticoso giro di telefonate con sullo sfondo la latitanza di Matacena, Scajola, secondo l'accusa, avrebbe giocato un ruolo da protagonista grazie ai suoi "contatti privilegiati" ed alle sue conoscenze. Tra le quali proprio quella di Speziali, ritenuto in contatto con esponenti politici di primo del Libano - Paese in cui vive - tra i quali l'ex presidente Amin Gemayel. E proprio a quest'ultimo gli inquirenti attribuiscono una lettera nella quale si fa riferimento al trasferimento di Matacena da Dubai in Libano. I pm avrebbero voluto anche contestare agli imputati l'aggravante di avere agito per favorire la 'ndrangheta, ma la contestazione dell'art. 7 non e' stata accolta dal gip in sede di emissione delle misure cautelari ed il tribunale del riesame reggino non ha ancora sentenziato sull'appello contro quella decisione presentato dalla Dda.

 

Alessandro Sgherri (ANSA)

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    Inizia il dibattimento nei confronti dell'ex ministro. L'accusa è di aver fonito aiuti all'ex deputato di Fi per evitare di scontare la condanna definitiva a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa

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