Corriere della Calabria - Articoli filtrati per data: Giovedì, 23 Ottobre 2014
Giovedì, 23 Ottobre 2014 22:52

Cambi di casacca all'ultimo miglio

di Antonio Ricchio

 

Sono ore concitatissime per la politica calabrese. Vertici e incontri informali si susseguono a ritmo infernale per definire le liste in vista del voto del 23 novembre. Di sicuro lo spettacolo è poco edificante. Ma tant’è. Le ultimissime certificano alcuni cambi di casacca abbastanza clamorosi. La transumanza riguarda soprattutto il centrodestra. Due consiglieri regionali uscenti – Gianpaolo Chiappetta e Gianluca Gallo, anche se quest'ultimo si è preso ancora una notte di tempo per decidere -, entrambi appartenenti al cartello centrista di Ncd e Udc, hanno deciso di lasciare il polo guidato da Nico D’Ascola per approdare nella coalizione a trazione forzista capitanata da Wanda Ferro. C’è una motivazione di puro calcolo elettorale dietro tali scelte, che ricalca quella ufficializzata nei giorni scorsi dagli scopellitiani Nazzareno Salerno e Fausto Orsomarso. I due (sarebbero stati tre se Alfonso Dattolo non avesse scelto di assecondare le richieste dell’Udc di non prendere in considerazioni altre proposte se si fosse candidato) sono evidentemente convinti che il progetto di Gentile, Talarico e soci sia di corto respiro. A spaventarli ci sono le soglie di sbarramento introdotte dalla nuova legge elettorale: 8% per le coalizioni, 4% per le singole liste. «Non ce la faranno», pronostica Silvio Berlusconi. Che incontrando i suoi gruppi parlamentari rivela di essere stato proprio lui a suggerire a Jole Santelli di alzare il livello dello scontro con il Nuovo centrodestra e arrivare alla rottura in Calabria.

Viceversa, gli alfaniani duri e puri sono convinti di riuscirla a spuntare. A Roma Tonino Gentile ostenta ottimismo sulla riuscita dell’esperimento neocentrista calabrese: «Vedrete che alla fine i fatti ci daranno ragione». E lo stesso fa Gaetano Quagliariello, che in questi giorni è stato avvistato più volte in Calabria per convincere i colonnelli dubbiosi (vedi Imbalzano e Fedele) a sposare la causa.

Lo schema pensato per la candidatura D’Ascola ripropone in buona sostanza quello messo a punto nel 2010 in occasione della discesa in campo di Peppe Scopelliti. La coalizione “Alternativa Popolari per la Calabria” ha il suo perno fondante sull’asse Reggio Calabria – Cosenza. Cambiano i protagonisti, certo. Ciò che sperano non cambi è invece il risultato finale. Per D’Ascola è un’operazione a costo zero: male che vada, c’è un sempre un incarico a Palazzo Madama da portare avanti fin quando il governo Renzi avrà i numeri.

Ma la scelta di Alfano e Quagliariello di puntare sul senatore reggino – tra le altre cose legale di fiducia di Berlusconi e Scopelliti – apre una ferita all’interno del gruppo parlamentare calabrese. Scopelliti (Rosanna) sembra vicina al passo d’addio e pone ad Alfano per rimanere, come condicio sine qua non, la testa di Gentile. La resa dei conti, se mai ci sarà, è stata rimandata a dopo il voto. Per il momento si va avanti così e D’Ascola incassa gli auguri di tutti i big dell’universo centrista: da Sacconi a De Poli, da Cicchitto a Cesa.

Non si intravedono, apparentemente, particolari difficoltà nel centrosinistra se si esclude il singolo caso del sindaco di Cutro, l'idv Salvatore Migale, che denuncia di essere stato estromesso dalle liste «per volontà di qualche ras locale». Mario Oliverio è al lavoro per definire le liste che lo sosterranno in queste quattro settimane che separano la Calabria dal voto. L’aspirante governatore dei dem deve semmai fare i conti con il problema inverso a quello dei suoi competior: vigilare per far sì che il suo “carro” non diventi troppo affollato. Oggi a Reggio Calabria – città che domenica torna alle urne dopo l’onta dello sciogliemento del consiglio comunale per «contiguità con la ’ndrangheta» – il segretario regionale Ernesto Magorno ufficializzerà i candidati della lista del Pd e di quella parallela dei “Democratici e Progressisti”. Nessun pericolo: lo sdoppiamento della compagine ha già incassato il via libera dal Nazareno. Per Magorno e Oliverio il problema è quello di riuscire a garantire quel «rinnovamento» che tanto sta a cuore a Renzi e Guerini. 

Twitter: @AntonioRicchio

Tradito dal destino. Perché «amava l'esercito e diventare soldato era il suo sogno fin da bambino». Quella maledetta mattina di ieri il riservista Nathan Cirillo non doveva essere a Ottawa. Il militare italocanadese di 24 anni era di guardia al milite ignoto nel perimetro del complesso governativo noto come "Parliament Hill", per compiere una rotazione di un mese. La posizione era stata creata sette anni fa, dopo che negli ultimi anni la struttura era stata danneggiata dai vandali. Ieri mattina, Nathan era insieme ad un collega al War Memorial, dove vengono commemorati i caduti di guerra. Non si è accorto dell'assalitore, il 32enne Michael Zehaf-Bibeau, che ha aperto il fuoco davanti al Parlamento. I proiettili lo hanno colpito alle spalle. A nulla sono valsi i soccorsi e Nathan è morto in ospedale.

«Non aveva paura di nulla. Il suo sogno era di proteggere il suo Paese, ha sempre voluto essere un soldato, è stato perfino in Afghanistan», dice all'Ansa lo zio di Nathan, Jim Cirillo, 66 anni, trattenendo a stento le lacrime. «Il Canada e il mondo hanno perso davvero una persona speciale». Nathan era nato ad Hamilton da Frank e Kathy Cirillo. Il padre e gli zii, compreso Jim, lavoravano al negozio di alimentari che il nonno del soldato, Anthony, aprì nella cittadina appena emigrato dal piccolo paese di Fabrizia, nel comune di Vibo Valentia, in Calabria. I genitori di Nathan, che ha due sorelle, si separarono in maniera burrascosa quando lui era piccolo e il padre emigrò in Costarica. «Lo abbiamo avvertito e si sta già organizzando per rientrare in Canada. Non sappiamo ancora quando si terranno i funerali, probabilmente nel fine settimana», dice ancora lo zio. È stato lui, insieme al padre di Nathan, a trasmettergli la passione per il calcio. I due fratelli, infatti, hanno fatto parte del team "Italo-Canadians", una squadra di calcio semiprofessionistica canadese. «Iniziò a giocare da piccolo, ma negli anni si appassionò anche all'hockey (sport nazionale in Canada, ndr). E alla fine scelse quello».
Ma stare nell'esercito era quello che voleva fare. Una carriera divisa con un altro lavoro, quello del buttafuori in un locale di Hamilton. «Spesso si presentava al lavoro con l'uniforme perché non faceva in tempo a cambiarsi tanto era dedito all'Arma», prosegue lo zio. Nonostante la sua giovane età, Nathan aveva un figlio di 5 anni, ora affidato alla nonna. «Non siamo ancora stati in grado di dirgli che il suo papà non c'è più. Ma al momento giusto saprà. Saprà che Nathan era già un uomo».

Ansa

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    Il nonno del ragazzo, morto nel corso di un assalto terroristico al Parlamento, era partito da Fabrizia, piccolo centro del Vibonese

Giovedì, 23 Ottobre 2014 19:38

Cosca Gallico, tutti in abbreviato

REGGIO CALABRIA Hanno scelto tutti l'abbreviato e si dovranno presentare il prossimo 19 dicembre davanti al gup Lauro gli uomini della cosca Gallico arrestati nell'operazione "Fiore" e accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, usura ed estorsione entrambi reati aggravati dalle modalità mafiose. Per i pm Roberto Di Palma e Adriana Sciglio della Dda di Reggio Calabria, Rocco Bartuccio, Rocco Brunetta, Antonino Cosentino, conosciuto come "Poldino", Emanuele Cosentino, Antonino Gallico, Domenico Nasso, Ivan Nasso e Loredana Rao, sono tutti ritenuti responsabili del sistema di estorsioni imposto dal clan agli operatori economici di Palmi e coordinato dal figlio sedicenne del boss Rocco Gallico, arrestato lo scorso novembre e oggi a giudizio di fronte al Tribunale dei minori. Quando si presentavano di fronte a imprenditori e commercianti formalmente chiedevano solo un fiore, ma in realtà pretendevano denaro per sostenere i parenti in carcere e continuare a finanziare le attività del clan, indebolito ma non piegato da arresti e operazioni. Un regime di terrore imposto seguendo le direttive del boss Gallico che familiari e parenti ricevevano durante i colloqui e portavano all'esterno, ma soprattutto confermato da quattro dei tanti operatori economici strozzati dal clan. Naturale prosecuzione del fortunato filone investigativo "Cosa mia", l'inchiesta "Fiore" ha permesso inoltre di individuare ulteriori soggetti organicamente inseriti nel clan Gallico con ruoli e funzioni ben individuati, ritenuti strumentali alle esigenze dell'organizzazione criminale.

 

Alessia Candito
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    I presunti esponenti del clan di Palmi arrestati nell'ambito dell'operazione "Fiore" si dovranno presentare il prossimo 19 dicembre davanti al gup

PESCARA Andrea Marino, comandante dei carabinieri di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria – che ha abbandonato e denunciato la contestata processione con "inchino" – Lea Savone, sindaco di Corleone – che ha "consegnato" la città ai famigliari delle vittime della mafia – e Tommaso Navarra – avvocato di parte civile nel processo sulla megadiscarica dei veleni di Bussi sul Tirino, sono solo alcuni dei vincitori del premio "Borsellino 2014".
La lista dei premiati è stata illustrata stamani, a Pescara, dal sindaco del capoluogo adriatico, Marco Alessandrini, dal presidente del premio, Gabriella Sperandio, dal coordinatore, Oscar Buonamano, e dal sacerdote anticamorra don Aniello Manganiello. La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato alle 10, nella sala consiliare del Comune di Pescara.

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    Il carabiniere ha ricevuto a Pescara il riconoscimento per aver abbandonato e denunciato la contestata processione con l'inchino. Premiati anche Lea Savone e Tommaso Navarra

COSENZA E' stata rinviata per un difetto di notifica la seconda parte dell'udienza preliminare del processo sul caso del “sangue infetto” che vede sul banco degli imputati i vertici dell'ospedale di Cosenza. Il procedimento ha preso il via lo scorso 9 luglio e vuole fare luce sulla morte, avvenuta nell’estate del 2013, di Cesare Ruffolo, un pensionato di Rende. Ruffolo aveva effettuato una trasfusione, nel Centro trasfusionale dell’Annunziata, con una sacca che poi si è scoperto essere contaminata dal batterio letale serratia marcescens. Dalle indagini, condotte dai carabinieri del Nas e coordinate dai pm Salvatore Di Maio e Paola Izzo, emerse che un mese prima del decesso di Ruffolo un caso analogo si era verificato ai danni del 37enne Francesco Salvo, che è fortunatamente riuscito a sopravvivere alla trasfusione infetta. Nell’inchiesta sono indagati i vertici e alcuni medici dell’Azienda ospedaliera di Cosenza. 
I magistrati della Procura - come si legge nell’avviso di conclusione delle indagini notificato nel febbraio scorso - contestano il reato di rifiuto di atti d’ufficio al direttore generale dell’azienda ospedaliera, Paolo Maria Gangemi, al direttore sanitario aziendale Francesco De Rosa e al direttore del Centro trasfusionale dell’azienda ospedaliera Marcello Bossio. In particolare, la Procura ha contestato la mancata adozione di un adeguato piano di azioni correttive rispetto a 65 criticità rilevate sin dal settembre del 2012 da una struttura di controllo della Regione Calabria durante una visita ispettiva nel Centro trasfusionale. L’omessa denuncia di reato è stata ipotizzata a carico del direttore del dipartimento sanitario di Medicina, Pietro Leo, e al responsabile Ssd rischio clinico, Addolorata Vantaggiato, perché dopo la morte di Cesare Ruffolo non avrebbero proceduto a nessuna comunicazione all’autorità giudiziaria.

I magistrati hanno mosso l’accusa di somministrazione di medicinali guasti nei confronti del direttore medico di presidio unico dell’ospedale Annunziata di Cosenza, Osvaldo Perfetti, e del direttore dell'Unità di immunoematologia, Marcello Bossio. Secondo l’accusa i due, pur essendo a conoscenza della contaminazione delle sacche ematiche, non avrebbero adottato alcuna misura idonea a impedirne l’utilizzo. A Bossio e Perfetti viene contestato anche il reato di morte in conseguenza di altro reato doloso. A Mario Golè e Maria Maddalena Guffanti, rispettivamente legale rappresentante e direttore di produzione tecnica della "Germo spa" – la ditta che produce il sapone disinfettante Germocid (lo stesso usato a San Giovanni in Fiore) all'interno del quale sarebbe stato trovato il batterio serratia marcescens - si contesta il reato colposo di commercio e distribuzione di sostanze adulterate in modo pericoloso per la salute pubblica. Nei confronti di Salvatore De Paola e Luigi Rizzuto, rispettivamente direttore sanitario e dirigente medico in servizio all’ospedale di San Giovanni in Fiore, si contesta l’omicidio colposo. Secondo la Procura, i due avrebbero permesso che la raccolta, il prelievo e la conservazione del sangue avvenissero in locali e condizioni inidonee, in violazione della normativa speciale dettata in materia. Ai due medici vengono contestate anche le lesioni personali colpose ai danni di Francesco Salvo, il quale, nel giugno del 2013, a seguito di una trasfusione di sangue contaminato, subì uno shock settico. Lo scorso luglio il gup Luigi Branda ha concesso il rito abbreviato a Golè, Guffanti, Leo e Vantaggiato. Le posizioni dei quattro sono state stralciate e per loro il processo riprenderà il prossimo 30 ottobre. Per gli altri sei indagati l'udienza preliminare è stata aggiornata al prossimo 14 gennaio.

I familiari di Ruffolo e lo stesso Francesco Salvo si sono costituiti parte civile. Nel corso dell'udienza le parti sono state autorizzate a citare come responsabili civili, la "Germo spa", l'azienda ospedaliera e l'azienda sanitaria. 

 

Mirella Molinaro

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    Sul banco degli imputati i vertici dell'ospedale di Cosenza e alcuni medici. Il processo cerca di fare luce sulla morte di un pensionato avvenuta a seguito di una trasfusione

Giovedì, 23 Ottobre 2014 18:58

Berlusconi: ho suggerito io la rottura con Ncd

ROMA Secondo i focus e gli ultimi sondaggi, emerge con chiarezza che la maggioranza dei nostri elettori non vuole allearsi con Ncd. Per questo, ho chiesto ai nostri in Calabria di darsi da fare per vincere senza il Nuovo centrodestra. Lo avrebbe detto Silvio Berlusconi durante la riunione del gruppo di Forza Italia alla Camera, parlando delle regionali in Calabria.
Capisco che il dialogo con il governo Renzi solo sulle riforme – avrebbe aggiunto Berlusconi – e l'opposizione su tutto il resto, a cominciare dalla politica economica, sia difficile da comprendere per alcuni, ma il confronto sul processo riformatore e sulla legge elettorale non deve essere visto come una cosa negativa. Un concetto quello di tenere aperto il confronto sulle riforme, ribadito dal leader di Forza Italia anche con altri parlamentari azzurri nello studio del capogruppo Renato Brunetta per uno spuntino veloce. Il confronto con i renziani deve continuare, avrebbe detto l'ex premier, anche perchè Forza Italia potrebbe dare una mano al premier qualora ne avesse bisogno, su quei provvedimenti che condividiamo. Noi siamo all'opposizione ma, avrebbe assicurato Berlusconi, pronti a dialogare anche su altri temi oltre alle riforme, perchè se Renzi dovesse avere bisogno di un sostegno su alcuni temi in cui serve una maggioranza più ampia e non gli bastano i voti del Pd, noi ci siamo. Siamo disposti a dare una mano, avrebbe precisato, a patto, però, che si tratti di argomenti da noi condivisi e che non finiscano sotto i veti e i diktat di una parte del Pd.

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    Il leader di Forza Italia durante la riunione del gruppo alla Camera: ho chiesto ai nostri in Calabria di darsi da fare per vincere senza gli alfaniani

Giovedì, 23 Ottobre 2014 18:46

Nascondevano dosi di droga, arrestati

CASSANO ALLO JONIO (COSENZA) Un uomo, Salvatore Milito, di 55 anni, e la moglie Maria Rosaria Venneri (54), sono stati arrestati e posti ai domiciliari dai carabinieri di Cassano allo Jonio per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I militari hanno compiuto una perquisizione nell'abitazione della coppia dove hanno trovato una quindicina di dosi di cocaina ed eroina. Sono stati trovati anche 10mila euro in contanti, presumibilmente provenienti dall'attività di spaccio. 

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    Salvatore Milito, 55 anni, e la moglie Maria Rosaria Venneri (54), sono stati arrestati e posti ai domiciliari dai carabinieri di Cassano allo Jonio per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti 

COSENZA Si avvicinava alle sue vittime con tatto e gentilezza ricorrendo anche ad atteggiamenti compassionevoli. Così facendo, l'autore di una serie di truffe ad anziani, riusciva a farsi consegnare piccole somme di denaro. L'uomo, M.A., 35 anni, già noto alle forze dell'ordine, è stato denunciato dalla squadra mobile di Cosenza. A supporto dei propri racconti, il truffatore forniva anche numeri di telefono che poi risultavano inattivi o inesistenti. L'uomo è stato riconosciuto dalle vittime.

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    L'uomo, scoperto dalla polizia, avvicinava le vittime con tatto e gentilezza ricorrendo anche ad atteggiamenti compassionevoli

Giovedì, 23 Ottobre 2014 18:12

Caso Martucci, fu malasanità?

Nel 2007 Salvatore Martucci, dirigente scolastico crotonese, aveva 56 anni. Essendo cardiopatico – 10 anni prima si era sottoposto a un intervento chirurgico con cui gli erano stati installati tre bypass – non sottovalutò quei frequenti dolori al petto che nell'estate di quell'anno si verificavano anche quando accennava a fare il minimo sforzo. Lo specialista da cui si fece visitare, il professor Ciro Indolfi, si allarmò ancora di più, tanto da consigliargli di ricoverarsi subito per effettuare dei controlli approfonditi. E Martucci così fece: era il 14 luglio e il paziente si affidò subito alle cure del caso nel reparto di Cardiologia del Policlinico di Germaneto diretto proprio da Indolfi. La coronarografia, tre giorni dopo il ricovero, rivelò che il paziente aveva un'occlusione totale di un bypass venoso. Il professor Indolfi prospettò due possibili interventi per arrivare alla rivascolarizzazione: il primo (denominato Stent) sarebbe stato meno rischioso ma anche meno duraturo, a differenza del secondo (bypass attraverso reintervento cardiochirurgico), più pericoloso ma con effetti di lunga durata. Entro il 20 luglio, spiegò il noto cardiologo, bisognava intervenire. Per i familiari fu difficile decidere, così si rivolsero a un altro specialista che consigliò loro di evitare l'intervento chirurgico e propendere per la soluzione, meno invasiva, dello Stent. Successivamente, però, stando al racconto dei familiari, Attilio Renzulli (direttore dell'Unità operativa di Cardiochirurgia) consigliò a Martucci di sottoporsi all'intervento assicurandogli di essere in buone mani.
L'intervento venne eseguito 21 giorni dopo il ricovero, ovvero il 3 agosto 2007. Il paziente entrò in sala operatoria alle 8,30 e intorno alle 13 i parenti furono informati delle sue condizioni, aggravatesi a seguito di alcune complicazioni. Alle 19 fu lo stesso Renzulli a spiegare ai familiari che il loro congiunto si trovava in Rianimazione. Secondo i familiari, quando gli venne mostrato attraverso un monitor, Salvatore era già deceduto, ma la morte fu decretata ufficialmente il 4 agosto 2007. Lo stesso giorno i familiari presentarono un esposto alla Procura di Catanzaro perché poco convinti della versione fornita dai medici.
Con la prima perizia medico-legale, consegnata un anno dopo il decesso, viene fissata l'ora e la causa della morte (conseguente a una "sindrome da bassa gittata" con shock emorragico acuto postoperatorio) ma si chiede al giudice di nominare un cardiologo e un cardiochirurgo per approfondire meglio la vicenda. I periti nominati dalla procura confermano la precedente consulenza e spiegano, in sintesi, che l'intervento è stato eseguito correttamente e non ci sarebbe stato ritardo nella somministrazione delle cure.
Diametralmente opposte, invece, le conclusioni del perito della famiglia Martucci, che rileva un ritardo a suo parere ingiustificato dell'intervento, delle presunte mancanze nella cartella clinica – che, a suo dire, sarebbe stata manipolata con cancellazioni e aggiunte – e degli errori tecnici nell'operazione chirurgica. Ulteriori perizie richieste dalla Procura non aggiungono altri particolari significativi ma, di fatto, confermano la correttezza dell'intervento. La posizione di Indolfi viene quindi archiviata sin da subito, Renzulli invece è rinviato a giudizio ma poi viene assolto per insufficienza di prove.
Il prossimo 27 ottobre comincerà il processo d'appello, e i familiari di Martucci restano convinti del fatto che la morte del loro congiunto si sarebbe potuta evitare. «Hanno cercato in tutti i modi – spiegano – di fare apparire questa morte come conseguenza inevitabile di una complicanza operatoria quando invece – proseguono – è il risultato della negligenza, dell'imperizia e dell'imprudenza dei medici. Non cerchiamo vendetta, ma la verità che, a 7 anni dalla morte del nostro congiunto, ancora non è stata stabilita». Ora spetta ai giudici catanzaresi stabilire se le loro convinzioni siano fondate o se davvero, come stabilito dal procedimento di primo grado, non si poteva fare nulla per salvare Martucci.

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    Il dirigente scolastico crotonese morì nell'agosto 2007 in seguito a un intervento chirurgico. I medici che lo ebbero in cura furono assolti in primo grado. Il 27 ottobre al via il processo d'appello

COSENZA Non hanno mai sentito parlare di consulenza. Lo hanno ribadito in aula due ex dipendenti della Imac, una delle aziende coinvolte nel processo "Procal", che cerca di fare luce su un fiume di contributi pubblici che il consorzio Procal avrebbe indebitamente percepito. Tantissimi soldi che - secondo l'accusa, rappresentata dal pm della Procura di Cosenza, Giuseppe Cozzolino - sarebbero dovuti andare nelle tasche di partner italiani e stranieri. Nell'inchiesta sono indagati Antonio Mazzei, di Rende; Luigi De Filippis, di Cosenza; Franco Vecchio, di Corigliano; Massimo Tunnera, di Acri; Giuseppe Costero, di Borgomanero (No); Luigino Balaudo, di Buguggiate (Va); Maurizio Ardito, di Sarrezzano (Al); e le società: "Imcos spa" di Roma; "Tec Service srl" di Alessandria; "Formatec srl" di Castrolibero; "Imac spa" di Rossano; "Edilsud srl" di Avellino; "Franco Vecchio holding spa" di Roma. Il pubblico ministero aveva chiesto e ottenuto di sentire due dipendenti della Imac, società che avrebbe fatto uno studio di fattibilità in favore della Edilsud, attestando che avrebbe utilizzato per quell'attività dei dipendenti propri. Sia Cosmo Viteritti che Rosario Curci hanno ribadito di essersi occupati soltanto di predalles (lastre prefabbricate) e non di pannelli alveolari. La pubblica accusa, invece, contesta una fattura da 300mila euro rilasciata dalla Imac all'Edilsud per una consulenza finalizzata alla realizzazione di pannelli alveolari. Che secondo il sostituto procuratore Cozzolino non sarebbero mai stati realizzati.
Curci all'epoca della vicenda era un dipendente del reparto solai. Rispondendo alle domande del pm e delle difese, ha specificato di cosa si è occupato in quel periodo.
Al termine degli esami dei due ex dipendenti, Franco Vecchio - uno degli imputati - ha chiesto al giudice di poter rilasciare dichiarazioni spontanee. «Eravamo un gruppo di ricerca e di lavoro - ha detto - e la ricerca riguardava tutto quello che era di competenza della Imac perché l'unico interesse che aveva la Imac nei confronti della Edilsud era la ricerca. Prima lavoravamo lì oltre cento persone, adesso di quel gruppo sono rimasti in quindici e hanno creato una cooperativa. I soldi sono stati investiti soltanto nella ricerca».
Per l'accusa, l'obiettivo del "gruppo" sarebbe stato quello di percepire indebitamente sovvenzioni pubbliche già concesse al "Consorzio Procal Imprese", nonché ad altre aziende di fatto riconducibili agli stessi indagati, per un importo complessivo di 25 milioni di euro. Secondo la Procura di Cosenza, per garantire lo schermo societario alle persone coinvolte sarebbero state create - su scala internazionale - undici società cartiere, operanti in Italia, a Panama, in Spagna, Germania, Romania e, persino, a Dubai, negli Emirati Arabi.
Il processo è stato aggiornato al prossimo 22 dicembre per la requisitoria del pm che si preannuncia molto lunga. «Prevedo di parlare per oltre sei ore», ha detto il pubblico ministero Cozzolino al giudice.

Mirella Molinaro
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    Cosenza, sentiti due ex dipendenti della Imac, società coinvolta nel processo che cerca di fare luce su un fiume di finanziamenti pubblici che sarebbero stati illecitamente percepiti dal Consorzio di imprese finito sotto inchiesta

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